Fabrizio Corselli. Enfer Lettres Libertines. Su Lulu.com per il download
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
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Stampato: 45 pagine, 6.14″ x 9.21″, rilegatura saddle-stitch, inchiostro per l’interno B/N Descrizione: Enfer è un’opera a carattere libertino che pone il lettore di fronte alla consumazione di uno dei più cruenti crimini del cuore, a opera del dissoluto Duchamp. Un incontro con una giovane fanciulla di nome Madeleine, presso le carceri di Saint’Ange, che darà inizio a una torbida e brutale storia d’amore. L’opera non presenta alcuna censura, essendo destinato a un pubblico adulto. |
Il blog di Fabrizio Corselli:
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Su eBay i regali di Natale rifiutati o non piaciuti
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Su eBay i regali di Natale rifiutati o non piaciuti
4mila oggetti che non hanno fatto centro
secondo una indagine Doxa
Nell’era di Internet il riciclo dei regali di Natale si fa in rete. «Ad appena una settimana dal Natale sono già oltre 4mila i regali rimessi in vendita su eBay.it da coloro che li hanno ricevuti e non apprezzati» riferisce eBay in una nota. I regali più riciclati sono gli articoli di abbigliamento, seguiti da telefonia e videogiochi, precisa il sito di e-commerce. Un fenomeno in forte crescita: i regali messi all’asta riciclati sul web «lo scorso anno alla stessa data erano meno della metà». Spiega Andrea Rota, responsabile Sviluppo piattaforma eBay Italia: «La pratica di riciclare i regali di Natale esiste da sempre, negli ultimi anni però, grazie ad eBay, che consente di farlo velocemente, da casa e in modo anonimo, si è diffusa la consuetudine a vedere il vantaggio del rivendere l’oggetto stesso, con buone opportunità di guadagno ma soprattutto con la possibilità di trovare nella vastità della Rete una persona a cui quel regalo piace davvero ed era tra i desiderati».
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Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar - Edizioni Einaudi
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Memorie di Adriano
Marguerite Yourcenaur
Edizioni Einaudi
“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiano insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…”
Con i versi della poesia che Adriano scrisse lo stesso giorno della morte termina lo stupendo romanzo di Marguerite Yourcenar.
Frutto di un lavoro di ricerca durato anni, di un’indagine attenta e laboriosa, rappresenta un ritratto di fulgida bellezza di questo imperatore.
Come raccontare la storia di un uomo, del suo modo di vedere, di ascoltare, di sentire, dando un quadro della sua grandezza? Come riconoscergli l’immortalità, una vita oltre la morte?
L’autrice parte da dati storici, da tracce, da scritti anche autografi e, anziché narrare la sua vita, fa parlare lo stesso Adriano, che ripercorre le tappe della sua esistenza, in una sorta di monologo interiore, per mezzo di una lunga lettera che scrive a Marco Aurelio.
E’ un uomo vecchio, malato, ormai incapace di sopportare i pesi di governo quello che ci viene rappresentato, in una sorte di poema d’amore alla vita.
E così Adriano racconta della sua ascesa agli alti gradi militari, le campagne di guerra condotte con capacità nonostante lui ami la pace, il rispetto per l’avversario mai definito nemico, il desiderio di conoscenza che non lo abbandonerà poi, il matrimonio di convenienza che lo lascerà insoddisfatto, le astuzie e gli intrallazzi per arrivare al trono, l’amore per il giovane Antinoo, il dolore disperato per la sua morte, sentimenti, emozioni e passioni di un uomo per il quale tuttavia il senso del dovere e dello stato vengono sopra ogni cosa, in quella responsabilità, che avverte sempre presente, della bellezza del mondo.
Cinzia Pierangelini, Eraclito e il muro, Edizioni GBM
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Eraclito e il muro
Cinzia Pierangelini
Ed. GBM
Cinzia Pierangelini è nata nel 1963 a Messina, dove oggi vive. E’ docente e violinista. Il suo esordio letterario risale al 2004. Molti suoi lavori, vincitori di premi letterari, sono editi in antologie, in e-book e in riviste. Con diverse case editrici ha pubblicato: “Dall’ultimo leggio, raccolta di racconti” (Traccediverse); “La Quaresima”, racconto compreso nell’antologia “Quindici passi nel buio” (Traccediverse); “L’origine”, nell’antologia “Il mio mare”; “Il viaggio”, nell’antologia “Libera uscita” (Delosbooks). In stampa la poesia “Quando Jasmine sciolse la sua treccia” selezionata per un’antologia poetica (Aletti Editore) e il racconto “La signora Rosa” selezionato per un’antologia erotica (Delosbooks). In editing il romanzo per ragazzi “Il professor Scelestus” e in attesa di editore il romanzo “La jatta”.
Si potrebbe scomodare Leonardo Sciascia per “Una storia semplice”, si potrebbe scomodare anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa per “Il Gattopardo”. Ma un paragone preciso, perfettamente lineare, non è possibile, non quando si ha a che fare con la bella scrittura di Cinzia Pierangelini, che ha dato alle stampe un romanzo particolare e per linguaggio e per particolari folcloristici: “Eraclito e il muro” è una partitura di per sé semplice, non fosse per il fatto che Matteo Micciché, protagonista più in vista di questo romanzo, è suo malgrado il rappresentante più terra terra d’una certa cultura fatta d’impicci di bugie d’intrallazzi, di falsità e invidie. Matteo Micciché incarna non solo una Sicilia provinciale e malata, più di tutto è l’essenza stessa di quella croce atavica che l’Italia pressappochista si trascina dietro da almeno un secolo e che è diventata pesante e sin troppo evidente dopo la IIa Guerra Mondiale, negli anni Cinquanta e Sessanta, quelli della Ricostruzione e degli abusi, non solo edilizi ma anche ideologici. E’ sì dunque una storia semplice ma in verità complicata: un critico di spettacolo, musicista fallito, invidioso dei successi altrui - o perlomeno di quelli che agl’occhi non troppo attenti del pubblico potrebbero sembrare manifestazioni artistiche con un non so che di miracoloso -, non ha mai pace e con penna velenosissima stronca ogni spettacolo teatrale e musicale, senza neppure averlo visto con attenzione. L’importante, per questo sédicente critico, è di far notare, tramite il suo giudizio negativo, il declìno delle arti; peccato che i giudizi da lui portati siano inficiati dall’animo malevolo che si ritrova e che finisce col condannare tutto, per il semplice gusto d’aver così scritto un’ennesima condanna - forse non completamente ingiusta, un minino di dubbio è d’obbligo anche per un caso clinico qual è Matteo Micciché. In paese, Matteo non è ben visto: non si può dire che abbia degli amici, difatti non c’è uno che vorrebbe averlo accanto: anzi, i più sono favorevoli all’allontanamento di quello che è un pericolo per le arti e per il paese. Ad un certo punto, Matteo perde la testa, letteralmente, per colpa d’una coppola. Sì, di un cappello!.
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Luisito Bianchi, La messa dell’uomo disarmato, Sironi Editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La messa dell’uomo disarmato
Un romanzo sulla Resistenza: Luisito Bianchi
«Cominciavi, così, la tua opera di dissodamento per spalancarmi davanti quel mistero dell’uomo che tu non volevi fosse in contrapposizione e, tanto meno, in contraddizione con quello di Dio. Ero una pianticella assetata, le cui deboli radici s’aggrappavano alla tua voce per calare sempre più profondamente nella mia umanità, portando con esse, per quanto il peso fosse sproporzionato, le vicende di tutti gli uomini conosciuti e sconosciuti che popolavano i lunghi corridoi del monastero e mi seguivano mentre mi recavo in coro per il canto del divino ufficio.»
«La guerra scoppiò quando il frumento cominciava ad avvolgersi della sua veste di grazia e le ultime more sui gelsi morivano di troppa dolcezza. Tutta la gente del paese doveva essere presente in piazza davanti al municipio, sul cui balcone il podestà aveva acceso la radio a tutto volume. Toni non c’era, e nemmeno il fabbro, il professore, l’arciprete e Rondine, il nostro martire. Io c’ero. Dovevo rappresentare anche mio padre; due erano troppi, ma uno era necessario, mi aveva detto.»
«Nei primi mesi del ‘44, nessuno ignorava che sulle colline e sulle montagne c’erano i ribelli a combattere i fascisti e i tedeschi, e che fra i ribelli si trovavano Stalino, Piero e Rondine. Ma le montagne erano lontane, i ribelli erano lontani, i fascisti e i tedeschi erano lontani. La guardia comunale era come se non ci fosse. Dalla casa del fascio della città non gli telefonavano più. I giovani richiamati alle armi o erano in Germania, o alla TODT, o se ne stavano tranquillamente a casa. I primi momenti, quando in paese correva veloce la notizia, quasi sempre falsa, dell’arrivo dei fascisti, i renitenti alla leva, così li chiamavano, scappavano nei campi; poi, non essendovi mai stata una retata, ci fecero l’abitudine e non scapparono più.»
«Si trovò vicino al cimitero che battevano dalla torre le undici. La ghiaia sotto le ruote del carretto gli ricordò Giuliano e il suo asino. “A quest’ora l’asino ragliava, sempre pieno di fame come il suo padrone”. L’asino di Giuliano lo portò a Raglio, all’enorme scoppio che aveva dilaniato l’amico, al nome di Giovanni che avrebbe dato al bambino…»
(da “La messa dell’uomo disarmato” di Luisito Bianchi)
Difficile raccontare “La messa dell’uomo disarmato” di Luisito Bianchi, un romanzo che si configura come alta Letteratura, Letteratura come non se ne vedeva dai tempi di Beppe Fenoglio, da quando fu dato alle stampe quello che è ormai un classico della storia italiana, “Il Partigiano Johnny”. Luisito Bianchi affronta la guerra, l’8 settembre 1943, il dolore con rigore scomposto, nervoso, ma sempre dignitoso, fortemente umano. Intendiamoci, Luisito Bianchi non è Fenoglio, ma non gli è da meno. E’ assurdo pensare come questo romanzo sia stato lontano dalle librerie per così tanto tempo, uno scritto esemplare che è circolato quasi clandestinamente tra pochi-tanti amici e che quasi per caso è stato notato e pubblicato. “La messa dell’uomo disarmato” circolò in edizione autoprodotta e autofinanziata tra il 1989 e il 1995; si può, a ragione, dire che il romanzo è già stato da molti letto e apprezzato al di fuori del consueto mercato librario, diffondendosi “di mano in mano, da amicizia ad amicizia”. Ma questa è un’altra storia, affascinante, ma che preferisco che a raccontarla sia qualcun altro. (Leggi Paola Borgonovo) Ciò che mi preme è evidenziare come “La messa dell’uomo disarmato” è il vero caso editoriale degli ultimi vent’anni.
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Il diavolo custode, di Luigi Balocchi - Meridiano Zero
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Luigi Balocchi
Il diavolo custode
Meridiano zero
Ha quasi il ritmo di una ballata questo romanzo tutto centrato sulla figura di Sante Pollastro, per le cronache un bandito di Novi che ha imperversato, soprattutto fra le due guerre, ma per la realtà storica un ribelle. Luigi Balocchi con uno stile del tutto particolare, che ricorre con misura al dialetto, con frasi brevi, incalzanti, riesce a fornirci un quadro completo di questa meteora dei diseredati.
Sì, perché le gesta di quest’uomo, indubbiamente contro la legge, sono animate da uno spirito di rivolta contro un sistema che opprime l’individuo, negandogli quella libertà che è suo diritto di nascita.
Sante Pollastro, il bel Santéin è anarchico senza saperlo, lo è per un istinto naturale che lo porta quasi in un gioco-sfida con se stesso a violare leggi che sembrano fatte apposta per consentire il predominio di alcuni uomini sugli altri.
Ha simpatie per il movimento anarchico, perché lo considera la testimonianza che il suo modo di condurre la vita ha un fondamento che non lo rende dissimile da altri che si battono e muoiono per un’ideale di libertà prima di tutto individuale. Continua..
Lya Luft: Perdite e guadagni
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

a cura di Katia Ciarrocchi
Titolo: Perdite e guadagni. Alti e bassi della vita
Autore: Luft Lya
Prezzo: € 9,90
Dati: 2006, 182 p., brossura
Alti e bassi della vita
“Io sono tra coloro che credono che la felicità è possibile, che l’amore è possibile, che non esistono solo incompatibilità e tradimento, ma anche tenerezza, amicizia, compassione, etica e gentilezza.”
Lya Luft
La necessità di preservare la capacità di sognare, per non fare la fine delle “foche ammaestrate”. La centralità della famiglia e degli affetti. La tirannia del consumismo… Tutto questo nel libro di Lya Luft ” Perdite e guadagni “.
In una società dove tutto sembra divenire declino, dove si è perso il valore delle piccole cose, un mondo dominato da una comunicazione che spesso mira all’appiattimento del pensiero, Luft ci induce a guardare al tempo in termini di sviluppo individuale , riscoprendo, al di fuori dei stereotipi deludenti della società del consumismo, i nodi fondamentali dell’esistenza. Riscoprire il valore della libertà, degli affetti e della famiglia, e ancora, della passione e del disincanto, che ci aprono gli orizzonti di un “destino” le cui redini dobbiamo imparare a tenere saldamente fra le nostre mani, accettando la possibilità di un rapporto, nuovo perché diverso, con il mondo da cui siamo circondati, notte e giorno. Continua..
Wicked XIImas!
Pubblicato da Luigi Milani
Edizioni XII vuole farvi gli auguri, ma a modo suo.
Fino al 6 gennaio, chiunque acquisti dei libri dal XII Shop riceverà anche dei piccoli doni, unici.
Storie inedite, una per ciascun libro, dagli autori del Primo Catalogo. Storie che non vedrete da nessuna altra parte, dedicate alle feste… da un punto di vista diverso.
Avete già acquistato libri targati Edizioni XII? E allora XII elargirà doni anche a voi.
































