La Palma di Merda 2009 ai peggiori scrittori italiani
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La Top 10 dei peggiori scrittori italiani del 2009
La Palma di Merda
a cura di Iannozzi Giuseppe
E’ tempo di classifiche. Di bilanci. Un anno di uscite editoriali, tra inutilità e vergogna.
Al primo posto Tiziano Scarpa si aggiudica la palma di peggior scrittore italiano.
Al secondo posto, il collettivo Wu Ming, mentre al terzo Giulio Mozzi.
Ai primi tre classificati va l’ambita PALMA DI MERDA che possono copiare ed incollare sul proprio blog/sito personale.
1. Tiziano Scarpa – Stabat Mater, Einaudi
2. Giulio Mozzi – Sono l’ultimo a scendere e altre storie credibili, Mondadori
3. Wu Ming – Altai, Einaudi
4. Giuseppe Culicchia – Brucia la città, Mondadori
5. Walter Veltroni – Noi, Rizzoli
6. Alessandro Baricco – Emmaus, Feltrinelli
7. Giuseppe Genna – Le teste, Mondadori
8. Antonio Scurati – Il bambino che sognava la fine del mondo, Rizzoli
9. Lorenza Ghinelli – Il divoratore, Il Foglio Letterario
10. Simona Vinci – Nel bianco, Rizzoli
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Giulio Mozzi è l’ultimo a scendere perché è un quasi cinquantenne anoressico
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Giulio Mozzi è l’ultimo a scendere
perché è un quasi cinquantenne anoressico
di Iannozzi Giuseppe
Non un libro. Non un diario. Raccontini che non si possono collocare né nella narrativa più spicciola o informale che dir si voglia, né in un’altra ghettizzante categoria, in una qualsiasi. Minimalismo spietato (oserei dire “anoressico”) e retorico, scrittura finalizzata all’abbrutimento della lingua italiana. Pagine di dialoghi su dialoghi, tutti sempliciotti quando non insignificanti, perlopiù ambientati in stazioni ferroviarie e cabine di treni. Raramente qualche accenno al mondo editoriale, ma in maniera trasversale e riduttiva, quasi l’autore volesse lasciare a intendere che “son tutte rose e fiori in ogni caso”.
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Boicotta Tiziano Scarpa e il suo Stabat Mater. E’ un consiglio di Vivaldi in prima persona contro la malaeditoria
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Tiziano Scarpa boicottalo
Un consiglio di Vivaldi in persona
Perché leggere deve essere un piacere e non un supplizio

NO ALLA MALAEDITORIA 
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Tiziano Scarpa: tutto lo schifo della cultura italiana nel premio Strega
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Tiziano Scarpa: vergogna dell’editoria italiana
di Iannozzi Giuseppe
Ritengo Tiziano Scarpa uno dei peggiori e dei più volgari scrittorucoli degli ultimi cinquanta anni pubblicati da un grosso editore. Antonio Scurati lo definisce “sintomo della degenerazione”, io dico che Scarpa è la degenerazione incarnata del sistema editoriale italiano. Scarpa è soltanto non pubblicabile: mi è difficile, molto, definirlo anche solo in via teorica uno scrittore, né mi riesce di dirlo imbrattacarte perché sarebbe in ogni caso tributargli troppo onore.
E’ Tiziano Scarpa quanto di peggio l’establishment dell’editoria sia riuscito a produrre negli ultimi decenni. Scarpa, improbabilissimo vincitore del premio Strega 2009 con Stabat Mater, è in assoluto il più pessimo dal 1947: la 63ma edizione dello Strega ha consegnato nelle mani di un incapace a tutto tondo un premio che non meritava in alcun modo. Questo Strega verrà ricordato per un unico motivo: Tiziano Scarpa il più pessimo dei tanti sédicenti scrittorucoli italiani.
Chi ha avuto la malaugurata idea di spendere i 17 Euro del prezzo di copertina per tentare di leggere Stabat Mater, ha dovuto confrontarsi con una storia pallidissima che non esiste tanto è improbabile, e sgangherata soprattutto. Inverosimile la trama, il libro – spacciato per romanzo – manca di stile, tranne nel caso si voglia considerare l’assoluta incapacità paraletteraria di Scarpa qualche cosa più di uno sputo catarroso. D’altro canto Tiziano Scarpa non è nuovo a presentare all’editoria italiana libracci oltremodo offensivi e fini a sé stessi: basti ricordare Kamikaze d’Occidente e Amami (disegni di Massimo Giacon) – quest’ultimo una accozzaglia di pornografia oscena fine a sé stessa, che pare esser stata partorita dalla testa sovraeccitata di un adolescente pustoloso onanista e perverso -, per cui non sorprende, non più di tanto, che Stabat Mater sia vuoto di essenza. Di qualità.
Antonio Scurati evidenzia in una intervista apparsa su La Repubblica: “Tiziano Scarpa: ovvero, il simbolo della categoria del marginale fotti e chiagni, di chi ha parlato per anni in nome degli esclusi e ha poi sfruttato l’emarginazione per trarne un beneficio personale, dimostrandosi così un oppositore funzionale al potere.”. Ed ancora: “… a differenza di Scarpa, che per anni ha sbeffeggiato il potere come i giullari delle corti medievali, in maniera irrilevante e innocua, salvo poi accorrere al tavolo di quello stesso potere. Un vero e proprio buffone di corte 2.0″.
Sarebbe ora che avanzi paraletterari come Tiziano Scarpa e gli ex Luther Blissett, oggi Wu Ming, non venissero presi in minima considerazione da editori e premi, a prescindere: sono loro due esempi di tutto il male possibile che sta infangando la cultura italiana, oramai ridotta a meno di uno spaventapasseri.
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L’incapacità di emanciparsi di Michele Monina nonostante la scoperta del fuoco
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Michele Monina
Questa volta il fuoco
O l’incapacità di emanciparsi
di Iannozzi Giuseppe
“Questa volta il fuoco” di Michele Monina è un librettino illeggibile. In totale centodue pagine, che purtroppo non sono utili a nessun uso alternativo: libello troppo sottile, non può finire sotto la gamba più corta d’un tavolo né lo si può utilizzare in luogo di cuneo.
Sempre troppo generoso, Valerio Evangelisti – e chi se non lui, che oramai firma più prefazioni che libri?! – spara un giudizio così tanto campato in aria, così tanto ridicolo, che ahinoi non ci riesce né di sorridere né di piangere: “Michele Monina tratteggia, nelle pagine secche di un romanzo breve ma denso, il quadro persuasivo di una leva di giovani ribelli nata dopo la crisi delle ideologie. Capaci di ascoltare le memorie dei padri con curiosità, ma incapaci di vedere un legame qualsiasi tra quelle vite e le proprie, o di progettare per se stessi un futuro. Inevitabile, a quel punto, che il loro furore, quando esplode, diventi immediatamente cronaca nera”. Che Valerio Evangelisti abbia scambiato fischi per fiaschi? che abbia letto un altro libro e non quello di Monina per dire quello che ha detto così a cuor leggero? Non è da escludere.
In ogni caso, “Questa volta il fuoco” di Michele Monina – già pubblicato nel lontano 1999 per i tipi DeriveApprodi – viene riproposto da PeQuod e davvero non si capisce quale la necessità di ripubblicare un libro, che già al suo primo apparire lasciò scontenti un po’ tutti i pochi ch’ebbero il coraggio di portarne a termine la lettura. “Questa volta il fuoco” è di stile privo così come di contenuti: ricettacolo raccapricciante di luoghi comuni, sia sociali che politici, il romanzo narra la storia di quattro ragazzacci che invano cercano di darsi un tono di alternativi, di rivoluzionari in fasce. In realtà sono compromessi nel sistema, più di quanto l’autore sia disposto ad ammettere. Fanno tutto quello che farebbero i tipi alternativi: menano botte senza un preciso motivo ma solo perché hanno avuto la bella idea di andarsi a cacciare in mezzo ai guai, partecipano a manifestazioni perché passavano da quelle parti e allora tanto valeva che pure loro si unissero al coro scagliando slogan senza senso, quando non tristemente filostalinisti. Ma è tutto uno show molto scimmiesco: rivoluzionari sì, ma per gioco, per fare parte del coro, per stare dietro alla moda sociale di spacciarsi alternativi impegnati a sabotare il sistema.
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Tiziano Scarpa. E butti i soldi nel cesso. Se lo conosci lo eviti
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Amami
Tiziano Scarpa
Massimo Giacon
Tiziano Scarpa. E butti i soldi nel cesso. Se lo conosci lo eviti
di Iannozzi Giuseppe
E’ bello vedere come Tiziano Scarpa si lamenta della letteratura, delle Melissa P., per poi finire molto ma moltissimo peggio, meno d’una Liala, meno di chiunque, meno di Cesare Battisti, meno di chiunque oggi scriva: che cosa dovrebbe mai essere “Amami”? Non è scurrile, non è provocazione: è solo volgarità fine a sé stessa, scevra di qualsivoglia contenuto, tranne nel caso si voglia considerare l’inutilità esasperata, in maniera avvilente, un contenuto.
Una galleria di personaggi avvilenti, imbarazzanti tanto sono fuori del mondo, fintamente ballardiani e/o sadiani: non sono né carne né pesce, non sono una mostra delle atrocità, non sono indicazioni per una precoce apocalittica fine del mondo. A dirla tutta, non avete davvero bisogno dei sessanta ritratti che sono in “Amami”: nessuno di essi ha qualcosa da dire, tutti dicono “amami” con la stessa faccia balorda con cui si va in un’agenzia di Pompe Funebri per contrattare sul prezzo della propria bara.
Se proprio volete buttare dei soldi nel cesso e poi tirare l’acqua, bene, “Amami” di Tiziano Scarpa e Massimo Giacon è il libro adatto a voi.
Se invece preferite farvi una bella sega, e non buttare i soldi nel cesso, accattatevi un qualsiasi numero di PlayBoy: ne trarrete sicuro beneficio per l’anima, per il corpo anche, e vi terrete in allenamento con le mani per giunta. Però attenti a non esagerare: la tendinite è una malattia professionale che si presenta soprattutto in soggetti sani quando uno me se lo aspetta.
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Tiziano Scarpa Kamikaze d’Occidente – provocatorio il fumo, ma poco l’arrosto
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Tiziano Scarpa Kamikaze d’Occidente
Molto elegante e provocatorio il fumo, ma poco l’arrosto
IL ROMANZO DI SCARPA SI PUÒ APRIRE A PAGINA 137, LEGGERE FINO A pagina 140, poi saltare a pagina 285, poi tornare indietro da pagina 30 a 32… oppure si può leggere in maniera classica, da pagina 7 a pagina 309. Ma cambierà poco nella comprensione del racconto, non cambierà il nostro coinvolgimento di lettori, non si percepiranno in maniera diversa eventi e personaggi.
In una narrazione classica, che si parli di romanzo, saggio, video musicale o, addirittura, di partita di calcio, si parte da A, per arrivare a B, dopo aver superato alcuni ostacoli nel mezzo del tragitto.
Kamikaze d’Occidente rifiuta questa logica che funziona da secoli, e opta per una forma diaristica, in cui le giornate del protagonista scorrono uguali o molto simili a sé stesse, senza che tra l’inizio o la fine del testo siano avvenuti sostanziali cambiamenti, e senza che si senta la necessità di inseguire un qualsivoglia filo conduttore (seppur minimo, per favore! Si rimpiangono i romanzi in cui la protagonista, nel corso del romanzo, addirittura dimagrisce, o il ragazzino sfigato si compra, dopo 200 pagine, gli abiti giusti…) .
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Babsi Jones ha deciso che si farà legare le emorroidi. L’annuncio ha destato un piccolo scandalo.
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Babsi Jones ha le emorroidi
da Sappiano le mie parole di sangue
di Iannozzi Giuseppe
Ho una personale convinzione, che ho deciso di esporre reiteratamente e indifferentemente dalle reazioni dei frequentatori di questo sito. La convinzione concerne Babsi Jones, di cui già ho trattato qui. La convinzione è la seguente: si tratta del più peggio scrittore italiano contemporaneo. Ciò sia detto con le dovute implicazioni nei confronti dei colleghi che maggiormente disistimo e che sanno benissimo in quale senso io compio l’affermazione intorno a Babsi Jones.
Lo scartafaccio Sappiano le mie parole di sangue è una fossa biologica di dolore, odio, peccato e colpevolezza, un vortice di totale volgarità antiumanistica, un pasticciaccio di stile e poetiche e strutture e sguardi che, a me, a tutt’oggi mi fa sentire un celebroleso.
Poiché è possibile e giusto salvaguardare l’oscena presenza mutila (anche macrocefala) del cosiddetto autore (sia declinato in genere neutro, questo fantasmagorico sostantivo), è sulla carta impiegata per stampare il libraccio che io lettore miserevole posso intervenire. E voglio intervenire con la massima urgenza. Devo farlo con la massima enfasi possibile e rimettere l’acume all’ermeneutica, perché questo zibaldone – però mai e poi mai in una accezione leopardiana – ahinoi necessita di un costante processo sfrondante perché se ne possa cavare almeno un insignificante pensiero di coerenza. E’ per me l’oggetto anti-narrativo che più mi ha spossato in questo decennio; è la scrittura che più mi ha impazzito perché mi ha reso uterino e mi ha fatto sentire incapace di raggiungere livelli di lingua e sguardo di questa bassezza; è il libro più patinato che incontro da quando l’ho fatta finita di dar spettacolo nei supermercati con Costantino e l’impero; è spazzatura non riciclata, è mafieria sotto la luce del sole e, in quanto tale, è una nevralgia di luoghi comuni che si mordono la coda come serpenti di un canto (textum, appunto), e dunque è la zombificazione e l’inumazione del pensiero umano.
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Antonio Moresco nel caos di una macchina editoriale malata
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Antonio Moresco: la 3a parte del Caos
Immondizia editoriale, un’altra volta
di Iannozzi Giuseppe
Canti del Caos di Antonio Moresco è immondizia editoriale, prezzo al pubblico 25 €, 8.000 € di anticipo all’autore: il volume andrebbe buttato nella spazzatura da qualsiasi operatore culturale, punto e basta. Illeggibile. Scandaloso che questa porcheria sia stato (ri)pubbliccata da Mondadori dopo che era già apparsa per Rizzoli. E’ questo l’ennesimo esempio di una editoria malata ab imis. Oltre mille pagine di vertiginose lamentazioni, puerili e sconce. Ma non è uno zibaldone scandaloso: è invece soltanto una porcheria che merita di finire nel più vicino cassonetto della spazzatura se qualcuno avesse avuto il malaugurato impulso d’accattarselo. O di lasciarlo a sé, ammonticchiato sui bancali delle librerie: prima o poi finirà nei remainders e in ultimo al macero come merita.
Dovremmo dire, ad onor del vero, che l’edizione Mondadori conta una terza parte, nuova, aggiuntiva: ma è un particolare di nessun conto per chi come me ha già avuto a che fare con le prime due parti di questo Moresco.
Canti del caos – Antonio Moresco – Mondadori – 1072 pp – 25 €
New Italian Epic: i Wu Ming colpevoli di pubblicità faziosa
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
New Italian Epic: i Wu Ming colpevoli di pubblicità faziosa
Il New Italian Epic non esiste.
E’ questa una verità di cui sono resi conto un po’ tutti, tranne i Wu Ming che hanno tirato su di punto in bianco ’sta cagata pazzesca. E’ una sorta di corazzata Potëmkin, dove i Wu Ming credono di poter essere nella posizione di dare in pasto a pubblico e critica idee deperite, invase da larve di insetti. L’obiettivo del collettivo è quella di portare il libero pensiero alla necrofilia. Provate dunque a immaginare 208 fogli di pubblicità in brossura: questo è il New Italian Epic, il cui scopo precipuo è quello di spacciare per letteratura autori di poco o nessun conto. Aggiungeteci che le duecento e passa pagine hanno un prezzo di copertina uguale a 14,50 Euro. In pratica vi si chiede di comprare una miserrima raccolta di pubblicità editoriali e di credere che Wu Ming, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna… siano l’unica letteratura italiana possibile e che il corpo delle loro opere è in realtà una sindone – e poco importa se la sua natura è verminosa posticcia mortifera.
Non c’è altro da aggiungere per il semplice fatto che il nuovo epico italiano è della pubblicità raccolta in volume; e l’assurda pretesa degli autori Wu Ming è quella che si creda alle loro cagate pazzesche o per forza o per forza, credendosi essi infallibili e onniscienti più di qualsiasi messia mai sceso in terra. “New italian epic. Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al futuro” è edito da Einaudi, nella collana Stile libero di cui (dal marzo 2008) è consulente editoriale Giulio Mozzi. Tutto detto.
New italian epic. Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al futuro – Wu Ming – Einaudi – collana Stile libero – 1ma edizione 2009 – 208 pp. – € 14,50
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Richard Yates, Revolutionary Road Soap opera spacciata per capolavoro
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Richard Yates, Revolutionary Road
Soap opera spacciata per capolavoro
di Iannozzi Giuseppe

Richard Yates torna in libreria, per l’ennesima volta, con una copertina diversa e ad un prezzo decisamente significativo, 18 Euro. Revolutionary Road di Richard Yates fu pubblicato assai di recente dai tipi Minimum Fax, nel novembre del 2003, nella collana Minimum classics: costava 11,50 Euro. Oggi il romanzo viene riproposto nella collana I Quindici, sempre da Minimum Fax: l’occasione, più che mai commerciale, è quella di sbolognare il libro a quanti andranno al cinema a vedere il film Revolutionary Road di Sam Mendes (già regista di American beauty, Era mio padre, Jarhead) con Leoanardo Di Caprio protagonista. Di Caprio, reduce da alcune pellicole che non gli hanno portato granché fortuna, prova oggi a farsi amare ancora da pubblico e critica proprio come un tempo, quando molto più giovane colava a picco insieme al Titanic; e così si impegna in una soap opera per il grande schermo. E forse ce la farà a bucare lo schermo, non fosse altro che per quella sua aria da eterno fanciullo.
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Genna: lo stivale affonda nel fango, quando il trash non conosce confini
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Genna: lo stivale affonda nel fango
Quando il trash non conosce confini
di Iannozzi Giuseppe
Ennesimo sbaglio madornale di Giuseppe Genna che pubblica per i tipi Minimum Fax nella collana Nichel uno scartafaccio dal titolo altisonante e ben oltre i limiti di un’arroganza che si possa considerare tollerabile: Italia De Profundis.
Genna non ha la taglia dello scrittore. Non fa letteratura con la “l” minuscola né con quella maiuscola. Oramai Genna non sa più scrivere nemmeno a favore di una narrativa massificata, adatta al popolo più ozioso e di modesti appetiti in cerca soltanto di emozioni sottovuoto tra surgelati e profilattici. Ci troviamo di fronte a un’opera che è un mucchio di fogli sporchi di psicosi e nevralgie irrisolte: buona parte di Italia De Profundis è quel Medium – romanzetto diaristico -, che Genna aveva sponsorizzato on line con Lulu.com dicendolo il suo lavoro più intimo; l’altra parte è un collage di impressioni, di pensieri, di considerazioni, di eventi slegati l’uno dall’altro. In maniera molto furbesca Genna mischia il dolore per la perdita di suo padre a quello più mediatico di Piergiorgio Welby.
Genna riesuma le ossessioni di W.S. Burroughs e Pasolini per consegnarle a un karaoke italiota e trash: ecco così che l’immorale copia-e-incolla di Giuseppe Genna affonda in uno stivale di fango, dove non c’è traccia alcuna di petrolio o anche solo d’una bolla di gas intestinale.
Italia De Profundis di Genna è un non-libro. Un pasticcio di bruttezze verbali e morali.
Genna Giuseppe – Italia De Profundis – 348 pp. – Minimum Fax – collana Nichel – 15 €
Sarah Palin calendario 2009: 50 foto di Judy Patrick per l’Alaska!
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Sarah Palin calendario 2009
50 foto di Judy Patrick per l’Alaska!
di Iannozzi Giuseppe
Sarah Palin torna all’attacco e lo fa con un calendario, con un calendario dove lei è la protagonista assoluta. Ben oltre il limite del kitsch più grottesco, la repubblicana Sarah Palin appare in copertina con un fucile in spalla; campeggia sullo sfondo la bandiera americana a stelle e strisce. Se questa fosse l’immagine assoluta dell’America saremmo messi davvero molto ma molto male: per nostra fortuna Sarah Palin, or come ora, si deve accontentare di un calendario e non della presidenza. E in fondo forse è meglio che si faccia ritrarre prigioniera di un calendario kitsch piuttosto che tentare di nuovo l’ascesa alla Casa Bianca, che nel gennaio del 2009 vedrà finalmente l’insediamento del neoeletto presidente Barack Obama. Ed allora, purtroppo non senza pesanti e gravi strascichi l’èra Bush sarà sol più un brutto ricordo di lapidi di morti di falsità.
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Wu Ming 4 (Federico Guglielmi) – Stella del mattino – Quando la rivoluzione è un pastrocchio cerebrale
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Wu Ming 4 (Federico Guglielmi)
Stella del mattino
Quando la rivoluzione è un pastrocchio cerebrale
di Giuseppe Iannozzi

Wu Ming 4 manda in libreria l’ennesimo catastrofico libro a cui la moderna editoria – che par scevra di qualsivoglia sentimento di buon gusto – ci ha abituati, Stella del mattino.
Il romanzo di Wu Ming 4, per stile e ampiezza di confusione, non è dissimile dai lavori del suo illustre compare Wu Ming 5. La domanda, seppur retorica, è sempre la stessa: perché ci si ostina a scrivere pur non avendo naturali doti scrittorie? Stella del mattino è cerebrale, forse persino più incongruente e senza scopo di Havana Glam e Free Karma Food firmati da Wu Ming 5.
Federico Guglielmi, questo il vero nome del 4 senza nome, ha nella penna molta presunzione e nessun talento: la storia da subito mette in campo una pletora di personaggi, che si accavallano assieme agli eventi che Federico Guglielmi descrive per sommi capi, con stile didascalico, così che ogni frase suona come un epitaffio incapace però di suscitare emozioni.
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Lettere a nessuno, un Moresco trash da evitare
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Lettere a nessuno
Un Moresco trash da evitare
di Giuseppe Iannozzi
Ennesimo libro spazzatura per Antonio Moresco che con “Lettere a nessuno” e le sue quasi 800 pagine ci propone una pletora di paranoie ombelicali ottime soltanto per mandare al Creatore eventuali scarafaggi che abbiano trovato ricovero negli angoli più ascosi delle nostre librerie casalinghe.
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Sexpolitik 2009 il calendario delle studentesse pro Gelmini
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Sexpolitik 2009 il calendario delle studentesse pro Gelmini
di Giuseppe Iannozzi
Dodici studentesse (universitarie dai 19 ai 33 anni) si spogliano per la Gelmini, o meglio per sostenere la riforma Gelmini. Chissà come mai a destra, in politica, ci si debba sempre spogliare, a dispetto della Chiesa che condanna il nudo femminile, l’esibizionismo, la mercificazione del corpo umano, ecc. ecc. Sia come sia, dodici figliole – non troppo belle a ben vedere – per dimostrare che loro sono proprio anima e corpo con il decreto della Gelmini si mettono a nudo: il risultato è un calendario, che senz’ombra di dubbio è il più trash degli ultimi anni. Le ragazze non sono granché e lo scopo e tutt’altro che nobile. Sexpolitik 2009 il calendario delle studentesse pro Gelmini è proprio brutto, un pezzo da collezione per gli amanti del trash estremo.
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Corrado Augias, Remo Cacitti. Inchiesta sul Cristianesimo. Tutti i buchi dell’inchiesta, di Massimo Introvigne
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Tutti i buchi dell’Inchiesta
di Massimo Introvigne
fonte: Avvenire, 24 settembre 2008
La fede crede che Gesù sia risorto. La scienza sa che Gesù non è risorto, perché i morti non risorgono. La fede crede che i quattro Vangeli ci trasmettano il messaggio di Gesù Cristo. La scienza sa che non è così. La fede crede che la Chiesa ci permetta d’incontrare ancora oggi nella storia Gesù di Nazaret attraverso la continuità dell’istituzione da lui fondata. La scienza sa che Gesù non ha fondato nessuna istituzione, e che la Chiesa come la conosciamo semmai deriva dall’imperatore Costantino. Tesi che risalgono all’Illuminismo, e che riposano su una concezione assolutista della scienza definitivamente decostruita da Adorno e Horkheimer in poi, senza dimenticare la meta-scienza di Popper? Purtroppo no: lo scientismo è un passato che non vuole passare, come conferma un aspirante best seller in cerca di lettori, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione (Mondadori, Milano 2008), confezionato sulla scia del successo del suo precedente Inchiesta su Gesù dal giornalista Corrado Augias, che questa volta intervista il professor Remo Cacitti, docente di Storia del cristianesimo antico all’Università di Milano.
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Franz Krauspenhaar: la volgarità della non-scrittura
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Franz Krauspenhaar: la volgarità della non-scrittura
di Giuseppe Iannozzi
Il libro “Era mio padre” scritto da Franz Krauspenhaar è una schifezza totale, senza ritegno alcuno; un romanzetto infarcito di volgarità sparate a tutto spiano, nonché da una masochistica voglia di piangersi addosso sempre urlando però. L’autore rivela soltanto l’incapacità di dar corpo a una narrazione che abbia una qualsivoglia parvenza di comprensibilità: manca la trama, mancano i personaggi. In verità manca tutto in questa pletora di parole condita da una marea di inutili puntini di sospensione; manca tutto tranne Krauspenhaar e suo padre, che invece d’incontrarsi – o anche solo di sfiorarsi per un attimo – idealmente per un dialogo, danno sempre e solo voce al loro egotismo al pari di primedonne mancate.
Non bastano davvero due voce isolate per poter dichiarare d’aver scritto un romanzo. Purtroppo “Era mio padre” di Franz Krauspenhaar può forse solo ambire ad essere etichettato come diario personale o, per un eccesso di critica generosità, lialesco, giovanilistico à la Federico Moccia, pur non accogliendo la romantica spontaneità narrativa della generazione tre metri sopra il cielo.
In realtà non siamo di fronte a un libro: chi oggi dovesse leggere “Era mio padre”, purtroppo si troverà a dover fare i conti con un diario molto personale, scritto male e con eccessi di gratuita volgarità per giunta. Ottimo esempio di non-scrittura questo “Era mio padre”, che ci viene da un quasi cinquantenne incapace di risolvere le proprie contraddizioni interiori per far finalmente posto all’anima o al suo surrogato.
Era mio padre – Franz Krauspenhaar – collana Le vele – Fazi editore – € 16,50
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L’Unità minaccia il Ministro Brunetta puntandogli contro la pistola! E’ scandalo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
L’Unità minaccia il Ministro Brunetta
puntandogli contro la pistola! E’ scandalo
a cura di Giuseppe Iannozzi
“La satira è sacrosanta. Bisogna evitare in materia le polemiche. Ma non si può non rilevare la pericolosa ambiguità della vignetta contro il ministro Brunetta pubblicata nell’inserto satirico allegato all’Unità”. Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, polemizza sull’affondo del giornale, diretto da Concita De Gregorio, al ministro per la Pubblica Amministrazione.
Sergio Staino, direttore dell’inserto satirico Emme, si scusa con i lettori e il ministro quando la frittata è già bell’e fatta: “qualche lettore può interpretarla in modo da sembrare un invito all’uso delle armi, né io, né Biani, né l’intera redazione di Emme, abbiamo alcuna difficoltà a chiedere scusa a questi lettori, Ministro Brunetta, ovviamente, compreso”.
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Su La7 torna Lilli Gruber ma non Otto e mezzo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Su La7 torna Lilli Gruber
ma non Otto e mezzo
Torna Lilli Gruber ma non torna “Otto e mezzo”.
Su La7 il programma, ora condotto dalla Gruber al posto di Giuliano Ferrara, rischia di rivelarsi uno dei più mastodontici flop dell’appena inaugurata stagione televisiva.
Dopo aver lasciato il Tg1, la Gruber aveva raccolto al Parlamento europeo una marea di voti: ma il suo mandato sta per scadere e così la Gruber ha pensato bene di tornare a fare televisione.
Con il politichese-sindacalese in bocca, la Gruber sbarca su La7, ma non buca lo schermo.
Giuliano Ferrara sapeva essere irritante, al limite della provocazione fine a sé stessa, e proprio per questo “Otto e mezzo” era trasmissione che arrivava ai telespettatori d’ogni razza e padrone: con Ferrara “Otto e mezzo” prima che informazione era uno spettacolo low down trash, ovvero una marea di chiacchiere di quart’ordine; e funzionava. Oggi con la Gruber più doll che mezzobusto, freddissima e attillatissima, aristocratica-spartana non poco buffa e imbarazzante con la puzza sotto il naso che male recita la parte della sindacalista, non riesce a staccare neanche un sorriso d’amarezza a chi la guarda attraverso lo schermo.
Compagno di sventura della Gruber è Federico Guiglia.
La nuova stagione di “Otto e mezzo” merita una piena insufficienza, un bel 2 per contenuti e condotta.
Giuseppe Iannozzi
Franz Krauspenhaar: “Era mio padre”
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Franz Krauspenhaar: “Era mio padre”
di e a cura di G. Iannozzi
Franz Krauspenhaar è un’altra Liala con le braghe
Franz Krauspenhaar ringrazia Iannozzi
Intervista a Franz Krauspenhaar
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Cosimo Argentina e l’Italia in un pallone di cuoio
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Cosimo Argentina
e l’Italia in un pallone di cuoio
di Giuseppe Iannozzi
Cosimo Argentina è nato a Taranto nel 1963 e vive in Brianza dal 1990. Ha esordito nella narrativa nel 1999 con Il Cadetto (Marsilio) e nel 2002 ha pubblicato Bar Blu Seves per lo stesso editore. Ha pubblicato racconti e poesie in varie riviste e quotidiani.Nonostante la storia, che se non altro c’è, senza farne il simbolo d’una tendenza e d’una moda scrittoria,
“Cuore di Cuoio” edito da Sironi è l’ennesimo esempio di come si preferisca il facile narrare alla letteratura. Appurato che non siamo di fronte a qualcosa che si possa dire Letteratura, “Cuore di Cuoio” è il capitolo d’una storia, quello di alcuni ragazzini che macinano le loro giornate dietro a un pallone da calcio. Si tenta, indarno, un’ironia linguistica e caratteriale che potrebbe essere vagamente paragonata a quella di Stefano Benni, ma i personaggi disegnati da Cosimo Argentina emergono ipervivaci, troppo perché possano risultare (in)credibili e divertenti; riescono invece a emergere come stereotipi d’un’adolescenza infarcita di dialetto (e slang) e scelte su o questo o quello. Per l’autore l’adolescenza è questo o quello, non è mai “qualcos’altro”.
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Sedia elettrica a Milano per un Euro
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Sedia elettrica a Milano per un Euro
Tutti felici e contenti, giostraio compreso
di Giuseppe Iannozzi
Il cinismo dell’uomo oramai ha raggiunto il suo acme.
Se c’è una speranza che l’umanità si risollevi dalla sua triste condizione di barbarie, questa speranza è proiettata molto in là nel futuro.
La pena capitale è diventata uno spettacolo per famiglie.
Dove? A Milano ovviamente, in quella città lager, e dov’altro sennò?!
Un manichino di gomma e lattice è sulla sedia elettrica. “Inserire la moneta per vedere l’esecuzione”: per un Euro si può essere tutti quanti dei boia. Accade al Luna Park dell’Idroscalo, est milanese. Un Euro ti dà diritto ad assistere all’esecuzione che dura in media 15 secondi, duranti i quali il manichino si dibatte, digrigna i denti, urla, e infine si accascia sconfitto dalle convulsioni, mentre il fumo l’avvolge. Il tristo spettacolo è molto realistico. Troppo.
Da evidenziare che chiunque abbia un Euro può eseguire la pena capitale.
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Krauspenhaar. Era mio padre. Fazi editore, collana Le vele
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Krauspenhaar
Era mio padre
di Giuseppe Iannozzi
Il nuovo romanzo di Franz Krauspenhaar : una storia inconsistente, che si sfalda sotto gli occhi del lettore, per essere meno d’una manciata di cenere al vento. Solo dei pensierini slegati, da seppellire nell’oblio. Val meno di un qualsiasi titolo di Liala preso a caso. La foto di copertina però è ingannevole e simpatica.
Era mio padre – Franz Krauspenhaar – Fazi editore – Collana: Le vele – 281 pp. – prima ediz. 2008 – EAN13 9788881129126 – € 16.50
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Padre Pio seppellito nel suo stesso vestiario
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Padre Pio seppellito nel suo stesso vestiario
esposto per la gioia della folla in diretta mondiale
Ed è subito bagno di fedeli e di curiosi
E’ durata un paio d’ore a San Giovanni Rotondo, davanti a 15mila fedeli, la cerimonia eucaristica presieduta dal cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della congregazione delle cause dei santi, in occasione dell’ostensione del corpo di Padre Pio. Un evento mondiale seguito in diretta anche da alcune televisioni straniere, ma anche preghiere lette in diverse lingue per i fedeli di tutte le origini.
Alla cerimonia è seguita l’esposizione delle spoglie del santo per la venerazione del popolino. Prima è stato il cardinale Saraiva Martins a sostare in preghiera per diversi minuti davanti ai resti di padre Pio, nella cripta del convento di Santa Maria delle Grazie. La salma del santo è poco visibile, a dire il vero è invisibile: il volto è difatti seppellito in una bella maschera di silicone e il corpo dal pesantissimo abito e dalle scarpe.
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