Jujol Cultura e spettacolo | Iannozzi Giuseppe - il blog | Morte all'alba

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Benigni incontrò Ratzinger e se lo fece in piedi lì sul momento

Benigni incontrò Ratzinger
e se lo fece in piedi lì sul momento

di Giuseppe Iannozzi

Maremma maiala, non riesco più neanche a incazzarmi come dio comanda in una società sempre più sprofondata in un cattolico conformismo, dove ci si vende a prezzi d’inflazione. Non vale manco la pena d’attaccar briga: tanto oramai il diavolo, anzi il piccolo diavolo beve l’acqua santa direttamente dal vespasiano… cioè dall’acquasantiera vaticana. Non ci sono misteri da risolvere: ieri Roberto Benigni abbracciava e dondolava Enrico Berlinguer, oggi Joseph Ratzinger. Ogni tanto gli scappa pure di dondolare Pippo Baudo. Ma chi ride? Non io.
Il dubbio sorge spontaneo: è ancora possibile ridere insieme a un Benigni che si dà un po’ a Baudo e un po’ a Ratzinger?
Io non riesco a ridere e non me la sento neanche di piangere, perché tanto era scritto che doveva finire così, a tarallucci e vin santo.
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Joseph Ratzinger si lamenta come un ossesso

Joseph Ratzinger si lamenta come un ossesso
“Molti fedeli non ci seguono”

di Giuseppe Iannozzi

“I metodi contraccettivi che impediscono la procreazione di figli snaturano il senso ultimo del matrimonio”. Benedetto XVI, in un messaggio inviato ad un congresso sui 40 anni dell’ Humanae Vitae (l’enciclica con cui Paolo VI proibì l’uso della pillola), in corso a Roma, torna a battere con obsoleta insistenza sui temi della vita. Per fortuna nostra, dell’umanità tutta, è costretto ad ammettere che, sul tema della contraccezione, molti fedeli “trovano difficoltà” a comprendere gl’insegnamenti della Chiesa cattolica. E vorrei ben vedere: se si dovessero seguire gli inviti del Vaticano, a quest’ora l’umanità sarebbe sull’orlo d’un collasso. Però, ad esser sinceri, anche senza guardare al Vaticano, l’umanità è più di là che di qua: qualcuno si è mai chiesto quante giovani anime innocenti muoiono ogni giorno di fame, per colpa d’una guerra non loro, per carestie naturali o provocate dall’uomo?
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Liberazione, sciopero, sovvenzioni ai giornali: una storia del Belpaese

Liberazione, sciopero,
sovvenzioni ai giornali

Una storia del Belpaese

di Giuseppe Iannozzi

Credo che un giornale, di qualsiasi schieramento politico esso sia, non dovrebbe mai e poi mai, in nessun caso, ricevere finanziamenti dallo Stato.

Mi spiace per i giornalisti di Liberazione cui va la mia solidarietà, ma i giornali non possono credere di campare grazie allo Stato: se intendono fare informazione grazie ai finanziamenti dello Stato sono allora diramazioni della macchina statale prima che organi di partito e giornali destinati a informare il pubblico tutto. Un quotidiano deve saper informare tutto lo spettro di possibili lettori, altrimenti affonda. Il giornalismo è purtroppo uno dei tanti talloni d’Achille del Belpaese: quasi sempre imparziale. Non sorprende dunque che per sapere qualche cosa del proprio paese bisogna leggere i quotidiani stranieri.

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Su La7 torna Lilli Gruber ma non Otto e mezzo

Su La7 torna Lilli Gruber
ma non Otto e mezzo

Torna Lilli Gruber ma non torna “Otto e mezzo”.
Su La7 il programma, ora condotto dalla Gruber al posto di Giuliano Ferrara, rischia di rivelarsi uno dei più mastodontici flop dell’appena inaugurata stagione televisiva.

Dopo aver lasciato il Tg1, la Gruber aveva raccolto al Parlamento europeo una marea di voti: ma il suo mandato sta per scadere e così la Gruber ha pensato bene di tornare a fare televisione.

Con il politichese-sindacalese in bocca, la Gruber sbarca su La7, ma non buca lo schermo.

Giuliano Ferrara
sapeva essere irritante, al limite della provocazione fine a sé stessa, e proprio per questo “Otto e mezzo” era trasmissione che arrivava ai telespettatori d’ogni razza e padrone: con Ferrara “Otto e mezzo” prima che informazione era uno spettacolo low down trash, ovvero una marea di chiacchiere di quart’ordine; e funzionava. Oggi con la Gruber più doll che mezzobusto, freddissima e attillatissima, aristocratica-spartana non poco buffa e imbarazzante con la  puzza sotto il naso che male recita la parte della sindacalista, non riesce a staccare neanche un sorriso d’amarezza a chi la guarda attraverso lo schermo.

Compagno di sventura della Gruber è Federico Guiglia.

La nuova stagione di “Otto e mezzo” merita una piena insufficienza, un bel 2 per contenuti e condotta.

Giuseppe Iannozzi

Brian May e Paul Rodgers non sono i Queen

Brian May e Paul Rodgers non sono i Queen

“The Cosmos Rocks” uscirà il 15 settembre:
annunciato come nuovo album della band
è già al centro di forti negative polemiche

Con il Lego oggigiorno ci si arrangia a creare un po’ di tutto. E’ toccato anche a Freddie Mercury, leader indiscusso dei Queen, considerato a ragione “la migliore voce” del panorama melodico rock.

Di Freddie Mercury ce n’è stato uno, uno e insostituibile.
Ci ha provato Paul Rodgers a sostituirlo.
Abbiamo assistito a dei concerti con sul palco un buon Brian May e un Paul Rodgers che scimmiottava Mercury, un karaoke al limite anche simpatico ma nulla di più.
Freddie Mercury resta unico, per voce, per talento, per sensualità animale e pathos.

“The Cosmos Rocks”, scritto e prodotto da Brian May, Paul Rodgers e Roger Taylor, sarà il nuovo album del terzetto. Spiacente, ma mi rifiuto in maniera categorica di chiamare Queen questi tre musicisti. John Deacon non ne ha voluto che sapere di uscire sul mercato con il nome Queen. Della band originale rimangono May e Taylor, e per quanto bravo possa essere May alla chitarra non potrà mai essere i Queen insieme al pallido Paul Rodgers.

Brian May aveva chiesto prima a George Michael, a Elton John e a Zucchero Sugar Fornaciari di rimpiazzare Freddie: tutt’e tre gli hanno risposto con un secco “no”.
Al concerto tributo del 1991 in onore e in memoria di Mercury, George Michael fu senz’ombra di dubbio il migliore: in quell’occasione sembrò che Mercury si fosse calato con lo spirito sul palco. Tuttavia George Michael non accettò di entrare a far parte dei Queen, deciso a proseguire la sua carriera solista e deciso a non tentare di emulare (o competere) con la voce storica dei Queen. Anche Elton John non prese in considerazione la proposta di entrare nel gruppo. May allora cercò di dare una impronta più blues al gruppo e chiamò Zucchero: ma anche lui, giustamente, rifiutò. Solo Paul Rodgers, ex Bad Company, accettò di entrare nel gruppo.
Ma in quale gruppo?
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Franz Krauspenhaar: “Era mio padre”

Franz Krauspenhaar: “Era mio padre”

di e a cura di G. Iannozzi


Franz Krauspenhaar è un’altra Liala con le braghe

Franz Krauspenhaar ringrazia Iannozzi

Intervista a Franz Krauspenhaar

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Antonio Fogazzaro, l’incompiuto

Antonio Fogazzaro, l’incompiuto

a cura di Renzo Montagnoli

Ci sono uomini che nella loro vita non riescono a intraprendere un percorso definito, riassumendo in sé contraddizioni anche lancinanti. Ciò non toglie che possano lasciare un segno del loro passaggio e, nel caso di un’artista, anche intuizioni e opere di sicuro valore.
E’ il caso di Antonio Fogazzaro, vicentino (25 marzo 1842 – 7 marzo 1911), conosciuto già dall’infanzia come enfant prodige, visto che sapeva leggere prima dei tre anni.
Cresciuto in una famiglia borghese e agiata con quella premessa ci sarebbe stato da attendersi una carriera scolastica luminosa e invece non fu così, perché il ragazzino mal si adattava ai programmi, preferendo rifugiarsi nella lettura di quei soli romanzi che gli piacevano.
E’ infatti con notevole difficoltà che si laurea in giurisprudenza all’Università di Torino e anche nell’applicazione pratica degli studi non si distingue né per capacità, né per determinazione.
Insomma, il giovane Fogazzaro non riesce a mai a dare una svolta chiara alla sua vita e ciò sarà sempre più evidente come si vedrà in seguito.
Inizia la sua attività letteraria come poeta, ma è un esordio velleitario, nel senso che non si applica come dovrebbe, tanto che il suo poemetto Miranda viene stroncato dal De Sanctis con queste parole “La maniera pare un po’ arida e asciutta ma l’autore ha voluto così fare per reagire contro la morbosa abbondanza de’ nostri periodi poetici e per stare un po’ più dappresso alla natura. Forse ha oltrepassato il segno, come fanno tutte le reazioni. Ci ho trovato dei bei motivi psicologici, ma poca ricchezza e poca serietà nel loro sviluppo e nelle loro gradazioni.”
Quindi, anche quest’opera poetica presenta quelle caratteristiche di incompiutezza che sono proprie del suo autore. Anche la silloge Valsolda non denota un accrescimento della tecnica e della tematica, mostrando anzi gli stessi limiti di Miranda, accompagnati da un accentuato dilettantismo che scoraggia perfino una critica seria e onesta.
Così Fogazzaro si accorge che la poesia non fa per lui e decide di passare alla narrativa, decisione saggia, perché è con il romanzo che riesce a dare il meglio di sé, permeandolo di quel romanticismo che gli è proprio, non disgiunto dai riflessi dello spiritismo che da tempo coltiva, pur essendo cattolico osservante.
Nel 1881 esordisce con Malombra, storia a tinte fosche, improntata ad un’atmosfera di occultismo, di sensualità estrema e di morte.
Il consenso dei critici non è unanime, nel senso che solo Giacosa si azzarda a dire che è il più bel romanzo pubblicato in Italia dopo I promessi sposi.
Eppure in Malombra si notano già alcuni elementi di stile e di atmosfera che poi, sapientemente sfumati, confluiranno nel suo capolavoro Piccolo mondo antico.
Nell’anno 1884 esce un’opera strana, ma per certi versi assai interessante; mi riferisco a Daniele Cortis, la storia di un deputato cattolico che si propone di costituire una sorta di democrazia cristiana, con cui in effetti Fogazzaro propugna le sue idee politiche del momento, con un forte sostegno alla monarchia, scevra da legami con la chiesa, ma rispettosa della fede religiosa.
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Sedia elettrica a Milano per un Euro

Sedia elettrica a Milano per un Euro
Tutti felici e contenti, giostraio compreso

di Giuseppe Iannozzi

Il cinismo dell’uomo oramai ha raggiunto il suo acme.
Se c’è una speranza che l’umanità si risollevi dalla sua triste condizione di barbarie, questa speranza è proiettata molto in là nel futuro.

La pena capitale è diventata uno spettacolo per famiglie.
Dove? A Milano ovviamente, in quella città lager, e dov’altro sennò?!
Un manichino di gomma e lattice è sulla sedia elettrica. “Inserire la moneta per vedere l’esecuzione”: per un Euro si può essere tutti quanti dei boia. Accade al Luna Park dell’Idroscalo, est milanese. Un Euro ti dà diritto ad assistere all’esecuzione che dura in media 15 secondi, duranti i quali il manichino si dibatte, digrigna i denti, urla, e infine si accascia sconfitto dalle convulsioni, mentre il fumo l’avvolge. Il tristo spettacolo è molto realistico. Troppo.
Da evidenziare che chiunque abbia un Euro può eseguire la pena capitale.
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Avril Lavigne, dark da infarto su Maxim

Avril Lavigne, dark
da infarto su Maxim

di Giuseppe Iannozzi

Numero da infarto: Maxim ospita la giovane Avril Lavigne, dark più sexy che mai. La giovane bimba, regina del punk anarchico al femminile, è più bella che mai: il nuovo Maxim è già diventato un numero da collezione introvabile, o quasi. Affrettatevi se non volete restare senza la vostra copia. Ne vale davvero la pena, parola di intenditore.

“Basta con il look da ragazzina, ora preferisco le gonne”, dichiara su Maxim la dark Avril. “I media mi hanno descritta come una ragazza perennemente arrabbiata. Delle tante etichette che mi hanno dato, nessuna è adeguata. Non colgono chi sono veramente, come sono fatta. Ma ho superato tutto”.
Ma Avril Lavigne, seppur con le gonne, non esita a picchiare duro se la stuzzicano: “L’ultima volta? In un bar, con una ragazza che mi ha urlato qualcosa. L’ho fatta star zitta. Non amo litigare, ma se mi provocano…”. La sventurata le ha gridato: “Tu non sei una vera punk”. La risposta di Avril Lavigne non si è fatta attendere.
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Sull’attuale stato della Letteratura italiana

Sull’attuale stato della Letteratura italiana
Appunti a uso e consumo di Biondillo e Wu Ming 1

di Giuseppe Iannozzi

Signor Gianni Biondillo,

non condivo una sola acca di quello che Lei ha scritto, cercando invano di portare acqua al suo mulino in nero, o in giallo se preferisce. Solo questo. Aggiungo però che non saranno né i Wu Ming, né Lei o Giancarlo De Cataldo a fare la Letteratura; né servono i dozzinali articoli scritti in memoria di Pier Paolo Pasolini, Beppe Fenoglio, Amelia Rosselli, ecc. ecc. per riportare nelle biblioteche e nei cuori degli italiani il vero spirito della Grande Letteratura. La critica minimalista adoperata oggi, quando non addirittura di carattere revisionista, è soltanto un male portato in maniera piuttosto subdola a esclusivo sfavore dei classici. Il New Italian Epic, ad esempio, è il sublime manifesto al Niente Assoluto; e non ci sarebbe poi niente di male nell’esaltarlo, se solo non ci si proponesse di revisionare i classici per occultarli di peso nel Niente.
Semplicemente, oggi, la Letteratura non esiste più, se non per tre o quattro nomi: Umberto Eco, Aldo Busi, Sebastiano Vassalli. Quelli che Lei indica, Alberto Garlini, Giacomo Sartori, Luca Ricci, Andrea Bajani, Marco Missiroli, Biagio Cepollaro, Francesca Matteoni, Andrea Raos, Giordano e Piperno e Saviano, sono piccoli - davvero piccoli - calibri, innocenti per compostezza retorica di stili e di contenuti. Domani di questi autori non rimarrà nemmeno una virgola. O un epitaffio. Signor Gianni Biondillo, gli autori, per lo meno alcuni di quelli da Lei citati, sono stati inseriti - non si sa bene con quale criterio - nel manifesto del New Italian Epic o in articoli a esso inerenti o a esso collegati.
Forse a Lei, Signor Roberto Bui (Wu Ming 1) potrà non piacere che si indichi il New Italian Epic come un manifesto, allora glielo spiego altrimenti: autoesaltazione fine a sé stessa, una molta piatta forma di autocelebrazione, sperando forse in un ritorno pubblicitario. E con linguaggio più diretto e fantozziano: “una cagata pazzesca”. Sinceramente, con rispetto parlando, Signor Roberto Bui, farebbe bene a riprendersi, ad aver più cura di sé stesso invece di sparare castronerie che non stanno né in cielo né in terra.
Non mi sento di essere pessimista come Paolo Di Stefano: Mario Rigoni Stern era già Storia della Letteratura, ben prima dei coccodrilli dedicategli in occasione della morte. Così anche Giuseppe Pontiggia. Di Pontiggia, di Rigoni Stern, di Gina Lagorio si continuerà a parlare ancora a lungo; ma, soprattutto, questi autori di così grande calibro non verranno presto dimenticati né dai lettori (quelli che resistono all’imperante medioevo che oggi fa strage di idee e ideali per mezzo di mode e di veline improvvisatesi scrittrici), né dagli editori, i quali prima o poi dovranno pur uscire dallo stato di cecità che oggi gli ha serrato gli occhi.

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Scrivere

scrittoreInteressante articolo di Lorenzo Viganò, apparso in “Magazine” di questa settimana (allegato del Corriere della sera).
Il contesto è quello di presentare i “Corti di carta”, racconti brevi e inediti di vari autori.
Il vero scrittore è come un bravo calciatore
Piero Colaprico (uscirà il 3 luglio – con il Corriere della Sera - il suo corto dal titolo “Scala c”) ci parla di cosa devono contenere i racconti per intrigare e incuriosire il lettore.
I racconti deve avere un lampo, qualcosa che abbagli il lettore, che lo spiazzi lo sorprenda. Può essere una frase, un colpo di scena, il lato nascosto e imprevedibile di un peonaggio, un retroscena inaspettato. Ciò che conta è che sia improvviso e faccia sobbalzare chi legge sulla poltrona”. Solo così, dice Piero Colabrico, giornalista e scrittore, “padre” con Pietro Valpreda della figura letteraria del maresciallo Binda, il racconto può dirsi riuscito. Solo così può reggere il confronto con il romanzo che, per continuare nel parallelo meteorologico, “ha invece il respiro di un lungo temporale o di un’intera giornata di sole”. Ma è tutto “Perché a differenziare una storia di quaranta pagine da una di trecento è anche lo spazio dedicato alle descrizioni, che con un libro a disposizioni possono essere lunghe, minuziose e precise, ma in una novella devono necessariamente essere brevi e veloci, delle semplici pennellate o poco più”.
…il vero scrittore è come un bravo calciatore che sa mettere la palla esattamente dove desidera. Che non si limita a centrare la porta, ma se vuole fa goal. A maggior ragione quando si tratta di un racconto, dove non si può sbagliare nulla perché l’errore emerge più chiassosamente che in un romanzo. Basta una pagina debole perché il racconto non funzioni: il lampo sparisce e la storia si spegne”.

Mi capita di leggere molto “inedito” in questo periodo, di autori che cercano di emergere nel dentro di un meccanismo infernale quale l’editoria.
E a malincuore mi rendo conto che non si riesce a trasferire su “carta” (che poi sia word in quest’era tecnologicamente avanzata, ha poca importanza, il senso rimane), la fantasia che è propria dello scrittore.
E’, anche vero che tutto si è detto e scritto, e che rimane estremamente complicato “inventare” una storia che non ricada sul banale o sul già detto/scritto, appunto.
I romanzi si aggrovigliano nei troppi personaggi che perdono il proprio “ruolo” nella confusione del narrare, Troppo spesso la voce narrante diviene l’io inconscio che parla delle proprie turbe nel quotidiano vivere, innescando, così, quel meccanismo di diario delirante che si perde nelle troppe descrizioni sminuendone la trama. I racconti brevi hanno una trama minimalista, quasi a voler essere un diario e nel dentro scriverci uno squarcio di vita. Ma come dice Colaprico “non abbagliano, non sorprendono, non intrigano…”.
Bisogna inventarsi, reinventarsi se si vuol fare come mestiere lo scrittore. Cosa non facile, ma non impossibile.
Consiglio di scaricare e sbirciare il “Corso di scrittura e narrazione” di Giulio Mozzi, potrete trovarci degli ottimi spunti.

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Taneski il cronista killer, Gus il cane più brutto e altre amenità horror

Taneski, il cronista killer
Gus, il cane più brutto
e altre amenità horror

di Giuseppe Iannozzi

Vi spiego ora perché, apparentemente, i thriller e i noir oggi vanno tanto di moda, incontrando in alcuni casi un buon successo criminale… pardon! … intendevo un buon successo fatale… per la miseria! … un certo successo commerciale.

Quella che in breve vi sto per raccontare sembrerebbe la trama di tanti abusati thriller, di quelli che si scrivevano negli anni ‘30 e ‘40. Per farla breve, un giornalista specializzato in cronaca nera, per scrivere i suoi pezzi, prima si faceva le vittime con le proprie mani riducendole in tanti brani tutti ben tagliati, e poi buttava i loro pezzi nella spazzatura, insieme agli altri sacchi della spazzatura. Vlado Taneski, questo il nome del giornalista, era un vero e proprio artista del coltello, un autentico macellaio, che avrebbe continuato imperterrito a scrivere se non fosse stato arrestato dalla polizia macedone. I suoi pezzi erano a dir poco chirurgici tanto erano precisi e ricchi di dettagli. Forse proprio questo dettaglio, non insignificante, ha messo in allerta gli inquirenti, che l’hanno beccato e ammanettato.
Vlado Taneski, 56 anni, giornalista del «Nova Makedonija», la più antica testata del Paese, e di un altro giornale di Skopje, è stato arrestato dalla polizia macedone con l’accusa di aver rapito e stuprato almeno tre anziane nella cittadina sud-occidentale di Kicevo. Gli esami del DNA non hanno lasciato spazi a dubbi. Le vittime di Taneski subivano prima una lunga violenza, dopodiché, senza tanti giri di parole, venivano uccise, quindi fatte a pezzi e ben chiuse in sacchi di plastica che venivano infine gettati in luoghi diversi. Lo ha riferito il portavoce della polizia, Ivo Kotevski. Tutti gli omicidi sarebbero stati portati a termine tra il 2003 e il 2008. A quanto pare Taneski sceglieva le vittime, tutte ultrasettantenni, in base alla somiglianza con la madre, con la quale aveva una relazione ambigua o tormentata… difficile dire in simili casi. Il giornalista assassino è stato subito bollato «mostro di Kicevo».
Per il momento Taneski non scriverà più alcun pezzo di nera. Non è da escludere a priori che in prigione avrà modo e tempo di scrivere dei thriller, basandosi sulla sua lunga e provata personale esperienza di giornalista di sangue. Continua..

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Da Leonida a Fantozzi

Da Leonida a Fantozzi

di Giuseppe Iannozzi

Il Nulla

Definiamo, in maniera semplicistica, il Nulla da un punto di vista strutturale: assenza totale di materia sia essa vivente sia essa senza vita.
Il Nulla non è rappresentabile dalla mente umana: se proviamo ad immaginarlo non ne siamo capaci, così come non siamo capaci di figurarci l’Eternità e l’Infinito. Possiamo solo dare interpretazioni astratte (o poetiche) del Nulla, così come dell’Infinito e dell’Eternità. La nostra mente, tuttalpiù, riesce a definirli dicendo di essi che cosa non sono, proprio come ho fatto io per dire del Nulla. E’ il massimo che l’uomo possa permettersi, al fine di spiegare a sé stesso e ai suoi simili ciò che egli stesso non conosce. Dunque dicendo che il Nulla “assenza totale di materia sia essa vivente sia essa senza vita”, fornisco delle indicazioni fruibili a chi come me ha una mente (limitata per natura): tutto ciò che è vivo è materia, tutto ciò che è morto è materia, esiste della materia viva e della materia che non è viva. La vita è dunque della materia che nasce, cresce, si riproduce e infine muore o meglio ancora che torna ad essere materia morta. Potremmo a questo punto dedurre, con ampi margini di approssimazione, che il Nulla esiste nel momento in cui gli viene a mancare la materia, in uno stato vitale o non vitale. Perché il Nulla sia tale non sono necessarie né la vita né la morte. Il Nulla è il contrario della Materia. Ne consegue che il Nulla ha in sé qualità di “infinito” e di “eternità”. Non è possibile dire che la materia ha queste qualità: il totale della materia presente nell’Universo riempie quello che altrimenti sarebbe il Nulla? Ma: c’è abbastanza materia per riempire per sempre il Nulla che ha qualità di “infinito” e di “eternità”? Quanta materia c’è a disposizione? Non lo sappiamo, ma il sospetto è quello che non sia sufficiente a riempire per sempre il Nulla: se ci atteniamo alla teoria del Big Bang, allora sarà inevitabile il Big Crunch. La morte è dunque tornare ad essere parte di quella porzione di materia che ha tentato di riempire il Nulla. Siamo materia, solo materia: il Nulla è al di sopra della materia, perché di infinito e di eternità.
Il Nulla è Dio. Dio è Nulla.
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Ad un punto critico per i critici (e per tutti…) di Simone Battig

Jekyll
Ad un punto critico per i critici (e per tutti…)

[ Ricevo e pubblico questo pezzo a firma di Simone Battig , pur non condividendo appieno il suo pensiero. Ci sono tuttavia degli spunti interessanti che, a mio avviso, meritano di essere approfonditi e presi in seria considerazione.

Rimane inteso che Simone Battig è l'unico responsabile delle sue dichiarazioni.

Grassetti e corsivi sono stati aggiunti in fase redazionale, al solo scopo di agevolare la lettura.

Buona lettura.

g.i. ]

Dopo aver evitato di commentare il lacunoso saggio New Italian Epic di Wu Ming , sia perché mi trovo d’accordo con quanto argomentato in risposta da Marco Lodoli , sia perché sarebbe come voler commentare un genetista cinese che un mattino si alzasse e dicesse “Ho notato che il mio alluce destro tende a sinistra quando cammino, e siccome l’ho notato anche nei miei amici credo che noi, per i percorsi e le caratteristiche comuni che ci legano, e anche per la nostra solida amicizia, possiamo considerarci gli iniziatori di una nuova evoluzione di ampio respiro che coinvolgerà tutta la nazione”, invito tutti a godersi questa intervista ai critici letterari del giornale “La Stampa” e del giornale “Il Mattino”, Sergio Pent e Giuseppe Lupo . L’intervista la trovate qui: www.booksweb.tv , nella sezione BooksTorino nella sottosezione I mestieri del Libro - critici letterari .
Con la poco ammirevole “sincerità dell’esperto”, rispondendo a domande sul loro metodo di lavoro, dopo aver glissato su come si arriva a fare il critico letterario per un grande giornale, Pent e Lupo certificano quello che vado sottolineando da anni e quello che tutti sanno ma vogliono continuare a ritenere normale se non persino giusto: la critica letteraria così condotta non solo è inutile ma è nociva per lo sviluppo di nuove e interessanti generazioni di lettori e scrittori. Lo è, secondo le loro stesse parole, perché condotta in maniera assolutamente parziale (nei molteplici significati di questa parola) e lo è perché, asservita ad una logica che si concentra non sui libri ma sulle varie personalità coinvolte nell’intento di far leggere un libro ai lettori, tradisce la sua stessa natura e i suoi scopi.
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Gianfranco Fini assolve i neofascisti! Nicola Tommasoli è morto

Gianfranco Fini
assolve i neofascisti!
Nicola Tommasoli è morto

di Giuseppe Iannozzi

Durante il notiziario Studio Aperto, uno dei due amici che era con Nicola Tommasoli, vittima del pestaggio a morte da parte di cinque neofascisti, ha raccontato: “C’erano i ragazzi, noi stavamo passeggiando, ci hanno chiesto una sigaretta, anche con un tono un po’ strano. Noi abbiamo risposto di no e abbiamo continuato a camminare per la nostra strada senza fermarci. Quando ho fatto per girarmi, uno mi ha sferrato un pugno, da lì è cominciato tutto. Due minuti di panico, faccio fatica adesso perché ho preso tante botte, mi tiravano per i capelli, sono caduto più volte e ho cercato di difendermi come potevo, per fortuna mi sono girato, altrimenti potevo essere lì al posto del mio amico. Cosa ci dicevano? No, non insulti, ci davano le botte ma non dicevano niente. Erano delle bestie, non c’è un motivo né niente”. La vittima-testimone ribadisce l’aggressione alle spalle: “Se Nicola si fosse girato probabilmente non sarebbe lì - dice l’amico, riferendosi alla rianimazione - si sarebbe potuto difendere, avrebbe avuto solo qualche botta”.

E’ clinicamente morto Nicola Tommasoli, il giovane ricoverato all’ospedale Borgo Trento di Verona dopo essere stato picchiato a sangue la notte del primo maggio. Alle 18 il collegio medico dell’ospedale ha concluso il periodo di osservazione per l’accertamento della morte. I genitori di Nicola hanno espresso il desiderio di donare organi e tessuti. Vincenzo Stingone, il questore di Verona, si è così espresso: “Il pestaggio non è avvenuto per motivi politici ma per motivi futili. Per quel che ne sappiamo fino adesso il motivo scatenante è stato proprio quella sigaretta negata ai cinque giovani ultras”.
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Braccialetto? No meglio la cintura di castità!

Braccialetto? No meglio la cintura di castità!

di Stefania Nardini - fonte: la Poesia e lo Spirito

E perché no la cintura di castità ?

E’ stato un pensiero istintivo, quando ho sentito che il candidato a sindaco di Roma Francesco Rutelli ha proposto il braccialetto antiviolenza per le donne.

Perché, diciamola tutta, questi aggeggi elettronici spesso fanno cilecca, e cosi’ potrebbe capitare che se un stupratore entra in azione e l’aggeggio va in tilt la vittima-preda, cioè la donna, è spacciata. E’ più comoda la vecchia cintura di castità! Antico mezzo di coercizione del potere maschile che con la voglia di “vintage” che c’è in giro potrebbe fare addirittura tendenza…

Siamo al ridicolo. Per non dire che siamo alla frutta. E, tanto per rimanere in tema gastronomico, c’è pure la ciliegina sulla torta : il solito, immancabile dibattito televisivo a casa Vespa.

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Padre Pio seppellito nel suo stesso vestiario

Padre Pio seppellito nel suo stesso vestiario
esposto per la gioia della folla in diretta mondiale
Ed è subito bagno di fedeli e di curiosi

E’ durata un paio d’ore a San Giovanni Rotondo, davanti a 15mila fedeli, la cerimonia eucaristica presieduta dal cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della congregazione delle cause dei santi, in occasione dell’ostensione del corpo di Padre Pio. Un evento mondiale seguito in diretta anche da alcune televisioni straniere, ma anche preghiere lette in diverse lingue per i fedeli di tutte le origini.
Alla cerimonia è seguita l’esposizione delle spoglie del santo per la venerazione del popolino. Prima è stato il cardinale Saraiva Martins a sostare in preghiera per diversi minuti davanti ai resti di padre Pio, nella cripta del convento di Santa Maria delle Grazie. La salma del santo è poco visibile, a dire il vero è invisibile: il volto è difatti seppellito in una bella maschera di silicone e il corpo dal pesantissimo abito e dalle scarpe.
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Paris Hilton a Bologna senza il botto!

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Paris Hilton a Bologna
ma senza il botto!

Paris Hilton, la famosa figlia ribelle del magnate degli Hotel, ha sfilato al Cosmoprof, il Salone internazionale della bellezza, in corso fino a lunedì prossimo nel quartiere fieristico di Bologna. Tuttavia l’accoglienza è stata abbastanza fredda.

L’ereditiera è testimonial di un espositore per presentare delle «extensions», ovvero i capelli per allungare le acconciature femminili e di chi ha pochi capelli e ne desira di più, seppur finti.

Ha fatto la vip, com’era logico aspettarsi. Arrivata con un’ora di ritardo rispetto al programma, la giovane ribelle 27enne è stata accolta tiepidamente da circa 200 persone.  In verità pochissimi fan, più che altro curiosi di passaggio. Chi si aspettava un look da vip è rimasto deluso: jeans e T-shirt. Unico tocco vagamente glamour l’occhiale da sole rosa e le scarpe bianche col tacco. Presente anche l’inviato delle «Iene», Enrico Lucci, che è riuscito a salire sul palco strappando un bacio alla regina del gossip. «Ciao Bologna, amo l’Italia» ha detto Paris Hilton al microfono. Poi si è concessa, posando in modo ammiccante ma neanche poi tanto, ai fotografi.

Al voto! Al voto!

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Al voto! Al voto!

di Titty Cerquetti

Non vedo l’ora che si voti. Non vedo l’ora che ci sia un risultato e un governo. Non importa chi, non importa come, quello che importa è avere presto un governo. Che sia centrodestra o centrosinistra o centrocentro o mezzosinistro.

Ho dato un’occhiata ai programmi, ho ascoltato con interesse alcune trasmissioni politiche e sono davvero molto eccitata. È fantastico perché, per la prima volta, non ha davvero alcuna importanza chi sarà il vincitore perché tutti, ma proprio tutti, sanno benissimo cosa vogliamo noi italiani. E sono disposti a darcelo.

Stipendi più alti, più potere d’acquisto, meno tasse, più servizi, abolizione dell’ICI, meno iRPEF, detrazioni ai ceti più deboli, pensioni d’oro, lavoro a tempo indeterminato, più sicurezza, giustizia certa e rapida, insomma, non vedo l’ora che sia tutto finito e che il governo vincente metta in pratica quello che va dicendo da tre mesi.Perché noi italiani, si sa, non siamo mica così facili da prendere in giro. Noi italiani, se per caso questa gente dovesse mancare alle promesse fatte, siamo capaci di tutto. Non è vero?

Ma non accadrà. Si è mai vista, in un paese onesto e orgoglioso come il nostro, una classe politica falsa, ipocrita e corrotta?

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I coglioni di Berlusconi!

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I coglioni di Berlusconi!

Il Cavaliere, Silvio Berlusconi, leader Pdl, accusato di non avere grinta, d’aver perso smalto in questa campagna elettorale, ieri sera ha dimostrato a tutti, senz’ombra di dubbio, d’essere ancora quello d’un tempo, né migliore né peggiore. Ieri sera, a Chieti, il Cavaliere, rivolgendosi a un fan appostatosi sotto il palco ed evidentemente sovraeccitato, ha avuto parole severe che subito hanno ridotto al silenzio l’omarino su di giri: “Mi devi dire come fa uno che parla da dieci ore a concentrarsi se tu gli rompi i coglioni”. Il poveretto si è zittito, forse spaventato forse dispiaciuto, e si è fatto pecora senza però nemmeno più un belato in bocca. E così il Cavaliere ha potuto continuare il suo discorso, ma non prima d’un sonoro applauso da parte del pubblico.
Continua..

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