A Mon Dragone c’è il diavolo, parola di Giona A. Nazzaro
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
A Mon Dragone c’è il diavolo
Giona A. Nazzaro
Prezzo euro 14,00 -Pagine 208 – Isbn 978-88-8372-487-9

«Chi sei?» chiesi con un filo di voce. Al che Lui, come se dovesse dar retta a uno scolaro un po’ tardo, rispose: «Qualunque cosa la gente dica io sia, è ciò che non sono».
Una terra offesa e depredata, scavata tra colline brulle e spiagge devastate, che potrebbe essere il meridione d’Italia ma forse è solo l’Inferno: un luogo angusto e minaccioso, fatto di uomini spenti e donne stanche che reggono il peso di giorni in apparenza tutti uguali, dove ogni mattina si ricomincia a morire e ogni notte si prega e si trema, perché qui le presenze diaboliche sono reali quanto la pazzia e si susseguono senza tregua.
Nove avvolgenti racconti di angoscia e di orrore: bambini che incontrano il Diavolo, apparizioni perverse, possessioni, esorcismi e menzogne della mente, come altrettante metafore del lato oscuro della realtà…
Giona A. Nazzaro (Zurigo, 1965) è giornalista pubblicista e critico cinematografi co. È autore di Action! Forme di un transgenere cinematografico (Le Mani, 2000, menzione speciale al Premio Barbaro/Filmcritica). Ha scritto, insieme ad Andrea Tagliacozzo: Il cinema di Hong Kong: spade, kung-fu, pistole e fantasmi (Le Mani, 1997), John Woo – La nuova leggenda del cinema d’azione (Le Mani, 2000) e Il dizionario del cinema di Hong Kong (Universitaria Editrice, 2005). È inoltre autore di saggi dedicati al mondo della musica e ha curato libri su Abel Ferrara, Spike Lee, Gus Van Sant.
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Danilo Arona torna a Bassavilla. Una guida insolita di Alessandria!
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Danilo Arona torna a Bassavilla
Una guida insolita di Alessandria!
di Iannozzi Giuseppe
Bisogna essere disposti a credere nel “non conoscibile” per addentrarsi lungo le strade di Bassavilla. Con fede, cieca quasi. Ciò che non si conosce, non significa che non esista. Esistono le masche e i poltergeist e le case maledette, i dèmoni e gli angeli caduti. Il più delle volte sono dei poveri cristi investiti loro malgrado da una cattiva e immeritata fama, che agli occhi dell’opinione pubblica li ha trasformati in creature da bestiario se non addirittura in essere infernali. La fantasia popolare, il desiderio – spesse volte inconscio – di voler a tutti i costi credere che esista un mondo sovrannaturale, porta le masse, il popolo o il volgo che dir si voglia, a vedere creature fantastiche e satanassi, soprattutto in quei luoghi che sono stati teatro di gravi fatti di sangue. Streghe e fantasmi diventano così reali, ma reali ai soli occhi di chi li vede, di chi crede di averli incontrati sulla propria strada. Un accadimento, per quanto banale possa essere, se non trova subito una spiegazione razionale, viene ricondotto “ai confini della realtà”. Quando poi la scienza, per sua ignoranza o incompetenza, non è in grado di spiegare un fenomeno, è facile che la gente lo trasformi in prodotto del Diavolo.
Danilo Arona è un seminatore di inquietudini, autore di un genere proprio, che spezza i confini del quotidiano e ci sposta sull’orlo di abissi vertiginosi, popolati da fantasmi e infestati da strane entità. Sulla base di coincidenze, di prove, di analogie, di episodi tanto insoliti quanto documentati.
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Laura Liberale – Tanatoparty – intervista all’autrice sull’eutanasia e la morte in un romanzo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Laura Liberale
TANATOPARTY
Intervista all’autrice
a cura di Iannozzi Giuseppe

- Laura Liberale – foto per gentile concessione -
1. In primis, chi è Laura Liberale?
Laura nasce il 15 maggio del 1969 a Torino.
Ho iniziato a scrivere alle elementari (come tutti, d’accordo, però sto parlando di poesie… orride composizioni sullo spauracchio della terza guerra mondiale e sulla commovente abnegazione delle mamme).
A diciannove anni ho cominciato a suonare il basso. Poi mi sono iscritta a Filosofia (studente-lavoratore, mi si conceda orgogliosamente di precisare). Mi sono laureata in Religioni e Filosofie dell’India. Ho fatto un dottorato di ricerca in Studi Indologici. Ho continuato a scrivere poesie (un po’ più belle delle prime), a cui si sono aggiunti saggi sull’India e racconti di vario genere. Ho insegnato, tradotto, mi sono trasferita a Padova per amore, ho fatto una figlia a cui ho dedicato una raccolta poetica. Ho conosciuto Marco Vicentini di Meridiano Zero.
Marco mi ha detto: “Perché non scrivi un romanzo?”. Io ero già lì lì per farlo. E quindi…
2. “Tanatoparty” si apre con una citazione tratta da un famoso romanzo di Philip K. Dick, autore che oggi viene indicato come il guru della fantascienza, di quegli universi che cadono a pezzi. “Tanatoparty” quanto deve agli universi che cadono a pezzi, ai simulacri dickiani?
In realtà non molto. Il famoso “moratorium” dickiano in cui i vivi possono dialogare con i morti “riattivati cerebralmente”, mi ha certamente suggestionata [“(…) Lei era ancora con me. L’alternativa è il nulla (..)”, Ubik]. Ma il vero universo in rovina da cui è scaturito TP è il mio, alla morte di mio padre nel 2004.
3. Nel tuo ultimo romanzo si parla della morte “nera e secca” che viene spettacolarizzata, che viene portata addirittura sul palco al pari d’un’opera d’arte. Gunther von Hagens porta in giro per il mondo una mostra fatta di morti: arte, spettacolarizzazione, o perversione?
Meglio precisare che TP è il mio romanzo d’esordio.
A detta di von Hagens, innanzitutto “divulgazione scientifica”.
E questo bisogna concederglielo. “Non ho mai disumanizzato una plastinazione. Non ho mai usato una vescica come vaso”, dice il signore in questione. Finché e se i cadaveri esposti provengono da donazioni volontarie, e sottolineo volontarie, non vedo perché discutere del “magazzino umano” di von Hagens e non del florilegio di reperti anatomici presente negli scantinati di tanti vetusti Istituti di Medicina.
Ciò su cui dovremmo piuttosto ragionare è il perché la sua mostra itinerante non sia ancora stata ospitata in Italia…
4. In un capitolo del tuo romanzo, c’è un piccolo accenno alla necrofilia. Non sono rari i casi di furti di cadaveri nei cimiteri, né il fare sesso con dei morti. In una civiltà come la nostra, dove la Morte è spettacolarizzata e passata a tutte le ore in tivù al pari di uno show, riusciremo ancora a essere vivi, od è ipotizzabile che un domani si diventi tutti degli inconsapevoli simulacri?
La morte oggi è un evento quotidiano, seppur mediatico, virtuale.
Ma la morte reale? È il grande tabù. Non siamo più in grado di occuparcene. Deleghiamo la cura dei morenti e dei corpi morti a degli “esperti”; i nostri rituali di morte, quelli superstiti, hanno perso di significatività; mastichiamo morte tutti i giorni, ma è la morte anonima, incolore e inodore della fiction…
Tutto ciò fa parte di quella che si chiama decadenza.
Però no, “macchine senza memoria e senza desiderio”, come auspicato provocatoriamente da Stelarc, no, mai.
Certo che riusciremo ancora a essere vivi. È mio dovere e responsabilità di madre crederlo.
Quanto alla necrofilia, è cosa vecchia, letterariamente e umanamente parlando.
5. C’è gente che si eccita solamente di fronte a un corpo bell’e morto. Nella storia non sono mancati personaggi, anche famosi, che hanno condiviso la loro genialità con la necrofilia, ad esempio Beethoven. In tempi più recenti, Ted Bundy uccideva per avere dei cadaveri a sua completa disposizione. Che ne pensi? La genialità e la perversione sono forse facce d’una stessa medaglia?
Beethoven e Ted Bundy?
L’accoppiata non mi piace molto (e Ted Bundy non è il vicino di casa feticista del piede, tanto per distinguere fra “perversione” e “perversione”).
La perversione appartiene a una singola biografia umana.
Il genio è ciò che trascende l’individuale per consegnarsi all’universale.
O forse volevi parlare, meno impegnativamente, di “genio maledetto”?
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La corsa selvatica di Riccardo Coltri
Pubblicato da Luigi Milani
Edizioni XII annuncia La corsa selvatica
di Riccardo Coltri
Un altro nome importante della narrativa fantastica e horror italiana si unisce alle schiere di Edizioni XII: stiamo parlando di Riccardo Coltri, che verrà pubblicato in Eclissi a novembre 2009 con La corsa selvatica.
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Cattive storie di provincia: intervista a Gordiano Lupi scrittore ed editore
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Cattive storie di provincia
di Gordiano Lupi
Introduzione dell’autore
in forma di racconto
Studio di copertina di Sasha Naspini
Edizioni A.Car. srl
www.edizioniacar.net
info@edizioniacar.net
Collana Brividi & Emozioni
Narrativa racconti
Pagg. 175
ISBN: 9788889079799
Prezzo: € 15,00
Tredici racconti per parlare di una vita di provincia, un tempo tanto tranquilla da risultare forse monotona, e ora invece pervasa da quel male oscuro tipicamente metropolitano che in modo sintetico e anche un po’ semplicistico si definisce alienazione. La fretta del vivere, la corsa continua senza una meta ben definita e il grigiore, che finisce con l’accompagnare la quotidianità dei gesti e delle parole, a tratti possono esplodere, una specie di sordo rancore che fuoriesce come magma in modo eclatante. In questa raccolta ci sono racconti che partono da un fondo di verità, ovviamente poi interpretato creativamente dall’autore, come nel caso della vicenda di Simone Cantaridi, ancor oggi rinchiuso in carcere, e altri invece che sono frutto esclusivo della fantasia di Lupi, magari con una rielaborazione di leggende, ma che ben esprimono questa inquietudine latente che ormai ha radicato anche in provincia.
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Morte all’alba, due parole più altre due per spiegare l’inspiegabile
Pubblicato da admin
Morte all’alba
di Giuseppe Iannozzi
Dovrebbe esser facile spiegare il perché di “Morte all’alba”, ed invece no. Ma cercherò comunque di spiegare i motivi salienti per cui ho deciso di rendere disponibili alcuni miei scritti.
Che qualcuno ci voglia credere o meno, è da tempo che mi si chiede di pubblicare. Ora io non so dirvi se questo libro lo si possa considerare a pieno titolo una pubblicazione; però uno con il vizio di scrivere l’ha scritto parola dopo parola, pagina dopo pagina, e nel suo piccolo questo qualcuno in qualche modo bisogna pur indicarlo, o etichettarlo: per brevità chiamato scrittore! *
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L’altalena
Pubblicato da Luigi Milani

Una nuova uscita letteraria targata Edizioni XII:
da La Tela Nera, a cura di Alessio Valsecchi, una nuova scampagnata nel parco giochi dell’orrore.
Presentazione ufficiale il 12 luglio 2008 a Milano, in occasione della festa di premiazione delle edizioni 2007 dei concorsi letterari de La Tela Nera 666 Passi nel Delirio e Nella Tela! e del concorso di XII Archetipi: le radici dell’immaginario.
Giuseppe Pastore, Raffaele Serafini, Giuseppe Agnoletti, Alberto Priora, Marica Petrolati, Fabrizio Vercelli, Andrea Franco, Luca Di Gialleonardo, Simone Corà, Chiara Fazzi, Samuel Marolla.
È la raccolta, curata da Alessio Valsecchi, dei migliori racconti tra le centinaia che si sono sfidati nei più recenti concorsi letterari organizzati da La Tela Nera. Con alcune guest star: Dario Gulli, lo stesso Alessio Valsecchi e Daniele Bonfanti.
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Taneski il cronista killer, Gus il cane più brutto e altre amenità horror
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Taneski, il cronista killer
Gus, il cane più brutto
e altre amenità horror
di Giuseppe Iannozzi
Vi spiego ora perché, apparentemente, i thriller e i noir oggi vanno tanto di moda, incontrando in alcuni casi un buon successo criminale… pardon! … intendevo un buon successo fatale… per la miseria! … un certo successo commerciale.
Quella che in breve vi sto per raccontare sembrerebbe la trama di tanti abusati thriller, di quelli che si scrivevano negli anni ‘30 e ‘40. Per farla breve, un giornalista specializzato in cronaca nera, per scrivere i suoi pezzi, prima si faceva le vittime con le proprie mani riducendole in tanti brani tutti ben tagliati, e poi buttava i loro pezzi nella spazzatura, insieme agli altri sacchi della spazzatura. Vlado Taneski, questo il nome del giornalista, era un vero e proprio artista del coltello, un autentico macellaio, che avrebbe continuato imperterrito a scrivere se non fosse stato arrestato dalla polizia macedone. I suoi pezzi erano a dir poco chirurgici tanto erano precisi e ricchi di dettagli. Forse proprio questo dettaglio, non insignificante, ha messo in allerta gli inquirenti, che l’hanno beccato e ammanettato.
Vlado Taneski, 56 anni, giornalista del «Nova Makedonija», la più antica testata del Paese, e di un altro giornale di Skopje, è stato arrestato dalla polizia macedone con l’accusa di aver rapito e stuprato almeno tre anziane nella cittadina sud-occidentale di Kicevo. Gli esami del DNA non hanno lasciato spazi a dubbi. Le vittime di Taneski subivano prima una lunga violenza, dopodiché, senza tanti giri di parole, venivano uccise, quindi fatte a pezzi e ben chiuse in sacchi di plastica che venivano infine gettati in luoghi diversi. Lo ha riferito il portavoce della polizia, Ivo Kotevski. Tutti gli omicidi sarebbero stati portati a termine tra il 2003 e il 2008. A quanto pare Taneski sceglieva le vittime, tutte ultrasettantenni, in base alla somiglianza con la madre, con la quale aveva una relazione ambigua o tormentata… difficile dire in simili casi. Il giornalista assassino è stato subito bollato «mostro di Kicevo».
Per il momento Taneski non scriverà più alcun pezzo di nera. Non è da escludere a priori che in prigione avrà modo e tempo di scrivere dei thriller, basandosi sulla sua lunga e provata personale esperienza di giornalista di sangue. Continua..
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Daniele Bonfanti. Melodia. Edizioni XII
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Melodia
Daniele Bonfanti
Titolo: Melodia
Autore: Bonfanti Daniele
Prezzo: € 11,50
Dati: 2007, 250 p., brossura
Editore: Edizioni XII
Non è facile recensire questo libro, tocca tante di quelle sfere emotive da lasciare senza parole.
Proverò sperando di esserne all’altezza.
Melodia. Respira profondamente e lasciati travolgere dalle note. Note ben disposte. Un’alternanza di alti e bassi, di slanci verso accordi di difficile raggiungimento.
Si potrebbe definire una “cospirazione cosmologica” che provoca caos nella vita del protagonista, un complesso di mille domande, enfatizzate forse, che abitano l’essere umano da sempre. Un libro, “Melodia“, ricco di inquietanti spettri, in scena una ricerca accompagnata dalla paura per “l’ignoto” o forse dalla quasi certezza di una congiura tessuta contro il mondo, riciclata in versione moderna, che ha come fine quello di impossessarsi del governo del popolo terrestre.
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H. P. Lovecraft in un saggio Michel Houellebecq
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Contro il mondo, contro la vita
la biografia del genio di Providence
H. P. Lovecraft
in un saggio Michel Houellebecq
“Una sorta di erudita lettera d’amore.”
Solo dopo la morte, Howard Phillips Lovecraft è stato riconosciuto dalla critica come scrittore, scrittore dotato di notevole intelligenza e di una smisurata fantasia paranoica, ma assolutamente privo di stile; e in molti si sono pronunciati sulla sua opera con parole tutt’altro che benevole, accusandolo di aver ignorato le più elementari regole sintattiche, grammaticali e stilistiche nel creare i suoi racconti.
Oggi, la critica non è poi molto più ben disposta nei confronti di HPL rispetto a quando proponeva agli editori i suoi scritti su invito dei pochi estimatori del suo tempo, difatti si esprime in termini pressoché uguali a quando ancora era in vita, nonostante il pubblico dei suoi ammiratori sia sconfinato. H. P. Lovecraft, un gentleman vittoriano, oggi è più oggetto di discussione biografica e agiografica, mentre, poco o nulla, è valutato a livello letterario; non a caso tutti sembrano esser interessati a conoscere le tappe della sua vita, ma pochi conoscono appieno le sue mirabili opere anticipatrici dell’orrore cosmico.
H. P. Lovecraft è stato un genio: ha scritto centinaia di racconti, e nei confronti di molti giovani scrittori si è dimostrato un maestro, apportando sui loro scritti correzioni e revisioni senza nulla pretendere in cambio; ha dato nuovo smalto all’horror ma è morto in solitudine.
Continua..






























