Il tuo profumo
Pubblicato da Romanticaperla
di King Lear (iannozzi giuseppe)
Mi piace la scia di profumo
che ti lasci dietro il sederino
quando da me ti allontani
fingendo un bye bye a mai più
Mi piace quando scalci e scalci
Mi spezzi le gambe e sorridi felice
Prima di te non avrei mai creduto
che una bimba potesse tanto,
mettermi kappaò così su due piedi
Col sole in fronte canti e stoni un po’
In chiesa nel coro sei tu la più carina
che i fedeli guardano ammaliati e il prete pure
Guardare e non toccare il tuo comandamento
e chi non ci sta finisce steso come me
infermo in un infermo di cerotti e gessi
Prima di te nessuna mai m’aveva picchiato
Prima di te nessuna m’aveva dato buca
Era scritto che mi facessi volare dalla mia strada
Il tuo profumo ci ha messo un secondo,
e stordito son caduto dalla bicicletta intero sì
ma battendo la testa per sognare un angelo
Per trovarmi faccia a faccia con le tue labbra
Mi piace la tua bellezza acqua e sapone,
quel tuo modo così unico di mettermi in riga
Prima di te, prima di te ero uccel di bosco
Adesso giro per casa in pantofole
e mi consumo il cuore al tuo minimo ritardo
Mi hai insegnato che sempre in agguato è la paura…
di perderti, di non trovarti più accanto a me
Prima di te, prima di te nessuna mai, nessuna mai
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IO, DONNA
Pubblicato da LadyLunaa
IO, DONNA
di LadyLuna

Io, donna
non ho bisogno di mimosa
per saperlo
me lo racconta, dietro l’oscuro dei vetri
il vento
là
dove si sono impigliati gli anni
o gli attimi
[ che poi è lo stesso ]
abbracciati stretti alla vacuità
di ciò che è stato scandito
[ o non c'è stato, e l'ho solo immaginato ]
Io, donna
ho costruito immoti castelli di dolcezze
un intera vita
[ troppo costretta e infine libera ]
Di spine
incoronata
di me stessa regina
indosso come veste di luce
la mia pena ogni mattina.
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Angioletto
Pubblicato da Romanticaperla
Sei tu l’angioletto
che il cielo accendi
di poesia
Sei tu la diavoletta
che smorzi la noia
che c’è in me
Sei donna bambina,
piccola peste
che crede agli dèi,
ai puffi e a barbablù
Sei tu, sempre tu
la più carina e birichina
quando al mattino sveglio
ti scopro sul cuscino
ancor addormentata
in una nuvola di capelli
Ma abbracciato a te
torno un po’ bambino,
anch’io un minimo carino
per infine svegliarti
con paroline e pizzicotti
sul sederino
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Nella sua forma onirica
Pubblicato da LadyLunaa

Nella sua forma onirica
di LadyLuna
Liquidi rumori
uccidono un cielo allentato,
ogni superficie è piatta, stretta all’intrecciato pianto
di quanto mai inutile identità
sopra a un orizzonte eluso, levigato.
Forse
se Lei si sorgesse nella sua forma onirica
e dilatante le radici del midollo tossico smuoverebbe
universi di rame e allergie al nichel fuggirebbero
rigonfiando la terra di stupori.
Forse
in movimento di danza spiriti lievi fra i boschi arsi
nella dura eternità stupirebbero il mondo
e il Golgota d’acqua riavvolgerebbe la vita
nei suoi drappeggi annodati a questa terra da cui sorgo:
un cadere di goccia!
Liquidi rumori
in sapere che sia qui la pace, per toccarla
quando ancora è tanto lontana e non si trabocca.
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Tiziana De Pace è nei TempInVersi, come Alice nel Paese delle Meraviglie
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Tiziana De Pace
TempInVersi
come Alice nel Paese delle Meraviglie
a cura di Iannozzi Giuseppe
1. Iniziamo con un domanda difficile, perché devi e mi devi convincere della bontà della tua proposta letteraria: il tuo libro, TempInVersi (Cicorivolta edizioni) si apre con una citazione da Sylvia Plath. Oggi sopravvivono poche donne-poeta, in particolare due o tre, Saffo, Emily Dickinson e Sylvia Plath, tutt’e tre molto impegnative, anche per il lettore più scafato. Dunque, chi è Tiziana De Pace?
Credo non siano impegnative, sono invece in grado di creare immagini chiare e nitide nella mente di chi legge, di arrivare con forza in fondo all’anima. Penso, più che altro, che a molti manchi il coraggio di rapportarsi a scritture di questa intensità. Non c’è una gran propensione ad accettare le debolezze proprie, riconoscendole tra le righe di debolezze altrui, ma questo è un discorso talmente ampio… quindi …sì, cito Sylvia Plath, o meglio, cito un suo verso. Mi innamoro degli scritti prima che degli scrittori. Questo è fondamentale. Empatizzo fortemente con alcuni artisti, non posso negarlo, ma arrivo a conoscerli attraverso quello che raccontano tramite i loro scritti. Sylvia Plath, tra l’altro morta suicida, ha vissuto una vita tormentata, intimamente, sempre al limite, con quella malinconia dolce fissa in fondo agli occhi, che traspare anche dai suoi versi. Citarla è stato il mio modo di darle ancora voce. Di riscattarla.
Chiusa questa piccola parentesi Tiziana De Pace è una donna in crescita. Definirmi non servirebbe a nulla, perché non posso dire di esserlo, definita. Al contrario sono in continuo mutamento, sempre alla ricerca e ciò che conta dopotutto, non è chi io sia, ma quello che sono, i libri che scrivo. E’ più semplice sapere di me attraverso loro che attraverso una auto-definizione.
2. Quali autori hanno contribuito a darti un po’ di sé? E’ la tua scrittura il parto di una maturazione profonda, e io credo non sia stato per niente facile.
Mio padre collezionava libri. Fin da piccola, essendo sempre stata una bambina molto solitaria, per scelta, ho preferito i libri ad altro. Inizialmente guardavo solo le figure, poi, dai cinque anni in su, ho iniziato ad allenarmi alla lettura alternando le Fiabe dei Fratelli Grimm ad “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Carroll, passando per “Cuore” di De Amicis e finendo alle Poesie Thailandesi e Coreane. A dieci anni ero già innamorata di “Cent’anni di solitudine” e de “Il Ritratto di Dorian Gray”. A quindici divoravo De Sade e Lautreamont. Amavo Baudelaire e sognavo con Tolkien. Passavo ore in compagnia dei Vampiri di Anne Rice e mi lasciavo devastare da Madame Bovary. Sono andata avanti così, in altalena.
La realtà è che sono nata e cresciuta ibrida. Dentro è come se fossi spaccata in due. Non c’è un equilibrio perfetto tra le due parti di me, ma, al contrario una netta differenza. Io sbalzo, uso dirlo spesso, vivo a metà tra purezza e inferno, da sempre. Ho il mio mondo fatto di spazi incontaminati, Piccolo Popolo, Sogni, Magia e Incanto, e lì viene fuori il mio lato bambino che conservo e difendo con passione. Dall’altro lato c’è la me che si scontra e incontra con la vita. Che scende in strada, coltiva fobie, fa errori, vive di stomaco. Che si mette in discussione, fa i conti con traumi. Delusioni. Brutte realtà. Che si frantuma e ricompone mille volte al giorno. Le mie letture nascono dai bisogni intimi del momento. Cammino osservando gli scaffali delle librerie e so che ci sarà un libro pronto a scegliermi. Non sono io a decidere, è lui ad attirarmi a sé, a voler venire via con me. Fino ad ora, nessun libro ha sbagliato e fino ad ora solo tre libri sono riusciti a riunire le due parti di me, “La Divina Commedia” di Dante, “Le scarpe rosse” di Joanne Harris e “La casa degli Spiriti” di Isabel Allende. Inevitabilmente il mio modo di essere si riversa anche nella scrittura. Ed è lì che le due me riescono a convivere, a ricongiungersi, a volte, andare in giro a braccetto.
3. Difficile dire se TempInVersi sia poesia o prosa. La mia opinione è che trattasi di una narrazione imbastardita, prosa e poesia per dar corpo a un tutt’uno. Vorrei parlassi della gestazione della tua nuova opera, sotto un profilo tecnico, di stile, di emozioni provate durante la fase creativa anche.
Viene naturale continuare sull’onda della risposta data alla domanda precedente, perché il discorso fatto per le letture da me predilette e per il modo di essere vale anche per l’approccio alla scrittura che ho. Prosa dura e imbastardita, come tu la definisci, per la parte più reale e nera di me, poesia per la parte sognante. Scrivendo riesco a dare sfogo ad entrambe le nature e lo stile si è modificato, è cresciuto, si è plasmato seguendo il mio stato di evoluzione interno. Più cresco, imparo, sperimento, più lo stile prende forma. Questo mi piace. Mi piace l’idea che nulla sia finito e definito ma sempre in continuo movimento. Diciamo che questo appartiene un po’ a tutto quello che scrivo. La particolarità in “TempInVersi” è più che altro la scelta della punteggiatura, nell’esporre i concetti, quello si, è fortemente voluto. Nella prima storia troviamo una scrittura irriverente, in corsa, distorta e contorta, parole legate e una punteggiatura assente o non pertinente. E’ così anche la protagonista. Che sente sfuggire la sua identità, che non ha un nome, che è fatta e sfatta, poco lucida e incoerente. Nella seconda storia fa da padrona la superficialità. Lo stile di scrittura è molto infantile, il racconto è brevissimo e scarno esattamente come il mondo da cui decide di fuggire la protagonista.
Nella terza e ultima storia troviamo invece romanticismo e poesia, tra le pieghe e le righe di un vivere spietato e della tragicità in se per se. E’ uno scrivere poetico, che segue un po’ le onde del mare. Morbido, coccola, si spezza. Va e torna.
“TempInVersi” lo sento molto. C’è tanto di me in tutte e tre le storie. In tutte e tre le donne. E’ stato come chiudere tre cicli della mia vita e imprimerli su carta prima di voltare totalmente pagina e iniziare un’altra avventura. Un po’ come quando finisce una storia d’amore, “TempInVersi” è il mio addio a tre parti di me, che comunque porto dentro e che ora sono tasselli di quella che è la mia essenza. E’ stato faticoso ripercorrere alcuni eventi, richiamare alla memoria personaggi, fatti, scene, emozioni, è stato come spogliarsi, come mischiare sangue e sudore all’inchiostro, ma questo non può che rendere ancora più vive le tre donne di cui racconto.
4. Conosci Isabella Santacroce? In un certo senso il tuo lavoro mi ricorda un po’ la sua scrittura sospesa fra poesia e dannazione un po’ sadiana un po’ romantica.
Tocchi un tasto a me caro e allo stesso tempo dolente. Molti associano alla sua la mia scrittura. Premetto di apprezzare molto Isabella Santacroce, di aver letto tutti i suoi libri e di ritenerla tra le mie scrittrici contemporanee preferite. Oggi però tu mi dai modo di sfatare definitivamente la “leggenda” che mi vorrebbe suo “clone imperfetto” . Ti chiederai: Come?
Ti racconto come Isabella Santacroce è entrata a far parte della mia vita.
Agosto, caldo bestiale. Sono in macchina con degli amici per andare al mare e squilla il cellulare. A chiamarmi è un mio caro amico scrittore, da Roma, scherzando mi chiede se ho per caso pubblicato un libro, “Lovers”, sotto pseudonimo. Lo prendo in giro. Lo pseudonimo è “Isabella Santacroce”. Penso stia solo scherzando, mi dice che a lui pare assurdo, ma sembra “la mia mano”. Chiedo ai miei amici di fare un salto in libreria, quel libro esiste, lo compro. Lo leggo in spiaggia, isolandomi. Accolgo Isabella Santacroce e tutto quello che ha da raccontare. Attraverso le parole e tra le righe, soprattutto. Da allora non ho più smesso di leggerla. Di attendere i suoi scritti. Di sentirla a me affine, però ecco, ci tengo a precisare, la mia scrittura è indipendente da lei, non subisce la sua influenza, è nata prima che la conoscessi.
Una volta ho anche provato ad inviarle una copia del primo libro, “Lyberty Mode”, accompagnato da una lettera in cui le dicevo che a tratti ero spaventata da questa “somiglianza” e che probabilmente qualche frammento della nostra essenza si sarà accoppiato da qualche parte del mondo, un giorno. Cose così insomma.
Peccato, non mi ha mai risposto.
Mi sento quindi di affermare, che forse, sono più romantica di lei.
5. Scrivi di tuo pugno la quarta di copertina (ideale) per TempInVersi, anche in considerazione di queste parole di Paolo West: “Non so se alla fin fine questo testo sia prosa o poesia, ma credo che se ti poni questo dubbio, allora, novantanove su cento, è poesia.”
Devi sapere che ho sempre avuto la tendenza a guardarmi dal di fuori, in molte occasioni. Quando “TempInVersi” l’ho sentito completo, pensare a come un occhio esterno avrebbe potuto descriverlo è stato il primo passo. Da questo pensiero nasce “TreParole”, che poi è stato inserito come Epilogo, ma che voleva essere, inizialmente, un’idea per la quarta di copertina.
Oggi sono cambiate molte situazioni, mi avvicino a questo scritto in modo diverso diverse sono le sensazioni rispetto ad allora, questo devo ammetterlo, ma, non per questo cambierei di una virgola il primo pensiero di allora, quindi, la mia quarta di copertina sarebbe:
“ TempInVersi racchiude l’universo un po’ disprezzato dell’abbandono.
Della perdita di se stessi. Del disamore.
Raccoglie i cocci di tre donne. Tre esistenze in corsa che perdono il ritmo dei tempi
e si ritrovano a scegliere appoggiate al seno di una solitudine esistenziale e opprimente cosa farne.
Cosa farne di sé. Cosa farne del domani.
Cosa farne del tempo che resta.
In tre storie tre visioni di conti alla rovescia a tratti drammatici e romantici, spietati forse, ma veri.
Tre urla disperate (e un solo quadro).
Tre ritratti di un mondo sfiorato.
Metabolizzato. Raccontato.
Stralci di vita e visioni oniriche.
Autobiografia in pillole e incubi diurni.
TempInVersi è vita che scorre. Si ferma.
A volte riprende.”
Continua..
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Questo silenzio – Happy Valentine’s Day
Pubblicato da Romanticaperla
Questo silenzio
Ti guardo e non parlo,
ma è un falso silenzio.
Mille parole…
nella mia mente
e nel mio cuore
cercano di venir fuori
dalla prigione
che io stessa
ho creato,
timide e insicure
portatrici di segreti
di passioni.
Vorrei poter parlare,
ma è un attimo
questo silenzio.
Non si può rompere
perché è questo
che tu vuoi da me.

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Tiziana De Pace è nel Paese delle Meraviglie. Scopri perché…
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Tiziana De Pace – TempInVersi
intervista all’Autrice nel Paese delle Meraviglie
leggi l’intervista
a cura di Iannozzi Giuseppe
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Valentine ♥
Pubblicato da Romanticaperla
Valentine ♥
Scaldami, Sole
e continua a scaldarmi.
Raccontami
delle tue storie d’Amore.
Re del Cielo
e della Terra, amante
che in mille Raggi
e miliardi ancora
baciasti,
ch’io sia Sole per Te
al tuo petto raccolta,
che alle tue braccia
ogni Notte mi posi.
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Notte d’Inverno
Pubblicato da Romanticaperla
La luna in questa notte
d’inverno quasi non si vede,
ed io sono qui che immagino
un tuo abbraccio.
La luna sembra l’unica a sapere
il significato di quello sguardo,
forse lei sa spiegarti tutto
l’amore che provo.
Forse sa dare una risposta
a queste mie domande
che navigano nel mare
del tuo sorriso.
Perché sei l’unica persona
che mi fa stare bene
e male allo stesso tempo.
Che unisce odio ed amore
dentro di me.
Che mi fa sognare tutte le sere
ma che è la ragione del mio risveglio.
La luna, solo lei sa consolare
i cuori infranti;
e quando la guardi in queste
notti d’inverno,
saprai che sei
il punto fermo dei miei pensieri.
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Biddicchia
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Biddicchia e Lazzarella
Nenia biddicchia
di Tamango
È mutu ora u mari,
mutu puru stu chiaru i luna
e u ventu non si lassa ‘nnari
non ghiga pinni di li nidi stanchi.
Mutu stu fossu unni campu
mentri pi tia sta nenia bampu:
eri na picciridda,
ianca comu na stidda,
vaddavi cu l’occhi beddi
i me manu senza aneddi,
liggera comu n’aceddu
mi rubbasti u coriceddu,
chianciu sira e matina
a to vita di spini china.
Nenti, mancu un lamentu,
chiddu c’avivi era un turmentu,
straziavi l’anima ca to pacenza
ta meritasti a me benivulenza,
ora non sugnu bona mancu pi mmia
piciridditta dill’alma mia,
non poi tunnari, u sacciu bonu,
u signuri mi ti metti supa un tronu,
e a mia, scunsulata e stanca,
a paci pi sta figghia ianca!
Continua..
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Nel Giorno della Memoria
Pubblicato da Romanticaperla
I bambini giocano
I bambini giocano alla guerra.
E’ raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E’ la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.
Bertold Brecht
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Io non c’ero… di Tamango
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Io non c’ero…
di Tamango
Io non c’ero quando a Roma le donne
profumavano di Colonia e di Arpège
e le sottogonne inamidate
come sfoglie croccanti
illanguidivano sguardi
di uomini poveri e belli,
e di vecchie portinaie pensierose.
Non c’ero.
Eppure ho sentito odore d’alloro e di pini,
dei platani nei dì di festa lungo il tevere,
e ho bevuto l’acqua di mille fontane
quando le serenate
brillavano negli occhi come le stelle ma…
io non c’ero.
Non c’ero nemmeno in quel salotto
che dava sui tetti di Roma
dove le parole eran regine
e gli ospiti re.
Canto di una casa il profumo
che uno dei venti donava
al mio riposo di bimba
in un giorno d’estate e…
io c’ero!
Io figlia di terra bruciata dal sole,
dissetata d’arance e di mare,
mi abbandono al pensiero
di giorni romani dalle lunghe notti:
ci sarò!
Il blog di Tamango: http://tamango.splinder.com
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Quei morti – straziante è la poesia e il dolore della poetessa Cristina Bove
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Quei morti
http://cristinabove.splinder.com

I morti hanno le scarpe
di cartapesta
i denti scintillanti
- lo sa la donna che scriveva numeri
sulle creste dei mari -
ruggine in bocca e remiganti sparse
hanno totem di latta
qui sulla terraferma
turaccioli nei buchi intercostali
e dormono stipati come pacchi
dentro carcasse al posto dei tucul.
Morire qui
morire adesso
cosa cambia per voi? Morite sempre.
Se lo fate guardando la tv
non ve ne accorgerete che dal sangue
<è rosso come il nostro, lo sapete?>
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Un Domani Migliore
Pubblicato da Romanticaperla
di RomanticaVany & King Lear
Se il domani ha un futuro
Se il mio cuore conosce
la verità che si nasconde
in un momento d’estasi
Se le mie dita sanno
accarezzare la linea
della tua vita in una carezza,
allora non ti avrò sorriso invano
In ogni nostro abbraccio, oggi
come allora, nuda indifesa
trovo l’amico e il compagno
di giochi, l’amante, il ribelle
e l’implacabile distruttore di idoli
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Sugar
Pubblicato da Romanticaperla
di Romantica Vany & King Lear
Dal gelo
nel gelo
con i nostri soli
corpi
intirizziti,
e pelle livida
e furibonda voglia
- tatuato fuoco
sulla carcassa
dell’anima incosciente.
Violano
l’intimo mio seno
le gocciole di sudore
scivolando giù
dal tuo mento caprino.
E scavano
per rovinare
accessi proibiti.
Dal collo
al petto
all’ombelico
il tuo fiato
pesante e leggero,
furioso di guerriero
a cavallo
dell’amata sua donna.
E ti cavalco,
lasciando
le tue mani
carezzevoli
sulle aureole brune
dei miei giovani seni.
I graffi a pelle condivisi,
gli ansimi miei e tuoi
che non ci danno mai
per sconfitti.
Si scioglie la neve
di fuori
nell’affanno
dei nostri corpi uniti
in coniugato peccato.
Perfetti.
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Buon AnnO! – da RomanticaVany
Pubblicato da Romanticaperla
Buon AnnO!
Ho guardato il cielo,
e con i pensieri ho imparato a volare.
Ho ammirato una stella,
ed ho imparato a brillare.
Ho visto il mare,
ed ho imparato a nuotare.
Ho sentito il vento
ed ho imparato a soffiare.
Ho ascoltato il battito
del mio cuore
ed ho capito
di Amare.

Amiamoci!
Buon Anno!
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Il messaggero d’amore, di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Il messaggero d’amore
di Renzo Montagnoli
Sussurra il vento
storie raccolte per strada
un amore all’improvviso sbocciato
un altro finito fra lacrime amare.
Mormora il vento
parla di sogni affidati al cielo
speranze di uomini qualunque
desideri che mai s’avvereranno.
Sospira il vento
ricordi volati via
da una finestra aperta sul cuore
orfani ormai di una madre distratta.
Geme il vento
pianti di bimbi senza più lacrime
deserti di umanità dolente
anime perse vaganti senza meta.
Accarezza il vento
la mia pelle percorsa da un brivido
di una tenerezza di madonna
e si scioglie il cuore in quest’atto d’amore.
Affido al vento
la mia serenità affinché la porti con sé
e ristori anime inquiete
dia sollievo a chi soffre
faccia nascere scintille di speranza
e mi riporti risa di bimbi
dolci parole di innamorati
un immenso canto alla gioia
perché il mondo sia finalmente migliore.
Buon anno, umanità.
Ascolta il vento
e poi solo il cuore.
AUGURI DI UN SERENO 2010!
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Amore, Amore, Amore
Pubblicato da Romanticaperla

Di gioia vestita
a te si specchia
l’anima mia
Candele, luci
di Natale accese
ed in fiamme
il mio cuore
Amore, amore
ed ancora amore
amor per te!

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La regina d’inverno, di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli
La regina d’inverno
di Renzo Montagnoli
Cristalli di ghiaccio i suoi occhi
fiocchi di neve i capelli
vento di tramontana
la sua voce.
Scende dal cielo
in groppa a una renna
viene al suo regno
di bianco e di brume
la regina d’inverno
dama condannata
al freddo eterno.
Mai un po’ di calore
anche nel cuore
Per lei si spezzano rami
raggelano viandanti
s’imbiancano abetaie
ma nemmeno
un cuore si spezza
nemmeno
un principe s’appressa.
Corre i suoi giorni
su terre gelate
su ore di buio
sola e indurita
regina senza monarca
di una stagione
che muore
in pozze di fango
nel sole
che di nuovo ritorna.
Buon Natale!!!

Buona Domenica! ♥
Pubblicato da Romanticaperla

Rifletteva in sala l’alberello:
- ho lasciato la neve,
dei boschi la quiete,
il vento, i ruscelli
il canto di uccelli.
In cambio ho trovato
una casa accogliente
e mi hanno agghindato
di fiocchi, di palle,
di luci e ghirlande.
Grandi e bambini
mi fanno festa
ed io non penso
alla cara foresta.
Tutto sommato
è un bel destino,
essere abete o verde pino.

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Nuvole di Marzapane
Pubblicato da Romanticaperla

Nuvole di Marzapane
di Romantica Vany & King Lear
La tua poesia
nell’anima
la sento
in un brivido
in spire di fumo,
note di passione
- orgasmo in me
sotto il tuo sguardo
divertito
un po’ severo.
Si fa di languore
l’attesa,
sale e miele
a sciogliersi
nelle vene.
Ubriaca l’anima mia
con pallide dita
ti cerca
prima che si rifugi
la Luna
dietro a vascelli
di nuvole di marzapane
per farmi poi
di nascosto l’occhiolino.
D’assalto presa
dalla tua voce
all’improvviso,
lo sa la notte soltanto
il tempo di morire
fra Mogol e Battisti.
Ma testarda io
lo so
che tardi non è
per morire:
basta stringerti,
e sentirti
ancora mio.
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La pratica rende perfetti, di Giusy Ragni
Pubblicato da Renzo Montagnoli
La pratica rende perfetti
di Giusy Ragni
con illustrazioni dell’autrice
Edizioni Il Foglio Letterario
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia
Collana PLAQUETTE – I PORPORA
Pag. 90
ISBN 978 88 7606 251 3
Prezzo: € 6,00
Questa raccolta poetica è ispirata e incentrata sull’amore, esaminato, sviscerato, visto in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, con l’emozione di esperienze e l’estro dell’artista. Rilevo, in particolare, che queste esternazioni in versi hanno il particolare pregio di essere comprensibili, perché semplici. Ma semplici non vuole dire elementari, bensì chiarezza di esposizione frutto di un’analoga chiarezza di idee.
Si leggono sovente oggi testi pretesi poetici che sono più un intreccio sgraziato di parole che una vera e propria composizione armonica che dovrebbe caratterizzare la poesia per distinguerla dalla prosa. Spesso sono sciatti, senza inventiva, privi di un’espressione artistica. Ebbene, non è il caso di questa raccolta che si contraddistingue per una creatività poetica che riesce a interpretare il sentimento e a renderlo consapevole non solo all’autore, ma anche al lettore.
…A QUESTA TERRA
Abbracciando
le fatiche dei padri
mi sono avvicinata
a questa terra
e ho riempito lo sguardo
dei suoi fossi… dei rovi.
Ho fatto mio il suo canto
nel gallo, nella tortora…
ho amato la sua gente
condiviso l’idioma.
Abbracciando
uno ad uno i suoi pioppi
salutando la gallinella gentile…
ed il regale airone
mi sono avvicinata
a questa terra
e ho riempito lo sguardo
dei suoi campi… dei suoi campanili
Abbracciando
il sapore del pane
mi sono avvicinata
a questa terra
io non più straniera… io figlia.
Continua..
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Il fischio del treno
Pubblicato da Romanticaperla

Il fischio del treno
Il fischio del treno
ormai vicino
mi annuncia che presto
sarai da me.
Hai corso
tutta la pianura
con il cattivo tempo
e non un raggio di sole
ti ha accompagnato.
Osservo dalle finestre
il campanile lontano,
la vecchia locomotiva
arrugginita, i brividi
e i tremiti delle ultime foglie
che cadono.
Sussurro una preghiera,
la felicità vive in me
e nei miei sogni
e tu sei già lì.
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Sciocco il mio Cuore
Pubblicato da Romanticaperla
Sciocco il mio cuore

Sa di me
e di te
l’abito nero
morbido,
leggero;
sul pavimento
scivola piano
mentre
le tue mani
ardite cercano
del mio amore
l’intimità
fra le nude gambe
l’una all’altra accoste
come chiese
conchiuse.
Sì sciocco il mio cuore
vuoto di parole.
“Sei troppo vicina”,
così dicesti,
distratto
per finta.
Tra un silenzio
e un altro poi
lento piangesti.
“E’ vero,
sono già oltre
l’arcobaleno…”.
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“Colombe raggomitolate” di Mohamed Ghonim
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Colombe raggomitolate
di Mohamed Ghonim
Introduzione di Alessandro Ramberti
Fara Editore
Poesie raccolta
Collana TerrEmerse
Pagg. 66
ISBN: 9788887808568
Prezzo: € 7,00
Leggere le poesie di questa raccolta, composta da tre piccole sillogi (Il canto dell’amore, La donna, Versi migranti) è scoprire un mondo tutto nuovo, fatto di luci, di colori, di immagini che non rientrano nell’abituale stesura dei versi dell’occidente.
In Ghonim vi è tutta una linea di confine indeterminata fra la realtà e il sogno, così che si ritrae l’impressione di una dimensione sospesa, al di fuori della portata dell’uomo moderno che, pur cercando di astrarsi, finisce sempre con l’essere condizionato dalla quotidianità.
Nell’autore di origini egiziane invece si ritrova quella grazia delicata, soffusa, propria della poesia araba, in una condizione tale che le emozioni, le sensazioni hanno una proiezione celestiale.
Da La notte oscura
…
E’ forse diverso il sangue dell’umanità sotto la pelle?
Sono diversi i sogni,
speri che i tuoi giorni diventino senza notte?
Guardami bene in faccia,
guarda questa faccia scura:
ti accorgerai che sono io la tua notte.
…
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