14 luglio, storico sciopero della blogosfera: tutti zitti, tranne uno
Pubblicato da Maria Luisa Brandi
Diritto alla rete: come aderire allo sciopero dei blogger contro il decreto Alfano
a cura di Maria Luisa Brandi
Qualche tempo fa, è accaduto anche al mio blog di subire un attacco da chi brandisce già la spada di una legge non ancora approvata e rimandata al mittente per le revisioni, dal Presidente Napolitano.
Qualcuno ha pensato bene di venire a intimorirmi scrivendo questo commento nel post Decreto intecettazioni, rivoluzione del web? :
Dovrebbero farti chiudere questo spazio solo per le cose che scrivi! Riguarda gli ultimi 5 post e capirai da te perché non partecipa nessuno! Io intanto ho fatto una segnalazione e un disappunto agli amministratori del sito, quelli veri! Vediamo se qualcuno prende provvedimenti o se gli intenti di questa community sono solo cazzate! Continua..
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Legge sulle intercettazioni arriva lo stop di Napolitano
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il capo dello Stato convoca Alfano al Quirinale: senza modifiche niente firma
Il presidente preoccupato per i rischi di incostituzionalità. Esclusa la fiducia
Legge sulle intercettazioni
arriva lo stop di Napolitano
di LIANA MILELLA – Fonte: la Repubblica
ROMA – Irragionevole, incostituzionale, gravemente dannosa per le indagini, foriera di scontri con una stampa già pronta allo sciopero del 13 luglio. La legge sulle intercettazioni, così com’è, non va. Napolitano poteva rinviarla alle Camere e dare uno schiaffo a Berlusconi. Ma fedele al motto che “gli strappi tra le istituzioni vanno sempre evitati” (almeno fin dove è possibile), il capo dello Stato l’ha fermata prima del suo ultimo passaggio al Senato.
Con un governo pronto a mettere la fiducia come aveva fatto alla Camera. Dopo un anno di ininterrotta moral suasion, dopo aver messo in allerta Fini e Schifani, il presidente della Repubblica ha compiuto il passo definitivo, ha chiamato al Quirinale il Guardasigilli Alfano. Che arriva lesto lesto.
Poco meno di un’ora di colloquio, accanto i suoi esperti giuridici, un esordio che non consente spiragli di trattativa: “Sono molto preoccupato e turbato per la tensione che si sta creando nel mondo della giustizia e della stampa su questa legge. I miei consiglieri mi spiegano che se dovesse passare così al Senato i vizi di palese incostituzionalità mi costringerebbero a fare un passo che di certo non vi sarebbe gradito”. Il ministro della Giustizia, che si è sempre mostrato rispettoso del Colle, non tenta neppure una difesa. Alla fin fine sa che al premier questa legge non è mai piaciuta perché lui ne avrebbe voluta una molto più dura, con gli ascolti autorizzati solo per mafia e terrorismo. Nel rinviarla, soprattutto in ore in cui, per le voci su procure in azione, non vuole scontri con toghe, polizie, servizi, non soffrirà troppo. Napolitano prosegue: “È vero che avete intenzione di mettere la fiducia?”.
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Scrittori fannulloni e piagnoni urlano in rete: “Siamo i Fangio della cultura che non paga”
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Scrittori fannulloni e piagnoni urlano in rete:
“Siamo i Fangio della cultura che non paga”
di Iannozzi Giuseppe
Alcuni scrittori pretenderebbero d’essere stipendiati. Non si è ancora ben capito da chi, se dallo Stato, se da enti privati, se da entrambi….
In pratica la richiesta avanzata sembrerebbe quella che lo scrittore, o sédicente tale, oggi libero professionista, venga statalizzato e quindi pagato mensilmente dallo Stato italiano.
Che cosa chiede questo gruppuscolo di scrittori?
Non si è ben capito. Non c’è chiarezza in merito. Parrebbe che la richiesta sia: un minimo tabellare, uno stipendio simbolico garantito a vita, ogni 27 del mese.
E io non sono d’accordo.
O meglio, sono d’accordo ma solo a certe condizioni: che uno scrittore abbia venduto almeno almeno 200.000 copie per ogni titolo e che abbia pubblicato non meno di 4 titoli in edizione paperback. In pratica, dopo aver raggiunte le 800.000 copie in paperback (prezzo di copertina non superiore ai 10 € a copia) si potrebbe anche pensare di passargli uno stipendio simbolico per meriti letterari nella misura di 400/500 € mensili. Se uno scrittore, sia esso esordiente o meno, dovesse vendere già con il primo libro in paperback più di 800.000 copie avrebbe comunque diritto allo stipendio simbolico – previa approvazione da parte di una apposita Commissione esaminatrice -, perché per la legge del fatturato saremmo di fronte a un capolavorista, o a un mezzo genio che dir si voglia. Si intenda che lo stipendio (o, chiamatelo rimborso spese o come altro diavolo vi pare) sta a significare soprattutto che Tizio, ad esempio, a fronte dei suoi grandi meriti artistici merita da parte dello Stato/della società di essere incoraggiato, anche economicamente, avendo egli reso un servigio alla società civile con il lavoro del suo cervello, con la diffusione delle sue idee.
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La Gelmini non ritira il decreto, studenti e insegnanti in piazza e Berlusconi si rimangia le sue stesse parole
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

La Gelmini non ritira il decreto
Studenti e insegnanti in piazza
E Berlusconi si rimangia le sue stesse parole
di Giuseppe Iannozzi
Non è una novità, Berlusconi ha di nuovo rivoltato a suo piacimento la frittata, ma la qualità non cambia per quanti giochi di prestigio possa improvvisare con la padella bollente: la frittata è la frittata, e a rigirarla più e più volte si fa solo una figura ben misera.
Diceva il Premier Silvio Berlusconi, in data 28 ottobre 2008, durante la conferenza stampa congiunta a Palazzo Chigi, e al suo fianco il ministro Gelmini: “Non permetteremo che vengano occupate scuole e università. È una violenza, convoco Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell’ordine. Lo Stato deve fare il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle aule”. I giornalisti (di sinistra!) non possono aver interpretato male le parole del Premier, ci sono, sono registrate, sono filmate, sono andate in onda in tutta Italia.
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La Gelmini diventa Beata Ignoranza
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La Gelmini diventa Beata Ignoranza
a cura di Giuseppe Iannozzi
Dalle scuole dell’infanzia all’università, una fiumana di insegnanti, genitori e studenti della capitale si sono dati appuntamento davanti a Montecitorio per “bocciare” il decreto Gelmini, che prevede la reintroduzione del maestro unico e tagli al tempo pieno. In strada anche gli alunni più piccoli, arrivati alla chiusura delle lezioni.
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