Depenalizzazione universale dell’omosessualità, ma il Vaticano non ci sta
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Depenalizzazione universale dell’omosessualità
Ma il Vaticano non ci sta
a cura di Giuseppe Iannozzi
L’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, boccia il progetto di dichiarazione che la Francia intende presentare a nome dell’Unione europea all’Onu per la depenalizzazione universale dell’omosessualità. «Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale», spiega in maniera tutta sua il vescovo nel corso d’un’intervista rilasciata all’agenzia stampa francese I.Media. «Il catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui, la questione è un`altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso
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Leggere Heidegger a Gerusalemme
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Leggere Heidegger a Gerusalemme
Un filosofo israeliano ebreo riabilita il pensatore tedesco “Era nazista, ma nei suoi scritti non c’è antisemitismo”
FRANCESCA PACI - Fonte: La Stampa
CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME
Leggere Heidegger in Israele è problematico. Almeno quanto ascoltare la musica di Wagner che, come il grande filosofo tedesco autore di Essere e tempo, viene associato alla Germania di Hitler. Del primo però si discute, l’altro resta tabù. «Il nazismo di Heidegger è meno ovvio di quello di Wagner», spiega Raphaël Zagury-Orly, seduto al ristorante Cantina di Rothschild Boulevard, nel cuore Bauhaus di Tel Aviv. Enfant prodige della filosofia contemporanea, scoperto tra i banchi della Sorbona di Parigi da Jacques Derrida, Zagury-Orly è nato a Haifa 41 anni fa da genitori ebrei marocchini, ma si è trasferito in Israele solo nel 2003. È tornato per la gioia dei polemisti: il saggio che ha appena pubblicato con l’amico e collega Joseph Cohen sulla rivista Les temps modernes, la bibbia del pensiero francese fondata da Sartre all’indomani della seconda guerra mondiale, analizza Martin Heidegger separando la dottrina del professore che amò in modo tormentato Hannah Arendt dalla sua adesione al nazismo.
Un filosofo ebreo può davvero affrontare Heidegger senza inciampare nella teoria razziale?
«Heidegger non ha mai sposato le teorie razziali. Il suo nazismo non fu biologico ma spirituale. Peggio, magari. Il punto però è un altro: io non evito il nazismo, cerco d’individuare nei testi di Heidegger un’indecisione tra “il luogo” definito dal contesto nazionale e nazionalista e “il luogo” dell’essere che Heidegger lascia indefinito. La filosofia è proprio questa doppia sfida: inserire il pensiero nel contesto storico e poi sganciarlo. Una dinamica che si capisce bene in Israele».
Scoperto un thriller inedito di Kerouac
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Scoperto un thriller inedito di Kerouac
di Roberto Bertinetti - Fonte: Il Messaggero
ROMA (1 dicembre) - Accusati di favoreggiamento in un caso di omicidio, Jack Kerouac e William Burroughs furono arrestati a New York il 14 agosto 1944. Un magistrato li accusava di aver aiutato un loro amico a sbarazzarsi di un coltello con il quale, dopo una lite, aveva ucciso il suo amante. Burroughs rimase in cella solo alcune ore perché pagò la cauzione e uscì, mentre Kerouac dovette trascorrere tre settimane in carcere prima di venire prosciolto.
Qualche mese più tardi, mentre si celebrava il processo per il delitto, i due scrittori, che insieme a Ginsberg avrebbero dato vita poco tempo dopo alla Beat Generation, decisero di offrire la loro versione dei fatti in un thriller con il quale speravano di arricchirsi. L’impresa non venne portata a termine e il manoscritto è stato dimenticato per oltre sessant’anni in un baule. A ritrovarlo per caso sono stati gli eredi di Burroughs e ora l’inedito vede finalmente la luce.
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Novità Sironi / “Non il solito giallo” (e: presentazione a Milano)
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Novità Sironi / “Non il solito giallo” (e: presentazione a Milano)
“Non il solito giallo, ma un noir a tinte forti: un serial killer di travestiti getta il panico nella Milano notturna, tra sparatorie all’Ortica e cadaveri ritrovati nel Naviglio. Sottotraccia di Massimo Cassani (Sironi Editore) si candida ad essere l’esordio poliziesco più sorprendente dell’anno”. (Gian Paolo Serino in Repubblica, ed. Milano).
Massimo Cassani presenterà al pubblico il suo romanzo Sottotraccia. Le inchieste del commissario Micuzzi mercoledì 3 dicembre 2008, alle 18, a Milano presso la Libreria del Corso (Corso Buenos Aires 49). Nelle vesti di presentatori, Gian Paolo Serino e Paolo Roversi.
[la storia di questo romanzo] [il booktrailer] [l'autore in FaceBook]
Un palazzo, gli scheletri e il cronista - di Remo Bassini
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
“Un libro che sento un po’ mio. Lo lessi per primo in una notte d’estate…
Stefania Nardini mi raccontava Napoli, da giornalista, con influenze tondelliane”
Un palazzo, gli scheletri e il cronista
Con la prefazione di Antonio Ghirelli sarà in libreria dall’11 dicembre
di Remo Bassini * (fonte: La Tribuna, 30 novembre 2008)
“Un palazzo. Non è che un vecchio palazzo. Di quelli fine Ottocento, come ce ne sono tanti a Napoli.
Perché lo chiamano il “Palazzo degli scheletri”?
La gente lo ha ribattezzato così per una storia che risale a un po’ di anni fa. Una storia degli anni settanta, di un’Italia e di una Napoli fine Novecento. Quando c’erano i cronisti che facevano il mestiere.
Un mondo che sembra essersi dileguato divorato dal tempo, e che invece in questa città è ancora vivo. Nonostante tutto…”
“Dotto’ currite! Venite ‘ccà. A via Duomo! Venite subito!”.
Bettona, agosto del 2007. Direttamente da Vercelli, città in cui vivo, sono ospite di Stefania Nardini e di Ciro Paglia. Sto con loro per tre giorni, poi le mie briciole di ferie, dieci giorni all’anno, proseguiranno nel Salento, in Puglia. Mi piace Bettona, profuma di Umbria, dalla casa di Ciro e Stefania s’intravede Assisi, profuma di Toscana: basta un’ora di macchina e sono a Cortona, il paese dove sono nato.
M’incantano sempre il verde e il cielo tosco-umbro, ma nell’agosto del 2007, lì a Bettona, sono per ore e ore e ore incantato da altro: da Ciro Paglia.
Io sono uno scrittore e sono anche il direttore di un piccolo, ma radicato, giornale di provincia, La Sesia di Vercelli, fondata nel 1871.
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Gli scheletri di via Duomo Stefania Nardini - Tullio Pironti Editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Gli scheletri di via Duomo
Stefania Nardini - Tullio Pironti Editore
«Un palazzo. Non è che un vecchio palazzo. Di quelli fine Ottocento, come ce ne sono tanti a Napoli. Perché lo chiamano il “Palazzo degli scheletri”? La gente lo ha ribattezzato così per una storia che risale a un po’ di anni fa…».

Dall’11 dicembre 2008 è in libreria
Questo è un libro delizioso per tre motivi. […]
Il primo motivo, naturalmente, si identifica con il “giallo” intrinseco del racconto di Stefania Nardini: la storia che il protagonista, un cronista di “nera” del «Mattino» di parecchi anni fa, racconta con infernale abilità, a pezzi e bocconi, arrivando alla rivelazione della verità soltanto nelle ultimissime righe del romanzo ma attraverso una serie incessante di indagini, di illazioni, di cantonate, di intuizioni, di scoperte che sembrano dover culminare in una colossale delusione e che invece, quasi casualmente o se preferite miracolosamente, si traducono nella convincente ricostruzione finale di un duplice delitto che sta dietro al ritrovamento dei famosi “scheletri di via Duomo”, una grande strada napoletana, non a caso vicinissima a quella ancora più famosa, anzi famigerata, che è Forcella. […]
Ma è il terzo motivo che rende il libro delizioso: la scrittura.
Stefania scrive con la dinamite e impagina a modo suo, strapazzando il periodo ma esaltando la sintassi e la lingua, anche se questo suo racconto sembra tradotto dal dialetto napoletano […] perché descrive in buona lingua nazionale il sentimento, la furberia, l’amore, la pietà, la malinconia, la menzogna, l’imbroglio, che hanno fatto la fortuna della canzone, della poesia, del teatro, della musica napoletani. Stefania racconta le strade, i negozi, le abitudini, la sfrontatezza e la dolcezza del nostro temperamento, ma attenzione, lo fa di sfuggita, senza esagerare, senza indugiare, con la massima naturalezza.
Io confesso di essermi divertito e spero che anche il cortese lettore si diverta.
(dalla Prefazione di Antonio Ghirelli)
Stefania Nardini, giornalista e scrittrice, è una romana innamorata anche delle due città dove ha vissuto: Napoli e Marsiglia. Vive tra l’Umbria e la Provenza. È autrice di Roma nascosta (Newton Compton, 1984) e del romanzo Matrioska, storia di una cameriera clandestina che insegnava letteratura (Pironti, 2001). Con questo libro è stata la prima autrice italiana contemporanea tradotta in Ucraina. Ha fondato con Giulio Mozzi “Vibrisselibri”. Alcuni suoi racconti sono pubblicati su riviste letterarie e sulla rete Internet. Cura la pagina Scritture & Pensieri per il quotidiano dell’Italia centrale «Corriere Nazionale».
Gli scheletri di via Duomo - Stefania Nardini - Tullio Pironti Editore - 144 pagg. - ISBN 88-7937-486-9 - € 10
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Moresco non ascolta Busi, di Nico Orengo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Moresco non ascolta Busi
NICO ORENGO Fonte: La Stampa.it
Che libro è questo «Lettere a nessuno» di Antonio Moresco, pubblicato da Einaudi ma nascosto sotto una copertina Gallimard? 728 pagine di scrittura in cui la trama è il proprio corpo e la propria psiche? 728 pagine di recriminazioni sulle difficoltà in Italia di pubblicare un libro che racconta i propri grovigli fisici e mentali? 728 pagine per spiegare come sia pressoché impossibile mandare ad un addetto ai lavori della Letteratura 728 pagine in lettura. 728 pagine di ossessione, paranoia, pettegolezzi, dolore, ansia, narcisismo sfrenato. Il cinico e intelligente Busi disse una volta a Moresco: «Mandami una pagina, la prima, e ti dico se val la pena pubblicarlo».
(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 22 novembre)
Aggredita troupe del Tg1 a Roma, zona Trullo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Aggredita troupe del Tg1 a Roma, zona Trullo
a cura di G. Iannozzi
Una troupe del Tg1 è stata aggredita a Roma, nella zona periferica del Trullo, mentre era lì nel tentativo di girare un’inchiesta, alla luce degli arresti avvenuti nella giornata di sabato, sull’aggressione razzista da parte di giovani italiani ai danni di alcuni extracomunitari. Da quanto si è appreso un ragazzo incappucciato ha spintonato la giornalista, l’operatore e il tecnico, mentre una donna ha insultato e minacciato più volte di morte i membri della troupe, in particolare la giornalista. La troupe per poter uscire dalla zona Trullo ha avuto bisogno della scorta dei carabinieri.
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Riflessioni prostituite alla moderna editoria
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Riflessioni prostituite alla moderna editoria
di Giuseppe Iannozzi
Editoria moderna: A che serve pubblicare per un risultato che alla scrittura non porta alcunché? A niente. E’ un po’ come essere uno sceriffo e come tale vestito, ma senza la pistola e il distintivo, senza esser stato eletto sceriffo dalla Legge, forse solo pagliaccio.
Si scrive per i posteri, e se non se ne è capaci, tanto vale appendere la penna al chiodo. Io penso che chi scrive dovrebbe scrivere pensando a lasciare di sé qualche traccia indelebile, utile ai posteri; se scrive e si fa accettare solo dal suo tempo storico è un andare incontro alla moda del proprio tempo per rimanerci seppellito. Un lavoro inutile.
Scrivere bene oggi per pubblicare oggi, ma scrivere anche per essere nel domani. Chiunque scriva e abbia un minimo di testa si rende conto se sta scrivendo per essere letto dai soli contemporanei o se il suo lavoro è destinato a lasciare una qualche traccia. Non dipende dai posteri eleggere le opere immortali, non solo: dipende soprattutto da chi oggi scrive, se scrive con il solo e unico scopo di farsi pubblicare o se invece scrive perché veramente artista al di là delle mode temporanee. Non parlo di essere “riscoperti”, per essere postumi; ma moltissimi sono quegli scrittori riscoperti postumi, ahinoi. Però questo a noi oggi non ce li rende meno grandi. Il tempo presente spesso non merita gli artisti che gli dà. L’Arte rimane l’Arte. Lo scribacchino rimane lo scribacchino, qualcuno che è destinato a morire e ad esaurirsi nella sua tomba. A me il pensiero di esaurirmi nella tomba fa rabbrividire: indovinate un po’ perché? Perché con meno rotture di coglioni avrei potuto fare un qualsiasi altro mestiere e non lo scrittore, e vivere così una vita più completa e ricca, di affetti e di possibilità e di ricchezza. Ma io non sono uno scrittore; ciò nonostante ho in orrore gli scribacchini.
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Pentiti di niente. Antonella Beccaria. Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri
Pubblicato da Luigi Milani
Pentiti di niente
Antonella Beccaria
È appena uscito un libro importante, firmato da Antonella Beccaria, una delle nostre giornaliste più attente e preparate sui temi, mai del tutto chiariti, del terrorismo e dei tanti misteri del Bel Paese:
Pentiti di niente
Il sequestro Saronio, la banda Fioroni e le menzogne di un presunto
collaboratore di giustizia
Prefazione di Valerio Evangelisti
216 pagine - ISBN 978-88-6222-049-1
Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri - Collana Eretica
Libro rilasciato con licenza Attribuzione – Non commerciale – Non opere
derivate 2.5
Un rapimento che deve finanziare la lotta armata e che finisce con la
morte dell’ostaggio, Carlo Saronio. Un manipolo di sedicenti
rivoluzionari che, una volta ottenuti i soldi del riscatto e scesi a
compromessi a destra e a sinistra, gioca come se fosse una qualunque
banda di malavitosi e non persone con una forte impronta politica come
coloro che provenivano dal gruppo d’azione di Potere Operaio e dai Gap
di Giangiacomo Feltrinelli. Un improbabile pentito del terrorismo,
Carlo Fioroni, che afferma di voler collaborare con la giustizia e
invece inventa un castello di accuse contro gli ex compagni, primo tra
tutti Toni Negri, e li manda sotto processo. Sono questi gli elementi
di una storia che attraversa gli Anni Settanta e che si svolge tra la
Lombardia, la Svizzera e l’Emilia Romagna. Una storia di ideali
traditi, amici doppiogiochisti e delitti che si concluderà con la
concessione ad assassini e sequestratori dei benefici previsti dalle
leggi sulla dissociazione dalla lotta armata: pochi anni di carcere e
poi di nuovo la libertà per eclissarsi lontano, all’estero.
- Scheda del libro:
http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-049-1/antonella-beccaria/pentiti-di-niente.html
- Licenza di rilascio:
http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/legalcode
- Download dell’interno:
http://antonella.beccaria.org/libri/pentiti_di_niente.pdf
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Gomorra, il presepe e gli eroi di Stefania Nardini - dal Corriere nazionale
Pubblicato da admin
Gomorra, il presepe e gli eroi
di Stefania Nardini - Fonte: Corriere nazionale
Forse con la faccia di Saviano ci faranno le statuette per il presepe, come ha detto qualcuno ironizzando. E magari sarà vero. Perché il bisogno di avere un eroe non è soltanto degli artigiani di S. Biagio dei Librai. Anzi tra i pastorari napoletani e la platea nazionale c’è una differenza: per i primi è una consuetudine piazzare sul presepe un personaggio popolare, mentre la platea ne ha un bisogno fisico, come una medicina che serve a metabolizzare colpe, errori, responsabilità. Conosco l’area di cui Saviano parla. La conosco da cronista. E ne ho un ricordo più che nitido.
Saviano era ragazzino quando da quelle parti c’era il mercato degli schiavi, cioè dei braccianti neri usati per la raccolta dei pomodori, quando la Domiziana era zona di accoltellamenti, puttane, droga.
E Sandokan, il mitico Francesco Schiavone, ex killer, non si faceva tanti scrupoli a minacciare i cronisti che da quelle parti non avevano e non hanno vita facile.
Saviano era ragazzino ed in prima persona ha vissuto l’escalation della criminalità in una terra dove si ammazza per poco e niente, dove tutto è illegale, dove chi parla rischia la pelle.
Perché laggiù nulla è cambiato, anzi la mattanza continua colpendo anche poveri cristi che nulla hanno a che fare con il branco di cocainomani al servizio delle famiglie.
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Eluana Englaro: chi rimuoverà il sondino? e in quale struttura?
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Eluana Englaro:
chi rimuoverà il sondino?
e in quale struttura?
di Giuseppe Iannozzi
Da profano qual sono, io penso che Eluana non sia più una entità viva da un lungo lunghissimo pezzo, ovvero da quando è iniziato (e mai terminato) il suo coma profondo, coma che oramai dura da ben 17 e più anni. In tutto questo tempo, mi sembra non ci siano state reazioni cerebrali significative che facessero pensare che Eluana incorporasse ancora in sé un seppur minimo anelito di vita.
E’ brutto da dire, ma sostanzialmente oggi Eluana Englaro è una macchina il cui cervello è morto (e cioè privo di significative reazioni chimiche ed elettriche che danno all’individuo la coscienza di sé e quindi la vita). Non c’è coscienza in lei, c’è invece un corpo che si mantiene integro perché alimentato e idratato. Null’altro. E’ anche vero che in rarissimi casi si è avuto il risveglio di malati caduti in coma profondo, anche dopo venticinque anni; e che se fosse stata staccata loro la spina, non avrebbero più avuto alcuna speranza di risvegliarsi. Mi chiedo però che vita potrebbe mai essere quella di un soggetto che si risvegli dopo decenni e decenni, anche se l’eventualità è molto più che remota. Però è già accaduto. Tuttavia non credo sia il caso di Eluana: qualche giorno or sono è andata incontro a una emorragia di una certa importanza, segno inequivocabile che anche il corpo, oramai scevro di coscienza, è oltremodo stanco (consumato). Continuare ad alimentare il corpo di Eluana, e non Eluana, si badi bene alla netta differenza, non ha niente di umano in una accezione laica e non ce l’ha in una meramente cristiana. La sentenza avrebbe dovuto avere il coraggio di pronunciarsi per “la dolce morte”, per l’eutanasia; si è invece pronunciata dando luogo a una vigliaccata, con un “non alimentare e dissetare più Eluana”, o meglio, il corpo che un tempo fu dotato di coscienza intellettiva e che era Eluana.
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Roberto Calasso recensito da Pietro Citati / Il mondo che vedeva Baudelaire
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Il mondo che vedeva Baudelaire
di Pietro Citati - Fonte: Kataweb libri
Quando passeggiamo nel bel libro di Roberto Calasso, La Folie Baudelaire (Adelphi, pagg. 430 euro 36), abbiamo l´impressione di visitare il Salon parigino del 1845 o del 1846, oppure l´Esposizione di Londra del 1862. Con la nostra amabile guida, passiamo di sala in sala: tutto è gremitissimo: ora c´è un libro o un quadro sublime ora paccottiglia: scorgiamo Baudelaire, Ingres, Delacroix, Constantin Guys, Manet, Berthe Morisot, Mallarmé, Rimbaud, Flaubert, Sainte-Beuve: artisti e critici minori, a me sconosciuti, che hanno scritto frasi memorabili; guardiamo la folla grigia o variopinta, che si accalca intorno a noi, o assiste a un´operetta. Sullo sfondo appare, per un istante, Napoleone III, “che non dice mai niente, e mente sempre”. Mentre passeggiamo, Roberto Calasso paragona incessantemente un poeta e un pittore, una bellissima poesia e l´articolo di un giornale di moda, senza mancare mai il suo obbiettivo.
Ci sembra che egli conosca tutto quello che è avvenuto, tutto quello che è stato scritto e dipinto in Francia dal 1830 al 1900. La sua curiosità non è mai sazia: segno che un´ottima cultura è la prima e maggiore qualità di un critico letterario (verità condivisa da pochi). Il cuore del suo interesse resta, quasi sino alla fine del libro, Baudelaire, al quale dedica pagine molto belle: specialmente allo scrittore di meravigliosi articoli e saggi su Delacroix, Gautier, Constantin Guys, Poe e i minimi segni dell´epoca.
Tutto il libro è, se non scritto, guardato da Baudelaire, perché Calasso cerca sempre di condividere l´occhio con cui Baudelaire osserva i personaggi e le figure mentali del proprio tempo e addirittura del futuro, perché Courbet e Manet sono anche pittori creati da qualche riga di Art romantique e Curiosités esthétiques. Quando l´ombra di Baudelaire si allontana, sostituita in parte da quella di Paul Valéry, forse il libro diventa meno intenso.
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Nere. Gli anni delle innocenze di Giuseppe Iannozzi: la nuova raccolta di poesie
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
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Nere. Gli anni delle innocenze di Giuseppe Iannozzi Editore: edizione a cura dell’autore Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l’autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all’originale spirito d’ingenuità di quel particolare tormentato periodo. Acquista la tua copia di |
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Nere. Gli anni delle innocenze
di Giuseppe Iannozzi Editore: edizione a cura dell’autore Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l’autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all’originale spirito d’ingenuità di quel particolare tormentato periodo. Acquista la tua copia di |
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Milano censurerà la giornata mondiale contro la violenza sessuale
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Milano censurerà la giornata mondiale
contro la violenza sessuale
di Giuseppe Iannozzi
Una donna nuda abbandonata su un materasso bianco e un cuscino, con le braccia allargate, le gambe unite, il sesso coperto da un lenzuolo a mo’ di sudario, la testa gettata di lato, come in crocifissione.
Per la giornata mondiale contro la violenza sessuale, il Telefono Donna ha scelto un’immagine esplicita che la civilissima Milano già pensa di censurare. L’assessore all’Arredo Urbano del Comune, Maurizio Cadeo, ha infatti annunciato che cercherà in tutti i modi di impedire che il manifesto di Telefono Donna finisca sulle strade. «Farò tutto quanto è in mio potere - ha affermato - per evitare l’affissione del manifesto, di cui contesto il messaggio, che lede il sentimento religioso dei cittadini».
Questa è la libertà di informazione che oggi vige in Italia, dove si tollerano tutte le violenze possibili, immaginabili e non, sulle donne e dove ci si scompone gridando “allo scandalo!” per una campagna pubblicitaria che dice papale papale qual è la condizione femminile nella nostra società, moderna ma nulla affatto civile.
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Il nuovo cd e dvd dei Ravens Court Skeletons in the closet
Pubblicato da Chatterly

Il nuovo cd e dvd dei Ravens Court
Skeletons in the closet
Il lancio dell’album avvenuto ad Halloween con 52 ore di festeggiamenti!!!
Al mio ritorno dal viaggio di Halloween - che mi ha portato in Portogallo e Spagna - ho trovato una bellissima sorpresa: il pacco che i Ravens Court (la band australiana di cui sono l’artista ufficiale) mi ha inviato contenente i saggi della loro bravura, ossia cd e dvd del loro nuovo album Skeletons in the Closet. Si tratta di un album composto da 9 canzoni, ognuna ha anche il suo video, video peraltro molto affascinanti per gli amanti del genere dark con una forte venatura ironica, caratteristica che contraddistingue i Ravens Court. L’influenza di Alice Cooper è quanto mai evidente e rende il tutto ancora più intrigante.
Per lanciare Skeleton in the Closet la band australiana ha organizzato per Halloween un party che è durato ben 52 ore e che ha visto coinvolte una miriade di persone. Guardate le foto su Myspace!!!
Al momento cd e dvd sono distribuiti in Australia, USA e UK per l’Europa i Ravens Court stanno prendendo accordi con una casa di distribuzione polacca che coprirà l’ntera Comunità Europea.
Altre notizie seguiranno presto.
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La legge italiana antiweb mobilita la rete
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La legge italiana antiweb mobilita la rete
Fonte: Punto informatico
Roma - È maretta. Com’era prevedibile, gli italiani in rete non sembrano avere alcuna intenzione di stare a guardare mentre nella stanza dei bottoni qualcuno decide di creare doveri per chi vuole esprimersi, paletti per i blog e i siti Internet italiani. Dopo la pubblicazione su Punto Informatico dell’articolo La Camera manda avanti il DDL anti-blog di Luca Spinelli, è tutto un fiorire di iniziative che dimostrano la vitalità del web nostrano.
Tra i primi a mobilitarsi è Antonio Di Pietro, da sempre attento alle dinamiche sulle libertà di informazione online, che sul suo blog ricorda come il DDL antiblog sia figlio del già criticatissimo decreto Levi e avverte: “I contenuti e gli attacchi alla libertà di informazione non sono cambiati, eccetto qualche distinguo inutile, operato dallo stesso Levi, presente in questa seconda versione. Su questo disegno di legge non ci sarà nessun margine di discussione né con il centrodestra né con il centrosinistra. Qualora dovesse passare potrebbe dare come unico risultato la disobbedienza civile”.
Di Pietro non solo ritiene che la legge sia stata scritta da chi di rete sa poco o niente, la definisce “pura censura”, ma annuncia anche che il suo movimento politico “offrirà tutta l’assistenza legale a chi verrà perseguito per la sua violazione”, e sul blog diffonde un banner per spargere ulteriormente la notizia.
Ma l’eco di quanto sta andando avanti alla Camera si riverbera, come era lecito attendersi, proprio sui blog italiani, dove a centinaia esprimono indignazione per quanto si è riusciti a partorire, e vede la luce il gruppo su Facebook che già conta centinaia di aderenti. Allo stesso tempo cresce la petizione contro l’iscrizione al ROC dei siti italiani, che conta più di 12mila firme, nonché un’altra iniziativa specifica per quest’ultimo DDL partita nelle scorse ore, una petizione rivolta al Presidente della Camera dei Deputati affinché si blocchi sul nascere quella che da più parti viene definita “mostruosità legislativa”.
In attesa che l’intera vicenda conquisti le prime pagine dei quotidiani internazionali, come già avvenuto all’epoca per il DDL Levi, proprio Luca Spinelli precisa con un post dedicato come la proposta normativa tutto è meno che pensata per i soli blog: ad essere tirati in ballo sono centinaia di migliaia di siti Internet italiani. Non solo chi “fa informazione”, per quel che questa espressione può significare, ma anche siti che raccolgono barzellette, enciclopedie, guide online, siti culturali, educativi, formativi, e così via. Nel DDL non si parla infatti solo di informazione, osserva Spinelli, ma più in generale di qualunque spazio web che si occupi anche di formazione, divulgazione, intrattenimento.
“Basterebbe - sottolinea Spinelli - l’uso di qualche banner, o l’uso di quel sito come fonte di guadagno, per farlo ricadere nella tipologia indicata dal DDL come prodotto editoriale che deve iscriversi al ROC, ha maggiori responsabilità, maggiori costi, maggiore burocrazia, ed è imputabile per i reati sulla stampa”.
Il problema centrale, suggerisce ancora Spinelli, non è tanto una improbabile messa in stato d’accusa dell’intero web italiano, quanto invece che questa legge, come tante che l’hanno preceduta, sia tenuta nel cassetto finché non serva al (pre)potente di turno, che ricorra ad essa per tacitare voci sgradite. “Invece che chiarire e ripulire uno dei corpus normativi più grandi e impenetrabili al mondo - conclude riferendosi all’ordinamento italiota - si propongono altre leggi fumose e contestabili che prestano il fianco a pruriti censori”.
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L’invidia di Velásquez: Fabio Bussotti ci sorprenderà! - Novità Sironi editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
L’invidia di Velásquez
Fabio Bussotti ci sorprenderà!
di Giuseppe Iannozzi
«Quando arrivò in Sironi, il romanzo si intitolava semplicemente Las meninas. Lo lessi, se non ricordo male, nel giugno dell’anno scorso. Ero in terrazza (la casa editrice Sironi è provvista di un’ottima terrazza), avevo sul tavolo davanti a me la consueta pila di dattiloscritti da leggere, e successe che, quel giorno, ne lessi solo uno. Las meninas, appunto. Non succede tanto spesso che io non sia capace, una volta iniziata la lettura, di fermarmi: di solito, quando trovo un testo che mi pare interessante, lo metto da parte per una lettura successiva. Invece con Las meninas cominciai a leggere, e non mi fermai prima di essere arrivato alla fine. Poi andai da Massimiliano Bianchini, il direttore editoriale, e gli dissi: “Questo romanzo qui ci ha un sacco di difetti, ma l’idea su cui si basa è una gran bella idea, e la costruzione è buona”». Così spiega Giulio Mozzi in un pezzo dal titolo “Novità Sironi / L’invidia di Velázquez, di Fabio Bussotti” che porta la sua firma.
“L’invidia di Velásquez” è l’opera prima di Fabio Bussotti, sostanzialmente un thriller che però ha la particolarità di serpeggiare fra docenti universitari, pittori, ricercatori e poliziotti, alcuni concussi, altri ancora un po’ imbecillotti, e uno o due un po’ troppo intelligenti e scaltri per poter essere apprezzati dai colleghi. I morti ammazzati tanti, come in tutti i thriller che si rispettino, altrimenti sarebbe un po’ difficile se non impossibile parlare di una storia poliziesca basata soprattutto sulla suspense. Non manca l’ironia; i personaggi, dal più insignificante a quello più importante, sono ben caratterizzati: c’è il commissario Bertone, scaltro e con qualche problema sentimentale non risolto, c’è il poliziotto alle prime armi costretto a far la spola dagli uffici dei colleghi al bar, c’è l’amico d’infanzia di Bertone ignorante ma figlio di papà che passa sopra i cadaveri di chiunque pur di far carriera. L’assortimento di poliziotti c’è tutto.
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Oriana Fallaci Intervista con la storia
Pubblicato da admin

Oriana Fallaci
Intervista con la storia
E fu così che la giornalista più cattiva restò stregata dal Presidente più controverso
Aprile 1973, Oriana Fallaci sale al Quirinale per intervistare Giovanni Leone, il primo (e unico) presidente della Repubblica eletto con i voti missini. I due non si conoscono. La grande inviata di guerra e il politico controverso; la giornalista grintosa e «cattiva», che qualche anno dopo avrebbe sfidato l’imam Khomeini lasciando scivolare il velo che aveva sulla testa nella foga dell’intervista, di fronte all’uomo che faceva le corna agli studenti che lo contestavano e avrebbe poi finito il settennato nella bufera dei sospetti per lo scandalo Lockheed (nel quale non fu però mai davvero implicato). A sorpresa Oriana depone l’elmetto e cede alla cordialità di quest’avvocato napoletano che fa sfoggio di galanterie e professione di inflessibile antifascismo. L’intervista fu pubblicata dal Corriere della Sera e suscitò le ire dei deputati missini. Curiosamente non fu inserita nelle prime edizioni di «Interviste con la storia». Il volume (pp. 880, e14) viene ora ripubblicato dalla Bur con la prefazione di Federico Rampini e contiene anche l’intervista a Leone. Dal testo della Fallaci anticipiamo il ritratto del Presidente e due stralci tratti dalle risposte del Capo dello Stato.
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Guccini con le ali racconti che sembrano canzoni
Pubblicato da admin
Si intitola “Icaro” il nuovo libro del cantautore emiliano appena uscito
I protagonisti sono un vecchio e un bambino, dei turisti italiani alle Mauritius
Guccini con le ali
racconti che sembrano canzoni
di MICHELE SMARGIASSI - fonte: Repubblica.it
BOLOGNA - Arrivi in via Paolo Fabbri 43, l’indirizzo più celebre della canzone italiana, e sei già a pagina undici: sulla soglia del negozio a pianoterra è seduto a fumare Antonio, il barbiere siciliano di Lo Gnurri, primo racconto di Icaro, il libro con cui, dopo una lunga simbiosi con Loriano Macchiavelli, Francesco Guccini torna alla scrittura solitaria (Mondadori, pagg. 110, euro 12).
“Il più colto dei cantautori italiani”, 68 anni, un po’ appesantito, resta l’affabile affabulatore di sempre. In frontespizio di questa che è la sua decima esperienza di scrittura senza musica, c’è una citazione della poetessa Szymborska sulla “gioia di scrivere”.
Sta cercando di dirci con delicatezza che ha definitivamente cambiato mestiere?
“Da bambino sognavo di diventare scrittore. Non è poi che scrivere canzoni sia così diverso, si tratta sempre di raccontare. Qualche settimana fa, a Bruxelles, una bella serata in un’osteria-libreria, ho detto che da quando ho smesso di fumare ho qualche problema con la musica, ma era un po’ esagerato. Scrivo ancora canzoni. Sono fermo a tre nuove. Sono diventato molto più esigente. Una volta ne scrivevo una per notte, poi magari alla mattina la buttavo. Adesso se non mi viene proprio come voglio, non la finisco neanche”.
Al decimo libro, si definisce ancora un cantautore?
“Quella fu una definizione generazionale. Oggi molti scrivono le canzoni che cantano, ma non si fanno più chiamare cantautori. Io mi sento autore e basta. Scrivo romanzi, racconti, canzoni, ma sono anche un narratore orale, ai concerti racconto moltissimo”.
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