Cristofobia? La Spagna di Zapatero promuove il recupero della Memoria e un più sano e giusto stato laico
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Cristofobia?
La Spagna di Zapatero
promuove
il recupero della Memoria
e un più sano
e giusto stato laico
di Giuseppe Iannozzi
La Chiesa cattolica attacca il governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero: “A volte è necessario saper dimenticare. Dimenticare la Guerra Civile, dimenticare la dittatura, per evitare di dar adito a scontri che potrebbero finire per essere violenti”. Così il cardinale Antonio Maria Rouco Varela. Il cardinale vede sol più rosso dopo che è stata promossa la legge sulla Memoria Storica, il cui scopo precipuo è quello di restituire dignità alle vittime del franchismo. Maria Rouco davanti all’assemblea plenaria dei vescovi tuona l’inferno intero contro il socialismo di Zapatero, non dimenticando che pochi giorni or sono un giudice di Valladolid ha dato ordine di rimuovere tutti i crocifissi dalle pareti di una scuola. Il cardinale primate di Spagna, Antonio Carizares, parla di “cristofobia” e di “società malata”. La Chiesa cattolica spagnola non ama Zapatero, ama soltanto l’iconoclastia.
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L’anteprima di «Obama. From Promise to Power»
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La biografia del neopresidente di David Mendell in uscita da Cairo editore
Obama: storia dell’uomo
che fa sognare l’America
L’anteprima di «Obama. From Promise to Power»
Fonte: Corriere.it
Chi lo conosce bene stenterebbe a crederci, eppure in quel pomeriggio del 27 luglio 2004 Barack Obama fece un passo più spavaldo e imprudente del solito. D’estate, in una Boston immersa nella calda luce del sole, guidò un drappello di giornalisti, assistenti e un paio di amici – un gruppetto formato al massimo da due dozzine di persone – attraverso il labirintico recinto di sicurezza che proteggeva l’arena coperta dell’imponente Fleet Center. Lo smilzo ex giocatore di basket delle superiori che anche a quarantadue anni non disdegnava farsi una partitina, cominciò a muovere il busto come se si stesse dirigendo verso la linea dei tiri liberi, sicuro di mettere a segno il canestro che valeva la partita. Tirò indietro le spalle. Tenne dritta la testa. A ogni passo, il busto in giacca blu oscillava da una parte e dall’altra. Aveva la massima fiducia in sé stesso. E a ragione: mancavano infatti solo poche ore, e il legislatore dello Stato dell’Illinois e docente di legge a contratto avrebbe mosso i primi passi sulla scena nazionale con il famoso discorso introduttivo alla Convention nazionale democratica. Era arrivato il suo momento d’oro. E, sebbene ciò fosse accaduto piuttosto velocemente, in maniera inaspettata e in un certo senso strana, con appena qualche settimana di preavviso, ora Obama aveva l’opportunità di dimostrare al mondo che era in grado di giocare nella massima serie. Finalmente.
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Intervista a: Valentino Rocchi, autore del romanzo storico “1504 - Notte all’Hostaria La Guercia Pandolfo Collenuccio uomo di corte del XV secolo”
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Intervista a: Valentino Rocchi,
autore del romanzo storico
“1504 - Notte all’Hostaria La Guercia Pandolfo Collenuccio
uomo di corte del XV secolo”
A cura di Renzo Montagnoli
1) È appena uscito questo tuo romanzo storico, una riedizione, riveduta e corretta - in verità assai poco, perché già la versione originaria era di alto livello - del precedente Notte all’hostaria La Guercia edito da Argalia. Ci vuoi dire brevemente di cosa si tratta?
Della vita avventurosa e tragica di un uomo di corte, illustre per molti suoi meriti (giurista, letterato, oratore insigne, ambasciatore, naturalista, poeta, polemista, latinista e grecista…) vissuto nell’epoca convulsa del rinascimento italiano, così ricca di vicende storiche e scandalistiche secondo la morale che, nei ceti più evoluti, era (pare impossibile) ben peggiore di quella della società moderna che oggi lamentiamo.
2) Perché la figura di Pandolfo Collenuccio ti ha interessato così tanto?
Mi permetti una risposta scherzosa? Perché era un vicino di casa. Si dà il caso che per alcuni anni della mia vita io, a Pesaro, sia vissuto in via Pandolfo Collenuccio, nello stesso isolato dove adesso, della sua casa distrutta da eventi bellici, è rimasto soltanto un portale rinascimentale di pietra. Avevo sentito vagamente parlare dell’uomo, come vittima dell’ingratitudine dei potenti. Così quella vicinanza m’ha incuriosito. E poiché la curiosità è madre della conoscenza, mi son messo a cercare tutti gli avvenimenti che lo riguardassero.
È stato come giocare una partita a carte. Emozionante come un poker. Ad ogni documento che scoprivo, e mi piaceva farlo con lo scrupolo che si prova nello spillare le carte nella speranza di legare il punto, trovavo in quel mazzo almeno cento assi. Che mi è piaciuto mettere in ordine, aggiungendovi anche quel pizzico di fantasia che sarebbe dovuta servire a rendere il romanzo più leggero e avvincente.
3) So che hai attuato una meticolosa ricerca storica, premessa indispensabile del resto per poter trattare in modo attendibile la vita di questo personaggio. Ci sono sue caratteristiche in cui tu un po’ ti ritrovi e, se sì, quali sono?
Nelle vicissitudini della mia vita mi sono imbattuto nei maggiori disagi a causa del mio carattere indipendente, rifuggente ogni piaggeria di comodo. Se avessi tenuto il comportamento di buon cortigiano di Pandolfo, forse ne avrei tratto maggiori vantaggi.
Anche se, in fondo in fondo, non è che a Pandolfo sia andata proprio bene!
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Appunti della Storia, di Gaspare Armato
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Appunti della Storia
di Gaspare Armato
Ideazione copertina di Maria Catalina Alvarez
Edizioni Autorinediti
www.autorinediti.it
info@autorinediti.it
Saggio storico
Pagg. 108
ISBN: 9788895300498
Prezzo: € 9,50
La passione per la storia di Gaspare Armato è inequivocabile, tanto che è il dominus di un blog dove si parla esclusivamente di questa materia, a scuola troppo spesso trascurata e comunque non considerata, erroneamente, prioritaria.
Peraltro il metodo di approccio dell’autore toscano è quanto mai ampio, non comprendendo solo i fatti salienti che si sono verificati, ma estendendo la visione alle caratteristiche di determinati periodi, con la descrizione di usi, di costumi, perfino dell’alimentazione. In questo modo il risultato è rappresentativo in misura abbastanza attendibile dei personaggi ignoti della storia, cioè della quasi totalità degli esseri umani di un’epoca, ombre sconosciute che pure hanno collaborato in modo determinante al concretizzarsi di eventi che non possono trovare spiegazione solo nell’iniziativa dei singoli, ma inquadrandoli nel contesto generale.
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La vendetta del longobardo, di Marco Salvador
Pubblicato da Renzo Montagnoli

La vendetta del longobardo
di Marco Salvador
Edizioni Piemme
Narrativa romanzo storico
Pagg. 427
ISBN: 9788838474149
Prezzo: € 6,50
Alcuni giorni fa ero in libreria a cercare un titolo che mi interessava e, guardando negli scaffali, ho trovato all’improvviso questo volumetto. Premetto che ho letto già i romanzi di Salvador non di genere storico (La casa del quarto comandamento e Il maestro di giustizia), ma mi era sempre rimasta la curiosità di poter conoscere almeno uno dei tre libri ambientati in epoca longobarda.
Per farla breve, ho smesso di cercare e ho acquistato unicamente La vendetta del longobardo.
Il romanzo, con le sue 427 pagine, risulta piuttosto corposo, ma la lettura è senz’altro agevole, oltre che veramente piacevole.
Il periodo affrontato dall’autore sono gli ultimi anni del regno longobardo (VIII secolo d.C.) e, fra l’altro, riporta la decadenza di un popolo che riuscì, abbastanza a lungo, a regnare sull’Italia. Ritroviamo così i re Astolfo e Desiderio, figure importanti nella storia, dotate anche di notevoli capacità, ma che nulla poterono per contrastare un declino naturale. Ci sono pure i grandi avversari, come Pipino e suo figlio Carlo e la politica assai terrena di una Chiesa romana sempre più votata al potere temporale.
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Giovanni Falcone vive
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Giovanni Falcone vive
- Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall’altro, e alla resa dei conti, palpabile, l’inefficienza dello Stato.
- Un’affermazione del genere mi costa molto, ma se le istituzioni continuano nella loro politica di miopia nei confronti della mafia, temo che la loro assoluta mancanza di prestigio nelle terre in cui prospera la criminalità organizzata non farà che favorire sempre di più Cosa Nostra.
- Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.
- L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altirmenti non è più coraggio ma incoscienza.
- Il quadro realistico dell’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata. Emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall’impressione suscitata da un dato crimine o dall’effetto che una particolare iniziativa governativa può esercitare sull’opinione pubblica.
- La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.
- Lo stesso meccanismo di espulsione, praticamente, che si ritrova tra gli eschimesi e presso altri popoli che abbandonano i vecchi, i malati gravi, i feriti perché intralciano il loro cammino in una terra ostile, mettendo in pericolo la sopravvivenza di tutti. In un gruppo come la mafia, che deve difendersi dai nemici, chi è debole o malato deve essere eliminato.
- Perché rievoco questo episodio? Perché dimostra ancora una volta quanto siano abili, decisi, intelligenti i mafiosi, e quanta capacità e professionalità è necessaria per contrastare la violenza mafiosa. La mia grande preoccupazione è che la mafia riesca sempre a mantenere un vantaggio su di noi.
- Per vent’anni l’Italia è stata governata da un regime fascista in cui ogni dialettica democratica era stata abolita. E successivamente un unico partito, la Democrazia cristiana, ha monopolizzato, soprattutto in Sicilia, il potere, sia pure affiancato da alleati occasionali, fin dal giorno della Liberazione. Dal canto suo, l’opposizione, anche nella lotta alla mafia, non si è sempre dimostrata all’altezza del suo compito, confondendo la lotta politica contro la Democrazia cristiana con le vicende giudiziarie nei confronti degli affiliati a Cosa Nostra, o nutrendosi di pregiudizi: “Contro la mafia non si può far niente fino a quando al potere ci sarà questo governo con questi uomini”.
- Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto.
- Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.
- La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.
- Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.
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“Genio e patriottismo, come l’anima, non hanno sesso” - Lady Morgan
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

“Genio e patriottismo, come l’anima,
non hanno sesso” - Lady Morgan
di Gaja Cenciarelli
Fonte: La Poesia e lo Spirito
«Si attraversa il Tevere passando per Ponte Milvio - si arriva alla Porta del Popolo, proprio alla fine di Via Flaminia - e finalmente si entra a Roma. Il cuore del viaggiatore si arresta dall’emozione - anche il cuore dell’umanità si arresta, ma a causa di un’emozione ben diversa… » [1]
Lady Morgan [2] arrivò a Roma nel dicembre del 1819 e soggiornò in Via dell’Agnello: il suo arrivo provocò agitazioni e timori all’interno dei vertici dello Stato della Chiesa, tanto che il Papa fu costretto a farla pedinare durante tutti i suoi spostamenti. La Roma che si presentò agli occhi di Lady Morgan era ben diversa dalla città che fino a due secoli prima dominava incontrastata sul mondo; la scrittrice irlandese detestava ciò che essa rappresentava, ovvero l’alleanza tra Trono e Altare, che nello stato della chiesa trovava la sua più spregevole incarnazione. L’aspetto esteriore di Roma non faceva che confermare il suo estremo grado di corruzione: «Poiché la stessa Roma, ora, non è altro che l’immondezzaio di quel mondo di cui una volta era padrona ».
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Ex terroristi non cerchino tribune in tv
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

«Ex terroristi non cerchino tribune in tv»
Napolitano: «Dar voce alle vittime non agli autori delle violenze».
«No a rozzo ideologismo comunista o nazista»
ROMA - Lo Stato democratico non può dimenticare le vittime del terrorismo e la parola va data a chi ha subito la violenza e non a chi la perpetrata. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando al Quirinale nella prima Giornata in ricordo delle vittime del terrorismo e delle stragi.
Visconte di Lascano Tegui: Sogno senza fine, Barbera editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Visconte di Lascano Tegui
Sogno senza fine
Il crimine, il sesso, il desiderio
d’un dandy nel mezzo della Senna
“Di stupore in stupore si resta soggiogati. Meravigliati. Un libro cinico e brutale. Disincantato e visionario. Le mosche, la sifilide, i gesuiti, i gobbi, consentono al Visconte digressioni tanto stravaganti quanto spassose”. (Le Canard Enchainé)
“Ha il dono letterario di sorprendere il lettore, passando impercettibilmente da un‘osservazione apparentemente banale a una imprevedibile.” (Le Monde)
Si faceva chiamare Visconte di Lascano Tegui, ma Visconte non lo era. Fu soprattutto un dandy, anche se non al pari di Oscar Wilde o del più nostrano Gabriele D’Annunzio; ciò nonostante riuscì ad avere una certa notorietà per la sua epoca, soprattutto grazie a un romanzo, “Sogno senza fine”, che sarebbe più giusto indicare come metaromanzo. Il libro gli attirò subito alcune simpatie, in particolare fra i circoli letterari: “Sono estremamente imbarazzato a parlare di questo libro, che [....] è sicuramente una delle cose più originali, più singolari che abbia mai letto. In cosa consiste la sua originalità? Io sento che in queste pagine c’è qualcosa di inafferrabile, che sfugge a qualsiasi definizione, a qualsiasi spiegazione”. Francis de Miomandre, nel 1930 con queste parole presentava la sua traduzione dell’edizione francese di “Sogno senza fine”. Miomandre fu un celebre ispanista: si fece in quattro per difendere Louis-Ferdinand Céline quando venne accusato di turpiloquio, e non si risparmiò quando promosse all’attenzione della critica e del pubblico autori monumentali quali Claudel, Valéry, Proust e Gide. Miomandre nel 1908 ricevette il prestigioso premio Gouncort per il suo lavoro più celebre, “Ecrit sur de l’eau”. Viene così ammesso tra i grandi letterati del tempo e ha la possibilità d’incontrare artisti quali Jean Cocteau, Debussy, Paul Valéry, Oscar V. Milosz, e molti altri. Miomandre inizia a collaborare per riviste importanti, Nouvelles littéraires e Cahiers du Sud, alternando l’attività di pubblicista con quella di traduttore. Muore quasi del tutto dimenticato, nonostante il grande impegno di tutta una vita per promuovere artisti e cultura. Solo negli ultimi anni alcuni illuminati intellettuali lo stanno risollevando dall’ingiusto oblio in cui fu precipitato dagli intelletti del suo tempo. Tuttavia, nel 1930, Francis de Miomandre era una voce autorevole che veniva ben accolta e ascoltata: “Sogno senza fine” ottenne visibilità proprio grazie a Miomandre che lo presentò ai francesi curandone in prima persona la traduzione.
Lascano Tegui nacque in un paesino della provincia argentina di Entre Ríos. Di famiglia assai modesta, presto si trasferì a Buenos Aires. Emilio Lascano Tegui (1887-1966), oltre che scrittore, fu traduttore per L’Ufficio internazionale delle Poste. Viaggiò parecchio, soprattutto a piedi, in Francia, Italia e Nord Africa. Proprio in Nord Africa si attribuì il titolo di Visconte e pubblicò la sua prima opera, una raccolta di versi, che subito venne accolta con discreto entusiasmo dagli intellettuali del suo tempo. Nel 1913 fu a Parigi e qui strinse amicizia con Apollinaire e Picasso. Non gli bastò: per sbarcare il lunario fu costretto a svolgere diversi mestieri, venditore ambulante, arredatore, meccanico, dentista, e nell’intanto esponeva alcuni suoi dipinti presso importanti mostre collettive. Uno spirito bizzarro, un dandy ma anche un instancabile viaggiatore modernista. Fu in seguito un diplomatico i cui incarichi lo portarono a Boulogne Sur Mer, Cherbourg, Parigi, Caracas (dove realizzò un gigantesco murale) e Los Angeles. Di lui si dice che fu squisito maestro dell’arte culinaria e bon vivant. Collaborò a importanti pubblicazioni in patria e all’estero, e senz’ombra di dubbio fu uno dei precursori della nuova sensibilità modernista. Continua..
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Il mondo del lavoro sta cambiando
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Storie di Masche
Il mondo del lavoro sta cambiando *
Chi ancora pensa ingenuamente che oggi Torino sia la “capitale dell’automobile”, resterà deluso nell’apprendere che Torino è sol più un mito, una memoria d’altri tempi, memoria che morirà presto con gli ultimi grandi vecchi, quelli che videro i partigiani, l’esilio dei Savoia, coloro che diedero vita a figli per le catene di montaggio dell’industria automobilistica, figli oggi in pensione o già dimenticati in qualche loculo nostrano.
Torino ha preso lo stesso abbrivio caro a Milano e un po’ comune a tutte le città del Nord: l’impostazione lavorativa ricalca nettamente quella americana, impostazione che negli USA non ha trovato a suo tempo difficoltà ad attecchire, e, oggi, anche in Italia sembra esserci terreno ubertoso. La Fiat, ad esempio, che fino a vent’anni fa contava 115.000 unità lavorative (per la maggior parte operai), oggi ne conta più o meno 40.000; in un arco di tempo di 20 anni, il famoso marchio è stato capace di assumere licenziare e riciclare qualcosa come 220.000 unità lavorative. Torino città dell’automobile è ormai un mito relegato in un passato che si è fin troppo mitizzato quasi ad assurgerlo ad arcadia del lavoro, dell’occupazione. Continua..
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Donne tra passato e presente
Pubblicato da Romanticaperla

Donne tra passato e presente
La donna-angelo che aiuta ad ingentilire il cuore infondendogli sentimenti nobili è una costruzione di carattere letterario generata dalla cultura “cortese”. La condizione delle donne non era quella idealizzata dai poeti, escludendo i rari casi delle dame che potevano permettersi il lusso di starsene a corte danzando ed ascoltando i menestrelli. La condizione femminile in un mondo fondato sull’agricoltura era ben diversa. Il duro lavoro dei campi non era certo risparmiato al gentil sesso il quale doveva, naturalmente, occuparsi anche della prole e della gestione casalinga. Ma anche tra le classi agiate non dovevano essere tutte rose e fiori: le giovani fanciulle venivano destinate fin dalla tenera età a matrimoni d’interesse per suggellare patti tra famiglie e casati, e non potevano certo fare appello ai loro sentimenti. Forse, come accade anche oggi, i tempi migliori erano quelli del corteggiamento, ma finivano presto: l’amato sposo partiva per la guerra e per i viaggi d’affari e, pur con l’aiuto di tate e servitù, era sempre la donna a sostenere il peso della famiglia e della casa per quanto bella fosse. Continua..
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Padre Pio, la salma esposta: quando la morte diventa un affare nero
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Padre Pio riesumato
La morte. Un affare nero
Con un po’ di fortuna, forse si avrà tutti due metri di terreno e ci dovranno bastare per l’eternità, che, poco ma sicuro, disferà in meno d’un momento le nostre spoglie mortali. Ma pensare che esista qualcosa dopo la morte è come ostinarsi a credere nelle panacee miracolose che qualcuno vende(va) agli angoli di strada promettendo guarigioni miracolose. Ma di fatto, a tutt’oggi, se io dico “tutti gli uomini sono mortali”, nessuno è in grado di smentirmi, perché anche Lazzaro alla fine ha dovuto morire, e lo stesso Cristo si dice sia morto in croce per ricongiungersi col Padre.
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Fidel Castro lascia la Presidenza di Cuba
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Fidel Castro lascia la Presidenza di Cuba
Ma rimane soldato delle idee
L’AVANA - Il lìder maximo cubano, Fidel Castro, ha rinunciato alla presidenza e alla carica di comandante in capo di Cuba. La notizia è stata riportata dall’edizione online del quotidiano cubano Granma, l’organo ufficiale del partito comunista cubano.
«Comunico che non cercherò né accetterò - ripeto - non cercherò né accetterò, l’incarico di Presidente del Consiglio di Stato e Comandante in capo». Con queste parole, nel messaggio pubblicato da Granma, Castro ha lasciato ufficialmente il potere dopo quasi 49 anni. L’annuncio arriva a a pochi giorni dal 24 febbraio, data in cui si terrà la riunione della nuova Assemblea nazionale per l’elezione del nuovo presidente del Consiglio di Stato, ovvero del leader cubano. Finora Castro, dal 1959 in poi, era sempre stato rieletto.
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Giornata del ricordo per le vittime delle Foibe, Napolitano: da Croazia reazioni inconsulte
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Giornata del ricordo per le vittime delle Foibe
Napolitano: da Croazia reazioni inconsulte
Il Capo dello Stato ribadisce: furono pulizia etnica,
pace per le polemiche all’estero
Giorgio Napolitano ribadisce a chiare lettere: «Le foibe furono pulizia etnica». E «pace», sottolinea il Capo dello Stato, per le «reazioni inconsulte che vennero al mio discorso di un anno fa da fuori d’Italia». «Ritengo», ha detto al Quirinale nella cerimonia per la giornata del ricordo, «che fosse giusto esprimere quel pensiero». Le polemiche, ha aggiunto, non hanno «scalfito la mia convinzione che fosse giusto esprimermi a nome della Repubblica con quelle parole, con quell’impegno». E si è detto «contento » che il ministro Rutelli avesse appena ribadito lo stesso concetto.
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