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Bossi Jr non ama l’Italia e lo dice chiaro e tondo

Bossi Jr non ama l’Italia

e lo dice chiaro e tondo


di Iannozzi Giuseppe

“No, non tifo Italia al Mondiale in Sudafrica. Il tricolore? Identifica un sentimento di cinquant’anni fa”.
Questa la dichiarazione di Renzo Bossi che scatena un putiferio politico che però non sorprende proprio nessuno.Il figlio del Senatùr è adesso in politica grazie alle ultime elezioni regionali, e soprattutto grazie alla proverbiale ignoranza italiana.

Gigi Riva, team manager della Nazionale azzurra, l’ha definita “un’affermazione stupida e grave”: “Se non sta bene può anche andarsene dall’Italia, nessuno ne farà una malattia”. Ci si ricordi a tale pro che quando impazzava il tormentone Balotelli-Mourinho, la magliettina verde del Senatùr sbottò: “Non prendo neanche in considerazione l’esistenza della Nazionale di calcio italiana. Non la seguo, non so in che competizioni sia impegnata e non so nemmeno chi sia questo Balotelli. Per me esiste solo una Nazionale, ed è quella della Padania”. Bossi jr seminò allora un po’ di teatrale imbarazzo nella Lega, che  alla fine decise di far quadrato per Balotelli, a favore di una nazionale multietnica.

Per la cronaca Renzo Bossi è stato general manager della Nazionale padana, vincitrice due volte della Coppa delle nazioni non affiliate alla Fifa.

Bossi JuniorL’eurodeputato leghista Mario Borghezio: “Se Lippi chiamasse Balotelli sarei indifferente, così come sarei indifferente in generale alla convocazione di un atleta di colore. Mi darebbe invece enorme fastidio se ci fosse una rappresentanza del Paese al quale appartengo – anche se il mio cuore batte per la Padania – che avesse un carattere multietnico”.
Walter Veltroni reagisce: “E’ assurdo che una persona eletta pronunci queste frasi. Purtroppo non c’è da meravigliarsi visto che viene dall’esponente di un partito che continua ad insultare l’unità italiana e la sua bandiera”. Il capo della segreteria politica del segretario del Pd Bersani, Filippo Penati, ritiene l’intervista di Bossi jr a Vanity Fair “sconfortante”, sottolineando i suoi “sfondoni” storici e ricordando che il tricolore “esiste da più di 150 anni”. Per il parlamentare del Pd Tonino Russo “non interessarsi di calcio ci può anche stare”, “ma non tenere ai colori del proprio Paese a prescindere e farne un elemento di identità, forse testimoniano un disturbo affettivo o una delusione sentimentale”. Continua..

La Forza Dentro di Max Calderan, edito dalla Biblioteca dell’Immagine

La Forza Dentro di Max Calderan
Edito dalla Biblioteca dell’Immagine

di Emiliano Grisostolo

Come in ogni bella favola che finisce bene, La Forza Dentro ti regala quell’aspettativa che ti aspetti da un libro come questo. Di quale genere sia il lavoro di Max Calderan è facile capirlo, una sorta di autobiografia filosofica, spero di non sbagliarmi nel definire in questo modo il risultato di tanta fatica. Già, perché Max non è solo uno scrittore in cui la filosofia di vita la fa da padrona, è innanzi tutto un estremo. Cosa è un estremo? Per capirlo, per comprendere il significato di questa parola dal punto di vista di Max, probabilmente dal vero punto di vista esistente, dovrete leggervi La Forza Dentro edito dalla Biblioteca dell’Immagine. Ma posso avanzare una risposta anche se breve e non esauriente. Estremo è colui che cerca la libertà, che lotta per trovarla, che affronta scelte di vita apparentemente ai margini della normalità quotidiana. Estremo è colui che pur sopravvivendo in un deserto a 56° gradi in piena estate, torna per concludere un percorso iniziato a 7 anni su di un foglio di carta con una matita. Estremo è colui che nel 2010 riuscirà a trovare quella libertà che per una vita lo ha attirato nel nulla, portandolo così nell’EMPTY QUARTER, il Vuoto Assoluto, un deserto da 1400 km di lunghezza, la mezza luna d’oriente. Estremo è colui che ne uscirà dopo 40 giorno, affaticato, affamato, forse disidratato, ma sicuramente ne uscirà vincitore come coloro che per un’ esistenza hanno rincorso un sogno contro tutto e tutti. E in fine c’è l’hanno fatta.
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Scontri durante Italia-Bulgaria: inni al Duce, croci celtiche, saluti romani

Scontri durante Italia-Bulgaria
Inni al Duce, croci celtiche, saluti romani

a cura di Giuseppe Iannozzi

Cinque italiani in stato di fermo a Sofia dopo i disordini scoppiati prima e durante la partita Bulgaria-Italia. Stando ad alcune fonti diplomatiche i tre tifosi sono stati fermati per «vilipendio alla bandiera» bulgara. Dopo aver visionato i filmati del match, dove si vede appiccare il fuoco allo stendardo bulgaro sugli spalti dello stadio di Sofia, gli inquirenti hanno individuato i presunti responsabili, è quindi scattato per tutti lo stato di fermo.

Il ministro della Difesa italiana, Ignazio La Russa: «Se fossi stato lì mi sarei vergognato. Non c’è nessuna giustificazione storico-politica per questa gente, sono solo maldestre esibizioni muscolari».
Per Pina Picierno (PD), ministro delle politiche giovanili del governo ombra del Pd, «le scene a cui abbiamo assistito sono inquietanti. Svastiche e braccia tese al seguito della nazionale, scontri dentro e fuori lo stadio animati da estremisti nazifascisti italiani e bulgari: uno scenario veramente preoccupante. Sabato sera abbiamo avuto la chiara evidenza che non si tratta solo della presenza di frange o di gruppuscoli politicizzati ma che il tifo calcistico, per sue peculiarità, presenta in maniera lampante dinamiche in atto nella nostra società. Ci troviamo di fronte ad una internazionale nera degli ultrà, un fenomeno davanti al quale non si può fare finta di nulla, e che richiede interventi decisi a cominciare dal divieto di accesso agli stadi. Qui non si parla di singoli tifosi ma di persone e gruppi organizzati che sfruttano il calcio per dar sfogo alla violenza politica e xenofoba che anima i loro atti».
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