Jujol Cultura e spettacolo | Iannozzi Giuseppe - il blog | Morte all'alba

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Quelli col dito puntato

Sì, proprio loro e sono tanti. Quelli che “se non la pensi come me, come minimo ti derido”.

Sono dappertutto, in ogni settore della vita sociale, ovunque ci sia un dibattito.
Quelli che se ne fregano delle motivazioni altrui, non le prendono neanche in esame… non esistono.

Il fatto:
Leggo un articolo su un blog che è forse meglio non citare:

Greenpeace tempo fa aveva lanciato un allarme all’Unione Europea, in quanto pare che i sex-toys contengano alte percentuali di ftalati per rendere la plastica più morbida ma in grado di danneggiare l’equilibrio ormonale, reni e fegato.
La notizia recente in Italia è quella di un carico di vibratori cinesi ritirati dal commercio per lo stesso motivo, falli fosforescenti di varie misure pronti da smerciare sequestrati.

La notizia ha una funzione divulgativa e quindi la segnalo anche io qui, se non altro, per invitare al cauto acquisto, ove ciò sia possibile.

Ma il commento che accompagna la notizia, invece, va oltre l’ironia:

chissà se si tornerà a fare l’amore senza oggettistica varia, tornando alla vecchia e sana fantasia, allo sguardo, all’intrigo, alla provocazione. Chissà se fare l’amore è sempre la cosa più bella del mondo.

Non voglio polemizzare, ma osservare che le ragioni che sottendono talune scelte, non sono sempre quelle che immaginiamo noi.
Ci sono donne sole che non hanno intenzione di uscire la sera a rimorchiare qualche stallone;
ci sono coppie di amanti che pur facendo “la cosa più bella del mondo” secondo i rituali preferiti dagli autori dei commenti, sono temporaneamente lontani e magari lei non sa rinunciare ad una vigorosa penetrazione;
ci sono poi le lesbiche, che non sono dotate in natura di strumenti idonei a “colmare” i vuoti femminili; e non vado oltre con le motivazioni.

Scusate la crudezza, ma penso che la nostra società, così aperta, così cosmopolita, così incline all’accoglienza (sulla carta), rivela poi, attraverso giudizi denigratori, le proprie contraddizioni e chiusure mentali, puntando il sarcastico dito contro chi non è allineato.

Giudizi affrettati, determinati da una mancanza di analisi. Per carità, niente di grave, ma è la forma mentale che mi preoccupa, perché tanto afferisce questioni ludiche, quanto quelle di una sociologia più complessa.

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Il reggiseno per gli uomini è finalmente una realtà da indossare!

Il reggiseno per gli uomini
è finalmente una realtà da indossare!

Dal Giappone la nuova epica frontiera della lingerie

di Giuseppe Iannozzi

Quand’ero un povero pubescente segaiolo pensavo sempre alle poppe delle donne. La sola idea della ghiandola mammaria mi faceva impazzire l’anima e la mente. Ammetto che oggi non sono cambiato poi tanto rispetto a ieri, però il petto degli uomini, sarò sincero, non mi stimola, e né mi fa sprizzare felicità da tutti pori sapere che sono in vendita i reggiseni per uomini. No, non sono impazzito. In Giappone però qualcuno sì, e la moda del reggiseno maschile si potrebbe allargare anche in Europa, secondo diverse taglie! Giacché la crisi economica ha lambito anche le coste nipponiche, i giapponesi si saranno detti: “Perché non provarci? In fondo i pettorali, per chi ce li ha, non sono poi tanto diversi da un bel paio di tette!” Ed ecco così che un’azienda di lingerie giapponese sta facendo i soldi vendendo reggiseni a tutti quei maschi che amano travestirsi. Non è strano, non per loro comunque, e l’articolo va.
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Cristofobia? La Spagna di Zapatero promuove il recupero della Memoria e un più sano e giusto stato laico

Cristofobia?
La Spagna di Zapatero
promuove
il recupero della Memoria
e un più sano
e giusto stato laico

di Giuseppe Iannozzi

La Chiesa cattolica attacca il governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero: “A volte è necessario saper dimenticare. Dimenticare la Guerra Civile, dimenticare la dittatura, per evitare di dar adito a scontri che potrebbero finire per essere violenti”. Così il cardinale Antonio Maria Rouco Varela. Il cardinale vede sol più rosso dopo che è stata promossa la legge sulla Memoria Storica, il cui scopo precipuo è quello di restituire dignità alle vittime del franchismo. Maria Rouco davanti all’assemblea plenaria dei vescovi tuona l’inferno intero contro il socialismo di Zapatero, non dimenticando che pochi giorni or sono un giudice di Valladolid ha dato ordine di rimuovere tutti i crocifissi dalle pareti di una scuola. Il cardinale primate di Spagna, Antonio Carizares, parla di “cristofobia” e di “società malata”. La Chiesa cattolica spagnola non ama Zapatero, ama soltanto l’iconoclastia.
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Lady Bmw Susanne Klatten non divorzierà da Jan, ma Hel Sgarbi dovrà pagare per essere stato gigolò

Lady Bmw Susanne Klatten non divorzierà da Jan
Ma Hel Sgarbi dovrà pagare per essere stato gigolò

di Giuseppe Iannozzi

Lady Bmw ha denunciato il suo gigolò Hel Sgarbi.
Susanne Klatten, ereditiera della Bmw e donna più ricca della Germania, per passare una notte un po’ movimentata aveva bisogno di un uomo a pagamento, par strano ma così è; appurato che Susanne ha pagato per beneficiare di alcuni favori sessuali, se ne deduce che non fosse in grado di provvedere in maniera diversa per dare corpo alla sua vita sociale o che il suo consorte non la soddisfacesse in maniera più che totale. Se un maschio va con una prostituta subito viene linciato dall’opinione pubblica, e poco importa che fosse la prima volta; ma oggi che Lady Bmw Susanne Klatten si è portata a letto un esemplare di maschio a pagamento, nessuna femminista che insorga, che dica che Lady Bmw se l’è andata a cercare, che non è vittima di un gigolò ma al contrario solo di sé stessa. Contro Hel Sgarbi, l’uomo che movimentava le giornate di Susanne Klatten, sta infuriando quello che è un vero e proprio linciaggio mediatico e sociale, mentre Lady Bmw si crogiola nella sua nuova parte, quella dell’agnello sacrificale in tutto e per tutto innocente. Helg Sgarbi, attraverso il settimanale Der Spiegel, protesta: «Protesto per questo clamore mediatico che ha coinvolto non solo i nomi delle cosiddette vittime, ma anche persone appartenenti alla mia famiglia e alla mia cerchia personale, accusate di una pretesa complicità. Tutto ciò può rivelarsi dannoso per il procedimento penale, nel corso del quale all’occorrenza dirò tutto».
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Perché non sono cattolico

Perché non sono cattolico

di Giuseppe Iannozzi

I. Se anche i fedeli più accesi - o fondamentalisti che dir si voglia - hanno cominciato a non seguire quelle che sono delle imposizioni di chiaro stampo medioevale, dovrebbe essere a tutti evidente che l’indottrinamento voluto da Joseph Ratzinger è cattivo ab imis per il benessere della società tutta e di conseguenza per l’individuo. Nonostante le critiche e i reiterati rimproveri ricevuti dalla società, Papa Ratzinger si ostina in favore d’un cattolicesimo (di stampo) integralista vecchio di mezzo secolo e non si pone interrogativi sul suo operato; continua a puntare l’indice contro la contraccezione e dimostra di non essere poi tanto dissimile da quei vecchi inquisitori che condannarono e appicciarono roghi.
La Chiesa cattolica è vecchia, vecchia nelle idee e con Joseph Ratzinger è già ben avviata a diventare un organo d’intolleranza trucemente razzista. La Chiesa di Ratzinger non predica l’amore, predica invece l’intolleranza: non accetta i Pacs, discrimina i gay, si fa portavoce di roghi in piazza – come per “Il codice da Vinci” di Dan Brown -, e in maniera più che mai subdola vorrebbe dettare le sue regole alla scienza e al progresso scientifico intrufolandosi negli atenei e non solo.

II. Alcune controversie e critiche su Benedetto XVI sono, ahinoi, diventate storia moderna nel giro di poco tempo, così come testimonia la voce dedicata a Ratzinger su Wikipedia l’enciclopedia libera. Riporto integralmente:

>>> Alcune pubblicazioni sono critiche circa la veridicità delle affermazioni di Ratzinger sul proprio rapporto con il nazismo. Nel libro di autori anonimi, chiamati “Discepoli di verità” Senza misericordia della Kaos edizioni, viene enfatizzata l’ammirazione del giovane Ratzinger per il cardinale Michael von Faulhaber, che nel libro viene accusato di avere avuto posizioni filo-naziste e antisemite, sebbene sia stato un autore dell’enciclica di condanna del nazismo Mit brennender Sorge e definito dai nazisti come Judenkardinal (il «cardinale ebreo»).
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Il cammino della speranza, di Renzo Montagnoli

Il cammino della speranza

      di Renzo Montagnoli

 

Il cammino della speranza è un bellissimo film neorealista diretto da Pietro Germi nel 1950 e che racconta le sventure e le miserie di un gruppo di minatori siciliani costretti a emigrare in Francia.

Era la fame che imponeva loro di staccarsi dalla terra natia e dagli affetti per cercare una vita meno disagiata, gli stessi motivi che fra il 1870 e il 1970, cioè in un secolo hanno costretto all’emigrazione circa trenta milioni di italiani, con i vapori che partivano da Genova per le Americhe o per l’Australia, fiumane di gente disperata, accalcata in ponti fetidi, con l’unica speranza di non patire più e forse un giorno di ritornare. Altre mete erano il Canada, l’Inghilterra, la Svizzera, la Germania e il Belgio. Non erano forse poveri italiani la maggior parte delle vittime della miniera di Marcinelle?

Non tutti ebbero fortuna, molti perirono nel viaggio, altri furono vittime di incidenti sul lavoro, di altri ancora si persero le tracce. Trenta milioni sono un’intera nazione, circa la metà della popolazione attuale dell’Italia, il più grande esodo della storia moderna.

Eppure sembra che ci siamo dimenticati di tante cose, soprattutto del nostro passato, di questo flusso di esseri umani che chissà con quale stretta nel cuore un giorno hanno lasciato il loro paese, ingrato, per cercare un futuro migliore.

Ora, da un po’ di tempo, accade un fenomeno opposto, nel senso che l’Italia è diventata terra di immigrazione, con torme di altrettanti disperati che giunge con qualsiasi mezzo nel nostro paese che sembra impreparato ad accogliergli, pur avvertendo il bisogno di quelle braccia, perché chi cerca fortuna ha da offrire solo la forza del proprio corpo.

L’immigrazione è per lo più clandestina e anche se apparentemente contrastata è quella più redditizia per certi nostri sciagurati compatrioti che approfittano ignobilmente dell’illegalità dell’ingresso, con lavori ben poco pagati, con sfruttamento bestiale, proprio di una nuova schiavitù. Ci sono stati dei servizi giornalistici che hanno dimostrato che addirittura non sono infrequenti sparizioni, facilitate dal fatto che chi ufficialmente non c’è è come se non esistesse.

Ma anche quelli entrati legalmente non hanno vita facile, con l’umiliante iter dei rilasci e proroghe dei permessi di soggiorno, concepiti e realizzati talmente male al punto che è frequente il caso che il documento di rinnovo venga rilasciato con la data di validità già scaduta.

Fanno lavori, in genere, che noi non vogliamo più fare e quindi sono utili per la nazione, eppure vengono ostacolati dalla burocrazia, penalizzati da affitti esosi e perfino emarginati socialmente.

Inoltre, si fanno ricadere su di loro colpe che non hanno, oppure hanno solo in parte.

Come si fa a insinuare che l’insicurezza sia causata dagli immigrati, soprattutto quelli entrati illegalmente, quando i dati della polizia contrastano con queste affermazioni?

Come si fa a scagliare una pietra per colpe presunte quando ci si dimentica delle nostre?

L’Italia vanta il poco invidiabile primato di avere la più ramificata e potente delinquenza organizzata, e ciò grazie a mafia, ndrangheta, sacra corona unita e camorra, che sembrano sempre sconfitte, ma poi si rigenerano come l’Idra di Lerna. Abbiamo un altro poco invidiabile primato: siamo al 55° posto nella graduatoria della corruzione, vale a dire che da noi è la norma.

Sogno un giorno in cui potremo finalmente tendere la mano a questi affamati, vittime degli effetti mostruosi della globalizzazione. Aiutare uno che ha bisogno, che ha lasciato il suo paese e i suoi affetti è in fondo aiutare anche noi, riscoprire che in fondo all’anima non c’è solo il buio.

Sogno anche un incontro di culture, con la possibilità di riapprendere da un altro essere umano valori ormai desueti, quali l’amore per la propria comunità e la famiglia, per non parlare di quella letteratura popolare fatta di tradizioni, di saghe, che nel farci scoprire un mondo nuovo e diverso, più genuino, ci aiuti a ricordare il nostro passato, oggi ignorato come se non fossimo mai esistiti.

 

    

 

 

NOTIZIARIO

Notiziario

di Titty Cerquetti

E’ pronto un decreto legge che imporrà al vincitore del Superenalotto di acquistare Alitalia. Nel caso in cui non sappia cosa farsene, potrà sempre sostituire i nani da giardino con gli aereomobili rimasti in dotazione alla compagnia di bandiera. Non sono marcianti (mancanza di carburante) e un pochino ingombranti, ma volete mettere il figurone che farete durante i barbecue? Soddisfatto il sindacato delle hostess e degli asssitenti di volo (adoriamo le braciole e le salsiccie), contrario quello dei piloti: vogliamo due wurstel a testa altrimenti blocchiamo tutto.

La prossima edizione di Telethon avrà come sottotitolo “24 ore per la borsa” e tutto il denaro raccolto sarà devoluto in beneficienza alle banche italiane. Istituito anche il numero per gli sms che costeranno due euro di cui uno andrà alle suddette banche e uno in un fondo pensione per gli amministratori delegati degli istituti di credito più in crisi. Al vaglio anche un’ipotesi di vendita di arance nelle piazze italiane per il povero miliardario russo Abramovich, che non può sposarsi a causa delle perdite avute ultimamente in borsa (170 milioni in due giorni). La fidanzata si è dichiarata disposta a rivendere l’anello di fidanzamento e questa notizia ha spezzato il cuore di Berlusconi, pronto a tutto pur di non costringere la ragazza ad un tale penoso sacrificio. Prevista una presenza della coppia a “Paperissima”, con adeguato cachet.
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Firenze, quote rosa nella toponomastica: metà delle strade intitolate alle donne Delibera del Comune: hanno votato sì Pd, la Sinistra e Rifondazione, contrari Comunisti italiani e Verdi

Su 200 nominativi già selezionati, solo 12 sono personaggi femminili

Firenze, quote rosa nella toponomastica: metà delle strade intitolate alle donne
Delibera del Comune: hanno votato sì Pd, la Sinistra e Rifondazione, contrari Comunisti italiani e Verdi

Fonte: Corriere.it

FIRENZE - Non è mai stata una femminista Lucia Matteuzzi, consigliera comunale del Pd. Quando però ha visto l’ultimo elenco della commissione toponomastica, con la lista dei personaggi fiorentini illustri pronti a donare il loro nome a strade e piazze, si è indignata. Su duecento nominativi solo dodici erano donne, tra queste Oriana Fallaci e addirittura Beatrice Portinari, l’amata di Dante, dimenticata da più di settecento anni. Allora la consigliera Lucia, 61 anni, ex commerciante (lavorava nella pasticceria di famiglia), ha presentato una proposta di delibera affinché anche la toponomastica della città fosse paritetica tra generi. «Dedichiamo il 50 per cento di strade e piazze a personaggi femminili», ha chiesto fiera la Matteuzzi. Accontentata.
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«Le donne in rosso attraggono i maschi»: lo dimostra uno studio dell’Università americana di Rochester, New York

Per i ricercatori la tinta scarlatta è associata all’istinto primario del sesso

«Le donne in rosso attraggono i maschi»
Lo dimostra uno studio dell’Università americana di Rochester, New York

Fonte: Corriere.it

MILANO - Gene Wilder lo aveva già fatto capire nel 1984, perdendo la testa per una Kelly LeBrock di rosso vestita nella scena clou de «La signora in rosso». E adesso è arrivata anche la conferma della scienza: gli uomini impazziscono per le donne vestite di rosso. Altro che tubino nero, dunque. È, invece, la tinta scarlatta a far scattare l’attrazione, perché quel colore è associato all’istinto primario del sesso.
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A Saviano lo vogliono ammazzare

A Saviano lo vogliono ammazzare

riflessioni di Giuseppe Iannozzi

Gomorra col tempo avrà lo stesso destino del Codice Da Vinci di Dan Brown, ma solo se il libro di Saviano sarà molto ma molto fortunato, cosa che non credo affatto. Ma non si sa mai.

Il libro di Saviano, Gomorra, come già ripetuto sino alla noia, è una minestrina riscaldata, e mi stupisce che la Camorra se la sia presa tanto. Mi stupisce sul serio. Non mi stupisce che se la siano presa invece con Saviano, perché per colpa o destino, ha finito con l’essere su tutti i mass-media e questo posso capirlo: alla Camorra dà fastidio che si parli di Saviano. Non sono dunque i contenuti di Gomorra a dar fastidio, bensì l’autore.

Il punto è che la Camorra ce l’ha con Saviano e non tanto con il libro, che sarebbe passato inosservato a tutti non fosse stato che l’ha pubblicato Mondadori. Ma vuoi che la Camorra s’incazzi con la Mondadori che è di Berlusconi? No, troppo difficile. C’è però Saviano e con lui se la prende. Ed è in tal senso che la mia solidarietà c’è verso Roberto Saviano, perché nessuno, e ripeto nessun cittadino, dovrebbe mai essere minacciato di morte.

Il solo nome Mondadori è di per sé una dichiarazione di “potere editoriale”, anche se le copie sono 5000 all’inizio. Per gli esordienti un editore quand’è in vena di esagerazioni arriva a 2000 copie. A Gomorra bastarono e avanzarono come trampolino di lancio 5000 copie sotto l’egida di Mondadori/Berlusconi.

Paolo Giordano non era uno sconosciuto, non in Mondadori; né lo era Roberto Saviano, che aveva ed ha dietro Nazione Indiana e chi ruota intorno ad essa… cioè un sacco di nomi e di giornalisti più o meno affermati e potenti. Per farla breve, è la solita vecchia storia: con certi editori pubblichi solo per conoscenze, perché c’hai l’aggancio, e mai per quella cosa caduta ahinoi in disuso che è la meritocrazia, altrimenti Wu Ming 5 e altri tipetti così non dovrebbero passare manco per il buco della serratura d’un editore.
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Ratzinger a Pompei Non una parola sulla Camorra

Ratzinger a Pompei
Non una parola sulla Camorra

a cura di Giuseppe Iannozzi

Ratzinger attacca senza mezze misure l’anticlericalismo contro la Chiesa. E non pronuncia una sola volta la parola «camorra». Il pastore tedesco si trova in visita al santuario della Beata Vergine del Rosario a Pompei: ha celebrato una messa sul sagrato davanti a trentamila persone, dimenticando le urgenze della regione Campania con la scusa della spiritualità.
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Valerio Evangelisti sindaco di Bologna?

Valerio Evangelisti sindaco di Bologna?

[...] Il mito dell’efficienza genera paura, nevrosi e malumore. Non aver paura del caos permette di guardare al futuro con un certo divertimento: per questo chiedo a Valerio Evangelisti di candidarsi a sindaco di Bologna, e ai partiti di sinistra di smettere di rincorrere il PD e di appoggiarlo. [...]

La proposta arriva da qui ed è stata segnalata anche qui.

E magari il vice potrebbe essere il brigatista Cesare Battisti !
Ed io sono a dir poco terrorizzato.

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La società seducente

La seduzione

Seduzione

Seduzione

di Kristalia
Seduzione è un termine spesso abusato, che nell’accezione comune fa pensare a persone con qualità carismatiche notevoli e positive.

In realtà, la parola seducere viene dal latino e significa sviare.

Secondo Ferruccio Calonghi - il Dizionario Latino Italiano edito da Rosenberg e Sellier - seducere significa: 1) condurre e/o trarre qualcuno in disparte; ovvero per traslato 2) sviare, trarre a sé; 3) separare, dividere, disgiungere; 4) allontanare; 5) sedurre, corrompere, traviare.
Certo, difficilmente il significato di un termine astratto resta inalterato nel corso del tempo.
E allora raddoppio: (af)fascinare, affascinante, e affini, derivano da fascinum, ovvero malìa, incantesimo, ma anche membro virile.
Cosa lega le due famiglie di parole (sedurre e (af)fascinare) nell’italiano contemporaneo? Direi un senso di indeterminatezza, di mistero, di oscurità, a causa del quale ci muoviamo, o meglio, siamo condotti (ducere) verso qualcuno o qualcosa. E poco conta se la bellezza, specie quella femminile, è cosa ben comprensibile: sempre misteriosa in fondo rimane. Per non parlare della seduzione o addirittura del fascino …

La seduzione è il ricorso ad una falsa dichiarazione, falsa promessa per indurre un’altra persona a fare quello che altrimenti non avrebbe fatto.

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Saviano denuncia: “Io, prigioniero di Gomorra, andrò via dall’Italia, almeno per un periodo…”

Saviano denuncia: “Io, prigioniero di Gomorra,
andrò via dall’Italia, almeno per un periodo…”

«Andrò via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà… Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido - oltre che indecente - rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me.
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Viviamo in una zona sessuale crepuscolare

È il titolo di un articolo di Paul Sheehan che affronta il tema della sessualità pre-adolescenziale, ispirandosi al film  Towelhead rinominato Nothing is private (NIente è privato) di Alan Ball.  Film tratto dall’omonimo libro di Alicia Erian.

È un film che sta generando molto scalpore negli Stati Uniti, perché ritrae una realtà  che, con ogni evidenza, gli adulti non vogliono conoscere.

La protagonista del film, Jasira Moroun, pur avendo soltanto 13 anni, ha già scoperto l’orgasmo ed è determinata a non fermarsi a quell’unica esperienza.  È una ragazzina sensuale e curiosa, sessualmente attiva, ma, al tempo stesso, innocente, nonostante la malizia.

Non è una vittima, “Lei va dove il suo corpo e i suoi desideri la portano”.

Figlia di un padre mediorientale e una madre occidentale, dopo la separazione dei genitori, trascorre gli ultimi tre anni con il padre, manesco.  Jasira è dunque sola, desidera l’amore, e per averlo, è disposta a qualunque concessione. Scopre che il sesso è il mezzo rapido per sedurre gli uomini adulti ed ottenere le loro attenzioni.

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Mio marito Raymond Carver obbligato a essere minimalista, «Fu vittima del suo implacabile editor Gordon Lish»

Il caso A vent’ anni dalla morte, Tess Gallagher vuol rendere giustizia alla memoria dello scrittore. E accusa il «protezionismo» di New York

Mio marito Raymond Carver obbligato a essere minimalista «Fu vittima del suo implacabile editor Gordon Lish»

di Farkas Alessandra

Fonte: www.corriere.it
su segnalazione di Chiara Perseghin (Dalle prime battute)

NEW YORK - Quando uscì in America nell’ aprile del 1981, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore fu osannato come un capolavoro dai critici. La New York Times Book Review gli dedicò la prima pagina - una rarità per un libro di racconti - lodando la maestria con cui Raymond Carver aveva saputo ridurre la storia e le parole al minimo essenziale e salutandolo come «il capostipite del minimalismo letterario americano». Ventisette anni più tardi la moglie ed esecutrice testamentaria dello scrittore scomparso nel 1988, Tess Gallagher, si è imbarcata in una appassionata crociata per rendere giustizia alla memoria letteraria di uno degli autori più influenti e imitati della sua generazione. «Ray non era affatto un minimalista e anzi odiava quell’etichetta», racconta la Gallagher, apprezzata poetessa con all’attivo oltre una dozzina di libri tra cui Al Saloon della Donna Gufo, Io e Carver e Spontaneamente, curati in Italia dal traduttore di Carver, Riccardo Duranti. Quello che nei campus americani viene ancora oggi venerato come «il maestro della scrittura lineare e cesellata» e il «teorico dell’omissione», secondo la Gallagher non è affatto tale. «Ray fu per anni vittima dell’implacabile forbice imposta dal suo editor, Gordon Lish - spiega -, che dimezzò il manoscritto di Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, cambiando titoli e riscrivendo pagine intere. Lish ha stravolto non solo la prosa - aggiunge -, ma anche il tono e l’anima del libro». L’ anno prossimo la Gallagher darà alle stampe la versione originale del manoscritto, Beginners, - dal titolo scelto da Carver - (in Italia sarà pubblicato in primavera da Einaudi) in quello che si profila già come uno degli eventi editoriali più importanti degli ultimi anni. Ma prima ancora di arrivare in libreria Beginners ha scatenato un putiferio nell’ editoria Usa, che all’ inizio ha fatto quadrato contro la Gallagher, tacciata di essere «una pazza, fissata di riscrivere la storia della letteratura». «Ho osato ribellarmi ai colossi Knopf e ICM», afferma la scrittrice. «L’ industria newyorchese del libro è chiusa e protezionista e mi ha fatto la guerra». Ma lei non si è arresa. Nel dicembre dello scorso anno il New Yorker ha pubblicato uno dei racconti pre-censura di Beginners, insieme a una pagina del manoscritto massacrata dai tagli drastici di Lish e a una serie di lettere inviate allo stesso Lish da Carver per deplorare ciò che definisce «le tue amputazioni chirurgiche». A dare una mano alla Gallagher nel difficile compito di riportare alla luce l’ opera carveriana originale sono William Stull e la moglie Maureen Carroll, entrambi docenti di letteratura alla Hartford University.
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Scontri durante Italia-Bulgaria: inni al Duce, croci celtiche, saluti romani

Scontri durante Italia-Bulgaria
Inni al Duce, croci celtiche, saluti romani

a cura di Giuseppe Iannozzi

Cinque italiani in stato di fermo a Sofia dopo i disordini scoppiati prima e durante la partita Bulgaria-Italia. Stando ad alcune fonti diplomatiche i tre tifosi sono stati fermati per «vilipendio alla bandiera» bulgara. Dopo aver visionato i filmati del match, dove si vede appiccare il fuoco allo stendardo bulgaro sugli spalti dello stadio di Sofia, gli inquirenti hanno individuato i presunti responsabili, è quindi scattato per tutti lo stato di fermo.

Il ministro della Difesa italiana, Ignazio La Russa: «Se fossi stato lì mi sarei vergognato. Non c’è nessuna giustificazione storico-politica per questa gente, sono solo maldestre esibizioni muscolari».
Per Pina Picierno (PD), ministro delle politiche giovanili del governo ombra del Pd, «le scene a cui abbiamo assistito sono inquietanti. Svastiche e braccia tese al seguito della nazionale, scontri dentro e fuori lo stadio animati da estremisti nazifascisti italiani e bulgari: uno scenario veramente preoccupante. Sabato sera abbiamo avuto la chiara evidenza che non si tratta solo della presenza di frange o di gruppuscoli politicizzati ma che il tifo calcistico, per sue peculiarità, presenta in maniera lampante dinamiche in atto nella nostra società. Ci troviamo di fronte ad una internazionale nera degli ultrà, un fenomeno davanti al quale non si può fare finta di nulla, e che richiede interventi decisi a cominciare dal divieto di accesso agli stadi. Qui non si parla di singoli tifosi ma di persone e gruppi organizzati che sfruttano il calcio per dar sfogo alla violenza politica e xenofoba che anima i loro atti».
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Benigni incontrò Ratzinger e se lo fece in piedi lì sul momento

Benigni incontrò Ratzinger
e se lo fece in piedi lì sul momento

di Giuseppe Iannozzi

Maremma maiala, non riesco più neanche a incazzarmi come dio comanda in una società sempre più sprofondata in un cattolico conformismo, dove ci si vende a prezzi d’inflazione. Non vale manco la pena d’attaccar briga: tanto oramai il diavolo, anzi il piccolo diavolo beve l’acqua santa direttamente dal vespasiano… cioè dall’acquasantiera vaticana. Non ci sono misteri da risolvere: ieri Roberto Benigni abbracciava e dondolava Enrico Berlinguer, oggi Joseph Ratzinger. Ogni tanto gli scappa pure di dondolare Pippo Baudo. Ma chi ride? Non io.
Il dubbio sorge spontaneo: è ancora possibile ridere insieme a un Benigni che si dà un po’ a Baudo e un po’ a Ratzinger?
Io non riesco a ridere e non me la sento neanche di piangere, perché tanto era scritto che doveva finire così, a tarallucci e vin santo.
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Joseph Ratzinger si lamenta come un ossesso

Joseph Ratzinger si lamenta come un ossesso
“Molti fedeli non ci seguono”

di Giuseppe Iannozzi

“I metodi contraccettivi che impediscono la procreazione di figli snaturano il senso ultimo del matrimonio”. Benedetto XVI, in un messaggio inviato ad un congresso sui 40 anni dell’ Humanae Vitae (l’enciclica con cui Paolo VI proibì l’uso della pillola), in corso a Roma, torna a battere con obsoleta insistenza sui temi della vita. Per fortuna nostra, dell’umanità tutta, è costretto ad ammettere che, sul tema della contraccezione, molti fedeli “trovano difficoltà” a comprendere gl’insegnamenti della Chiesa cattolica. E vorrei ben vedere: se si dovessero seguire gli inviti del Vaticano, a quest’ora l’umanità sarebbe sull’orlo d’un collasso. Però, ad esser sinceri, anche senza guardare al Vaticano, l’umanità è più di là che di qua: qualcuno si è mai chiesto quante giovani anime innocenti muoiono ogni giorno di fame, per colpa d’una guerra non loro, per carestie naturali o provocate dall’uomo?
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Ramona Badescu con Alemanno per promuovere la Romania in Italia

Ramona Badescu con Alemanno
per promuovere la Romania in Italia

a cura di Giuseppe Iannozzi

Il 9 ottobre all’Auditorium di Roma Ramona Badescu presenterà uno spettacolo che prevede la contemporanea presenza sul palco di artisti italiani e romeni. L’iniziativa mira a favorire la conoscenza dell’arte e della tradizione romena da parte dei cittadini italiani.

Ramona Badescu, attrice, nata a Craiova nel 1968, è laureata in Economia e Commercio.
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