Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set - Il truccatore dei morti di Zingales
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

© immagine di copertina di Marco Scalici
Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set
In anteprima “Il truccatore dei morti” di Zingales
A breve uscirà il nuovo romanzo di Vito Benicio Zingales, “Il truccatore dei morti”, prima parte di una trilogia noir esoterica. Il countdown è iniziato, l’uscita è prevista entro fine luglio: il nuovo lavoro di questo superbo scrittore è stato affidato alle amorevoli cure di Armando Siciliano Editore. Vito B. Zingales ultimamente ci ha sorpresi con il romanzo “Cosa di Noi”, edito da Edizioni Clandestine. Oggi torna con una trilogia che vi lascerà senza fiato. Non siamo di fronte a uno dei soliti noir scontati cui ci ha abituato l’editoria moderna. Siamo invece di fronte a un lavoro a trecentosessanta gradi che si configura per essere Opera Magna, che scava nel malcostume italiano, non senza sofferenza, con una forte incisività epica propria di chi racconta il Presente Storico. “Il truccatore dei morti” è la prima parte di una trilogia: la seconda e terza parte hanno per titolo rispettivamente “La città dei maschi” ed “Inservibili resti”. Di cosa si parla? Di follia e del Cristo tra lastre d’obitorio e centurie di mosche in una città fatta di coca, di mafia e piccole puttane travestite da Dèi. La copertina del libro è stata realizzata dal grafico pubblicitario Marco Scalici, anch’esso palermitano come Zingales.
Procede a ritmo serrato la sceneggiatura del film tratto da un altro, e nuovo, romanzo di Zingales, “Da Mezzanotte a Zero”: Hella Wenders e Luca Lucchesi stanno facendo un lavoro eccellente. Non mi posso sbilanciare troppo, ma è sicuro che vi terrò aggiornati sulle riprese del film, non avete che da seguirmi su queste pagine.
In anteprima assoluta vi presento qui un brano tratto da “Il truccatore dei morti” nonché quella che sarà la copertina del libro, realizzata appositamente per questo romanzo di Zingales dal valentissimo Marco Scalici.
Giuseppe Iannozzi
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Manila Benedetto. Nessuno mi ha mai battezzata. Enrico Folci Editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Manila Benedetto
Nessuno mi ha mai battezzata
Il primo romanzo di Manila
per Enrico Folci Editore

Ursula Dufour è un’assassina. E’ il suo lavoro, il suo svago, il suo divertimento e la sua croce. Di più, potremmo dire che la morte, propria o altrui, è il nodo centrale di ogni sua azione, pensiero e riflessione. Ursula Dufour è una donna bella, senza passato e soprattutto spietata.
“In fondo, uccidere è molto più semplice che pensare di morire.” Dice lei stessa di fronte ad una nuova missione.
Lavora per conto di una società internazionale, la “Safe&Clean”, che si occupa di uccidere la gente su commissione, non importa chi né perché. Contano solo i soldi ed un lavoro rapido e pulito, e Ursula Dufour è la più brava, in questo campo. A lei le missioni più difficili, lei la personalità in grado di fronteggiare i superiori tanto da suscitare amori celati e insofferenze palesi.
“Se i lavori erano troppo lunghi qualcosa si complicava sempre. Da quando entrava in contatto con la vittima al suo assassinio non dovevano passare più di 15 giorni. Di solito ci metteva sempre di meno.“
Questa è una storia. Una delle storie di “Nessuno mi ha mai battezzata“. Non è l’unica, però, giacché in questo romanzo il tema del doppio si sdoppia, e si sdoppia ancora, in un gioco spiazzante di figure e di nomi così repentini nell’apparire e scomparire da lasciare in attesa fino alla fine, fino all’ultima riga, quando il cerchio si chiuderà … forse.
Non è una scrittura semplice, quella di Manila Benedetto, scorrevole certo ma ricercata, ricca, che induce a fermarsi sui pensieri impressi sulla carta e che non lasciano indifferenti, come quando leggi qualcosa che hai pensato anche tu, senza mai avere le parole giuste per dirlo. All’azione vera e propria, che potrebbe indurre a ritenerlo un giallo, si affiancano le considerazioni personali del personaggio principale (di chi si tratta lo scoprirete leggendo) tipiche della letteratura noir, ma anche del romanzo nel senso più ampio del termine.
“Sì, gli uomini sono qualcosa che devo conquistare, che non mi deve essere dato così facilmente. No, non sapevo che farmene di un padre che fosse solo mio e che mi vivesse accanto. Il padre che mi era stato consegnato era parziale, metafisico quasi. Era un’entità per me. Un modello, un esempio, un dio personale. Che per restare tale doveva essere distante. Una presenza che c’era quando poteva esserci. Non c’era quando doveva esserci e forse solo di questo alcune volte, me ne sono dispiaciuta. Ma i dispiaceri di certe mancanze non sono così forti da restarti dentro.”
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Emiliano Grisostolo. Il castello incantato. Zona editrice
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Emiliano Grisostolo
Il castello incantato
Zona editrice
di Giuseppe Iannozzi
Emiliano Grisostolo ha alle spalle almeno tre romanzi di forte impegno sociale, “L’ultima notte”; “Il grande burattinaio” e l’ultimissimo “Il castello incantato”, tutti editi da Zona editrice. Non temo una smentita se oggi qui dico che “Il castello incantato” è sicuramente il miglior lavoro dell’autore maniaghese, sia per stile sia per contenuti.
Emiliano Grisostolo già nelle sue opere precedenti ci ha abituati a temi di grande attualità, come la pena capitale e la pedofilia, riuscendo a mettere bene in evidenza questi mali della società, mali che purtroppo diventano day after day più che mai attuali, drammatici e reiterati. E’ quasi impossibile aprire un quotidiano e non doversi confrontare con una notizia di nera che riguarda la scomparsa di un minore, forse vittima dei pedofili, forse rapito da non si sa chi e chissà per quali tristi fini. La nera oggi ci ha purtroppo quasi anestetizzati di fronte all’idea che nel mondo, ogni giorno, scompaiono nel nulla tantissimi innocenti, che non ritorneranno mai più a casa. E’ il caso di definirli desaparecidos? Ahinoi, la più parte di quei fanciulli che scompaiono da un giorno all’altro, senza un motivo apparente, senza la richiesta d’un riscatto, sono da considerarsi desaparecidos. Se fino a qualche decina d’anni or sono si pensava, erroneamente, che le persone scomparse misteriosamente fossero solo una macabra realtà presente in stati totalitari quali l’Argentina e il Cile, oggi non è più così: chi oggi scompare dalla faccia della Terra, senza di sé lasciare traccia, è una persona comune, di qualsiasi età ed estrazione sociale. Non di rado gli scomparsi finiscono spolpati dai macabri ingranaggi di organizzazioni malavitose - che si annidano nel cuore di quelle società apparentemente più civili e democratiche. Pensare che oggi non esistano più i campi di concentramento è un’ingenuità bella grossa. Il mercato della prostituzione, della pedofilia, dello schiavismo, del traffico di organi umani non si ferma davanti a niente e a nessuno: le autorità, per quanto cerchino di sgominare schiavisti e pedofili - purtroppo ampiamente diffusi anche in Rete, che da alcuni anni è diventata la spiaggia preferita di moltissimi adescatori -, spesse volte si trovano con le mani legate o in un vicolo cieco.
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La Cruz in una storia d’amore noir di Pedro Almodòvar
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

La Cruz in una storia d’amore
noir di Pedro Almodòvar
di FULVIO CAPRARA - fonte: la Stampa.it
MADRID -Una spiaggia nera, il profilo oscuro delle rocce, i corpi di due amanti che si baciano. Il nuovo film che Pedro Almodovar inizia ora a girare parte da questa immagine, una suggestione romantica e insieme minacciosa, catturata sull’isola di Lanzarote e trasferita nella sceneggiatura di Los abrazos rotos: «Il tono predominante è quello del dramma, ma ci sarà anche thriller, commedia e soprattutto la descrizione di un amour fou che coinvolge quattro personaggi». Dopo mesi di indiscrezioni, l’autore di Tutto su mia madre squarcia il velo sulla diciassettesima opera, spiega che si svolge tra la metà degli Anni Novanta e oggi, fra i due mondi «del cinema e degli affari». Dice che è una «celebrazione dell’arte del racconto», ma che, come sempre, sarà pure una festa degli occhi, soprattutto dei colori.
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Marino Magliani. La forza della storia tra i rovi di Dolcedo (Quella notte a Dolcedo. Longanesi edizioni)
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La forza della storia
tra i rovi di Dolcedo
di Stefania Nardini
Quel cielo di Francia vicino e distante. I carrugi, la forza delle pietre, il profumo della salsedine. Dolcedo è uno di quei paesi liguri arroccati su per le montagne. Fitto di rovi e di segreti, in cui la vita scorre in un fluire che ha sempre un che di fatale. Terra prossima al confine. Dove, come ha spesso raccontato Francesco Biamonti nelle sue opere, si apre a chi nulla ha da perdere o tutto ha perso….
Luoghi di terra dura e di mimosa, di ulivi e terrazze dove è consacrata la fatica umana. Qualche volta anche la fatica di vivere. Marino Magliani ha ambientato a Dolcedo, suo paese d’origine della riviera di ponente, il romanzo che ha recentemente pubblicato.Quella notte a Dolcedo (edizioni Longanesi), una storia che spezza il circuito del racconto attraverso canoni obbligatoriamente partigiani nel senso stretto dell’approccio, che della narrazione del giovane Calvino del Sentiero dei nidi di ragno ne fa un punto di partenza, con un approdo assolutamente nuovo. Si, perché raccontare la storia di Hans, soldato tedesco che con i suoi occupò quelle terre durante la guerra, per poi ricollocarlo nella Germania dell’Est dove si ritrova a sopravvivere sotto l’inganno della dittatura, non è facile. Hans era a Dolcedo quando venne perpetrata una strage. Hans, superando tutti gli ostacoli del regime ci torna, in quel luogo. E ci si ferma mentre la storia, suo malgrado, sta cambiando anche la sua vita. Perché Hans ha il suo segreto. Laggiù, tra i rovi delle aspre colline dove la speculazione immobiliare fa da padrona grazie ai suoi ricchi connazionali che comprano e ristrutturano. Dolcedo non vive nessun risentimento neanche per una lingua che le fu nemica. Degli invasori c’è solo una storia, quasi una leggenda, alla quale nessuno sa dare una risposta. La risposta che Hans cerca come una conferma a ciò che lui, solo lui, ricorda.
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Il canto maledetto
Pubblicato da Alberto Carollo
Roberto Mistretta
IL CANTO DELL’UPUPA
(Cairo Editore, 2008 pagg. 254, Euro 15,00)

Il lugubre canto dell’upupa di foscoliana memoria si aggiorna, mantenendo la sua valenza negativa e perturbante, in un acrostico utile a criptare un sito internet e coprire le attività di turpi individui che hanno toccato il fondo più melmoso della loro umanità, se mai ne hanno avuta una. Ma questo è solo uno dei motivi che compongono l’ordito di questo giallo mediterraneo di Roberto Mistretta, giornalista di Mussomeli (Caltanissetta), la Villabosco dove sono ambientati i romanzi che vedono come protagonista il maresciallo dell’Arma Saverio Bonanno. Il libro è già stato pubblicato con successo in Germania e ora esce per i tipi di Cairo Editore con un consenso diffuso da parte di critica e pubblico.
Bonanno è una figura di tutore della legge che per ovvi motivi non possiamo fare a meno di accostare al più noto Montalbano di Camilleri, ma è bene puntualizzare quanto l’autore abbia lavorato sul suo personaggio per conferirgli alcune peculiarità che lo rendono un personaggio a tutto tondo. Bonanno non ha niente da spartire con una certa cervelloticità del più famoso Salvo. Potrebbe essere l’uomo della porta accanto, l’onesto professionista appassionato del proprio lavoro, col suo corredo di ferite esistenziali (è stato abbandonato da una moglie volubile e si occupa con maldestria e tenerezza della giovane figlia), con le sue debolezze (l’oroscopo che dice male e una tosse catramosa, scomoda eredità di un vizietto che attraversa il testo, pari solo a un altro suo vizio, quello della gola) e i suoi impacci, in special modo nei confronti della tecnologia e dell’altro sesso, per i quali prova sentimenti di inadeguatezza. Ma la sua carica di umanità risalta e lo nobilita anche nell’imminente pericolo, quando nel corso di un inseguimento preferisce non puntare la pistola, anche se per legittima difesa, su due ladruncoli e tossicodipendenti che gli sparano contro; o quando restituisce il denaro estorto dai protettori a due prostitute, mettendole sul primo treno utile per portarle il più lontano possibile dalla Sicilia. Continua..
Emiliano Grisostolo. Il castello incantato. Zona editrice
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Emiliano Grisostolo
Il castello incantato
zona editrice
Finalmente disponibile in tutte le librerie il nuovo romanzo dell’autore maniaghese Emiliano Grisostolo.
Il giovane operaio scrittore ripercorre con questa sua nuova fatica letteraria dal titolo Il castello incantato edito dai tipi di ZONA, e dedicato all’amico Antonio Panzeri venuto a mancare improvvisamente nell’autunno del 2006, una strada in precedenza iniziata con il romanzo del 2006 Il grande burattinaio nel quale parlava di un rapimento di minore nell’est europeo per essere rivenduto in Italia all’interno di un traffico internazionale di minori e organi.
Il castello incantato è un romanzo di più ampio respiro, nel quale Grisostolo riporta dalle spiagge il chirurgo de Il grande burattinaio e racconta della tratta delle bianche e della vendita di bambini da parte di donne raggirate che li vendono per soldi ad una banda dai mille tentacoli, che a loro volta li rivendono a coppie che non ne possono avere.
Una storia noir di tutti i giorni, un mondo che ci circonda e nel quale siamo sospesi. Una terra di mezzo nella quale personaggi senza scrupoli barattano la vita altrui per i loro sporchi scopi.
Un lavoro, quello de Il castello incantato, nato grazie alla collaborazione indispensabile di diverse figure, tutti amici, che con il loro entusiasmo hanno fatto sì che questo lavoro potesse uscire con una veste diversa, più completa rispetto ai precedenti lavori. Quella grafica è della giovane disegnatrice Gwen Rigutto di Maniago, tra le migliori artiste che Grisostolo conosca.
Un’indispensabile collaborazione l’ha offerta la ditta artigianale maniaghese Leader Cam, di Livio e Ilar Centazzo, leader europeo e tra i primi al mondo per la produzione di forbici per parrucchieri professionisti, che hanno creduto nelle capacità del giovane autore e per i quali Grisostolo nel 2007 ha scritto il loro nuovo catalogo e dal 2006 lavora come operaio.
Grisostolo ringrazia anche la Sartoria Dany di Maniago per avere messo a disposizione i suoi segnalibri ricamati che saranno regalati a tutti coloro che acquisteranno il romanzo presso la libreria di piazza Italia a Maniago.
Anticipazioni e presentazioni sul sito:
http://www.editricezona.it/ilcastello.htm
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Il cielo sotto (viaggio insolito, obliquo e sentimentale nelle terre verdiane), di Andrea Villani
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Il cielo sotto
(viaggio insolito,
obliquo e sentimentale
nelle terre verdiane)
Andrea Villani
Il ritorno alle origini, a dove si è nati e si è cresciuti, è sempre una tappa indispensabile affinché attraverso il ricordo si abbia la certezza di essere vissuti e si possano gettare nuove basi per il futuro.
Andrea Villani, più conosciuto come autore di noir, ha un vincolo indissolubile con la sua terra, con quella parte della provincia di Parma che si snoda fra rilievi collinari e vera e propria pianura, vale a dire fra Salsomaggiore e il Po, un territorio fecondo punteggiato da piccoli borghi ognuno con la sua storia e la sua anima.
Ecco, l’autore con questo libro strutturato a cornice riesce a farvi sentire il respiro di una zona, lo spirito dei suoi abitanti, in una sorta di immaginario viaggio condotto, con la fidanzata, su un vecchio vespone. Però, ha avuto nel prologo l’abilità di iniziare con un paesaggio diverso, ai tropici, proprio per acuire la differenza fra ciò che è bello solamente e ciò che ci piace perché lì sono le nostre radici.
Nel leggere queste pagine, scritte in modo semplice, immediato, viene spontaneo pensare a un grande cantore della provincia quale è stato Piero Chiara. Lo stile è indubbiamente diverso, l’ambientazione pure, ma si ritrovano elementi comuni nel descrivere luoghi e fatti con una naturalezza sconcertante, ma che avvince e lega indissolubilmente il lettore all’opera anche quando si arriva all’ultima pagina.
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Il peggiore di tutti, di Gilles Ascaride - Edizioni Fernandel
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Il peggiore di tutti
Gilles Ascaride
Sull’ultima di copertina sono riportati, fra altri elementi, gli stralci di recensioni apparse su giornali francesi, in verità tutte azzeccate, ma forse la più riuscita è quella de La Provence <<Ascaride riesce nell’alchimia di mescolare la risata e il pianto, il dramma e la commedia>>.
In effetti, come noir è del tutto atipico, anzi l’aspetto saliente è quello di un romanzo di introspezione, che alterna momenti di ilarità con altri di profonda malinconia, ma senza che queste apparenti contrapposizioni finiscano con lo svilirne l’intima essenza, cioè la storia di un’autentica, sofferta espiazione. La drammaticità è psicologica in un uomo che arrivato a un certo punto di una vita condotta quasi nell’anonimato comincia a ricevere strani messaggi composti da due sole parole: Pagherai, szemét!. L’ultima, che è ungherese, tradotta significa infame.
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Satiro metropolitano in salsa veneta
Pubblicato da Alberto Carollo
50 di bocca il vizio della notte (Giraldi editore, 2007, pagg. 127, Euro 12,50) è l’ultima fatica narrativa dello scrittore vicentino Ausilio Bertoli. Sociologo di formazione, Bertoli ha al suo attivo vari libri, da Il veggente di Bovo (Solfanelli, 1991), passando per Amore per ipotesi (Campanotto, 1994), Ricerche amorose (Campanotto, 1998), fino ad approdare al più recente – un saggio – i temi della comunicazione (Lupetti & Co., 2004). La sua produzione narrativa ha il comune denominatore tematico di offrirci degli squisiti ritratti di personaggi veneti, cesellati al bulino (Gente tagliata è, guarda caso, il titolo di una felice silloge di racconti, Edizioni del Leone, 1996), profondamente radicati nella loro terra, colti nello smarrimento, nel disagio del passaggio brusco – e non certo indolore – da un retroterra rurale al confronto-scontro con i nuovi stili di vita della società urbana e con quel celebre, dibattuto e controverso miracolo socio-economico che va sotto la denominazione di Nordest.
50 di bocca il vizio della notte è il prodotto collaterale di un vasto progetto di ricerca, attinente alla sociologia della devianza, ma per sbaragliare il campo da equivoci ribadisco che si tratta di narrativa “pura” e non di romanzo-documento nella sua propria accezione del termine. Bertoli disponeva di materiale interessante; la sua formazione di sociologo gli ha conferito la competenza adeguata, professionale, a svolgere interviste e rilievi “sul posto” – mettendo pure a repentaglio la sua incolumità – ma non troverete nulla di tutto questo nel libro. Lo scrittore Bertoli ha optato per la forma romanzo – o racconto lungo in questo caso, senza partizione in capitoli bensì in scene – cercando di mantenere lucido e disincantato lo sguardo dell’esperienza, chiudendo le porte alla sociologia e a tentazioni di giudizio etico e morale su quanto esperito. L’ammirevole intuizione dell’autore, in 50 di bocca il vizio della notte è stata quella di aderire tecnicamente al punto di vista di Basilio Bossio, il protagonista del libro, “lucciolomane” impenitente, fautore dell’adescamento compulsivo, puerile nella sua sdilinquita predilezione per la bellezza delle passeggiatrici dell’Europa dell’Est, quanto perturbante e suo malgrado pericoloso nel perseguire a ogni costo le sue ossessioni.
La donna che parlava con i morti, di Remo Bassini - Newton Compton Editori
Pubblicato da Renzo Montagnoli
La donna che parlavo con i morti
Remo Bassini
Newton & Compton editori
Romanzo difficile questo di Remo Bassini, quasi la ricerca di una prova della maturità letteraria, e non solo quindi una conferma della consapevolezza artistica delle opere precedenti. Ritroviamo in questo testo elementi già presenti e radicati, soprattutto in “Dicono di Clelia”, un intreccio di storie e di personaggi apparentemente non collegati, ma che poi finiscono con il convergere in un’unica visione comune che, nel caso specifico, è la realtà attuale, sempre frutto dei trascorsi, di quel passato attraverso il quale costruiamo poi il presente.
Non intendo considerarlo un romanzo di genere, perché la tensione emotiva propria del giallo è nel DNA di Bassini, né posso intenderlo come un testo in cui si sviluppa l’esoterismo, anche se questo finisce con l’essere presente, ma non costituisce l’elemento dominante.
A fare i conti con il passato sono tutti i protagonisti di questa vicenda e in primis quello principale, quell’Anna che di cognome fa probabilmente non a caso Antichi, quasi un emblema della finalità dello sviluppo narrativo. E’ a lei soprattutto che l’autore rivolge la sua attenzione, in modo quasi ossessivo, perché è lei che dà il ritmo della narrazione, che si esprime attraverso una serie di flash back che rimandano di volta in volta a vicende passate.
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Il diavolo custode, di Luigi Balocchi - Meridiano Zero
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Luigi Balocchi
Il diavolo custode
Meridiano zero
Ha quasi il ritmo di una ballata questo romanzo tutto centrato sulla figura di Sante Pollastro, per le cronache un bandito di Novi che ha imperversato, soprattutto fra le due guerre, ma per la realtà storica un ribelle. Luigi Balocchi con uno stile del tutto particolare, che ricorre con misura al dialetto, con frasi brevi, incalzanti, riesce a fornirci un quadro completo di questa meteora dei diseredati.
Sì, perché le gesta di quest’uomo, indubbiamente contro la legge, sono animate da uno spirito di rivolta contro un sistema che opprime l’individuo, negandogli quella libertà che è suo diritto di nascita.
Sante Pollastro, il bel Santéin è anarchico senza saperlo, lo è per un istinto naturale che lo porta quasi in un gioco-sfida con se stesso a violare leggi che sembrano fatte apposta per consentire il predominio di alcuni uomini sugli altri.
Ha simpatie per il movimento anarchico, perché lo considera la testimonianza che il suo modo di condurre la vita ha un fondamento che non lo rende dissimile da altri che si battono e muoiono per un’ideale di libertà prima di tutto individuale. Continua..
Gianni Bonina, Il carico di undici, Le carte di Andrea Camilleri, Barbera editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Gianni Bonina
Il carico di undici
Le carte di Andrea Camilleri
Apologia camilleriana, con buona pace di Garaz.
Qualche sera fa leggevo il gigantico saggio su Camilleri scritto da Gianni Bonina, Il carico da undici. Le carte di Andrea Camilleri, acquisto obbligato per chiunque sia interessato all’opera dell’autore di Porto Empedocle. La sezione centrale del libro è occupata da una lunga, lunghissima intervista a Camilleri. A un certo punto si giunge a parlare de La presa di Macallè, e il maestro dice:
“Qualcuno l’ha preso per un romanzetto erotico, anzi c’è stato chi l’ha addirittura classificato come pornografico. Una cantonata inspiegabile o troppo facilmente spiegabile. Ne sono rimasto, lo confesso, profondamente offeso. Per fortuna altri, sebbene pochi, l’hanno letto nel modo giusto: i Wu Ming, Grimaldi…” (p. 385)
E’ una grossa soddisfazione vedere che Camilleri ritiene il nostro il “modo giusto” di leggere uno dei suoi libri più importanti, forse il meno compreso (o compreso fin troppo bene e dunque scuncicato).
Camilleri è un autore necessario. Presto o tardi, chiunque in Italia si occupi di narrazione con serietà (ergo “non-seriosità”) dovrà fare i conti con quanto Camilleri ha realizzato: dedicarsi alla sperimentazione (anche dura) nella lingua e nella struttura narrativa ottenendo però un enorme, quasi osceno, priapesco successo di vendite, per giunta trattando temi incomodi, politicamente incandescenti. Continua..
Giancarlo De Cataldo, intervista apocrifa e acrilica al 100%
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Giancarlo De Cataldo
intervista apocrifa e acrilica al 100%
Ho avuto la fortuna e il privilegio di incontrare Giancarlo De Cataldo, autore di Romanzo criminale e Nelle mani giuste.
Ci siamo trovati in Torino, proprio in quel caffè che frequentava Cesare Pavese insieme a Luigi Einaudi.
Subito ci siamo salutati.
Giancarlo De Cataldo ha una mano forte, calorosa.
Si è messo a sedere.
Gli ho chiesto se potevo registrare la nostra conversazione.
Abbiamo iniziato a parlare prima a ruota libera, poi, centellinando una cioccolata calda le domande a De Cataldo sono venute spontanee.
Questo è il risultato.
«Il fatto è che ogni delitto mi affascina nell’intimo più profondo. Ci trovo sempre un chiodo fisso che entra in sintonia, che entra in contatto con le mie proprie paure: non escludo che in un’altra vita possa reincarnarmi in San Francesco o in Charles Manson. E’ così, la mente umana oltre ad essere un dedalo tende allo stesso tempo alla santità e al diabolico. Ciò è ancora più evidente quando il delitto di cui vengo a conoscenza coinvolge i miei rapporti con gli altri, la famiglia, i vicini di casa, le mie abitudini. Poi, essendo io uno scrittore, cerco sempre di darmi un’occasione per mettermi in mostra, spesse volte in maniera esagerata; amo l’attenzione mediatica, quell’interesse oppiaceo che a fine giornata mi fa esplodere la testa in milioni d’immagini di cronaca nera. Mi sento assassino anch’io, come nel più grande thriller che abbia mai letto, “Io uccido” di Giorgio Faletti. Faletti è un autore geniale, lo invidio, non posso farne a meno». Così parla Giancarlo De Cataldo.
Forse perché da piccolo non ha avuto su di sé sufficienti attenzioni? Perché parla di interesse oppiaceo?
«Quand’ero solo un bambino ho chiesto ai miei genitori un cagnetto, un volpino per la precisione. Non hanno mai esaudito questa mia modesta richiesta. E’ stato così che ho cominciato ad interessarmi di cronaca nera. Già allora sognavo di diventare un giudice. Ci sono riuscito, oggi sono giudice in corte d’Assise. Io guardo nell’utero sociale per strappare con le mie proprie mani le ragioni che inducono l’uomo al delitto. Per esperienza so che il particolare, il più insignificante e modesto, è in realtà l’indizio che porterà alla verità. Continua..
Remo Bassini, “La donna che parlava con i morti”, Ed. Newton & Compton
Pubblicato da Tittyna
Remo Bassini “La donna che parlava con i morti”
Ed. Newton & Compton – Collana Nuova narrativa – 2007
È una storia d’amore, l’ultimo romanzo di Remo Bassini. Una tormentata, incompiuta, struggente e rabbiosa storia d’amore. Potrebbe bastare questo, forse, per dire tutto delll’ultimo romanzo di Remo Bassini. Ma sarebbe poco, forse addirirttura niente, ad essere sinceri. Perchè “La donna che parlava con i morti” è anche una storia di dolore, che attraversa senza pietà quasi tutti i personaggi. È una storia di misteri, di segreti, di morti e di scomparse. È una storia di indagini all’italiana, tra le pieghe della provincia silenziosa e la città, con i suoi giochi di potere. È la storia di grandi donne come Anna Antichi, la protagonista. Ma è anche la storia di Cecilia, di Viviana, di Antonella. Personaggi vivi, completi, donne che potrebbero uscire da qualunque portone, lungo la via di casa.
È anche la storia di grandi uomini, laddove grande non sta per perfetto. Come Fabrizio, ispettore di polizia ed amore inseguito e sfiorato da Anna. Di Leone Antichi, il padre di Anna. È anche la storia di Attilio Gestacci, maresciallo dei carabinieri, e di Antonio, delinquente pentito. Continua..
Marino Magliani, Quattro giorni per non morire, Sironi Editore, collana Spore - recensione e intervista all’autore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Marino Magliani
Quattro giorni per non morire
Sironi Editore, collana Spore
Ci sono giorni che passano tutti uguali senza mai un incidente né una sorpresa. Ci sono giorni che sono di sicura monotonia dove a predominare è il sentimento che la vita sarà lunga, sicuramente destinata a una pacifica vecchiaia. E forse per vivere a lungo il segreto sta nel non porsi alcuna domanda né pretendere di più dell’aria dell’acqua e del pane che abbiamo a portata di mano perché fortunati d’esser nati in una regione aprica e modestamente ricca con un governo stabile. Eppure la vita è una incognita, soprattutto per quegli animi inquieti che non si accontentano di sopravvivere a sé stessi: è quanto accade a Gregorio, detto Colibrì o Brì, che in giovane età si reca in una terra lontana, nell’America Latina, con alcuni amici, alla ricerca di un tesoro grande, quello che potrebbe spiegare almeno in parte il mistero della loro esistenza o renderla migliore. Gregorio è giovane, ha tutto davanti a sé, il sole lo bacia in fronte: ma accade qualcosa che presto lo sprofonda nelle latebre più infinite del suo Ego disegnandolo sull’abisso del non-ritorno.
Continua..





























