Fini dà ragione ai magistrati e non a Berlusconi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Fini dà ragione ai magistrati e non a Berlusconi
a cura di Iannozzi Giuseppe
“No, i magistrati non si devono vergognare.” Gianfranco Fini prende le distanze da Silvio Berlusconi, che in questi anni non ha mai mancato di attaccare la magistratura.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervistato al Caffè della Versiliana, ha spiegato: “Il capo del governo è notorio che usa espressioni molto dirette perché ritiene di essere al centro di un particolare accanimento da parte di alcune Procure. Ma al netto di questa espressione, che lascia il tempo che trova, il compito della politica è quello di riformare la cosa pubblica e quindi di garantire che ci sia una giustizia in tempi brevi e certi ma anche che ci sia una giustizia autenticamente giusta, basata su quell’equilibrio necessario che oggi molte volte non c’è… Spero che finita la consultazione elettorale di marzo, che è importantissima, si parta finalmente con un disegno di riforma della Costituzione, partendo da ciò che si può fare con una larga condivisione”.
E’ parere del presidente della Camera Fini che sia possibile utilizzare parte del 2010 e i susseguenti anni 2011-2012, affinché si realizzino riforme istituzionali che maggioranza e opposizione possano condividere, come quelle che prevedono la nascita di un Senato federale e la riduzione del numero dei parlamentari. “Continuo ad essere ottimista, è arrivato il momento di fare le riforme”.
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A Mon Dragone c’è il diavolo, parola di Giona A. Nazzaro
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
A Mon Dragone c’è il diavolo
Giona A. Nazzaro
Prezzo euro 14,00 -Pagine 208 – Isbn 978-88-8372-487-9

«Chi sei?» chiesi con un filo di voce. Al che Lui, come se dovesse dar retta a uno scolaro un po’ tardo, rispose: «Qualunque cosa la gente dica io sia, è ciò che non sono».
Una terra offesa e depredata, scavata tra colline brulle e spiagge devastate, che potrebbe essere il meridione d’Italia ma forse è solo l’Inferno: un luogo angusto e minaccioso, fatto di uomini spenti e donne stanche che reggono il peso di giorni in apparenza tutti uguali, dove ogni mattina si ricomincia a morire e ogni notte si prega e si trema, perché qui le presenze diaboliche sono reali quanto la pazzia e si susseguono senza tregua.
Nove avvolgenti racconti di angoscia e di orrore: bambini che incontrano il Diavolo, apparizioni perverse, possessioni, esorcismi e menzogne della mente, come altrettante metafore del lato oscuro della realtà…
Giona A. Nazzaro (Zurigo, 1965) è giornalista pubblicista e critico cinematografi co. È autore di Action! Forme di un transgenere cinematografico (Le Mani, 2000, menzione speciale al Premio Barbaro/Filmcritica). Ha scritto, insieme ad Andrea Tagliacozzo: Il cinema di Hong Kong: spade, kung-fu, pistole e fantasmi (Le Mani, 1997), John Woo – La nuova leggenda del cinema d’azione (Le Mani, 2000) e Il dizionario del cinema di Hong Kong (Universitaria Editrice, 2005). È inoltre autore di saggi dedicati al mondo della musica e ha curato libri su Abel Ferrara, Spike Lee, Gus Van Sant.
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Fabrizio Poggi e gli Angeli perduti del Mississipi tra storie e leggende di blues – MeridianoZero
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Fabrizio Poggi
Angeli perduti del Mississipi
Storie e leggende del Blues
Prefazione di Ernesto De Pascale
La leggenda narra che Robert Johnson strinse il patto con il diavolo a un crocicchio, cedendo la sua anima in cambio del talento per suonare la chitarra come nessuno aveva mai fatto prima. Il blues nacque così: imbevuto fin dall’inizio di magia arcana e spettrale. Proprio per questo ancora oggi le sue formule, i suoi riti e linguaggi rimangono sconosciuti e occulti.
In Angeli perduti del Mississippi, Fabrizio Poggi [ http://www.chickenmambo.com ] decodifica i meccanismi che costruiscono le atmosfere rapinose e corsare che ammantano la musica del diavolo, e lo fa attraverso una miscellanea di micro-racconti, di frammenti narrativi incastrati come smalti e tasselli di un medesimo mosaico. Un affresco tanto affascinante da assumere i contorni di un viaggio letterario e culturale che odora di zolfo e distillerie, chitarre e demoni, e che porta progressivamente a trasfigurare l’opera in una ballata sulla musica nera.
Un suggestivo vagabondare, insomma, che disegna una geografia storico-sociale, oltre che musicale, stupefacente e ricca di spunti. Un libro che, in un’efficace galleria di personaggi, non manca di tratteggiare le vite dei principali alfieri del blues – da B.B. King a Bessie Smith, da Buddy Guy a Elmore James – ma che racconta anche il double talk, la lingua “nascosta” con cui i neri parlavano per non farsi comprendere dai bianchi, e l’hoodoo, quell’insieme di credenze popolari e pratiche magiche o propiziatorie, legato al mondo africano.
Angeli perduti del Mississippi mescola allora critica musicale e ricerca antropologica, narrativa d’avventura e di viaggio in una combinazione di linguaggi e ritmi davvero avvincente e imperdibile.
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Elido Fazi. Bright Star. Vita breve di John Keats. L’unico romanzo sulla vita del Poeta – Fazi editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Elido Fazi
Bright Star. Vita breve di John Keats
L’unico romanzo sulla vita del Poeta
Sulla scia di un rinnovato interesse per la figura di John Keats, Bright Star ripercorre l’ultimo periodo della vita del poeta, diviso fra difficoltà economiche e travagliate vicende familiari. Con una costruzione narrativa a salti, frammentata, che imita e riflette la natura complessa dello stesso Keats, è ricostruita la personalità di un uomo che, affascinato dalle potenzialità della parola, si ritrovò, proprio in quello stretto giro di anni, a meditare sulle contraddizioni della vita.
In questo ritratto intimo che è prima di tutto resoconto esistenziale, l’incontro con personaggi come Shelley, Wordsworth, Coleridge, passa attraverso lo sguardo di un giovane di origini modeste ma dotato di una sensibilità speciale. La volontà di realizzare un’opera che fosse sintesi perfetta del suo pensiero si intreccia nel libro con episodi anche tragici riguardanti il destino dei fratelli, mostrando quanto momenti di esaltazione e momenti di sconforto si alternassero incessanti nella mente del poeta destinato a così breve esistenza.
Anche l’amore per Fanny, in cui culmina il desiderio di una comunione tra anime e una sorta di complicità non solo affettiva, intesa ideale e spesso in bilico tra ossessione e indifferenza, diventa qui ulteriore momento di riflessione. L’autore di questo libro, nella sua libera e appassionata interpretazione di Keats, riutilizza con disinvoltura la straordinaria opera poetica nonché l’ironico e ricchissimo epistolario originale, restituendo la figura del poeta, ma anche dell’uomo, nei suoi aspetti più inediti e nascosti. Grazie alla sua personale esperienza di editore, in più, Elido Fazi, in una sorta di identificazione con il suo personaggio, di cui ricostruisce stati d’animo e situazioni, adombra nelle figure del romanzo personalità legate al mondo intellettuale contemporaneo per un racconto intenso ed entusiasmante che ha tutto il sapore di un innamorato omaggio.
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“Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta”, Fermenti Editrice
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Quattro stracci, una rupia
e una bambola di cartapesta
Felice Muolo
Barbie e la bambola di cartapesta
di Stefania Nardini
Non ci vuole solo sensibilità ma anche coraggio per scrivere un libro mettendosi nella pelle di un bambino. Di bambini si può scrivere raccontando delle storie, si può scrivere per loro, ma costruire come protagonista una bambina di nove anni, indiana, adottata da una coppia di italiani, è un’impresa che richiede talento.
Felice Muolo, l’ha fatto, ed è riuscito a far parlare Pragasi immedesimandosi nei suoi sentimenti, nelle sue paure, nelle sue emozioni. Un libro “Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta” (ed. Fermenti) che dovremmo leggere tutti. Il romanzo si legge in un soffio. Ed ogni pagina lascia riflettere, facendo sgranare gli occhi quando la bambina racconta del suo arrivo in Italia. Della sua Barbie che un turista le aveva donato, e con la quale le fu vietato di giocare, altrimenti sarebbe risultato un vistoso privilegio per gli altri orfani dell’istituto dove il sogno è un miracolo: avere dei genitori. Il bisogno d’amore di Pragasi è commovente. E’ nei suoi piccoli gesti, in quel suo guardare il nuovo mondo in cui si trova.
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Patrizia D’Addario VS Panorama. Lo scoop che non c’è
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Patrizia D’Addario VS Panorama
Lo scoop che non c’è
a cura di Iannozzi Giuseppe
“Conti all’estero non ne ho. Per quanto riguarda i soldi, io e la mia famiglia ne abbiamo su un libretto bancario. Sono ciò che ci resta dell’eredità di mio padre dopo la vendita degli immobili che sono riuscita a far sbloccare, dalle banche e dalle società di recupero crediti, dopo il suo suicidio…”: così Patrizia D’Addario, la escort famosa in tutto il mondo per le feste a Palazzo Grazioli con il premier Berlusconi (di cui lei riferisce nel dettaglio e che mai ha smentito), in un’intervista al quotidiano Bari Sera in edicola nel pomeriggio, riferendosi alla seconda puntata (leggasi “buffonata”) pubblicata da Panorama nella quale si dice che lei avrebbe depositato su un conto estero più di un milione di euro.
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Letteratura: L’inferno dei viventi
Pubblicato da admin
Letteratura: L’inferno dei viventi
di Stefania Nardini
E’ un binario la linea di confine. Una linea fragile. Oltre la quale si apre la voragine della vita di strada. La strada che respinge, accoglie, uccide, mette a dura prova la nuda esistenza. Cancellando identità, ricordi, e dignità.
Una linea fragile quel binario, oltre la quale si ritrova catapultata quell’umanità che non ha più nulla.
L’umanità esclusa. Respinta dal gioco della vita, o stritolata dalla morsa di logiche sociali che annientano il diritto alla dignità. A volte basta una separazione per trasformare un impiegato, un operaio, in un senzatetto.
Destino che tocca al 25% di coloro che, una volta fallito il matrimonio, per mantenere la famiglia si ritrovano privi di risorse per sopravvivere. E li si incontra alle mense della Caritas, a trascorrere la notte in auto, o sul ciglio di un marciapiede. Il clochard, l’invisibile per eccellenza, ha sempre e comunque una storia che non sempre è segnata dall’alcool o dalla droga.
Lo stereotipo del “fuori di testa” che vaneggia nel giaciglio di cartoni va via via cedendo il passo alla così detta gente normale, quella che non aveva messo nel conto l’ultima spiaggia. E sono sempre di più in questa nostra Italia carente di servizi ma ricca di una forza miracolosamente straordinaria: il volontariato.
«Abbiamo iniziato a lavorare con loro organizzando dei laboratori di scrittura al centro diurno “Binario 95” – mi racconta Girolamo Grammatico – all’inizio per molti la pagina bianca era una barriera, poi sono emerse riflessioni, creatività, senso dell’umorismo. Così abbiamo dato vita ad un giornale che distribuiamo a Roma. Si chiama “Shaker” ed è scritto interamente dai senzatetto. Ci sosteniamo con gli abbonamenti che si possono effettuare attraverso il nostro sito, anche se il giornale è distribuito ad offerta libera».
Dal giornale alla casa editrice il passo è stato breve. E’ nata così “ Ec edizioni” che ha esordito con un’antologia dal titolo “In una sola notte”.
«Si tratta di racconti su una possibile notte in strada con i suoi deliri, le sue difficoltà, le sue paure e solitudini – continua Grammatico – alla quale hanno partecipato sei autori affermati. Un’iniziativa nata per sostenere il giornale».
Storie. Sono invece quelle raccolte da Gabriele Del Grande nel suo reportage “Roma senza fissa dimora” pubblicato dalle edizioni “Infinito” con il patrocinio dell’agenzia “Redattore Sociale”.
Del Grande ha vissuto in prima persona la vita di strada.
Da cronista “vecchia maniera” è entrato nel mondo della marginalità, ne ha colto sfumature, attimi, emozioni. Dalla “Veglia di Natale” quando un pasto caldo alla comunità di S. Egidio e il sorriso dei volontari restituiscono tracce di felicità, alla storia di Maurizio trascinato sul lastrico dalla malattia di suo figlio a quella di Oscar, borseggiatore che spera nel grande colpo che gli cambi la vita.
Un viaggio che si conclude con la testimonianza di Maksin Cristian, scrittore, sceneggiatore e cantautore che per cinque anni, senza mezzi, ha scritto e vissuto per le strade di Milano autoproducendo racconti e poesie grazie ai quali riusciva a sopravvivere.
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Il quinto principio di Vittorio Catani – Urania speciale n. 39
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il quinto principio di Vittorio Catani
[ È in edicola Il quinto principio di Vittorio Catani (Mondadori, Urania "speciale". Pagg. 543, € 5,50.
In copertina, una immagine di Franco Brambilla di notevole impatto).
L’autore ha lavorato vari anni a questo romanzo, un’opera “corale” nella quale alle storie di protagonisti di maggiore evidenza si aggiungono quelle di altri personaggi secondari; alcune di queste storie si risolvono da sole, le maggiori confluiscono nel finale. Lo scenario viene a delinearsi attraverso le vicende narrate e si colloca nel 2043. Ruolo fondamentale ha una nuova tecnologia delle telecomunicazioni, la “pem” (protesi elettronica mentale) che consente una sorta di Internet psichica. La società descritta è il risultato di un post-post-capitalismo a doppio binario i cui burattinai agiscono in modo occulto, manovrando immense quantità di denaro, influenzando in modo schiacciante il mercato mondiale del lavoro e della produzione; mentre lo strapotere politico-economico passa attraverso il controllo della mente. Virus cerebrali, intere città vendute, degrado ambientale, metropoli ipogee per i meno abbienti (come Uny, Underground New York), turismo delle catastrofi, Seconda Secessione degli Usa, “democrazia estesa” (di fatto azzerata) in Italia, enormi fazendas con milioni di schiavi, sono alcuni aspetti di un mondo in cui si amplificano tendenze odierne. In tale contesto, dove i protagonisti si muovono avventurosamente, si manifestano all’improvviso eventi apocalittici che contraddicono le leggi fisiche note.
Alex Brandon Pantega ha ricordi intermittenti di una misteriosa personalità che ha teorizzato l’esistenza d’un Quarto e Quinto Principio della Termodinamica e per questo è braccato dalla polizia; un misterioso committente incarica Martin di calcolare il valore monetario del pianeta Terra; Waldemar Pozharitskij scopre il Mondo B, una “zona” impossibile ma reale in cui ci si può trasferire, vivendo in forma d’energia pura... L’alternativa, per i protagonisti, è rimanere sulla Terra e azzardare il tutto per tutto.
Riportiamo un estratto dal romanzo].
Io vi raccomando, con molta semplicità, di non lasciarvi scappare questo piccolo grande gioiello. E’ fantascienza? Non è solo fantascienza. E’ il ritratto del mondo che sarà. Che potrebbe essere. Vittorio Catani è un signore. Pardon! Un Signore con la S maiuscola: questo romanzo l’ha pensato e l’ha scritto, ci ha messo tutta l’anima e il cuore, e non è stato il lavoro di un giorno o di mesi. E’ un romanzo Il quinto principio di Vittorio Catani che merita d’essere accolto almeno almeno nella collana mondadoriana Piccola Biblioteca Oscar. Io mi auguro che in Mondadori se ne rendano presto conto, affinché Il quinto principio di Catani sia disponibile per più fasce e generazioni di lettori, sempre. –
giuseppe iannozzi
(Siamo nel 2043. Dopo varie peripezie, braccato da una polizia privata per delitti che non ha commesso, Alex Brandon Pantega viene arrestato e condotto a Città Grande, una misteriosa megalopoli-enclave blindata al resto del mondo, che sorge nel mezzo della ex Amazzonia e di cui praticamente nessuno dei Bhuman (umani di serie B, i poveri mortali) conosce l’esistenza. Città Grande è abitata da decine di milioni di persone che costituiscono la gran parte dell’élite economica mondiale. Alex, processato, viene assolto grazie a un suo stratagemma, con l’obbligo di abbandonare Città Grande nelle 24 ore. Mentre si accinge alla partenza, Alex viene fermato da Waldemar Pozharitskij, una sua vecchia conoscenza. Waldemar chiede ad Alex un particolare favore, e in cambio si offre di fargli visitare – prima che vada via per sempre – alcuni luoghi interessanti di questa megalopoli che raccoglie la créme del Potere mondiale. Waldemar conduce l’amico anche in un grande locale notturno che si distingue per una rappresentazione molto particolare. I due entrano, lo spettacolo sta per incominciare).
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La Mussolini contro gli autori della bufala a luci rosse
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La Mussolini intenderebbe svergognare
gli autori della bufala a luci rosse
a cura di Iannozzi Giuseppe
Una storia senza fine quella che vede travolta in un presunto scandalo a luci rosse Alessandra Mussolini. In una intervista a La Stampa, la Mussolini dichiara: “Adesso voglio svergognare chi sta dietro a tutta questa vicenda. Aspettate e si vedrà”. La Mussolini specifica inoltre di ”avere sospetti” ma di “non poter fare nomi”.
Con Roberto Fiore, nell’intervista, la Mussolini assicura che “abbiamo fatto campagna elettorale insieme”. Tutto il resto è “assurdo”.
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Cinzia Tani e Lo stupore del mondo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Cinzia Tani e Lo stupore del mondo
Roma, 1201. Il piccolo Pietro si è appena abbandonato all’abbraccio della levatrice, quando un tuono improvviso irrompe su palazzo Graziani, la balia perde la presa e il primo dei due gemelli appena venuti alla luce le scivola dalle mani. In quel tuono inspiegabile, a ciel sereno, è racchiuso il cattivo presagio che condiziona il destino di Pietro: nel suo volto, irrimediabilmente deturpato dalla caduta, molti leggono un segno del demonio, gli altri vengono respinti dalla sua deformità. Con il tempo l’isolamento rende il ragazzo diffidente, cupo e determinato, almeno quanto suo fratello Matteo cresce fiducioso e remissivo, ben voluto da tutti. Solamente il sogno di diventare cavaliere sembra accomunarli, ma ciascuno per realizzarlo seguirà il proprio temperamento e i propri ideali, che li porteranno inevitabilmente a combattere su fronti opposti.
Lontano da Roma, dalle rovine dell’antico impero e dai rigori della Santa Sede, vivono invece gli altri protagonisti del romanzo, la bella Flora dagli occhi immensi, curiosa e indipendente, e il suo amato e sfuggente Rashid, il ragazzino arabo che sa parlare agli uccelli. Separati dai conflitti religiosi di una Sicilia assolata e rigogliosa, i due si ritroveranno nuovamente insieme, adulti, nella reggia pugliese dell’imperatore, a Foggia. Ed è proprio Federico II, lo svevo dai capelli fulvi e lo sguardo acuto, il poeta con la passione per le arti e le scienze naturali, l’uomo potente impegnato nei continui conflitti con il Papato e la Lega Lombarda, a muovere Pietro, Matteo, Flora, Rashid e tutti gli altri personaggi, a spingerli a congiungersi o scontrarsi seguendo l’amore e la gelosia, il tradimento e la vendetta. Fino al rogo della città di Victoria, alle porte di Parma, dove l’imperatore ha trasferito il tesoro, l’harem, i serragli con gli animali esotici e il suo prezioso trattato sulla caccia con il falcone. E dove ogni destino troverà compimento.
Con una prosa veloce ma sempre attenta, capace di soffermarsi amorevolmente nella mente e nel cuore dei suoi personaggi, di levarsi sopra un’Italia divisa ma già ben riconoscibile, dai verdi accesi dell’Umbria al profumo di arancio e gelsomino della Sicilia, Cinzia Tani ci regala un Medioevo distante dagli stereotipi, intriso di colori sgargianti e vivacità culturale, senza per questo tralasciare le tensioni di uno dei periodi più affascinanti della nostra storia, così simile per molti aspetti alle contraddizioni e ai sogni di oggi.
Cinzia Tani – Lo stupore del mondo – Mondadori (collana Omnibus) - 393 pagine – € 19,00
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La Bardot: “Io, 75enne ribelle Una vita senza rimpianti”
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La Bardot: “Io, 75enne ribelle
Una vita senza rimpianti”
B.B. si confessa: “Da decenni non metto più piede in un cinema. La mia vita a difendere gli animali. Dei miei amori restano bei ricordi. Mio nonno l’uomo che ho più amato”
di DARIO CRESTO-DINA – Fonte: La Repubblica.it
“JE ME FOUS”, me ne fotto. Eccola Brigitte Bardot, diventata prima Bri-Bri, la bambina, poi B. B., la donna creata da Dio, poi, molto prima che volessimo, quasi più nulla, un fantasma che non passa davanti agli specchi e che urla contro tutti dal suo nascondiglio, senza essere mai cambiata davvero, se non per le ferite che si è procurata da sé.
Settantacinque anni da ribelle che dovrebbe ma non festeggerà lunedì, mentre la Francia rivede i suoi film, accarezza nostalgica la sua bellezza, si fa risalire in gola il gusto del desiderio. Lei se ne frega, continua a fare ciò che le piace, molto poco, e a dare fastidio.
Quasi vecchia, quasi brutta, quasi cattiva. Eppure quasi dolce nella sua casa rifugio di Saint-Tropez, dentro le sue frasi secche e ruvide che sono epitaffi. “Una casa semplice, rustica, con travi e mattonelle provenzali, un grande camino, le pareti per le quali ho scelto i colori del sole, una casa piena di fiori e di animali”.
Lei è sola, signora. Si dice che solo chi ha conosciuto bene i suoi simili non teme la solitudine assoluta. È davvero così?
“Non lo so. Io ho scelto la solitudine per difendermi. Mi preservo dall’umanità che mi circonda, da questa umanità rumorosa e invadente. Vivo circondata da animali, alberi, fiori. Ho cavalli, asini, montoni, capre, maiali, galline, anatre, oche, piccioni. Poi, naturalmente, cani e gatti. Non so neppure quanti sono”.
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Umberto Ambrosoli ha vinto con Qualunque cosa succeda la XIII edizione del Premio Capalbio
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Umberto Ambrosoli ha vinto con Qualunque cosa succeda. Giorgio Ambrosoli oggi nelle parole del figlio (Sironi Editore) la tredicesima edizione del Premio Capalbio, nella sezione “Politica e istituzioni”. L’edizione 2009 del Premio è stata presentata oggi nella Sala Consiliare del Comune. La premiazione è prevista per domenica 30 agosto alle 18, in piazza Magenta a Capalbio. Ambrosoli sarà premiato insieme a Giancarlo Caselli con “Le due guerre” (Melampo), l’altro vincitore nella stessa sezione.
Umberto Ambrosoli, classe 1971, è avvocato penalista a Milano. È il più giovane dei tre figli di Giorgio Ambrosoli. In “Qualunque cosa succeda” l’autore, che all’epoca dei fatti aveva solo otto anni, narra la vicenda del padre, ucciso trent’anni fa da un killer su mandato del bancarottiere Michele Sindona. Il libro è uscito alla fine di maggio, e da diverse settimane è ai primi posti dellatop ten della saggistica.
Clicca e leggi la recensione di Giuseppe Iannozzi al lavoro di Umberto Ambrosoli.
Qualunque cosa succeda. Giorgio Ambrosoli oggi nelle parole del figlio
Addio a Fernanda Pivano ultima grande americanista protagonista della scena culturale internazionale
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Addio a Fernanda Pivano
ultima grande americanista
protagonista della scena culturale internazionale
a cura di Iannozzi Giuseppe
Nanda Pivano è morta a 92 anni. L’ultima grande americanista, indiscussa protagonista d’un ideale gemellaggio fra la cultura italiana e quella americana, se n’è andata. Si è spenta in una clinica privata di Milano. I funerali si svolgeranno probabilmente venerdì prossimo, a Genova, dove era nata il 18 luglio 1917.
Grande protagonista della cultura italiana, nel dopoguerra fu Nanda a far conoscere nel nostro Paese gli autori della Beat Generation, ma non solo. Dobbiamo a lei traduzioni immortali di grandissimi autori della Letteratura americana, da Edgar Lee Masters ad Ernest Hemingway, da Francis Scott Fitzgerald a Jack Kerouac ed Allen Ginsberg, firmando anche prefazioni per autori quali Dorothy Parker, Chuck Palahniuk, oltre a una fondamentale intervista a Charles Bukowski pubblicata in volume da Sugar edizioni.
Circa un mese or sono, nonostante la malattia, Nanda Pivano aveva consegnato a Bompiani la seconda parte della sua autobiografia, ultima fatica di un’intellettuale che ha vissuto sempre con passione, amica di tanti grandi della scena culturale internazionale.
“Sono quelle persone straordinarie che ci regala il cielo ogni tanto e che se ne vanno. La Nanda è una parte dell’universo, non una piccola parte di me che se ne va”. Così Dori Ghezzi, amica di Fernanda Pivano la quale fu ovviamente grande amica ed estimatrice di Fabrizio De André. “Fernanda Pivano ci ha insegnato un linguaggio universale che annullava tutte le distanze. Si faceva capire, dai più giovani a tutti gli altri”. E: “Sapevo che questa volta non ce l’avrebbe fatta e sono contenta di esserle stata vicina in questi ultimi giorni. Poche settimane fa, prima che io partissi per la Sardegna, avevamo cantato Bocca di rosa insieme. Ha lottato fino all”ultimo”. Ed ancora, ricordando quei giorni passati che li vide tutt’e tre insieme, Nanda, Fabrizio e lei, Dori Ghezzi: “Tra loro c’è stato un legame straordinario che ha coinvolto anche me. Ho avuto la fortuna di convivere con persone non comuni”.
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Tiziano Scarpa: tutto lo schifo della cultura italiana nel premio Strega
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Tiziano Scarpa: vergogna dell’editoria italiana
di Iannozzi Giuseppe
Ritengo Tiziano Scarpa uno dei peggiori e dei più volgari scrittorucoli degli ultimi cinquanta anni pubblicati da un grosso editore. Antonio Scurati lo definisce “sintomo della degenerazione”, io dico che Scarpa è la degenerazione incarnata del sistema editoriale italiano. Scarpa è soltanto non pubblicabile: mi è difficile, molto, definirlo anche solo in via teorica uno scrittore, né mi riesce di dirlo imbrattacarte perché sarebbe in ogni caso tributargli troppo onore.
E’ Tiziano Scarpa quanto di peggio l’establishment dell’editoria sia riuscito a produrre negli ultimi decenni. Scarpa, improbabilissimo vincitore del premio Strega 2009 con Stabat Mater, è in assoluto il più pessimo dal 1947: la 63ma edizione dello Strega ha consegnato nelle mani di un incapace a tutto tondo un premio che non meritava in alcun modo. Questo Strega verrà ricordato per un unico motivo: Tiziano Scarpa il più pessimo dei tanti sédicenti scrittorucoli italiani.
Chi ha avuto la malaugurata idea di spendere i 17 Euro del prezzo di copertina per tentare di leggere Stabat Mater, ha dovuto confrontarsi con una storia pallidissima che non esiste tanto è improbabile, e sgangherata soprattutto. Inverosimile la trama, il libro – spacciato per romanzo – manca di stile, tranne nel caso si voglia considerare l’assoluta incapacità paraletteraria di Scarpa qualche cosa più di uno sputo catarroso. D’altro canto Tiziano Scarpa non è nuovo a presentare all’editoria italiana libracci oltremodo offensivi e fini a sé stessi: basti ricordare Kamikaze d’Occidente e Amami (disegni di Massimo Giacon) – quest’ultimo una accozzaglia di pornografia oscena fine a sé stessa, che pare esser stata partorita dalla testa sovraeccitata di un adolescente pustoloso onanista e perverso -, per cui non sorprende, non più di tanto, che Stabat Mater sia vuoto di essenza. Di qualità.
Antonio Scurati evidenzia in una intervista apparsa su La Repubblica: “Tiziano Scarpa: ovvero, il simbolo della categoria del marginale fotti e chiagni, di chi ha parlato per anni in nome degli esclusi e ha poi sfruttato l’emarginazione per trarne un beneficio personale, dimostrandosi così un oppositore funzionale al potere.”. Ed ancora: “… a differenza di Scarpa, che per anni ha sbeffeggiato il potere come i giullari delle corti medievali, in maniera irrilevante e innocua, salvo poi accorrere al tavolo di quello stesso potere. Un vero e proprio buffone di corte 2.0″.
Sarebbe ora che avanzi paraletterari come Tiziano Scarpa e gli ex Luther Blissett, oggi Wu Ming, non venissero presi in minima considerazione da editori e premi, a prescindere: sono loro due esempi di tutto il male possibile che sta infangando la cultura italiana, oramai ridotta a meno di uno spaventapasseri.
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Inquietante bellezza: la Milano rumena di Lamberti-Bocconi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Inquietante bellezza: la Milano rumena di Lamberti-Bocconi
di ALESSANDRO ZACCURI
«Romanzo di storie », promette il sottotitolo, e probabilmente non c’è miglior definizione possibile per una narrazione che porta inscritto dentro di sé il punto di vista della poesia. Fin dall’inizio degli anni Novanta Anna Lamberti- Bocconi si è imposta come una delle voci più libere e interessanti della nostra letteratura in versi, elaborando una bibliografia personalissima, di cui la raccolta poetica ( si pensi all’esordio nel 1994 con Sale rosso) è soltanto un elemento, sia pure il più caratteristico e determinante. Un’altra dimensione decisiva continua a essere quella della canzone d’autore, lungo un percorso che va dalla collaborazione con Ivano Fossati, Fiorella Mannoia e Ornella Vanoni fino alla realizzazione di una silloge, Devi chiamarmi sempre, che si integra con un cd di GianCarlo Onorato ( il relativo cofanetto è stato pubblicato nel 2005 da Campanotto). E poi la prosa, già sperimentata con estrema intensità nel resoconto di un pellegrinaggio a Santiago de Compostela (Sola sul cammino, 1999), e nel saggio La forza della preghiera (2000). Ora, con Rumeni, Anna Lamberti-Bocconi sembrerebbe avventurarsi nel territorio del reportage urbano, per restituire al lettore una carrellata di microstorie legate tra loro dal tema dell’immigrazione. Il titolo di ogni racconto coincide con il nome del protagonista, un uomo o una donna della Romania incontrato per le strade di una Milano ripresa dal vero, senza abbellimenti né malizie.
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Carla Bruni torna sul palco per festeggiare i 91 anni di Nelson Mandela
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Carla Bruni canta per Nelson Mandela
Nelson Mandela, il primo presidente nero del Sudafrica, festeggia il suo 91mo compleanno in casa a Johannesburg fra alcune decine di invitati. Ma il mondo lo celebra con un maxi-concerto a New York, dove una parata di star, fra le quali la first lady francese Carla Bruni, salirà questa sera sul palco del Radio City Music Hall per una esibizione di beneficenza alla quale, per motivi di salute, il simbolo della lotta all’apartheid e Premio Nobel per la pace non potrà partecipare. “E’ troppo debole per viaggiare e raggiungere New York” per le celebrazioni organizzate in suo onore, spiega Graca Machel, moglie di Mandela, in un’intervista alla Cnn. Anche se sempre impegnato con le sue iniziative caritatevoli “Madiba (così lo chiama la moglie) è stato costretto a rallentare il ritmo e questo per lui è frustrante. E’ una persona molto orgogliosa”.
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Anatole France, il premio Nobel ribelle torna con “La rivolta degli angeli” – Meridiano zero
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Anatole France
Il premio Nobel ribelle torna
con “La rivolta degli angeli”
di Iannozzi Giuseppe
La rivolta degli angeli ha inizio nella Parigi di inizio Novecento perché le figlie degli uomini sono belle e gli angeli non sono immuni alla bellezza. Ma c’è anche un altro motivo, ben più importante: Dio è stato riconosciuto colpevole di crimini contro quella umanità che lui asserisce d’aver creato di punto in bianco dal niente.
Il Dio che Anatole France disegna ne “La rivolta degli angeli” è una divinità talmente fragile, sottomessa al peso del suo stesso nome, che assomiglia più a un azzeccagarbugli male in arnese che non a un creatore di infinite possibilità. E’ un demiurgo, un impostore che ha avuto ragione dei Cieli solo grazie all’inganno e alla menzogna. Arcade, angelo ribelle, decide di affrontare di petto la questione, giacché i mortali sembrano interessarsi di tutto fuorché del problema che è Dio. Arcade comprende che l’umanità è sottomessa a un Dio di parvenze e menzogne; e comprende pure che forse qualcuno ha sospettato la verità ma per la pace della propria anima – cioè per calcolata convenienza – fa finta di niente e continua così ad adorare un “falso” gridando i suoi alleluia in Chiesa, genuflettendosi al cospetto di ogni pretino e non mancando quasi mai di baciare la Croce. Anatole France è un distruttore di idoli, che nega la bontà di un Dio creato ad arte dagli uomini per nascondere le proprie malefatte e per sottomettere e schiavizzare interi popoli.
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Roberto Pace. L’uomo nero. In ognuno di noi c’è un altro Noi – Fandango
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Roberto Pace
l’uomo nero
in ognuno di noi c’è un altro Moi
di Iannozzi Giuseppe
Roberto Pace è nato a Roma nel 1952 e si è laureato in filosofia alla Sapienza di Roma e si è specializzato alla “London International Film & Television School”. E’ autore di numerosi saggi sulla comunicazione e l’arte contemporanea, e L’uomo nero è il suo primo romanzo. Attualmente Roberto Pace è Amministratore delegato di Mediatrade spa.
Un costrutto narrativo semplice per uno stereotipo narrativo semplice e ampiamente abusato nella narrativa italiana e non, quello dell’uomo nero. Roberto Pace riscrive la storia dell’uomo nero con delicata macabra poesia, conferendo così al romanzo un’aura fiabesca di tutto rispetto. Lo stile felice di Roberto Pace fa di una storia abbastanza banale un egregio risultato artistico, che non manca di divertire e scavare nelle nostre coscienze. Pregio maggiore della prima prova narrativa di Roberto Pace è quello di snidare dal subconscio le nostre pulsioni più ascose, portandole alla luce del giorno; con L’uomo nero l’autore ci ricorda che ognuno di noi, nessuno escluso, è un uomo nero, una personalità originale che – solo per restare fedele alle regole del civismo – fugge il suo lato oscuro, quello che lo porterebbe a compiere i più efferati delitti, senza neanche interrogarsi sul perché. Sembra quasi che, sotto un profilo strettamente antropologico/psicologico, l’umanità sia più portata a condurre la sua anima verso il male piuttosto che verso il bene; Bene e Male sono facce d’una stessa medaglia, e che l’uomo propenda per l’uno o l’altro è capriccio del caso, una questione di educazione sociale, o forse, più semplicemente, una necessità di sopravvivenza in un mondo dove il Bene è riconosciuto come sommo valore per la vita di gruppo (sociale).
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Harry Potter: anteprima mondiale per il sesto episodio della saga, la fine
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Harry Potter, brividi e catastrofi
Anteprima mondiale per il sesto episodio della saga: la fine dell’innocenza tra scene da incubo e sospiri d’amore
LONDRA – Amore e morte, perdite dolorose, gelosie, pozioni letali, l’ombra minacciosa del maligno Valdemort e romantici baci (non sempre casti) di fanciulle in fiore: ecco Harry Potter e il principe mezzosangue, favola più dark delle precedenti. Non è un caso che negli Stati Uniti il sesto film della saga abbia avuto il visto «PG», più restrittivo del precedente «PG 13». Diretti dallo stesso regista di questo round, David Yates, arriveranno ancora altri due episodi, che si stanno girando contemporaneamente in Gran Bretagna, entrambi tratti dal libro finale di J.K. Rowling.
I ragazzi della magica scuola di Hogwarts sono cresciuti: avevano all’incirca dieci anni quando cominciarono a interpretare i loro personaggi e ora sono diciannove/ventenni tramutati in star per più generazioni di fan. Ride Daniel Radcliffe, Harry senza i proverbiali occhialini e con un volto da elfo: «Non siamo più bambini: nella realtà, come sullo schermo, dobbiamo confrontarci con i grandi dilemmi della vita, l’assenza di amici e insegnanti che il tempo ci ha rubato. I vantaggi? Finalmente possiamo baciarci liberamente, andare al pub, vestirci come ci pare. E, questa volta, ce le diamo anche di santa ragione con Draco (Tom Felton), proprio come in un western all’ultima sfida. Parlo a nome di tutti gli amici del clan: la saga di Harry Potter ci ha aiutato a crescere nel modo migliore, dando a noi e a tanti altri coetanei il gusto della lettura, il mistero della magia, il significato del confronto tra Bene e Male». Eccoli, spiritosi, tutti divertiti dal loro ultimo round di prodezze dove disputano, volando a cavallo di scope e con caschi di cuoio, una spettacolare partita di quidditch (il loro gioco tramutato anche in un vendutissimo videogame).
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Jacko, dal Web all’eternità. Con 7 milioni di fans su Facebook supera Obama, fermo a quota 6
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Jacko, dal Web all’eternità
Con 7 milioni di fans su Facebook supera Obama, fermo a quota 6
EGLE SANTOLINI – Fonte: La Stampa.it
LOS ANGELES
È stato il requiem per un re. È stato anche un perfetto funerale nero di impronta battista, nonostante Jacko si piacesse con la pelle bianca e il naso all’insù, e negli ultimi anni si fosse avvicinato all’Islam. Ci sono stati gli spiritual, i discorsi funebri rivolti alla bara, le lacrime e le risate, per esempio quando Magic Johnson ha ricordato come al signore di Neverland piacesse il pollo fritto del Kentucky. Le esequie di Michael Jackson, suggellate dalla supervisione del produttore dei Grammy Ken Ehrlich e viste in tivù da un numero esorbitante di persone, sono state, soprattutto, assolutamente coerenti con la vita di colui che si stava celebrando.E il tema cruciale dell’infanzia spettacolarizzata che le ha innervate fin dall’inizio, con il continuo riferimento al miracolo dei Jacksons Five, alla fine è deflagrato sul palcoscenico, quando la piccola Paris è stata trascinata davanti al microfono, in pianto, le unghie incongruamente laccate di rosso, circondata dalle zie in gramaglie bardate come in un episodio di Desperate Housewives, a gridare il proprio strazio per «daddy». Difficile non pensare, in quel momento, che Michael, con le sue eccentricità, non avesse tutti i torti quando insisteva nel non mostrare il volto dei bambini in pubblico, a costo di coprirli con un velo nero.
«Ha aperto la via a Obama»
Prima, c’erano stati molti momenti da brivido: il fratello Jermaine che canta la canzone preferita di Jacko, Smile di Charlie Chaplin, invitando a «sorridere, anche se il tuo cuore si spezza». L’immenso Stevie Wonder che ripropone la sua I Never Dreamed You’d Leave In Summer, mai avrei pensato che te ne saresti andato d’estate, bella e commossa come la Candle In The Wind scelta da Elton John per Lady Diana. Jennifer Hudson, una che il dolore violento sa che cos’è, dopo lo sterminio della propria famiglia, che intona con purezza drammatica Will You Be There (Hold me like the river of Jordan…).
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Rumeni di Anna Lamberti Bocconi. Stampa Alternativa, collana Eretica
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Su Rumeni di Anna Lamberti Bocconi
di Viola Amarelli – Fonte: La Poesia e lo Spirito
E’ un viaggio turbinoso e picaresco quello che ci offre “Rumeni” di Anna Lamberti Bocconi (Stampa Alternativa, 2009) ; un reportage di ladruncoli e becchini, baristi e cameriere che, in una Milano sghemba e amatissima, rispecchiano le ragioni e le passioni dell’io narrante, vero protagonista del romanzo. Se infatti formalmente la struttura ad episodi del libro rinvia alla categoria dei racconti, la voce autoriale, continua e pulsante, delinea un pellegrinaggio laico nel cuore di una realtà *altra* ricchissima e complessa che lungo il tragitto irrompe e modifica l’occhio del reporter.
Fuori di ogni schematismo – come giustamente sottolinea il risvolto di copertina – l’approccio al mondo dei migranti avviene in presa diretta, col solo ricorso a topoi letterari (la mendicante, il mangiatore di fuoco, il “branco” di ragazzi), usati peraltro come grimaldello per scardinare pre-concetti sia razzisti sia buonisti.
La carrellata di figure si sussegue serrata con una scrittura che nell’estrema padronanza sintattica e lessicale, nel ritmo incalzante ha uno dei suoi punti di forza, donando il piacere della lettura. L’alternanza di registri utilizzata da Lamberti-Bocconi è infatti notevole: dal surreal-lirico del circo di periferia (in “Stefan”) al grottesco violento e assassino (“Violeta”), dalla secca registrazione di vite attestate al grado zero (“Lilia”) fino alle vere e proprie epifanie di “Valentina” e di “Cristina”, quest’ultima, sequenza finale del libro, non a caso ambientata a’ rebours in uno scenario di desolata miseria rumena.
Michael Jackson lo ricorda Lou Ferrigno. Sincera commozione per un ritratto inedito del Re del Pop
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Michael Jackson lo ricorda Lou Ferrigno
Sincera commozione per un ritratto inedito del Re del Pop
a cura di Iannozzi Giuseppe
Amici dal lontano 1995, Michael Jackson e Lou Ferrigno, l’ex Hulk rivela al Daily Mirror, con evidente commozione, che Jacko era in “ottime condizioni fisiche”, e racconta inoltre del suo rapporto d’amicizia con il Re del Pop svelandone tratti tenerissimi e inediti: “Michael era sottoposto ad uno stress tremendo ed è questo che lo ha ucciso. Aveva accumulato debiti per 400 milioni di dollari ed era come se avesse una pistola puntata alla tempia: per questo aveva deciso di tornare sulle scene.
Era un ragazzo fantastico, timidissimo ma molto dolce, che era consapevole di tutta l’attenzione di cui godeva, ma che quando era con me diventava una persona estremamente semplice. A legarci, è stata anche la nostra comune infanzia, fatta di soprusi e di dolore per colpa dei nostri padri. La sua via di fuga fu la musica, mentre la mia fu il body-building. In aprile, mi chiese di aiutarlo a rimettersi in forma in vista dei concerti di Londra: così andavo da lui tre volte a settimana con i manubri da poco più di un chilo per fargli fare gli esercizi, anche se Michael non amava i pesi, perché diceva che non voleva che gli venissero delle spalle e dei muscoli come i miei. Al che, io lo prendevo in giro, dicendogli che in nessuna maniera dei manubri di un chilo gli avrebbero fatto venire delle spalle grosse come le mie. Durante le sedute, parlavamo di tante cose: della vita passata e di quella presente, dei suoi sogni e delle sue speranze. Non c’erano guardie del corpo né security: lui non voleva nessuno intorno quando lavorava con me e spessissimo ascoltavamo della musica, Beatles e The Mama & The Papas in particolare. Michael mi ha pure insegnato il suo celebre Moonwalk, ma questo è un segreto che resterà con me.
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Tiziano Scarpa Kamikaze d’Occidente – provocatorio il fumo, ma poco l’arrosto
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Tiziano Scarpa Kamikaze d’Occidente
Molto elegante e provocatorio il fumo, ma poco l’arrosto
IL ROMANZO DI SCARPA SI PUÒ APRIRE A PAGINA 137, LEGGERE FINO A pagina 140, poi saltare a pagina 285, poi tornare indietro da pagina 30 a 32… oppure si può leggere in maniera classica, da pagina 7 a pagina 309. Ma cambierà poco nella comprensione del racconto, non cambierà il nostro coinvolgimento di lettori, non si percepiranno in maniera diversa eventi e personaggi.
In una narrazione classica, che si parli di romanzo, saggio, video musicale o, addirittura, di partita di calcio, si parte da A, per arrivare a B, dopo aver superato alcuni ostacoli nel mezzo del tragitto.
Kamikaze d’Occidente rifiuta questa logica che funziona da secoli, e opta per una forma diaristica, in cui le giornate del protagonista scorrono uguali o molto simili a sé stesse, senza che tra l’inizio o la fine del testo siano avvenuti sostanziali cambiamenti, e senza che si senta la necessità di inseguire un qualsivoglia filo conduttore (seppur minimo, per favore! Si rimpiangono i romanzi in cui la protagonista, nel corso del romanzo, addirittura dimagrisce, o il ragazzino sfigato si compra, dopo 200 pagine, gli abiti giusti…) .
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L’invidia in rete. Linnio Accorroni fa il punto sull’ultimo Strega.
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
L’invidia in rete
di Linnio Accorroni – Fonte: La Poesia e lo Spirito
Premessa necessaria: conosco, anche se non troppo bene, Tiziano Scarpa: una conoscenza nata dal fatto di averlo invitato ad alcune rassegne da me organizzate negli anni precedenti e dal fatto che, grazie a lui, ho ‘esordito’ sulla Rete, in Nazione Indiana, alcuni anni fa. Ricordo le sue mail in cui con dolcezza ostinata mi invitava a ‘sfrondare’ il più possibile dalla mia scrittura tutto quello che appariva ridondante o cerebralistico. E aveva perfettamente ragione. L’ho recensito ( la rece di ‘Stabat mater’ sta anche in questo blog) ed intervistato ( una lunga intervista che mi ha concesso in occasione dell’uscita di ‘Batticuore fuorilegge’ sta nel mio ’69 posizioni’ in uscita per Cattedrale ( così mi sono fatto anche un po’ di autopromozione).
Su Scarpa si sta abbattendo una specie di ciclone che assomiglia molto, per dimensioni e forma, a quello che ha investito Saviano: il popolo della rete, il popolo dei blogger, quello che ha sempre denunciato l’autoreferenzialità dell’apparato culturale, la consunta logica mafioso-clientelare dei dispositivi che dominano l’industria culturale, non sopporta che a Scarpa capiti ciò che è accaduto a Saviano, ovverosia la possibilità di diventare ricco e famoso attraverso la scrittura. Qualcuno addirittura( l’ho visto su uno dei blog che più stimo, quello di Georgiamada) ha criticato la comparsata di Scarpa da Marzullo. L’ho vista e mi è sembrato che Scarpa non assumesse nessun atteggiamento servile od untuoso nei confronti di Mr. Mediocrità. Anzi, mi pareva rilassato e sincero ( per quanto lo si possa essere in TV) come nelle rare occasioni in cui l’ho incontrato. Che cosa si voleva ? Che Scarpa ammazzasse in diretta Marzullo, realizzando così il vaticinio augurale che Scurati, sempre allo Strega di qualche anno fa, aveva rivolto a Vespa?
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«L’ ultima del diavolo», nuovo romanzo di Pietrangelo Buttafuoco, è un thriller teologico
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Narrativa «L’ ultima del diavolo», nuovo romanzo di Pietrangelo Buttafuoco, è un thriller teologico
L’eremita che incontrò Maometto
Una leggenda unisce Cristianesimo e Islam delle origini
C’ è al centro di questo secondo romanzo di Pietrangelo Buttafuoco una figura che di nome fa Bahira: un nome siriaco che significa «l’ Eletto». Ove poi si aggiunga che questo è solo uno dei nomi coi quali è noto – nella tradizione occidentale figura come Sergio -, si capisce che si sta trattando d’ un personaggio sì reale, ma di quella fascinosa realtà che prende corpo nelle leggende. E non è leggenda di poco conto, la sua: perché è la leggenda stessa della nascita dell’ Islam. Bahira è un nome che non manca nelle più antiche biografie islamiche di Maometto, in cui si ricorda (e si veda ad esempio Vite antiche di Maometto, Mondadori, 2007, pp. 32-35) l’ incontro nel deserto siriaco con quel monaco eremita cristiano che un bel giorno, in quel di Bosra, invita alcuni carovanieri a riposarsi presso di lui: riconoscendo in un fanciullo quei segni che una visione gli preannunciavano come appartenenti al Profeta. Una leggenda che ha a lungo alimentato polemiche, tra storiografia islamica che in questo atto riconosceva la prova della verità della missione profetica di Maometto; e storiografia bizantina che invece insisteva sull’ uso deformato da parte di Maometto della dottrina religiosa del cristianesimo insegnatagli per di più da un monaco considerato eretico.
Da qui il fulcro del romanzo; che in sé ha già il senso del grottesco, trattandosi di far sì che di questo Bahira, di cui nessuno e neppur la Chiesa ha il ricordo, ma che per il diavolo è un santo, si perda per sempre ogni traccia. E questo proprio mentre, al contrario, la Chiesa ortodossa russa sta cercando ogni possibile prova per santificarlo. E uno solo è il possibile strumento per raggiungere entrambi gli scopi: impossessarsi dei papiri nei quali Bahira aveva rinvenuto quelle rivelazioni che gli avrebbero permesso, novello Giovanni Battista, di riconoscere e annunciare nel piccolo Maometto il Messia arabo. Trovarli per distruggerli o sfruttarli. E, però: papiri scomparsi nel nulla dopo essere passati, nel corso dei secoli, in un andirivieni continuo, a scopo fraternamente protettivo, da mani arabe a mani cristiane, dalla Mecca all’ Abissinia, a Gerusalemme, sino ad approdare alla cattedrale di San Nicola di Bari.
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