Hysteron – Il Sentiero nascosto di Fabrizio Corselli
Pubblicato da Fabrizio Corselli
Hysteron – Il Sentiero nascosto di Fabrizio Corselli
Disponibile per metà Marzo, in formato E-Book, l’opera di Saggistica “Hysteron – Il sentiero nascosto” di Fabrizio Corselli.
“Hysteron, il sentiero nascosto” è una raccolta di Saggi e Interventi brevi dell’autore sulla Poesia; una raccolta che segue un iter tematico ben specifico nel trattare canoni universali quali la Bellezza, l’Armonia, l’Euritmia, la Primordialità, l’Immaginazione, lo Stile, l’Eros e così via.
I testi, alcuni dei quali inediti, sono stati pubblicati su riviste del settore e presso siti di Fondazioni Internazionali.
L’opera sarà disponibile a metà Marzo, presso il sito Achilleion Sezione “Saggistica”, per il download.
http://www.achilleion.sitiwebs.com
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Raúl González Salinero. Le persecuzioni contro i cristiani nell’Impero romano. Prefazione di Mauro Pesce, edizioni Graphe
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Raúl González Salinero
Le persecuzioni contro i cristiani nell’Impero romano
prefazione di Mauro Pesce
ISBN: 978-88-89840-52-8
Pagine: 120 – € 13,50
Graphe edizioni
Il tema delle persecuzioni è oggetto di interesse scientifico fin dal secolo XIX e ha costituito l’argomento di svariati romanzi e film nel corso del secolo scorso. La storiografia tradizionale, sviluppatasi fondamentalmente in ambiente ecclesiastico, ha contribuito decisamente a sedimentare nell’inconscio collettivo una serie di miti e stereotipi ideologici che, spesso, non corrispondono alla verità storica.
A partire dallo studio critico e minuzioso delle fonti antiche – e basandosi sugli apporti più recenti dell’attuale storiografia – l’Autore cerca di evidenziare in quest’opera l’origine, le cause, lo sviluppo e il fiasco storico delle persecuzioni contro i cristiani nell’Impero romano.
Ne viene fuori una sintesi critica rigorosa che intende svelare il vero significato di questo episodio storico, tanto essenziale nello sviluppo del cristianesimo (articolato in buona parte sul ricordo e sull’esaltazione del sangue sparso dai santi martiri) quanto falsato dall’anchilosata deformità dei miti e delle leggende alle quali ha dato origine.
«Il libro di Raúl González Salinero offre uno strumento essenziale per informarsi a fondo su tutta la questione senza alcun cedimento, né apologetico né negazionista. Un merito, non secondario, di questo lavoro sta nel confronto costante sistematico tra le fonti, citate ampiamente, con l’interpretazione storiografica. Credo che questo ne renderà molto utile la lettura» (dalla prefazione di Mauro Pesce).
Raúl González Salinero: Dottore in Storia Antica presso l’Universidad de Salamanca (1997) e Segretario Generale dell’Asociación Interdisciplinar de Estudios Romanos (Madrid) è attualmente docente presso il Dipartimento di Storia Antica dell’Universidad Nacional de Educación a Distancia di Madrid.
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Artifex additus artifici. Nuove riflessioni sulla creatività della critica in margine a “Il critico come artista” di Matteo Veronesi
Pubblicato da admin
Artifex additus artifici
in margine a “Il critico come artista” di Matteo Veronesi
L’attività estetica, diceva Schelling in Sistema dell’idealismo trascendentale, vede il convergere di produttività conscia e inconsapevole. L’arte estrinseca l’identità originaria di natura e spirito, di necessità e di libertà, di atto soggettivo e intenzionale e di attività inintenzionale. L’ermeneuta può dunque arrivare a comprendere l’opera, come diceva già Schleiermacher, «innanzitutto al pari, e poi meglio, dell’autore stesso». L’interpretare è compito tradizionalmente deputato alla critica, la quale nondimeno talora può assumere essa stessa tutte le caratteristiche di un’arte peculiare, istituendosi come vero e proprio genere letterario.È quello che si ricava dal volume di Matteo Veronesi, Il critico come artista dall’estetismo agli ermetici (Azeta Fastpress, Bologna 2006), incentrato sulla visione del critico come artifex additus artifici, come artista aggiunto all’artista: un creatore di secondo grado, che trae ispirazione dall’opera d’arte altrui, così come l’artista propriamente detto trae ispirazione dalla realtà, dalla natura, dall’umano. Presupposto fondamentale di Veronesi è che una critica artistica, e, per riflesso analogico, una critica della critica, una metacritica, possano avere un valore e uno spessore letterari.
Il rapporto tra poesia e critica, dice Veronesi (le cui argomentazioni sono volte a cogliere una ideale continuità nella visione del critico artifex anche all’interno di movimenti tradizionalmente dissimili, come quello simbolista e quello degli ermetici), non è una caratteristica esclusiva della modernità letteraria postbaudelairiana (emblematizzata da Baudelaire nel chiaroveggente e beffardo ammiccare all’hypocrite lecteur).
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Fabrizio Poggi e gli Angeli perduti del Mississipi tra storie e leggende di blues – MeridianoZero
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Fabrizio Poggi
Angeli perduti del Mississipi
Storie e leggende del Blues
Prefazione di Ernesto De Pascale
La leggenda narra che Robert Johnson strinse il patto con il diavolo a un crocicchio, cedendo la sua anima in cambio del talento per suonare la chitarra come nessuno aveva mai fatto prima. Il blues nacque così: imbevuto fin dall’inizio di magia arcana e spettrale. Proprio per questo ancora oggi le sue formule, i suoi riti e linguaggi rimangono sconosciuti e occulti.
In Angeli perduti del Mississippi, Fabrizio Poggi [ http://www.chickenmambo.com ] decodifica i meccanismi che costruiscono le atmosfere rapinose e corsare che ammantano la musica del diavolo, e lo fa attraverso una miscellanea di micro-racconti, di frammenti narrativi incastrati come smalti e tasselli di un medesimo mosaico. Un affresco tanto affascinante da assumere i contorni di un viaggio letterario e culturale che odora di zolfo e distillerie, chitarre e demoni, e che porta progressivamente a trasfigurare l’opera in una ballata sulla musica nera.
Un suggestivo vagabondare, insomma, che disegna una geografia storico-sociale, oltre che musicale, stupefacente e ricca di spunti. Un libro che, in un’efficace galleria di personaggi, non manca di tratteggiare le vite dei principali alfieri del blues – da B.B. King a Bessie Smith, da Buddy Guy a Elmore James – ma che racconta anche il double talk, la lingua “nascosta” con cui i neri parlavano per non farsi comprendere dai bianchi, e l’hoodoo, quell’insieme di credenze popolari e pratiche magiche o propiziatorie, legato al mondo africano.
Angeli perduti del Mississippi mescola allora critica musicale e ricerca antropologica, narrativa d’avventura e di viaggio in una combinazione di linguaggi e ritmi davvero avvincente e imperdibile.
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Francesca Mazzucato – Romanza di Zurigo mosaico eretico e visionario – intervista all’Autrice
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Francesca Mazzucato
Romanza di Zurigo
mosaico eretico e visionario
a cura di Iannozzi Giuseppe
1. “Romanza di Zurigo. mosaico eretico e visionario”: non è un diario di viaggio, è invece un insieme di mosaici, di inserti in prosa poetica dove tu, Francesca, dipingi Zurigo e le emozioni che essa ti suscita. Per quale esigenza tua, letteraria, è nata la “Romanza di Zurigo”? Un po’ della sua genesi la racconti nel libro, vorrei però che aggiungessi dei particolari inediti.
La Romanza è nata durante una serie di viaggi a Zurigo che ho compiuto – e che progetto di continuare riprendendo in mano presto un progetto a cui stavo lavorando – perché mi accorgevo che tante cose debordavano dalla mia rigida scaletta.
Mi accorgevo di tante cose importanti che uscivano dalla mia storia, dalle ricerche di tipo essenzialmente economico che stavo svolgendo. C’erano elementi quasi fisici della città, mi travolgevano e non riuscivo a rimanerne indenne. Diventavano brandelli, spezzoni, lembi, cose che avevano dentro un’urgenza profonda e che dovevo far combaciare.
Narrazioni di pelle, strane in un luogo che nell’immaginario non è certo caldo, affettuoso, morbido. Eppure. Così ho cominciato a sedermi negli Starbucks e a scrivere e scrivere e scrivere, oppure a stare in albergo, spiare e fotografare dalla finestra la vita e le abitudini e scrivere e scrivere e scrivere sempre (qualche distrazione, a tratti, nel libro ci sono).
Da tempo, poi, avevo questo sogni di una collana di “storie di viaggio indefinibili ed eretiche”, di carnet immaginari e anche inventati, filtrati dall’occhio dello scrittore. In uno degli intervalli del mio frenetico andirivieni con la città elvetica ne ho parlato con Francesco Giubilei, giovane ed entusiasta editore di Historica e il progetto della collana che la Romanza apre e inaugura ha preso forma.
2. La scoperta di Zurigo, città all’apparenza algida, è in realtà una nevralgica rincorsa verso le orme di James Joyce, una ricerca della sua memoria e non da ultimo del suo corpo. Ma è anche la possibilità di incontrare il fantasma ottantenne di C. Gustav Jung, chiuso nella sua casa-torre. E, di tanto in tanto, lo spettro androgino e tormentato di Annemarie Schwarzenbach. C’è un fil rouge che lega questi tre personaggi lungo la promenade che tu, Francesca, affronti quotidianamente per le strade di Zurigo
C’è, c’è. Forse un po’ presuntuoso, ma neanche tanto se si pensa alle vite disperate che vissero, alle perdite e alle ferite di Joyce e di Annemarie Schwarzembach. Simili, a tratti uniti in una tragica predestinazione alla tragedia finale e con il demone della scrittura come ossessione, mania, necessità, dovere. Tarlo, la parola giusta. Erano tarlati, emarginati. Come me, come mi sento da sempre e, per questo, li ho percepiti compagni di viaggio, fantasmi guardiani del mio lavoro del mio scrivere e del mio fare creativo (scomposto, indisposto, frammentario, sbrindellato, erotico, carnale, mistico, difforme, diseguale).
(Jung è stato un po’ un elemento di collegamento fra loro, i genitori di Annemarie ci portarono lei in visita, sperando che potesse aiutarla in qualche modo, per superare quella che all’epoca era vista come malattia e anomalia, la sua androginia e l’omosessualità e Joyce ci portò la figlia che da tempo viveva disagi psichici di vario tipo, sperando in un qualche miracolo possibile che, naturalmente non arrivò.)
Joyce e Schwarzembach condivisero vite nomadi e inquiete e riuscirono a metterlo sulla carta, con esiti diversi, ovviamente, ma divenendo entrambi dei pionieri. Pioniera viaggiatrice, coraggiosa apripista a sperimentazioni anche teatrali Annemarie, pioniere e creatore del “punto d’origine” della letteratura moderna – e anche di quella contemporanea, secondo me, (ma non sono obiettiva), James Joyce. Della Letteratura e basta, diciamo con LA MAIUSCOLA.
3. Ricorrente è il tuo ricordare una persona in particolare, Samuele. Questa è domanda da gossipparo, ma la curiosità non è soltanto femmina, dunque ti chiedo di parlarci di Samuele: chi è per te? un amico, un fratello, una finzione? O un amante che perseguita le tue fantasie e che mette sotto torchio il tuo io più intimo?
Mi piacciono le domande che indagano aspetti gossippari. Sono giuste e legittime. Quindi, non solo non mi sottraggo ma rispondo volentieri.
Si, Zurigo in qualche modo combacia e coincide (anche nella narrazione che coinvolge spazi effettivi, esterni, con spazi interiori e spesso sovrappone i piani) con una persona verso cui la protagonista – io narrante prova un sentimento di nostalgia, bisogno, malessere, desiderio inappagato.
Samuele è una persona realmente esistente (mi piacerebbe molto, Beppe, dirti di più ma non credo sia giusto, è una specie di patto che feci con lui e desidero rispettarlo, raccontare ma entro certi limiti, anche se lo scrittore i patti non li rispetta mai, per adesso ci provo).
E’ un uomo molto bello che la protagonista – io narrante della Romanza ha amato da subito. Dall’istante in cui l’ha visto, il 28 ottobre 2008 in una radio bolognese dove non sapeva che l’avrebbe incontrato, dove non sapeva chi fosse. Lei era dietro, sulla porta, in attesa di partecipare a una trasmissione, lui di spalle, si è girato, ha sorriso, lei ha sorriso un po’ meno ma l’ha visto e l’ha amato. E’ passato del tempo da allora, non poco, calcolando che, in seguito, si sono frequentati un pochino, conosciuti meglio (o peggio? mah) lui è sfuggito – fuggito fin da subito. Si è avvicinato e poi allontanato. Ha mostrato piacere a starle vicino e necessità di starle lontano, mettendo così in atto un meccanismo profondamente perverso e potente: queste cose legano più di tutte le altre.
(A lui ho dedicato, molte scritture a parte la romanza, pensieri sparsi, come questo http://francesca-mazzucato.blogspot.com/2009/10/senza-un-fotogramma-marginale.html e tante cose che si trovano in uno spazio che considero intimo e privato pur essendo un blog, “Parole perdenti”, e non ne ho mai parlato a nessuno con riferimento preciso a questa persona, sai Beppe, ma ci tengo a farlo con te, che mi hai posto la domanda appropriata.)
Possiamo dire che massacra il mio io più intimo perché tende a frenarlo nel suo slancio vitale, un io intimo che non gli chiede praticamente nulla (gli offre, gli si offre, in una nudità alla quale credevo impossibile arrivare, diciamo senza pelle) ma quel pochissimo che chiede, o domanda a bassa voce, viene frenato, radiografato, rallentato. E’ doloroso, a volte fa molto arrabbiare. A volte mi fa sorridere e intenerisce, a volte mi devasta.
La sua assenza alimenta scrittura – spero smetta presto ma non lo so – nell’aspettativa lui non esiste. Chiarisco, con lui si possono condividere cose in maniera asettica, è una persona per bene e seria e fa cose belle, questo tipo di sentimenti appartengono a una sfera soggettiva, non sono cose che “imputo” a questa figura. Esistono. Forse ci potrebbe essere un brandello di attenzione all’offerta nuda d’amore, credo sia un delitto non farlo, ma è facoltà di ognuno. Mi capita anche di pensare che, in fondo, sia una finzione, un feticcio di bisogni stratificati insieme. Di sicuro, la cosa a cui posso paragonarlo con maggiore facilità è un’astanteria. Una sala d’aspetto del pronto soccorso di un ospedale. Lo percepisco così, sento che potrebbe/potremmo curarci e riempire tante necessità intime (vicine all’abisso) e che invece resta un’asettica freddezza.
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La guerra civile (De bello civili), di Gaio Giulio Cesare
Pubblicato da Renzo Montagnoli
La guerra civile
(De bello civili)
di Gaio Giulio Cesare
Introduzione di Giovanni Cipriani
e Grazia Maria Masselli
Testo latino a fronte
Traduzione di Lorenzo Montanari
Con un saggio di Federica Introna
Barbera Editore
www.barberaeditore.it
Collana Classici Greci e latini
Diretta da Anna Giordano Rampioni
Pagg. CCXIV-353
ISBN 9788878992290
Prezzo € 10,00
La guerra civile è la seconda opera letteraria scritta da Giulio Cesare. In tre libri spiega e racconta, ovviamente dal suo punto di vista – sulla cui imparzialità sorgono diversi dubbi, essendo uno dei contendenti – la guerra civile che imperversò nel 49 a.C., cercando di giustificare anche il suo rifiuto di obbedire agli ordini del Senato.
Già con La guerra gallica aveva celebrato le sue vittorie in quella sanguinosa campagna militare, con intento soprattutto apologetico, stante il contrasto che si era instaurato con il Senato della repubblica, che non approvava né la condotta, né l’estensione del conflitto.
In La guerra civile il grande condottiero dà ampio spazio alle vicende militari, dal famoso passaggio del Rubicone, alle battaglie condotte in Spagna, e alla definitiva vittoria a Farsalo, dopo la quale Pompeo fu costretto a fuggire, rifugiandosi da Tolomeo, il re dell’Egitto, dal quale fu fatto uccidere.
Se le descrizione degli scontri, delle tattiche e delle strategie occupano gran parte della narrazione e, grazie alla fluidità di esposizione riescono ad avvincere il lettore, è riscontrabile tuttavia il continuo tentativo di Cesare di presentarsi come uomo costretto alla lotta unicamente per i torti subiti. Così ricorrono frequentemente le proposte di pace, rimaste inascoltate da Pompeo, di cui pure l’autore evidenzia la capacità politica e militare, ma solo con l’intento di dimostrare i torti dell’avversario contrapposti alle virtù e alle grandi capacità di comandante dello stesso Cesare.
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Colloqui con Hitler, di Hermann Rauschning
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Colloqui con Hitler
Le confidenze esoteriche del Führer
e i suoi piani per la conquista del mondo
di Hermann Rauschning
Traduzione di Anna Maria Baiocco
Edizioni Tre Editori
www.treditori.com
Pagg. 280
ISBN 9788886755009
Prezzo € 14,50
“La coscienza è un’invenzione degli ebrei. E’ come la circoncisione, una mutilazione dell’uomo.”
“Noi poniamo termine al cammino sbagliato imboccato dall’umanità.”
“Non esiste la verità, né in senso morale né in senso scientifico.”
Sono alcune delle massime che Hitler produceva a getto continuo, lapidarie, incontrastabili a meno che il loro creatore le facesse decadere con altre, una filosofia – ma il termine è esagerato – spicciola, frutto non tanto di un complesso processo di pensiero, quanto di improvvisazioni o di folgorazioni di cui tanto amava compiacersi.
Hermann Rauschning, membro del partito nazionalsocialista e capo del governo della Città libera di Danzica nel 1933-34, ebbe, per gli incarichi ricoperti, l’opportunità di colloquiare sovente con Hitler e annotò questi dialoghi, per poi riprenderli, una volta rotto con il nazismo e riparato all’estero, e scrivere un libro che fu pubblicato per la prima volta in Francia nel 1939. Per quanto ovvio, l’opera fu proibita nei paesi dell’Asse.
Pur con le riserve che possono derivare dal fatto che questi incontri con il Fuhrer avevano un carattere per lo più privato e che quindi non è possibile un riscontro diretto con quanto scritto, l’opera in sé costituisce un ulteriore prezioso tassello nella ricostruzione della figura del piccolo caporale austriaco.
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Mafalda di Savoia Assia – di Ninel Ivanovna Podgornaja
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Mafalda di Savoia Assia
Facile essere una principessa…
di Ninel Ivanovna Podgornaja
Traduzione di Alfredo Bertollo
e revisione letteraria di Pier Luigi Coda
Edizioni Solfanelli
www.edizionisolfanelli.it
Biografia
Pagg. 160
ISBN 978-88-89756-71-3
Prezzo € 12,00
Secondogenita di Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, e di Elena Petrovich di Montenegro, Mafalda di Savoia nacque il 19 novembre 1902 a Roma. Sposata il 23 settembre 1925 con Filippo di Assia, morì il 24 agosto del 1944 nel lager di Buchenwald, a seguito delle gravi ferite riportate nel bombardamento del campo da parte di una formazione anglo-americana.
Il suo calvario iniziò il 23 settembre 1943, dopo essere stata arrestata a Roma il 22 settembre. Era ritornata in Italia, dalla Bulgaria, il 12 settembre, atterrando a Chieti Scalo, probabilmente ignara dell’avvenuto armistizio o forse anche consapevole dell’evento, ma sicura che non avrebbe avuto rappresaglie, in quanto cittadina tedesca dopo il matrimonio con Filippo d’Assia, fra l’altro membro delle SS, anche se sospettato di essere uno dei congiurati dell’attentato a Hitler.
Venne rinchiusa a Buchenwald, sotto il falso nome di Frau von Weber, con il divieto di rivelare la propria identità.
Fu un personaggio sfortunato, in quanto la sua reclusione è da ricollegarsi unicamente al tradimento del padre e non a un’attività antinazista.
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Umberto Ambrosoli ha vinto con Qualunque cosa succeda la XIII edizione del Premio Capalbio
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Umberto Ambrosoli ha vinto con Qualunque cosa succeda. Giorgio Ambrosoli oggi nelle parole del figlio (Sironi Editore) la tredicesima edizione del Premio Capalbio, nella sezione “Politica e istituzioni”. L’edizione 2009 del Premio è stata presentata oggi nella Sala Consiliare del Comune. La premiazione è prevista per domenica 30 agosto alle 18, in piazza Magenta a Capalbio. Ambrosoli sarà premiato insieme a Giancarlo Caselli con “Le due guerre” (Melampo), l’altro vincitore nella stessa sezione.
Umberto Ambrosoli, classe 1971, è avvocato penalista a Milano. È il più giovane dei tre figli di Giorgio Ambrosoli. In “Qualunque cosa succeda” l’autore, che all’epoca dei fatti aveva solo otto anni, narra la vicenda del padre, ucciso trent’anni fa da un killer su mandato del bancarottiere Michele Sindona. Il libro è uscito alla fine di maggio, e da diverse settimane è ai primi posti dellatop ten della saggistica.
Clicca e leggi la recensione di Giuseppe Iannozzi al lavoro di Umberto Ambrosoli.
Qualunque cosa succeda. Giorgio Ambrosoli oggi nelle parole del figlio
Qualunque cosa succeda …una scelta esiste sempre, Umberto Ambrosoli. Vita morte eroicità dell’eroe che mise alle strette Sindona – Sironi editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Qualunque cosa succeda
… una scelta esiste sempre
Umberto Ambrosoli
Vita morte eroicità dell’eroe che mise alle strette Sindona
di Iannozzi Giuseppe
“Qualunque cosa succeda”, scritto dall’amorevole mano di Umberto Ambrosoli, figlio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, assassinato a Milano da un killer la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979 mentre faceva ritorno a casa dopo una serata fra amici, è un libro che in un’ottica di compromissione personale riprende quel discorso di eroicità borghese romanzata da Stajano, di un uomo che operando per il “giusto” ha pagato con la propria vita.
Umberto Ambrosoli ripercorre la breve e intensa vita dell’avvocato, del commissario liquidatore che ebbe la sola colpa – se tale la si può mai considerare – d’aver agito nell’interesse della giustizia, dello Stato italiano, mettendo a nudo gli sporchi intrallazzi finanziari di Michele Sindona. Risalgono al lontano 1971 i sospetti intorno al banchiere siciliano Michele Sindona, anche se già da prima il suo nome era fin troppo ben conosciuto in certi ambienti, tanto che già nei primissimi anni Cinquanta godeva immeritata fama di genio della finanza. Ma è negli anni Settanta che Sindona diventa un pericolo per il sistema bancario italiano e non solo. La Banca d’Italia, attraverso il Banco di Roma, cominciò a investigare intorno ai due istituti, Banca Unione e Banca Privata Finanziaria. L’allora Governatore Carli, nonostante l’evidenza che si era di fronte a una frode colossale, accorda un prestito a Michele Sindona nel vano tentativo di non far fallire i due istituti di credito da esso fondati. Il Direttore Centrale del Banco di Roma, Giovanbattista Fignon, fu incaricato di effettuare le transazioni necessarie: ecco così che le due Banche – che fanno capo a Sindona – si fondono per dar vita alla Banca Privata Italiana di cui Fignon divenne Vice Presidente e Amministratore Delegato. Ben presto Fignon comprese d’essersi cacciato in un impiccio di proporzioni colossali, per cui decise per una immediata sospensione. La decisione a Roma non piacque affatto, tanto più che il banchiere siciliano gode purtroppo di altolocate conoscenze tra le fila della DC nonché del Vaticano. Sul finire del 1974 Fignon presentò la sua relazione circa l’effettivo stato di salute della Banca. Giorgio Ambrosoli fu dunque ordinato unico commissario liquidatore. Ambrosoli consapevolmente si gravò del compito di esaminare tutte le operazioni finanziarie legate a Michele Sindona o ad esso riconducibili. Furono anni di duro lavoro: l’avvocato arrivò a dormire poche ore a notte, due o tre, come racconta il figlio in “Qualunque cosa succeda”.
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Umberto Ambrosoli. Qualunque cosa succeda. La prefazione di Carlo Azeglio Ciampi – Sironi editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Qualunque cosa succeda
Prefazione di Carlo Azeglio Ciampi
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| la tua copia da Sironi editore |
«Questa è la storia di Giorgio Ambrosoli, per cinque anni commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, ucciso a Milano da un killer la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979.
La racconta a trent’anni di distanza il figlio Umberto, che ai tempi era bambino, sulla base di ricordi personali, familiari, di amici e collaboratori e attraverso le agende del padre, le carte processuali e alcuni filmati dell’archivio RAI. Sullo sfondo, la storia d’Italia in quel drammatico periodo.
Nell’indagare gli snodi di un sistema politico-finanziario corrotto e letale, Ambrosoli agiva in una situazione di isolamento, difficoltà e rischio di cui era ben consapevole. Aveva scritto alla moglie: «Pagherò a caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese [...] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo».
Il racconto illumina il carattere esemplare delle scelte di Giorgio Ambrosoli, la sua coerenza agli ideali di libertà e responsabilità e, insieme, sottolinea il valore positivo di una storia ancora straordinariamente attuale.»

Qualunque cosa succeda – Umberto Ambrosoli
Codice ISBN: 978-88-518-0120-5
Pagine: 320
Prezzo di copertina: € 18,00
Prezzo scontato 10%: € 16,20
Umberto Ambrosoli, classe 1971, è avvocato penalista a Milano. È il più giovane dei tre figli di Giorgio Ambrosoli. Da anni è impegnato a valorizzare e attualizzare la storia del padre, partecipando a incontri nelle scuole di tutta Italia, a convegni e a iniziative pubbliche ed editoriali.
Rassegna stampa su Vibrissebollettino, qui
Helmuth Krausser. I demoni di Puccini. Nuovo capolavoro per l’autore di Melodien
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Helmuth Krausser
I demoni di Puccini
Nuovo capolavoro per l’autore di Melodien
di Iannozzi Giuseppe

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“Dettare versi a Socrate” di Lorenzo Flabbi, Le Lettere, Firenze 2008, pp. 5-11
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
“Dettare versi a Socrate” di Lorenzo Flabbi, Le Lettere, Firenze 2008, pp. 5-11
“Dettare versi a Socrate”
Tutta l’introduzione…
…solo l’introduzione,
nient’altro che l’introduzione
Fonte: Sguardomobile.it 
IL TERMITAIO
“Termitaio” riesce a definire un tempo tambureggiante o restituire eventualmente il ritmo dell’inglese “ant-hill”? Letteralmente il termine inglese significa in realtà formicaio, e a rosse e carnivore formiche fa in effetti riferimento Thomas Stearns Eliot in Cocktail party a proposito della drammatica fine del personaggio di Celia Coplestone. Missionaria, la povera Celia compie il sacrificio estremo e finisce crocefissa a Kinkanja «very near an ant-hill», tra ants/formiche che ne divorano le spoglie. Nella poesia Due destini del luglio 1973, Eugenio Montale recupera l’apologo e instaura un parallelismo tra il personaggio eliotiano e la sua Clizia: entrambe le donne «senza saperlo seppero / ciò che quasi nessuno dice vita». Nel riferire della drammatica fine di Celia, però, Montale si distanzia dalla sua fonte e dice che fu «resa scheletro dalle termiti», il che è in realtà impossibile: non sono conosciute in natura specie di termiti che non siano xilofaghe, mangiatrici di legno, vivo o morto che sia. Uno sciame di questi isotteri, per quanto numeroso e aggressivo, potrà ridurre in polvere al suo passaggio libri, scaffali e drappeggi della biblioteca del Congresso di Washington, ma nessun rischio correrebbero gli sventurati lettori che dovessero trovarsi in mezzo al cataclisma (se non quello di trovarsi d’un tratto sul pavimento di marmo, nudi). Il passaggio da “ant” a “tèrmite” (con la più corretta pronuncia sdrucciola) si deve a motivazioni di natura fonetica e ritmica. Nei quattro versi della breve poesia citata, infatti, Montale mima il ritmo del dramatic verse eliotiano, riproducendone le caratteristiche prosodiche. Senza entrare qui nei dettagli tecnico-formali, basti per ora sapere che il verso «Celia fu resa scheletro dalle formiche» (quelle sì, pericolose), non avrebbe risposto alle esigenze metriche del poeta.
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diari di montanelli: In quei salotti si brinda al mio attentato
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
diari di montanelli
In quei salotti si brinda al mio attentato
Esce mercoledì da Rizzoli «I conti con me stesso»: aneddoti, appunti, riflessioni private. I testi, inediti, sono stati trascritti da 12 quaderni conservati all’università di Pavia
di Indro Montanelli – Fonte: Corriere.it
I conti con me stesso (raccolti per la prima volta in un volume in uscita mercoledì da Rizzoli) sono un’occasione unica, nel centenario della nascita, di ritrovare il Montanelli privato. I brani provengono da dodici quaderni custoditi presso il Fondo manoscritti dell’Università di Pavia e sono appunti, riflessioni personali e aneddoti che coprono vent’anni della storia d’Italia da «furori nazionalisti» di Saragat al delitto Moro, passando attraverso l’attentato del ‘77 di cui fu vittima. «La notizia che in fondo mi fa più piacere — scrive in una pagina del 4 giugno 1977 — è che in due salotti milanesi, quello di Inge Feltrinelli e quello di Gae Aulenti— si è brindato all’attentato contro di me e deplorato solo il fatto che me la sia cavata». Non mancano giudizi sferzanti su Moravia, Bocca e altri intellettuali.
Gennaio 1958.
Bacchelli lavora infaticabilmente, da sessant’anni, alla costruzione di un piedestallo su cui, alla sua morte, non sapremo cosa posare. Roma, 26 settembre 1966. Castiello mi dice che Saragat è in preda a una crisi di furore nazionalista contro i terroristi dell’Alto Adige. Voleva chiamare il capo della polizia, Vicari, per ordinargli di spedire a Innsbruck dei sicari per uccidere i mandanti. «Una democrazia che si rispetti» ha urlato, «è tenuta ad astenersi dal delitto, ma solo dentro le proprie frontiere. Al di là di esse…».
Roma, 1˚ ottobre 1966.
Alla sera, mi fanno assistere a una proiezione privata de La battaglia di Algeri di Pontecorvo. A Venezia lo hanno definito, all’unanimità, un grande film e gli hanno dato il Leon d’oro. È invece solo un grande documentario e non meritava nulla. Siamo stufi di questa roba. Non —– come dice qualcuno — perché questi lavori c’impongono «una scelta morale» o ci ricordano corresponsabilità che vorremmo dimenticare. E nemmeno perché siamo nauseati dalle scene di violenza e di sangue. Quello di cui siamo stufi è, molto più semplicemente, il ricatto a cui ci sottopongono. Bella forza fare un film sui campi di concentramento nazisti e sulla rivolta di Algeria. Chi oserà dar torto a un regista che parteggia per i perseguitati?
5 ottobre 1966.
In tv, per un dibattito sulla Battaglia di Algeri, con l’autore Pontecorvo e il critico Liverani. «È un bellissimo film» dichiaro, «che merita pienamente il Leon d’Oro per il suo impegno, il suo rigore eccetera». Anch’io riservo il mio coraggio a questo Diario.
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Dylan Thomas, di Paul Ferris
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Dylan Thomas
Essere un poeta e vivere di astuzia e birra
di Paul Ferris
A cura di Cecilia Mutti
Traduzione di Francesca Pratesi
Prefazione di Gian Paolo Serino
Mattioli 1885
www.mattioli1885.com
Saggistica biografia
Pagg. 450
ISBN: 978-88-6261-022-3
Prezzo: € 22,00
Ricordare un poeta per le sue opere, o ricordarlo per la sua vita? Il dilemma, nel caso di Dylan Thomas, sta proprio in questo, perché appare difficile nel mito separare l’attività letteraria da un’esistenza del tutto fuori dai canoni, caratterizzata da intemperanze, da eccessi, quasi da una rabbiosa volontà di autodistruzione.
Il corposo volume di Paul Ferris (450 pagine) forse non intende rispondere alla domanda di cui sopra, però cerca di mostrarci quel che Dylan Thomas veramente era, e lo realizza con una pazienza certosina di ricerche e di interviste, tanto che il risultato è una biografia attendibile e completa del poeta gallese.
Pagina dopo pagina, fatto dopo fatto, emerge una personalità straordinariamente complessa, con un ribaltamento dei ruoli, tanto che per Thomas l’unica vita reale, da vivere fino in fondo, sembrerebbe quella del proprio io interiore e che si esprime nei versi che l’hanno giustamente reso famoso. Al contrario, l’esistenza di tutti i giorni, i rapporti interpersonali finiscono con il rientrare in una sorta di gioco fantastico e quindi costituiscono per lui il campo dell’irrealtà.
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Sono stufo di recensire schifezze: George Orwell
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Sono stufo di recensire schifezze
di GEORGE ORWELL
Che tormento la professione del recensore! Lo spiegava George Orwell nell’articolo «Confessions of a Book Reviewer», che qui in parte anticipiamo: scritto nel 1946 per «Tribune», sta per uscire su «Lettera internazionale» (www.letterainternazionale.it; tel. 06/8535.0230) nel numero 98, per filo conduttore una «diagnosi del presente». Tra i temi affrontati: i limiti della democrazia (Balibar, Castoriadis, Todorov, un’intervista a Bauman); il ruolo dei mass media (Huxley, McLuhan, Ferrarotti); scrittura e memoria (Ong, Goody, Kadaré e il testo «Lo straniero» di Jabès e Cohen).
E’ uno scrittore. Potrebbe essere un poeta, un romanziere o uno scrittore di sceneggiature cinematografiche o di programmi radiofonici, perché tutte le persone del mondo letterario si rassomigliano; diciamo però che si tratta di un recensore di libri. Semisommerso tra le pile di carte, c’è un grosso pacco con dentro cinque volumi; glieli ha mandati il suo caporedattore con un bigliettino che dice che «potrebbero andare bene insieme». Sono arrivati quattro giorni fa, ma il recensore, colpito per quarantotto ore da una vera e propria paralisi morale, non ce l’ha fatta ad aprire il pacco. Ieri, in preda a un attacco di fermezza, ha tirato via lo spago e ha scoperto che i cinque libri sono: La Palestina al bivio, La produzione scientifica di latticini, Breve storia della democrazia in Europa (questo è lungo 680 pagine e pesa due chili), Usanze tribali nelle colonie portoghesi dell’Africa orientale, e il romanzo Sdraiati è più bello, probabilmente incluso per sbaglio. La sua recensione – circa 800 parole – deve arrivare in redazione entro domani a mezzogiorno.
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Vladimiro Giacché – La fabbrica del falso – DeriveApprodi
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Vladimiro Giacché
La fabbrica del falso.
Strategie della menzogna nella politica contemporanea
A cura di Renzo Montagnoli
Titolo: La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea
Autore: Giacchè Vladimiro
Editore: DeriveApprodi
Prezzo: € 18.00
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8889969512
Pagine: 272
Reparto: Politica
La ricerca della verità è sempre stata un percorso arduo e difficoltoso, anche perché di uno stesso fatto posso esserci tante verità soggettive, in quanto gli individui, per loro natura, tendono a cogliere un aspetto invece di un altro.
Il problema è ben più serio quando viene imposta una verità per il tornaconto di interessi economici e di potere, con tutti i mezzi possibili,
anche i più subdoli.
Il bel saggio di Vladimiro Giacché si occupa delle strategie della menzogna nella politica contemporanea, che si attuano attraverso gli strumenti di diffusione a qualsiasi livello.
Goebels, il famoso ministro della propaganda nazista, diceva che una menzogna resta una menzogna, ma se ripetuta cento, mille volte diventa una verità.
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Hitler pazzo per lo Zio Tom E Bokassa divorava biografie
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Hitler pazzo per lo Zio Tom
E Bokassa divorava biografie
di Matteo Sacchi – Fonte: Il Giornale.it
Milano – Più di 16mila volumi. Alcuni rari, molti probabilmente mai letti, altri compulsati con foga, sottolineati e risottolineati con rapidi tratti a matita, glossati con punti di domanda e punti esclamativi, con tormentate chiose. Di che cosa parliamo? Della biblioteca privata di qualche grande intellettuale? Che so, un Voltaire, un Kant, un Croce?
No. Questa sterminata distesa di libri, con i suoi milioni di pagine, è appartenuta a un ex caporale bavarese divenuto Führer di Germania: Adolf Hitler. E non deve stupire che l’uomo che ha condannato al rogo centinaia di titoli passasse ore e ore tra migliaia di tomi. Lui stesso una volta disse di sé: «Quando una persona dà, deve anche prendere e io dai libri prendo quel che mi serve». Molti altri dittatori hanno fatto altrettanto, rinforzando l’aura mitica del leader proprio a partire da una cultura enciclopedica (per lo più soltanto ostentata) che marcasse la loro diversità, la loro superiorità. Questo con buona pace di chi crede che sia solo l’ignoranza a creare la violenza e che, nella migliore delle ipotesi, bastino cospicue letture a eliminare l’ignoranza.
Così, leggendo il recentissimo La biblioteca di Hitler (Mondadori, pagg. 264, euro 19) di Timothy W. Ryback, penna del New Yorker e studioso della Shoah, si compie un interessante viaggio nella mente e nella storia personale di un uomo che è considerato da molti l’incarnazione del male assoluto. I libri, infatti, almeno quei 1200 volumi sopravvissuti al crollo del Terzo Reich, sono come orme lasciate sulla sabbia. Consentono, seppur con lacune, di ricostruire il percorso che ha trasformato un giovane pittore mitomane, scaraventato nel Maelstrom della Prima guerra mondiale, prima in un agitatore politico antisemita, e poi nell’artefice della più grande carneficina del ’900. Si scopre che il caporale baffuto, a pochi chilometri dal fronte, leggeva libri d’arte come Berlin di Max Osborn, e che molte delle sue idee sul bello sono nate da lì. Che amava Don Chisciotte, Robinson Crusoe, La capanna dello Zio Tom, e che si faceva trasportare dalla forza drammatica di William Shakespeare, preferendolo a Goethe e a Schiller.
Purtroppo, alternava queste letture con il pamphlet antisemita di Henry Ford The International Jew: the World Foremost Problem. E a partire dal 1931 gli capitò di trascurare la necessità di rafforzare la propria cultura da autodidatta, che rischiava sempre di metterlo in crisi, per interessarsi a un manuale sui gas tossici con un intero capitolo dedicato allo Zyklon B, che diventerà tristemente famoso per l’impiego che se ne fece nei lager.
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Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo / a cura di Marcello Flores
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
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Marcello Flores, (Padova 1945), insegna Storia contemporanea e Storia comparata alla facoltà di Lettere dell’Università di Siena, dove dirige anche il Master in Human Rights and Humanitarian Action. Ha svolto attività di ricerca presso l’Institute for the Study of Social Change, Università della California, Berkeley (1980-1981), al Churchill College di Cambridge (1984), all’Istituto di Storia del Mondo Sovietico e dell’Europa Centrale presso l’Ecole des Hautes Etudes di Parigi (1988-1989), l’Istituto di Storia Universale presso l’Accademia delle Scienze di Mosca (1991), presso l’Università di Witwatersrand di Johannesburg (1997). Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo Il secolo-mondo. Identità e globalismo nel XX secolo il Mulino 2002), Storia, verità, giustizia. I crimini del XX secolo (Bruno Mondadori 2001), In terra non c’è il paradiso. Il racconto del comunismo (Baldini&Castoldi 1998), 1956 (il Mulino 1996), L’età del sospetto. I processi politici della guerra fredda (il Mulino 1995), L’immagine dell’Urss. L’occidente e la Russia di Stalin (il Saggiatore 1990), Storia dei diritti umani (il Mulino 2008). |
A cura di: Marcello Flores
Titolo: Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo In libreria: dicembre 2008 Prezzo: 6,90 euro ISBN: 978-88-7899-266-5 IL LIBRO: Il 10 dicembre 1948 la ferita della Seconda Guerra Mondiale sanguina ancora. Le Nazioni Unite decidono di firmare un codice etico che definisca i diritti imprescindibili di tutti gli esseri umani, intesi come individui liberi e uguali. Può sembrare incredibile che una simile conquista di civiltà giunga così tardivamente, eppure la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è il primo documento, nella storia, a stabilire un paradigma universale circa ciò che spetta a ogni donna e a ogni uomo. E non si tratta solo di diritti civili e politici: nella dichiarazione troviamo articoli dedicati allo svago, alla cultura, alla creatività. È la nausea per il sangue e la guerra a produrre un’idea finalmente chiara e distinta di ciò che è imprescindibile, di ciò che è importante: si smette di girare intorno all’argomento e si vede nitidamente che la ricerca della felicità è l’unica cosa per cui valga la pena di vivere. A sessant’anni dalla sua promulgazione, Barbera Editore presenta la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo in un volume prezioso, con un saggio firmato da Marcello Flores. |
Pentiti di niente. Antonella Beccaria. Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri
Pubblicato da Luigi Milani
Pentiti di niente
Antonella Beccaria
È appena uscito un libro importante, firmato da Antonella Beccaria, una delle nostre giornaliste più attente e preparate sui temi, mai del tutto chiariti, del terrorismo e dei tanti misteri del Bel Paese:
Pentiti di niente
Il sequestro Saronio, la banda Fioroni e le menzogne di un presunto
collaboratore di giustizia
Prefazione di Valerio Evangelisti
216 pagine – ISBN 978-88-6222-049-1
Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri – Collana Eretica
Libro rilasciato con licenza Attribuzione – Non commerciale – Non opere
derivate 2.5
Un rapimento che deve finanziare la lotta armata e che finisce con la
morte dell’ostaggio, Carlo Saronio. Un manipolo di sedicenti
rivoluzionari che, una volta ottenuti i soldi del riscatto e scesi a
compromessi a destra e a sinistra, gioca come se fosse una qualunque
banda di malavitosi e non persone con una forte impronta politica come
coloro che provenivano dal gruppo d’azione di Potere Operaio e dai Gap
di Giangiacomo Feltrinelli. Un improbabile pentito del terrorismo,
Carlo Fioroni, che afferma di voler collaborare con la giustizia e
invece inventa un castello di accuse contro gli ex compagni, primo tra
tutti Toni Negri, e li manda sotto processo. Sono questi gli elementi
di una storia che attraversa gli Anni Settanta e che si svolge tra la
Lombardia, la Svizzera e l’Emilia Romagna. Una storia di ideali
traditi, amici doppiogiochisti e delitti che si concluderà con la
concessione ad assassini e sequestratori dei benefici previsti dalle
leggi sulla dissociazione dalla lotta armata: pochi anni di carcere e
poi di nuovo la libertà per eclissarsi lontano, all’estero.
- Scheda del libro:
http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-049-1/antonella-beccaria/pentiti-di-niente.html
- Licenza di rilascio:
http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/legalcode
- Download dell’interno:
http://antonella.beccaria.org/libri/pentiti_di_niente.pdf
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Roberto Calasso recensito da Pietro Citati / Il mondo che vedeva Baudelaire
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Il mondo che vedeva Baudelaire
di Pietro Citati – Fonte: Kataweb libri
Quando passeggiamo nel bel libro di Roberto Calasso, La Folie Baudelaire (Adelphi, pagg. 430 euro 36), abbiamo l´impressione di visitare il Salon parigino del 1845 o del 1846, oppure l´Esposizione di Londra del 1862. Con la nostra amabile guida, passiamo di sala in sala: tutto è gremitissimo: ora c´è un libro o un quadro sublime ora paccottiglia: scorgiamo Baudelaire, Ingres, Delacroix, Constantin Guys, Manet, Berthe Morisot, Mallarmé, Rimbaud, Flaubert, Sainte-Beuve: artisti e critici minori, a me sconosciuti, che hanno scritto frasi memorabili; guardiamo la folla grigia o variopinta, che si accalca intorno a noi, o assiste a un´operetta. Sullo sfondo appare, per un istante, Napoleone III, “che non dice mai niente, e mente sempre”. Mentre passeggiamo, Roberto Calasso paragona incessantemente un poeta e un pittore, una bellissima poesia e l´articolo di un giornale di moda, senza mancare mai il suo obbiettivo.
Ci sembra che egli conosca tutto quello che è avvenuto, tutto quello che è stato scritto e dipinto in Francia dal 1830 al 1900. La sua curiosità non è mai sazia: segno che un´ottima cultura è la prima e maggiore qualità di un critico letterario (verità condivisa da pochi). Il cuore del suo interesse resta, quasi sino alla fine del libro, Baudelaire, al quale dedica pagine molto belle: specialmente allo scrittore di meravigliosi articoli e saggi su Delacroix, Gautier, Constantin Guys, Poe e i minimi segni dell´epoca.
Tutto il libro è, se non scritto, guardato da Baudelaire, perché Calasso cerca sempre di condividere l´occhio con cui Baudelaire osserva i personaggi e le figure mentali del proprio tempo e addirittura del futuro, perché Courbet e Manet sono anche pittori creati da qualche riga di Art romantique e Curiosités esthétiques. Quando l´ombra di Baudelaire si allontana, sostituita in parte da quella di Paul Valéry, forse il libro diventa meno intenso.
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Oriana Fallaci Intervista con la storia
Pubblicato da admin

Oriana Fallaci
Intervista con la storia
E fu così che la giornalista più cattiva restò stregata dal Presidente più controverso
Aprile 1973, Oriana Fallaci sale al Quirinale per intervistare Giovanni Leone, il primo (e unico) presidente della Repubblica eletto con i voti missini. I due non si conoscono. La grande inviata di guerra e il politico controverso; la giornalista grintosa e «cattiva», che qualche anno dopo avrebbe sfidato l’imam Khomeini lasciando scivolare il velo che aveva sulla testa nella foga dell’intervista, di fronte all’uomo che faceva le corna agli studenti che lo contestavano e avrebbe poi finito il settennato nella bufera dei sospetti per lo scandalo Lockheed (nel quale non fu però mai davvero implicato). A sorpresa Oriana depone l’elmetto e cede alla cordialità di quest’avvocato napoletano che fa sfoggio di galanterie e professione di inflessibile antifascismo. L’intervista fu pubblicata dal Corriere della Sera e suscitò le ire dei deputati missini. Curiosamente non fu inserita nelle prime edizioni di «Interviste con la storia». Il volume (pp. 880, e14) viene ora ripubblicato dalla Bur con la prefazione di Federico Rampini e contiene anche l’intervista a Leone. Dal testo della Fallaci anticipiamo il ritratto del Presidente e due stralci tratti dalle risposte del Capo dello Stato.
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Biagi, viaggio nel cuore dell’Italia
Pubblicato da admin
Memoria Un anno dopo la scomparsa, escono un volume della figlia e un’antologia di articoli
Biagi, viaggio nel cuore dell’Italia
Sentimenti, immagini e ironia sul filo malinconico dei ricordi
Fonte: Corriere della Sera.it
Gli sarebbero piaciuti i posti, i nomi, le facce della gente: era lì che voleva andare, in qualche paese che non fa notizia, in una scuola di provincia, nei comuni dove il medico e il farmacista sono ancora qualcuno, nelle campagne dove adesso vivono tanti stranieri. Gli sarebbero piaciuti i ricordi, l’ironia di qualche racconto, le immagini dolci di un papà che tiene una bambina per mano: ed era lui, timido, impacciato, come nel giardino dell’Osservanza, a Bologna, quando faceva le notti in redazione e la mattina bisognava lasciarlo dormire.
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L’anteprima di «Obama. From Promise to Power»
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La biografia del neopresidente di David Mendell in uscita da Cairo editore
Obama: storia dell’uomo
che fa sognare l’America
L’anteprima di «Obama. From Promise to Power»
Fonte: Corriere.it
Chi lo conosce bene stenterebbe a crederci, eppure in quel pomeriggio del 27 luglio 2004 Barack Obama fece un passo più spavaldo e imprudente del solito. D’estate, in una Boston immersa nella calda luce del sole, guidò un drappello di giornalisti, assistenti e un paio di amici – un gruppetto formato al massimo da due dozzine di persone – attraverso il labirintico recinto di sicurezza che proteggeva l’arena coperta dell’imponente Fleet Center. Lo smilzo ex giocatore di basket delle superiori che anche a quarantadue anni non disdegnava farsi una partitina, cominciò a muovere il busto come se si stesse dirigendo verso la linea dei tiri liberi, sicuro di mettere a segno il canestro che valeva la partita. Tirò indietro le spalle. Tenne dritta la testa. A ogni passo, il busto in giacca blu oscillava da una parte e dall’altra. Aveva la massima fiducia in sé stesso. E a ragione: mancavano infatti solo poche ore, e il legislatore dello Stato dell’Illinois e docente di legge a contratto avrebbe mosso i primi passi sulla scena nazionale con il famoso discorso introduttivo alla Convention nazionale democratica. Era arrivato il suo momento d’oro. E, sebbene ciò fosse accaduto piuttosto velocemente, in maniera inaspettata e in un certo senso strana, con appena qualche settimana di preavviso, ora Obama aveva l’opportunità di dimostrare al mondo che era in grado di giocare nella massima serie. Finalmente.
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Corrado Augias, Remo Cacitti. Inchiesta sul Cristianesimo. Tutti i buchi dell’inchiesta, di Massimo Introvigne
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Tutti i buchi dell’Inchiesta
di Massimo Introvigne
fonte: Avvenire, 24 settembre 2008
La fede crede che Gesù sia risorto. La scienza sa che Gesù non è risorto, perché i morti non risorgono. La fede crede che i quattro Vangeli ci trasmettano il messaggio di Gesù Cristo. La scienza sa che non è così. La fede crede che la Chiesa ci permetta d’incontrare ancora oggi nella storia Gesù di Nazaret attraverso la continuità dell’istituzione da lui fondata. La scienza sa che Gesù non ha fondato nessuna istituzione, e che la Chiesa come la conosciamo semmai deriva dall’imperatore Costantino. Tesi che risalgono all’Illuminismo, e che riposano su una concezione assolutista della scienza definitivamente decostruita da Adorno e Horkheimer in poi, senza dimenticare la meta-scienza di Popper? Purtroppo no: lo scientismo è un passato che non vuole passare, come conferma un aspirante best seller in cerca di lettori, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione (Mondadori, Milano 2008), confezionato sulla scia del successo del suo precedente Inchiesta su Gesù dal giornalista Corrado Augias, che questa volta intervista il professor Remo Cacitti, docente di Storia del cristianesimo antico all’Università di Milano.
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