Leonardo Colombati e Perceber. Intervista all’autore a cura di Iannozzi Giuseppe
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Leonardo Colombati
Perceber
intervista all’autore a cura di Iannozzi Giuseppe
Una molto vecchia intervista. Si era sul finire del 2005 o giù di lì. In libreria usciva il primo romanzo di Leonardo Colombati, Perceber. Divise la critica. Chi lo osannò e chi lo distrusse senza pietà. Colombati, nel bene e nel male, fece parlare di sé.
In seguito Colombati diede alle stampe Rio per i tipi Rizzoli. Un flop disastroso. Leonardo Colombati ha di recente pubblicato un altro romanzo, per Mondadori, Il re: nessuno o quasi si è accorto di lui. Un altro flop? Così parrebbe.
Oggi Perceber viene ristampato, ma non per Sironi editore. Vabbe’. E’ però ancora disponibile nel catalogo Sironi. Fateci sù un pensierino, perché questo è il solo lavoro di Leonardo Colombati che val la pena di leggere. [ g.i. ]
1. Dovremmo forse iniziare con una domanda semplice prima di passare a quelle difficili veramente. Ma non è detto che sia facile rispondere a questa prima domanda che ora ti pongo: chi è Leonardo Colombati, l’Autore di “Perceber”?
Sono nato trentacinque anni fa a Roma, dove ho sempre vissuto, ad eccezione di due anni trascorsi a Londra). Mi sono sposato nel 1999 con Gaia ed ho due figli, Margherita (4 anni) e Matteo (2 anni). Per guadagnarmi da vivere vendo cavi in fibra ottica per conto di un’azienda inglese. Durante la mia non troppo significativa esistenza sono progressivamente ingrassato fino a raggiungere un “peso-forma” che lo sarebbe davvero se fossi grosso come Primo Carnera; e ho fatto in tempo a godermi due scudetti della Roma e una lunghissima serie di cocenti delusioni subite allo Stadio Olimpico, in Tribuna Tevere, dove sono abbonato dal 1974.
2. Ormai tutti sanno che hai impiegato ben dieci anni per scrivere “Perceber”. Cosa ha significato per te impiegare così tanto tempo dietro alla stesura d’un romanzo? Quanto ti ha impegnato e quante risorse hai dovuto compulsare per arrivare alla stesura finale?
Per il primo libro hai vent’anni a disposizione; per il secondo, sei mesi. Perceber è nato quando, a dieci anni, mio padre mi regalò il Tom Jones di Fielding in una vecchia edizione della Garzanti, con la copertina di tela beige e un leone rampante nell’angolo in basso a destra. Lette le prime sessanta pagine, decisi che volevo fare lo scrittore. Fino ai miei quindici anni, non avevo nessuno con cui condividere la mia passione per la letteratura. Poi, un’estate, conobbi un ragazzo di Milano: Bernardino. Era un incrocio tra il Bruce Springsteen ritratto sulla copertina di Darkness on the edge of town e Joe Strummer dei Clash. Andava in giro in bicicletta con un cappotto nero, leggero, e quando le falde prendevano vento sembrava un pipistrello. Non solo gli piacevano i libri, ma sembrava averli letti già tutti. È stata la prima persona con cui ho potuto parlare di letteratura, e ancora adesso accolgo qualsiasi suo giudizio come il Vangelo. In quelle estati trascorse in Versilia s’andava perfezionando in me la scissione che sarebbe diventata una cifra definitiva del mio carattere. Con Bernardino discutevo di Borges sotto l’ombrellone, stando attendo a non abbronzarmi perché mi sembrava che il pallore potesse bastare a donarmi un’aria da “intellettuale”. Poi, la sera, cantavo Roma capoccia a squarciagola in un piano-bar. Questo per dirti che, ad esempio, ora che è uscito Perceber, la maggior parte della gente che mi conosce non riesce a far coincidere la mia immagine da cazzone con quella di uno che per più di dieci anni s’è messo davanti alla macchina da scrivere e al computer. “Ma quando l’hai scritto?”, mi chiedono. E capisco che non lo so nemmeno io.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Paolo Cherubini per un amore oltre il tempo e lo spazio Historie d’amour
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Paolo Cherubini per un amore
oltre il tempo e lo spazio
Historie d’amour
di Iannozzi Giuseppe
Per parlare di Historie d’amour di Paolo Cherubini è doveroso far riferimento a due autori francesi contemporanei: Marc Levy e Guillaume Musso, che nei loro romanzi inseriscono parecchi eventi più o meno sovrannaturali, appartenenti al mondo onirico e ad una linea spazio-temporale parallela. Per Paolo Cherubini questa volta c’è un romanzo che è una storia d’amore tout court, come preannuncia il titolo – non c’è via di fuga, l’amore è la prima e l’ultima necessità dell’uomo e chi non l’ha conosciuto, per codardia o paura, muore da solo e insoddisfatto.
Checché se ne dica, l’uomo ha da sempre cercato di allontanare da sé la nera falce della Morte per avvicinarsi agli Dèi da esso immaginati in gran pletora e con sembianze sempre diverse, a seconda dell’èra che l’ha visto protagonista. L’immortalità è il sogno dell’uomo ancor oggi e c’è ragione di credere che lo sarà sino all’estinzione dell’umanità tutta: la scienza riuscirà ad allungare la vita dell’individuo ma mai a fermare il processo d’invecchiamento delle cellule, che sono programmate per morire e che sono quindi deperibili, come qualsiasi cosa organica presente in natura. Solo se l’uomo riuscisse a dimostrare l’esistenza di Dio e a carpirgli il segreto del suo inalterabile DNA, potrebbe rendersi simile a lui e sfidarlo anche. Oggi, tuttalpiù può illudersi che le religioni dicano il vero e che la reincarnazione sia una possibilità di tornare in vita su questa terra, seppur in un corpo diverso e con pochi frammentati ricordi forse, più simili a déjà vu che a dei veri e propri brandelli di passato.
Paolo Cherubini ci racconta una favola d’un amore impossibile, che solo una reincarnazione degli amanti, in un altro tempo ed epoca, potrebbe salvare, consolidare e consumare. La storia ha inizio sul finire dell’Ottocento: l’ottuagenario Cornelio Rufo, di professione esploratore, s’innamora d’una donna più giovane di lui e che per altro è già sposata. Cornelio è un galantuomo e non ci pensa assolutamente a strappare la donna a un altro. E’ una persona di sani principi; non può però negare che il suo cuore batte per lei, pur ammettendo che lui Cornelio è un vecchio, di carni fruste e di rughe che non si contano per quante sono. Per Cornelio e Grimilde l’unica possibilità è quella di reincarnarsi, giovani e liberi entrambi, in un altro punto della linea spazio-temporale. Perché anche Grimilde ama Cornelio, ella accetta di condividere con il vecchio esploratore la promessa – e la scommessa – di incontrarsi e di amarsi se gliene verrà data la possibilità. Cornelio è un sognatore, ma è anche un uomo pragmatico: si mette in contatto con una strana setta, quella del Grifo, nella speranza che un giorno, lontano non si sa quanto, possa riportare in vita lui Cornelio e la sua Grimilde. Cornelio e la setta del Grifo già sul finire dell’Ottocento hanno in mente qualcosa di molto simile a quella che oggi la scienza indica col nome di clonazione. Già nell’Ottocento si parlava di biotecnologie, seppur il DNA non fosse stato scoperto e poco o nulla si sapesse di come avviene la riproduzione umana. Ovvio che c’è molta molta immaginazione, come in ogni romanzo d’avventura e d’amore, e di fantascienza. Tuttavia in Historie d’amour di Paolo Cherubini la fantascienza soggiace a un romanticismo spietato… spietato perché nei decenni a venire, per far sì che Cornelio e Grimilde tornino in vita, non poche vite saranno sacrificate sull’altare della scienza, anche di quella nazista.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Elido Fazi. Bright Star. Vita breve di John Keats. L’unico romanzo sulla vita del Poeta – Fazi editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Elido Fazi
Bright Star. Vita breve di John Keats
L’unico romanzo sulla vita del Poeta
Sulla scia di un rinnovato interesse per la figura di John Keats, Bright Star ripercorre l’ultimo periodo della vita del poeta, diviso fra difficoltà economiche e travagliate vicende familiari. Con una costruzione narrativa a salti, frammentata, che imita e riflette la natura complessa dello stesso Keats, è ricostruita la personalità di un uomo che, affascinato dalle potenzialità della parola, si ritrovò, proprio in quello stretto giro di anni, a meditare sulle contraddizioni della vita.
In questo ritratto intimo che è prima di tutto resoconto esistenziale, l’incontro con personaggi come Shelley, Wordsworth, Coleridge, passa attraverso lo sguardo di un giovane di origini modeste ma dotato di una sensibilità speciale. La volontà di realizzare un’opera che fosse sintesi perfetta del suo pensiero si intreccia nel libro con episodi anche tragici riguardanti il destino dei fratelli, mostrando quanto momenti di esaltazione e momenti di sconforto si alternassero incessanti nella mente del poeta destinato a così breve esistenza.
Anche l’amore per Fanny, in cui culmina il desiderio di una comunione tra anime e una sorta di complicità non solo affettiva, intesa ideale e spesso in bilico tra ossessione e indifferenza, diventa qui ulteriore momento di riflessione. L’autore di questo libro, nella sua libera e appassionata interpretazione di Keats, riutilizza con disinvoltura la straordinaria opera poetica nonché l’ironico e ricchissimo epistolario originale, restituendo la figura del poeta, ma anche dell’uomo, nei suoi aspetti più inediti e nascosti. Grazie alla sua personale esperienza di editore, in più, Elido Fazi, in una sorta di identificazione con il suo personaggio, di cui ricostruisce stati d’animo e situazioni, adombra nelle figure del romanzo personalità legate al mondo intellettuale contemporaneo per un racconto intenso ed entusiasmante che ha tutto il sapore di un innamorato omaggio.
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
“Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta”, Fermenti Editrice
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Quattro stracci, una rupia
e una bambola di cartapesta
Felice Muolo
Barbie e la bambola di cartapesta
di Stefania Nardini
Non ci vuole solo sensibilità ma anche coraggio per scrivere un libro mettendosi nella pelle di un bambino. Di bambini si può scrivere raccontando delle storie, si può scrivere per loro, ma costruire come protagonista una bambina di nove anni, indiana, adottata da una coppia di italiani, è un’impresa che richiede talento.
Felice Muolo, l’ha fatto, ed è riuscito a far parlare Pragasi immedesimandosi nei suoi sentimenti, nelle sue paure, nelle sue emozioni. Un libro “Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta” (ed. Fermenti) che dovremmo leggere tutti. Il romanzo si legge in un soffio. Ed ogni pagina lascia riflettere, facendo sgranare gli occhi quando la bambina racconta del suo arrivo in Italia. Della sua Barbie che un turista le aveva donato, e con la quale le fu vietato di giocare, altrimenti sarebbe risultato un vistoso privilegio per gli altri orfani dell’istituto dove il sogno è un miracolo: avere dei genitori. Il bisogno d’amore di Pragasi è commovente. E’ nei suoi piccoli gesti, in quel suo guardare il nuovo mondo in cui si trova.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Francesca Mazzucato – Romanza di Zurigo mosaico eretico e visionario – intervista all’Autrice
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Francesca Mazzucato
Romanza di Zurigo
mosaico eretico e visionario
a cura di Iannozzi Giuseppe
1. “Romanza di Zurigo. mosaico eretico e visionario”: non è un diario di viaggio, è invece un insieme di mosaici, di inserti in prosa poetica dove tu, Francesca, dipingi Zurigo e le emozioni che essa ti suscita. Per quale esigenza tua, letteraria, è nata la “Romanza di Zurigo”? Un po’ della sua genesi la racconti nel libro, vorrei però che aggiungessi dei particolari inediti.
La Romanza è nata durante una serie di viaggi a Zurigo che ho compiuto – e che progetto di continuare riprendendo in mano presto un progetto a cui stavo lavorando – perché mi accorgevo che tante cose debordavano dalla mia rigida scaletta.
Mi accorgevo di tante cose importanti che uscivano dalla mia storia, dalle ricerche di tipo essenzialmente economico che stavo svolgendo. C’erano elementi quasi fisici della città, mi travolgevano e non riuscivo a rimanerne indenne. Diventavano brandelli, spezzoni, lembi, cose che avevano dentro un’urgenza profonda e che dovevo far combaciare.
Narrazioni di pelle, strane in un luogo che nell’immaginario non è certo caldo, affettuoso, morbido. Eppure. Così ho cominciato a sedermi negli Starbucks e a scrivere e scrivere e scrivere, oppure a stare in albergo, spiare e fotografare dalla finestra la vita e le abitudini e scrivere e scrivere e scrivere sempre (qualche distrazione, a tratti, nel libro ci sono).
Da tempo, poi, avevo questo sogni di una collana di “storie di viaggio indefinibili ed eretiche”, di carnet immaginari e anche inventati, filtrati dall’occhio dello scrittore. In uno degli intervalli del mio frenetico andirivieni con la città elvetica ne ho parlato con Francesco Giubilei, giovane ed entusiasta editore di Historica e il progetto della collana che la Romanza apre e inaugura ha preso forma.
2. La scoperta di Zurigo, città all’apparenza algida, è in realtà una nevralgica rincorsa verso le orme di James Joyce, una ricerca della sua memoria e non da ultimo del suo corpo. Ma è anche la possibilità di incontrare il fantasma ottantenne di C. Gustav Jung, chiuso nella sua casa-torre. E, di tanto in tanto, lo spettro androgino e tormentato di Annemarie Schwarzenbach. C’è un fil rouge che lega questi tre personaggi lungo la promenade che tu, Francesca, affronti quotidianamente per le strade di Zurigo
C’è, c’è. Forse un po’ presuntuoso, ma neanche tanto se si pensa alle vite disperate che vissero, alle perdite e alle ferite di Joyce e di Annemarie Schwarzembach. Simili, a tratti uniti in una tragica predestinazione alla tragedia finale e con il demone della scrittura come ossessione, mania, necessità, dovere. Tarlo, la parola giusta. Erano tarlati, emarginati. Come me, come mi sento da sempre e, per questo, li ho percepiti compagni di viaggio, fantasmi guardiani del mio lavoro del mio scrivere e del mio fare creativo (scomposto, indisposto, frammentario, sbrindellato, erotico, carnale, mistico, difforme, diseguale).
(Jung è stato un po’ un elemento di collegamento fra loro, i genitori di Annemarie ci portarono lei in visita, sperando che potesse aiutarla in qualche modo, per superare quella che all’epoca era vista come malattia e anomalia, la sua androginia e l’omosessualità e Joyce ci portò la figlia che da tempo viveva disagi psichici di vario tipo, sperando in un qualche miracolo possibile che, naturalmente non arrivò.)
Joyce e Schwarzembach condivisero vite nomadi e inquiete e riuscirono a metterlo sulla carta, con esiti diversi, ovviamente, ma divenendo entrambi dei pionieri. Pioniera viaggiatrice, coraggiosa apripista a sperimentazioni anche teatrali Annemarie, pioniere e creatore del “punto d’origine” della letteratura moderna – e anche di quella contemporanea, secondo me, (ma non sono obiettiva), James Joyce. Della Letteratura e basta, diciamo con LA MAIUSCOLA.
3. Ricorrente è il tuo ricordare una persona in particolare, Samuele. Questa è domanda da gossipparo, ma la curiosità non è soltanto femmina, dunque ti chiedo di parlarci di Samuele: chi è per te? un amico, un fratello, una finzione? O un amante che perseguita le tue fantasie e che mette sotto torchio il tuo io più intimo?
Mi piacciono le domande che indagano aspetti gossippari. Sono giuste e legittime. Quindi, non solo non mi sottraggo ma rispondo volentieri.
Si, Zurigo in qualche modo combacia e coincide (anche nella narrazione che coinvolge spazi effettivi, esterni, con spazi interiori e spesso sovrappone i piani) con una persona verso cui la protagonista – io narrante prova un sentimento di nostalgia, bisogno, malessere, desiderio inappagato.
Samuele è una persona realmente esistente (mi piacerebbe molto, Beppe, dirti di più ma non credo sia giusto, è una specie di patto che feci con lui e desidero rispettarlo, raccontare ma entro certi limiti, anche se lo scrittore i patti non li rispetta mai, per adesso ci provo).
E’ un uomo molto bello che la protagonista – io narrante della Romanza ha amato da subito. Dall’istante in cui l’ha visto, il 28 ottobre 2008 in una radio bolognese dove non sapeva che l’avrebbe incontrato, dove non sapeva chi fosse. Lei era dietro, sulla porta, in attesa di partecipare a una trasmissione, lui di spalle, si è girato, ha sorriso, lei ha sorriso un po’ meno ma l’ha visto e l’ha amato. E’ passato del tempo da allora, non poco, calcolando che, in seguito, si sono frequentati un pochino, conosciuti meglio (o peggio? mah) lui è sfuggito – fuggito fin da subito. Si è avvicinato e poi allontanato. Ha mostrato piacere a starle vicino e necessità di starle lontano, mettendo così in atto un meccanismo profondamente perverso e potente: queste cose legano più di tutte le altre.
(A lui ho dedicato, molte scritture a parte la romanza, pensieri sparsi, come questo http://francesca-mazzucato.blogspot.com/2009/10/senza-un-fotogramma-marginale.html e tante cose che si trovano in uno spazio che considero intimo e privato pur essendo un blog, “Parole perdenti”, e non ne ho mai parlato a nessuno con riferimento preciso a questa persona, sai Beppe, ma ci tengo a farlo con te, che mi hai posto la domanda appropriata.)
Possiamo dire che massacra il mio io più intimo perché tende a frenarlo nel suo slancio vitale, un io intimo che non gli chiede praticamente nulla (gli offre, gli si offre, in una nudità alla quale credevo impossibile arrivare, diciamo senza pelle) ma quel pochissimo che chiede, o domanda a bassa voce, viene frenato, radiografato, rallentato. E’ doloroso, a volte fa molto arrabbiare. A volte mi fa sorridere e intenerisce, a volte mi devasta.
La sua assenza alimenta scrittura – spero smetta presto ma non lo so – nell’aspettativa lui non esiste. Chiarisco, con lui si possono condividere cose in maniera asettica, è una persona per bene e seria e fa cose belle, questo tipo di sentimenti appartengono a una sfera soggettiva, non sono cose che “imputo” a questa figura. Esistono. Forse ci potrebbe essere un brandello di attenzione all’offerta nuda d’amore, credo sia un delitto non farlo, ma è facoltà di ognuno. Mi capita anche di pensare che, in fondo, sia una finzione, un feticcio di bisogni stratificati insieme. Di sicuro, la cosa a cui posso paragonarlo con maggiore facilità è un’astanteria. Una sala d’aspetto del pronto soccorso di un ospedale. Lo percepisco così, sento che potrebbe/potremmo curarci e riempire tante necessità intime (vicine all’abisso) e che invece resta un’asettica freddezza.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
histoire d’amour di Paolo Cherubini – Sironi Editore – in libreria dal 3 febbraio 2010
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Sironi Editore pubblica
histoire d’amourPaolo CherubiniIn libreria dal 3 febbraio 2010
|
||
256 pagine – 16,50 euro
|
Un romanzo che, sull’orma del realismo magico sudamericano, unisce scienza, storia e magia. Accosta gli algidi studi di genetica alla follia di una reicarnazione per amore; la clonazione all’idea di eternità. Le storie dei protagonisti attraversano i tragici avvenimenti del secolo passato: dalle ricerche eugenetiche del nazismo ai desaparecidos argentini. Una storia dove con delicatezza e crudeltà fiabesca si racconta di una grande battaglia ingaggiata contro l’idea stessa di mortalità. |
|
| Agli albori degli studi di genetica, il sogno di un vecchio avventuriero sopravvive ai più cupi avvenimenti del Novecento, per giungere intatto al suo epilogo, dall’Italia all’Argentina, dopo cento anni. Tra passato e presente, un romanzo in cui l’amore si dimostra la più ostinata e duratura delle passioni umane. Paolo Cherubini, studioso dei meccanismi del pensiero umano, è professore di Psicologia presso l’Università di Milano Bicocca. |
«La notte del 24 dicembre 1888 Cornelio Rufi, apritore di piste nel grande Nord, seguace del Grifo, ultimo dei Rufi Ciamuni di Torlonia, morì. Ne mantenne memoria la piccola Edvige che, avendo imparato a parlare a due anni, ne aveva trascorsi ormai cinque a chiacchierare con il vecchio gentiluomo». Cornelio e Edvige, il vecchio e la bambina, sono i due grandi protagonisti di questo romanzo. Lei, figlia di poveri contadini, non ha mai dimenticato l’anziano amico e benefattore e il sogno che lui le ha affidato prima di morire. Un sogno d’amore, quasi folle, quello di Cornelio: tornare a vivere, in corpo e spirito (secondo il credo della setta del Grifo di cui è membro) insieme a Grimilde, la donna che ha amato ma con cui non ha potuto vivere. Decenni più tardi Edvige, bella e ricchissima, si scopre ancora fedele alla promessa che la lega a Cornelio fin dall’infanzia. Per poterla compiere deve finanziare ricerche scientifiche segrete, ardue e costose. Senza esitazione, Edvige accetta qualunque compagno di strada, purché le possa essere utile: vecchi studiosi seguaci del Grifo, ricchi industriali come lei e perfino i nazisti, tanto interessati al progetto da sacrificarvi molte vite innocenti. Alla morte di Edvige sembra morire anche il sogno di Cornelio. A rimetterlo in gioco, vent’anni dopo, è Luca, un giovane studente della facoltà di Storia: sulla base di minimi indizi e guidato da un misterioso intuito, ricostruisce a poco a poco una sorprendente vicenda. L’antica promessa tra il vecchio e la bambina, che ha bruciato più di un’esistenza, arriva a compiersi con modi e tempi del tutto inattesi. |
|
Il sito ufficiale del libro:
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Premio Strega per Iannozzi Giuseppe
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
|
Premio Strega di Iannozzi Giuseppe collana bloody night |
copia il codice ed incollalo sul tuo blog o sito
se mi vuoi dare una mano a pubblicizzare Premio Strega
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
C’è un’altra Julia nella tomba dell’amore per Cinzia Pierangelini
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
C’è un’altra Julia
nella tomba dell’amore per Cinzia Pierangelini
di Iannozzi Giuseppe
“Un’altra Julia”: questo libro di Cinzia Pierangelini, scritto con il rigore linguistico che abbiamo imparato a conoscere e ad amare grazie a lavori quali “Il muro di Eraclito” e “‘A Jatta”, è romanzo breve, saga di due famiglie, ma è soprattutto il ritratto di Julia Pastrana, dapprima creatura angelicata poi freak, donna volpe per uno strano scherzo del destino.
I freaks, questi scherzi della natura, sono stati per lungo tempo al centro dell’attenzione d’una esagerata narrativa popolare, che li ha dipinti ora con vesti nemiche ora eroiche.
Freaks, o mutanti che dir si voglia, negli ultimi anni sono tornati alla ribalta grazie a fumetti e film: dall’Universo Marvel, Wolverine – parto di tre menti (Len Wein, Herb Trimpe e John Romita Sr.) – ama ripetere “Sono il migliore in quello che faccio. Ma quello che faccio non è piacevole”; e il pubblico ha subito imparato che i mutanti sono il futuro dell’umanità. O perlomeno l’illusione fallace che è stata distribuita alle masse lobotomizzate è che un handicap fisico e/o mentale possa in qualche modo servire all’evoluzione del genere umano, per renderlo migliore, più forte. La realtà è più amara, e Cinzia Pierangelini ce lo ricorda attraverso la storia di Julia.
Continua..
Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta, di Felice Muolo
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta
di Felice Muolo
Introduzione di Antonella Calzolari
Fermenti Editrice
www.fermenti-editrice.it
Letteratura per l’infanzia
Collana Garrula
Pagg. 78
ISBN 978-88-89934-78-4
Prezzo € 11,00
La letteratura per l’infanzia vanta una tradizione che si perde quasi nella notte dei tempi, dalle favole di Esopo alle fiabe di Perrault e dei fratelli Grimm. Non pochi autori si sono cimentati in questo non facile genere e non è raro il caso che si sia trattato di scrittori la cui normale produzione era dedicata maggiormente a tematiche care agli adulti, come per esempio Wilde e Molnar.
Questa premessa è necessaria perché Felice Muolo normalmente si occupa d’altro, se non vado errato di noir, ma ciò non toglie che abbia voluto cimentarsi con un racconto lungo nel delicato genere della letteratura per l’infanzia. Il passaggio dalla narrativa per adulti a quella per bimbi e ragazzi non consiste solo nel cambiamento del tema, ma comporta anche una radicale modifica dello stile espressivo in modo che l’opera possa risultare leggibile e comprensibile da menti che hanno ancora un’istruzione incompleta e difettano di esperienza. Devo dire che Muolo è riuscito perfettamente in questo compito, dando luogo a un lavoro intellegibile ai minori, ma anche appetibile per gli adulti. Come è nella logica delle cose, dalla lettura i bimbi trarranno una loro interpretazione, più semplicistica, ma comunque non nebulosa, mentre i grandi troveranno motivi di riflessione per la fine analisi psicologica di una condizione particolare, derivante dall’adozione.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Il quinto principio di Vittorio Catani – Urania speciale n. 39
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il quinto principio di Vittorio Catani
[ È in edicola Il quinto principio di Vittorio Catani (Mondadori, Urania "speciale". Pagg. 543, € 5,50.
In copertina, una immagine di Franco Brambilla di notevole impatto).
L’autore ha lavorato vari anni a questo romanzo, un’opera “corale” nella quale alle storie di protagonisti di maggiore evidenza si aggiungono quelle di altri personaggi secondari; alcune di queste storie si risolvono da sole, le maggiori confluiscono nel finale. Lo scenario viene a delinearsi attraverso le vicende narrate e si colloca nel 2043. Ruolo fondamentale ha una nuova tecnologia delle telecomunicazioni, la “pem” (protesi elettronica mentale) che consente una sorta di Internet psichica. La società descritta è il risultato di un post-post-capitalismo a doppio binario i cui burattinai agiscono in modo occulto, manovrando immense quantità di denaro, influenzando in modo schiacciante il mercato mondiale del lavoro e della produzione; mentre lo strapotere politico-economico passa attraverso il controllo della mente. Virus cerebrali, intere città vendute, degrado ambientale, metropoli ipogee per i meno abbienti (come Uny, Underground New York), turismo delle catastrofi, Seconda Secessione degli Usa, “democrazia estesa” (di fatto azzerata) in Italia, enormi fazendas con milioni di schiavi, sono alcuni aspetti di un mondo in cui si amplificano tendenze odierne. In tale contesto, dove i protagonisti si muovono avventurosamente, si manifestano all’improvviso eventi apocalittici che contraddicono le leggi fisiche note.
Alex Brandon Pantega ha ricordi intermittenti di una misteriosa personalità che ha teorizzato l’esistenza d’un Quarto e Quinto Principio della Termodinamica e per questo è braccato dalla polizia; un misterioso committente incarica Martin di calcolare il valore monetario del pianeta Terra; Waldemar Pozharitskij scopre il Mondo B, una “zona” impossibile ma reale in cui ci si può trasferire, vivendo in forma d’energia pura... L’alternativa, per i protagonisti, è rimanere sulla Terra e azzardare il tutto per tutto.
Riportiamo un estratto dal romanzo].
Io vi raccomando, con molta semplicità, di non lasciarvi scappare questo piccolo grande gioiello. E’ fantascienza? Non è solo fantascienza. E’ il ritratto del mondo che sarà. Che potrebbe essere. Vittorio Catani è un signore. Pardon! Un Signore con la S maiuscola: questo romanzo l’ha pensato e l’ha scritto, ci ha messo tutta l’anima e il cuore, e non è stato il lavoro di un giorno o di mesi. E’ un romanzo Il quinto principio di Vittorio Catani che merita d’essere accolto almeno almeno nella collana mondadoriana Piccola Biblioteca Oscar. Io mi auguro che in Mondadori se ne rendano presto conto, affinché Il quinto principio di Catani sia disponibile per più fasce e generazioni di lettori, sempre. –
giuseppe iannozzi
(Siamo nel 2043. Dopo varie peripezie, braccato da una polizia privata per delitti che non ha commesso, Alex Brandon Pantega viene arrestato e condotto a Città Grande, una misteriosa megalopoli-enclave blindata al resto del mondo, che sorge nel mezzo della ex Amazzonia e di cui praticamente nessuno dei Bhuman (umani di serie B, i poveri mortali) conosce l’esistenza. Città Grande è abitata da decine di milioni di persone che costituiscono la gran parte dell’élite economica mondiale. Alex, processato, viene assolto grazie a un suo stratagemma, con l’obbligo di abbandonare Città Grande nelle 24 ore. Mentre si accinge alla partenza, Alex viene fermato da Waldemar Pozharitskij, una sua vecchia conoscenza. Waldemar chiede ad Alex un particolare favore, e in cambio si offre di fargli visitare – prima che vada via per sempre – alcuni luoghi interessanti di questa megalopoli che raccoglie la créme del Potere mondiale. Waldemar conduce l’amico anche in un grande locale notturno che si distingue per una rappresentazione molto particolare. I due entrano, lo spettacolo sta per incominciare).
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
“Il cavaliere inesistente” di Italo Calvino
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Il cavaliere inesistente
di Italo Calvino
Presentazione dell’autore
Arnoldo Mondadori Editore
Narrativa romanzo
Pagg. 127
ISBN: 9788804482024
Prezzo: € 8,50
Questo romanzo, unitamente al Barone rampante e al Visconte dimezzato, fa parte della cosiddetta Trilogia degli antenati, una specie di albero genealogico dei nostri progenitori.
Se per gli altri due l’autore ritornava poco indietro nel tempo, per questo invece va a ritroso di molti secoli per approdare all’epoca di Carlo Magno e dei suoi famosi paladini.
E’ forse superfluo che evidenzi che il Medioevo raccontato è ben lungi da qualsiasi verosimiglianza storica, un periodo quasi sospeso nell’arco della fantasia, tipico dei poemi cavallereschi, più simili a saghe che a realtà romanzate.
In questo contesto la creatività di Italo Calvino raggiunge livelli straordinari, dando luogo a un’opera che mescola sapientemente la fantasia con la satira, proiettando il lettore ad effettuare, quasi inconsapevolmente, dei paragoni fra le vicende narrate e certi fenomeni di costume attuali.
Continua..
L’amore altro. Un’odissea nel Kosovo
Pubblicato da Alberto Carollo
Ausilio Bertoli, L’amore altro. Un’odissea nel Kosovo
(Besa Editrice, pp. 100, € 12,00)

Il produttivo scrittore vicentino Ausilio Bertoli (Grumolo delle Abbadesse, 1945) sembra aver trovato a est nuova linfa vitale per la sua narrativa. Già col precedente “La sirena dell’immortalità” (Azimut, 2008) i caratteristici protagonisti dei suoi romanzi spostavano la loro sfera d’influenza in territori dove il genoma venetico dava origine, nel confronto/scontro con le istanze autoctone, a singolari alchimie. In “L’amore altro” questa tendenza è ancor più marcata, con conseguenze impreviste e di sicuro impatto per il lettore. La vicenda è ambientata nel Kosovo, nell’ambiente del volontariato umanitario che il nostro autore, sociologo di formazione, ha avuto modo di toccare con mano per il tramite di suoi conoscenti.
Boris e Giulia, manco a dirlo due veneti – lui vicentino, lei padovana –, vanno a Prizren Bas a far visita a Clizia, la sorella di lei, medico all’ospedale dell’International Assistance. Com’è nelle sue corde, Bertoli congegna alcune dinamiche amorose e ne rappresenta gli sviluppi: Giulia, abbandonata dal marito, è innamorata di Boris, non ricambiata (“le riversavo l’affetto che un qualsiasi fratello nutre nei confronti della propria sorella”); lui è invaghito di Clizia (“io sognavo l’amore di una medichessa”), in principio, ma finisce per idolatrare e poi innamorarsi perdutamente di Arifa, l’infermiera kosovara. Stesa così sembra la trama di un vaudeville, invece il romanzo breve, o racconto lungo che dir si voglia (questa la forma privilegiata dal nostro autore), procede con ritmo serrato e sterza bruscamente in atmosfere noir. Quella che nelle intenzioni doveva essere per Boris, Giulia e Arifa una gradevole gita turistica al parco nazionale di Brezovica si trasforma improvvisamente in un incubo: “Uno sparo secco lacerò l’aria. Un istante, e l’eco di un urlo strozzato, coperto in parte dal rombo di un aereo a reazione, mi risuonò nelle orecchie.”
E’ Boris a parlare; la storia si dipana sotto gli occhi del lettore per mezzo della sua voce. Boris e Giulia entreranno nel mirino dei trafficanti di droga e gas tossici; sarà l’avvio di una catena di sofferenze, di morti e di sogni distrutti. Il Kosovo martoriato dalla guerra impone all’autore una mimesi più stringente e drammatica; ci sono alcuni passaggi cruciali in cui viene descritta con stile asciutto e diretto la crudeltà di alcune situazioni post-belliche: “Per i soldati era un divertimento incaprettare o bruciare vivo chiunque si trovasse nelle case o nei boschi. Il più bel divertimento.”
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
MONTEVERDE
Pubblicato da Alberto Carollo
Gianfranco Franchi, Monteverde, Castelvecchi, 2009, pp. 313, € 16,00.

Per il recensore di turno non è certo agevole parlare di Franchi e della sua produzione. Il rischio che si corre, nel tentativo di condensare a beneficio del lettore i generi e le tematiche coi quali il nostro si è misurato, è quello di apparire giocoforza riduttivi, ammettendo in sintonia con Patrizia Garofalo, quando ne recensisce la silloge poetica “L’inadempienza” (Edizioni Il Foglio, 2008), “la dolorosa coscienza dell’insufficienza della parola”. Insufficienza, aggiungerei, nel rendere giustizia ai molti interessi coltivati e alle tante iniziative poste in essere dall’autore romano. Potremmo pertanto, in maniera ondivaga, muovere da un suo verso: “insofferente gigante di carta e fantasia”, che credo gli vesta addosso comodamente. Ma non è solo il Franchi poeta a seminare qua e là indizi di un autoritratto da cucciolo e oltre; nella sezione Patrie lettere del recente “Monteverde” (Castelvecchi, 2009), l’articolo 2 dei diritti del Letterato recita: “Il fine di ogni associazione letteraria è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili del Letterato. Questi diritti sono l’indipendenza, l’eclettismo, la critica, la renitenza ai generi e la resistenza all’oppressione.” Continua..
Cinzia Tani e Lo stupore del mondo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Cinzia Tani e Lo stupore del mondo
Roma, 1201. Il piccolo Pietro si è appena abbandonato all’abbraccio della levatrice, quando un tuono improvviso irrompe su palazzo Graziani, la balia perde la presa e il primo dei due gemelli appena venuti alla luce le scivola dalle mani. In quel tuono inspiegabile, a ciel sereno, è racchiuso il cattivo presagio che condiziona il destino di Pietro: nel suo volto, irrimediabilmente deturpato dalla caduta, molti leggono un segno del demonio, gli altri vengono respinti dalla sua deformità. Con il tempo l’isolamento rende il ragazzo diffidente, cupo e determinato, almeno quanto suo fratello Matteo cresce fiducioso e remissivo, ben voluto da tutti. Solamente il sogno di diventare cavaliere sembra accomunarli, ma ciascuno per realizzarlo seguirà il proprio temperamento e i propri ideali, che li porteranno inevitabilmente a combattere su fronti opposti.
Lontano da Roma, dalle rovine dell’antico impero e dai rigori della Santa Sede, vivono invece gli altri protagonisti del romanzo, la bella Flora dagli occhi immensi, curiosa e indipendente, e il suo amato e sfuggente Rashid, il ragazzino arabo che sa parlare agli uccelli. Separati dai conflitti religiosi di una Sicilia assolata e rigogliosa, i due si ritroveranno nuovamente insieme, adulti, nella reggia pugliese dell’imperatore, a Foggia. Ed è proprio Federico II, lo svevo dai capelli fulvi e lo sguardo acuto, il poeta con la passione per le arti e le scienze naturali, l’uomo potente impegnato nei continui conflitti con il Papato e la Lega Lombarda, a muovere Pietro, Matteo, Flora, Rashid e tutti gli altri personaggi, a spingerli a congiungersi o scontrarsi seguendo l’amore e la gelosia, il tradimento e la vendetta. Fino al rogo della città di Victoria, alle porte di Parma, dove l’imperatore ha trasferito il tesoro, l’harem, i serragli con gli animali esotici e il suo prezioso trattato sulla caccia con il falcone. E dove ogni destino troverà compimento.
Con una prosa veloce ma sempre attenta, capace di soffermarsi amorevolmente nella mente e nel cuore dei suoi personaggi, di levarsi sopra un’Italia divisa ma già ben riconoscibile, dai verdi accesi dell’Umbria al profumo di arancio e gelsomino della Sicilia, Cinzia Tani ci regala un Medioevo distante dagli stereotipi, intriso di colori sgargianti e vivacità culturale, senza per questo tralasciare le tensioni di uno dei periodi più affascinanti della nostra storia, così simile per molti aspetti alle contraddizioni e ai sogni di oggi.
Cinzia Tani – Lo stupore del mondo – Mondadori (collana Omnibus) - 393 pagine – € 19,00
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Todo modo – di Leonardo Sciascia
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Todo modo
di Leonardo Sciascia
Adelphi Edizioni
Narrativa romanzo
Collana Gli Adelphi
Pagg. 121
ISBN: 9788845917585
Prezzo: € 8,00
“Todo modo… para buscar y ballar la voluntad divina”, così scrive, fra l’altro, nei suoi Esercizi Spirituali Sant’Ignazio di Loyola e quel “todo modo” non a caso è stato scelto da Leonardo Sciascia per dare il titolo a uno dei suoi romanzi più ambigui e che si presta a diverse interpretazioni, ma che, soprattutto, ha delle stranezze che lo rendono unico.
Si presenta come un testo di narrativa gialla, ma pagina dopo pagina perde le sue caratteristiche tipiche, cioè il percorso deduttivo per arrivare alla soluzione, per trasformarsi in un’opera di denuncia politica. Se anche la vicenda appare sempre più inspiegabile e non arriveremo poi a scoprire chi è l’omicida, resta il fatto che i delitti sono accaduti a causa di un dilagante e nefasto clima di corruzione derivante da un torbido miscuglio dei poteri economici, politici e religiosi. Non sono importanti di per sé i crimini quanto invece l’ambiente in cui sono compiuti, le presenze di diversi possibili colpevoli, in apparenza estranei, ma tutti egualmente sospettabili.
E poi troviamo uno Sciascia in bilico fra il razionale e illuministico del personaggio del pittore e l’enfasi mistica di don Gaetano, personaggi entrambi per cui si avverte chiaramente una partecipazione dell’autore che va oltre il puro interesse letterario, quasi che abbia voluto cogliere nell’uno e nell’altro la sua personalità, proponendocela per via mediata.
Continua..
Maurizio Ferrara, Franco Foschi Passione 1820 288 pp. – 15 € – Sironi editore – dal 9 settembre 2009 in libreria
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Maurizio Ferrara, Franco Foschi
Passione 1820
288 pp. – 15 € – Sironi editore
dal 9 settembre 2009 in libreria
Sullo sfondo della Roma papalina, agli albori del Risorgimento, un racconto travolgente che intreccia – nella miglior tradizione del “cappa e spada” – arte, avventura, amore e amicizia con intrighi, tradimenti e guerra.
Un romanzo storico ricco di ironia e leggerezza, documentatissimo e avventuroso al tempo stesso. Un rutilante divertissement che piacerà anche a quanti – accerchiati da seriosissima letteratura engagé – rimpiangono certe pagine di Dumas e a chi ama la Roma descritta da Stendhal.
Il romanzo
Nel settembre 1820, Jean-Loup Lagonnac, giovane pittore di talento, vincitore del Prix de Rome, giunge nella capitale ospite dell’Accademia francese presso Villa Medici. In breve tempo Jean-Loup stringe amicizia con Ottavio di Torlonia – rampollo di nobile famiglia, cinico e ribelle – e si innamora, forse timidamente ricambiato, dell’affascinante Lucia, nipote del potente Segretario di Stato, cardinal Consalvi.
In quegli stessi giorni, lo scultore e allievo di Canova Cosimo Morandi – ex soldato in odor di Carboneria, dalla vita burrascosa e dal cuore generoso – è in fuga su una chiatta che trasporta marmi verso Roma: ricercato per aver ucciso in duello un nemico politico. I destini di questi personaggi – solo alcuni tra i molti e bellissimi di questa storia – si incrociano drammaticamente quando, nei pressi della splendida Villa dei conti di Torlonia sul lago di Bracciano, viene rapita dai briganti la contessina Consalvi. Con il rapimento e le incalzanti avventure per la liberazione della donna – tra briganti e soldati, carbonari e calderai, artisti romantici e fatali nobildonne – la vicenda si fa sempre più intricata.
Nella miglior tradizione del romanzo storico e d’avventura, la vivida capacità inventiva degli autori dà vita a un racconto appassionante restituendo due anni tra i più intensi della storia d’Italia e della Roma papalina con rara grazia narrativa e perfetta aderenza storica. Dipingendo uno Stato della Chiesa sorprendentemente molto meno reazionario di altri Stati, personaggi derivati da una calibrata documentazione storica, Ferrara e Foschi scrivono questo divertissement che vuole anche rendere omaggio alla felice furia narrativa di Dumas e nostalgico ossequio a certe pagine di Stendhal.
Gli autori
Maurizio Ferrara è nato in provincia di Frosinone e, dopo vari mestieri e vari traslochi (Perugia, Stoccarda, Roma, Amsterdam), da una quindicina di anni vive a Parigi, dove svolge il lavoro di traduttore letterario. Oltre a racconti apparsi in antologie, ha pubblicato il romanzo La scala per il cielo (Passigli 2000) e la raccolta di racconti in francese Septembre est le mois des ouragans (Benoît Jacob 2004).
Franco Foschi è nato a Bologna dove vive esercitando con passione la professione di medico pediatra. Ha pubblicato libri di narrativa con gli editori Todaro, Mobydick e Hobby & Work. Conduce la rubrica di interviste a scrittori Leggere negli occhi sulla web-tv Arcoiris ed è membro dell’Associazione scrittori bolognesi.
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Una storia semplice, di Leonardo Sciascia
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Una storia semplice
di Leonardo Sciascia
L’Angolo Manzoni Editrice
Narrativa racconto
Collana Corpo 16
Pagg. 80
ISBN: 9788886142274
Prezzo: € 9,30
Il titolo inganna e del resto Sciascia, se non fosse quel grande scrittore che è per la capacità di analizzare fatti e fenomeni nelle loro mille sfaccettature, addentrandosi nell’apparenza alla ricerca di una possibile verità, non avrebbe potuto e voluto scrivere una vicenda gialla, ambientata in una Sicilia di epoca indeterminata, di assoluta linearità, in cui la vittima è proprio la persona che è e l’assassino, o meglio i colpevoli, sono quelli che il lettore attento dei romanzi dell’autore siciliano si attende.
Il racconto, perché trattasi di racconto lungo e non di romanzo, è invece estremamente complesso. Tutto ciò che a prima vista sembrerebbe di un’estrema semplicità è invece un gomitolo ingarbugliato, dove personaggi della giustizia e religiosi sono uniti da un unico filo conduttore che è quello della criminalità organizzata, insomma di quell’organismo distruttore, frutto di connivenze e di indifferenze, che è la mafia.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Ostaggi della parola
Pubblicato da Alberto Carollo
Adriano Gennari, Federica Niola, Io non aspetto, (ExCogita Editore, 2009, pp.150, € 12,50)

io non aspetto
Inusuale e intrigante, il libro d’esordio di Gennari e Niola si impone al lettore per almeno due peculiarità che spiccano su altri temi o aspetti: quello di essere prima di tutto un work in progress e in seconda battuta una ricognizione appassionata sulla pratica della scrittura.
Gli autori sono due professori di liceo che, soffocati dalle spire della burocrazia scolastica, decidono di creare un’oasi, un’area protetta dove baloccarsi con un nuovo gioco: la costruzione di alcuni personaggi e la composizione di un intreccio. Il romanzo prende forma e si dipana su un doppio binario. La cornice, che è poi parte integrante di tutto il lavoro, vede gli alter ego dei due prof, Giordano e Gaspara, scambiarsi i fogli e commentare vicendevolmente i propri esercizi di scrittura, tra un collegio docenti, un’ora di lezione e un passaggio in sala insegnanti. L’intesa fra i due si rinsalda man mano che il manoscritto si trasforma in un consistente malloppo di pagine; e quella che all’inizio sembrava una scommessa diviene col tempo un impegno costante e irrinunciabile, dal quale attingere nuovi stimoli e linfa vitale nella bieca routine di ogni giorno, un rifugio segreto dove cospirare contro le mortifere assemblee e il loro vuoto chiacchiericcio, contro i colleghi sviliti e demotivati, detentori di un sapere che somministrano in stanchi e ripetitivi rituali. Non mancano infatti, en passant, tra siparietti più o meno grotteschi, vere e proprie bordate all’odierno sistema scolastico: “La scuola degli anni 2000 è un posto lungo come un’ombra estiva la sera. I professori sono sagome vaganti intristite dal tempo che vanno ripetendosi che i ragazzi d’oggi non capiscono niente, che sono privi di ideali, che pensano solo a drogarsi e a telefonare in una sorta di isteria collettiva (…)” Continua..
La corsa selvatica di Riccardo Coltri
Pubblicato da Luigi Milani
Edizioni XII annuncia La corsa selvatica
di Riccardo Coltri
Un altro nome importante della narrativa fantastica e horror italiana si unisce alle schiere di Edizioni XII: stiamo parlando di Riccardo Coltri, che verrà pubblicato in Eclissi a novembre 2009 con La corsa selvatica.
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Anna Lamberti-Bocconi – RUMENI Romanzo di storie – Stampa Alternativa Nuovi Equilibri, collana Eretica
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
intervista ad
Anna Lamberti-Bocconi
RUMENI
Romanzo di storie
a cura di Iannozzi Giuseppe
1. Chi sono oggi i Rumeni? Perché parlare di loro e non dei contattasti ad esempio, o per assurdo degli scientologisti?
I rumeni oggi sono i borgatari di ieri, quelli che interessavano a Pasolini, per intenderci; le rumene oggi sono le ragazze friulane come mia nonna, e di tante altre regioni, che per un bel pezzo di Novecento sono venute a Milano a fare i servizi, brade, con la loro ingenuità e le loro parlate incomprensibili. Parlo di loro perché in questo momento ci sono loro, e con la loro presenza mi hanno facilitato a esprimere quel che sentivo, anzi, me l’hanno suscitato e reso urgente da dire, che è poi la ragione per cui si affronta la faticaccia di scrivere un libro. Trovo gli immigrati rumeni che ci sono qui da noi persone molto adatte a un ruolo di rappresentazione radicale dell’“altro”, che è un’entità tanto più inquietante quanto più simile a noi. I rumeni infatti ci somigliano, sono bianchi, europei, ibridati con i latini, non si distinguono da noi in apparenza, ma la loro posizione di estraneità sociale, in questo periodo fomentata a livello politico e che ne fa il gruppo etnico sotto tiro per eccellenza, li ha resi al mio sentire particolarmente adatti a incarnare un’alterità che non lascia tranquilla la coscienza, una specie di specchio dell’ombra.
Riguardo a contattismo e dianetica, poi, proprio per essere buona dirò che li trovo folklore perverso, bizzarria, prodotti periferici degli assestamenti neuronali della civiltà; avranno una funzione anche loro, ma non sono paragonabili a un popolo! I popoli sono verità storiche, assolute e profonde, mentre sette e gruppastri sono verità anche loro, ma interessanti solo da un punto di vista sociologico.
2. Negli ultimi anni si è detto di tutto e di più sui Rumeni. A tuo avviso, sono solamente vittime innocenti del sistema, o sono piuttosto anche carnefici di sé stessi?
Vittime innocenti forse sono solo i bambini… Il “sistema”, poi, è una parola-ombrello che va bene per tutto. Sappiamo che la vittima non è mai del tutto innocente, e il carnefice non è mai del tutto colpevole. E così però siamo ancora al punto di partenza: si è capito tutto e niente, si può dire tutto e niente. Scatta allora il desiderio di raccontare e di immergersi nelle storie e nelle emozioni, che è un modo di comprendere “da dentro”, oltrepassando categorie concettuali troppo schematiche che alla fine si autoazzerano.
Sui rumeni, e sugli stranieri in genere, mi pare abbastanza evidente che il tam tam sulla “sicurezza” eriga barriere in tutti, in noi ma anche in loro, accrescendo le chiusure e le difficoltà di comunicazione e portando a inasprimenti reciproci fra i gruppi. E’ una catena. Ma a me non piace parlare in termini di vittimismo, né vorrei partire da assunti di colpevolizzazione e assoluzione, due facce della stessa medaglia: si tratta pur sempre di un tipo di catene, è vero, ma più che di catene di colpe parlerei di catene di innocenze, e più che di sistema sociale parlerei di sistema dell’esistenza. Ed è qui che nasce la valenza emotiva del libro, che molti hanno notato e apprezzato.
3. Non è una novità per nessuno, ahinoi: lo straniero in Italia non è ben accetto. L’Italia accoglie molte etnie, i clandestini oggi sono equiparati a dei delinquenti, non c’è giorno che non scoppi un gran casotto: rumeni che stuprano, che rubano, che falciano vite guidando ubriachi e drogati, che rapiscono bambini… Per un omicidio colposo viene poi comminata una pena di tre anni di carcere ad esempio, la stessa che prende un italiano che in supermarket abbia rubato per fame un pacchetto di wafer del valore di 1 euro e 29 centesimi. Il tuo punto di vista è…?
Finalmente una domanda facile! Legge uguale per tutti, legalità pretesa da parte di tutti, a cominciare da Berlusconi fino all’ultimo dei rumeni; niente leggi speciali strombazzate per pura demagogia, che appesantiscono il sistema giudiziario e non servono a niente; il delinquente vada perseguito, indagato, giudicato e quanto ne consegue, senza che su ciò influiscano né la sua nazionalità né il suo censo. Infine: ricordarsi che la povertà non è delinquenza, ma contribuisce molto a crearla, proprio come la ricchezza!
4. Impossibile non notare in copertina la scritta bene in evidenza “… e allora dimmelo che non mi vuoi perché sono uno straniero di merda!”. Ti chiedo dunque di tracciare il profilo del tipico straniero di merda, commentandolo per cortesia.
Pensa che questa frase non è inventata: mi è stata rivolta davvero da un ragazzo rumeno che si è sentito rifiutato e immediatamente ha agganciato la sua rabbia per questo a una specie di paranoia verso di me. In questo caso, “essere uno straniero di merda” corrispondeva alla percezione di quello che credeva io pensassi di lui. Da questo si comprende che come per me il rumeno è straniero assoluto e fa vacillare le mie certezze, mi inquieta e getta dei lampi sulle mie debolezze, altrettanto siamo stranieri noi per loro e pertanto specchi di specchi, il pauroso sosia, la minaccia dell’alter ego, in una prospettiva perpetua che mi interessa molto.
A proposito della difficoltà a sentirsi accettati anche quando nei fatti è così davvero, come nella storia di Kostel, è curioso che proprio oggi ho finito un bellissimo libro di Mario Tobino su questo stesso tema, La ladra. E qui niente rumeni! Siamo nella Toscana del dopoguerra, con una popolana incapace di reggere l’atteggiamento aperto della ricca signora dalla quale è a servizio. E’ una riprova di quanto dicevo prima, che oggi ci sono i rumeni ma ieri c’erano altri, interpreti dei ruoli fissi e predeterminati di pertinenza costante degli scontri di classe e degli incontri difficili.
In sintesi, per me lo straniero di merda è quello che si barrica dietro al livello più superficiale delle sue tradizioni culturali per non evolvere mai, e trasforma la sua frustrazione in violenza.
5. Ed il profilo del tipico italiano di merda quale potrebbe essere?
Uh, non basterebbe tutto lo spazio di Internet per tracciarlo bene! Son stati bravi Tognazzi, Sordi, Gassmann e i mitici registi che li hanno diretti nelle grandi commedie all’italiana. Difetti di base mai cambiati. Ne conosco un po’ anche fra gli scrittori. Il campione dei campioni però è il presidente del Consiglio.
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Lo zar non è morto, lo dice il Gruppo dei Dieci. E lo ribadisce Giulio Mozzi in una intervista – Sironi editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Lo zar non è morto
Il Gruppo dei Dieci
Sironi editore
Una riscoperta di Giulio Mozzi
di Iannozzi Giuseppe
Diciamolo da subito, senza ipocrisia, “Lo Zar non è morto” è una grande avventura, è letteratura, è scrittura collettiva, è opera de Il Gruppo dei Dieci. La prima pubblicazione fu nel lontano 1929, cioè ben prima che nascessero Wu Ming e Babette Factory, due collettivi (di scrittori). E diciamolo da subito che Il Gruppo dei Dieci è un collettivo fascista, di scrittori, ossia: Filippo Tommaso Marinetti, Massimo Bontempelli, Antonio Beltramelli, Lucio D’Ambra, Alessandro De Stefani, Fausto Maria Martini, Guido Milanesi , Alessandro Varaldo, Cesare Viola, Luciano Zuccoli. Dall’introduzione a “Lo Zar non è morto”, scritta dallo stesso Marinetti per l’edizione del 1929: “Soltanto alcuni scopi di patriottismo artistico (non raggiungibile in altro modo) hanno avvicinato e solidarizzato questi dieci scrittori italiani che appartengono alle più tipiche e opposte tendenze della letteratura contemporanea (futurismo, intimismo, ecc.). Questi sono e rimarranno inconfondibili, dato che miliardi di chilometri dividono per esempio la sensibilità futurista di Marinetti dalla sensibilità nostalgica di F.M. Martini. Per offrire al pubblico lo spettacolo divertente di quei miliardi di chilometri, eccezionalmente, i Dieci hanno scritto i capitoli del romanzo: «Lo Zar non è morto». Questa eterogenea collaborazione, una volta tanto, ad un romanzo di avventure non vuol dare nessuna direttiva artistica.”
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Inquietante bellezza: la Milano rumena di Lamberti-Bocconi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Inquietante bellezza: la Milano rumena di Lamberti-Bocconi
di ALESSANDRO ZACCURI
«Romanzo di storie », promette il sottotitolo, e probabilmente non c’è miglior definizione possibile per una narrazione che porta inscritto dentro di sé il punto di vista della poesia. Fin dall’inizio degli anni Novanta Anna Lamberti- Bocconi si è imposta come una delle voci più libere e interessanti della nostra letteratura in versi, elaborando una bibliografia personalissima, di cui la raccolta poetica ( si pensi all’esordio nel 1994 con Sale rosso) è soltanto un elemento, sia pure il più caratteristico e determinante. Un’altra dimensione decisiva continua a essere quella della canzone d’autore, lungo un percorso che va dalla collaborazione con Ivano Fossati, Fiorella Mannoia e Ornella Vanoni fino alla realizzazione di una silloge, Devi chiamarmi sempre, che si integra con un cd di GianCarlo Onorato ( il relativo cofanetto è stato pubblicato nel 2005 da Campanotto). E poi la prosa, già sperimentata con estrema intensità nel resoconto di un pellegrinaggio a Santiago de Compostela (Sola sul cammino, 1999), e nel saggio La forza della preghiera (2000). Ora, con Rumeni, Anna Lamberti-Bocconi sembrerebbe avventurarsi nel territorio del reportage urbano, per restituire al lettore una carrellata di microstorie legate tra loro dal tema dell’immigrazione. Il titolo di ogni racconto coincide con il nome del protagonista, un uomo o una donna della Romania incontrato per le strade di una Milano ripresa dal vero, senza abbellimenti né malizie.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Mara Venuto. Leggimi nei pensieri – Intervista all’autrice – Cicorivolta edizioni
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

in copertina, “City” (china e collage su carta) di Claudia Venuto,
elaborazione di Phab Postini
Mara Venuto
Leggimi nei pensieri
Intervista all’autrice
a cura di Giuseppe Iannozzi
1. Di te si sa poco o niente: chi è Mara Venuto, forse solo l’autrice di “Leggimi nei pensieri” edito da Cicorivolta edizioni? Racconta qualche cosa di te.
La premessa è che non amo molto parlare di me. Infatti, nella vita, essenzialmente ascolto. Ho fatto studi sociali e mi occupo di counseling: la mia è stata una scelta naturale, compiuta, tuttavia, dopo un percorso di auto-esplorazione durato qualche anno. Ho sempre amato ascoltare, le persone mi interessano profondamente, mi nutro di storie. Solo di recente mi sono avvicinata anche al mondo dell’informazione, a seguito della mia partecipazione, via webcam, al format di Maurizio Costanzo “Stella”, in onda sul satellite e in streaming: un’esperienza voluta, che mi ha messa alla prova sotto molteplici aspetti, facendomi crescere molto. Nella vita privata sono una persona serena, vivo un amore molto forte da alcuni anni, ho una sorella gemella artista e una famiglia presente.

Mara Venuto – foto per gentile concessione – [ c ] tutti i diritti riservati
2. So che ami la letteratura, soprattutto quella giapponese: chi sono i tuoi autori di riferimento e perché?
Le mie preferenze letterarie seguono un andamento fasico e, attualmente, mi sento vicina alla narrativa giapponese. Si tratta di una scoperta recente, tuttavia, posso dire che hanno colpito molto la mia immaginazione e il mio mondo emotivo, scrittori come Haruki Murakami, Inoue Yasushi e anche la Banana Yoshimoto dei primi tempi. Pur essendo autori diversi per epoca, storie, temi cari, hanno in comune un senso del tragico ineluttabile e i silenzi, muti ma non vuoti, colmati con solitarie e intense meditazioni. Andando a ritroso, ho amato moltissimo la letteratura sudamericana: Jorge Amado in particolare -“Mar Morto”, ad esempio, è stato una suggestione molto forte nella mia adolescenza-, ma anche Gabriel Garcia Marquez, Isabel Alliende, Luis Sepulveda. Di tutti, mi hanno attratta il legame onirico con la realtà e la passionalità della carne. Nel mezzo, mi sono accostata ad Albert Camus e a George Simenon che considero senza dubbio fra i più grandi scrittori del Novecento. Di Simenon ammiro anche la straordinaria prolificità, senza che mai il lettore possa chiedersi: << perchè quest’altro romanzo? >>; le creazioni linguistiche pulite, lineari; le atmosfere nere degli abissi intimi umani. Potrei elencare tanti altri autori che amo e da cui ho tratto emozioni e stimoli, ma mi rendo conto di essermi dilungata già troppo…
3. Leggendo i tuoi racconti, non ho potuto fare a meno di pensare a due autori, Haruki Murakami e Douglas Coupland, ma anche a molti esponenti dell’avantpop. Questo libro “Leggimi nei pensieri” – che è un vero brainstorming – accoglie fotografie perfette operate su quindici persone, normali o quasi: ci sono disperati, borderlines, drogati, massaie, non-amati, sognatori, sconfitti, amanti rifiutati, schiavi, poeti e persino un frate. Come hai maturato l’idea di dare voce a quindici personaggi diversi eppure fra loro legati da un comune, sottile ma resistente, fil rouge?
Mi sono piaciute molto le immagini che hai creato parlando dei miei personaggi, in particolar modo laddove li hai pensati come “non amati”, e questo perché in effetti hai colto il senso principale di “Leggimi nei pensieri”: le mie istantanee sulle vite di questi quindici personaggi vogliono essere proprio delle carezze. Carezze a volti spesso sfigurati da vite sofferte, soffocanti, ingrate e senza misericordia. Questi racconti sono voce di chi non ha mai trovato il coraggio di parlare, di chiedere, di chiamare; luce su esistenze anonime, quali quelle della maggior parte di noi, che nascondono anche nelle cadute, le tracce della possibilità di risollevarsi. I miei protagonisti sono, come ha ben scritto il mio editore nella quarta di copertina, semplicemente persone: vive, autentiche, finalmente senza maschere, poiché qui, nelle mie pagine, non ne hanno bisogno; non devono difendersi da nessuno, io li amo tutti e quello che mi auguro è che, al termine del libro, i lettori provino tenerezza per loro come per sé stessi. Per tornare poi alla tua domanda, l’ispirazione mi è venuta all’improvviso, senza un perché apparente: ero al cinema, a vedere un fantasy e, come sfilando l’uno dopo l’altro, mi sono apparsi i miei futuri protagonisti, portando ognuno con sé la traccia della propria storia. Nel buio, ho preso appunti sul biglietto e l’indomani, mentre studiavo per un esame, ho lasciato tutto e ho scritto di getto il primo – “Sandra”- . Poi sono venuti, via via, tutti gli altri. L’ordine con cui i racconti sono presenti nel libro, è quello di scrittura.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Il sarto della stradalunga, di Giuseppe Bonaviri
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Il sarto della stradalunga
di Giuseppe Bonaviri
In copertina La primavera
di Kuzma Petrov-Vodkin
Nota di Salvatore Silvano Nigro
Sellerio Editore Palermo
www.sellerio.it
Narrativa romanzo
Pagg. 173
ISBN: 9788838921506
Prezzo: € 10,00
Potrebbe sembrare a primo colpo solo una storia di famiglia, quella di Bonaviri, ambientata in una Sicilia feudale, dove il confine fra la miseria e la ricchezza dei nobili e dei notabili è netto e invalicabile. L’infanzia di Peppi (Giuseppe, lo scrittore) è certamente descritta anche per fissare i ricordi, per mantenere quel legame alla natia Mineo da cui da grande se ne andò. Però è, soprattutto, il ritratto di una civiltà, quella contadina, oggi ormai scomparsa, un quadro illuminato dal sole cocente delle estati e dal gelo dell’inverno, popolato da povera gente che lavora dalla mattina alla sera per ricavare quel poco che le consenta di non morire di fame, seguendo un percorso immutabile che sembra relegarla alla dannazione terrena, con l’unica prospettiva della morte come fine di ogni sofferenza.
In questo senso si potrebbe ravvisare una somiglianza con le opere di Giovanni Verga, che quasi un secolo prima descrisse così bene la situazione di estrema indigenza delle popolazioni della Sicilia. C’è però, secondo me, una differenza sostanziale, perché nel verismo che connota le novelle o i Malavoglia figura preponderante la convinzione nell’autore che il dolore della povera gente sia un qualche cosa di naturalmente immutabile, così che i personaggi diventano comparse di una rappresentazione ripetitiva, senza atteggiamenti di pietà.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
I pugnalatori. Leonardo Sciascia – Adelphi
Pubblicato da Renzo Montagnoli
I pugnalatori
di Leonardo Sciascia
Nota finale dell’autore
Adelphi Edizioni
Collana Piccola Biblioteca Adelphi
Narrativa romanzo storico
Pagg. 108
ISBN: 9788845917516
Prezzo: € 8,00
Il 1° ottobre 1862 la città di Palermo è funestata da una terribile azione criminale; infatti, alla stessa ora, e in luoghi diversi tredici persone, in nessuna relazione fra loro, vengono pugnalate da sconosciuti. A investigare sul grave fatto di sangue, che appare subito come il frutto di una sordida macchinazione, è il procuratore Guido Giacosa, piemontese e da poco dimorante in Sicilia. Riuscirà, con non poche difficoltà, a scoprire i colpevoli e anche i mandanti, ma questi ultimi sono personaggi di elevato livello e il povero magistrato ne uscirà distrutto.
Da un fatto veramente accaduto, Leonardo Sciascia costruisce qualche cosa di più di un romanzo storico, ma un’indagine nell’indagine, una serrata e logica dissezione del potere che, nelle sue faide, richiama comportamenti che saranno motivo di lutti più di un secolo dopo.
E’ veramente rilevante la lucidità con la quale lo scrittore siciliano descrive l’atmosfera dell’epoca, di una Sicilia da poco parte del Regno d’Italia, con i nobili locali che proseguono nel loro assurdo gioco di abbracciare la causa del nuovo governante, per poi immancabilmente chiedere il ritorno del precedente, tutti tesi a speculare vantaggi spesso risibili.
In un complotto di grande portata solo l’opera di Giacosa, onesto e ligio funzionario di giustizia, riesce a impedirne la prosecuzione, volta a creare destabilizzazione, sfiducia, paura nei cittadini per stragi inspiegabili che purtroppo ricorrono nella storia del nostro paese. Gli indizi, le prove sono tali da consentire la condanna degli esecutori e dei mandanti, ma nelle mani del boia finiranno solo quei pugnalatori che per una modesta somma hanno sparso il terrore in città. La testa del serpente, nobili ed ecclesiastici, non viene nemmeno scalfita, nella logica aberrante che i poteri e i contropoteri sono composti da individui della stessa pasta, una specie di confraternita che gioca a una guerra le cui vittime sono solo i cittadini.
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.




































