I racconti di guerra, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

I racconti di guerra
Mario Rigoni Stern
Introduzione di Folco Portinari
Edizioni Einaudi
Narrativa raccolta di racconti
Pagg. 616
ISBN: 9788806181154
Prezzo: € 16,80
In questo libro di ben 616 pagine sono ricompresi tutti i racconti che Mario Rigoni Stern ha dedicato al tema della guerra nei suoi precedenti lavori, oltre ad alcuni articoli apparsi su giornali e riviste.
Si tratta quindi di un’opera tematica “omnia” ordinata cronologicamente dall’autore e infatti ci sono quattro grandi capitoli dedicati, rispettivamente, alla prima guerra mondiale, a quella immediatamente successiva, cioè la seconda, alla prigionia e alla resistenza.
Perché Stern abbia voluto riunire in un unico volume tutte queste prose penso sia abbastanza evidente; in lui, uomo in completa sintonia con l’ambiente spontaneo della natura e fratello per indole di tutti gli altri uomini, il ricordo di ciò che di orrendo, di tragico e di incivile è rappresentato dalla guerra deve essere perpetuato, affinché chi non ha subito, chi non ha sofferto sappia quanto altri, prima, hanno patito. L’intento è pertanto chiaramente pacifista e non è un caso se l’opera è uscita nel 2006, dopo la prima e la seconda guerra dell’Iraq, dopo il conflitto in Afganistan. Posso solo immaginare l’angoscia di un povero vecchio, scampato alle campagne d’Albania e di Russia e alla prigionia nei lager tedeschi, nel constatare che oggi regna una sostanziale indifferenza verso conflitti che non ci toccano direttamente; e allora solo chi sa, solo chi ha provato sulla propria pelle che cosa significhi una guerra, si deve sentire in dovere di mettere sull’avviso, ricordando anni di dolore, vittime che il tempo ha affossato nell’oblio.
Continua..
Se sei nuovo di qui, dovresti iscriverti al nostro RSS feed. Qui ti spieghiamo cosa sono i feed Grazie per la visita!
Le stagioni di Giacomo, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Le stagioni di Giacomo
di Mario Rigoni Stern
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 161
ISBN: 9788806181758
Prezzo: € 9,00
Le stagioni di Giacomo è un romanzo struggente su una gioventù che non poté conoscere le gioie della vita tipiche della sua età, su un mondo di miseria e di fame in cui tuttavia fiorivano la solidarietà e il mutuo soccorso, su un fascismo retorico e tronfio che non solo non permise a tanti, a troppi di vivere dignitosamente, ma che sacrificò inutilmente in una guerra non sentita proprio quei figli che avrebbero dovuto rappresentare l’avvenire.
Giacomo, l’amico di Mario Rigoni Stern, non può essere bambino, ma si deve adattare a qualsiasi lavoro pur di sopravvivere. Così segue le orme del padre diventando un recuperante, cioè raccogliendo quanto di bellico è rimasto sull’altopiano. E’ un lavoro duro, pericoloso e anche poco remunerato, ma è l’unico possibile, perché il regime, nonostante le promesse, non è in grado di creare nuove occasioni di occupazione, se non per periodi limitati e sempre legati al suo mondo irreale dove conta solo l’apparenza.
Continua..
Armati Andrea - Lo stregone di Assisi. Il volto negato di San Francesco
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

A cura di Katia Ciarrocchi
Titolo: Lo stregone di Assisi. Il volto negato di San Francesco
Autore: Armati Andrea
Prezzo: € 8.90
Editore: Boopen
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8862230923
Pagine: 150
Chi era Giovanni di Pietro Bernardone?
Andrea Armati ripercorre la storia di San Francesco d’Assisi, racchiudendo il suo sapere in un saggio: “Lo stregone di Assisi. Il volto negato di San Francesco”.
La parola “saggio” deriva dal latino exagium (da exigere, pesare). Di conseguenza il verbo “saggiare” è sinonimo di “soppesare”, “valutare”, “fornire prova” di qualche cosa. Armati è riuscito né “Lo stregone di Assisi” a esporre e spiegare fatti storici con aggiunta di interpretazione personale in una “discussione” tanto informativa quanto costruttiva per fare comprendere quanto la figura di Giovanni di Pietro Bernardone fosse pragmatica e mistica.
Il misticismo è una dottrina dell’esoterismo, dal greco mistikòs (misterioso) e myein (chiudere, tacere). E’ la contemplazione delle cose spirituali ottenute con l’allontanamento da quelle materiali. In ambito cattolico, tra le personalità mistiche c’è senza dubbio Francesco D’Assisi.
Il libro ripercorre tutte le testimonianze a noi pervenute attraverso arte, scritti, leggende e quanto altro un lavoro meticoloso dell’autore che ci permette non solo di penetrare la vita di San Francesco, ma soprattutto di comprendere quali e quanti interesse avesse la chiesa nel sostenere una persona che avesse la grande capacità di parlare con gli uomini usando un linguaggio semplice, di facile comprensione, fatto di segni e simboli.
Ma partiamo dal titolo, perché Andrea Armati definisce San Francesco “Lo stregone di Assisi”?
Stregone è un termine in disuso che un tempo indicava chi aveva conoscenza delle arti mediche e magiche, oggi chiamato sciamano; un personaggio carismatico e rilevante, intorno al quale si sviluppa l’universo magico e spirituale di intere comunità. Chi meglio di San Francesco d’Assisi lo rappresenta?
“Il poverello riuscì a monopolizzare la scena del suo tempo perché il registro di cui si serviva era trasversale alla società e non circoscritto alle cattedre universitarie. Al contrario di molti altri protagonisti del cristianesimo, Francesco non si limitò a realizzare un’esperienza alternativa di fede, ma inventò un ‘format’ facile da capire e immediato da riconoscere. La predica agli uccelli (”Andando il beato Francesco a Bevagna, predicò a molti uccelli; e quelli esultanti stendevano i colli, protendevano le ali, aprivano i becchi, gli toccavano la tunica; e tutto ciò vedevano i compagni in attesa di lui sulla via.” Legenda maior (XII,3) di San Francesco), la quercia, la levitazione, le stimmate immagini che nessuno prima avrebbe mai associato a un santo - sono tutte novità introdotte da Francesco. Lo resero un leader perché la gente, ovunque fosse nata, era in grado di riconoscere il suo messaggio da immagini che solo al movimento francescano potevano appartenere”.
Dalle fonti storiche che Armati riporta fedelmente ci appare un Francesco molto diverso da come noi lo abbiamo conosciuto, o meglio, da come hanno voluto che noi lo ricordassimo e venerassimo. Continua..
Al Diavul, di Alessandro Bertante
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Al Diavul
di Alessandro Bertante
Marsilio Editori
Narrativa romanzo
Pagg. 245
ISBN: 9788831794992
Prezzo: € 17,00
Questo romanzo, di ambientazione storica, è costituito da due parti.
Nella prima ci sono gli anni dell’infanzia e della giovinezza del protagonista Errico Nebbiascura, figlio di Ruggero, fabbro di un paese della provincia di Alessandria e anarchico convinto. Siamo nei primi anni del XX secolo e l’atmosfera viene resa da Bertante in modo stupendo, con il progressivo avvicinarsi all’ideologia anarchica di questo ragazzo, nato con un occhio viola, segno di presagio e di sventura, e che poi verrà soprannominato al Diavul.
Il periodo storico, con la prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo, è delineato con precisione e con approfondimenti che inducono a riflessioni sul perché degli eventi. In ciò, pertanto, sta anche il pregio di questa prima parte, dove ben poco, per non dire nulla, è lasciato a luoghi comuni e tantomeno alla retorica, lasciando invece intravvedere, nelle pieghe della vicenda, aspetti che poi si proiettano anche nell’oggi.
Continua..
La chimera, di Sebastiano Vassalli
Pubblicato da Renzo Montagnoli

La chimera
di Sebastiano Vassalli
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo storico
Pagg. 308
ISBN: 8806172743
Prezzo: € 9,80
Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo,
bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte,
o in fondo al nulla; magari laggiù, un po’ a sinistra
e un po’ oltre il secondo cavalcavia, sotto il «macigno bianco» che oggi non si vede. Nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia. E così ho fatto.
(dalla Premessa)
Sebastiano Vassalli è un autore che scrive del passato, grazie a un meticoloso lavoro di ricerca storica, ma che ha lo sguardo sempre rivolto al presente.
Un chiaro esempio è dato da La chimera, libro di notevole valore, forse il suo più riuscito.
Continua..
Morte all’alba, due parole più altre due per spiegare l’inspiegabile
Pubblicato da admin
Morte all’alba
di Giuseppe Iannozzi
Dovrebbe esser facile spiegare il perché di “Morte all’alba”, ed invece no. Ma cercherò comunque di spiegare i motivi salienti per cui ho deciso di rendere disponibili alcuni miei scritti.
Che qualcuno ci voglia credere o meno, è da tempo che mi si chiede di pubblicare. Ora io non so dirvi se questo libro lo si possa considerare a pieno titolo una pubblicazione; però uno con il vizio di scrivere l’ha scritto parola dopo parola, pagina dopo pagina, e nel suo piccolo questo qualcuno in qualche modo bisogna pur indicarlo, o etichettarlo: per brevità chiamato scrittore! *
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Giovanni Verga e le novelle, di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Giovanni Verga e le novelle
di Renzo Montagnoli
Nell’ambito della produzione letteraria del maestro del verismo le novelle occupano una posizione di primo piano, sia per l’intrinseca bellezza sia per il numero veramente cospicuo delle stesse.
La loro origine, tuttavia, ha motivazioni meno artistiche e creative di quanto non si creda. Qualcuno ha scritto che Verga provvide all’estensione della prima, la famosa Nedda, come reazione alla mancata pubblicazione da parte dell’editore Treves di Tigre reale e Eros, una sorta di prova volta a dimostrare a se stesso e agli altri che la capacità narrativa non era venuta meno, anzi era accresciuta temprata da quel rifiuto che non poco gli bruciava.
Non è improbabile che questa opinione risponda a verità, ma è ancor più plausibile che fossero state le difficoltà economiche a spingerlo a scrivere qualche cosa di abbastanza breve e di immediato realizzo economico. Correva l’anno 1874 e dopo un lungo e infruttuoso soggiorno a Milano, dove aveva sostenuto spese ingenti per ben apparire nell’alta società della città lombarda, le casse erano drammaticamente vuote, una circostanza peraltro non infrequente nella vita del grande narratore.
Continua..
Moravia Alberto: Il conformista recensito da Bartolomeo Di Monaco
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Moravia, Alberto
Il conformista
Alberto Moravia è stato uno dei maggiori protagonisti del nostro Novecento letterario. Presente in ogni dibattito che riguardasse la letteratura e il nostro costume non ha mancato, come sempre avviene, di crearsi sostenitori e nemici. Ma il suo valore, a distanza di quasi venti anni dalla sua morte, avvenuta nel 1990, regge esemplarmente alla prova del tempo.
Nato a Roma il 28 novembre 1907, quest’anno, il 2007, ricorre il centenario dalla nascita. La sua scrittura limpida, che sa sapientemente amalgamare rotondità e asciuttezza, ha disegnato in modo lucido e allo stesso tempo crudele una società malata e decadente al modo che nel cinema ha fatto Luchino Visconti. Fondatore della prestigiosa rivista letteraria “Nuovi Argomenti”, passata oggi, dopo la morte di Enzo Siciliano, sotto la direzione di Dacia Maraini, Moravia si distingue per una nutrita produzione non solo di romanzi e racconti, ma anche di opere teatrali, saggi e articoli presenti sulle maggiori riviste e sui maggiori quotidiani nazionali. Tra le opere di narrativa, basterà ricordare: “Gli indifferenti”, del 1929, con il quale esordì; i racconti “La bella vita”, del 1935; “Le ambizioni sbagliate”, del 1935; “Agostino”, del 1945; “La Romana“, del 1947; “L’amore coniugale”, del 1949; “Il disprezzo”, del 1954; i “Racconti romani”, del 1954 e “Nuovi racconti romani”, del 1959; “La Ciociara“, del 1957; “La noia”, del 1961. Seguiranno altre sue opere fino a “La donna leopardo”, uscito postumo nel 1991.
“Il conformista” è del 1951 e da esso Bernardo Bertolucci trasse, nel 1970, il film omonimo, con Jean-Louis Trintignant e Stefania Sandrelli.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Gian Ruggero Manzoni. L’albero di Maehwa. Intervista all’Autore.
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

GIAN RUGGERO MANZONI
L’albero di Maehwa
Intervista all’Autore
a cura di Giuseppe Iannozzi
1. Nel tuo ultimo romanzo, “L’albero di Maehwa”, si narra di un marchese decaduto il cui nomignolo è Nessuno. Chi è il Nessuno del tuo romanzo? E: chi oggi nella società – che nostro malgrado viviamo sulla pelle – si può bene o male definire un Nessuno?
Da un lato il Nessuno di turno è un’Europa ormai priva di una sua identità, in balia della mercificazione, del consumo, di uno pseudo-sogno americano; dall’altro è l’Ulisse di sempre alla ricerca di un senso da dare all’esistere, curioso di scoprire se tale senso nell’uomo ancora alberga e coraggioso nonché furbo al punto di sfidare la sorte come fosse costantemente seduto a un tavolo da gioco. Ma potrebbe anche essere, il mio Nessuno, colui che ha fatto del Nulla la sola possibile dimensione dell’essere, quindi il nichilista, ma di aristocratico lignaggio, alla Junger, per intenderci bene, in cui la sfida poi al Nulla diviene ragione di vita, non certo quello inebetito dal benessere, dall’omologazione e dal continuo bisogno d’avere, perché, in questo secondo caso, non si potrebbe che parlare di un nichilismo d’accatto, privo di dignità e di rispetto, del quale pare che ormai molti siano i figli, in particolare i giovani.
2. Ne “L’albero di Maehwa”, prima della vicenda personale di Nessuno e di Libero, suo grande amico, quasi un fratello, ho avuto come l’impressione che tu abbia voluto delineare la decadenza delle arti, della politica, della società, degli uomini. E’ un ritratto spietato dell’attuale società, non esiste un solo buono che si possa definire tale, tutti sono compromessi nell’avanzare pregiudizi, nel disporre ipocrisie e machiavellismi e nel fregare il prossimo. Caro Gian Ruggero Manzoni, ti chiedo dunque: è l’Italia un paese alla deriva? Se sì, per quali motivi?
Caro Giuseppe hai colto pienamente nel segno. Sì, nel mio ultimo romanzo punto l’indice d’accusa contro una società allo sbando in cui… che al potere ci sia la destra o la sinistra… sempre e solo i furbi e gli opportunisti la fanno da padroni, ma tale situazione ormai è estendibile a tutto il pianeta, non solo all’Italia. Non esistono più luoghi ancora vergini, magici, immuni dalla protervia umana. Là dove esiste un uomo votato unicamente alle logiche del potere e del privato interesse domina la corruzione, la violenza finalizzata al mantenimento di una carica e, ovviamente, l’intrigo, il ladrocinio. Sono sempre più convinto che se non succederà veramente un qualcosa di eclatante, forse di catastrofico, tali regole perverse saranno sempre, su questo pianeta, motivo portante dell’esistenza. Infine non se ne può più! La stanchezza sta prendendo il posto del resistere e il fatalismo sta scalzando ogni idealità. Siamo in balia della corrente. Nuotare per opporsi a essa è sfinente, lacerante, sempre più faticoso, forse non ci resta che fare il morto per galleggiare e seguire il flusso, ma mio padre mi diceva che sono sempre gli stronzi a stare a galla, quindi, a questo punto, direi che è quasi meglio affogare, al fine di mantenersi degni, pur di non continuare a galleggiare da morti, amorfi, ignavi, insensibili, demotivati e puzzolenti.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Presenze e Assenze, di Davide Vaccino
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Presenze e Assenze
di Davide Vaccino
Prefazioni di Thomas Lowe
e Arnaldo Colombo
In copertina immagine tratta dal free site
windoweb.it:80
rielaborata dall’autore.
Elaborazione grafica e assemblamento
di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 100
ISBN: 978-88-7606-194 – 3
Prezzo: € 12,00
Presenze e Assenze è l’ultima opera poetica di Davide Vaccino, autore dai toni pessimistici, dai versi velati di una tristezza che sembra emergere dall’oceano dell’animo come una nebbia che impregna i versi e poco a poco avvolge il lettore. Ma forse non è tristezza, almeno come normalmente l’intendiamo, bensì un’intensa angoscia che riverbera nelle parole, nel fluttuare del discorso, un’esplosione che solo all’apparenza è liberatoria, ma che poi rifluisce implacabile donde è venuta.
Continua..
Il partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Il partigiano Johnny
di Beppe Fenoglio
Edizione critica
a cura di Dante Isella
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 527
ISBN: 9788806174668
Prezzo: € 11,50
Ritengo indispensabile una doverosa premessa: questo romanzo è stato pubblicato postumo (Fenoglio era deceduto senza completare l’opera) in una versione che mescolava, in modo del tutto arbitrario, due diverse stesure, con tutte le inevitabili lacune e contraddizioni.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Storia di Tönle L’anno della vittoria, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Storia di Tönle
L’anno della vittoria
di Mario Rigoni Stern
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzi brevi
Pagg. 278
ISBN: 9788806177331
Prezzo: € 10,80
Giustamente la casa editrice Einaudi ha riunito in un unico volume questi due romanzi brevi che narrano di un periodo storico che va dalla fine del 1800 all’inverno del 1919 e che sono anche accomunati dall’essere straordinariamente pacifisti, in una visione umana e spirituale del mondo che raggiunge, a tratti, dei vertici sublimi.
Rigoni Stern racconta della sua gente, di questa popolazione cimbrica, e quindi di origine celtica, che nel tempo è rimasta ancorata ai sani principi della mutualità, del rispetto delle persone e della natura, e che, pur conducendo a quell’epoca una vita grama, è ricca di una forza interiore che, nonostante le difficoltà, la diaspora dovute alla guerra, ritorna, si ricompatta in quella che è la loro autentica patria: l’altopiano dei Sette Comuni e le proprie famiglie.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Benedetta Cibrario: Campiello, vince ‘Rossovermiglio’ epopea di una donna del ‘900
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Per il secondo anno consecutivo il prestigioso premio va a un’esordiente
Dietro di lei Cinzia Tani, Eliana Bouchard, Paolo di Stefano e Sara Gamberale
Campiello, vince ‘Rossovermiglio’ epopea di una donna del ‘900

VENEZIA - E’ Rossovermiglio di Benedetta Cibrario (Feltrinelli) il romanzo che ha vinto il 46esimo premio Campiello, ottenendo 94 voti dei 300 della giuria popolare, scrutinati stasera sul palcoscenico del Teatro La Fenice, a Venezia. E’ il secondo anno di seguito che vince una esordiente, dopo Mariolina Venezia nel 2007.
E’ con queste parole che Benedetta Cibrario, nata a Firenze, ma cresciuta a Torino e vissuta a lungo in Inghilterra, definisce il tema del suo romanzo: “Una donna racconta la sua vita, i suoi complicati e misteriosi amori, per cercare di capire il confine tra realtà e apparenza, tra verità e menzogna, tra torto e ragione”.
Rossovermiglio è il vino che la protagonista, una donna ormai ottantenne, che con il suo racconto ripercorre tutto il secolo scorso, produce nella tenuta di San Biagio, nel senese, dal simbolico nome “La bandita”. Dopo essersi lasciata alle spalle infatti un matrimonio di convenienza, la protagonista si ritira a vivere in Toscana. La vicenda costituisce una grande e complessa saga che qualcuno ha anche avvicinato, per argomenti e tensione popolare, a Via col vento.
Gli altri quattro finalisti si sono piazzati con quest’ordine: Cinzia Tani con Sole e ombra (Mondadori) con 86 voti; Eliana Bouchard con Louise (Bollati Boringhieri) con 43 voti; Paolo di Stefano con Nel cuore di chi ti cerca (Rizzoli) con 29 voti; Sara Gamberale con La zona cieca (Bompiani) con 26 voti.
La giuria cosiddetta “dei letterati”, presieduta da Gianni Letta, era composta, tra gli altri, da Riccardo Calimani, Philippe Daverio, Aldo Forbice, Monica Maggioni e Salvatore Nigro. A scegliere il vincitore, una giuria allargata, composta da trecento lettori, selezionati in tutte le regioni italiane e appartenenti a diverse categorie professionali. La serata è condotta da Bruno Vespa, affiancato da Claudia Gerini.
Fonte: Repubblica.it
Antonio Fogazzaro, l’incompiuto
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Antonio Fogazzaro, l’incompiuto
a cura di Renzo Montagnoli
Ci sono uomini che nella loro vita non riescono a intraprendere un percorso definito, riassumendo in sé contraddizioni anche lancinanti. Ciò non toglie che possano lasciare un segno del loro passaggio e, nel caso di un’artista, anche intuizioni e opere di sicuro valore.
E’ il caso di Antonio Fogazzaro, vicentino (25 marzo 1842 – 7 marzo 1911), conosciuto già dall’infanzia come enfant prodige, visto che sapeva leggere prima dei tre anni.
Cresciuto in una famiglia borghese e agiata con quella premessa ci sarebbe stato da attendersi una carriera scolastica luminosa e invece non fu così, perché il ragazzino mal si adattava ai programmi, preferendo rifugiarsi nella lettura di quei soli romanzi che gli piacevano.
E’ infatti con notevole difficoltà che si laurea in giurisprudenza all’Università di Torino e anche nell’applicazione pratica degli studi non si distingue né per capacità, né per determinazione.
Insomma, il giovane Fogazzaro non riesce a mai a dare una svolta chiara alla sua vita e ciò sarà sempre più evidente come si vedrà in seguito.
Inizia la sua attività letteraria come poeta, ma è un esordio velleitario, nel senso che non si applica come dovrebbe, tanto che il suo poemetto Miranda viene stroncato dal De Sanctis con queste parole “La maniera pare un po’ arida e asciutta ma l’autore ha voluto così fare per reagire contro la morbosa abbondanza de’ nostri periodi poetici e per stare un po’ più dappresso alla natura. Forse ha oltrepassato il segno, come fanno tutte le reazioni. Ci ho trovato dei bei motivi psicologici, ma poca ricchezza e poca serietà nel loro sviluppo e nelle loro gradazioni.”
Quindi, anche quest’opera poetica presenta quelle caratteristiche di incompiutezza che sono proprie del suo autore. Anche la silloge Valsolda non denota un accrescimento della tecnica e della tematica, mostrando anzi gli stessi limiti di Miranda, accompagnati da un accentuato dilettantismo che scoraggia perfino una critica seria e onesta.
Così Fogazzaro si accorge che la poesia non fa per lui e decide di passare alla narrativa, decisione saggia, perché è con il romanzo che riesce a dare il meglio di sé, permeandolo di quel romanticismo che gli è proprio, non disgiunto dai riflessi dello spiritismo che da tempo coltiva, pur essendo cattolico osservante.
Nel 1881 esordisce con Malombra, storia a tinte fosche, improntata ad un’atmosfera di occultismo, di sensualità estrema e di morte.
Il consenso dei critici non è unanime, nel senso che solo Giacosa si azzarda a dire che è il più bel romanzo pubblicato in Italia dopo I promessi sposi.
Eppure in Malombra si notano già alcuni elementi di stile e di atmosfera che poi, sapientemente sfumati, confluiranno nel suo capolavoro Piccolo mondo antico.
Nell’anno 1884 esce un’opera strana, ma per certi versi assai interessante; mi riferisco a Daniele Cortis, la storia di un deputato cattolico che si propone di costituire una sorta di democrazia cristiana, con cui in effetti Fogazzaro propugna le sue idee politiche del momento, con un forte sostegno alla monarchia, scevra da legami con la chiesa, ma rispettosa della fede religiosa.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Mauro Covacich, Prima di sparire (Einaudi, 2008, pagg. 277, Euro 16)
Pubblicato da Alberto Carollo

Mauro Covavich
Prima di sparire
Einaudi
Ultimo parto di una trilogia narrativa, dopo A perdifiato e Fiona, Prima di sparire narra le vicende di uno scrittore alle prese con un romanzo che non viene: la vicenda è nella testa da un po’, ma la scrittura esita, inciampa, mentre la vita dello scrittore si impone, preme, abbatte le barriere e dilaga, invadente, requisendo forma e spazio disponibili. Lo scrittore si chiama Mauro Covacich e il racconto ci parla del suo matrimonio con Anna, dei sensi di colpa, del tentativo disperato di reprimere l’amore nascente, il desiderio giocoso e irresistibile per Susanna, una giornalista romana. “Cercavo di scrivere un romanzo, ma mi erano successe cosi tante cose nella vita vera che quelle che stavo raccontando nel libro non riuscivano a raggiungere la stessa temperatura emotiva” spiega l’autore nel corso di un’intervista lasciata per RAI.it. E ancora: “Quello che mi premeva era abbattere il filtro della finzione, allontanarmi dalla cautela che si cela dietro la dizione dell’ogni fatto è puramente casuale. Sono partito esattamente dal dettato opposto: questi fatti esistono, queste persone esistono. Io esisto. Ho scelto persino di lasciare i nomi veri di coloro che erano coinvolti, una scelta etica direi.”
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Marco Pagani: Amandla!
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

Marco Pagani
Amandla!
Titolo: Amandla!
Autore: Pagani Marco
Prezzo: € 12,60
Dati: 2007, 280 p., brossura
Editore: Edizioni XII
Gli esseri simulati esistono davvero? […] La risposta è si. Tutte le azioni che gli esseri reali compiono per stabilire se esistono o meglio — come riflettere sul fatto che pensano, interagire con l’ambiente, possono essere compiute anche dagli esseri simulati. Non c’è modo per gli esseri simulati di rendersi conto che sono in realtà dentro il computer.
Frank Tipler, Il principio antropico cosmologico, 1986
La trama ruota intorno al significato di “Amandla“, una parola africana che vuol dire “potenza“, “forza“.
Amandla è un libro di fantascienza che sfocia in temi di grande interesse quale la pace e la giustizia. La maestria del Pagani, sta proprio nel riuscire a passare da un mondo virtuale a una realtà che ci tocca da vicino, quali i conflitti politici come la corsa sfrenata per l’approvvigionamento di potere, spesso lottando in nome di un Dio, costruito all’occorrenza, dagli stessi uomini.
David si ritrova nel mezzo di un gioco macabro avviato dai suoi “nemici “ politici.
Il gioco è quello della simulazione.
Riuscire a comprendere questo, è il primo grande enigma che David deve risolvere.
Jean Baudrillard, noto sociologo che insegna all’università di Parigi, sostiene che “(…) la nostra società crea una struttura sociale con rapporti di finzione e verità autoprodotte“.
David, il quale viene sottoposto a sua insaputa a prove molto dure, psicologicamente distruttive, “Non è facile affrontare tutto quel labirinto di assurdità senza perdere la lucidità mentale”; viene trasportato da un livello all’altro, “Sembra l’elenco dei livelli di un coin-op da sala giochi, pensò David amaramente; peccato però che sia io il personaggio principale e che nessuno mi abbia chiesto un parere!”, con lo scopo di distruggerlo facendolo soffrire agli estremi.
Cartesio, nel diciassettesimo secolo, postulò un improbabile demone, capace di creare un’esistenza illusoria controllando tutto quello che vediamo e sentiamo (e percepiamo attraverso tatto olfatto e gusto). Nel ventunesimo secolo la tecnologia della realtà virtuale ci fornirà questo potere. Cibernauti entusiasti già utilizzano visori e tute apposite per brevi immersioni in mondi immaginari, basati su meccanismi fondamentali completamente differenti dai campi quantici che, le ultime teorie suggeriscono, costituiscono il nostro mondo fisico.
…Gli avventurieri virtuali di oggi però non sfuggono del tutto dal mondo reale: se colpiscono oggetti veri, sentono dolore vero. Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Francesco Costa a Fahrenheit
Pubblicato da Luigi Milani
Ferragosto con Francesco Costa
Domani, 15 agosto, Francesco Costa, sfidando la proverbiale canicola del Ferragosto romano, sarà ospite di Fahrenheit, l’importante trasmissione che Radio Tre (Rai) dedica all’universo librario.
L’occasione è fornita dalla recente pubblicazione del suo nuovo romanzo, “Presto ti sveglierai”. Non mancate all’appuntamento: festeggiate il Ferragosto con la verve e la vis narrativa di Francesco, non ve ne pentirete.
Inoltre, lo stesso autore si sente in dovere di avvertire lettori e ascoltatori che il suo romanzo, “Presto ti sveglierai” (Salani Editore) non inquina l’ambiente e fa morire dal ridere. Con questo caldo, è una dolce morte.
Segnalazione di Luigi Milani
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
La virtù di Checchina, di Matilde Serao
Pubblicato da Renzo Montagnoli

La virtù di Checchina
di Matilde Serao
Introduzione di Aldo Putignano
Copertina di Paolo Cancello Tortora
Albus Edizioni
http://www.albusedizioni.it/
Narrativa romanzo breve
Pagg. 88
ISBN: 9788890294921
Prezzo: € 7,50
Nel panorama letterario italiano di fine ‘800 – inizi ‘900, Matilde Serao trova la sua giusta collocazione quale scrittrice della piccola borghesia e del popolino. A queste due classi sociali ha dedicato la parte migliore della sua produzione, con accenti di particolare intensità per la povera gente, una sorta di verismo, ma con una particolarità: mentre il realismo è destinato agli oppressi, ai paria, ai nobili e ai ricchi riservava figurazioni irrealistiche, frutto non di un’esperienza diretta, ma di una visione di fantasia.
Sì, perché Matilde Serao si sentiva parte di quella piccola borghesia in cui era in effetti nata e non è un caso quindi se riesce a descriverla così bene, come anche in questo romanzo breve, intitolato La virtù di Checchina.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Se questo è un uomo, di Primo Levi
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Se questo è un uomo
di Primo Levi
Postfazione di Cesare Segre
Copertina di Fabrizio Farina
Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 209
ISBN: 9788806176556
Prezzo: € 9,80
Ancor oggi, anzi ora più che in passato, ci sono non pochi che dubitano che vi sia stato effettivamente l’olocausto. Accanto a quelli che per ideologia lo negano ci sono molti scettici e, purtroppo, tanti, troppi agnostici che si disinteressano completamente del problema.
I giovani, poi, nati molti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ne hanno una vaga conoscenza, spesso maturata visionando pellicole sull’argomento, con il risultato che un’immane tragedia sta per venire sepolta dalla polvere del tempo e dell’indifferenza degli uomini.
I campi di sterminio, i famigerati lager non sono purtroppo una leggenda, ma una realtà che non deve essere dimenticata.
In questo senso la lettura di libri come Se questo è un uomo di Primo Levi non solo è opportuna, ma indispensabile e dovrebbe essere oggetto degli studi scolastici, per sapere, per capire, per evitare che un giorno ci siano nuovi olocausti.
Ogni volta che lo apro, che ne scorro le pagine soffermandomi su un punto o sull’altro, ritrovo l’emozione provata nel corso della prima lettura, perché il pregio della narrativa di Levi è di essere non romanzata, ma la descrizione della pura e semplice verità. L’autore, che racconta in prima persona essendo stato rinchiuso ad Auschwitz, non ricorre all’enfasi, né va alla ricerca della facile commozione, ma, con tono quasi distaccato, parla della sua esperienza e, pur descrivendo sofferenze e patimenti, ha il pregio di effettuare riflessioni che donano all’opera una valenza generale, non limitandola a una dolorosa esperienza personale.
Continua..
Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set - Il truccatore dei morti di Zingales
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

© immagine di copertina di Marco Scalici
Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set
In anteprima “Il truccatore dei morti” di Zingales
A breve uscirà il nuovo romanzo di Vito Benicio Zingales, “Il truccatore dei morti”, prima parte di una trilogia noir esoterica. Il countdown è iniziato, l’uscita è prevista entro fine luglio: il nuovo lavoro di questo superbo scrittore è stato affidato alle amorevoli cure di Armando Siciliano Editore. Vito B. Zingales ultimamente ci ha sorpresi con il romanzo “Cosa di Noi”, edito da Edizioni Clandestine. Oggi torna con una trilogia che vi lascerà senza fiato. Non siamo di fronte a uno dei soliti noir scontati cui ci ha abituato l’editoria moderna. Siamo invece di fronte a un lavoro a trecentosessanta gradi che si configura per essere Opera Magna, che scava nel malcostume italiano, non senza sofferenza, con una forte incisività epica propria di chi racconta il Presente Storico. “Il truccatore dei morti” è la prima parte di una trilogia: la seconda e terza parte hanno per titolo rispettivamente “La città dei maschi” ed “Inservibili resti”. Di cosa si parla? Di follia e del Cristo tra lastre d’obitorio e centurie di mosche in una città fatta di coca, di mafia e piccole puttane travestite da Dèi. La copertina del libro è stata realizzata dal grafico pubblicitario Marco Scalici, anch’esso palermitano come Zingales.
Procede a ritmo serrato la sceneggiatura del film tratto da un altro, e nuovo, romanzo di Zingales, “Da Mezzanotte a Zero”: Hella Wenders e Luca Lucchesi stanno facendo un lavoro eccellente. Non mi posso sbilanciare troppo, ma è sicuro che vi terrò aggiornati sulle riprese del film, non avete che da seguirmi su queste pagine.
In anteprima assoluta vi presento qui un brano tratto da “Il truccatore dei morti” nonché quella che sarà la copertina del libro, realizzata appositamente per questo romanzo di Zingales dal valentissimo Marco Scalici.
Giuseppe Iannozzi


