Jujol Cultura e spettacolo | Iannozzi Giuseppe - il blog | Premio Strega (Il libro di Iannozzi Giuseppe)

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Berlusconi e Gheddafi uniti per l’islamismo e le donne

Berlusconi e Gheddafi uniti
per l’islamismo e le donne

di Iannozzi Giuseppe

Gheddafi, di nuovo in Italia accompagnato dalle sue amazzoni “guardie del corpo”, appena posato piede sul territorio italiano la spara grossa: “L’Islam diventi la religione dell’Europa”. Dopodiché invita tutti a convertirsi all’Islamismo.

Che dire? Gheddafi è un buffone, nulla affatto folcloristico, pericolo sì invece. Molto pericoloso.
Tre ragazze si sarebbero subito convertite all’islamismo. Gheddafi le ha subito benedette con una cerimonia lampo da far invidia a Maometto in prima persona. Un vero miracolo clownesco quello del leader libico.
Un circo ridicolo più che imbarazzante. L’area cattolica scandalizzata.

Ma: le 500 hostess reclutate da un’agenzia di casting hanno ricevuto un misero gettone di presenza pari a 70 Euro, a patto di non rivelare dettagli sull’evento. Poi per tutte le partecipanti una copia del Corano. Due hostess pare non abbiano gradito, abbandonando più o meno subito le obbedienti scimmie al seguito di Gheddafi.
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Tu burattino

Tu burattino

di RomanticaVany & King Lear (iannozzi giuseppe)

Tu burattino
che di luce tua brilli;
che le silenti lunghe ombre
su paesi e boschi
inganni
con diabolico gioco di poesia;
che il passo silenzioso muovi
come un sole
dentro al tramonto;
tu burattino senza fili
che col favore della Luna
la mia pelle baci
e che nel mio giardino
i frutti succosi cogli e mordi,
io ti dipingerò su tela di seta
tra quelle stelle
che ieri fecero capo ad Atlantide
spingendosi oltre i bastioni di Orione.
Alla fine cascata di luce
disposta sui miei seni
per sempre sarai.

Di Romantica Vany & King Lear

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All’ombra della grande fabbrica. Gennaro Morra, un vero scrittore che racconta Napoli e la sua malattia

All’ombra della grande fabbrica
Gennaro Morra, un vero scrittore
che racconta Napoli e la sua malattia

di Iannozzi Giuseppe

Gennaro Morra (www.gennaromorra.com) è nato a Napoli nel 1972 da genitori giovani e proletari, che avevano messo sù casa in un quartiere di periferia, nato e sviluppatosi intorno a una fabbrica siderurgica. Di sé l’autore scrive: “La mia venuta al mondo non fu proprio un evento felice, i medici non riuscivano a farmi uscire e allora tentarono con le maniere forti. Alla fine i loro sforzi furono premiati e io vidi la luce, ma una parte del mio cervello era danneggiata. Fortunatamente la lesione riguardava solo la zona dalla quale partono gli impulsi che controllano l’attività motoria, mentre le facoltà intellettive erano intatte. Niente male come inizio, no?…”

“All’ombra della grande fabbrica” di Gennaro Morra è un romanzo. Non si creda che definire romanzo un lavoro scrittorio sia leggerezza critica. Tutt’altro. Migliaia le uscite editoriali ogni anno, soprattutto di esordienti minimalisti e sgrammaticati, incoscienti e perlopiù vittimisti alla moda che nulla hanno da raccontare: scrivere è un impegno grave che implica delle responsabilità artistiche e sociali, e politiche (anche) e solamente chi è disposto ad assumere su di sé questo peso si può fregiare del titolo di scrittore.

Gennaro Morra è uno scrittore che ha scritto un vero romanzo accettando le responsabilità che l’atto dello scrivere comporta. Parliamoci chiaro, Morra non è fumo negli occhi, è invece un giovane scrittore che i calli sulle mani ce li ha veramente: chiunque oggi osa levare la sua voce per dichiararsi poeta saggista giornalista, romanziere, dovrebbe prima guardarsi ben bene le mani e poi allo specchio la faccia, e se sui palmi delle mani e sul volto non troverà chiari segni d’una felice stanchezza, allora forse, benedetto da un barlume di onestà, capirà di non essere uno scrittore. Di pennivendoli il pubblico è esausto. In Italia si leggono pochi libri e giornali; sospetto che tra i tanti motivi addotti, più o meno banali, uno sia sincero: i libri al pari dei loro autori mancano di onestà e di sostanza.
Con “All’ombra della grande fabbrica” di Gennaro Morra ci troviamo davanti a una storia che non è di diarismo spicciolo, che non è di vittimismo alla moda e che non è nemmeno un mero prodotto editoriale. Chi avrà la fortuna di leggere il romanzo di Morra capirà all’istante che i fatti narrati, tra finzione e realtà, sono l’autentico corpo di uno scrittore che, nel dosare parole e pensieri, ha investito tutto sé stesso nella scrittura senza mai dimenticare l’anima, la ragione critica e lo stile.
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I poeti di Victor Gischler uccidono e lo fanno meglio di Palahniuk

I poeti di Victor Gischler uccidono
e lo fanno meglio di Palahniuk

di Iannozzi Giuseppe

Provate un po’ a immaginare poeti e gangster che vanno a braccetto; che coltivano le stesse passioni; che sono dei disgraziati, bastardi per necessità di sopravvivenza ed avrete un mezzo professore universitario, poeta con il blocco dello scrittore, che, nel giro d’una notte e d’una scopata con una studentessa, finirà con il diventare un assassino a piede libero.

Victor Gischler, nel suo ultimo lavoro “Anche i poeti uccidono”, spara duro; ma è difficile capire se spreca più pallottole contro la società poetica o contro quella dei gangster. E però Gischler non ha alcun intento pedagogico, il suo scopo ultimo è difatti ludico e basta, per cui è davvero difficile non parteggiare per Gischler che prende per i fondelli la malavita organizzata ed i poeti mettendoli sullo stesso piano morale e sociale.

Jay Morgan ha il blocco dello scrittore; sono anni che non riesce a scrivere una sola poesia decente; per sbarcare il lunario accetta di fare il tappabuchi, professore di Letteratura sì, ma per brevi periodi ora presso una università più o meno prestigiosa ora in una scalcagnata in culo ai lupi.

Morgan non se la passa bene, è un perdente consapevole di esserselo: questa consapevolezza non lo aiuta però a darsi una raddrizzata. Si porta a letto una certa Annie Walsh, una studentessa: non può sapere che la tipa si è impasticcata ben bene con della robaccia. La mattina dopo Annie è cadavere. Presto Morgan capisce che è nei guai fino al collo. Di chiamare la polizia non se ne parla, direbbe che è stato lui, nessuno crederebbe che lui se l’è soltanto scopata e morta lì! Come se ciò non bastasse, il preside della Eastern Oklahoma University lo chiama affidandogli il compito di seguire da vicino Fred Jones, il quale ha una silloge poetica nel cassetto e che ha da essere pubblicata presto e con un gran tamtam. Morgan non può rifiutare, viene messo alle strette: dovrà inventarsi editor, curare le poesie del malavitoso Fred Jones e aiutarlo a pubblicare il libro. Un compito davvero ingrato, per chiunque: Jones non è un tipo tranquillo, è un uomo della malavita che ha le mani in pasta in tutta la città e che gira sempre scortato da un gorilla dal grilletto facile. Ad ogni buon conto non tutti i mali vengono per nuocere. Jones è un uomo di mondo, capisce che Morgan s’è cacciato in un impiccio più grande di lui e che lo deve aiutare a far sparire il cadavere di Annie. Fred aiuta Jay Morgan e, per un momento soltanto, sembra che le cose si stabilizzino. Peccato che i genitori della ragazza abbiano ingaggiato un investigatore privato fuori di testa, marcio fino al midollo, che non si fa scrupolo alcuno a seminare cadaveri dappertutto. Investiga sì per conto della famiglia Walsh, ma scoprendo che la ragazza si impasticcava e che c’è in giro una partita di droga del valore di diverse migliaia di dollari, l’uomo la vuole da Morgan, con le buone o con le cattive.
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L’On. Riccardo Nencini si schiera con la Mondadori dimenticando che la casa di Segrate ha censurato Saramago

L’On. Riccardo Nencini
si schiera con la Mondadori

dimenticando che la casa di Segrate
ha censurato Saramago

di Iannozzi Giuseppe

Riccardo Nencini”Mi assocerei volentieri alla posizione di Mancuso se Mondadori censurasse gli autori che pubblica. Cosa che mi pare non sia mai avvenuta fino ad oggi… la casa editrice di Segrate rappresenta una delle eccellenze dell’editoria italiana, con un catalogo impareggiabile e un alto profilo di professionalità, garantendo da sempre la massima libertà ai suoi autori”. Parla Riccardo Nencini, dimenticando a tutto favore del padrone per cui  vorrebbe lavorare che Einaudi (ovvero Mondadori) ha censurato José Saramago perché nel suo “Quaderno” non elogiava il sempre venerabile santo Cavalier Berlusconi.

E’ dunque il caso di rinfrescare la memoria all’On. Nencini.
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Brigante

Brigante

di RomanticaVany

Per fortuna
era soltanto
uno di quei sogni
che sogni tu
solamente.

La sera tu ti pappi
sin troppi fichi e gelati
e così la notte ti vien
da sognare forte;
sogni le gru
che si stirano nel cielo,
sogni treni invisibili
che vanno e vengono,
sogni draghi da scannare
e fanciulle da salvare,
infine con il canto dei grilli
e delle cicale ti svegli matto.

A occhi aperti fai sogni
sconci, per non dire
delle mani che sfregano
piano piano, poi forte forte
fino a farsi di fumo.

Se chiudo gli occhi ti vedo,
sì, ti vedo felice,
felice come un brigante,
e sulle labbra mi nasce un sorriso
che con la scusa di un bacio
è sicuro verrai a rubare.

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La non-letteratura da Evangelisti a Scarpa

La non-letteratura da Evangelisti a Scarpa

di Iannozzi Giuseppe

Viviamo in un medioevo tecnologico. E’ già stato detto da Umberto Eco parecchi anni or sono.

Ad esempio i romanzi di Valerio Evangelisti, la produzione piratesca, soprattutto, riflettono l’incapacità di scrivere il “contemporaneo”; Evangelisti guarda al passato con fare frettoloso, confusionario e illude sé stesso che parlare al passato sia tentativo di globalizzare il presente; e ci riesce ma in una misura hollywoodiana e di serie B, quando non addirittura pienamente volgare e fuori di ogni possibile realtà e fantasia. Il non-risultato più emblematico ci è dato dalla “Luce di Orione” che è sublimazione del trash, di una spazzatura che l’autore assurge alla funzione di “narrare storie”. Par quasi non si renda conto che lui votatosi ad essere autore a tutti i costi è regredito a una forma di demenza senile freudiana, nella quale scopre la penetrazione sessuale quasi con una innocenza maligna – d’altro canto tipica di certe demenze -, e che tenderebbe a dissacrare il quotidiano riuscendo però a manifestarsi soltanto per quel che è, agitazione psicotica.
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Imbranati thrilleristi italiani tra pizza, spaghetti con la pummarola… e gorilla

Imbranati thrilleristi italiani tra pizza,
spaghetti con la pummarola… e gorilla

di Iannozzi Giuseppe

I thrilleristi italiani che imitano Michael Connelly sono divertentissimi… imbarazzanti… perfette trans-veline votate al culto del “chi ha più culo” … rischiano di brutto, prima o poi qualche testa calda prende uno di questi italioti pieni di fantasie di sangue e di bigoli col peperoncino e gliela fracassa la testa usando proprio quel thriller di seicento e passa pagine che hanno osato scrivere, non di rado con l’aiuto di un ghostwriter e dei consigli della mamma mezza paralitica in carrozzella.

Perlomeno Connelly è un thrillerista americano, uno che è nato nella terra del sogno e dell’incubo americano per cui è un suo diritto shockare i lettori con coltelli e rivoltelle, con un po’ di sesso e fiumi di sangue. Dicevo di Connelly, sottolineato americano, perché lui è nella terra dei grandi spazi, dove incubi e sogni sono all’ordine del giorno grazie a Hollywood. Che importanza ha per chi lo legge se poi sono di serie A, B o C? Sempre sono marchiati Hollywood e non è mica poco.
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La letteratura che non c’è e la poca che c’è. Spazzatura editoriale a non finire da Antonio Moresco a Silvia Avallone

La letteratura che non c’è e la poca che c’è

La critica letteraria vive la sua crisi in silenzio o quasi
Spazzatura editoriale a non finire
da Antonio Moresco a Silvia Avallone
La dura legge del marketing e quella delle mafiette editoriali

di Iannozzi Giuseppe

Non sono per un ritorno al Classicismo antico, ma per il bello scrivere sì. Credo si debba coniugare la sostanza e lo stile, cosa che riesce sempre a meno scrittori, il più delle volte incensati in maniera indebita. In ogni caso il tempo sarà il miglior giudice: ha già spazzato via sédicenti autori che soli dieci anni or sono pareva dovessero vincere il Nobel. Le mode, in ogni campo, nascono in fretta e muoiono altrettanto in fretta.

Uno scrittore, che come pochi ha saputo coniugare sostanza e stile, è stato Gesualdo Bufalino. Ma ci sono anche Sebastiano Vassalli, Umberto Eco, Aldo Busi, Alberto Ongaro… Non sono molti in verità gli scrittori che sanno scrivere sul serio.

Tuttavia credo che troppi oggigiorno scrivono per non lavorare sul serio; e con questo intendo dire che non hanno la voglia di spaccarsi la schiena in fabbrica, anche se è il solo lavoro che saprebbero fare con onestà.
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Abbattere subito le antenne di Radio Vaticana – copia & diffondi

Abbattere subito le antenne
di Radio Vaticana

antenne Radio Vaticana

Nel 2002 il primo a denunciare a livello mediatico le onde elettromagnetiche di Radio Vaticana fu il programma Le Iene, che accusava l’emittente radiofonica di un uso spropositato delle frequenze, che facevano, a loro dire, 3 volte il giro del mondo per quanto erano potenti. Il problema è che, partendo dal centro di Santa Maria di Galeria, un frazione di Roma con circa 3000 abitanti, superavano di gran lunga i limiti previsti dalla legge, finendo con il favorire l’insorgere di leucemie tra i bambini della zona.

Otto anni dopo la situazione ancora non è cambiata, nonostante padre Federico Lombardi, direttore dell’emittente radiofonica, continui a ribadire che si affiderà alle perizie del prof. Umberto Veronesi e della dottoressa Susanna Longorio perché:

La perizia ora andrà discussa e valutata. Radio Vaticana si riserva di discutere con i suoi esperti e di fare le proprie considerazioni in alternativa a questa perizia. Sta di fatto che le misure sono già state prese dieci anni fa seguendo le norme internazionali. Inoltre sono state messe in pratica anche quelle italiane. Dunque Radio Vaticana è perfettamente in regola.

La regola poi andrebbe valutata, visto che nel 2005 due responsabili della radio furono condannati a 10 giorni di carcere. Secondo le misurazioni fatte all’epoca, si stabilì che i tumori nei maschi che abitavano nella zona erano significativamente più numerosi rispetto alla media nazionale, e la possibilità di contrarre la leucemia da parte dei bambini era di 6 volte superiore.
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My Only Love

My Only Love

Di Giuseppe Iannozzi

Non puoi piangere, bambina
E’ solo una pioggia che vien d’estate
Non ti ho mica lasciata sulla spiaggia
con il sole al tramonto e una vecchia
chitarra scordata
che nessuno ti sa suonare

Se piangi adesso
domani che farai mai?

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parfum de vous

Parfum de Vous

di Romantica Vany & King Lear

Adoro i sogni sciolti,
qualche volta li inseguo,
sono imprevisti, inattesi,
hanno i colori
dell’incanto, della fantasia,
a volte sono impudici,a volte
candidi.

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La firma del diavolo di Fiorella Borin – Edizioni Tabula Fati – recensione e intervista di Renzo Montagnoli

La firma del diavolo

La firma del diavolo
di Fiorella Borin

Copertina di Gian Luca Peluso
Edizioni Tabula Fati

www.edizionitabulafati.it
Narrativa romanzo
Collana Malacandra
Pagg. 136
ISBN 978-88-7475-182-2
Prezzo € 9,00

Biastemo il giorno che me innamorai,
Biastemo il giorno che ti misi amore,
Biastemo il giorno che in te mi fidai,
Biastemo il giorno che ti déi il mio core;
Biastemo il bene ch’io te volsi mai,
Biastemo l’alma mia, che per te more…

E’ l’anno di grazia 1588 e a Triora, un paesino della Valle Argentina, sito nel retroterra di Ventimiglia, corre la paura, c’è la caccia alle streghe, ree di aver fatto mancare la pioggia e di aver ridotto alla fame gli abitanti. Sono giorni di sospetti, di calunnie, di confessioni estorte con la violenza, di nomi di innocenti fatti sotto tortura, con i nuovi incolpati che, per lenire le sofferenze, chiamano in causa altri incolpevoli, in una spirale di crescente terrore. Spadroneggia, forte della sua carica, il commissario Giulio Scribani, feroce persecutore di seguaci del diavolo e fra queste Magdalena, la più bella del paese, amante di un nobile soldato, peraltro coniugato, e che farà di tutto per salvarla dal rogo.

I fatti accaduti in quell’anno sono veri e sono documentati da incartamenti d’epoca e da saggi storici. Pure vero è il commissario Scribani, mentre la vicenda di Magdalena e del suo amante è frutto di fantasia, innestata però con perizia nella realtà degli eventi, al punto di apparire del tutto verosimile.

Fiorella Borin si destreggia abilmente fra realtà e invenzione scrivendo un romanzo, in cui superstizione, fanatismo religioso e amore contribuiscono a costruire una storia di grande interesse e anche di notevole bellezza.
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Gemma Gaetani e l’Elogio del tradimento – Intervista a tradimento all’Autrice

Gemma Gaetani

Elogio del tradimento

Intervista a tradimento all’Autrice

a cura di Iannozzi Giuseppe

Gemma Gaetani - Elogio del tradimento

L’unico vero caso in cui tradire è un peccato è quello della coppia eroticamente fedele a se stessa, ossia il tradimento della possibilità del tradimento. Questo l’assunto dal quale muove spassosamente Gemma Gaetani per smantellare, esempi alla mano, da Ikea alle vacanze low cost, la comune concezione del tradimento, derivante da un’interpretazione distorta della figura di Giuda, il “traditore” per eccellenza, e dimostrare come l’esercizio della virtù non porti, praticamente mai, a niente di buono. Con una prosa dissacrante e ironica ma allo stesso tempo arguta e costellata di riferimenti letterari, cinematografici e iconografici, l’autrice ci spiega come tradire in segreto e con assiduità ci consenta di decostruire la vigente e ridicola concezione sacrale dell’amore fedele, offensiva per altro nei confronti di Dio, l’unico a cui dobbiamo un trattamento di tipo esclusivistico, di soffrire meno nel caso in cui il nostro oggetto d’amore ci dia il benservito, di vivere continuamente il brivido di una nuova conquista che ci è invece negato da pratiche contemporanee vieppiù diffuse quali la coppia poliamoristica, lo scambismo, il sesso virtuale, l’autoerotismo e la fruizione della prostituzione. Dai vantaggi economico-sociali del tradimento alle vere e proprie dritte per aspiranti traditori, saremo forniti di ottime e valide ragioni per l’esercizio di questa nuovissima virtù, per troppo tempo rimasta ingiustamente relegata tra i vizi peggiori dell’umanità.

Elogio del tradimentoGemma GaetaniVallecchi Editore – 1ma edizione 2010 – 360 pagine – ISBN 978-88-8427-156-3 – Prezzo di copertina: € 12.50

1. In “Paradise lost” di Milton è la risposta. Di Adamo è il compito di vigilare su Eva, perché lei è debole e già una volta ha ceduto alle lusinghe dell’Angelo traditore in veste di serpente. Non fu forse Eva creata da una costola di Adamo perché gli fosse compagna? Sì, così fu. E Lei tosto lo tradì mangiando la polpa di quell’unico frutto che il Padre Iddio aveva vietato.

Gemma Gaetani: Ma per essere Eva, Giuseppe, ci vuole una forza che nessuna costola di uomo, che è spesso la creatura più debole del mondo, ha…

2. Tu sei credente?
Se credi in Dio, allora Dio è forte abbastanza da creare l’uomo e da strappargli una costola affinché abbia la compagna da lui desiderata.
Dio precisa ad Adamo che Eva è tanto bella quanto debole, quindi è suo compito vigilare sulla compagna perché non cada in tentazione coinvolgendolo.
Eva trasgredisce.
Adamo, quando il danno è oramai perpetrato, può solo rendersi colpevole anche lui, per non lasciare Eva da sola con il suo peccato. Colpa di Adamo – ed egli proprio per questo si rimprovera – fu di aver accordato troppa fiducia a una creatura che lo stesso Dio gli aveva indicato debole, facile preda delle tentazioni.
Da qui la cacciata dal Paradiso.
Satana ha vinto.
Blake disse di Milton che “era un vero poeta, e stava dalla parte del diavolo senza saperlo”.
Satana è il protagonista, il ribelle, che nonostante l’ira di Dio e la cacciata nell’Inferno, non si arrende e penetra nel regno di Dio per corrompere le creature di Dio. Satana ci riesce, corrompe la donna e con essa l’uomo, quell’Essere creato a immagine e somiglianza di Dio. Satana, per come l’ha esaltato Milton, è un personaggio positivo, un ribelle shakespeariano che non conosce regole morali.
Gli Angeli di Dio possono solo limitarsi a far conoscere un pezzetto del futuro che attende Adamo.

Gemma Gaetani: Io credo in Dio come al Grande Narratore. Poi ci credo come mito, trovo la Bibbia analoga alla saga di Guerre Stellari (una mitopoiesi). In momenti di debolezza mi dico che sarebbe bello se poi questo Dio esistesse, ascoltasse le nostre preghiere, custodisse i nostri morti, e in quei momenti credo vere queste mie ultime due affermazioni.
Credendoci così, non posso considerarmi una costola di Adamo, e se proprio devo pensare alla donna come a un pezzo di Adamo e in generale dell’uomo, allora ci penso come a un pezzo non fisico: il coraggio, la forza, anche di “peccare”.

3. Insomma ci credi poco in Dio. Nietzsche diceva che non è stato Dio a creare gli uomini, ma al contrario sono stati gli uomini a creare Dio. Per illudersi di avere sempre a portata di mano un’àncora di salvezza.
La Bibbia è un libro, a suo modo, divertente; forse il primo esempio di fantascienza. E’ un libro che parte da un presupposto maschilista: la donna viene creata con il solo e unico scopo di servire l’uomo, il maschio.
Dunque, a tuo avviso, i maschi avrebbero meno coraggio di peccare… di cedere al tradimento?

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Loredana Lipperini consiglia di leggere Iannozzi Giuseppe perché è la sua la poesia ideale

Loredana Lipperini consiglia

di leggere Iannozzi Giuseppe perché è la sua la poesia ideale

La vostra eccetera non può fare a meno di segnalare d’Amore di Romantica Vany e King Lear. Dietro il nick King Lear tutti sanno che si nasconde Iannozzi Giuseppe, uno dei più influenti blogger della rete italiana, nonché talentuoso scrittore che più di una volta ho avuto modo di lodare su queste pagine e altrove. La vostra eccetera ha letto con vivo interesse d’Amore di Vany e King Lear, e, cari lettori di queste pagine elettroniche, vi devo dire che è quella poesia che da anni attendevo. E’ la poesia auspicabile. Sembrerò quasi una macchietta isterica con questo mio vizio di voler sempre ribadire, ma ribadisco che d’Amore di Vany e King Lear è un libro essenziale per la poesia italiana.

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Gemma Gaetani parla del tradimento, e non solo. Una chiacchierata insieme all’autrice dell’Elogio del Tradimento

Gemma Gaetani parla del tradimento, e non solo

clicca qui e leggi elogio del tradimento
Una chiacchierata con Gemma Gaetani

a cura di Iannozzi Giuseppe

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Bright Star. La vita autentica di John Keats. Il romanzo biografico lo scrive Elido Fazi

Bright Star. La vita autentica di John Keats

Il romanzo biografico lo scrive Elido Fazi

di Iannozzi Giuseppe

Chi non conosce John Keats, Colui il cui nome fu scritto sull’acqua, sa poco o niente della Poesia. Keats, uno dei principali esponenti del Romanticismo, scriveva in una lettera a John Taylor (27 febbraio 1818): «Se la poesia non viene naturalmente come le foglie vengono ad un albero, è meglio che non venga per niente». E in un’altra missiva indirizzata invece a John Hamilton Reynolds (3 febbraio 1818): «Non sopportiamo la poesia che ha un disegno chiaro per noi [...] La poesia dovrebbe essere grande ma discreta; qualcosa che ti penetra dentro senza farti trasalire, senza colpirti in sé stessa, ma col suo messaggio. Come sono belli i fiori nascosti! Come se ne sciuperebbe la bellezza se si spingessero dalla strada gridando: “Ammiratemi: sono una violetta! Adoratemi: sono una primula!”». E poco prima di morire, rivolgendosi a un altro grande poeta esponente anch’egli del Romanticismo inglese, ovvero a Percy Shelley, in una lettera datata 16 agosto 1820: «La mia immaginazione è un monastero e io sono un monaco».

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I Got You

I Got You

di Romantica Vany & King Lear

Spingerti a me, a piccoli morsi
assaggiarti e poi esplorarti

come se i miei respiri
fossero i tuoi; carezze
per dilatare e sciogliere

i nodi del tuo cuore ribelle
perché ogni  cosa bella o brutta
sia leggera e veloce, cristallina
come l’acqua che dalla sorgente…

Se Amore ha di sé coscienza
per minima che sia
di desiderio e rivelazione,
nell’oscurità profonda in attesa
di fiorir a giovinezza nova
per carezze e trasgressioni,
tu prova a dargli il mio nome

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Fabrizio Centofanti Prêt(re) à porter ovvero la vita in cinque righe

Fabrizio Centofanti Prêt(re) à porter

La vita in cinque righe

Fabrizio Centofanti - Prêt(re) à porter La vita in cinque righeNella eterna battaglia dell’umanità contro il caos, Platone predicava la vittoria dell’uomo grazie alla ragione. Cristo ci ha dato anche la speranza. Questo libro testimonia come vive questi due insegnamenti, semplici eppure rivoluzionari, un uomo di oggi che ha fatto una scelta radicale, ed è un libro che provoca, aggredisce, costringe a combattere corpo a corpo con le placide certezze nelle quali troppo spesso finiamo per adagiarci.
Dalla Postfazione di Riccardo Ferrazzi

Fabrizio Centofanti è uno scrittore cristiano, o meglio, è un cristiano scrittore. E dunque è un genere speciale di cristiano.
Dalla Prefazione di Tiziano Scarpa

Fabrizio Centofanti è laureato in Lettere moderne. Sacerdote diocesano a Roma dal 1996, opera soprattutto nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della Sacra Scrittura. Ha pubblicato un volume su Calvino (Una trascendenza mancata, Istituto Propaganda Libraria, 1993) e uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Istituto Propaganda Libraria, 1987), oltre a numerosi saggi e articoli di natura letteraria. Nel 2005 è uscito il volumetto Le parole della felicità, Laurus Robuffo. Con Effatà Editrice ha pubblicato Guida pratica all’eternità. Racconti tra cielo e terra (2008).

E’ anche il gran capo spirituale de lit-blog La Poesia e lo Spirito

Fabrizio CentofantiPrêt(re) à porter (La vita in cinque righe) -  Effatà editrice – 160 pagg. – 1ma edizione 2010 – € 12,00 – ISBN 978-88-7402-572-5

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A Giorgio Vasta, Antonio Moresco e Antonio Pennacchi la Palma di Merda. I peggiori scrittori italiani del 2010

A Giorgio Vasta, Antonio Moresco
e Antonio Pennacchi
la Palma di Merda
I peggiori scrittori del 2010

di Iannozzi Giuseppe

Libri di autori che andrebbero evitati come la peste, usciti nei primi mesi di questo barbaro 2010.

Palma di MerdaGiorgio Vasta merita in pieno la Palma di Merda per il suo “Spaesamento”, per il suo diarismo pseudo-sociopolitico da spiaggia, vacanziero. E visto che qui si è buoni, la diamo anche ad Antonio Moresco la palma per il suoi “Incendiati”, nonostante si sia piazzato solo al 2ndo posto con le sue ninfette a uso e consumo di vecchi maniaci libidinosi. E in un eccesso di munificenza pure ad Antonio Pennacchi per il suo “Canale Mussolini”, considerevole fiume di parole vuote, un autore che rimane fedele a sé stesso, sempre un po’ troppo fasciocomunista.

1) Giorgio Vasta – Spaesamento, Laterza

2) Antonio Moresco – Gli incendiati, Mondadori

3) Antonio Pennacchi - Canale Mussolini, Mondadori

4) Terry Goodkind – La legge dei nove, Fanucci

5) Beatrice Masini – Bambini nel bosco, Fanucci

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La Papessa trans che divide Torino. Tutto per una vagina di carta

La Papessa trans che divide Torino
Tutto per una vagina di carta

di Iannozzi Giuseppe

La Papessa trans a Torino nella giornata del 1mo maggio non ha mancato di sollevare polemiche e di far alzare roghi al cielo da parte dei benpensanti, com’è facile intuire. Il corteo del 1mo Maggio a Torino ha visto difatti tra i suoi partecipanti una drag queen vestita da Papessa.

La Papessa, invece di nascere da una conchiglia come la Venere di Milo, nasce da una vagina in cartone che la avvolge tutta.
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Prima Edizione del “Maria Gabriella Memorial” sul blog di Lord Ninni

Prima Edizione
del “Maria Gabriella Memorial”

Prima Edizione del “Maria Gabriella Memorial”, dedicato a nostra sorella, Maria Gabriella, scomparsa prematuramente il 12 Maggio 2007. La partecipazione sarà subordinata ad una composizione in prosa (breve), oppure poetica, che avrà per tema:

“La vita” (in qualsiasi sua forma,espressione e/o ragione).

Gli elaborati verranno accettati fino al 9 Maggio compreso!

Le assegnazioni, per l’anno 2010, avverranno il 12 Maggio 2010. I migliori elaborati (a giudizio insindacabile di questo Spazio Web) verranno pubblicizzati sul nostro Blog e su una pagina, dedicata singolarmente, presso il sito letterario “Krenneg McAff”, dove verrà pubblicato il lavoro in oggetto. La partecipazione è vietata all’ “l’utenza anonima”.

Per commentare e ulteriori info, sul blog di Lord Ninni, qui.

Lord  Ninni - la voce dell'Anonima incoscienza

Il fascismo in verde della Lega Nord

Il fascismo in verde della Lega Nord

di Iannozzi Giuseppe

Che la Lega Nord fosse fascista di natura non è mai stato messo in dubbio, per lo meno da chi con un po’ di sale in zucca. Iuri Milesi, 21 anni, su Facebook si fa vedere, braccio destro alzato teso in un osceno saluto romano. E così finisce la carriera pseudo-politica di Iuri Milesi e sul Carroccio si abbatte l’ennesimo giustificato scandalo.

Iuri Milesi era appena stato eletto consigliere per il Carroccio. Nel Comune di San Giovanni Bianco, nella bergamasca, la Lega Nord, con la coda fra le gambe, si è dovuta squagliare: altra soluzione non c’era per nostra fortuna.

Il sindaco e la maggioranza leghista, che amministravano il paese da due anni, hanno rassegnato martedì mattina le dimissioni da tutte le cariche amministrative.

“Non si è mai troppo giovani per imparare a stare al mondo. Dal punto di vista personale mi auguro che crescendo capisca di aver fatto una stupidata, è importante capire la storia e non lasciarsi influenzare dalle ideologie. Io prendo assoluta distanza da quello che ha fatto Milesi”, così Invernizzi segretario provinciale della Lega Nord. “La situazione è complicata, penso che a breve ci sarà una soluzione. E’ giusto prendersi le proprie responsabilità nei confronti degli elettori e penso che l’episodio di Milesi è la goccia che fa traboccare il vaso”.

Gerardo Pozzi, oramai ex sindaco di San Giovanni Bianco: “Iuri? Non ne so nulla, andrò e vedere le foto e poi giudicherò”. Prima di vedere le foto, l’ex sindaco ebbe anche modo di dire: “Per adesso posso dire che è un bravo ragazzo, però non posso commentare le foto perché non le ho viste”.

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Bossi Jr non ama l’Italia e lo dice chiaro e tondo

Bossi Jr non ama l’Italia

e lo dice chiaro e tondo


di Iannozzi Giuseppe

“No, non tifo Italia al Mondiale in Sudafrica. Il tricolore? Identifica un sentimento di cinquant’anni fa”.
Questa la dichiarazione di Renzo Bossi che scatena un putiferio politico che però non sorprende proprio nessuno.Il figlio del Senatùr è adesso in politica grazie alle ultime elezioni regionali, e soprattutto grazie alla proverbiale ignoranza italiana.

Gigi Riva, team manager della Nazionale azzurra, l’ha definita “un’affermazione stupida e grave”: “Se non sta bene può anche andarsene dall’Italia, nessuno ne farà una malattia”. Ci si ricordi a tale pro che quando impazzava il tormentone Balotelli-Mourinho, la magliettina verde del Senatùr sbottò: “Non prendo neanche in considerazione l’esistenza della Nazionale di calcio italiana. Non la seguo, non so in che competizioni sia impegnata e non so nemmeno chi sia questo Balotelli. Per me esiste solo una Nazionale, ed è quella della Padania”. Bossi jr seminò allora un po’ di teatrale imbarazzo nella Lega, che  alla fine decise di far quadrato per Balotelli, a favore di una nazionale multietnica.

Per la cronaca Renzo Bossi è stato general manager della Nazionale padana, vincitrice due volte della Coppa delle nazioni non affiliate alla Fifa.

Bossi JuniorL’eurodeputato leghista Mario Borghezio: “Se Lippi chiamasse Balotelli sarei indifferente, così come sarei indifferente in generale alla convocazione di un atleta di colore. Mi darebbe invece enorme fastidio se ci fosse una rappresentanza del Paese al quale appartengo – anche se il mio cuore batte per la Padania – che avesse un carattere multietnico”.
Walter Veltroni reagisce: “E’ assurdo che una persona eletta pronunci queste frasi. Purtroppo non c’è da meravigliarsi visto che viene dall’esponente di un partito che continua ad insultare l’unità italiana e la sua bandiera”. Il capo della segreteria politica del segretario del Pd Bersani, Filippo Penati, ritiene l’intervista di Bossi jr a Vanity Fair “sconfortante”, sottolineando i suoi “sfondoni” storici e ricordando che il tricolore “esiste da più di 150 anni”. Per il parlamentare del Pd Tonino Russo “non interessarsi di calcio ci può anche stare”, “ma non tenere ai colori del proprio Paese a prescindere e farne un elemento di identità, forse testimoniano un disturbo affettivo o una delusione sentimentale”. Continua..