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Depenalizzazione universale dell’omosessualità, ma il Vaticano non ci sta

Depenalizzazione universale dell’omosessualità
Ma il Vaticano non ci sta

a cura di Giuseppe Iannozzi

L’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, boccia il progetto di dichiarazione che la Francia intende presentare a nome dell’Unione europea all’Onu per la depenalizzazione universale dell’omosessualità. «Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale», spiega in maniera tutta sua il vescovo nel corso d’un’intervista rilasciata all’agenzia stampa francese I.Media. «Il catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui, la questione è un`altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso
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Aggredita troupe del Tg1 a Roma, zona Trullo

Aggredita troupe del Tg1 a Roma, zona Trullo

a cura di G. Iannozzi

Una troupe del Tg1 è stata aggredita a Roma, nella zona periferica del Trullo, mentre era lì nel tentativo di  girare un’inchiesta, alla luce degli arresti avvenuti nella giornata di sabato, sull’aggressione razzista da parte di giovani italiani ai danni di alcuni extracomunitari. Da quanto si è appreso un ragazzo incappucciato ha spintonato la giornalista, l’operatore e il tecnico, mentre una donna ha insultato e minacciato più volte di morte i membri della troupe, in particolare la giornalista. La troupe per poter uscire dalla zona Trullo ha avuto bisogno della scorta dei carabinieri.
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Gomorra, il presepe e gli eroi di Stefania Nardini - dal Corriere nazionale

Gomorra, il presepe e gli eroi

di Stefania Nardini - Fonte: Corriere nazionale

Forse con la faccia di Saviano ci faranno le statuette per il presepe, come ha detto qualcuno ironizzando. E magari sarà vero. Perché il bisogno di avere un eroe non è soltanto degli artigiani di S. Biagio dei Librai. Anzi tra i pastorari napoletani e la platea nazionale c’è una differenza: per i primi è una consuetudine piazzare sul presepe un personaggio popolare, mentre la platea ne ha un bisogno fisico, come una medicina che serve a metabolizzare colpe, errori, responsabilità. Conosco l’area di cui Saviano parla. La conosco da cronista. E ne ho un ricordo più che nitido.
Saviano era ragazzino quando da quelle parti c’era il mercato degli schiavi, cioè dei braccianti neri usati per la raccolta dei pomodori, quando la Domiziana era zona di accoltellamenti, puttane, droga.
E Sandokan, il mitico Francesco Schiavone, ex killer, non si faceva tanti scrupoli a minacciare i cronisti che da quelle parti non avevano e non hanno vita facile.
Saviano era ragazzino ed in prima persona ha vissuto l’escalation della criminalità in una terra dove si ammazza per poco e niente, dove tutto è illegale, dove chi parla rischia la pelle.
Perché laggiù nulla è cambiato, anzi la mattanza continua colpendo anche poveri cristi che nulla hanno a che fare con il branco di cocainomani al servizio delle famiglie.
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La Canalis presa per i capelli dall’ex senatrice Procaccioni E Berlusconi querelerà Di Pietro!

La Canalis presa per i capelli
dall’ex senatrice Procaccioni
E Berlusconi querelerà Di Pietro!

di Giuseppe Iannozzi

L’ex senatrice Maria Burani Procaccini (Pdl) ha tempo da perdere e così prende per i capelli la Canalis che imita, all’interno del programma Artù, Michelle Hunziker. L’ex senatrice definisce Elisabetta Canalis «stupida» e «volgare», tanto da arrivare al punto di chiedere l’intervento di Corrado Calabrò, presidente dell’Agcom, con l’evidente scopo di far sanzionare la Canalis e la Rai. «Le persone coinvolte mi interessano poco. Non condivido il messaggio: sono delle scorrettezze che non giovano a nessuno, specie ai giovani. Ora voglio esagerare, ma se bisogna ridere di una persona che calpesta un senzatetto, poi non dobbiamo stupirci se nella realtà si arrivi a dargli fuoco. Non tutti quelli che assistono a un simile messaggio sono in grado di riderne semplicemente, ammesso poi che faccia ridere. Non invoco una tv didattica, ma dico no alla televisione che fa scuola di maleducazione. Poi è anche una questione estetica, di buongusto. Un pochino di autocensura in più non guasterebbe… la comunicazione in video ha un ruolo determinante nella nostra società. Per molte persone l’educazione viene indotta proprio dalla tv. Non stiamo parlando di un valoretto». Ed ancora: «Sarà utile farle apprendere qualche principio elementare di educazione civica che né Vieri né Reginaldo avrebbero potuto insegnarle».
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Milano censurerà la giornata mondiale contro la violenza sessuale

Milano censurerà la giornata mondiale
contro la violenza sessuale

di Giuseppe Iannozzi

Una donna nuda abbandonata su un materasso bianco e un cuscino, con le braccia allargate, le gambe unite, il sesso coperto da un lenzuolo a mo’ di sudario, la testa gettata di lato, come in crocifissione.

Per la giornata mondiale contro la violenza sessuale, il Telefono Donna ha scelto un’immagine esplicita che la civilissima Milano già pensa di censurare. L’assessore all’Arredo Urbano del Comune, Maurizio Cadeo, ha infatti annunciato che cercherà in tutti i modi di impedire che il manifesto di Telefono Donna finisca sulle strade. «Farò tutto quanto è in mio potere - ha affermato - per evitare l’affissione del manifesto, di cui contesto il messaggio, che lede il sentimento religioso dei cittadini».

Questa è la libertà di informazione che oggi vige in Italia, dove si tollerano tutte le violenze possibili, immaginabili e non, sulle donne e dove ci si scompone gridando “allo scandalo!” per una campagna pubblicitaria che dice papale papale qual è la condizione femminile nella nostra società, moderna ma nulla affatto civile.

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La legge italiana antiweb mobilita la rete

La legge italiana antiweb mobilita la rete

Fonte: Punto informatico

Roma - È maretta. Com’era prevedibile, gli italiani in rete non sembrano avere alcuna intenzione di stare a guardare mentre nella stanza dei bottoni qualcuno decide di creare doveri per chi vuole esprimersi, paletti per i blog e i siti Internet italiani. Dopo la pubblicazione su Punto Informatico dell’articolo La Camera manda avanti il DDL anti-blog di Luca Spinelli, è tutto un fiorire di iniziative che dimostrano la vitalità del web nostrano.

Tra i primi a mobilitarsi è Antonio Di Pietro, da sempre attento alle dinamiche sulle libertà di informazione online, che sul suo blog ricorda come il DDL antiblog sia figlio del già criticatissimo decreto Levi e avverte: “I contenuti e gli attacchi alla libertà di informazione non sono cambiati, eccetto qualche distinguo inutile, operato dallo stesso Levi, presente in questa seconda versione. Su questo disegno di legge non ci sarà nessun margine di discussione né con il centrodestra né con il centrosinistra. Qualora dovesse passare potrebbe dare come unico risultato la disobbedienza civile”.

Di Pietro non solo ritiene che la legge sia stata scritta da chi di rete sa poco o niente, la definisce “pura censura”, ma annuncia anche che il suo movimento politico “offrirà tutta l’assistenza legale a chi verrà perseguito per la sua violazione”, e sul blog diffonde un banner per spargere ulteriormente la notizia.
Ma l’eco di quanto sta andando avanti alla Camera si riverbera, come era lecito attendersi, proprio sui blog italiani, dove a centinaia esprimono indignazione per quanto si è riusciti a partorire, e vede la luce il gruppo su Facebook che già conta centinaia di aderenti. Allo stesso tempo cresce la petizione contro l’iscrizione al ROC dei siti italiani, che conta più di 12mila firme, nonché un’altra iniziativa specifica per quest’ultimo DDL partita nelle scorse ore, una petizione rivolta al Presidente della Camera dei Deputati affinché si blocchi sul nascere quella che da più parti viene definita “mostruosità legislativa”.

In attesa che l’intera vicenda conquisti le prime pagine dei quotidiani internazionali, come già avvenuto all’epoca per il DDL Levi, proprio Luca Spinelli precisa con un post dedicato come la proposta normativa tutto è meno che pensata per i soli blog: ad essere tirati in ballo sono centinaia di migliaia di siti Internet italiani. Non solo chi “fa informazione”, per quel che questa espressione può significare, ma anche siti che raccolgono barzellette, enciclopedie, guide online, siti culturali, educativi, formativi, e così via. Nel DDL non si parla infatti solo di informazione, osserva Spinelli, ma più in generale di qualunque spazio web che si occupi anche di formazione, divulgazione, intrattenimento.

“Basterebbe - sottolinea Spinelli - l’uso di qualche banner, o l’uso di quel sito come fonte di guadagno, per farlo ricadere nella tipologia indicata dal DDL come prodotto editoriale che deve iscriversi al ROC, ha maggiori responsabilità, maggiori costi, maggiore burocrazia, ed è imputabile per i reati sulla stampa”.

Il problema centrale, suggerisce ancora Spinelli, non è tanto una improbabile messa in stato d’accusa dell’intero web italiano, quanto invece che questa legge, come tante che l’hanno preceduta, sia tenuta nel cassetto finché non serva al (pre)potente di turno, che ricorra ad essa per tacitare voci sgradite. “Invece che chiarire e ripulire uno dei corpus normativi più grandi e impenetrabili al mondo - conclude riferendosi all’ordinamento italiota - si propongono altre leggi fumose e contestabili che prestano il fianco a pruriti censori”.

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Clochard bruciato vivo, la sua colpa la povertà

Clochard bruciato vivo, la sua colpa la povertà

a cura di Giuseppe Iannozzi

Ignoti hanno tentato di uccidere la scorsa notte un clochard a Rimini, dandogli fuoco mentre l’uomo dormiva su una panchina di via Flaminia. Gli hanno versato addosso una tanica di benzina. Le ustioni su tutto il corpo ne hanno imposto il trasferimento immediato al centro grandi ustionati di Padova.

L’uomo presenta ustioni sul 40% della superficie del corpo. Le sue condizioni, al momento, sono stabili. La prognosi è riservata, ma «non è in pericolo di vita»secondo l’Azienda ospedaliera di Padova.

Quando è stato soccorso, attorno a mezzanotte e mezza, era in stato confusionale ma è riuscito a dire agli agenti della Questura di essere di Taranto e di avere 46 anni. Sono in corso accertamenti per l’identificazione. Il senzatetto non ha saputo fornire nessun elemento circa i suoi aggressori. Si sarebbe svegliato sulla panchina già avvolto dalle fiamme. A dare l’allarme al 118, una ragazza che si trovava a passare in auto da via Flaminia e che ha visto l’uomo avvolto dalle fiamme. Accanto alla panchina sulla quale dormiva il clochard è stata rinvenuta dai vigili del fuoco una bottiglia vuota che odorava di benzina, quasi certamente adoperata per dar fuoco all’uomo.
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Guccini con le ali racconti che sembrano canzoni

Si intitola “Icaro” il nuovo libro del cantautore emiliano appena uscito
I protagonisti sono un vecchio e un bambino, dei turisti italiani alle Mauritius

Guccini con le ali
racconti che sembrano canzoni

di MICHELE SMARGIASSI - fonte: Repubblica.it

BOLOGNA - Arrivi in via Paolo Fabbri 43, l’indirizzo più celebre della canzone italiana, e sei già a pagina undici: sulla soglia del negozio a pianoterra è seduto a fumare Antonio, il barbiere siciliano di Lo Gnurri, primo racconto di Icaro, il libro con cui, dopo una lunga simbiosi con Loriano Macchiavelli, Francesco Guccini torna alla scrittura solitaria (Mondadori, pagg. 110, euro 12).

“Il più colto dei cantautori italiani”, 68 anni, un po’ appesantito, resta l’affabile affabulatore di sempre. In frontespizio di questa che è la sua decima esperienza di scrittura senza musica, c’è una citazione della poetessa Szymborska sulla “gioia di scrivere”.

Sta cercando di dirci con delicatezza che ha definitivamente cambiato mestiere?
“Da bambino sognavo di diventare scrittore. Non è poi che scrivere canzoni sia così diverso, si tratta sempre di raccontare. Qualche settimana fa, a Bruxelles, una bella serata in un’osteria-libreria, ho detto che da quando ho smesso di fumare ho qualche problema con la musica, ma era un po’ esagerato. Scrivo ancora canzoni. Sono fermo a tre nuove. Sono diventato molto più esigente. Una volta ne scrivevo una per notte, poi magari alla mattina la buttavo. Adesso se non mi viene proprio come voglio, non la finisco neanche”.

Al decimo libro, si definisce ancora un cantautore?
“Quella fu una definizione generazionale. Oggi molti scrivono le canzoni che cantano, ma non si fanno più chiamare cantautori. Io mi sento autore e basta. Scrivo romanzi, racconti, canzoni, ma sono anche un narratore orale, ai concerti racconto moltissimo”.
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“Barack Obama? Giovane, bello e abbronzato” Berlusconi razzista rimproverato dal mondo intero

“Barack Obama? Giovane, bello e abbronzato”
Berlusconi razzista rimproverato dal mondo intero

di Giuseppe Iannozzi

“Barack Obama? Giovane, bello e abbronzato”. A dirlo, tanto per cambiare, è il solito Silvio Berlusconi. Dall’alto della sua arroganza, ieri facendosi vanto della sua “anzianità”, aveva annunciato di “volergli dare consigli”. Dopo Maurizio Gasparri, le parole del Premier suonano ancora più pesanti. Sono le sue parole tanto pesanti da non lasciare adito a equivoci: il Premier fa del razzismo, della più bassa lega, nei confronti del 44mo Presidente, Barack Obama.
Non è una semplice battutaccia, è una battutaccia razzista sul colore della pelle di un uomo.
In extremis il Premier cerca indarno di correggere il tiro, forse consapevole d’aver sparato parole indegne di qualsiasi uomo con un minimo di sale in zucca: “un grande complimento, una carineria assoluta nei suoi confronti”. “Complimento” che il Premier non ritira, neanche quando in albergo attacca i cronisti che lo interrogano sulle prevedibili polemiche, che inevitabilmente sono scoppiate: “Se non hanno il sense of humour allora vuol dire che gli imbecilli sono scesi in campo, che se ne vadano a…”.
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Camilleri, affondo contro la Gelmini «Non è un essere umano»

LO SCRITTORE CONTRO IL MINISTRO

Camilleri, affondo contro la Gelmini
«Non è un essere umano»

Fioroni: parole gravi. E Spena: offesa personale

Fonte: Corriere.it

Camilleri
Andrea Camilleri

ROMA— Certo, lo avrà detto come un «paradosso letterario», lo avrà affermato scherzando, ma Andrea Camilleri ha lasciato un segno giovedì scorso al Mamiani, un liceo di Roma, quando ha sostenuto che per lui, l’ottantatreenne sempre in cima alla classifica dei romanzi più venduti, Mariastella Gelmini «di sicuro non è un essere umano».

E che «dovremmo chiamare i professori di chimica per capire che cos’è». Frasi sottolineate da un titoletto sull’Unità e criticate ieri ad alta voce da non pochi esponenti dell’opposizione. Che pure, normalmente, contestano con durezza il ministro dell’Istruzione per la sua politica scolastica. Primo fra tutti il suo predecessore Giuseppe Fioroni, ora responsabile organizzativo del Pd: «Chi non rispetta la dignità delle persone o declina quel rispetto solo in base alle simpatie, anche politiche, si comporta in modo grave. Soprattutto se si pensa che il nostro Paese vive da decenni un’emergenza educativa».
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Effedia: il Festival del Cinema scosso dall’onda di Fabrizio De André

Effedia: il Festival del Cinema scosso dall’onda di Fabrizio De André

Fonte: http://www.livecity.it

Il lungometraggio - documentario di Teresa Marchesi colpisce al cuore gli spettatori dell’Auditorium: 7 applausi durante la proiezione, 9minuti e 30 secondi di applausi continuativi a fine proiezione, la regista commossa, Dori Ghezzi e Cristiano De André - in sala - assolutamente entusiasmati, dal film e dalla gente. Nel documentario anche Wim Wenders, Vasco Rossi, Zucchero, Battiato… e una frase che colpisce: “Fabrizio De André non è il Bob Dylan italiano… è Bob Dylan a essere il Fabrizio De André americano”

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Rana crocifissa e bandiera con svastica: via la direttrice delle mostre scandalo

Bolzano Cacciata dopo le elezioni. I Verdi: è una vittima

Rana crocifissa e bandiera con svastica
Via la direttrice delle mostre scandalo

Corinne Diserens, la provocatrice, è senza lavoro. L’accusa: conti in rosso per 500 mila euro

Fonte: Corriere.it

MILANO — Qualcuno l’ha già ribattezzata la storia triste della rana e della principessa. L’anfibio in questione è la rana-crocifissa, opera del tedesco Martin Kippenberger, che lo scorso Ferragosto ha suscitato l’indignazione del popolo altoatesino e perfino quella di Papa Ratzinger. La principessa, invece, è la direttrice del Museion di Bolzano che per settimane ha mantenuto l’allestimento dello scandalo ignorando le contestazioni della Chiesa e le polemiche a sfondo politico. Corinne Diserens, la direttrice-provocatrice, da ieri è senza lavoro: il giorno dopo le elezioni per il rinnovo del governo della Provincia dell’Alto Adige, il consiglio della Fondazione del museo di arte moderna e contemporanea l’ha licenziata con effetto immediato.

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La Gelmini non ritira il decreto, studenti e insegnanti in piazza e Berlusconi si rimangia le sue stesse parole

La Gelmini non ritira il decreto
Studenti e insegnanti in piazza
E Berlusconi si rimangia le sue stesse parole

di Giuseppe Iannozzi

Non è una novità, Berlusconi ha di nuovo rivoltato a suo piacimento la frittata, ma la qualità non cambia per quanti giochi di prestigio possa improvvisare con la padella bollente: la frittata è la frittata, e a rigirarla più e più volte si fa solo una figura ben misera.
Diceva il Premier Silvio Berlusconi, in data 28 ottobre 2008, durante la conferenza stampa congiunta a Palazzo Chigi, e al suo fianco il ministro Gelmini: “Non permetteremo che vengano occupate scuole e università. È una violenza, convoco Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell’ordine. Lo Stato deve fare il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle aule”. I giornalisti (di sinistra!) non possono aver interpretato male le parole del Premier, ci sono, sono registrate, sono filmate, sono andate in onda in tutta Italia.


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La Carfagna è magra, magra, magra e Berlusconi è preoccupato, però minaccia gli studenti con la polizia nel nome della Gelmini

La Carfagna è magra, magra, magra e Berlusconi è preoccupato
Però minaccia gli studenti con la polizia nel nome della Gelmini

di Giuseppe Iannozzi

Povera, povera, povera Mara Carfagna! Sono preoccupato per lei. Molto preoccupato. Preoccupatissimo. La notte non chiudo occhio, penso sempre e solo a lei, al suo pallore, alla sua magrezza. Dov’è finita la Carfagna di appena un anno fa, bene in carne, sul calendario di Maxim il meglio per l’uomo? Non c’è più. Al suo posto c’è una ministra sempre più magra, così tanto magra che persino il nostro amatissimo Premier Silvio Berlusconi è preoccupato, al punto da consigliarle una visita medica speciale, nel senso che le presterà il suo medico personale e la parcella la pagherà lui il Premier. Ho le lacrime agl’occhi tanta è l’emozione: poche volte m’accade d’essere commosso, ma questa volta ho aperto le cataratte.
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Marco Travaglio condannato per quel “patto scellerato tra mafia e Forza Italia”

Marco Travaglio condannato
per quel “patto scellerato tra mafia
e Forza Italia”

a cura di Giuseppe Iannozzi

Il giornalista Marco Travaglio (collaboratore tra l’altro della trasmissione di RaiDue Anno Zero condotta da Michele Santoro) è stato condannato a 8 mesi di reclusione, nonché al pagamento di una multa di ben 100 Euro per diffamazione ai danni dell’ex ministro della Difesa e parlamentare di Forza Italia Cesare Previti. La condanna arriva in seguito a un articolo di Marco Travaglio pubblicato dal settimanale L’Espresso il 3 ottobre 2002 dal titolo “Patto scellerato tra mafia e Forza Italia”. Il giudice ha deciso anche un risarcimento di 20 mila Euro in favore di Previti. E’ stata condannata anche Daniela Hamaui, come direttore responsabile del settimanale, a 5 mesi e 75 Euro di multa. Ma per entrambi gli imputati la pena è sospesa.

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Saviano denuncia: “Io, prigioniero di Gomorra, andrò via dall’Italia, almeno per un periodo…”

Saviano denuncia: “Io, prigioniero di Gomorra,
andrò via dall’Italia, almeno per un periodo…”

«Andrò via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà… Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido - oltre che indecente - rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me.
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Scontri durante Italia-Bulgaria: inni al Duce, croci celtiche, saluti romani

Scontri durante Italia-Bulgaria
Inni al Duce, croci celtiche, saluti romani

a cura di Giuseppe Iannozzi

Cinque italiani in stato di fermo a Sofia dopo i disordini scoppiati prima e durante la partita Bulgaria-Italia. Stando ad alcune fonti diplomatiche i tre tifosi sono stati fermati per «vilipendio alla bandiera» bulgara. Dopo aver visionato i filmati del match, dove si vede appiccare il fuoco allo stendardo bulgaro sugli spalti dello stadio di Sofia, gli inquirenti hanno individuato i presunti responsabili, è quindi scattato per tutti lo stato di fermo.

Il ministro della Difesa italiana, Ignazio La Russa: «Se fossi stato lì mi sarei vergognato. Non c’è nessuna giustificazione storico-politica per questa gente, sono solo maldestre esibizioni muscolari».
Per Pina Picierno (PD), ministro delle politiche giovanili del governo ombra del Pd, «le scene a cui abbiamo assistito sono inquietanti. Svastiche e braccia tese al seguito della nazionale, scontri dentro e fuori lo stadio animati da estremisti nazifascisti italiani e bulgari: uno scenario veramente preoccupante. Sabato sera abbiamo avuto la chiara evidenza che non si tratta solo della presenza di frange o di gruppuscoli politicizzati ma che il tifo calcistico, per sue peculiarità, presenta in maniera lampante dinamiche in atto nella nostra società. Ci troviamo di fronte ad una internazionale nera degli ultrà, un fenomeno davanti al quale non si può fare finta di nulla, e che richiede interventi decisi a cominciare dal divieto di accesso agli stadi. Qui non si parla di singoli tifosi ma di persone e gruppi organizzati che sfruttano il calcio per dar sfogo alla violenza politica e xenofoba che anima i loro atti».
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Martina Colombari nuda per l’ennesima volta

Martina Colombari nuda per l’ennesima volta

Miss Italia 1991, fidanzata di Alberto Tomba, fidanzata di Alessandro Costacurta (ex difensore del Milan), madre di Achille, attrice e presentatrice, Martina Colombari, dopo aver recitato in film discutibili al limite del trash, dopo aver partecipato a tanta fiction televisiva, torna a spogliarsi.
Sembra sia la cosa che le riesce meglio. Il fisico ce l’ha ancora, ma da solo non basta davvero: sfondare nel mondo del cinema è difficile, ci vuole talento, non basta un fisico bestiale.

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La Carfagna a Matrix miagola nella parte della vittima

La Carfagna a Matrix miagola
nella parte della vittima
Mentana accomodante è meno d’una comparsa

di Giuseppe Iannozzi

«Anche la televisione italiana è maschilista. Ho lavorato in programmi in cui non mi hanno fatto parlare per un anno». A parlare è il Ministro Carfagna: «Sono sopravvissuta perché ho le spalle larghe e sono più forte di quanto non immaginassero. C’è un tempo per tacere e uno per parlare». Ed ancora: «Quando è esplosa una polemica fatta di illazioni e insinuazioni, talune volgari, se avessi risposto quel che volevo avrei dovuto aprire una rissa. E la rissa genera violenza. [...] Sono stata vittima di questo, perché sono una donna, una giovane. Ho provato ad immaginare le ragioni di questo equivoco: il maschilismo imperante di questo Paese. E la presunzione di ignoranza per cui di un uomo che fa politica si pensa comunque che sia bravo e preparato, e di una donna che fa politica, invece, che sia stata fortunata o abile nel farsi sostenere da qualcuno». E riferendosi a Berlusconi: «Ama fare battute galanti e spesso atteggiamenti che sembrano sopra le righe sono frutto della sua ingenuità».
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Tonnara italiana: metà pesca è illegale

Il Wwf consegnerà i dati alla Ue, alla Finanza e al ministro zaia: «serve una moratoria»

Tonnara italiana: metà pesca è illegale

Pescherecci mai registrati, porti fantasma nei quali non ci sono cifre, mercati irregolari e collusioni con la malavita

MILANO - Una tonnara, in buona parte sommersa, dove i tonni rossi finiscono e spariscono, senza lasciare traccia.
Un gruppo di ricercatori di una società di consulenza, in incognito, ha girato per mari e porti italiani, sulle tracce di questi pesci sempre più richiesti, e sempre più rari. Ne hanno trovati pochi, ma in compenso hanno portato alla luce l’illegalità che contraddistingue la cattura dei tonni, ormai vicini alla soglia dell’estinzione. Il Wwf ha anticipato i risultati di questa ricerca, che consegnerà alla Commissione Ue, alla Guardia di Finanza, oltreché al ministro per le Politiche Agricole e Forestali Luca Zaia.
La ricerca smentisce tra l’altro, clamorosamente, i dati ufficiali sul pescato: secondo il nostro ministero l’Italia nel 2008 non avrebbe raggiunto il tetto di 4.162 tonnellate di tonno, quota stabilita come limite dalla Iccat (Istituto internazionale per la conservazione del tonno atlantico), mentre secondo i dati raccolti nel dossier questo tetto sarebbe stato superato di 700 tonnellate.

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