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I racconti di guerra, di Mario Rigoni Stern

I racconti di guerra
Mario Rigoni Stern

Introduzione di Folco Portinari
Edizioni Einaudi
Narrativa raccolta di racconti
Pagg. 616
ISBN: 9788806181154
Prezzo: € 16,80

In questo libro di ben 616 pagine sono ricompresi tutti i racconti che Mario Rigoni Stern ha dedicato al tema della guerra nei suoi precedenti lavori, oltre ad alcuni articoli apparsi su giornali e riviste.
Si tratta quindi di un’opera tematica “omnia” ordinata cronologicamente dall’autore e infatti ci sono quattro grandi capitoli dedicati, rispettivamente, alla prima guerra mondiale, a quella immediatamente successiva, cioè la seconda, alla prigionia e alla resistenza.
Perché Stern abbia voluto riunire in un unico volume tutte queste prose penso sia abbastanza evidente; in lui, uomo in completa sintonia con l’ambiente spontaneo della natura e fratello per indole di tutti gli altri uomini, il ricordo di ciò che di orrendo, di tragico e di incivile è rappresentato dalla guerra deve essere perpetuato, affinché chi non ha subito, chi non ha sofferto sappia quanto altri, prima, hanno patito. L’intento è pertanto chiaramente pacifista e non è un caso se l’opera è uscita nel 2006, dopo la prima e la seconda guerra dell’Iraq, dopo il conflitto in Afganistan. Posso solo immaginare l’angoscia di un povero vecchio, scampato alle campagne d’Albania e di Russia e alla prigionia nei lager tedeschi, nel constatare che oggi regna una sostanziale indifferenza verso conflitti che non ci toccano direttamente; e allora solo chi sa, solo chi ha provato sulla propria pelle che cosa significhi una guerra, si deve sentire in dovere di mettere sull’avviso, ricordando anni di dolore, vittime che il tempo ha affossato nell’oblio.
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Appunti della Storia, di Gaspare Armato

Appunti della Storia

di Gaspare Armato

Ideazione copertina di Maria Catalina Alvarez
Edizioni Autorinediti
www.autorinediti.it
info@autorinediti.it
Saggio storico
Pagg. 108
ISBN: 9788895300498
Prezzo: € 9,50

La passione per la storia di Gaspare Armato è inequivocabile, tanto che è il dominus di un blog dove si parla esclusivamente di questa materia, a scuola troppo spesso trascurata e comunque non considerata, erroneamente, prioritaria.
Peraltro il metodo di approccio dell’autore toscano è quanto mai ampio, non comprendendo solo i fatti salienti che si sono verificati, ma estendendo la visione alle caratteristiche di determinati periodi, con la descrizione di usi, di costumi, perfino dell’alimentazione. In questo modo il risultato è rappresentativo in misura abbastanza attendibile dei personaggi ignoti della storia, cioè della quasi totalità degli esseri umani di un’epoca, ombre sconosciute che pure hanno collaborato in modo determinante al concretizzarsi di eventi che non possono trovare spiegazione solo nell’iniziativa dei singoli, ma inquadrandoli nel contesto generale.
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Le stagioni di Giacomo, di Mario Rigoni Stern

Le stagioni di Giacomo

di Mario Rigoni Stern

Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 161
ISBN: 9788806181758
Prezzo: € 9,00

Le stagioni di Giacomo è un romanzo struggente su una gioventù che non poté conoscere le gioie della vita tipiche della sua età, su un mondo di miseria e di fame in cui tuttavia fiorivano la solidarietà e il mutuo soccorso, su un fascismo retorico e tronfio che non solo non permise a tanti, a troppi di vivere dignitosamente, ma che sacrificò inutilmente in una guerra non sentita proprio quei figli che avrebbero dovuto rappresentare l’avvenire.

Giacomo, l’amico di Mario Rigoni Stern, non può essere bambino, ma si deve adattare a qualsiasi lavoro pur di sopravvivere. Così segue le orme del padre diventando un recuperante, cioè raccogliendo quanto di bellico è rimasto sull’altopiano. E’ un lavoro duro, pericoloso e anche poco remunerato, ma è l’unico possibile, perché il regime, nonostante le promesse, non è in grado di creare nuove occasioni di occupazione, se non per periodi limitati e sempre legati al suo mondo irreale dove conta solo l’apparenza.
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Franz Krauspenhaar: la volgarità della non-scrittura

Franz Krauspenhaar: la volgarità della non-scrittura

di Giuseppe Iannozzi

Il libro “Era mio padre” scritto da Franz Krauspenhaar è una schifezza totale, senza ritegno alcuno; un romanzetto infarcito di volgarità sparate a tutto spiano, nonché da una masochistica voglia di piangersi addosso sempre urlando però. L’autore rivela soltanto l’incapacità di dar corpo a una narrazione che abbia una qualsivoglia parvenza di comprensibilità: manca la trama, mancano i personaggi. In verità manca tutto in questa pletora di parole condita da una marea di inutili puntini di sospensione; manca tutto tranne Krauspenhaar e suo padre, che invece d’incontrarsi - o anche solo di sfiorarsi per un attimo - idealmente per un dialogo, danno sempre e solo voce al loro egotismo al pari di primedonne mancate.
Non bastano davvero due voce isolate per poter dichiarare d’aver scritto un romanzo. Purtroppo “Era mio padre” di Franz Krauspenhaar può forse solo ambire ad essere etichettato come diario personale o, per un eccesso di critica generosità, lialesco, giovanilistico à la Federico Moccia, pur non accogliendo la romantica spontaneità narrativa della generazione tre metri sopra il cielo.
In realtà non siamo di fronte a un libro: chi oggi dovesse leggere “Era mio padre”, purtroppo si troverà a dover fare i conti con un diario molto personale, scritto male e con eccessi di gratuita volgarità per giunta. Ottimo esempio di non-scrittura questo “Era mio padre”, che ci viene da un quasi cinquantenne incapace di risolvere le proprie contraddizioni interiori per far finalmente posto all’anima o al suo surrogato.


Era mio padre - Franz Krauspenhaar - collana Le vele - Fazi editore - € 16,50

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Armati Andrea - Lo stregone di Assisi. Il volto negato di San Francesco


A cura di Katia Ciarrocchi

Titolo: Lo stregone di Assisi. Il volto negato di San Francesco
Autore: Armati Andrea
Prezzo
: € 8.90
Editore: Boopen
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8862230923
Pagine: 150

Chi era Giovanni di Pietro Bernardone?
Andrea Armati ripercorre la storia di San Francesco d’Assisi, racchiudendo il suo sapere in un saggio: “Lo stregone di Assisi. Il volto negato di San Francesco”.
La parola “saggio” deriva dal latino exagium (da exigere, pesare). Di conseguenza il verbo “saggiare” è sinonimo di “soppesare”, “valutare”, “fornire prova” di qualche cosa. Armati è riuscito né “Lo stregone di Assisi” a esporre e spiegare fatti storici con aggiunta di interpretazione personale in una “discussione” tanto informativa quanto costruttiva per fare comprendere quanto la figura di Giovanni di Pietro Bernardone fosse pragmatica e mistica.
Il misticismo è una dottrina dell’esoterismo, dal greco mistikòs (misterioso) e myein (chiudere, tacere). E’ la contemplazione delle cose spirituali ottenute con l’allontanamento da quelle materiali. In ambito cattolico, tra le personalità mistiche c’è senza dubbio Francesco D’Assisi.
Il libro ripercorre tutte le testimonianze a noi pervenute attraverso arte, scritti, leggende e quanto altro un lavoro meticoloso dell’autore che ci permette non solo di penetrare la vita di San Francesco, ma soprattutto di comprendere quali e quanti interesse avesse la chiesa nel sostenere una persona che avesse la grande capacità di parlare con gli uomini usando un linguaggio semplice, di facile comprensione, fatto di segni e simboli.
Ma partiamo dal titolo, perché Andrea Armati definisce San FrancescoLo stregone di Assisi”?
Stregone è un termine in disuso che un tempo indicava chi aveva conoscenza delle arti mediche e magiche, oggi chiamato sciamano; un personaggio carismatico e rilevante, intorno al quale si sviluppa l’universo magico e spirituale di intere comunità. Chi meglio di San Francesco d’Assisi lo rappresenta?
Il poverello riuscì a monopolizzare la scena del suo tempo perché il registro di cui si serviva era trasversale alla società e non circoscritto alle cattedre universitarie. Al contrario di molti altri protagonisti del cristianesimo, Francesco non si limitò a realizzare un’esperienza alternativa di fede, ma inventò un ‘format’ facile da capire e immediato da riconoscere. La predica agli uccelli (”Andando il beato Francesco a Bevagna, predicò a molti uccelli; e quelli esultanti stendevano i colli, protendevano le ali, aprivano i becchi, gli toccavano la tunica; e tutto ciò vedevano i compagni in attesa di lui sulla via.” Legenda maior (XII,3) di San Francesco), la quercia, la levitazione, le stimmate immagini che nessuno prima avrebbe mai associato a un santo - sono tutte novità introdotte da Francesco. Lo resero un leader perché la gente, ovunque fosse nata, era in grado di riconoscere il suo messaggio da immagini che solo al movimento francescano potevano appartenere”.
Dalle fonti storiche che Armati riporta fedelmente ci appare un Francesco molto diverso da come noi lo abbiamo conosciuto, o meglio, da come hanno voluto che noi lo ricordassimo e venerassimo. Continua..

Davide Bregola: “Lettera agli amici sulla bellezza”, Liberamente Editore, 2008

Davide Bregola: “Lettera agli amici sulla bellezza”,
Liberamente Editore, 2008

di Bartolomeo Di Monaco

[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Bregola ha già al suo attivo almeno due volumi importanti, “Racconti felici”, del 2003, e “La cultura enciclopedica dell’autodidatta”, del 2006.
In questo libro, che potrebbe segnare una svolta nella produzione letteraria del giovane autore, egli ci rende partecipi di una nuova sensibilità che lo ha pervaso e arricchito, mettendolo in contatto con la realtà più intima e nascosta che sta intorno a noi. Non è nuovo il tema che vi si affronta, e non sono nuovi i temi di squisita spiritualità come questo della Bellezza, e lo stesso Bregola ci indica gli autori del passato che hanno rappresentato il suo punto di riferimento nella stesura della “Lettera agli amici sulla bellezza”.
Percorrere una tale strada non è facile. Il cammino, al di là delle apparenze, non è mai lieve, anzi, brucia e consuma. Non è l’attenzione e l’affinamento dei sensi che si richiedono, bensì l’esposizione della propria anima ad un continuo contatto esterno, attraverso il quale un uomo penetra nelle cose per comprenderle e immedesimarvisi. Vi è una qualche santità racchiusa in un’impresa simile; occorre possedere un dono, un carisma: “la bellezza, quando è vera bellezza è cifra del mistero, è richiamo al trascendente.”
Bregola è abituato da una lunga consuetudine con la scrittura a porsi delle domande e a tentare delle risposte. Lo strumento da usare lo conosce assai bene, e infatti ci troveremo di fronte ad un testo di profonda bellezza e di squisita armonia. Quello che un lettore è chiamato a verificare è se lo strumento è riuscito in tutto a rappresentarci una sensibilità che non tutti possediamo e che ci viene offerta come una specie di chiave magica per vedere e capire intorno a sé: “capire che le realtà fisiche sono soltanto immagini di realtà ulteriori di cui fa parte la vera Bellezza.”
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Al Diavul, di Alessandro Bertante

Al Diavul
di Alessandro Bertante

Marsilio Editori
Narrativa romanzo
Pagg. 245
ISBN: 9788831794992
Prezzo: € 17,00

Questo romanzo, di ambientazione storica, è costituito da due parti.
Nella prima ci sono gli anni dell’infanzia e della giovinezza del protagonista Errico Nebbiascura, figlio di Ruggero, fabbro di un paese della provincia di Alessandria e anarchico convinto. Siamo nei primi anni del XX secolo e l’atmosfera viene resa da Bertante in modo stupendo, con il progressivo avvicinarsi all’ideologia anarchica di questo ragazzo, nato con un occhio viola, segno di presagio e di sventura, e che poi verrà soprannominato al Diavul.
Il periodo storico, con la prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo, è delineato con precisione e con approfondimenti che inducono a riflessioni sul perché degli eventi. In ciò, pertanto, sta anche il pregio di questa prima parte, dove ben poco, per non dire nulla, è lasciato a luoghi comuni e tantomeno alla retorica, lasciando invece intravvedere, nelle pieghe della vicenda, aspetti che poi si proiettano anche nell’oggi.
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Il cerchio infinito, di Renzo Montagnoli

Il cerchio infinito
di Renzo Montagnoli

Introduzione dell’autore
Prefazione di Fabrizio Manini
In copertina “Galassia M 104”
fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA
Elaborazione grafica di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 70
ISBN: 978-88-7606-196 – 7
Prezzo: € 10,00

Ho letto le poesie di Renzo Montagnoli in un’atmosfera evocata dai suoi intensi versi soffusi di malinconia, eppure anche aperti alla speranza.
Credo che l’Autore abbia espresso al meglio lo stupore dell’uomo di fronte al mistero della vita, il suo sentirsi a volte travolto dagli eventi, il suo doversi rassegnare alle perdite e agli abbandoni, il suo cercare senso e significato dove c’è invece solo il silenzio…mai una risposta.

“E’ già il buio e poi sarà la luce
fra atomi erranti
in un tempo senza fine,
in una catena di indissolubili destini,
dove resta la polvere di anime spoglie,
soffi di vita ritornati nell’eternità.”

Questi versi da “Il cerchio infinito”, la poesia che apre questa splendida raccolta, sono tra i più pregnanti e significativi della sua poetica.
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La chimera, di Sebastiano Vassalli

La chimera
di Sebastiano Vassalli

Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo storico
Pagg. 308
ISBN: 8806172743
Prezzo: € 9,80

Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo,
bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte,
o in fondo al nulla; magari laggiù, un po’ a sinistra
e un po’ oltre il secondo cavalcavia, sotto il «macigno bianco» che oggi non si vede. Nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia. E così ho fatto.
(dalla Premessa)

Sebastiano Vassalli è un autore che scrive del passato, grazie a un meticoloso lavoro di ricerca storica, ma che ha lo sguardo sempre rivolto al presente.
Un chiaro esempio è dato da La chimera, libro di notevole valore, forse il suo più riuscito.
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Marco Simonelli, Palinsesti, Editrice Zona

Marco Simonelli
Palinsesti

S. Kessler, Ridge e Brooke, Ken e Barbie, la Cueva, Holly e Benji, Wanna Marchi… Ogni stella ca[n]dente, indistintamente s-oggetto e persona, è uno schianto di meteora dello Star System (esemplare la parabola di Superman), l’ante[n]nato fondale a luci intermittenti (galassia e buco nero) che senza posa si (e ci) ri-scrive. Appunto Palinsesti, ossia ri-produzione di una “letteratura” (e annessa mitologia) biodegradabile, torchiata sulla vanitas dell’usa-e-getta patinato e destinata a perdersi nell’eco breve dello stretto tempo televisivo. E paradossalmente, consegnata al megafono metrico, quasi per contrappasso, a divenire invece memorabile. (Zapping, di Federico Scaramuccia).

L’ho letto Marco Simonelli.
E’ la poesia che da anni aspettavamo per entrare finalmente in contatto con l’aliena società che viviamo/subiamo – in maniera passiva a novanta gradi, o in piedi ma a sognare a occhi aperti, noi eterni bambocci sul campo da calcio di uno spokon manga giapponese. “Palinsesti” è la nevralgia del vivere che conosciamo solamente attraverso le reti televisive private e di Stato.“Palinsesti” è l’imperativa necessità di oggi: poesia avantpop. Poesia spericolata, che racconta il quotidiano con una energia inusuale, tracciando in ogni lirica un mondo una situazione un’esperienza di palinsesto: si passa dalla Girella al cioccolato sintetizzato alla piatta rassicurante certezza familiare di Casa Vianello. Il lettore leggendo Marco Simonelli è come se si trovasse in mano, di punto in bianco, delle polaroid solo un po’ sbiadite; o come se venisse inondato/travolto da un vagito radiofonico e da un’aurora di fosfeni impazziti alle 2 di notte con il sonno che non vuole venire. Da “canzoni di sapone” alle spericolate lodi sparate contro Cristina D’Avena, Simonelli fa il punto delle nostre esistenze con un sincero piglio à la Larry McCaffery, proiettandoci di fatto nella vita quotidiana, ahinoi, sempre più addomesticata da lobotomizzanti jingles e da ossessive pubblicità – quasi sempre eterne, senza data di scadenza, e vuoto a perdere.
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Moravia Alberto: Il conformista recensito da Bartolomeo Di Monaco

Moravia, Alberto

Il conformista

di Bartolomeo Di Monaco

Alberto Moravia è stato uno dei maggiori protagonisti del nostro Novecento letterario. Presente in ogni dibattito che riguardasse la letteratura e il nostro costume non ha mancato, come sempre avviene, di crearsi sostenitori e nemici. Ma il suo valore, a distanza di quasi venti anni dalla sua morte, avvenuta nel 1990, regge esemplarmente alla prova del tempo.
Nato a Roma il 28 novembre 1907, quest’anno, il 2007, ricorre il centenario dalla nascita. La sua scrittura limpida, che sa sapientemente amalgamare rotondità e asciuttezza, ha disegnato in modo lucido e allo stesso tempo crudele una società malata e decadente al modo che nel cinema ha fatto Luchino Visconti. Fondatore della prestigiosa rivista letteraria “Nuovi Argomenti”, passata oggi, dopo la morte di Enzo Siciliano, sotto la direzione di Dacia Maraini, Moravia si distingue per una nutrita produzione non solo di romanzi e racconti, ma anche di opere teatrali, saggi e articoli presenti sulle maggiori riviste e sui maggiori quotidiani nazionali. Tra le opere di narrativa, basterà ricordare: “Gli indifferenti”, del 1929, con il quale esordì; i racconti “La bella vita”, del 1935; “Le ambizioni sbagliate”, del 1935; “Agostino”, del 1945; “La Romana“, del 1947; “L’amore coniugale”, del 1949; “Il disprezzo”, del 1954; i “Racconti romani”, del 1954 e “Nuovi racconti romani”, del 1959; “La Ciociara“, del 1957; “La noia”, del 1961. Seguiranno altre sue opere fino a “La donna leopardo”, uscito postumo nel 1991.
“Il conformista” è del 1951 e da esso Bernardo Bertolucci trasse, nel 1970, il film omonimo, con Jean-Louis Trintignant e Stefania Sandrelli.
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L’Altalena a cura di Alessio Valsecchi

A cura di Katia Ciarrocchi
Titolo: L’altalena

Curato da: Valsecchi A.
Editore: Edizioni XII
Prezzo
: € 9.90
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 889573310X

Una nuova antologia per Edizioni XII, curata da Alessio Valsecchi.
Amo le altalene. Forse perché, sin da piccola, adoravo salire fino al “cielo” per poi ridiscendere vertiginosamente in una spinta che ti riportava ancora più su (nel blu dipinto di blu) mi verrebbe da cantare citando Modugno, eppure ne ho avuto il terrore quando mio figlio, piccolo allora, si mise dinanzi a un’altalena di ferro, la stessa che descrive Alessio Valsecchi nella prefazione del libro: “Le mie altalene sono quelle di trent’anni fa… Corpo massiccio e in ferro. Catene arrugginite… “: dietro il cugino la spingeva vuota e mio figlio la becca in pieno naso, mai visto tanto sangue e il suo nasino fracassato.
Ma al di là dei miei ricordi, chi non ama/odia l’altalena compagna di giochi da sempre e per sempre?
Gli autori de “L’altalena” narrano “l’orrore” in una serie di racconti brevi, brevissimi ma soprattutto d’effetto. La raccolta è composta dai migliori racconti, tra le centinaia, che si sono sfidati nei vari concorsi proposti da XII Online.
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Gian Ruggero Manzoni. L’albero di Maehwa. Intervista all’Autore.

GIAN RUGGERO MANZONI
L’albero di Maehwa
Intervista all’Autore

a cura di Giuseppe Iannozzi

1. Nel tuo ultimo romanzo, “L’albero di Maehwa”, si narra di un marchese decaduto il cui nomignolo è Nessuno. Chi è il Nessuno del tuo romanzo? E: chi oggi nella società – che nostro malgrado viviamo sulla pelle – si può bene o male definire un Nessuno?

Da un lato il Nessuno di turno è un’Europa ormai priva di una sua identità, in balia della mercificazione, del consumo, di uno pseudo-sogno americano; dall’altro è l’Ulisse di sempre alla ricerca di un senso da dare all’esistere, curioso di scoprire se tale senso nell’uomo ancora alberga e coraggioso nonché furbo al punto di sfidare la sorte come fosse costantemente seduto a un tavolo da gioco. Ma potrebbe anche essere, il mio Nessuno, colui che ha fatto del Nulla la sola possibile dimensione dell’essere, quindi il nichilista, ma di aristocratico lignaggio, alla Junger, per intenderci bene, in cui la sfida poi al Nulla diviene ragione di vita, non certo quello inebetito dal benessere, dall’omologazione e dal continuo bisogno d’avere, perché, in questo secondo caso, non si potrebbe che parlare di un nichilismo d’accatto, privo di dignità e di rispetto, del quale pare che ormai molti siano i figli, in particolare i giovani.

2. Ne “L’albero di Maehwa”, prima della vicenda personale di Nessuno e di Libero, suo grande amico, quasi un fratello, ho avuto come l’impressione che tu abbia voluto delineare la decadenza delle arti, della politica, della società, degli uomini. E’ un ritratto spietato dell’attuale società, non esiste un solo buono che si possa definire tale, tutti sono compromessi nell’avanzare pregiudizi, nel disporre ipocrisie e machiavellismi e nel fregare il prossimo. Caro Gian Ruggero Manzoni, ti chiedo dunque: è l’Italia un paese alla deriva? Se sì, per quali motivi?

Caro Giuseppe hai colto pienamente nel segno. Sì, nel mio ultimo romanzo punto l’indice d’accusa contro una società allo sbando in cui… che al potere ci sia la destra o la sinistra… sempre e solo i furbi e gli opportunisti la fanno da padroni, ma tale situazione ormai è estendibile a tutto il pianeta, non solo all’Italia. Non esistono più luoghi ancora vergini, magici, immuni dalla protervia umana. Là dove esiste un uomo votato unicamente alle logiche del potere e del privato interesse domina la corruzione, la violenza finalizzata al mantenimento di una carica e, ovviamente, l’intrigo, il ladrocinio. Sono sempre più convinto che se non succederà veramente un qualcosa di eclatante, forse di catastrofico, tali regole perverse saranno sempre, su questo pianeta, motivo portante dell’esistenza. Infine non se ne può più! La stanchezza sta prendendo il posto del resistere e il fatalismo sta scalzando ogni idealità. Siamo in balia della corrente. Nuotare per opporsi a essa è sfinente, lacerante, sempre più faticoso, forse non ci resta che fare il morto per galleggiare e seguire il flusso, ma mio padre mi diceva che sono sempre gli stronzi a stare a galla, quindi, a questo punto, direi che è quasi meglio affogare, al fine di mantenersi degni, pur di non continuare a galleggiare da morti, amorfi, ignavi, insensibili, demotivati e puzzolenti.
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Il respiro della luna, di Cristina Bove

Il respiro della luna
di Cristina Bove

Prefazione di Renzo Montagnoli
Immagine di copertina di Cristina Bove
Elaborazione grafica di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Collana Autori Contemporanei Poesia
Diretta da Fabrizio Manini
Poesia silloge
Pagg. 110
ISBN: 978 – 88 -7606 -195 – 0
Prezzo: € 12,00

Come una fonte antica che disseta con le sue fresche acque il viandante accaldato dal lungo viaggio, da Cristina Bove sgorgano versi limpidi a placare l’arsura dell’affanno della vita quotidiana.
Questa raccolta di poesie è un compendio dell’attività artistica di una donna che già ci aveva stupito con Fiori e fulmini (Edizioni Il Foglio, 2007), confermando la sua innata capacità a trasfondere in equilibrate e armoniose parole sentimenti ed emozioni che irrefrenabili traboccano dall’animo.
I temi affrontati, sviscerati, approfonditi sono i più diversi, ma in ogni caso ciò che ne scaturisce è in un delicato equilibrio fra la potenza della folgore e il lieve soffio della brezza della sera; sono parole che fluiscono incessanti, che entrano dentro con leggerezza, ma che incidono, lasciano traccia tale da ritornare prepotenti nel corso delle giornate, quando meno te l’aspetti. Come ricordi emergono all’improvviso, un verso, anche solo l’inizio di un verso, e allora ti metti a pensare, a riflettere sulla caducità della vita, su questo nostro correre vano verso il nulla, ma anche sulla bellezza della natura, sulla purezza dei sentimenti più semplici e spontanei.

Ma tu che ne sai / delle lune traverse / dei tronchi contorti dei meli / Che ne sai delle maschere nere / delle strade di notte? / …

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Presenze e Assenze, di Davide Vaccino

Presenze e Assenze
di Davide Vaccino
Prefazioni di Thomas Lowe
e Arnaldo Colombo

In copertina immagine tratta dal free site
windoweb.it:80
rielaborata dall’autore.

Elaborazione grafica e assemblamento
di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 100
ISBN: 978-88-7606-194 – 3
Prezzo: € 12,00

Presenze e Assenze è l’ultima opera poetica di Davide Vaccino, autore dai toni pessimistici, dai versi velati di una tristezza che sembra emergere dall’oceano dell’animo come una nebbia che impregna i versi e poco a poco avvolge il lettore. Ma forse non è tristezza, almeno come normalmente l’intendiamo, bensì un’intensa angoscia che riverbera nelle parole, nel fluttuare del discorso, un’esplosione che solo all’apparenza è liberatoria, ma che poi rifluisce implacabile donde è venuta.
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Correvano gli anni novanta, di Renzo Montagnoli

Correvano gli anni novanta

di Renzo Montagnoli

Correvano gli anni novanta e il piccolo borgo era cresciuto: nuove attività, piccoli condomini, ville e villette.
Erano cambiate tante cose, troppo rapidamente perché il Guercio potesse assorbirle. Era entrato in quella fase della vita in cui non si ha più nulla da dire ed è solo tempo di fare bilanci che non quadrano mai.
Proprio nel 1990 era rimasto solo, perché la Tilde, colpita da un male inesorabile, se ne era andata in una nebbiosa sera di novembre; era uscita dalla sua vita in silenzio, quasi in punta di piedi, e ora proprio quell’assenza di rumori della casa vuota, perché i figli si erano sposati ed erano andati ad abitare altrove, gli rimbombava nelle orecchie.
Spesso si diceva, a bassa voce, quanto incredibile potesse essere il rumore del silenzio, quello che non aveva mai potuto udire prima, soprattutto quando il lavoro erano i colpi striduli del martello sul ferro arroventato, quando sfiatato appariva il soffio del mantice, suoni che gli mancavano tanto fra quelle pareti in cui ogni cosa gli ricordava la moglie, tanto che talvolta gli sembrava di udire ancora la sua voce.
Sì, Annibale Chiocchetti, classe 1920, aveva cessato la sua attività il 31 dicembre 1989, perché l’età cominciava a farsi sentire e poi anche era diminuito non poco il lavoro, in un’epoca in cui quell’attività artigianale cominciava ad avere un sapore preistorico.
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Il partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio

Il partigiano Johnny
di Beppe Fenoglio

Edizione critica
a cura di Dante Isella
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 527
ISBN: 9788806174668
Prezzo: € 11,50

Ritengo indispensabile una doverosa premessa: questo romanzo è stato pubblicato postumo (Fenoglio era deceduto senza completare l’opera) in una versione che mescolava, in modo del tutto arbitrario, due diverse stesure, con tutte le inevitabili lacune e contraddizioni.
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Jurij Družnikov: Il primo giorno del resto della mia vita, il capolavoro del geniale autore russo

Jurij Družnikov

Jurij Družnikov
Il primo giorno del resto della mia vita
Il capolavoro del geniale autore russo
recentemente scomparso

di Giuseppe Iannozzi

Con l’ascesa di Stalin il territorio russo ha cambiato definitivamente il suo volto, sia quello del passato legato agli zar sia quello futuro. Stalin fu il male dell’Unione Sovietica, il canchero più duro, che ancor oggi resiste nonostante il processo di destalinizzazione sia in atto da più di mezzo secolo. A partire dal 1928 la storia della Russia l’ha fatta l’uomo d’acciaio, così era difatti soprannominato Josif Vissarionovič Džugašvili. Altro soprannome era Koba, ovvero l’indomabile. C’è del vero in questi soprannomi: mai prima di Stalin uomo mortale era riuscito a ridurre un paese sterminato come la Russia ai propri piedi. Stalin non è solo il Capo della Russia, è soprattutto il Capo del Partito Comunista, di un partito riveduto e corretto secondo la volontà d’un singolo uomo. Il Comunismo diventa presto stalinismo, quello mirabilmente ritratto nel romanzo-denuncia di George Orwell, “La fattoria degli animali”. Orwell ci spiega per mezzo della fattoria che “tutto il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto”, ne consegue che lo stalinismo è in sostanza la dichiarazione che tutti sono uguali ma solo alcuni eletti sono più eguali di tutti gli altri. Nella fattoria orwelliana si legge difatti:“Tutti gli animali sono uguali. (ma alcuni sono più uguali degli altri)”. La critica che George Orwell porta all’URSS è fortissima, così tanto da incontrare l’ostilità degli ambienti di sinistra dello stesso Regno Unito. Gli editori accusano lo scrittore perché “avrebbe offeso molta gente, soprattutto per il fatto d’aver scelto come classe dominante i maiali”. Ciò nonostante il libro esce e nell’arco degli anni acquista sempre più consensi, così tanti da diventare in breve tempo un classico.

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Pregiudizi della libertà, di Roberto Morpurgo

Pregiudizi della libertà
Libro di sarcasmi
e di malinconiche superstizioni
di Roberto Morpurgo

Prefazione di Sandro Montalto
Joker Edizioni
www.edizionijoker.com
Poesia aforismi
Pagg. 125
ISBN: 9788875361105
Prezzo: € 13,00

Già ho scritto una recensione di un libro di aforismi (Frecce e pugnali, di Nicola Vacca) e in un certo qual senso mi stupisce, senza sorprendermi però, che anche Roberto Morpurgo abbia avuto l’idea di mettere a disposizione dei lettori le tante riflessioni che caratterizzano la vita di un poeta che ama osservare il mondo, nelle sue linearità, ma anche nei sempre più emergenti controsensi.
Secondo me, per far questo occorre soprattutto una buona dose di ironia, perché temperare quelle che sono le nostre più marcate reazioni di fronte ai comportamenti umani ci consente di vivere sorridendo sulle nostre miserie.
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Storia di Tönle L’anno della vittoria, di Mario Rigoni Stern

Storia di Tönle
L’anno della vittoria
di Mario Rigoni Stern

Edizioni Einaudi
Narrativa romanzi brevi
Pagg. 278
ISBN: 9788806177331
Prezzo: € 10,80

Giustamente la casa editrice Einaudi ha riunito in un unico volume questi due romanzi brevi che narrano di un periodo storico che va dalla fine del 1800 all’inverno del 1919 e che sono anche accomunati dall’essere straordinariamente pacifisti, in una visione umana e spirituale del mondo che raggiunge, a tratti, dei vertici sublimi.
Rigoni Stern racconta della sua gente, di questa popolazione cimbrica, e quindi di origine celtica, che nel tempo è rimasta ancorata ai sani principi della mutualità, del rispetto delle persone e della natura, e che, pur conducendo a quell’epoca una vita grama, è ricca di una forza interiore che, nonostante le difficoltà, la diaspora dovute alla guerra, ritorna, si ricompatta in quella che è la loro autentica patria: l’altopiano dei Sette Comuni e le proprie famiglie.
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