Jujol Cultura e spettacolo | Iannozzi Giuseppe - il blog | Premio Strega (Il libro di Iannozzi Giuseppe)

JuJol.com

 

In Mondadori si allevano scrittori di sinistra e anarchici. Una bufala politica che circola in Rete da troppi anni

In Mondadori si allevano scrittori
di sinistra e anarchici
Una bufala politica
che circola in Rete da troppi anni

di Iannozzi Giuseppe

Valerio EvangelistiGli autori Mondadori, prima di passare per ridicoli, farebbero bene a parlare chiaro, molto chiaro invece di tirare in ballo improbabili “cavallini di Troia” a cui non crede davvero nessuno.

Non si credeva ai presunti “cavallini di Troia” dieci anni or sono, nel 2000 o anche nel 1999-98-97, quando Internet non era diffusissimo tra la gente comune, figuriamoci oggi, nel 2010, che credibilità potrebbe mai avere chi dovesse alzar la voce tuonando che “si rimane in Mondadori per fare il cavallo di Troia”.

Ieri si poteva anche far credere al pubblico che così fosse; c’era difatti molta meno informazione e le bufale telematiche, e non, potevano trovare un loro fertile terreno. Oggi non più. A ogni angolo, come minimo, c’è un blogger di vedetta che incastra il fabbricatore di notizie false e di convenienze, per cui tu, bello mio, che vuoi fare il furbo sparando una menzogna dietro l’altra, sappi che ti si mette subito con le spalle al muro e che ci vuol niente a farti secco.

In ogni caso non è che dieci anni fa o anche quindici o venti non si sapesse che in Mondadori le cose andavano avanti grazie alla provvidenza del Cavaliere e non grazie a quella del Signore Iddio: lo sapevano in pochi – questo è vero – e quei pochi tacevano, per loro personalissima convenienza, adducendo la scusa che “si combatteva dal di dentro”. Tuttavia il pubblico ha creduto a questa bufala reiterata e lanciata su mailing list, forum di discussione, liste evangelistiche. Ci ha creduto perché su Internet ci si illudeva che la verità fosse di casa. Chi ieri si è illuso è perché aveva un maledetto bisogno di una illusione da coccolare, anche in previsione della possibilità di diventare poi un autore della scuderia Mondadori. Come di fatto poi è accaduto ad alcuni tutto spirito machiavellico e nessun talento da parte; gli spiriti machiavellici più fortunati finiscono così nei remainders ignorati da tutti a far la muffa, prima di finire al macero; e non è privilegio da poco in questo momento storico di tasche vuote e di grande fame.
Continua..

Vasco Rossi, venditore di fumo beccato con le mani nel sacco

Vasco Rossi, venditore di fumo
beccato con le mani nel sacco

di Iannozzi Giuseppe

Gli italiani non leggono.
In pochi si degnano di leggere anche solo un libro all’anno.
Quasi il 40 % degli italiani non legge un solo libro in dodici mesi. La più parte degli italiani vive e muore nell’ignoranza più totale – e assurda.

I pochi che leggono, che cosa leggono?
Purtroppo non è difficile rispondere: le istruzioni per usare in maniera corretta la carta igienica. Punto e a capo.

Siamo un popolo di ignoranti e di scrittori ancor più ignoranti. Il massimo che un giovinastro italiano riesce a digerire è un manga giapponese, tipo Evangelion o Dante’s Inferno, per cui non stupisce che a crescere sia solo il numero dei fascisti in erba e dei pazzi – che osano dirsi anarchici e vittime della società.

Dall’introduzione scritta dal pugno di Vasco Rossi: “Il fumetto è un’espressione d’arte contemporanea. Arte povera ma… buona, come la musica rock. Il fumetto è ‘pittura’ leggera come la canzone, entrambe ‘leggere’ e insieme profonde, se ne può consigliare l’uso – e l’abuso – non hanno controindicazioni. Portano gioia e fantasia, aiutano a combattere il grigiore quotidiano… Un mondo che non riesce ancora a liberarsi dai pregiudizi nei confronti del diverso e che ha bisogno di trovare un ‘colpevole’ perché non sa affrontare le ‘colpe’” .
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Al rogo i falsi poeti

Al rogo i falsi poeti

di Iannozzi Giuseppe

puffo poetaOggi non c’è più un solo animo sensibile, che è poi quello che dovrebbe essere il vero Poeta; non mancano però tanti e tanti imbrattacarte e imbianchini improvvisati. Ognuno di loro vivacchia di pacche sulla spalle, di complimenti falsi come certi santi sbattuti a forza in paradiso, e guarda caso si fanno un mare di seghe soltanto a corte tra i loro pari. E poco importa che la corte sia qui o altrove: questi imbrattacarte mostruosi di per sé si consumano nei club, là dove tutti dicono un gran bene di tutti e dove per fortuna tutto quel “bene” rimane perlopiù confinato all’interno del club , perché lì ha da essere sepolto. In rarissimi casi il poeta – eletto tale da mafiosi battimani – riesce persino a incontrare un piccolo editore perché si sa che ci sono le raccomandazioni – peggio che per far lo statale col posto fisso e lo stipendio a fine mese garantito… e che gli altri muoiano pure di fame con le cimici e gli scarafaggi addosso. Ma per fortuna una o due pubblicazioni disastrose mettono fine al sogno del sédicente poeta. O scrittore. Ne consegue che il sédicente poeta o scrittore viene rimesso in riga, torna in molti casi a zappare la terra per nostra somma fortuna perché nessun editore vuol più aver a che fare con un fallito senza talento. Precisiamo però che essere un fallito non comporta necessariamente di mancare di talento, e non è un crimine sopratutto. Un “senza talento” invece è un criminale che lo riconosci subito, colpevole più del Peccato incarnato, più d’una carogna a marcire sotto il sole col rossetto e la cipria spalmata in faccia per illudere gli allocchi che sia in piena salute.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Tassare la libertà su Internet per pagare i costi dell’editoria. Questa la proposta della Fieg

Tassare la libertà su Internet

per pagare i costi dell’editoria

Questa la proposta della Fieg

di Iannozzi Giuseppe

Il presidente della Fieg Carlo Malinconico: “…una mini tassa per chi si connette a internet e usa i contenuti editoriali online, come misura transitoria per consentire all’editoria di far fronte alla crisi, sul modello del canone per i detentori di computer applicato in Germania”.

Carlo Malinconico“Il settore sta attraversando una fase di crisi tra le più acute della sua lunga storia, che non accenna a diminuire anche nei primi mesi del 2010 e a fronte della quale il governo non solo non è intervenuto per attenuare gli effetti di una congiuntura difficile e per allentare quei nodi strutturali che soffocano il settore, ma ha operato in senso contrario con la soppressione delle tariffe postali agevolate. […] Stiamo negoziando con Poste per verificare come si possa colmare il divario, al momento vastissimo, tra la tariffa piena e la vecchia tariffa agevolata. Sapevamo benissimo che dal 2011 in poi, con la piena liberalizzazione dei servizi postali, non sarebbe stato più ammissibile continuare ad applicare il vecchio sistema e che una riforma sarebbe stata necessaria. Ma il 2010 resta un problema insormontabile, perché lo stop è di fatto una misura retroattiva, che va a incidere su bilanci già approvati e su abbonamenti già in essere. Come fanno gli editori a fare i loro conti in queste condizioni? Puntiamo a trovare una via d’uscita per quest’anno che non ci massacri”.

Mai e poi mai. Il popolo della rete non foraggerà mai e poi mai l’editoria e sue indecenti proposte.
Continua..

Il Nano Malefico Cattolico Fondamentalista pronto a far danni

Il Nano Malefico Cattolico
Fondamentalista pronto a far danni

di Iannozzi Giuseppe

Anche quest’anno il Nano Malefico promette di fare danni, grossi danni. Pur trovandosi nell’infelice condizione di arrivare a toccare a malapena una bassezza pari a un metro e cinquanta, il Nano Malefico, con o senza tacchi alti, con o senza trampoli, può ancora contare su qualche fedelissimo fondamentalista e fare così danni nel panorama editoriale italiano promuovendo mezze calzette, portaborse, gigolò di quart’ordine e veline brufolose.

Il Nano Malefico Cattolico Fondamentalista è purtroppo una realtà, come Berlusconi – per cui Esso lavora, magna e caga – e Veltroni. Nel corso degli anni questo Nano Cattolico Fondamentalista è riuscito a spacciare in rete, e non, nomi di improbabili imbrattacarte innalzandoli al Settimo Cielo. Per nostra fortuna, molti di questi imbrattacarte sono presto caduti per non rialzarsi mai più.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Lo zar non è morto, lo dice il Gruppo dei Dieci. E lo ribadisce Giulio Mozzi in una intervista – Sironi editore

Lo zar non è morto
Il Gruppo dei Dieci
Sironi editore
Una riscoperta di Giulio Mozzi

di Iannozzi Giuseppe

Lo Zar non è mortoDiciamolo da subito, senza ipocrisia, “Lo Zar non è morto” è una grande avventura, è letteratura, è scrittura collettiva, è opera de Il Gruppo dei Dieci. La prima pubblicazione fu nel lontano 1929, cioè ben prima che nascessero Wu Ming e Babette Factory, due collettivi (di scrittori). E diciamolo da subito che Il Gruppo dei Dieci è un collettivo fascista, di scrittori, ossia: Filippo Tommaso Marinetti, Massimo Bontempelli, Antonio Beltramelli, Lucio D’Ambra, Alessandro De Stefani, Fausto Maria Martini, Guido Milanesi , Alessandro Varaldo, Cesare Viola, Luciano Zuccoli. Dall’introduzione a “Lo Zar non è morto”, scritta dallo stesso Marinetti per l’edizione del 1929: “Soltanto alcuni scopi di patriottismo artistico (non raggiungibile in altro modo) hanno avvicinato e solidarizzato questi dieci scrittori italiani che appartengono alle più tipiche e opposte tendenze della letteratura contemporanea (futurismo, intimismo, ecc.). Questi sono e rimarranno inconfondibili, dato che miliardi di chilometri dividono per esempio la sensibilità futurista di Marinetti dalla sensibilità nostalgica di F.M. Martini. Per offrire al pubblico lo spettacolo divertente di quei miliardi di chilometri, eccezionalmente, i Dieci hanno scritto i capitoli del romanzo: «Lo Zar non è morto». Questa eterogenea collaborazione, una volta tanto, ad un romanzo di avventure non vuol dare nessuna direttiva artistica.”

Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Plagio e scandalo per Giuseppe Ferrario! Bloccate le uscite delle Cronache di Licia Troisi

Plagio e scandalo per Giuseppe Ferrario!
Bloccate le uscite delle Cronache di Licia Troisi

a cura di Iannozzi Giuseppe

Bloccati dall’editore Panini Comics le uscite Cronache del mondo emerso di Licia Troisi. Il motivo: plagio. La Rete ha messo spalle al muro Giuseppe Ferrario che per disegnare molte tavole degli albi avrebbe copiato di brutto da Hayao Miyazaky, autore di manga notevoli quali La città incantata, La principessa Mononoke e Il castello errante di Howl. Lo sgarro non poteva passare inosservato.
Gli albi Cronache del mondo emerso sono stati bloccati: la terza uscita è stata rimandata. Ma si può legittimamente sospettare che le uscite verranno chiuse in via definitiva.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Il bambino che sognava la fine del mondo di Antonio Scurati – recensione e videointervista – Bompiani

Il bambino che sognava la fine del mondo
di Antonio Scurati

fonte wuz.it

“Era uno stato d’animo difficile da spiegare: una sorta di tensione nostalgica verso sfuggenti ricordi della mia infanzia. Uno struggimento per momenti dimenticati della mia vita di bambino, esperienze probabilmente terribili e per questo rimosse, ma comunque ammantate da un’indicibile tenerezza.

Antonio Scurati - Il bambino che sognava la fine del mondoInizio a parlare di questo bel libro di Scurati con la citazione di una recente recensione di Walter Siti (ottimo scrittore lui stesso) apparsa su La Stampa il 18 marzo scorso:
Con abilità di pasticheur, Scurati combina varie storie realmente accadute, dal tragico teatro di Rignano Flaminio agli shoccanti episodi che hanno sconvolto il Belgio; Bergamo diventa l’emblema del Male che sovrasta la tranquilla provincia italiana. Scurati usa materiali extra-letterari: statistiche, articoli di giornale (in parte veri in parte ritoccati), cita pezze d’appoggio con nomi e cognomi, da Massimo Gramellini a Enrico Mentana. Eppure il lettore un po’ avvertito lo sa, che nulla è successo a Bergamo: sia perché non ricorda nessuna grancassa mediatica, sia proprio perché legge in filigrana altri episodi, delitti accaduti altrove. Sono quasi sicuro che Antonio Scurati, con questo romanzo ci ha dato il suo libro migliore.

Concordo con Siti: anche per me questo è forse il libro migliore di Scurati anche se Il sopravvissuto è  uno di quei romanzi che difficilmente si possono dimenticare.
Recentemente è uscito un cofanetto che recensiamo in questa breve rassegna torinese e si intitola, Governare con la paura. Non è un caso l’accostamento in questa sede perché il primo tema che da questo romanzo emerge è quello civile perché oggi la pura è instillata nei cittadini attraverso i media. Giornali e televisioni fanno a gara nel raccontare nel modo più truce episodi orrendi, che giorno dopo giorno creano negli italiani insicurezza e panico, un senso di debolezza che produce il bisogno di affidarsi a chi si dichiara capace di porre un argine al Male.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Giulio Mozzi nel suo giardino – intervista all’autore

Giulio Mozzi
nel suo giardino

a cura di Giuseppe Iannozzi

L’intervista risale all’agosto del 2005. Da allora alcune cose sono cambiate: non è più in Sironi editore. Ciò non toglie che “Questo è il giardino” è un libro che merita, così come merita d’esser letta questa intervista, a mio avviso ancora attuale.

[ g.i. ]


1. Chi è Giulio Mozzi? Forse solo uno che al telefono risponde “Pronti”? Ti do del tu, spero non ti arrechi fastidio. Dunque, chi sei veramente, e ti prego di non esser avaro di parole?

Giuseppe, alla domanda: “Chi sei veramente?”, non intendo rispondere. Credo di avere ottime ragioni per rifiutarmi. Il presupposto di una domanda come: “Chi sei veramente?” è che esistano, ben distinti, un mio “essere veramente” e un mio “essere non veramente”. Ora, io mi domando: sarei mai capace di “essere non veramente”? Mi domando anche: può mai un essere umano “essere non veramente”? Degli esseri umani che incrocio nell’esperienza, ho: i corpi, le parole, gli atti. In quei corpi, in quelle parole, in quegli atti, penso che tali esseri umani “siano veramente”. Non mi viene in mente di pensare che quegli esseri umani “siano non veramente”. Tutto è visibile, no? E se quel che è visibile è traccia di ciò che non è visibile – be’, è come dire che anche ciò che non è visibile è visibile (sia pure solo per tracce), no?

2. E Giulio Mozzi scrittore? e il curatore della collana indicativo presente in Sironi, chi è, chi sono?

Sempre lo stesso essere umano.

3. E’ giusto dire che “Questo è il giardino” è la tua prova letteraria più felice? E se sì, perché, per quali ragioni (motivi)?

Non so se sia giusto dirlo. Per me è soggettivamente vero: è la “prova letteraria” dalla quale ho ricavata più felicità (non solo felicità, peraltro).

4. Sbaglio o il racconto è quella forma letteraria che prediligi, in cui riesci meglio a descrivere situazioni, personaggi, luoghi e sentimenti?

Non “prediligo” il racconto. Mi pare che i racconti mi vengano generalmente bene; mentre i miei tre tentativi di romanzo (due gettati via, e il terzo ancora in corso) mi sembrano molto più scarsi.
Non credo che Maradona “prediligesse” il gioco del calcio. Avrei voluto vederlo in una squadra di pallacanestro.
(Non voglio paragonarmi a Maradona, per carità: lui ha molti più capelli di me).
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Un caso di censura in rete

Un caso di censura in rete

di Iannozzi Giuseppe

Che la censura sarebbe presto approdata in rete lo si sapeva. In verità la censura, ben prima dell’iniqua e anticostituzionale legge del governo Berlusconi, è stata portata avanti tanto da chi si dichiara di destra quanto da chi si dice di sinistra. Non sorprende dunque, non poi troppo, che ibs.it internet bookshoop abbia sposato la causa dell’oscurantismo. Va bene che i commenti offensivi e scevri di qualsivoglia barlume di seria critica non vengano fatti passare. Ma non va affatto bene che non vengano fatto passare quei commenti che, con cognizione di causa, esprimono un giudizio negativo su di un libro, o un autore.

Giorni or sono inviai un giudizio negativo sull’ultima operazione commerciale portata avanti da Mondadori e Roberto Saviano con “La bellezza e l’inferno”. Purtroppo o per fortuna amo firmarmi sempre con il mio nome reale, senza tentare di nascondermi dietro un dito perché non sono né un pervertito né un vigliacco, ed ecco così che ibs.it ha pensato bene di cassare il mio commento su il non-libro di Saviano.

Avevo già denunciato in “Saviano come Pinocchio” e “Saviano: pubblicità ingannevole per La bellezza e l’inferno” la barbara operazione commerciale che è, a mio avviso, “La bellezza e l’inferno”. Riporto qui i passi essenziali di questi miei due interventi:

«Non posso/possiamo considerare “La bellezza e l’inferno” un libro perché tale non è.

E’ invece una raccolta di articoli apparsi tra il 2004 e il 2009 su diversi giornali (perlopiù La Repubblica e l’Espresso), ripresi più e più volte da diversi blog, ribattuti fino alla noia, nel riuscito tentativo di portare in alto “Gomorra”, libro-inchiesta che comunque non ritengo meritevole per ragioni che ho più volte reiterato e spiegato in maniera non chiara ma chiarissima.

Oggi Saviano, o Mondadori mi propongono una raccolta di articoli che conosco più delle mie tasche e che in quattro anni sono stati così tante volte letti e discussi sui giornali, per non dire poi in Rete, che davvero non si capisce con quale faccia editore e autore spacciano questa raccolta inutile di articoletti per “un nuovo libro”. Siamo di fronte all’ennesimo caso di malaeditoria, una pubblicazione il cui scopo è solo quello di ingrassare le tasche di Roberto Saviano e dell’editore, che è evidentemente di destra e che detta legge e che guarda al profitto prima d’ogn’altra cosa.

Io punto il dito contro il sistema editoriale ma l’autore, e lo sottolineo, ha la sua gravissima parte di colpa: se Saviano fosse stato corretto, in primis, subitissimo avrebbe dovuto dare una bibliografia estesa dei testi compulsati per scrivere quella parte di non-fiction che è in “Gomorra”. Non ha mai detto un’acca. Non ha mai accennato al fatto, nonostante gli sia stato fatto notare più volte. Non dicendo nulla a tal riguardo si è “inglobato” nella politica e nel business del sistema editoriale. E’ evidente che è colpevole quanto, se non di più, di quel sistema editoriale che lo pubblica per fare soldi e non denuncia.

Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Giuseppe Genna e il non-futuro della narrativa italiana

Genna il creatore di banalità
Appunti critici su uno scrittore senza talento

di Iannozzi Giuseppe

Posso dire che Giuseppe Genna non ha una sola briciola della genialità visionaria di David Lynch. Mi sembra superfluo il dover sottolineare che non c’e niente di Michel Houellebecq né di Umberto Eco nella scrittura “popolare” di Genna, che è tutt’al più molto alla Emilio Salgari. Suvvia, siamo onesti: la scrittura di Genna è limitata a una pochezza di stereotipi bassamente popolari.

Giuseppe Genna è Hitler!Houellebecq è un anarcoide per metà fascista à la Céline e per l’altra metà un demolitore di idoli. Non c’è niente di più lontano come la scrittura devastante e perfetta di Houellebecq dalla lingua popolare di Genna, il quale si rifà a dei cliché narrativi vecchi e comprovati, quali appunto quelli di Salgari e per la narrativa più “di fantasia” a quelli di Jules Verne. Non che ci sia niente di male, però non siamo di fronte a della letteratura, né con la minuscola né con la L maiuscola. Di tanto in tanto nei suoi lavori più mainstream – che sono a mio avviso anche i peggio riusciti – tenta indarno di ascendere a una scrittura nera à la William S. Burroughs, ma con risultati che sono solo imitativi, opachi, e che della potenza lisergica di Burroughs non hanno altro che lo spettro della ridicolaggine. Genna non inventa, Genna si butta a corpo morto in un mare di stereotipi, li pesca – spesse volte più a caso che non per un atto di volontà – e li riadatta malamente alla sua scrittura. Come detto in altre occasioni, Genna il meglio l’ha dato con la narrativa di genere, proprio perché supportata da quei cliché, vecchi e risaputi, che sono in Salgari e Verne. Ma quando tenta come nell’“Anno Luce” o in “De Profundis” di arrivare all’oggettivizzazione letteraria (*), i cliché di cui è imbevuta la sua vena scrittoria lo sottomettono.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Valerio Evangelisti raschia il fondo del barile

Valerio Evangelisti raschia il fondo del barile
grazie alla nuova collana mondadoriana Epix

di Iannozzi Giuseppe

Valerio EvangelistiAcque oscure esce in edizione Mondadori, nella nuova collana Epix. Trattasi di una antologia che raccoglie vecchi e vecchissimi racconti di Valerio Evangelisti, apparsi già altrove, in molti casi editi più e più volte.
Il prezzo di copertina di Acque oscure di Valerio Evangelisti è di € 4,90.
Ma conviene davvero buttare via dei soldi per una antologia i cui racconti sono quasi tutti reperibili in rete e che ad onor del vero sono tutt’al più dei raccontini scritti tanto per?

Per chi pensa che valga comunque la pena di leggere ogni riga di Evangelisti, ecco i links dove reperire in rete la maggior parte dei racconti (leggeteveli, stampateli, salvate le pagine web, prima che i racconti vengano rimossi dalla rete… questo il mio spassionato consiglio):

O’ Gorica tu sei maledetta - pubblicato in prima battuta per la rivista online Delos a cura di Silvio Sosio (http://www.geocities.com/Athens/Aegean/1214/gorica.htm);

Il grande fratello

Eymerich contro Dan Brown – pubblicato su Musica / Repubblica del 25 novembre 2004; ripubblicato su Carmillaonline il 29 novembre 2004 (http://www.carmillaonline.com/archives/2004/11/001106.html);

Fluidità corporea – pubblicato su Carmillaonline il 19 giugno 2003 (http://www.carmillaonline.com/archives/2003/06/000310print.html);

Cicci di Scandicci – pubblicato su Carmillaonline il 10 febbraio 2003 (http://www.carmillaonline.com/archives/000034.html);

La sala dei giganti – pubblicato in uno speciale Oscar Mondadori di 76 pagine, tiratura 270.000 copie;

Eymerich contro Palahniuk - pubblicato su Carmillaonline il 13 gennaio 2004 (http://www.carmillaonline.com/archives/2004/01/000558.html); pubblicato in prima battuta su Tutto Musica;

Marte distruggerà la Terra - pubblicato su Carmillaonline il 17 agosto 2003 (http://www.carmillaonline.com/archives/2003/08/000386.html); pubblicato su Il manifesto del 17 agosto 2003 con il titolo Guerre stellari preventive;

Gocce nere – pubblicato in 24 puntate da Liberazione, agosto 2001; da evidenziare che Gocce nere contiene i racconti Il nodo Kappa e Sepultura, quest’ultimo compreso in Metallo urlante più e più volte edito e riedito in diverse edizioni.

Giudizio definitivo: Un ben triste raschiare il fondo del barile questa operazione spudoratamente commerciale, del tutto inutile. Una operazione che non aiuta affatto l’editoria, in nessun senso: racconti già pubblicati, più volte e che tutti conoscono come il fondo delle proprie tasche.

Da evidenziare inoltre che nessuno dei racconti in antologia riporta le necessarie indicazioni, ovvero data prima stesura, prima pubblicazione su rivista o quotidiano o in volume, né è indicato se trattasi di versioni nuove o riviste e corrette; una pecca questa non da poco che invalida in maniera assai pesante quella che pretenderebbe d’essere una antologia.

Di Epix, o meglio ancora di “epico” Acque oscure di Valerio Evangelisti ha il grande demerito di togliere spazio a una più sana giovane e vitale editoria.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

L’Einaudi di Berlusconi: censura preventiva per Il Quaderno di Saramago

Saramago su Berlusconi:
leggi per salvaguardarsi
per l’imprenditore
e l’accompagnatore di minorenni

di Iannozzi Giuseppe

Su El Pais, oltre a due nuove foto delle feste berlusconiane a Villa Certosa, da segnalare soprattutto un articolo del premio Nobel per la Letteratura José Saramago, “La cosa Berlusconi”.
L’articolo di Saramago era stato anticipato nella giornata di ieri dal sito del quotidiano madrileno.

SaramagoEinaudi, c’era una volta, ma tanto tanto tempo fa, un editore che era Giulio Einaudi e che pubblicava dei gran bei libri, senza piegarsi alla censura. L’editore Einaudi di oggi non ha niente a che vedere con l’Einaudi degli anni Cinquanta e Sessanta, essendo che è una catena di montaggio dove a comandare è Silvio Berlusconi. Einaudi, solo una settimana or sono, ha rifiutato di pubblicare il nuovo romanzo di José Saramago, nonostante in Italia l’editore Einaudi abbia in catalogo una ventina di titoli del grande autore portoghese. In un comunicato, Einaudi ha così spiegato quello che è un più che evidente atto di censura voluto dalla destra italiana: “L’Einaudi ha deciso di non pubblicare O caderno di Saramago perché fra molte altre cose si dice che Berlusconi è un ‘delinquente’. Si tratti di lui o di qualsiasi altro esponente politico, di qualsiasi parte o partito, l’Einaudi si ritiene libera nella critica ma rifiuta di far sua un’accusa che qualsiasi giudizio condannerebbe”. Nel quaderno di Saramago si può leggere: “Visto che sono pubblicato in Italia da Einaudi, di proprietà di Berlusconi, gli avrò fatto guadagnare qualche soldo. Una goccia nell’oceano del suo immenso patrimonio, che lui avrà usato per pagarsi i sigari, supponendo che la corruzione non sia il suo unico vizio. […] Il sentimento degli italiani per il Cavaliere è indifferente a qualsiasi considerazione di ordine morale. Del resto, nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?”.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Saviano come Pinocchio. Boicottare Saviano e il suo presunto inferno

Saviano come Pinocchio
Omissioni e menzogne
dell’autore di Gomorra

di Iannozzi Giuseppe

Non posso/possiamo considerare “La bellezza e l’inferno” un libro perché tale non è.

E’ invece una raccolta di articoli apparsi tra il 2004 e il 2009 su diversi giornali (perlopiù La Repubblica e l’Espresso), ripresi più e più volte da diversi blog, ribattuti fino alla noia, nel riuscito tentativo di portare in alto “Gomorra”, libro-inchiesta che comunque non ritengo meritevole per ragioni che ho più volte reiterato e spiegato in maniera non chiara ma chiarissima.

Oggi Saviano, o Mondadori mi propongono una raccolta di articoli che conosco più delle mie tasche e che in quattro anni sono stati così tante volte letti e discussi sui giornali, per non dire poi in Rete, che davvero non si capisce con quale faccia editore e autore spacciano questa raccolta inutile di articoletti per “un nuovo libro”. Siamo di fronte all’ennesimo caso di malaeditoria, una pubblicazione il cui scopo è solo quello di ingrassare le tasche di Roberto Saviano e dell’editore, che è evidentemente di destra e che detta legge e che guarda al profitto prima d’ogn’altra cosa. Diciamocelo chiaro e tondo: se Saviano avesse detto delle grandi verità, delle verità scomode, “Gomorra” non sarebbe passato. Ma Mondadori ha fiutato l’affare: Saviano, forte di una buona dose di fiction e di risapute notizie sulla camorra, ha scritto “Gomorra”. Ma Saviano non denuncia alcunché: le notizie che porta in “Gomorra” erano già state dette, da altri autori, che Saviano e l’editore non hanno mai citato in una bibliografia, nonostante le tante edizioni del romanzo “Gomorra”. Mai c’è stata una bibliografia esaustiva delle fonti a cui ha attinto Roberto Saviano. E questo fatto è già di per sé non poco scandaloso e disgraziatamente scorretto nei confronti di quanti combattono la camorra per mezzo di denunce forti e che però non vengono pubblicati dal Signore e Padrone Silvio Berlusconi. Saviano continua a fare orecchie da mercante, proprio come Berlusconi: la bibliografia non intende proprio inserirla proprio in “Gomorra”. Gli costa troppa fatica? O ha da nascondere qualche cosa? Il fatto che non c’è una bibliografia esaustiva in “Gomorra” è più che mai significativo: non viene inclusa perché altrimenti TUTTI potrebbero rendersi conto che Saviano ha merito davvero minimo, per quella sola parte che in “Gomorra” è fiction. L’editore si guarda bene dal pubblicare “Gomorra” includendo la bibliografia di tutti quei testi da cui Saviano ha attinto a piene mani. Se lo facesse, “Gomorra” passerebbe fra le mani dei comuni lettori e questi avrebbero modo di rendersi conto che Saviano non ha fatto nessuna denuncia e che ha solo ripetuto come un pappagallo. L’editore vuole il business e a quello mira, insieme alla complicità tutta di Saviano a questo punto, perché altrimenti non si spiega come mai Roberto non ha ancora inserito una dannata esaustiva bibliografia in “Gomorra”.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Babsi Jones ha deciso che si farà legare le emorroidi. L’annuncio ha destato un piccolo scandalo.

Babsi Jones ha le emorroidi

da Sappiano le mie parole di sangue

di Iannozzi Giuseppe

Ho una personale convinzione, che ho deciso di esporre reiteratamente e indifferentemente dalle reazioni dei frequentatori di questo sito. La convinzione concerne Babsi Jones, di cui già ho trattato qui. La convinzione è la seguente: si tratta del più peggio scrittore italiano contemporaneo. Ciò sia detto con le dovute implicazioni nei confronti dei colleghi che maggiormente disistimo e che sanno benissimo in quale senso io compio l’affermazione intorno a Babsi Jones.
Lo scartafaccio Sappiano le mie parole di sangue è una fossa biologica di dolore, odio, peccato e colpevolezza, un vortice di totale volgarità antiumanistica, un pasticciaccio di stile e poetiche e strutture e sguardi che, a me, a tutt’oggi mi fa sentire un celebroleso.
Poiché è possibile e giusto salvaguardare l’oscena presenza mutila (anche macrocefala) del cosiddetto autore (sia declinato in genere neutro, questo fantasmagorico sostantivo), è sulla carta impiegata per stampare il libraccio che io lettore miserevole posso intervenire. E voglio intervenire con la massima urgenza. Devo farlo con la massima enfasi possibile e rimettere l’acume all’ermeneutica, perché questo zibaldone – però mai e poi mai in una accezione leopardiana – ahinoi necessita di un costante processo sfrondante perché se ne possa cavare almeno un insignificante pensiero di coerenza. E’ per me l’oggetto anti-narrativo che più mi ha spossato in questo decennio; è la scrittura che più mi ha impazzito perché mi ha reso uterino e mi ha fatto sentire incapace di raggiungere livelli di lingua e sguardo di questa bassezza; è il libro più patinato che incontro da quando l’ho fatta finita di dar spettacolo nei supermercati con Costantino e l’impero; è spazzatura non riciclata, è mafieria sotto la luce del sole e, in quanto tale, è una nevralgia di luoghi comuni che si mordono la coda come serpenti di un canto (textum, appunto), e dunque è la zombificazione e l’inumazione del pensiero umano.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Iannozzi Giuseppe è il Messia

Il mio nome è Messia

Il mio nome è Messia. Di Iannozzi Giuseppe. A breve l’Apocalisse avrà luogo.

Non perderti in chiacchiere. Comincia a pregare per la tua anima piuttosto.
Ma non servirà. Il Messia ha decretato la fine dell’umanità così come la conoscete.

copia il codice e diffondilo su blog e siti

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Giulio Mozzi: un po’ di cose che dovreste sapere per difendervi dalle sue strampalate idee

Giulio Mozzi: un po’ di cose che dovreste sapere
per difendervi dalle sue strampalate idee

a cura di Iannozzi Giuseppe

Giulio Mozzi, consulente Einaudi per la collana Stile Libero dal marzo 2008, è uno se non il principale responsabile del New Italian Epic del collettivo Wu Ming oggi purtroppo in libreria. Il NIE, scartafaccio che invito a boicottare secondo queste modalità, è ovviamente, come più volte ribadito, nella collana Stile Libero.

Giulio Mozzi è altresì un sostenitore incallito del minimalismo carveriano.

Giulio Mozzi ha sostenuto la candidatura di Alessandro Baricco alla presidenza della Rai. In un comunicato stampa, Giulio Mozzi scrive i nomi di alcuni che avrebbero appoggiato la sua idea di candidare Baricco:
Continua..

Richad Yates, Marino Magliani, Clara Sereni… recensiti per Voi su Scritture & Pensieri del Corriere Nazionale

su Il Corriere Nazionale – Scritture & Pensieri

la recensione di Iannozzi Giuseppe

Richard Yates torna in libreria. L’occasione è l’uscita del film di Sam Mendes. Soap opera spacciata per capolavoro

Il sommario completo delle recensioni:

“La Tana degli Alberibelli”, un noir, ma anche un grande romanzo di denuncia
Il tutto tra passato e presente: dai misteri dei partigiani alla grande speculazione
Magliani, lettera d’amore dal Mediterraneo
di STEFANIA NARDINI

John Domini
“Terremoto napoletano”
e la famiglia americana

Manfredo Kempff Suarez
“Margarita Hesse”, ritratto
di una donna e la sua follia

Clara Sereni
Quelle persone fragili
e il codice del cuore

Paola Taboga
Storie di storie,
cosa c’è oltre i titoli

Richard Yates torna in libreria. L’occasione è l’uscita del film di Sam Mendes
Soap opera spacciata per capolavoro
di GIUSEPPE IANNOZZI

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Corrado Augias, saggista di nullo valore. Ennesimo libro inutile “Disputa su Dio e dintorni”

Corrado Augias, saggista di nullo valore

di Iannozzi Giuseppe

Scopriamo subito le carte: sulla Terra c’erano le condizioni ottimali perché venisse su la vita. Per dirla con un’espressione colorita e popolare, una gran botta di culo, proprio bella grossa. Fu così che la vita fece la sua comparsa sul nostro pianeta piuttosto che su un altro.
Leggevo tempo fa che nell’Universo ci sarebbero milioni di pianeti in grado di ospitare la vita, però di fatto la vita non c’è, per lo meno per quello che noi ne sappiamo. Su milioni di pianeti adatti a ospitare delle forme viventi, la Terra ha avuto il colpo di culo che reazioni chimiche ed elettriche dessero origine alla vita. Quella che per noi uomini è un miracolo, per la l’Eternità dell’Universo è meno d’una virgola persa nell’Infinito. Noi giudichiamo la vita con il nostro metro umano ed è giusto che così sia. Ma l’Universo no: ha il suo di metro. E’ da sottolineare poi che l’Universo non è insensato, come qualcuno potrebbe erroneamente pensare: sono gli uomini, nella loro piccolezza, ad essere talmente limitati da non riuscire a concepire concetti come Eternità ed Infinito. E forse, ai fini dell’esistenza, è bene che sia così, perché se l’umanità davvero riuscisse ad avere un’idea esatta dell’Eternità e dell’Infinito intrinseci all’Universo, allora la sua mente impazzirebbe nel tempo d’un batter d’ali di farfalla o anche meno.
Continua..

diari di montanelli: In quei salotti si brinda al mio attentato

diari di montanelli

In quei salotti si brinda al mio attentato

Esce mercoledì da Rizzoli «I conti con me stesso»: aneddoti, appunti, riflessioni private. I testi, inediti, sono stati trascritti da 12 quaderni conservati all’università di Pavia

di Indro Montanelli – Fonte: Corriere.it

indro-montanelli-416I conti con me stesso (raccolti per la prima volta in un volume in uscita mercoledì da Rizzoli) sono un’occasione unica, nel centenario della nascita, di ritrovare il Montanelli privato. I brani provengono da dodici quaderni custoditi presso il Fondo manoscritti dell’Università di Pavia e sono appunti, riflessioni personali e aneddoti che coprono vent’anni della storia d’Italia da «furori nazionalisti» di Saragat al delitto Moro, passando attraverso l’attentato del ’77 di cui fu vittima. «La notizia che in fondo mi fa più piacere — scrive in una pagina del 4 giugno 1977 — è che in due salotti milanesi, quello di Inge Feltrinelli e quello di Gae Aulenti— si è brindato all’attentato contro di me e deplorato solo il fatto che me la sia cavata». Non mancano giudizi sferzanti su Moravia, Bocca e altri intellettuali.

Gennaio 1958.

Bacchelli lavora infaticabilmente, da sessant’anni, alla costruzione di un piedestallo su cui, alla sua morte, non sapremo cosa posare. Roma, 26 settembre 1966. Castiello mi dice che Saragat è in preda a una crisi di furore nazionalista contro i terroristi dell’Alto Adige. Voleva chiamare il capo della polizia, Vicari, per ordinargli di spedire a Innsbruck dei sicari per uccidere i mandanti. «Una democrazia che si rispetti» ha urlato, «è tenuta ad astenersi dal delitto, ma solo dentro le proprie frontiere. Al di là di esse…».

Roma, 1˚ ottobre 1966.
Alla sera, mi fanno assistere a una proiezione privata de La battaglia di Algeri di Pontecorvo. A Venezia lo hanno definito, all’unanimità, un grande film e gli hanno dato il Leon d’oro. È invece solo un grande documentario e non meritava nulla. Siamo stufi di questa roba. Non —– come dice qualcuno — perché questi lavori c’impongono «una scelta morale» o ci ricordano corresponsabilità che vorremmo dimenticare. E nemmeno perché siamo nauseati dalle scene di violenza e di sangue. Quello di cui siamo stufi è, molto più semplicemente, il ricatto a cui ci sottopongono. Bella forza fare un film sui campi di concentramento nazisti e sulla rivolta di Algeria. Chi oserà dar torto a un regista che parteggia per i perseguitati?

5 ottobre 1966.
In tv, per un dibattito sulla Battaglia di Algeri, con l’autore Pontecorvo e il critico Liverani. «È un bellissimo film» dichiaro, «che merita pienamente il Leon d’Oro per il suo impegno, il suo rigore eccetera». Anch’io riservo il mio coraggio a questo Diario.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Cat Stevens, il ritorno “In pace con la mia storia”

Cat Stevens, il ritorno
“In pace con la mia storia”

Gli Anni 70, la conversione, la rinascita come Yusuf Islam. Oggi, un nuovo cd pop. E sul palco userà il suo vero nome. “Quello di Cat Stevens è un marchio legato a molti ricordi positivi”

di ERNESTO ASSANTE – fonte: La Repubblica.it

“IL NUOVO riprende il discorso musicale da dove Cat Stevens l’aveva lasciato”. Parola di Yusuf Islam, che dopo trent’anni sembra aver fatto finalmente pace con il suo passato, con la sua musica e con il suo nome d’arte. Il 5 maggio esce il nuovo album di Cat Stevens/Yusuf Islam, si intitola Roadsinger e lo vede tornare non solo alla musica pop, cosa che ha già fatto nel 2006, quando ha pubblicato An other cup, ma ai suoni e alle atmosfere che negli anni Settanta lo resero una delle star più splendenti dell’universo della musica pop. Il nome resta quello di Yusuf Islam, nome da lui scelto nel 1978, ma in scena l’artista (nato come Stephen Demetre Georgiou) ritorna a presentarsi come Cat Stevens.

Il percorso è stato lento, anche difficile, e Yusuf lo racconta volentieri. Innanzitutto quando è tornato ad incidere dischi pop, nel 2006, ha ridotto la sua firma a Yusuf, togliendo Islam dai titoli: “L’ho fatto perché la parola “Islam” non deve essere trasformata in uno slogan. Il cognome è come il marchio ufficiale, ma se devi chiamare un amico lo chiami per nome. E’ più intimo ed è questo il messaggio del disco”. Poi è arrivata la “convivenza” tra la vecchia anima e la nuova identità, con il nome Yusuf affiancato dalla scritta “L’artista una volta conosciuto come Cat Stevens”. “Quello è il marchio con il quale la gente mi riconosce, è un nome familiare. Non ho nulla contro il fatto che la gente mi riconosca come Cat Stevens, per un sacco di gente quel nome ricorda qualcosa di importante che non vogliono dimenticare. Quel nome è parte della mia storia e un sacco di cose che ho sognato come Cat Stevens oggi sono vere attraverso Yusuf Islam”.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Boicottare Il New Italian Epic in libreria è un atto epico

Boicottare Il New Italian Epic in libreria è un atto epico

Diffondete l’iniziativa su blog e siti per favorire la vera cultura

di Iannozzi Giuseppe

Se per vostra sventura doveste vedere questo scartafaccio in libreria, allontanatevi. O meglio ancora occultatelo sotto pesanti, pesantissime pile di altri libri. E’ questa una forma di protesta che non vi costa nulla: c’è solo da prendere un po’ di copie dei libri del collettivo Wu Ming e di nasconderle poi sotto il massiccio peso di altri autori. Ad esempio: i Wu Ming sono nel settore narrativa italiana, sotto la lettera doppia “W”. Si prendano dunque un po’ di copie del libro dei Wu Ming New Italian Epic, dopodiché sarà sufficiente nasconderle nella lettera “B”, sotto o dietro i lavori di Pietrangelo Buttafuoco ad esempio. Ovviamente lo scartafaccio dei Wu Ming può essere nascosto sotto qualsiasi lettera e settore della libreria in cui vi trovate: ma perché la protesta contro il New Italian Epic abbia un senso, si raccomanda di preferire settori che ospitano libri di grande formato, quindi più adatti a nascondere un libello sottile ma assai costoso come quello del NIE.

E’ questa una forma di protesta pacifica, affinché libelli invalidi come quello dei Wu Ming non invadano più gli spazi delle librerie monopolizzando di fatto lo spazio a disposizione.

Vi sembra forse giusto che i Wu Ming occupino degli spazi che potrebbero invece ospitare autori molto più meritevoli, magari degli esordienti di talento?

Occultare i Wu Ming è un atto epico che non vi costa nulla e che aiuterà invece la cultura, quella vera e non quella fatta di falsità propagandistiche.

Ricordatevi che il New Italian Epic non esiste.
Continua..