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Un palazzo, gli scheletri e il cronista - di Remo Bassini

“Un libro che sento un po’ mio. Lo lessi per primo in una notte d’estate…
Stefania Nardini mi raccontava Napoli, da giornalista, con influenze tondelliane”

Un palazzo, gli scheletri e il cronista

Con la prefazione di Antonio Ghirelli sarà in libreria dall’11 dicembre

di Remo Bassini * (fonte: La Tribuna, 30 novembre 2008)

“Un palazzo. Non è che un vecchio palazzo. Di quelli fine Ottocento, come ce ne sono tanti a Napoli.
Perché lo chiamano il “Palazzo degli scheletri”?
La gente lo ha ribattezzato così per una storia che risale a un po’ di anni fa. Una storia degli anni settanta, di un’Italia e di una Napoli fine Novecento. Quando c’erano i cronisti che facevano il mestiere.
Un mondo che sembra essersi dileguato divorato dal tempo, e che invece in questa città è ancora vivo. Nonostante tutto…”
“Dotto’ currite! Venite ‘ccà. A via Duomo! Venite subito!”.
Bettona, agosto del 2007. Direttamente da Vercelli, città in cui vivo, sono ospite di Stefania Nardini e di Ciro Paglia. Sto con loro per tre giorni, poi le mie briciole di ferie, dieci giorni all’anno, proseguiranno nel Salento, in Puglia. Mi piace Bettona, profuma di Umbria, dalla casa di Ciro e Stefania s’intravede Assisi, profuma di Toscana: basta un’ora di macchina e sono a Cortona, il paese dove sono nato.
M’incantano sempre il verde e il cielo tosco-umbro, ma nell’agosto del 2007, lì a Bettona, sono per ore e ore e ore incantato da altro: da Ciro Paglia.
Io sono uno scrittore e sono anche il direttore di un piccolo, ma radicato, giornale di provincia, La Sesia di Vercelli, fondata nel 1871.
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Gli scheletri di via Duomo Stefania Nardini - Tullio Pironti Editore

Gli scheletri di via Duomo
Stefania Nardini - Tullio Pironti Editore

«Un palazzo. Non è che un vecchio palazzo. Di quelli fine Ottocento, come ce ne sono tanti a Napoli. Perché lo chiamano il “Palazzo degli scheletri”? La gente lo ha ribattezzato così per una storia che risale a un po’ di anni fa…».

Dall’11 dicembre 2008 è in libreria

Questo è un libro delizioso per tre motivi. […]
Il primo motivo, naturalmente, si identifica con il “giallo” intrinseco del racconto di Stefania Nardini: la storia che il protagonista, un cronista di “nera” del «Mattino» di parecchi anni fa, racconta con infernale abilità, a pezzi e bocconi, arrivando alla rivelazione della verità soltanto nelle ultimissime righe del romanzo ma attraverso una serie incessante di indagini, di illazioni, di cantonate, di intuizioni, di scoperte che sembrano dover culminare in una colossale delusione e che invece, quasi casualmente o se preferite miracolosamente, si traducono nella convincente ricostruzione finale di un duplice delitto che sta dietro al ritrovamento dei famosi “scheletri di via Duomo”, una grande strada napoletana, non a caso vicinissima a quella ancora più famosa, anzi famigerata, che è Forcella. […]
Ma è il terzo motivo che rende il libro delizioso: la scrittura.
Stefania scrive con la dinamite e impagina a modo suo, strapazzando il periodo ma esaltando la sintassi e la lingua, anche se questo suo racconto sembra tradotto dal dialetto napoletano […] perché descrive in buona lingua nazionale il sentimento, la furberia, l’amore, la pietà, la malinconia, la menzogna, l’imbroglio, che hanno fatto la fortuna della canzone, della poesia, del teatro, della musica napoletani. Stefania racconta le strade, i negozi, le abitudini, la sfrontatezza e la dolcezza del nostro temperamento, ma attenzione, lo fa di sfuggita, senza esagerare, senza indugiare, con la massima naturalezza.
Io confesso di essermi divertito e spero che anche il cortese lettore si diverta.
(dalla Prefazione di Antonio Ghirelli)

Stefania Nardini, giornalista e scrittrice, è una romana innamorata anche delle due città dove ha vissuto: Napoli e Marsiglia. Vive tra l’Umbria e la Provenza. È autrice di Roma nascosta (Newton Compton, 1984) e del romanzo Matrioska, storia di una cameriera clandestina che insegnava letteratura (Pironti, 2001). Con questo libro è stata la prima autrice italiana contemporanea tradotta in Ucraina. Ha fondato con Giulio Mozzi “Vibrisselibri”. Alcuni suoi racconti sono pubblicati su riviste letterarie e sulla rete Internet. Cura la pagina Scritture & Pensieri per il quotidiano dell’Italia centrale «Corriere Nazionale».

Gli scheletri di via Duomo - Stefania Nardini - Tullio Pironti Editore - 144 pagg. - ISBN 88-7937-486-9 - € 10

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Pentiti di niente. Antonella Beccaria. Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri

Pentiti di niente
Antonella Beccaria

È appena uscito un libro importante, firmato da Antonella Beccaria, una delle nostre giornaliste più attente e preparate sui temi, mai del tutto chiariti, del terrorismo e dei tanti misteri del Bel Paese:

Pentiti di niente
Il sequestro Saronio, la banda Fioroni e le menzogne di un presunto
collaboratore di giustizia
Prefazione di Valerio Evangelisti
216 pagine - ISBN 978-88-6222-049-1
Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri - Collana Eretica
Libro rilasciato con licenza Attribuzione – Non commerciale – Non opere
derivate 2.5

Un rapimento che deve finanziare la lotta armata e che finisce con la
morte dell’ostaggio, Carlo Saronio. Un manipolo di sedicenti
rivoluzionari che, una volta ottenuti i soldi del riscatto e scesi a
compromessi a destra e a sinistra, gioca come se fosse una qualunque
banda di malavitosi e non persone con una forte impronta politica come
coloro che provenivano dal gruppo d’azione di Potere Operaio e dai Gap
di Giangiacomo Feltrinelli. Un improbabile pentito del terrorismo,
Carlo Fioroni, che afferma di voler collaborare con la giustizia e
invece inventa un castello di accuse contro gli ex compagni, primo tra
tutti Toni Negri, e li manda sotto processo. Sono questi gli elementi
di una storia che attraversa gli Anni Settanta e che si svolge tra la
Lombardia, la Svizzera e l’Emilia Romagna. Una storia di ideali
traditi, amici doppiogiochisti e delitti che si concluderà con la
concessione ad assassini e sequestratori dei benefici previsti dalle
leggi sulla dissociazione dalla lotta armata: pochi anni di carcere e
poi di nuovo la libertà per eclissarsi lontano, all’estero.

- Scheda del libro:
http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-049-1/antonella-beccaria/pentiti-di-niente.html

- Licenza di rilascio:
http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/legalcode

- Download dell’interno:
http://antonella.beccaria.org/libri/pentiti_di_niente.pdf

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Intervista a Antonella Piperno e Piero Valesio. E vissero felici e lontani. Giulio Perrone Editore

Intervista a
Antonella Piperno e Piero Valesio

a cura di Chiara Perseghin

Protagonisti dell’intervista di questo mese sono due PAD. Non conoscete questa sigla? Bene, allora seguitemi in questa intervista alla quale Antonella Piperno e Piero Valesio hanno accettato di rispondere. Scoprirete così il significato di PAD e troverete sicuramente l’ennesino libro da comperare: la loro prima fatica letteraria “E vissero felici e lontani.”

1) Ciao Antonella e Piero, grazie di avere accettato il mio invito. Per cominciare raccontateci qualcosa di voi. Chi è Antonella Piperno e chi è Piero Valesio?

Antonella è una romana 46enne, mai sposata, niente figli, che lavora nella redazione romana di Panorama occupandosi di attualità e costume e nel tempo libero si precipita a giocare a tennis, sua passione da sempre. Piero è un 46enne torinese con un matrimonio alle spalle, un figlio 15enne, che lavora a Tuttosport dove segue tennis, motori e cura una rubrica di critica tv. E’ anche lui un giocatore appassionato di tennis e firma una rubrica di «fantatennis» su Tennis italiano. Questo, per tutti e due, è il primo libro.
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Il muro dell’apparenza, di Sabrina Campolongo

Il muro dell’apparenza
di Sabrina Campolongo

Edizioni Historica – Il Foglio Letterario
www.historicaweb.com
info@historicaweb.com
Narrativa romanzo giallo
Pagg. 219
ISBN: 978-88-903572
Prezzo: € 12,00

Giulia Campi è un commissario di polizia che vuole chiudere con il passato, amareggiata, delusa per il tradimento del suo uomo, al punto di farsi trasferire da Milano a Sparàgi, in Sicilia.
Qui troverà collaboratori prevenuti, come del resto lo è lei stessa, e avrà il difficile compito di giungere alla soluzione di un efferato delitto, scontrandosi con due realtà: ciò che appare e ciò che veramente è.
Sulla trama, trattandosi di un giallo, non dirò altro, limitandomi solo a segnalare che la vicenda è veramente avvincente.
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Saviano denuncia: “Io, prigioniero di Gomorra, andrò via dall’Italia, almeno per un periodo…”

Saviano denuncia: “Io, prigioniero di Gomorra,
andrò via dall’Italia, almeno per un periodo…”

«Andrò via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà… Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido - oltre che indecente - rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me.
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Oggi il massimo premio per la letteratura. Segreti da Nobel Intrighi a Stoccolma

Oggi il massimo premio per la letteratura
Segreti da Nobel Intrighi a Stoccolma
Da Tolstoj a Fo: retroscena, polemiche e tic

A Horace Engdahl, segretario permanente dell’Accademia di Svezia, gli scrittori americani non piacciono affatto: li giudica «isolati e provinciali ». Del resto anche l’inglese, come lingua letteraria, non lo convince: «per niente universale», l’ha definita di recente. E se la pensa così il giovane Horace (sessantenne, ma giovane secondo i parametri degli ambienti Nobel, una certa somiglianza con l’attore Hugh Grant), c’è da temere che anche quest’anno il grande Philip Roth resti a bocca asciutta.
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Anna Lamonaca. Dipinti d’anima. Intervista all’autrice. Graus editore

Anna Lamonaca
Dipinti d’anima

a cura di Giuseppe Iannozzi

1. E’ giusto dire che un libro si giudica dalla copertina?
“Dipinti d’anima” reca in copertina una tua illustrazione molto colorata. Iniziamo da qui: al centro dell’immagine un cuore rovesciato a goccia, in pratica una lacrima che scende da un occhio essenzialmente nero. Un disegno naif, e tutt’intorno spicchi colorati. Perché questo disegno per la tua nuova raccolta di poesie?

No, non credo sia giusto dire che un libro si giudica dalla copertina, sarebbe come fermarsi all’apparenza; comunque resta il fatto che anch’essa ha una sua importanza. La copertina di Dipinti d’anima è una mia illustrazione, rappresenta un viso, è un arlecchino, un personaggio in sé per sé comico, che appartiene al carnevale, indossa una maschera che è fatta di mille colori, ma è pur sempre una maschera che non svela la sua vera natura, infatti dal suo occhio scivola una lacrima a forma di cuore rovesciato. Il nostro arlecchino sta piangendo e piange per un qualche dolore che lo ha messo “sottosopra” e gli ha capovolto l’anima. Nel cuore ci sono mulinelli e vortici che rappresentano metaforicamente la tristezza, i problemi che lo avvolgono. Ma nel mezzo di quei vortici irrompe un sole, perché a mio avviso dal dolore nasce sempre qualcosa di positivo. Per cui possiamo essere persone sorridenti e recare dentro di noi un dolore, ma non è detto che da quel dolore non possa nascere qualcosa di bello! Con questo disegno e un po’ con tutto il libro ho voluto sottolineare l’ambivalenza della vita perché secondo me in ogni cosa si nasconde esattamente il suo contrario!

2. “Qual è delle parole il destino?/ Quale il significato?”: sono questi versi di una tua poesia, “Il significato delle parole”. Vorrei dunque che mi rispondessi alle domande che tu stessa formuli in poesia.

E’ difficile rispondere a queste domande, io credo che siano domande destinate a restare senza risposta! Ma posso dirti in tutta sincerità che chiunque scriva ogni tanto si è posto questi interrogativi. Scrivere significa giocare con le parole, dargli il giusto ordine, la giusta misura legarle ad un messaggio. Chi scrive ha una certa responsabilità perché in quel momento sta dicendo qualcosa. Viviamo in un mondo che ci sommerge di parole, da quando ci svegliamo al mattino a partire dalla tv, alla radio, ai giornali, ad internet veniamo tartassati da ogni tipo di notizia. Ogni giorno siamo bombardati di parole e viene giusto interrogarsi su quale sia il loro vero significato! E’ importante dare il giusto peso alle parole, comprenderne il loro vero messaggio, quello nascosto tra le righe, anche quello non detto che è racchiuso in uno sguardo, in un gesto, in una carezza. A mio avviso per imparare a comprendere in significato delle parole bisognerebbe imparare ad ascoltare il silenzio!

3. Scrivere comporta, tra le altre cose, la capacità di analizzare i propri sentimenti in profondità per farne emergere l’essenza. Una lirica ben scritta, che sia di piena consapevolezza, potrebbe racchiudere in sé un romanzo intero, quello d’una vita. Sei d’accordo? Se sì, motiva la tua risposta.

Concordo pienamente, ogni scritto che sia in poesia o in prosa racchiude una sorta di “romanzo”, raccoglie tasselli di una vita che è quella di chi sta scrivendo. Dipinti d’anima è la vita di Anna L. raccolta in un insieme di “quadretti”. Tasselli di un puzzle da ricomporre attraverso lo scorrere dei versi. Ogni poesia racchiude le sue emozioni, i sentimenti, gli stati d’animo, i profumi e le persone che ha incontrato, le gioie o i dolori che ha vissuto sulla sua pelle, nella sua essenza.
Ogni poesia è però particolare ed universale perché la vita e le emozioni che racconta diventano emozioni di chi legge e si rispecchia nelle parole.
Quindi ogni lirica “è il romanzo intero dei sentimenti comuni”.

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La moglie di Maometto agita gli Usa

La moglie di Maometto agita gli Usa

Timori di rappresaglie contro l’autrice e gli editori de «Il gioiello di Medina», in uscita a giorni

NEW YORK (Stati Uniti) – Prima ancora di uscire lunedì, un romanzo su una delle mogli di Maometto, la giovane A’isha, ha destato scandalo nella comunità islamica d’America, e ha spinto i suoi gruppi estremisti a minacciare rappresaglie. All’inizio della settimana, dopo che la sede della sua corrispondente londinese era stata incendiata, la casa editrice, la Beaufort books di New York, è rimasta chiusa per timore di attentati, e questo week end è presidiata dalla polizia. Un caso analogo a quello dei “Versi satanici” di Salman Rusdhie del 1998, che indussero gli ayatollah in Iran a condannarlo a morte, condanna mai eseguita.

«MAOMETTO PROGRESSISTA» - L’autrice del romanzo, Sherry Jones, una giornalista di Spokane nello stato di Washington, sostiene che esso traccia un ritratto positivo di Maometto, e di non avere perciò paura: «Per i suoi tempi - ha dichiarato - il profeta fu progressista, rispettò le donne e fece molto per loro». Ma la sua interpretazione del rapporto amoroso tra Maometto e A’isha, una femminista anti litteram, pare avere destare le ire dei fedeli dell’Islam. Il romanzo, «Il gioiello di Medina», racconta delle vicende della Arabia del settimo secolo dal punto di vista di A’isha, una giovane donna indipendente, in lotta con la dominante cultura maschilista, e contiene accese pagine di sesso.

CASA EDITRICE IN FUGA - Una delle più note case editrici americane, la Random House, doveva pubblicarlo il 12 agosto, ma vi rinunciò alcuni mesi prima a causa delle minacce ricevute dai gruppi estremisti islamici. Scoppiò una polemica in cui intervenne anche Rushdie chiedendo che il libro venisse pubblicato da altri, e la Beaufort books se ne assicurò i diritti. Adesso ne ha anticipato l’uscita di una settimana per dimostrare che non denigra Maometto. Ha affermato Eric Kampmann, il suo direttore: «Non è una critica della religione islamica, il libro è già in vendita in qualche altro paese, a esempio in Serbia, ed è stato ben recensito». Nulla a che vedere con le vignette dissacranti del profeta comparse su un giornale che scatenarono torbidi in Danimarca.
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Gaja Cenciarelli nuda per la prima volta ha già pronto un servizio fotografico per The Rolling Stones

Gaja Cenciarelli nuda per la prima volta
ha già pronto un servizio fotografico
per The Rolling Stones

Gaja Cenciarelli nuda.
Anche lei alla fine ha ceduto al pari di altre sue colleghe scrittrici e blogger, come Isabella Santacroce e Melissa P.
Gaja Cenciarelli, 40 primavere, per la prima volta si mostra senza veli per la gioia dei suoi fan.
Donna un po’ timida ma carnale, ha dichiarato: “Ho deciso di posare nuda perché ho ancora un bel corpo. Volevo condividere un po’ di bellezza con chi mi ama.”
Abile mossa pubblicitaria?
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