«Le donne in rosso attraggono i maschi»: lo dimostra uno studio dell’Università americana di Rochester, New York
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Per i ricercatori la tinta scarlatta è associata all’istinto primario del sesso
«Le donne in rosso attraggono i maschi»
Lo dimostra uno studio dell’Università americana di Rochester, New York
Fonte: Corriere.it
MILANO - Gene Wilder lo aveva già fatto capire nel 1984, perdendo la testa per una Kelly LeBrock di rosso vestita nella scena clou de «La signora in rosso». E adesso è arrivata anche la conferma della scienza: gli uomini impazziscono per le donne vestite di rosso. Altro che tubino nero, dunque. È, invece, la tinta scarlatta a far scattare l’attrazione, perché quel colore è associato all’istinto primario del sesso.
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Il 40% delle coppie italiane non fa sesso
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
In fuga sono soprattutto gli uomini, che preferiscono prostitute e incontri virtuali
Il 40% delle coppie italiane non fa sesso
Rapporto presentato in occasione del congresso dei sessuologi europei.
Calo del desiderio triplicato in dieci anni
Quaranta coppie italiane su cento non fanno l’amore. È il risultato di un rapporto sugli italiani a letto disegnato da sessuologi, ginecologi e andrologi che verrà presentato in occasione del IX Congresso della Federazione europea di Sessuologia che si apre a Roma domenica.
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Sesso, gli uomini capiscono poco il linguaggio femminile
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Sesso, gli uomini capiscono poco
il linguaggio femminile
Al 68% delle ragazze è capitato di essere fraintese; un sorriso di cordialità confuso con uno ammiccante
STATI UNITI – Quando l’argomento è la sessualità, il sesso forte va in confusione e capisce fischi per fiaschi. Lo rivela uno studio condotto dall’Indiana University su un gruppo di 280 studenti (maschi e femmine, tutti ventenni), secondo il quale gli uomini tendono a sovrastimare l’interesse delle donne nei loro confronti vedendo profferte amorose anche quando queste non ci sono. Continua..
L’occhio Microsoft per studiare i comportamenti in ufficio
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
L’azienda di Bill Gates ha presentato il brevetto di un software
che monitorizza la produttività, la competenza e il benessere psicofisico
L’occhio Microsoft per studiare
i comportamenti in ufficio
fonte: La Repubblica.it
LONDRA - Il “Grande Fratello” diventa realtà. L’occhio elettronico che tutto vede e tutto controlla, immaginato da George Orwell nel suo celebre romanzo fantapolitico “1984″, potrebbe essere dietro l’angolo, se un brevetto presentato dalla Microsoft di Bill Gates verrà approvato dalle autorità dagli Stati Uniti.
Si tratta di un sistema di software capace di monitorare la produttività, la competenza e il benessere psicofisico di chi sta davanti a un computer. Il dipendente di un’azienda sarebbe collegato al proprio computer attraverso sensori senza fili, che permetterebbero ai suoi superiori di monitarne il battito cardiaco, la temperatura corporea, i movimenti, le espressioni facciali e la pressione del sangue. I sindacati britannici temono che i lavoratori potrebbero essere licenziati sulla base della valutazione data dal computer del loro stato fisiologico.
La notizia è stata data stamane in prima pagina dal Times di Londra, un cui reporter ha potuto visionare la domanda di accettazione del brevetto presentata dalla Microsoft: diciassette pagine di analisi e di grafici, che il quotidiano londinese riassume sotto il titolo “la spia in ufficio”. La Microsoft per il momento rifiuta di fare qualsiasi commento, notando che il brevetto non è ancora stato approvato e che potrebbe essere modificato prima di diventare operativo.
C’è un bambino nuovo nel cielo:”Tw Hydrae b” nato nella costellazione dell’Idra
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

C’è un bambino nuovo
nel cielo: “Tw Hydrae b”
nato nella costellazione
dell’Idra
“Tutto finisce nello stesso luogo: tutto origina dalla polvere e nella polvere ritorna.”
Fonte ansa: Potrebbe essere uno dei tanti pianeti esterni al Sistema Solare scoperti finora, se non ci fosse un particolare a renderlo unico: è neonato. Ad annunciare la scoperta su Nature del primo pianeta appena nato mai individuato é un gruppo di ricerca tedesco coordinato da Johny Setiawan dell’Istituto di astronomia Max Planck.
La scoperta, secondo gli autori, potrebbe aiutare a chiarire la nascita dei sistemi planetari e fornisce la prima prova concreta alla teoria secondo cui i pianeti si formano dai dischi di gas e polveri che circondano le stelle dove ‘grumi’ di polveri cominciano a scontrarsi e crescono di collisione in collisione fino a diventare pianeti. Continua..
L’immanenza di Internet
Pubblicato da Luigi Milani
L’immanenza di Internet
Cyberspazio: un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali [...] Una rappresentazione grafica di dati ricavati dalle memorie di ogni computer del sistema umano… (William Gibson - Neuromancer)
Ancora agli inizi degli anni Novanta, la generalità dei media era solita riferirsi al Web come al cyberspazio. Il nome traeva origine dal celebre romanzo Neuromante di William Gibson, pubblicato nel 1984. Lo scrittore canadese, padre riconosciuto del movimento letterario Cyberpunk assieme a Bruce Sterling, altro autore per eccellenza molto legato al campo delle nuove tecnologie comunicative, tratteggiò un universo informativo affascinante, che a molti sembrò anticipare, con sorprendente lungimiranza, la vasta ragnatela informativa del Web.
E tuttavia la visione del grande scrittore descriveva, con precisione e un senso di realismo eccezionali, un universo composto di rappresentazioni tridimensionali, assimilabili alla realtà virtuale e come tale generato artificialmente. Il soggetto umano accedeva a tale realtà immaginaria – creata sì dall’interconnessione di reti di computer – mediante un collegamento diretto tra computer e cervello, con l’utilizzo di apposite spine neurali. Una buona rappresentazione visiva del procedimento è quella offerta in un paio di film hollywoodiani: il primo, del 1995, direttamente ispirato a un racconto di William Gibson, Johnny Mnemonic, interpretato da un attore culto per il nuovo cinema di fantascienza e d’azione, Keanu Reeves. Il secondo, dopo aver dato luogo a ben due sequel, è divenuto negli anni un vero e proprio fenomeno culturale e di massa. Sto parlando, come sarà già apparso chiaro agli amanti del genere, della Trilogia di The Matrix, anch’essa interpretata da Reeves.
In queste pellicole, il protagonista accede a un angosciante mondo virtuale governato da entità software, attraverso un’interfaccia neurale che è l’esatta riproduzione della descrizione fatta da William Gibson in alcuni suoi libri.
A dire il vero, l’analisi di The Matrix offrirebbe diversi motivi di riflessione, viste le complesse – a detta di alcuni, furbe, implicazioni esoterico filosofiche di stampo New Age che gli autori della saga, i fratelli Andy e Larry Wachowski, hanno voluto inserire nella storia: concetti quali la percezione alterata della realtà, il contrasto tra mondo virtuale e reale, il ruolo dell’essere umano nell’era del computer.
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Thomas Clément, Musica unica: frugami nella cartella, Barbera editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Thomas Clément
Musica Unica
Frugami nella cartella
Seee stronziii, il romanzo che aspettavate con tanta impazienza è arrivato, spegnete dunque la tv e la lavatrice, spegnete quel diavolo d’un iPod che vi tenete incollato al cerume delle orecchie e se proprio siete del tutto storditi e non mi capite allora andate a quel paese e leggete il labiale. Come? Non la vedete la mia bocca. Eppure vi sto gridando che siete degli stronzi. Come? Dite di no, in coro per giunta. Mi era sembrato di capire che lo foste. Forse non è il modo più classico per iniziare una critica, ma nel caso di “Musica unica” di Thomas Clément vi posso assicurare che è il migliore. No, non sono impazzito: continuate a seguirmi e lasciate perdere vostro marito che vi grida addosso che vorrebbe cenare e lasciate perdere pure quel foruncolo di vostro figlio che frigna, e non fatevi alcuno scrupolo di lasciarvi catturare dalla magia, perché devo parlarvi di un romanzo che… Procediamo per piccoli passi, altrimenti la testa vi scoppia: troppe informazioni tutte insieme non siete abituate/i a digerirle. Continua..
Bernard Werber, Il viaggiatore delle stelle, Barbera editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il viaggiatore delle stelle
filosofia e profezie apocalittiche
Bernard Werber
Bernard Werber è uno scrittore anomalo, che rifugge le facili classificazioni letterarie: di spirito anarcoide, anche nella scrittura, i suoi romanzi sono sempre spiazzanti, sempre originali, impregnati d’un senso umoristico debolmente funesto ma soprattutto faceto, anche quando la tragicità della storia richiederebbe magari una bella sferzata di adrenalina nella penna. Werber preferisce un aplomb misurato, propriamente francese: il gusto per l’ironia è un po’ quello di un altro suo conterraneo, Marc Levy; ma soprattutto c’è forte un’impronta à la Douglas Adams con dentro un pizzico di quello spirito corrosivo tipico del nostrano e bravissimo Stefano Benni. Continua..
Uno stipendio migliore per un lavoro migliore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Uno stipendio migliore
per un lavoro migliore
Un aumento di stipendio
è sempre un aumento di stipendio
Un aumento di stipendio è sempre un aumento di stipendio. Alto o basso che sia, provoca comunque una bella sensazione in chi lo riceve. Ma la competitività è una brutta bestia e, secondo uno studio della rivista inglese Science, la soddisfazione non c’è se l’aumento del collega è più alto del nostro.
Un aumento di stipendio anche irrisorio viene vissuto con gioia se il compagno di scrivania ne ha percepito uno inferiore o se, meglio ancora, non l’ha percepito affatto. E, per la stessa ragione, una promozione sostanziosa viene vissuta con meno euforia, se inferiore a quella di un collega. Continua..
Marco Malaspina e “La scienza dei Simpson”, Sironi Editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Marco Malaspina
La scienza dei Simpson
intervista all’autore
1. In primo luogo, chi è Marco Malaspina, autore de “La scienza dei Simpson” in uscita nel mese di ottobre (2007) per Sironi Editore, nella collana Galápagos? So che sei un giornalista scientifico di Bologna, che lavori all’ufficio comunicazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e che scrivi per le pagine di salute del settimanale «Oggi»; inoltre conduci Pigreco Party, un programma in bilico fra scienza e società, di Radio Città del Capo. Vuoi aggiungere qualcosa, delle note di colore circa le tue tante attività?
Come attività lavorative, direi che possono bastare: sono già più che sufficienti a lasciarmi stremato, anche perché sono piuttosto pigro. In fin dei conti, comunque, è un’attività sola, la mia: fare interviste. Ed è ciò che adoro. Che poi vadano in video (è il caso dell’Inaf), su carta (come avviene con Oggi) o alla radio (Pigreco Party), quello che continuo a trovare impagabile è l’opportunità di poter incontrare e parlare con centinaia di persone diverse. E interessanti: perché ricercatrici e ricercatori, soprattutto quando si lasciano un po’ andare, hanno davvero parecchio da raccontare.
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Mai più un’altra Dolly
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Ian Wilmut non clonerà più pecore
La notizia ha provocato panico
in tutti gli ambienti scientifici
e nei lanifici soprattutto
Basta! Niente più pecore clonate. Alla gente non piacciono, la loro lana dà l’orticaria ai più, quindi niente più clonazioni per le pecore.
Non ci sarà mai più un’altra Dolly, anche perché Dolly è stato un affetto, un simbolo, che non può essere sostituito così dall’oggi al domani con un’altra pecora clonata. Dolly era unica!
Lo scienziato britannico Ian Wilmut, il papà della pecora Dolly - il primo animale clonato da una cellula adulta - ha deciso di cessare ogni ricerca sulla clonazione di embrioni umani per dedicarsi a una nuova tecnica rivale, che consente di creare cellule staminali senza ricorrere ad embrioni. Per questo motivo i lanifici britannici si sono letteralmente Continua..






























