La polenta di Umberto Bossi e la taumaturgia di Famiglia Cristiana – riedit
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La polenta di Umberto Bossi
e la taumaturgia di Famiglia Cristiana
di Iannozzi Giuseppe
Famiglia Cristiana punta l’indice contro la legge sulla sicurezza voluta e promulgata dal governo Berlusconi. La denuncia è: “Ironia della sorte è toccato a Verona, la città di Romeo e Giulietta, aprire le danze”. Si legge nell’editoriale paolino delle “proposte bislacche” della Lega, che oramai “si susseguono al ritmo di una al giorno”. I paolini, sotto la direzione del taumaturgo Don Sciortino, scrivono: “Quanto alla legge sulla sicurezza, che per le nozze miste sembra scritta da don Rodrigo (ma chiedere a un politico leghista di leggere i Promessi Sposi del gran lombardo Alessandro Manzoni è chiedere troppo), essa sarà probabilmente spazzata via da una sentenza della consulta non appena qualcuno la impugnerà. Nel frattempo, la Lega avrà già conquistato le poltrone di governatore nelle regioni del Nord alle amministrative. Che importa se si sarà rivelata un’inutile grida? Al massimo qualche centinaio di migliaia di extracomunitari avranno dovuto rinunciare al loro sogno di sposarsi e metter su famiglia.
Una proposta di legge simile, in Francia, è stata bocciata dal Tribunale costituzionale. Invece a Verona e in Italia le nozze non s’hanno da fare. Con buona pace di quelle centinaia di migliaia di stranieri clandestini, badanti comprese, che non hanno il diritto d’innamorarsi, amarsi e creare una famiglia fondata sul matrimonio e protetta giuridicamente. In spregio a un diritto fondamentale della persona, sancito dalla Costituzione (agli articoli 29 e 30), dalle leggi dell’unione, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, da quel diritto naturale e universale che muove il mondo e che è alla base del Vangelo: l’amore. Dimenticando i veri problemi del paese, le proposte bislacche si susseguono al ritmo di una al giorno dai presidi e professori autoctoni al dialetto a scuola (ideale per formare cittadini europei), alle gabbie salariali, ai giudici eletti dal popolo fino ai sottotitoli in dialetto delle fiction e al cambio dell’inno nazionale”.
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Abba, Abdul Guibre, ammazzato a sprangate. Per gli assassini 15 anni di carcere appena.
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Abdul Guibre “Abba” lo hanno ammazzato
Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio
Per i due assassini 15 anni di carcere
Ma meritavano l’ergastolo senza se e ma
di Iannozzi Giuseppe
Quanto vale la vita di un ragazzo di 19 anni? una vita spezzata a suon di calci pugni e sprangate? Appena 15 anni di carcere. Abba lo hanno ammazzato Fausto e Daniele Cristofoli, due baristi, padre e figlio di 51 e 31 anni. Lo hanno ammazzato con cieca furia, a colpi di spranga, perché aveva rubato un misero pacchetto di biscotti. La vita del 19enne Abdul Guibre si è arrestata il 14 settembre 2008 in via Zuretti, a Milano, sotto i colpi incessanti di spranga di due assassini. Oggi Fausto e Daniele Cristofoli prendono 15 anni di galera, che si sospetta verranno presto dimezzati, come spesso accade in simili casi qui in Italia, dove legge e giustizia valgono meno di due baiocchi bucati. I due sono stati condannati per concorso in omicidio volontario aggravato da motivi abbietti e futili. Il pm Roberta Brera aveva chiesto per entrambi 16 anni e 8 mesi. Il processo si è svolto con rito abbreviato – che dà diritto allo sconto di un terzo della pena, che per questo reato va dai 21 ai 24 anni – davanti al gup Nicola Clivio, che ha accolto l’impianto accusatorio del pm e ha concesso ai due baristi soltanto le attenuanti generiche e un piccolo sconto, oltre a quello previsto dal rito abbreviato, per il buon atteggiamento processuale e l’offerta di risarcimento, peraltro rifiutata dai familiari di Abba.
«E’ stata fatta giustizia, ma solo in parte, perché la pena poteva e doveva essere più alta – ha detto Hassane Guibre, padre del giovane ucciso -. Dei soldi non mi importa, non penso al risarcimento che non mi restituisce mio figlio, ma al mio dolore». Il giudice aveva fissato un risarcimento pari a 100mila Euro per i genitori di Abdul (detto Abba), cittadino italiano figlio di immigrati del Burkina Faso, e di 25mila euro per ognuna delle sorelle. La famiglia di Abdul ha rifiutato la magra offerta, che non restituisce la vita a nessuno. In ogni caso i legali della famiglia Guibre hanna chiesto 900mila Euro di risarcimento.
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Se l’informazione disinforma
Pubblicato da Kristalia
Aggredito davanti alla porta di casa. A calci e pugni, fino al punto di ricorrere alle cure ospedaliere. Soltanto la resistenza del transessuale di 31 anni, che ha reagito alle botte, ha convinto l’ aggressore a desistere dal suo intento. Che probabilmente era quello di portare via i soldi dell’ incasso della serata e custoditi in casa. Una aggressione a scopo di rapina, stando a quanto avrebbero appurato i carabinieri che si occupano delle indagini. Anche se con le polemiche e il clima rovente che corrono in questi giorni sul Gay Pride, ci sono tutte le ipotesi per pensare che l’assalto violento possa essere determinato da una sorta di odio verso l’omosessualità. Tutte supposizioni, però. La cronaca, invece, racconta che alle due di notte dell’altro ieri il travestito avrebbe agganciato un cliente in via Fiodor, a Carignano. L’avventore è descritto come un tipo alto, probabilmente coetaneo, vestito con pantaloncini corti. I due concordano cifra e prestazioni, poi l’ omosessuale sale sull’auto del giovane, una Volkswagen di colore chiaro. La destinazione è un pied-à-terre di corso Italia, che il gay utilizza per prostituirsi. Davanti alla porta sopraggiunge l’aggressione. Improvvisa.
Stando a quanto avrebbe raccontato la vittima, calci e pugni senza alcuna ragione, ma gli indizi sembrano propendere per la rapina: mancata appunto per la reazione dell’omosessuale. Sul posto vengono richiamati i medici del “118″, ma anche i carabinieri del Radiomobile che successivamente passano le indagini ai colleghi del Nucleo Operativo. Le successive medicazioni al pronto soccorso del San Martino diagnosticano al ferito traumi alla testa, guaribili in 10 giorni.Fonte: La Repubblica
Superficialità, incompetenza e attaccamento ad un vagheggiato diritto di cronaca che corrisponde al suo diritto di consegnare al giornale un articolo raffazzonato.
Il giornalista è il collegamento fra la società e il fatto. Prima di informare dev’essere informato, pena la sua credibilità, la sua autorevolezza.
Anche l’impostazione di un servizio può contribuire ad alimentare la confusione, già notevole, nell’opinione pubblica.
Chi è il soggetto aggredito? Un gay, un travestito, una transessuale?
Non è chiaro. Quello che invece risulta evidente, è che l’informatore, non sa informare.
E non mi si dicesse che la questione è marginale rispetto al reato commesso. Non ne dubito, ma trovo umiliante per la vittima, vedersi negare la sua identità di genere.
È UNA transessuale, non uno. Una donna!
Non è gay, e se lo fosse, non sarebbe “trans”, e nemmeno “travestito”.
Questo, un giornalista lo deve sapere e non ha diritto di disinformare i lettori e di calpestare la dignità della transessuale.
Trattasi di un servizio vecchio, in cui mi sono imbattuta poco fa. Ma la data è irrilevante se pensiamo che ad oggi nulla è cambiato. Basta leggere gli articoli della settimana scorsa.
Uno su tutti: Corrierefiorentino.it
Tre volte inchiodata: dall’aggressore, da certi giornalisti, dalla società.
Il problema non è formale:
Uno Stato che non intende tutelarci. Tutti coloro pronti a ironizzare su di noi, omosessuali compresi, e che ci guardano come gli ultimi tra gli ultimi, quelli di un genere degenere. Siamo invisibili, finiti ai bordi delle strade perché nessuno si sognerebbe di darci lavoro. Meglio non dare denaro legale a un transessuale. Meglio pagarlo in cambio di una scopata. E’ così che avviene infatti. Noi ragazze con il pene tra le gambe siamo rimorchiate il più delle volte da padri di famiglia che hanno bisogno di placare le proprie inquietudini, le ansie di omosessualità latenti da spegnere con qualche banconota. Per poi tornare dall’amabile famigliola, ai figli, al letto con la moglie, per dimenticare l’essere strano, eccitante e perduto con cui si è stati fino a poco prima.
E allora dateci del «lei», per favore.
No, non sto parlando di una formalità che non ci appartiene, ma rivolgetevi a noi al femminile, perché non c’è offesa più grande del non riconoscere la nostra femminilità, quel poco o tanto che siamo riusciti a raggiungere con le unghie e con i denti, contro tutto e tutti. Dateci del «lei», ma solo perché rispettate il coraggio e siete in grado di andare oltre alla voce da ET che il più delle volte ci fa soffrire perché non corrisponde a come la vorremmo.
Noi ci vergogniamo non di quello che siamo, ma di ciò che ancora non siamo riuscite a raggiungere, di quei gradini della scala che ci separano dal nostro ideale femminile, forse utopistico. Indipendentemente dalla prostituzione cui spesso siamo condannate perché non c’è alternativa, dei favori sessuali da concedere, dei bisturi che conosciamo bene, di foto di politici che non hanno nulla di ricattabile ma vengono spacciate per tali, e di risolini che colpiscono sempre e comunque diritto al cuore.Noialtre, me compresa, restiamo sensibili nonostante tutto, e il silicone nelle tette non può cambiare la nostra anima. Ferita dai tanti che pretendono di mondarcela.
Lettera di una trans sex-worker
Transamerica, è un film valido anche perché la legislazione statunitense è simile a quella italiana, quindi è facile orientarsi e capire.
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Festival dei film porno a Bolzano: Unitalia, An e Forza Italia contro
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Festival dei film porno a Bolzano:
Unitalia, An e Forza Italia contro
di Iannozzi Giuseppe
Polemica per il festival del film porno a Bolzano, città che nell’immaginario italiano si consegna come una delle più liberali e tolleranti. Così non è. Gridando allo “scandalo” e “anticulturale” si chiede che “il comune neghi la sala e i contributi” per un dibattito su un innocuo film come L’Albero delle zoccole.
Michele Capozzo, regista di Pornology, ribatte: “Chiacchiere! Il ciclo è ben calibrato, ci sono anche film importanti”. In piazza è scesa Unitalia che ce l’ha su con Rocco Siffredi. E’ il ritorno dei bigotti. E delle bigotte. Ieri si è fatto un gran casino per via della rana di Kippenberger esposta al Museion, opera d’arte contestabile, che può piacere o meno, ma non per questo da censurare e nascondere. Il radicale Arnold Tribus, direttore del quotidiano Tageszeitung: “Certe sortite di bigottismo spinto danno un’immagine della città che non corrisponde al vissuto. Qui, infatti, libertà e promiscuità sono costume corrente. E’ vero, però che esistono frange politiche agguerrite, specialiste in campagne oscurantiste e sessuofobiche. Solitamente collocate a destra, ma c’è anche il bigottismo di sinistra”. Arnold Tribus si riferisce alla pubblicità dell’Arcigay nella città: i manifesti furono oggetto di una vera e propria crociata sessuofobica partita dalle fila di An.
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“Gli scartafacci di Fenoglio”: questo l’insulto di Krauspenhaar contro Beppe Fenoglio
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
“Gli scartafacci di Fenoglio”: questo l’insulto di Krauspenhaar contro Beppe Fenoglio
di Iannozzi Giuseppe
Franz Krauspenhaar: “gli scartafacci di Fenoglio”.
Beppe Fenoglio per Franz Krauspenhaar produceva degli scartafacci. Lo ha dichiarato in data 30 dicembre 2008 sulle colonne del lit-blog Nazione Indiana.
Quello di Krauspenhaar non puo’ che essere inteso come un vergognoso fanatico razzismo.
Soltanto un giudizio critico campato in aria?
Anche se così fosse, impossibile assolvere Krauspenhaar, che o non hai mai letto Beppe Fenoglio o se l’ha letto non ne ha mai compresa la statura artistica umana e politica.
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Sciopero dell’autore tra accuse calunnie minacce: Krauspenhaar minaccia Iannozzi online alla maniera dei filo-nazistoidi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Sciopero dell’autore
tra accuse calunnie minacce
Krauspenhaar minaccia Iannozzi online
alla maniera dei filo-nazistoidi
Iannozzi andrebbe appeso per le palle…
scarica ad alto voltaggio ai coglioni
a cura di Giuseppe Iannozzi
Scrive Franz Krauspenhaar: “Nel frattempo, io con il mio blog personale [ url rimosso ] e altri scrittori, abbiamo tambureggiato. Tra i propugnatori dello sciopero dell’autore, come Vincenzo Ostuni, si è deciso di creare un sito internet [ url rimosso ] nel quale vengono immessi i vari contributi alla discussione. (…) Un autore è un professionista della scrittura, che è capace anche di dare un valore aggiunto.”
Risponde Iannozzi Giuseppe: Quando leggo simili scempiaggini avrei solo voglia di prendere tutti quei libri che mi hanno deluso in quanto lettore e rimetterli al mittente, cioè all’autore e chiedere il rimborso del prezzo di copertina più i danni. E non scherzo.
E visto che ci siete, perché non vi spogliate? perché non fate un calendario di autori tutti nudi per promuovere ‘sta bestemmia?
Di scrittura non si campa. Cacciatevelo nella capoccia. Nessuno, e dico nessuno, è disposto a pagare più di quanto già non vi paghi acquistando libri che poi si rivelano autentiche schifezze per non dir peggio.
Ma di scrittura si campa anche, volendo: come? Basta vendere un tot, qualche migliaio di copie, anzi almeno un milione o due di copie. Non tutti ce la fanno a vendere così tanto, si arrestano intorno a poche migliaia di copie quando gli dice bene. Perché?
Ve lo siete mai chiesti il perché?
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Depenalizzazione universale dell’omosessualità, ma il Vaticano non ci sta
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Depenalizzazione universale dell’omosessualità
Ma il Vaticano non ci sta
a cura di Giuseppe Iannozzi
L’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, boccia il progetto di dichiarazione che la Francia intende presentare a nome dell’Unione europea all’Onu per la depenalizzazione universale dell’omosessualità. «Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale», spiega in maniera tutta sua il vescovo nel corso d’un’intervista rilasciata all’agenzia stampa francese I.Media. «Il catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui, la questione è un`altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso
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Clochard bruciato vivo, la sua colpa la povertà
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Clochard bruciato vivo, la sua colpa la povertà
a cura di Giuseppe Iannozzi
Ignoti hanno tentato di uccidere la scorsa notte un clochard a Rimini, dandogli fuoco mentre l’uomo dormiva su una panchina di via Flaminia. Gli hanno versato addosso una tanica di benzina. Le ustioni su tutto il corpo ne hanno imposto il trasferimento immediato al centro grandi ustionati di Padova.
L’uomo presenta ustioni sul 40% della superficie del corpo. Le sue condizioni, al momento, sono stabili. La prognosi è riservata, ma «non è in pericolo di vita»secondo l’Azienda ospedaliera di Padova.
Quando è stato soccorso, attorno a mezzanotte e mezza, era in stato confusionale ma è riuscito a dire agli agenti della Questura di essere di Taranto e di avere 46 anni. Sono in corso accertamenti per l’identificazione. Il senzatetto non ha saputo fornire nessun elemento circa i suoi aggressori. Si sarebbe svegliato sulla panchina già avvolto dalle fiamme. A dare l’allarme al 118, una ragazza che si trovava a passare in auto da via Flaminia e che ha visto l’uomo avvolto dalle fiamme. Accanto alla panchina sulla quale dormiva il clochard è stata rinvenuta dai vigili del fuoco una bottiglia vuota che odorava di benzina, quasi certamente adoperata per dar fuoco all’uomo.
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