Novità Sironi / “Non il solito giallo” (e: presentazione a Milano)
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Novità Sironi / “Non il solito giallo” (e: presentazione a Milano)
“Non il solito giallo, ma un noir a tinte forti: un serial killer di travestiti getta il panico nella Milano notturna, tra sparatorie all’Ortica e cadaveri ritrovati nel Naviglio. Sottotraccia di Massimo Cassani (Sironi Editore) si candida ad essere l’esordio poliziesco più sorprendente dell’anno”. (Gian Paolo Serino in Repubblica, ed. Milano).
Massimo Cassani presenterà al pubblico il suo romanzo Sottotraccia. Le inchieste del commissario Micuzzi mercoledì 3 dicembre 2008, alle 18, a Milano presso la Libreria del Corso (Corso Buenos Aires 49). Nelle vesti di presentatori, Gian Paolo Serino e Paolo Roversi.
[la storia di questo romanzo] [il booktrailer] [l'autore in FaceBook]
Se sei nuovo di qui, dovresti iscriverti al nostro RSS feed. Qui ti spieghiamo cosa sono i feed Grazie per la visita!
Volk
Pubblicato da Luigi Milani
VOLK
di Graziano Cernoia e Marco Pasquini
Questa è una storia che guarda lontano.
Lontano, al di là del mare Adriatico e del Mediterraneo, al di là di quelle che chiamiamo etnie, di quelle che chiamiamo religioni e di ciò che viene definito confine di stato.
Questa è una storia che parla di gente, vista attraverso gli occhi di un ragazzo che ha girato per il mondo cercando di lasciarsi alle spalle tutto quello che gli anni ottanta lo avevano fatto diventare.
È una storia che racconta del suo carattere, della rabbia, delle sue fortune e disperazioni. E di come si sia trasformato in qualcos’altro, andando alla ricerca di un popolo che non si riconosce in nessuna bandiera.
Continua..
Un palazzo, gli scheletri e il cronista - di Remo Bassini
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
“Un libro che sento un po’ mio. Lo lessi per primo in una notte d’estate…
Stefania Nardini mi raccontava Napoli, da giornalista, con influenze tondelliane”
Un palazzo, gli scheletri e il cronista
Con la prefazione di Antonio Ghirelli sarà in libreria dall’11 dicembre
di Remo Bassini * (fonte: La Tribuna, 30 novembre 2008)
“Un palazzo. Non è che un vecchio palazzo. Di quelli fine Ottocento, come ce ne sono tanti a Napoli.
Perché lo chiamano il “Palazzo degli scheletri”?
La gente lo ha ribattezzato così per una storia che risale a un po’ di anni fa. Una storia degli anni settanta, di un’Italia e di una Napoli fine Novecento. Quando c’erano i cronisti che facevano il mestiere.
Un mondo che sembra essersi dileguato divorato dal tempo, e che invece in questa città è ancora vivo. Nonostante tutto…”
“Dotto’ currite! Venite ‘ccà. A via Duomo! Venite subito!”.
Bettona, agosto del 2007. Direttamente da Vercelli, città in cui vivo, sono ospite di Stefania Nardini e di Ciro Paglia. Sto con loro per tre giorni, poi le mie briciole di ferie, dieci giorni all’anno, proseguiranno nel Salento, in Puglia. Mi piace Bettona, profuma di Umbria, dalla casa di Ciro e Stefania s’intravede Assisi, profuma di Toscana: basta un’ora di macchina e sono a Cortona, il paese dove sono nato.
M’incantano sempre il verde e il cielo tosco-umbro, ma nell’agosto del 2007, lì a Bettona, sono per ore e ore e ore incantato da altro: da Ciro Paglia.
Io sono uno scrittore e sono anche il direttore di un piccolo, ma radicato, giornale di provincia, La Sesia di Vercelli, fondata nel 1871.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Gli scheletri di via Duomo Stefania Nardini - Tullio Pironti Editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Gli scheletri di via Duomo
Stefania Nardini - Tullio Pironti Editore
«Un palazzo. Non è che un vecchio palazzo. Di quelli fine Ottocento, come ce ne sono tanti a Napoli. Perché lo chiamano il “Palazzo degli scheletri”? La gente lo ha ribattezzato così per una storia che risale a un po’ di anni fa…».

Dall’11 dicembre 2008 è in libreria
Questo è un libro delizioso per tre motivi. […]
Il primo motivo, naturalmente, si identifica con il “giallo” intrinseco del racconto di Stefania Nardini: la storia che il protagonista, un cronista di “nera” del «Mattino» di parecchi anni fa, racconta con infernale abilità, a pezzi e bocconi, arrivando alla rivelazione della verità soltanto nelle ultimissime righe del romanzo ma attraverso una serie incessante di indagini, di illazioni, di cantonate, di intuizioni, di scoperte che sembrano dover culminare in una colossale delusione e che invece, quasi casualmente o se preferite miracolosamente, si traducono nella convincente ricostruzione finale di un duplice delitto che sta dietro al ritrovamento dei famosi “scheletri di via Duomo”, una grande strada napoletana, non a caso vicinissima a quella ancora più famosa, anzi famigerata, che è Forcella. […]
Ma è il terzo motivo che rende il libro delizioso: la scrittura.
Stefania scrive con la dinamite e impagina a modo suo, strapazzando il periodo ma esaltando la sintassi e la lingua, anche se questo suo racconto sembra tradotto dal dialetto napoletano […] perché descrive in buona lingua nazionale il sentimento, la furberia, l’amore, la pietà, la malinconia, la menzogna, l’imbroglio, che hanno fatto la fortuna della canzone, della poesia, del teatro, della musica napoletani. Stefania racconta le strade, i negozi, le abitudini, la sfrontatezza e la dolcezza del nostro temperamento, ma attenzione, lo fa di sfuggita, senza esagerare, senza indugiare, con la massima naturalezza.
Io confesso di essermi divertito e spero che anche il cortese lettore si diverta.
(dalla Prefazione di Antonio Ghirelli)
Stefania Nardini, giornalista e scrittrice, è una romana innamorata anche delle due città dove ha vissuto: Napoli e Marsiglia. Vive tra l’Umbria e la Provenza. È autrice di Roma nascosta (Newton Compton, 1984) e del romanzo Matrioska, storia di una cameriera clandestina che insegnava letteratura (Pironti, 2001). Con questo libro è stata la prima autrice italiana contemporanea tradotta in Ucraina. Ha fondato con Giulio Mozzi “Vibrisselibri”. Alcuni suoi racconti sono pubblicati su riviste letterarie e sulla rete Internet. Cura la pagina Scritture & Pensieri per il quotidiano dell’Italia centrale «Corriere Nazionale».
Gli scheletri di via Duomo - Stefania Nardini - Tullio Pironti Editore - 144 pagg. - ISBN 88-7937-486-9 - € 10
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Lettere a nessuno, un Moresco trash da evitare
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Lettere a nessuno
Un Moresco trash da evitare
di Giuseppe Iannozzi
Ennesimo libro spazzatura per Antonio Moresco che con “Lettere a nessuno” e le sue quasi 800 pagine ci propone una pletora di paranoie ombelicali ottime soltanto per mandare al Creatore eventuali scarafaggi che abbiano trovato ricovero negli angoli più ascosi delle nostre librerie casalinghe.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Cosimo Argentina - Maschio adulto solitario
Pubblicato da Alberto Carollo

Cosimo Argentina
Maschio adulto solitario
di Alberto Carollo
E’ un evento più unico che raro – di questi tempi – imbattersi in un libro di grande forza tematica e insieme espressiva come Maschio adulto solitario (2008, Manni, pagg. 310, Euro 17,00), l’ultimo romanzo di Cosimo Argentina, (Taranto, 1963). Rovesciando il canone del bildungsroman Argentina colpisce allo stomaco il lettore con un crudele romanzo di (de)formazione che annovera in sé elementi che vanno dal noir al grottesco, all’horror passando per la denuncia sociale. Mas – l’acronimo è dell’autore – è un volo a vite, una progressiva dissoluzione nel buco nero di una vita sorta sotto l’egida della sconfitta – e non è un caso la dedica “agli insicuri e agli indifesi”, posta a epigrafe di un’opera che a ben guardare parla esclusivamente la lingua ciancicata dei perdenti, carnefici o vittime che siano.
La polpa di questa vicenda è quella decennale, dai venti ai trent’anni, di Dànilo Colombia, protagonista del romanzo, al quale sarebbe di certo andato stretto l’assunto aristotelico per cui “l’uomo è un animale sociale”. Colombia è quanto di più distante da un filosofo, ancorché misantropo; la sua visione della vita non è un prodotto del pensiero ma dei suoi visceri, e il suo modello di riferimento è in una videocassetta guardata e riguardata con ossessione: Era la storia di Kuma e del suo branco. Questi cani lupo che correvano tra i ghiacciai dell’Antartide nell’inverno polare, tutti uniti nello sforzo di farcela e Kuma che invece se ne stava per conto suo fino a impazzire durante un’aurora boreale e finire in un crepaccio stritolato dai ghiacci.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Italo Gilles Lasalle. L’Elenco Universale delle cose tristi. collana i quaderni di Cico. Cicorivolta edizioni - comunicato stampa
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Italo Gilles Lasalle
L’Elenco Universale delle cose tristi
collana i quaderni di Cico
CICORIVOLTA EDIZIONI
ISBN 978-88-95106-41-0
© novembre 2008
pagine 140
euro 10,00
in copertina, olio su tela di Andrea Tarli
copywrite Emidio Giovannozzi
adattamento grafico di Phab Postini
Siamo negli anni del Risorgimento, periodo storico di grandi fermenti e rivoluzioni, ma anche di notevoli e fondamentali scoperte scientifiche. Una piccola locanda, la Pensione Marceau, narra le vicende dei bizzarri individui che vi hanno soggiornato tra il 1843 e il 1848. Uno di questi è il signor Ruppert, che riceve posta da tutta Europa: amici che gli segnalano le scoperte e le mode apparentemente più tristi del momento, allo scopo di contribuire a formare un Elenco Universale delle cose tristi.
Ma chi è veramente il signor Ruppert? Lo scoprirà il professor Poustkin, anziano docente, che a sua volta sta lavorando alla compilazione di un Elenco Universale delle parole vuote.
Fra gli altri personaggi, spicca Nadine, la tredicenne dal fare intrigante che gestisce il Café Marceau, apparsa un giorno da chissà dove, sulla cui vera identità si affannano il maggiore Blandino, richiamato alle armi, il reverendo Carraba, parroco del paese, e il notaio Anvrel.
Continua..
Nel cuore che di cerca Paolo Di Stefano a cura di Salvo Zappulla
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Nel cuore che di cerca
Paolo Di Stefano
A cura di Salvo Zappulla
Titolo: Nel cuore che ti cerca
Autore: Di Stefano Paolo
Prezzo: € 19.00
Editore: Rizzoli
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Scala italiani
ISBN: 8817021679
Pagine: 295
Rita ha dieci anni appena quando conosce il suo calvario. Rapita da un maniaco, rinchiusa in una squallida stanzetta tra topi e avanzi di cibo, con un televisore a tenerle compagnia, e seviziata per lunghissimi interminabili anni. Paolo Di Stefano, giornalista del Corriere della Sera e scrittore, racconta la storia di un’infanzia violata prendendo spunto da un fatto di cronaca, (la storia di Natasha Kampusch, la ragazza scomparsa a Vienna nel ‘98 e tenuta sequestrata per otto anni) sviluppa un noir psicologico dove i ruoli tra vittima e carnefice si intrecciano ambiguamente. Un tema che ricorre spesso nei suoi romanzi. Rita prova odio e affetto per il suo aguzzino, rabbia e speranza, più volte avrebbe la possibilità di fuggire ma rimane inerme accettando la sua condizione di schiavitù. E’ convinta di poterlo dominare, tra i due è l’uomo a sottostare, in quanto debole, in quanto morbosamente malato. Un romanzo intenso e coinvolgente, a tratti commovente, tremendamente attuale, che contiene elementi forti. Parallelamente il romanzo procede con l’incessante ricerca del padre della ragazza, un giornalista fallito, con una situazione familiare difficile, ma tutto sommato un personaggio positivo, caparbio, non privo di slanci poetici, il quale non intende rassegnarsi alla perdita della figlia.
Continua..
Intervista a: Paolo Di Stefano autore di “Nel cuore che ti cerca”
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Intervista a: Paolo Di Stefano
autore di “Nel cuore che ti cerca”

D. Di Stefano, questa è una storia dura, dall’impatto violento, perché ha voluta raccontarla ai suoi lettori?
R. Potrei rispondere che non sono io ad essere stato attratto da quel fatto ma è stato quel fatto a inseguirmi. La realtà è che uno scrittore, in genere, vive di ossessioni: una delle mie, che mi insegue (appunto) da quando ho cominciato a scrivere, è l’infanzia minacciata dagli adulti, dal mondo, dal destino, dalla malattia eccetera. L’infanzia minacciata, l’infanzia cui per qualche ragione è impedito di crescere. E’ un’immagine che mi risulta quasi insopportabile: non riesco a tollerare che un bambino soffra, mi pare profondamente ingiusto e inaccettabile, e forse è per questo che ci scrivo sopra i miei romanzi, dal primo (“Baci da non ripetere”) a “Tutti contenti”. Quando l’infanzia si trova, per qualche ragione, a sfiorare la tragedia o la morte, la mia sensibilità si accende quasi furiosamente e mi costringe a scrivere per liberarmi (almeno provvisoriamente) di quel trauma. Ecco perché mi sono messo a raccontare la storia di Rita. Ma alla fine forse per una risposta più convincente potrei ricorrere a Gadda: “Il mio libro è il prodotto di una normale attività fisiologica: l’ho scritto per la stessa ragione per cui il mio cuore batte, i miei polmoni respirano…”.
D. Certi traumi infantili si ripercuotono negativamente per l’intera esistenza, e spesso elementi esterni intervengono quando un minore non è protetto dai genitori. Quanto è importante il calore di una famiglia sana per la formazione di un individuo?
R. Mi rendo conto che continuo a girare intorno a questi temi trovando solo risposte parziali. Ho come l’impressione che le famiglie “sane” tradizionalmente intese non esistano più: c’è sempre qualche ragione endogena o esogena che interviene a turbare un equilibrio in genere già fragile. Tuttavia, è chiaro che la famiglia rimane il luogo centrale per la formazione (e per la deformazione, purtroppo) individuale. Per questo, la famiglia è sempre più un nucleo tematico interessante per la letteratura: è una sorta di inesauribile motore di immagini e visioni del nostro tempo. E’ come se in essa fosse contenuta una forza mitica di tensioni primarie. Me lo ha fatto notare Gabriele Pedullà in una sua recensione apparsa sul “Manifesto”: in fondo, la pedofilia che io racconto è il sintomo estremo dell’impazzimento in atto del ciclo delle generazioni. Il pedofilo non è oggi colui che sovverte l’ordine biologico ma colui che rende manifesto un principio più generale di una società di lolite dodicenni e settantenni. Una società fatta di adulti infantili e di bambini costretti a maturare troppo presto.
D. Rita, la protagonista del suo romanzo, instaura un legame quasi di complicità con il suo carceriere, chiamato da lei affettuosamente “Il signor Sergio”. Si sviluppano tra carnefice e vittima quei meccanismi contorti che rendono quest’ultima estremamente debole, incapace di reagire. Nel suo romanzo scava molto sulla fragilità della psiche umana. Cosa ha voluto fare emergere?
R. Non c’è intenzionalità nel mio racconto. Dunque, non posso dire di aver voluto far emergere qualcosa. Semplicemente, man mano che procedevo nella scrittura e via via che i personaggi prendevano voce forma e vita mi accorgevo che affioravano, a mia insaputa, meccanismi psicologici ambigui, doppi. Rita cominciava a dire di essere lei la più forte, quasi volesse proteggere il suo carceriere. Quando accadono delitti del genere, la televisione e le cronache dei giornali non ci dicono mai abbastanza: raccontano questi fatti restando in superficie, descrivendone le dinamiche e magari tirando fuori dal cappello ogni tanto qualche curiosità più o meno pruriginosa. Soprattutto non mettono mai in gioco i sentimenti, le psicologie delle persone, le emozioni profonde e autentiche. Per capire davvero ci vuole qualcosa in più. Ecco, io sono partito da lì, da dove poteva partire la letteratura, dalle parole e dalle emozioni, dalle parole che esprimono emozioni. E da lì a poco a poco si sono formati i personaggi. Direi che ho scritto questo libro per dare a Rita - ma anche a suo padre Toni Scaglione - la possibilità di raccontare la sua tragedia perché tornasse a vivere nel mondo. Per questo ho fatto un enorme sforzo di empatia. Ho cercato di immedesimarmi in lei e di lasciarla parlare dentro di me. Via via che il lavoro procedeva, questo processo di identificazione mi riusciva sempre più naturale. Mi sentivo come una sorta di ventriloquo che trascriveva sulla pagina la fragilità, le paure, le fantasie raccontate dalla ragazzina attraverso di me.
D. Lei è originario di Avola (SR). Ad Avola c’è l’associazione di don Di Noto che si batte incessantemente contro la pedofilia, un’ associazione di volontari. Pensa che le Istituzioni facciano abbastanza per combattere il triste fenomeno degli abusi sui minori?
R. I bambini vittime di abusi crescono in maniera esponenziale e preoccupante. Ammiro moltissimo le persone che si battono contro questa sciagura sociale. Ma non so se le Istituzioni possano davvero fare qualcosa attraverso dei decreti legge o altro. Ritengo piuttosto che si tratti di questioni più profonde non sanabili con atti legislativi o di polizia. Si tratta di questioni che affondano le radici nei valori culturali e morali della nostra società. Viviamo un’epoca di capovolgimenti spaventosi che rischiano di “giustificare” ogni tipo di deviazione o di perversione. Per esempio, trovo inammissibile l’uso che viene fatto in pubblicità e in televisione del corpo femminile e dell’infanzia. Bisognerebbe cominciare da una rivoluzione dei costumi e della cultura.
D. Come concilia la sua attività di giornalista con quella di scrittore?
R. Da un po’ di tempo le due attività convivono senza troppo confliggere. Sul piano pratico, è più semplice che in passato, perché essendo ormai da sette anni un inviato del Corriere non ho obblighi stretti di presenza in redazione e i tempi di lavoro sono molto più flessibili. Dunque posso organizzare meglio i tempi della scrittura “creativa”. Ma anche sul piano teorico le cose si sono semplificate: mentre prima pensavo che non dovessero esserci sovrapposizioni di sorta, oggi sono convinto che l’occhio e l’orecchio del giornalista possono essere utilissimi allo scrittore. E riutilizzo nei romanzi molti materiali raccolti sul campo. Certo, poi bisogna sempre tener ben distinte le cose nell’atto della scrittura: e cioè non cedere mai alla tentazione di fare il giornalista scrivendo romanzi e di fare lo scrittore facendo articoli di giornale.
di Salvo Zappulla
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
La seconda prova di Zafón dopo “L’ombra del vento”, una commedia noir un capolavoro ritrovato sulla guerra civile: tutto dedicato alla città catalana
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

La seconda prova di Zafón dopo “L’ombra del vento”,
una commedia noir un capolavoro ritrovato
sulla guerra civile: tutto dedicato alla città catalana
di DARIO OLIVERO - fonte: Repubblica.it
Della trama si può dire poco di più di quello riportato nel risvolto. Perché la questione è delicata. Lui è Carlos Ruiz Zafón, dieci milioni di copie vendute sette anni fa con L’ombra del vento. Ora eccolo al secondo romanzo, Il gioco dell’angelo (tr. it. B. Arpaia, Mondadori, 22 euro). Tante cose sono cambiate in sette anni. Le aspettative soprattutto. Allora un illustre sconosciuto divenne un autore bestseller cavalcando l’onda del passaparola, il più potente, incontrollato e imprevedibile strumento di marketing editoriale. Oggi, lo scrittore si è trasferito definitivamente a Los Angeles e in occasione dell’uscita del nuovo libro a Barcellona hanno organizzato un evento da rockstar con centinaia di giornalisti accreditati. Lui dice di non avere ansia, ma per il momento il libro è decollato sul fronte vendite ma il passaparola si è trasformato, anche se con il rispetto che si usa nei confronti di un amico, in un “bello sì, ma L’ombra del vento…”. In effetti. I punti forti sono: le atmosfere della Barcellona anni Venti, il ritorno del Cimitero dei libri dimenticati e l’aria gotica (e alcune sorprese) del primo libro, due figure femminili, la prima e l’ultima parte. Lo stratagemma narrativo assomiglia a quello del primo libro ed è una variante del Faust: un incontro misterioso che può realizzare il sogno del protagonista, in questo caso farlo diventare uno scrittore di successo. A molti il finale non è piaciuto, a molti non è piaciuta la lunga parte centrale, molti hanno trovato un po’ troppo facile usare certi colpi di scena per far decollare il tutto, molti hanno giustamente sottolineato l’eccessiva lunghezza del libro (676 pagine). Difficile non essere d’accordo su almeno uno di questi rilievi.
L’invidia di Velásquez: Fabio Bussotti ci sorprenderà! - Novità Sironi editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
L’invidia di Velásquez
Fabio Bussotti ci sorprenderà!
di Giuseppe Iannozzi
«Quando arrivò in Sironi, il romanzo si intitolava semplicemente Las meninas. Lo lessi, se non ricordo male, nel giugno dell’anno scorso. Ero in terrazza (la casa editrice Sironi è provvista di un’ottima terrazza), avevo sul tavolo davanti a me la consueta pila di dattiloscritti da leggere, e successe che, quel giorno, ne lessi solo uno. Las meninas, appunto. Non succede tanto spesso che io non sia capace, una volta iniziata la lettura, di fermarmi: di solito, quando trovo un testo che mi pare interessante, lo metto da parte per una lettura successiva. Invece con Las meninas cominciai a leggere, e non mi fermai prima di essere arrivato alla fine. Poi andai da Massimiliano Bianchini, il direttore editoriale, e gli dissi: “Questo romanzo qui ci ha un sacco di difetti, ma l’idea su cui si basa è una gran bella idea, e la costruzione è buona”». Così spiega Giulio Mozzi in un pezzo dal titolo “Novità Sironi / L’invidia di Velázquez, di Fabio Bussotti” che porta la sua firma.
“L’invidia di Velásquez” è l’opera prima di Fabio Bussotti, sostanzialmente un thriller che però ha la particolarità di serpeggiare fra docenti universitari, pittori, ricercatori e poliziotti, alcuni concussi, altri ancora un po’ imbecillotti, e uno o due un po’ troppo intelligenti e scaltri per poter essere apprezzati dai colleghi. I morti ammazzati tanti, come in tutti i thriller che si rispettino, altrimenti sarebbe un po’ difficile se non impossibile parlare di una storia poliziesca basata soprattutto sulla suspense. Non manca l’ironia; i personaggi, dal più insignificante a quello più importante, sono ben caratterizzati: c’è il commissario Bertone, scaltro e con qualche problema sentimentale non risolto, c’è il poliziotto alle prime armi costretto a far la spola dagli uffici dei colleghi al bar, c’è l’amico d’infanzia di Bertone ignorante ma figlio di papà che passa sopra i cadaveri di chiunque pur di far carriera. L’assortimento di poliziotti c’è tutto.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Torna Carlos Ruiz Zafón l’autore dell’Ombra del vento
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Torna Carlos Ruiz Zafón l’autore dell’Ombra del vento
Di Silvia Grilli - da Barcellona - Fonte: Panorama.it
Incontro Carlos Ruiz Zafón a Barcellona, la città dov’è nato e dove a volte ritorna per rivedere suo padre. È un gigante con la testa pelata e gli occhiali da vista, un incrocio tra un giocatore di baseball e un secchione. Dal 1993 vive a Los Angeles, dove 7 anni fa ha scritto L’ombra del vento (Mondadori), e ogni volta che io salgo su un treno, una metropolitana o un aereo trovo sempre qualcuno che lo sta leggendo.
È stato un successo lento, un romanzo magico in castigliano dove confluisce ogni genere: tragedia, commedia, thriller, storia d’amore. Accolto freddamente dai critici, ha viaggiato tra i lettori con il passaparola, vendendo più di 10 milioni di copie nel mondo, 1 milione e mezzo in Italia. È la storia dell’iniziazione sentimentale del ragazzo Daniel che, nella Barcellona della prima metà del secolo scorso, trova un libro maledetto che gli cambia la vita. Ha una scrittura suadente, un intreccio da feuilleton ottocentesco con passioni illecite, amori impossibili, follie omicide, intrighi e segreti nell’anima oscura della città.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Mauro Corona. I fantasmi di pietra.
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

Mauro Corona
I fantasmi di pietra
A cura di Renzo Montagnoli
Titolo: I fantasmi di pietra
Autore: Corona Mauro
Prezzo: € 8.80
Editore: Mondadori
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Oscar bestsellers
ISBN: 8804577371
Pagine: 278
Di questo suo libro l’autore ha detto “Ho scritto la Spoon River del mio paese perduto” e Mario Rigoni Stern, lo scrittore a cui Corona viene spesso accostato per le tematiche, ritenne che questo fosse il miglior lavoro dell’artista friulano, perché il racconto va con le stagioni e subito viene il desiderio di andare avanti nella lettura con ingordigia.
In queste due opinioni mi ritrovo anch’io, come si potrà meglio comprendere nella prosecuzione di questa mia.
Erto, da quando si staccò il 9 ottobre 1963 un’immensa frana dal monte Toc, precipitando nell’invaso del Vaiont e sollevando un’onda altissima che sconvolse gli abitati vicini e rase al suolo in pianura il paese di Longarone, è un agglomerato di case abbandonate, in cui la natura avanza riprendendo possesso di quello che le era stato tolto.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Intervista a Antonella Piperno e Piero Valesio. E vissero felici e lontani. Giulio Perrone Editore
Pubblicato da chiaraperseghin
Intervista a
Antonella Piperno e Piero Valesio
a cura di Chiara Perseghin
Protagonisti dell’intervista di questo mese sono due PAD. Non conoscete questa sigla? Bene, allora seguitemi in questa intervista alla quale Antonella Piperno e Piero Valesio hanno accettato di rispondere. Scoprirete così il significato di PAD e troverete sicuramente l’ennesino libro da comperare: la loro prima fatica letteraria “E vissero felici e lontani.”

1) Ciao Antonella e Piero, grazie di avere accettato il mio invito. Per cominciare raccontateci qualcosa di voi. Chi è Antonella Piperno e chi è Piero Valesio?
Antonella è una romana 46enne, mai sposata, niente figli, che lavora nella redazione romana di Panorama occupandosi di attualità e costume e nel tempo libero si precipita a giocare a tennis, sua passione da sempre. Piero è un 46enne torinese con un matrimonio alle spalle, un figlio 15enne, che lavora a Tuttosport dove segue tennis, motori e cura una rubrica di critica tv. E’ anche lui un giocatore appassionato di tennis e firma una rubrica di «fantatennis» su Tennis italiano. Questo, per tutti e due, è il primo libro.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Lapsus, Flavio Pagano, i sognatori edizioni
Pubblicato da Alberto Carollo

LAPSUS
Flavio Pagani
recensione di Alberto Carollo
Quando il recensore fatica non poco a collocare il libro di un autore che ha da poco terminato di leggere, è facile il ricorso a categorie di genere, di stile, di comparazione con autori già consolidati e di ampia fruizione, nel tentativo - spesso posticcio - di rassicurarsi, in primis per chi scrive, e di agevolare l’avvicinamento (o favorirne l’acquisto in certi casi, se guardiamo la faccenda dal mero punto di vista del mercato) al lettore curioso e dubbioso insieme.
Accade perciò che nel caso dell’opera prima di Flavio Pagani, Lapsus (I sognatori, pagg. 200, Euro 10,90) noi si proceda a tentoni, appoggiandoci alle grucce del catalogo del suo editore, e si finisca per etichettarlo sommariamente come “romanzo surreale”. Potremmo altresì avvicinarlo a autori che bene o male hanno costituito parte integrante del bagaglio di letture del nostro scrittore di origine ticinese, classe 1967, attualmente gravitante tra Pavia e Milano, ma gli renderemmo giustizia? In effetti in Pagani, per utilizzare una metafora gastronomica, c’è un miscuglio di ingredienti: qualche etto di Omero, un pizzico di Calvino e di Rodari, una spennellata di Benni e Pennac, una grattugiata di Queneau, Salgari a tocchetti, e ancora aromi di Verne, Ende, di Carroll e qualche altro ingrediente misterioso per il quale potremmo anche indire un concorso. Ma se noi presentassimo questa ricetta a una decina di cuochi è probabile che ci presenterebbero altrettante pietanze dai gusti più diversi. E allora diciamocelo chiaro e tondo: Pagani è Pagani e nulla più.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Novità Sironi / L’invidia di Velázquez, di Fabio Bussotti
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Novità Sironi / L’invidia di Velázquez, di Fabio Bussotti
di giuliomozzi
Arriva in libreria tra oggi e venerdì un nuovo romanzo pubblicato dall’editore Sironi, per il quale lavoro dal 2001. Il titolo è L’invidia di Velázquez. L’autore è Fabio Bussotti, di professione attore (soprattutto di teatro: attualmente è in tournée con La parola ai giurati di Reginald Rose, regia di Alessandro Gassman).
L’invidia di Velázquez è prima di tutto un romanzo divertente. Tecnicamente, è un giallo: ci sono dei morti ammazzati (parecchi, e prevalentemente professori universitari), c’è un investigatore, e c’è un enigma, un segreto da scoprire. Ha però spesso i toni della commedia, e fa qualche giro di valzer dalle parti del romanzo storico. Lo si potrebbe forse ascrivere alla recente categoria dei “thriller d’arte”, visto che tra i personaggi ci sono Velázquez e Pablo Picasso - e che la soluzione dell’enigma passa attraverso l’interpretazione del celebre quadro Las meninas: una delle opere d’arte che, nei secoli, hanno subito più tentativi di interpretazione.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Valentino Rocchi - 1504 – Notte all’Hostaria “La Guercia”. Pandolfo Collenuccio uomo di corte del XV secolo
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Valentino Rocchi - 1504 – Notte all’Hostaria “La Guercia”.
Pandolfo Collenuccio uomo di corte del XV secolo
A cura di Renzo Montanoli
Titolo: 1504. Notte all’Hostaria «La Guercia». Pandolfo Collenuccio uomo di corte del XV secolo
Autore: Rocchi Valentino
Prezzo: € 18.00
Editore: Agemina
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Il romanzo storico
ISBN: 8895555112
Pagine: 296
Già ho scritto qualche tempo fa di questo bellissimo romanzo storico, allorché risultava edito da Argalia e con il titolo di Notte all’Hostaria La Guercia.
Mi risulta quindi difficile riparlarne in altri termini, per quanto in questa seconda edizione non sia cambiato solo il titolo, ora più indovinato ed esplicativo, ma anche perché opportunamente l’autore ha colto l’occasione per apportare piccole modifiche, per la verità nulla di importante, ma che hanno finito per perfezionare un’opera già originariamente di elevato livello.
A suo tempo avevo scritto che era un capolavoro e anche ora il mio giudizio resta invariato, perché l’impronta, la struttura mantengono le stesse caratteristiche che così tanto mi avevano impressionato.
Quella notte trascorsa in una cameretta dell’Hostaria La Guercia è lunga un’intera vita, costituisce l’occasione per l’uomo Collenuccio di ripensare al lungo percorso che l’ha portato fin lì. E se il personaggio storicamente si presenta di notevole interesse, quello che permea di grazia tutta l’opera è la sua essenza, è quello spogliarlo dei panni di protagonista famoso di un’epoca per metterlo a nudo, per ricondurlo al suo stato di uomo fra gli uomini.
È solo così, infatti, che ci è consentito di avvicinarlo, di vivere con lui, di essere parte dei suoi sentimenti.
Continua..
Intervista a: Valentino Rocchi, autore del romanzo storico “1504 - Notte all’Hostaria La Guercia Pandolfo Collenuccio uomo di corte del XV secolo”
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Intervista a: Valentino Rocchi,
autore del romanzo storico
“1504 - Notte all’Hostaria La Guercia Pandolfo Collenuccio
uomo di corte del XV secolo”
A cura di Renzo Montagnoli
1) È appena uscito questo tuo romanzo storico, una riedizione, riveduta e corretta - in verità assai poco, perché già la versione originaria era di alto livello - del precedente Notte all’hostaria La Guercia edito da Argalia. Ci vuoi dire brevemente di cosa si tratta?
Della vita avventurosa e tragica di un uomo di corte, illustre per molti suoi meriti (giurista, letterato, oratore insigne, ambasciatore, naturalista, poeta, polemista, latinista e grecista…) vissuto nell’epoca convulsa del rinascimento italiano, così ricca di vicende storiche e scandalistiche secondo la morale che, nei ceti più evoluti, era (pare impossibile) ben peggiore di quella della società moderna che oggi lamentiamo.
2) Perché la figura di Pandolfo Collenuccio ti ha interessato così tanto?
Mi permetti una risposta scherzosa? Perché era un vicino di casa. Si dà il caso che per alcuni anni della mia vita io, a Pesaro, sia vissuto in via Pandolfo Collenuccio, nello stesso isolato dove adesso, della sua casa distrutta da eventi bellici, è rimasto soltanto un portale rinascimentale di pietra. Avevo sentito vagamente parlare dell’uomo, come vittima dell’ingratitudine dei potenti. Così quella vicinanza m’ha incuriosito. E poiché la curiosità è madre della conoscenza, mi son messo a cercare tutti gli avvenimenti che lo riguardassero.
È stato come giocare una partita a carte. Emozionante come un poker. Ad ogni documento che scoprivo, e mi piaceva farlo con lo scrupolo che si prova nello spillare le carte nella speranza di legare il punto, trovavo in quel mazzo almeno cento assi. Che mi è piaciuto mettere in ordine, aggiungendovi anche quel pizzico di fantasia che sarebbe dovuta servire a rendere il romanzo più leggero e avvincente.
3) So che hai attuato una meticolosa ricerca storica, premessa indispensabile del resto per poter trattare in modo attendibile la vita di questo personaggio. Ci sono sue caratteristiche in cui tu un po’ ti ritrovi e, se sì, quali sono?
Nelle vicissitudini della mia vita mi sono imbattuto nei maggiori disagi a causa del mio carattere indipendente, rifuggente ogni piaggeria di comodo. Se avessi tenuto il comportamento di buon cortigiano di Pandolfo, forse ne avrei tratto maggiori vantaggi.
Anche se, in fondo in fondo, non è che a Pandolfo sia andata proprio bene!
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Cinzia dà la sua impressione di lettura su Morte all’alba di Giuseppe Iannozzi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Cinzia dà la sua impressione di lettura su
Morte all’alba di Giuseppe Iannozzi
di Cinzia P.
Mettiamo le cose in chiaro, non ho certo la preparazione per giudicare o esprimere opinioni su un libro, che non siano semplicemente personali. Subito vi dico che se avete voglia di passare un fine settimana leggendo qualcosa di leggero magari sbirciando la tv, allora questo non è il libro per voi. Bisogna aver voglia di leggere veramente, non di scorrere… Un ambiente giusto, d’atmosfera, per capirci: una buona musica e magari un goccio d’amaro o di whisky, scegliete voi.
29 racconti duri, implacabili che lasciano uno strano sapore in bocca, che scuotono l’anima e l’indifferenza che spesso alberga in noi anche se inconsapevolmente.
Ma credetemi, la lettura non è faticosa: sembra incredibile ma tanto ti coinvolgono l’atmosfera, il susseguirsi delle emozioni e dei colpi allo stomaco che, seppur dolorante, ti trovi all’epilogo dei racconti quasi senza accorgertene.
Mi è piaciuto, e lo scrittore sa che se così non fosse lo direi. Alcuni racconti di più, altri meno, ma tutti mi hanno lasciato qualcosa. Sinceramente non so cosa chiedere di più ad un libro.
Acquista la tua copia
di Morte all’alba

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
INFANZIA DI UN ANGELO di Lucio Angelini
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

INFANZIA DI UN ANGELO
Dalla raccolta “Nuvole a colazione”, Panini Ragazzi, Modena, 1995
di Lucio Angelini
Fonte: http://lucioangelini.splinder.com
Dopo essere stato petrolio, lepre, felce, Anselmo si era incarnato adesso in un delizioso bambino dagli occhi viola, al centro di una moltitudine di messaggi che parevano emanare contemporaneamente da tutti gli oggetti e da tutte le persone verso di lui. Questo, almeno per un po’, gli fece confusione. Non era facile isolare uno alla volta gli elementi di quelle sue percezioni globali per metterli in opposizione o farli concordare con altre percezioni dello stesso ordine.
Un giorno vide un triangolo rosso e un quadrato rosso e capì che cos’era il rosso. Un altro giorno vide un bambino nero e un bambino giallo, e capì che cos’era un bambino. Un venerdì gridò forte, batté forte, saltò forte, lanciò forte la palla e capì che cosa volesse dire forte.
Poco a poco capì che, nel mondo, c’erano delle cose forti, dure, pesanti, calde, grandi, lontane, alte… e altre deboli, molli, leggere, fredde, piccole, vicine, basse, sottili, lente. Era un mondo fatto di più e di meno, di destra e di sinistra, di dentro e di fuori. Ma che fatica organizzare lo sfarfallio delle qualità delle cose!
C’erano uomini grandi e piccoli: il suo babbo era enorme, la mamma gli arrivava alla cinta, ma a sua volta lui arrivava alle ginocchia della mamma. E avevano una macchina che andava veloce, ma che poteva anche rallentare e fermarsi, se lui chiedeva di fare la pipì.
Potevano scegliere di andare verso il mare o verso le colline, da soli o invitando anche la cugina Clementina.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.





