Jujol Cultura e spettacolo | Iannozzi Giuseppe - il blog | Premio Strega (Il libro di Iannozzi Giuseppe)

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Andrea Bocelli cammina sulla Walk of Fame con Caruso

Andrea Bocelli

Andrea Bocelli cammina
sulla Walk of Fame con Caruso

a cura di Iannozzi Giuseppe

Un premio più che mai meritato in un’Italia che i riconoscimenti li regala a principi e a chi meriti non ha. Ad assegnarlo però non è l’Italia, bensì Hollywood: Andrea Bocelli, il tenore italiano più amato al mondo, è stato inserito nella prestigiosa Walk of Fame. Adesso c’è anche la sua stella: è il settimo italiano a ricevere il riconoscimento che, in pratica, elegge a Mito la star italiana: insieme ad Arturo Toscanini, Anna Magnani, Bernardo Bertolucci, Sophia Loren, Enrico Caruso e Rodolfo Valentino, oggi c’è anche Andrea Bocelli. Un onore quello di essere nella Walk of Fame che è per pochissimi, solo per chi di innato talento. Bocelli è in ottima compagnia: solo un altro tenore è insieme a lui, il tenore dei tenori Enrico Caruso.
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Morgan da Santoro con Celentano finalmente canta la sua canzone in Rai

Morgan da Santoro con Celentano
finalmente canta la sua canzone in Rai

di Iannozzi Giuseppe

Celentano, Adriano Celentano telefona in diretta ad Annozero e prende le difese di Morgan: “Prima di tutto complimenti per la trasmissione, meglio dei Raccomandati. Certo che è una serata pacata. Forse la droga calma un po’. Dopo che Filiberto ha partecipato a Sanremo è chiaro che per essere ammessi al Festival non c’è bisogno di essere dei cantanti. Quindi ci possono andare tutti, tranne quelli che fumano e ovviamente anche i tabaccai. Le sigarette fanno venire il cancro, ma anche le polveri sottili. Così ho saputo, voci di corridoio, che l’anno prossimo al Festival non ci sarà nessuno. Anzi Masi (Mauro, direttore generale della Rai, ndr) e Mazza (Mauro, direttore di Raiuno, ndr) preparano un decreto: esclusi tutti quelli che hanno l’automobile… Con Morgan la Rai è stata anche troppo buona. Credevo che lo fucilassero. Bisogna fare una distinzione fra ciò che fa bene e ciò che fa male. Ma non c’è nulla che faccia bene. Allora cerchiamo il male minore. Uniamoci tutti, politici, uomini di spettacolo, veline e Pupo. Siamo tutti colpevoli. E Sanremo non si farà più».
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Ornella Muti sotto il bisturi. E’ meglio o peggio?

Ornella Muti sotto il bisturi.
E’ meglio o peggio?

di Iannozzi Giuseppe

Ornella Muti oggi è bionda. No, di più: biondissima e senza una ruga. Un lifting che le sarà costato un occhio della testa. Bisogna però dire che il chirurgo plastico ha fatto davvero un gran bel lavoro, d’altro canto aveva solo da sistemare qualche imperfezione dovuta all’età su una donna già molto bella di suo.

La bella attrice, classe 1955, si presenta come una trentenne davanti alle telecamere del Chiambretti Night. Impeccabile. Ma Ornella Muti impeccabile lo è sempre stata. Bellissima sempre. Il sogno impossibile di milioni di italiani e non sempre. Oggi che si è concessa un lifting, lei che è sempre stata bella, baciata dalla natura, non muove scandalo alcuno, tanto più che ammette d’esser ricorsa al bisturi: “Sono molte le donne che ricorrono ai ritocchini”.

In tutta franchezza, anche se non avesse fatto ricorso alla chirurgia plastica, noi Ornella Muti l’avremmo amata comunque. Forse di più.
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La luce di Norröra. Il video di Chatterly per La luce di Norröra del cantautore Pippo Pollina

La luce di Norröra

Il mio ultimo video ispirato all’omonima bellissima canzone di Pippo Pollina, dall’album Bar Casablanca [link]

My last video inspired by the song same title from the amazing album Bar Casablanca by Pippo Pollina, italian songwriter [link]

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La Bardot: “Io, 75enne ribelle Una vita senza rimpianti”

La Bardot: “Io, 75enne ribelle
Una vita senza rimpianti”

B.B. si confessa: “Da decenni non metto più piede in un cinema. La mia vita a difendere gli animali. Dei miei amori restano bei ricordi. Mio nonno l’uomo che ho più amato”

di DARIO CRESTO-DINA – Fonte: La Repubblica.it

“JE ME FOUS”, me ne fotto. Eccola Brigitte Bardot, diventata prima Bri-Bri, la bambina, poi B. B., la donna creata da Dio, poi, molto prima che volessimo, quasi più nulla, un fantasma che non passa davanti agli specchi e che urla contro tutti dal suo nascondiglio, senza essere mai cambiata davvero, se non per le ferite che si è procurata da sé.

Settantacinque anni da ribelle che dovrebbe ma non festeggerà lunedì, mentre la Francia rivede i suoi film, accarezza nostalgica la sua bellezza, si fa risalire in gola il gusto del desiderio. Lei se ne frega, continua a fare ciò che le piace, molto poco, e a dare fastidio.
Quasi vecchia, quasi brutta, quasi cattiva. Eppure quasi dolce nella sua casa rifugio di Saint-Tropez, dentro le sue frasi secche e ruvide che sono epitaffi. “Una casa semplice, rustica, con travi e mattonelle provenzali, un grande camino, le pareti per le quali ho scelto i colori del sole, una casa piena di fiori e di animali”.

Lei è sola, signora. Si dice che solo chi ha conosciuto bene i suoi simili non teme la solitudine assoluta. È davvero così?
“Non lo so. Io ho scelto la solitudine per difendermi. Mi preservo dall’umanità che mi circonda, da questa umanità rumorosa e invadente. Vivo circondata da animali, alberi, fiori. Ho cavalli, asini, montoni, capre, maiali, galline, anatre, oche, piccioni. Poi, naturalmente, cani e gatti. Non so neppure quanti sono”.

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Addio a Fernanda Pivano ultima grande americanista protagonista della scena culturale internazionale

Addio a Fernanda Pivano
ultima grande americanista
protagonista della scena culturale internazionale

a cura di Iannozzi Giuseppe

Nanda Pivano è morta a 92 anni. L’ultima grande americanista, indiscussa protagonista d’un ideale gemellaggio fra la cultura italiana e quella americana, se n’è andata. Si è spenta in una clinica privata di Milano. I funerali si svolgeranno probabilmente venerdì prossimo, a Genova, dove era nata il 18 luglio 1917.

Grande protagonista della cultura italiana, nel dopoguerra fu Nanda a far conoscere nel nostro Paese gli autori della Beat Generation, ma non solo. Dobbiamo a lei traduzioni immortali di grandissimi autori della Letteratura americana, da Edgar Lee Masters ad Ernest Hemingway, da Francis Scott Fitzgerald a Jack Kerouac ed Allen Ginsberg, firmando anche prefazioni per autori quali Dorothy Parker, Chuck Palahniuk, oltre a una fondamentale intervista a Charles Bukowski pubblicata in volume da Sugar edizioni.

Circa un mese or sono, nonostante la malattia, Nanda Pivano aveva consegnato a Bompiani la seconda parte della sua autobiografia, ultima fatica di un’intellettuale che ha vissuto sempre con passione, amica di tanti grandi della scena culturale internazionale.

“Sono quelle persone straordinarie che ci regala il cielo ogni tanto e che se ne vanno. La Nanda è una parte dell’universo, non una piccola parte di me che se ne va”. Così Dori Ghezzi, amica di Fernanda Pivano  la quale fu ovviamente grande amica ed estimatrice di Fabrizio De André. “Fernanda Pivano ci ha insegnato un linguaggio universale che annullava tutte le distanze. Si faceva capire, dai più giovani a tutti gli altri”. E: “Sapevo che questa volta non ce l’avrebbe fatta e sono contenta di esserle stata vicina in questi ultimi giorni. Poche settimane fa, prima che io partissi per la Sardegna, avevamo cantato Bocca di rosa insieme. Ha lottato fino all”ultimo”. Ed ancora, ricordando quei giorni passati che li vide tutt’e tre insieme, Nanda, Fabrizio e lei, Dori Ghezzi: “Tra loro c’è stato un legame straordinario che ha coinvolto anche me. Ho avuto la fortuna di convivere con persone non comuni”.
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Mel Gibson revisionista. Nella classifica del Times è presente con ben tre film

Braveheart - Mel Gibson

Mel Gibson: se lo conosci lo eviti
I peggiori film storici della storia cinematografica

a cura di Iannozzi Giuseppe

Se a qualcuno passasse per la testa l’idea di andare al cinema pensando d’imparare un po’ di storia oltre a godersi lo spettacolo, è forse il caso che si faccia un rassegnato segno della croce e che riprenda subito in mano i libri di storia, perché le pellicole accolgono solamente errori che definire grossolani è a dir poco riduttivo.

A Mel Gibson va indubbiamente la palma di peggior regista e sceneggiatore: è difatti il più ignorante tra gli attori, i registi e gli sceneggiatori. Nella classifica stilata dal Times, Mel Gibson è presente con ben tre film storici, storici per le impressionanti inesattezze che riesce a propinare a un pubblico sempre più disattento e ignorante, o forse solo lobotomizzato dall’industria hollywoodiana.
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Tiziano Scarpa: tutto lo schifo della cultura italiana nel premio Strega

Tiziano Scarpa: vergogna dell’editoria italiana

di Iannozzi Giuseppe

scarpaRitengo Tiziano Scarpa uno dei peggiori e dei più volgari scrittorucoli degli ultimi cinquanta anni pubblicati da un grosso editore. Antonio Scurati lo definisce “sintomo della degenerazione”, io dico che Scarpa è la degenerazione incarnata del sistema editoriale italiano. Scarpa è soltanto non pubblicabile: mi è difficile, molto, definirlo anche solo in via teorica uno scrittore, né mi riesce di dirlo imbrattacarte perché sarebbe in ogni caso tributargli troppo onore.

E’ Tiziano Scarpa quanto di peggio l’establishment dell’editoria sia riuscito a produrre negli ultimi decenni. Scarpa, improbabilissimo vincitore del premio Strega 2009 con Stabat Mater, è in assoluto il più pessimo dal 1947: la 63ma edizione dello Strega ha consegnato nelle mani di un incapace a tutto tondo un premio che non meritava in alcun modo. Questo Strega verrà ricordato per un unico motivo: Tiziano Scarpa il più pessimo dei tanti sédicenti scrittorucoli italiani.

Chi ha avuto la malaugurata idea di spendere i 17 Euro del prezzo di copertina per tentare di leggere Stabat Mater, ha dovuto confrontarsi con una storia pallidissima che non esiste tanto è improbabile, e sgangherata soprattutto. Inverosimile la trama, il libro – spacciato per romanzo – manca di stile, tranne nel caso si voglia considerare l’assoluta incapacità paraletteraria di Scarpa qualche cosa più di uno sputo catarroso. D’altro canto Tiziano Scarpa non è nuovo a presentare all’editoria italiana libracci oltremodo offensivi e fini a sé stessi: basti ricordare Kamikaze d’Occidente e Amami (disegni di Massimo Giacon) – quest’ultimo una accozzaglia di pornografia oscena fine a sé stessa, che pare esser stata partorita dalla testa sovraeccitata di un adolescente pustoloso onanista e perverso -, per cui non sorprende, non più di tanto, che Stabat Mater sia vuoto di essenza. Di qualità.

Antonio Scurati evidenzia in una intervista apparsa su La Repubblica: “Tiziano Scarpa: ovvero, il simbolo della categoria del marginale fotti e chiagni, di chi ha parlato per anni in nome degli esclusi e ha poi sfruttato l’emarginazione per trarne un beneficio personale, dimostrandosi così un oppositore funzionale al potere.”. Ed ancora: “… a differenza di Scarpa, che per anni ha sbeffeggiato il potere come i giullari delle corti medievali, in maniera irrilevante e innocua, salvo poi accorrere al tavolo di quello stesso potere. Un vero e proprio buffone di corte 2.0″.

Sarebbe ora che avanzi paraletterari come Tiziano Scarpa e gli ex Luther Blissett, oggi Wu Ming, non venissero presi in minima considerazione da editori e premi, a prescindere: sono loro due esempi di tutto il male possibile che sta infangando la cultura italiana, oramai ridotta a meno di uno spaventapasseri.

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Belen Rodriguez: Mi sentivo discriminata

BelenBelen Rodriguez: Mi sentivo discriminata

a cura di Iannozzi Giuseppe

Su OkSalute, intervistata, Belen Rodriguez dichiara: “Mi sentivo discriminata, giorno dopo giorno. Non potevo avere un documento, un conto in banca, una carta di credito, una tessera sanitaria. Era come se fossi un fantasma. Addirittura una volta sono andata in un pronto soccorso di Milano, per un mal di denti terribile. Mi hanno detto che non potevano aiutarmi perché non avevo la tessera sanitaria. In sostanza, non mi hanno curata perché ero clandestina. Quella volta, come altre volte, ho sentito sulla mia pelle la xenofobia di alcuni italiani, la repulsione per lo straniero. Ogni tre mesi, se dalla Questura non arrivava in tempo la risposta che aspettavo, prima che mi scadesse il visto turistico, dovevo lasciare i lavori iniziati, le opportunità che avevo faticosamente raccolto. Tornavo in Argentina con un pugno di mosche in mano. Quanti soldi di biglietti aerei ho speso in quei tre anni! E quanta rabbia covavo dentro”.
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Carla Bruni torna sul palco per festeggiare i 91 anni di Nelson Mandela

Carla Bruni canta per Nelson Mandela

Nelson Mandela, il primo presidente nero del Sudafrica, festeggia il suo 91mo compleanno in casa a Johannesburg fra alcune decine di invitati. Ma il mondo lo celebra con un maxi-concerto a New York, dove una parata di star, fra le quali la first lady francese Carla Bruni, salirà questa sera sul palco del Radio City Music Hall per una esibizione di beneficenza alla quale, per motivi di salute, il simbolo della lotta all’apartheid e Premio Nobel per la pace non potrà partecipare. “E’ troppo debole per viaggiare e raggiungere New York” per le celebrazioni organizzate in suo onore, spiega Graca Machel, moglie di Mandela, in un’intervista alla Cnn. Anche se sempre impegnato con le sue iniziative caritatevoli “Madiba (così lo chiama la moglie) è stato costretto a rallentare il ritmo e questo per lui è frustrante. E’ una persona molto orgogliosa”.
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Crolla il palco di Madonna, un morto e 9 feriti a Marsiglia

MadonnaUno dei quattro argani che sostenevano
la copertura del palco ha ceduto
Un operaio ha perso la vita.
Annullato lo show, previsto per domenica


Crolla il palco di Madonna
Un morto e 9 feriti a Marsiglia

Madonna: “Sono sconvolta, prego per le vittime del crollo”

Fonte: Repubblica.it

MARSIGLIA – Doveva essere la preparazione di una festa e invece si è trasformato in dramma l’allestimento del palco, allo Stadio Vélodrome di Marsiglia, sul quale domenica si sarebbe dovuta esibire la popstar Madonna, in una delle tappe del suo “Sticky and Sweet Tour” (due giorni fa lo spettacolo allo stadio San Siro di Milano). Quattro gru stavano sollevando il tetto del palco che si è improvvisamente sbilanciato, provocando la caduta di una gru e il crollo della struttura fra tubi e travi metallici. Una persona ha perso la vita, altre nove sono rimaste ferite, due sono in gravi condizioni.

L’incidente è avvenuto intorno alle 17.15. L’impianto aveva già ospitato, nei giorni scorsi, le esibizioni degli AC/DC e di Johnny Hallyday. Il concerto di Madonna, per il quale erano stati venduti biglietti da 135 a 250 euro, è stato annullato.

Madonna: “Sono sconvolta”. In quel momento erano una cinquantina le persone impegnate nelle operazioni di montaggio del palco, una decina delle quali si trovavano sulla struttura. “Sono sconvolta per aver appena ricevuto questa notizia così tragica – ha dichiarato la cantante – le mie preghiere vanno alle vittime, alle loro famiglie e a tutti coloro colpiti da questa notizia sconvolgente”.
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Michael Jackson: Conrad Murray nel mirino della polizia di Los Angeles

Michael Jackson:
Conrad Murray

nel mirino della polizia
di Los Angeles

a cura di Iannozzi Giuseppe

Si è subito pensato che, prima o poi, Conrad Murray sarebbe stato accusato di omicidio. La morte di Michael Jackson, il 25 giugno, ha subito attirato l’attenzione degli inquirenti, della famiglia, dei fans sul medico personale di Jacko, che mezz’ora prima aveva iniettato alla popstar una dose di Propofol, potente anestetico usato solitamente per eseguire interventi chirurgici. La notizia è ufficiosa e viene data in anteprima dal sito Tmz.com. Secondo una fonte vicina alla polizia di Los Angeles, l’arresto cardiaco di Michael sarebbe stato causato proprio da una dose letale di Propofol. Si parla di “pesanti prove a carico del dottor Murray”.
Ma ci sono anche altri grandi indagati: il medico delle star Arnold Klein, l’anestesista Stuart Finkelstein e un dottore che ha seguito la popstar negli anni Novanta, Neil Ratner. Il sito Tmz.com specifica che la polizia avrebbe tenuto “diversi colloqui con l’ufficio del procuratore di Los Angeles”; tuttavia non è stata formalizzata nessuna accusa. Per il momento.
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Harry Potter: anteprima mondiale per il sesto episodio della saga, la fine

Harry Potter, brividi e catastrofi

Anteprima mondiale per il sesto episodio della saga: la fine dell’innocenza tra scene da incubo e sospiri d’amore

LONDRA – Amore e morte, perdite dolorose, gelosie, pozioni letali, l’ombra minacciosa del maligno Valdemort e romantici baci (non sempre casti) di fanciulle in fiore: ecco Harry Potter e il principe mezzosangue, favola più dark delle precedenti. Non è un caso che negli Stati Uniti il sesto film della saga abbia avuto il visto «PG», più restrittivo del precedente «PG 13». Diretti dallo stesso regista di questo round, David Yates, arriveranno ancora altri due episodi, che si stanno girando contemporaneamente in Gran Bretagna, entrambi tratti dal libro finale di J.K. Rowling.

I ragazzi della magica scuola di Hogwarts sono cresciuti: avevano all’incirca dieci anni quando cominciarono a interpretare i loro personaggi e ora sono diciannove/ventenni tramutati in star per più generazioni di fan. Ride Daniel Radcliffe, Harry senza i proverbiali occhialini e con un volto da elfo: «Non siamo più bambini: nella realtà, come sullo schermo, dobbiamo confrontarci con i grandi dilemmi della vita, l’assenza di amici e insegnanti che il tempo ci ha rubato. I vantaggi? Finalmente possiamo baciarci liberamente, andare al pub, vestirci come ci pare. E, questa volta, ce le diamo anche di santa ragione con Draco (Tom Felton), proprio come in un western all’ultima sfida. Parlo a nome di tutti gli amici del clan: la saga di Harry Potter ci ha aiutato a crescere nel modo migliore, dando a noi e a tanti altri coetanei il gusto della lettura, il mistero della magia, il significato del confronto tra Bene e Male». Eccoli, spiritosi, tutti divertiti dal loro ultimo round di prodezze dove disputano, volando a cavallo di scope e con caschi di cuoio, una spettacolare partita di quidditch (il loro gioco tramutato anche in un vendutissimo videogame).
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Michael Jackson lo ricorda Lou Ferrigno. Sincera commozione per un ritratto inedito del Re del Pop

Michael Jackson lo ricorda Lou Ferrigno

Sincera commozione per un ritratto inedito del Re del Pop

a cura di Iannozzi Giuseppe

THRILLER25Amici dal lontano 1995, Michael Jackson e Lou Ferrigno, l’ex Hulk rivela al Daily Mirror, con evidente commozione, che Jacko era in “ottime condizioni fisiche”, e racconta inoltre del suo rapporto d’amicizia con il Re del Pop svelandone tratti tenerissimi e inediti: “Michael era sottoposto ad uno stress tremendo ed è questo che lo ha ucciso. Aveva accumulato debiti per 400 milioni di dollari ed era come se avesse una pistola puntata alla tempia: per questo aveva deciso di tornare sulle scene.
Era un ragazzo fantastico, timidissimo ma molto dolce, che era consapevole di tutta l’attenzione di cui godeva, ma che quando era con me diventava una persona estremamente semplice. A legarci, è stata anche la nostra comune infanzia, fatta di soprusi e di dolore per colpa dei nostri padri. La sua via di fuga fu la musica, mentre la mia fu il body-building. In aprile, mi chiese di aiutarlo a rimettersi in forma in vista dei concerti di Londra: così andavo da lui tre volte a settimana con i manubri da poco più di un chilo per fargli fare gli esercizi, anche se Michael non amava i pesi, perché diceva che non voleva che gli venissero delle spalle e dei muscoli come i miei. Al che, io lo prendevo in giro, dicendogli che in nessuna maniera dei manubri di un chilo gli avrebbero fatto venire delle spalle grosse come le mie. Durante le sedute, parlavamo di tante cose: della vita passata e di quella presente, dei suoi sogni e delle sue speranze. Non c’erano guardie del corpo né security: lui non voleva nessuno intorno quando lavorava con me e spessissimo ascoltavamo della musica, Beatles e The Mama & The Papas in particolare. Michael mi ha pure insegnato il suo celebre Moonwalk, ma questo è un segreto che resterà con me.
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Per Michael Jackson 200 ore di registrato inedito. Forse dvd e cd postumi dal vivo

La commemorazione di Michael Jackson

200 ore di registrato per dvd e cd postumi

Il tributo del mondo intero al Re del Pop

a cura di Iannozzi Giuseppe

Un triste evento, seppur record annunciato. La pubblica commemorazione di Michael Jackson, stando alle previsioni degli addetti ai lavori, potrebbe battere in termini di presenze la cerimonia d’insediamento del presidente Barack Obama.

L’ultimo saluto al Re del Pop travolgerà il mondo intero.
Non era mai accaduto, nemmeno per Jim Morrison, Elvis Presley, Jimi Hendrix, John Lennon, Freddie Mercury, James Brown.

Gli osservatori, prevedendo una copertura mediatica gigantesca dell’evento, assicurano che l’evento potrebbe essere l’Evento, con la maiuscola: “Sarà probabilmente il maggiore funerale di una star nella storia e centinaia di migliaia di persone accorreranno a Los Angeles per parteciparvi, anche da dietro le barricate che impediranno a coloro non muniti di biglietti di avvicinarsi” allo Staples Center, dove si terrà l’omaggio pubblico martedì 7 luglio. Una scelta, quella sul luogo, che ha sollevato alcune perplessità per via dei pochi posti disponibili. Secondo gli osservatori la commemorazione sarà seguita online da un numero di persone superiore rispetto a quello registrato per l’insediamento di Obama, al quale hanno assistito, in base ai dati diffusi da Nielsen, 70 milioni di utenti contro i 40 milioni che lo hanno seguito in televisione.

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Un nuovo album e oltre 100 brani inediti il tesoretto di Michael Jackson

Michael Jackson non è morto d’infarto
Un nuovo album e oltre 100 brani inediti

a cura di Iannozzi Giuseppe

Michael Jackson non sarebbe morto a causa di un infarto ma, più verosimilmente, per i troppi medicinali che stava assumendo, in particolare il Demerol. L’autopsia ha rivelato il buono stato di salute del Re del Pop, e questo fatto ha sorpreso gli stessi medici legali che parlano di “buono stato di salute generale del cantante”. La morte improvvisa sarebbe dunque da imputarsi a un mix di farmaci che avrebbero innescato una crisi cardiorespiratoria fatale. In ogni caso l’esame tossicologico approfondito non sarà disponibile prima di 4/6 settimane.
Sul corpo di Jacko sono state rivelati solamente dei lividi dovuti al tentativo di rianimazione e alcune cicatrici al volto, frutto degli interventi correttivi a cui Michael si era sottoposto nel corso degli anni. Non ci sono segni di colluttazione né evidenti patologie che avrebbero potuto portare Michael Jackson a una così veloce e triste morte. L’ipotesi più accreditata è che un mix di medicinali l’abbia stroncato. Il sito web Tmz, il primo ad annunciare la morte del cantante, citando un familiare di Jackson, aveva indicato dal canto suo già durante la sera di giovedì che sarebbe stata proprio una iniezione di Demerol a provocare l’arresto cardiaco al cantante, finito in coma e poi morto poco dopo. “Il medico legale ha ordinato il test tossicologici, polmonari e neuropatologici” ha dichiarato Harvey. Il portavoce dello staff medico ha inoltre confermato la notizia secondo cui l’artista stesse assumendo dei farmaci, ma si è rifiutato di rivelarne la natura. I medici si dicono comunque ottimisti circa la possibilità di svelare il mistero di una morte che tiene con il fiato sospeso milioni di persone in tutto il mondo: “Possiamo affermare con certezza che i risultati dei test ci permetteranno di risalire alle cause del decesso”.

Per l’entourage di Jacko i dubbi sono pochi: il Demerol, che Michael Jackson prendeva combinato ad altri medicinali prescrittigli da “medici ciarlatani”, gli ha tolto la vita. In ogni modo gli inquirenti hanno disposto, insieme all’ufficio del coroner della contea di Los Angeles, una serie di esami supplementari.
L’autopsia è durata circa tre ore e il portavoce dell’ufficio del coroner ha confermato che Jackson è morto nella Emergency Room dell’ospedale dell’Ucla. Gli esami autoptici sono terminati in serata, per cui il coroner ha autorizzato la famiglia a seppellire il cantante. La salma è stata restituita in tutta segretezza ai familiari. La consegna è avvenuta verso le 21 ora locale (le 6 in Italia), riuscendo a evitare le orde di paparazzi appostati davanti all’istituto medico-legale, ha precisato Winter. La destinazione delle spoglie del Re del Pop non è stata resa nota e, per fortuna, non ci sono state fughe di notizie circa la data.
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De André canta De André. Per la prima volta Cristiano canta le canzoni del padre in chiave jazz

De André canta De André
Al via il tour estivo insieme a Cristiano

di Iannozzi Giuseppe

Cristiano De André, anche lui cantautore, figlio di Fabrizio, in questa estate che promette d’essere fin troppo calda arriverà con una proposta musicale/poetica che non si può non salutare con il più grande entusiasmo: Cristiano De André canterà le canzoni di Fabrizio. Chi meglio di lui potrebbe reinterpretare e portare di nuovo sul palco la poetica anarchia di Faber? Nessun altro. Se c’è una persona al mondo, quella è proprio e soltanto Cristiano De André.

Nella splendida Reggia di Venaria Reale, a Torino, il 30 giugno nei Giardini Juvarriani tra rose rare ed echi di altri tempi forse più nobili forse più barbari, Cristiano tornerà sul palco. Cristiano De André, oltre che cantautore, è un valente polistrumentista come pochi in Italia e non solo. Cristiano suona praticamente di tutto: dalla chitarra al bouzouki, dal violino al pianoforte e tastiere. Lo spettacolo si avvale dell’impeccabile regia di Pepi Morgia, già regista di tutti gli spettacoli di Fabrizio De André.
Cristiano De André torna dopo sei anni dalla sua apparizione al Festival di Sanremo. In questi sei anni ne ha viste di tutti i colori: depressione, fantasmi del passato, droga. Oggi Cristiano è un uomo più maturo d’un tempo, un artista più sereno che ha sconfitto i suoi dèmoni, così come fece il padre Fabrizio, ed è pronto a dimostrarlo sul palco cantando proprio le canzoni di Faber.
E’ la prima volta in assoluto che Cristiano canta le canzoni di Fabrizio, nonostante abbia partecipato come seconda voce in alcuni concerti del papà. Ad accompagnarlo sul palco un trio jazz di primo piano: Stefano di Battista, Rita Marcotulli e Paolo Basso.
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Michael Jackson non ha il tumore

Michael Jackson smentisce d’esser malato

di Iannozzi Giuseppe

Questa volta Michael Jackson sembra faccia davvero sul serio. Non si ferma di fronte a niente e nessuno. Pare sia tornato quello degli anni Ottanta, scattante come non mai: un gatto, e poco o nulla importa che sia nero o bianco. Ha appena finito la selezione dei ballerini che lo accompagneranno in scena per le previste cinquanta date alla 02 Arena di Londra. Concerto di apertura, l’8 luglio.
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La Parietti si spoglia… ma del trucco

La Parietti si spoglia… ma del trucco

di Iannozzi Giuseppe

Quella di spogliarsi del trucco è diventata una moda. Ci è cascata anche Alba Parietti che si fa fotografare a 47 anni senza trucco. Il trucco non c’è e si vede: Alba Parietti appare una bella donna sì, ma che ha la sua età. I VIP, in tempi di crisi come quelli che siamo attraversando e da cui sembra impossibile uscire tutti interi, sono disposti a tutto, o quasi, soprattutto se oramai la loro carriera volge alla fine.
Per campare la povera Alba Parietti è stata costretta a mostrarsi senza trucco: per fortuna che le sue lunghe gambe sono “poliglotte”, altrimenti la suffragetta in odor di comunismo potrebbe piangere pure tutte le sue lacrime che tanto nessuno le presterebbe attenzione.
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Shooting Silvio in onda su Sky ed è polemica del Pdl

«Shooting Silvio» in onda su Sky
Insorge il Pdl: «Stupefacente»

Il centrodestra critica l’emittente:
«Quel film è un incitamento alla violenza contro il premier»

fonte: Corriere della Sera

ROMA – È polemica tra Sky e Pdl. Dopo la messa in onda del film ‘Shooting Silvio’, gli esponenti del centrodestra criticano duramente la scelta dell’emittente satellitare. «È davvero stupefacente – osserva in una nota il deputato Pdl Piero Testoni – che nel periodo delicato che attraversa il nostro Paese, che sta dando prova di una solidarietà e di un’unità d’intenti che non ha precedenti, per la tragedia dell’Abruzzo, una grande televisione privata non trovi di meglio che mandare in onda un discutibile film, ormai datato, contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi». «Non ne facciamo una questione politica, perché la vera politica in una scelta così discutibile e di basso profilo preferiamo non entri nemmeno. Ne facciamo invece – osserva – una questione di stile e buon gusto. Che vengono prima della politica e che dovrebbero valere sempre per qualunque idea s’intenda rappresentare. Mandare in onda questo film è stata un’autentica caduta di stile».

PESSIMA TV – Se Testoni non cita né l’emittente né il titolo della pellicola, è la deputata Pdl Beatrice Lorenzin a chiarire che «la trasmissione del film ‘Shooting Silvio”, andato in onda lunedì sera su Sky Cinema, è un esempio di pessima televisione: è un inno alla violenza e – avverte – un incitamento implicito ad azioni efferate contro l’uomo e contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Una simile programmazione non ha nulla a che fare con la libertà di espressione». Francesco Casoli, vicepresidente dei senatori Pdl, ribadisce che «Sky ha proposto la pellicola ‘Shooting Silvio’, storia di un giovane scrittore che desidera diventare l’assassino di Berlusconi. In un momento delicato come questo, tra crisi economica e terremoto, è davvero scadente e di pessimo gusto trasmettere una pellicola del genere che – osserva – predica solo odio contro il premier».

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Bono: un musical pop, potrebbe diventare un altro “Tommy”

U2: Spiderman sarà
il nostro capolavoro

Bono: un musical pop, potrebbe diventare un altro “Tommy”

BRIAN HIATT – fonte La Stampa.it

L’edizione italiana di Rolling Stone esce oggi con una intervista esclusiva realizzata nel corso di tre mesi con gli U2, alle prese con la promozione del nuovo album No Line On The Horizon. Ne anticipiamo uno stralcio.

Gli U2 hanno consegnato l’album alla loro casa discografica appena prima di Natale, per poi riprenderselo indietro all’ultimo minuto. Avevano deciso di aprire il disco con il pezzo più sperimentale, Fez – Being Born, ma un minuto dopo aver consegnato i master ci hanno ripensato e hanno optato invece per la più orecchiabile No Line on the Horizon, il che ha significato riordinare tutte le canzoni da zero… «Ho fatto un paio di conti: c’erano qualcosa come quaranta milioni di possibili combinazioni», racconta The Edge, che condivide con gli altri U2 una vera passione per l’ormai dimenticata arte della «scaletta» dei pezzi in un album. «Per noi non era soltanto questione di uscire con un disco che avesse un senso, ovvero un inizio, un centro e una fine – aggiunge -. In gioco, in realtà, c’era la sopravvivenza dell’idea stessa di “album” come una forma d’arte sacra».

Con Pop gli U2 sentirono di aver pubblicato un album prima che fosse davvero finito, e stavolta avevano bisogno di essere sicuri che non fosse così. «Se ci pensi – dice Bono – noi siamo come dei venditori porta a porta di canzoni. E io sono un buon venditore solo se credo nel valore di quello che vendo. In più faccio davvero fatica a lasciare la mia famiglia, perché la mia casa è piena di risate e canzoni e bambini. Quindi – se esco di casa per andare a vendere canzoni – devono come minimo essere qualcosa di davvero speciale, no?». Fa una pausa, e la sua voce assume un tono più caldo. «E poi, c’è l’aspetto più serio della questione. Cioè la paura che questa possa essere la volta in cui il tuo aereo inizia a perdere quota. Ti assicuro che è dura sentirsi sempre in competizione con i migliori talenti del mondo della musica. Però è anche affascinante».
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Kate Winslet Oscar 2009

Kate Winslet Oscar 2009

di Tittyna Cerquetti

Kate Elizabeth Winslet, nata a Reading, Inghilterra, il 5 ottobre del 1975, finalmente ha coronato il suo sogno professionale più grande. Alla sesta nomination, un record per la sua età, dopo i due Golden Globes ricevuti per “The Reader” come attrice protagonista e per “Revolutionary Road” come attrice non protagonista, finalmente è arrivato anche il tanto sospirato Oscar della Academy come migliore attrice protagonista nel film “The Reader”. Al cospetto di nobili pretendenti, come Anne Hathaway, Angelina Jolie e Meryl Streep, Kate ha confermato i pronostici che la volevano vincitrice alzando commossa la preziosa statuetta, applaudita dall’intera platea, primo tra tutti il marito regista Sam Mendes (American Beauty).

La vittoria di Kate Winslet è anche la vittoria di una donna che ha cercato, quando possibile, di rifiutare le logiche dello star system e soprattutto non ha mai accettato il culto della magrezza e della perfezione come canoni assoluti di bellezza. Ha scelto film non sempre facili, basti pensare ad “Holy smoke” di Jane Campion, con Harvey Keitel, a “The life of David Gale”, di Alan Parker, con uno strepitoso Kevin Spacey, ad “Iris”, accanto alla mitica Judi Dench.
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Cat Stevens, il ritorno “In pace con la mia storia”

Cat Stevens, il ritorno
“In pace con la mia storia”

Gli Anni 70, la conversione, la rinascita come Yusuf Islam. Oggi, un nuovo cd pop. E sul palco userà il suo vero nome. “Quello di Cat Stevens è un marchio legato a molti ricordi positivi”

di ERNESTO ASSANTE – fonte: La Repubblica.it

“IL NUOVO riprende il discorso musicale da dove Cat Stevens l’aveva lasciato”. Parola di Yusuf Islam, che dopo trent’anni sembra aver fatto finalmente pace con il suo passato, con la sua musica e con il suo nome d’arte. Il 5 maggio esce il nuovo album di Cat Stevens/Yusuf Islam, si intitola Roadsinger e lo vede tornare non solo alla musica pop, cosa che ha già fatto nel 2006, quando ha pubblicato An other cup, ma ai suoni e alle atmosfere che negli anni Settanta lo resero una delle star più splendenti dell’universo della musica pop. Il nome resta quello di Yusuf Islam, nome da lui scelto nel 1978, ma in scena l’artista (nato come Stephen Demetre Georgiou) ritorna a presentarsi come Cat Stevens.

Il percorso è stato lento, anche difficile, e Yusuf lo racconta volentieri. Innanzitutto quando è tornato ad incidere dischi pop, nel 2006, ha ridotto la sua firma a Yusuf, togliendo Islam dai titoli: “L’ho fatto perché la parola “Islam” non deve essere trasformata in uno slogan. Il cognome è come il marchio ufficiale, ma se devi chiamare un amico lo chiami per nome. E’ più intimo ed è questo il messaggio del disco”. Poi è arrivata la “convivenza” tra la vecchia anima e la nuova identità, con il nome Yusuf affiancato dalla scritta “L’artista una volta conosciuto come Cat Stevens”. “Quello è il marchio con il quale la gente mi riconosce, è un nome familiare. Non ho nulla contro il fatto che la gente mi riconosca come Cat Stevens, per un sacco di gente quel nome ricorda qualcosa di importante che non vogliono dimenticare. Quel nome è parte della mia storia e un sacco di cose che ho sognato come Cat Stevens oggi sono vere attraverso Yusuf Islam”.
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Laura Dora Mazzei è Miss Padania 2009

Laura Dora Mazzei è Miss Padania

Fonte: Corriere.it

Laura Dora Mazzei, di Sesto San Giovanni in Provincia di Milano, è la nuova miss Padania. È stata eletta durante l’11/a edizione del concorso. Laura Dora, che ha 22 anni ed è studentessa, è stata premiata dal leader del Carroccio Umberto Bossi. La serata, a cui erano presenti fra gli altri il direttore del Tg4 Emilio Fede e il direttore di Raidue Antonio Marano, è stata condotta da Iva Zanicchi. Il tutto si è concluso con duetto sulle note del “Va pensiero” (Stefano Cavicchi)

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Albertone, maestro ineguagliabile Verdone ricorda Sordi

Albertone, maestro ineguagliabile
Verdone ricorda Sordi

di Carlo Verdone – Fonte: Il Messaggero

ROMA (25 febbraio) – Sembrano passati tanti anni da quando Alberto Sordi ci ha lasciati. In realtà ne sono trascorsi soltanto sei. Sei anni in cui abbiamo assistito a uno dei più traumatizzanti cambiamenti della società italiana che ha perso molti riferimenti etici, ha smarrito gran parte della sua memoria storica e spesso tende a confondere l’“intrattenimento” con la “cultura”. È una società che giorno dopo giorno vede morire il senso del ridicolo a favore di una visione distaccata delle cose, dove non c’è più spazio per l’indignazione, spesso nemmeno per l’ironia.
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