Jujol Cultura e spettacolo | Iannozzi Giuseppe - il blog | Premio Strega (Il libro di Iannozzi Giuseppe)

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Prendi un articolo del Giornaletto, cambia qualche versetto e vedrai il vero pensiero di Silvietto

Gli articoli del Giornale sono un vero spasso. Prendiamo  un pezzo e proviamo a sovvertire alcuni parametri: invertendo l’ordine dei fattori, in questo caso parole, il risultato cambia. Cioè diventa quello giusto. In pratica ciò che ronza in testa al Ducetto Incazzosetto.

Sottotitolo per i vedenti: UNA LEGGE IMPOPOLARE PER DEFORMARE LA GIUSTIZIA? Continua..

Condannati tre dirigenti di Google per il filmato online di un ragazzo down

Condannati tre dirigenti di Google
per il filmato online di un ragazzo down

a cura di Iannozzi Giuseppe

Il tribunale di Milano ha condannato tre dirigenti di Google accusati di diffamazione e violazione della privacy per non avere impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino. A tre imputati sono state inflitti sei mesi di reclusione con la condizionale. Un quarto dirigente che era imputato è stato assolto. Si tratta del primo procedimento penale anche a livello internazionale che vede imputati responsabili di Google per la pubblicazione di contenuti sul web. Durissima la reazione della società Usa: “Un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito internet” spiega il portavoce di Google, Marco Pancini.
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Fini dà ragione ai magistrati e non a Berlusconi

Fini dà ragione ai magistrati e non a Berlusconi

a cura di Iannozzi Giuseppe

“No, i magistrati non si devono vergognare.” Gianfranco Fini prende le distanze da Silvio Berlusconi, che in questi anni non ha mai mancato di attaccare la magistratura.

FiniIl presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervistato al Caffè della Versiliana, ha spiegato: “Il capo del governo è notorio che usa espressioni molto dirette perché ritiene di essere al centro di un particolare accanimento da parte di alcune Procure. Ma al netto di questa espressione, che lascia il tempo che trova, il compito della politica è quello di riformare la cosa pubblica e quindi di garantire che ci sia una giustizia in tempi brevi e certi ma anche che ci sia una giustizia autenticamente giusta, basata su quell’equilibrio necessario che oggi molte volte non c’è… Spero che finita la consultazione elettorale di marzo, che è importantissima, si parta finalmente con un disegno di riforma della Costituzione, partendo da ciò che si può fare con una larga condivisione”.

E’ parere del presidente della Camera Fini che sia possibile utilizzare parte del 2010 e i susseguenti anni 2011-2012, affinché si realizzino riforme istituzionali che maggioranza e opposizione possano condividere, come quelle che prevedono la nascita di un Senato federale e la riduzione del numero dei parlamentari. “Continuo ad essere ottimista, è arrivato il momento di fare le riforme”.
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Processo breve. La giustizia nelle mani di Berlusconi

Processo breve

La giustizia nelle mani di Berlusconi

di Maria Luisa Brandi

Ghedini, con una mano accorcia e con l’altra allunga. E’ questa l’evidente manovra di un avvocato/ministro lecchino che da una parte smonta e dall’altra monta. Non è facile da capire. Basta guardare cosa è successo al ProCesso Mediaset. L’avvocato del Perseguitato chiede l’interrogatorio dei testi dell’accusa quando i PM avevano già deciso di non ascoltarli per ragionevoli questioni di tempo. Le stesse identiche motivazioni per cui hanno scritto il Ddl sul ProCesso breve. Accorciare i tempi. E lui, da buon servetto, che fa per Silvietto? Tenta tutte le vie per allungare il brodo, mentre il Senato approva il decreto.  Alla faccia dell’onestà intellettuale. Roba da far rizzare i peli in testa anche ad un calvo. Ma i sostenitori dell’Illibato, no. Loro sono accecati e parlano senza alcuna cognizione: Viva la riforma giudiziaria!
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Italia in Croce

La sentenza di Strasburgo sui corcefissi che fa tanto discutere gli italiani.

A cura di Maria Luisa Brandi

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Sono perfettamente d’accordo con la sentenza dell’Unione Europea.

Una cosa è la tradizione, la cultura, altra è l’imposizione di una religione. Non capisco perchè si debba sopportare il peso del cattolicesimo in una scuola laica, come laico è lo Stato italiano, checchè ne dicano gli obsoleti Patti Lateranensi. Abroghiamoli. Facciamo un Referendum, togliamoci dalle scatole questa ingerenza indigeribile della Chiesa. Continua..

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Berlusconi ci riprova con la riforma della Giustizia

Il Finto: dentro, fuori e tutto intorno

a cura di Maria Luisa Brandi


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Come, come?

Ho letto bene il titolo della notizia?

Non è bastato lo schiaffone LoRdo Bocciato a fargli abbassare la cresta? Niente da fare. Il Premier tallonato non si rassegna e tira avanti come un ariete imbufalito sparando l’ennesima cartuccia: abbattere l’ipotetico nemico numero uno: la Giustizia. Lui ed il suo esercito di soldatini: i soliti Ghedini, Minzolini, Feltrini, Brunettini, Alfanini, Vespini. Non conoscono tregue. Se non bastasse attentare nuovamente la Costituzione puntando ad un bel lifting della Legge, il Generale MalaParte chiederà l’appoggio del popolo italiano. Referendum, e non se ne parli più. Ma dico io: con tanti problemi che abbiamo in Italia, possibile che quest’uomo non trovi di meglio da fare se non continuare a incentrare la sua politica solo ed esclusivamente su se stesso? E basta! Continua..

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“No agli scrutini e ai crediti. La sinistra cattolica si ribella con Paola Binetti a capo

I professori di religione fuori dagli scrutini
“No agli scrutini e ai crediti”
La sinistra cattolica si ribella

a cura di Iannozzi Giuseppe

I docenti di religione (cattolica) non possono partecipare a pieno titolo agli scrutini ed il loro insegnamento non può avere effetti sulla determinazione del credito scolastico: lo stabilisce il Tar del Lazio, che con la sentenza n. 7076 ha accolto i ricorsi presentati, a partire dal 2007, da alcuni studenti. Gli studenti, supportati da associazioni laiche e confessioni estranee al cattolicesimo, chiedevano per l’appunto l’annullamento delle ordinanze ministeriali firmate dall’ex ministro Giuseppe Fioroni e che furono adottate in maniera discriminatoria nel corso degli esami di Stato del 2007 e 2008. La sentenza non piace alla parlamentare del Pd, Paola Binetti: “Così si creano insegnati di serie A e serie B; la religione non è un optional. Io credo, al contrario, che il non ammetterli agli scrutini sia un criterio discriminatorio nei confronti dei docenti, che crea dei docenti di serie A e di serie B, un criterio massimamente scorretto perché si ripercuote anche sullo studente in particolare quello che ha scelto l’insegnamento della religione. Che poi loro debbano avere grande professionalità e rispetto per la libertà di tutti è un altro discorso, ma escluderli significa dire agli studenti che ci sono dei professori di serie A e di serie B e questo contraddice tra l’altro l’altissimo numero di persone che scelgono l’insegnamento della religione e si aspettano che, una volta scelto, non sia un optional ma entri a pieno titolo nella valutazione”.
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Legge sulle intercettazioni arriva lo stop di Napolitano

Il capo dello Stato convoca Alfano al Quirinale: senza modifiche niente firma
Il presidente preoccupato per i rischi di incostituzionalità. Esclusa la fiducia

Legge sulle intercettazioni
arriva lo stop di Napolitano

di LIANA MILELLA – Fonte: la Repubblica

ROMA – Irragionevole, incostituzionale, gravemente dannosa per le indagini, foriera di scontri con una stampa già pronta allo sciopero del 13 luglio. La legge sulle intercettazioni, così com’è, non va. Napolitano poteva rinviarla alle Camere e dare uno schiaffo a Berlusconi. Ma fedele al motto che “gli strappi tra le istituzioni vanno sempre evitati” (almeno fin dove è possibile), il capo dello Stato l’ha fermata prima del suo ultimo passaggio al Senato.

Con un governo pronto a mettere la fiducia come aveva fatto alla Camera. Dopo un anno di ininterrotta moral suasion, dopo aver messo in allerta Fini e Schifani, il presidente della Repubblica ha compiuto il passo definitivo, ha chiamato al Quirinale il Guardasigilli Alfano. Che arriva lesto lesto.

Poco meno di un’ora di colloquio, accanto i suoi esperti giuridici, un esordio che non consente spiragli di trattativa: “Sono molto preoccupato e turbato per la tensione che si sta creando nel mondo della giustizia e della stampa su questa legge. I miei consiglieri mi spiegano che se dovesse passare così al Senato i vizi di palese incostituzionalità mi costringerebbero a fare un passo che di certo non vi sarebbe gradito”. Il ministro della Giustizia, che si è sempre mostrato rispettoso del Colle, non tenta neppure una difesa. Alla fin fine sa che al premier questa legge non è mai piaciuta perché lui ne avrebbe voluta una molto più dura, con gli ascolti autorizzati solo per mafia e terrorismo. Nel rinviarla, soprattutto in ore in cui, per le voci su procure in azione, non vuole scontri con toghe, polizie, servizi, non soffrirà troppo. Napolitano prosegue: “È vero che avete intenzione di mettere la fiducia?”.
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Qualunque cosa succeda …una scelta esiste sempre, Umberto Ambrosoli. Vita morte eroicità dell’eroe che mise alle strette Sindona – Sironi editore

Qualunque cosa succeda
… una scelta esiste sempre
Umberto Ambrosoli

Vita morte eroicità dell’eroe che mise alle strette Sindona

di Iannozzi Giuseppe

Umberto Ambrosoli - Qualunque cosa succeda“Qualunque cosa succeda”, scritto dall’amorevole mano di Umberto Ambrosoli, figlio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, assassinato a Milano da un killer la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979 mentre faceva ritorno a casa dopo una serata fra amici, è un libro che in un’ottica di compromissione personale riprende quel discorso di eroicità borghese romanzata da Stajano, di un uomo che operando per il “giusto” ha pagato con la propria vita.

Umberto Ambrosoli ripercorre la breve e intensa vita dell’avvocato, del commissario liquidatore che ebbe la sola colpa – se tale la si può mai considerare – d’aver agito nell’interesse della giustizia, dello Stato italiano, mettendo a nudo gli sporchi intrallazzi finanziari di Michele Sindona. Risalgono al lontano 1971 i sospetti intorno al banchiere siciliano Michele Sindona, anche se già da prima il suo nome era fin troppo ben conosciuto in certi ambienti, tanto che già nei primissimi anni Cinquanta godeva immeritata fama di genio della finanza. Ma è negli anni Settanta che Sindona diventa un pericolo per il sistema bancario italiano e non solo. La Banca d’Italia, attraverso il Banco di Roma, cominciò a investigare intorno ai due istituti, Banca Unione e Banca Privata Finanziaria. L’allora Governatore Carli, nonostante l’evidenza che si era di fronte a una frode colossale, accorda un prestito a Michele Sindona nel vano tentativo di non far fallire i due istituti di credito da esso fondati. Il Direttore Centrale del Banco di Roma, Giovanbattista Fignon, fu incaricato di effettuare le transazioni necessarie: ecco così che le due Banche – che fanno capo a Sindona – si fondono per dar vita alla Banca Privata Italiana di cui Fignon divenne Vice Presidente e Amministratore Delegato. Ben presto Fignon comprese d’essersi cacciato in un impiccio di proporzioni colossali, per cui decise per una immediata sospensione. La decisione a Roma non piacque affatto, tanto più che il banchiere siciliano gode purtroppo di altolocate conoscenze tra le fila della DC nonché del Vaticano. Sul finire del 1974 Fignon presentò la sua relazione circa l’effettivo stato di salute della Banca. Giorgio Ambrosoli fu dunque ordinato unico commissario liquidatore. Ambrosoli consapevolmente si gravò del compito di esaminare tutte le operazioni finanziarie legate a Michele Sindona o ad esso riconducibili. Furono anni di duro lavoro: l’avvocato arrivò a dormire poche ore a notte, due o tre, come racconta il figlio in “Qualunque cosa succeda”.
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Multa da 1,38 milioni di dollari per aver scaricato 24 canzoni da Internet

Una statunitense di 32 anni è la prima condannata del paese ad aver scaricato illegalmente.


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Da “El Pais” online. Traduzione della sottoscritta.

Una donna del Minnesota è stata condannata -questa mattina- a pagare un 1,92 milioni di dollari
( 1,38 milioni di euri) a varie compagnie discografiche per aver scaricato illegalmente 24 canzoni da Internet.

L’accusata, Jammie Thomas-Rasset, dovrà pagare 80.000 dollari ( 57.000 euri) per ognuna delle canzoni scaricate, assicura quotidiano Star Tribune nella sua edizione digitale. Il giudice di Mineapolis ha deciso che Thomas-Rasset, di 32 anni, ha commesso una violazione volontaria dei copyrights della musica. Continua..

Soria resta in carcere: no ai domiciliari e alla scarcerazione

Soria del premio Grinzane Cavour resta in carcere

Ma è stata revocata l’ordinanza per il reato di abusi sessuali

di Iannozzi Giuseppe

Giuliano Soria, ex presidente del premio Grinzane Cavour, ex tutto, non tornerà in libertà, non tanto presto. Per il momento resta in carcere, e ci si augura che ci resti per un bel pezzo. Il Tribunale del Riesame ha deciso che la richiesta di scarcerazione, o in subordine gli arresti domiciliari, non può essere accolta. Soria rimane dunque dietro le sbarre nel carcere delle Vallette, senza la stufetta e altre comodità. In gattabuia dal 12 marzo su Giuliano Soria pesano accuse pesanti come macigni, malversazione, schiavismo, abusi sessuali, maltrattamenti nei confronti del suo ex domestico. Soria rimane sottochiave ma per il solo fatto che ha usato dei soldi provenienti da finanziamenti pubblici destinandoli alla sua associazione per scopi privati.
Non si capisce per quali motivi sia stata revocata l’ordinanza per il reato di violenza sessuale e maltrattamenti ai danni di un domestico extracomunitario. Forse perché si è portato la Bibbia dietro le sbarre? Per questo l’ordinanza è stata prontamente cancellata?
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Bruce Sterling e Jasmina Tesanovic: gli USA non riconoscono il loro matrimonio

Bruce Sterling e Jasmina Tesanovic:
sposati, ma non per gli USA

Il servizio d’immigrazione americana è convinto che il matrimonio tra Bruce Sterling e Jasmina Tesanovic sia una sorta di finzione messa in atto in frode alla legge sull’immigrazione. La celebre, ma anche combattiva,  coppia di artisti ha lanciato allora una campagna di sensibilizzazione nei riguardi della loro vicenda, che purtroppo non è un caso isolato.

È lo stesso Bruce Sterling a riassumere sul suo blog la storia, che sembra ideata da Kafka:

http://blog.wired.com/sterling/2009/04/bruce-sterling.html

copia e diffondi sul tuo blog

Copiate e diffondente questa notizia sui vostri blog e/o siti.
Con riconoscenza, grazie a tutt* Voi.

Pino Maniaci eroe civile contro Cosa Nostra: diamogli il nostro sostegno morale

Pino Maniaci eroe civile contro Cosa Nostra
Non circondiamolo con la nostra indifferenza

Porto alla vostra attenzione questo pezzo di Alessandro (Sole alto nel cielo) e vi invito a postarlo sui vs blog. Un atto di solidarietà morale nei confronti di Pino Maniaci, un comune cittadino, che forte di un grande coraggio, combatte da solo contro la mafia. Non lasciamolo da solo: ricordiamoci che chi è morto per combattere la mafia è morto ammazzato due volte, una dalla solitudine che gli è stata innalzata “contro” e “intorno”, e l’altra dal tritolo della mafia organizzata.

“A Pino Maniaci il pieno sostegno mio personale e del Partito democratico. Pino Maniaci è una risorsa, libera, documenta e coraggiosa di un’emittente televisiva antimafia che è oggi un esempio positivo per tutta la Sicilia e tutto il Paese”. Sono queste le giuste parole del senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione Antimafia. “Basta collegarsi con il suo sito per conoscere i nomi e i cognomi, i fatti e i misfatti, le collusioni e le protezioni che Cosa nostra vive realmente sul territorio. E’ un’antimafia di cui abbiamo tutti bisogno e a cui, semmai, va garantito il pieno esercizio democratico e giornalistico. Altro che processo e condanna per un aspetto che va sicuramente rivisto e calibrato bene. Assicuro a Pino Maniaci che ancora una volta sarò nella sua emittente a fare i nomi e cognomi contro tutti i boss mafiosi, anche i più potenti anche i più pericolosi”.

Da pochi giorni la tessera onoraria di Articolo 21 è stata consegnata a Pino Maniaci di Telejato. Dopo quella data nei giorni scorsi a Enzo Palmesano, il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti si è recato a Partinico, “sede della storica e coraggiosa emittente, punto di riferimento contro mafie e poteri criminali”. Giulietti, oltre che per conto dell’associazione Articolo21, ha espresso la sua solidarietà anche a nome del vicepresidente della Commissione Antimafia, Fabio Granata. Spiega Giulietti: “Recentemente Pino Maniaci è stato denunciato, probabilmente con una lettera anonima, per esercizio abusivo della professione. Dal punto di vista etico, a nostro avviso, l’esercizio abusivo lo compie chi nasconde la verità, chi censura e finge di non vedere”. Pino Maniaci ha ringraziato coloro che gli hanno manifestato solidarietà e affetto, da Articolo21 all’Fnsi, all’Ordine dei Giornalisti, quello nazionale e quello siciliano: “Noi rispetteremo la legalità. Non abbiamo intenzione alcuna di fare polemica con i giudici. Se sarà necessario prenderò anche il tesserino da pubblicista per sgombrare il terreno da ogni equivoco e per continuare la nostra battaglia quotidiana. Ma ribadisco che, per compiere una battaglia di legalità, non serve un tesserino, ma grande coraggio civile”.

Serve grande coraggio civile e Pino Maniaci questo coraggio ce l’ha senz’ombra di dubbio. Pino Maniaci è un eroe civile. E’ di persone come lui che l’Italia ha bisogno. Non lasciamolo dunque da solo. Il silenzio uccide più delle pallottole. L’indifferenza più del tritolo.

giuseppe iannozzi

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Karol Racz si commuove a Porta a Porta: “Volevo fare il monaco”

Karol Racz in lacrime a Porta a Porta

Storia di miseria e paure infinite

a cura di Iannozzi Giuseppe

Karol Racz, il romeno scarcerato lunedì dal Tribunale del Riesame, dopo aver trascorso più di un mese (35 giorni esatti) a Regina Coeli perché accusato degli stupri della Caffarella e di Primavalle, è ospite in televisione e a Porta a Porta, programma condotto da Bruno Vespa, piangendo amare lacrime racconta la sua odissea: «Vorrei stabilirmi a vivere in Italia, in Romania non saprei cosa fare». Ha anche ribadito «di non essere mai stato in alcun parco pubblico di Roma. Gli unici campi che conosco sono quelli che attraversavamo per accedere ai nostri insediamenti». Su Loyos, tuttora in carcere per calunnia: «Perché il mio amico Loyos abbia detto alla polizia che ero stato io a violentare la ragazzina (dichiarazioni poi ritrattate), proprio non lo so. Siamo stati amici, gli ho dato anche dei soldi. Quello che gli è girato in testa non lo so». E ancora: «Sono venuto per la prima volta in Italia nel 2007. Mi sono fermato per sei mesi a Livorno, dove abitavo in un campo nomadi i cui abitanti erano slavi. Lì lavoravo come badante per i figli delle persone che vivevano nel campo. Poi sono tornato in Romania e sono rientrato in Italia nel giugno-luglio 2008. C’era anche mio fratello e abbiamo vissuto in un campo rom a Roma, andavamo a raccogliere ferro e rame per poi rivenderlo».
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Il Grinzane Cavour chiude i battenti dopo lo scandalo Soria

Il premio Grinzane Cavour in liquidazione
L’associazione si scioglie: troppi debiti

a cura di Iannozzi Giuseppe

L’Associazione Premio Grinzane Cavour in liquidazione.
L’ultima parola l’ha pronunciata il Comitato dei Soci che si è riunito con il consiglio d’amministrazione dell’ Associazione nello studio dell’avvocato Guido Jorio, segretario del cda.

Lunedì prossimo verrà nominato un liquidatore che si dovrà occupare del patrimonio, pari a circa tre milioni di euro, dei debiti, che ammonterebbero a un milione di euro, ma anche dei crediti e di altre situazioni ancora in corso. Il liquidatore verrà nominato dall’assemblea dei soci, che subito dopo si scioglierà.
Lo scioglimento è, secondo l’avvocato Jorio, un «passo praticamente obbligato per segnare la nuova strada del percorso culturale che ora potrà venir ripreso. Una soluzione dolorosa, però necessaria per consentire alternative ed evitare possibili equivoci circa la possibilità che l’associazione continuasse nella sua attività».
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Vanna Marchi e Stefania Nobile in carcere: era ora!

Vanna Marchi e Stefania Nobile condannate
Inammissibile il ricorso della difesa

a cura di Iannozzi Giuseppe

Definitive le condanne nei confronti delle imputate Vanna Marchi e della figlia Stefania Nobile per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. La seconda sezione penale della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa delle due teleimbonitrici. Per Vanna Marchi confermati i 9 anni e 6 mesi di reclusione; per la figlia, Stefania Nobile 9 anni, 4 mesi e 9 giorni. Confermata anche la condanna per lo stesso reato per l’ex compagno della Marchi Francesco Campana (3 anni di reclusione coperti dall’indulto). La Cassazione ha dunque confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano in data 27 marzo 2008. Per le due truffatrici scatta l’arresto.
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Marco Travaglio condannato per quel “patto scellerato tra mafia e Forza Italia”

Marco Travaglio condannato
per quel “patto scellerato tra mafia
e Forza Italia”

a cura di Giuseppe Iannozzi

Il giornalista Marco Travaglio (collaboratore tra l’altro della trasmissione di RaiDue Anno Zero condotta da Michele Santoro) è stato condannato a 8 mesi di reclusione, nonché al pagamento di una multa di ben 100 Euro per diffamazione ai danni dell’ex ministro della Difesa e parlamentare di Forza Italia Cesare Previti. La condanna arriva in seguito a un articolo di Marco Travaglio pubblicato dal settimanale L’Espresso il 3 ottobre 2002 dal titolo “Patto scellerato tra mafia e Forza Italia”. Il giudice ha deciso anche un risarcimento di 20 mila Euro in favore di Previti. E’ stata condannata anche Daniela Hamaui, come direttore responsabile del settimanale, a 5 mesi e 75 Euro di multa. Ma per entrambi gli imputati la pena è sospesa.

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Ivo Mej. Moro Rapito! Personaggi. Testimonianze. Fatti. (Barbera editore)

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Ivo Mej
Moro rapito!
Personaggi. Testimonianze. Fatti.

di Giuseppe Iannozzi

Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi. (Aldo Moro)

Il motto, l’idea, lo scopo della lotta armata, tutto per le Brigate Rosse è riassumibile nel loro motto, nel tragico slogan che ancora riecheggia nell’aria: “Colpiscine uno per educarne cento”. Le BR, di matrice marxista-leninista, fondate da Alberto Franceschini, Renato Curcio e Margherita Cagol nel 1970, non sono morte: brigatisti nuovi di zecca sono a piede libero, e molti di quelli di vecchia data indicati come ex brigatisti sono o latitanti o nascosti chissà dove, e quasi certamente imprendibili. Nel giugno del ’77 Indro Montanelli viene gambizzato da Franco Bonisoli, che è legato al giornalista da un vincolo di amicizia, come si appurerà in seguito alla cattura del brigatista. Sul finire del 1999, neanche poi troppo a sorpresa, le nuove Brigate Rosse fanno la loro apparizione: Massimo D’Antona nel 1999 viene freddato; non passano tre anni che Marco Biagi, nel 2002, fa la stessa fine. Nel 2003 le Brigate Rosse occupano ancora le colonne dei giornali: due esponenti delle Nuove Brigate Rosse – Nuclei Comunisti Combattenti (BR – NCC), Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce e degli agenti della Polizia Ferroviaria sono nel bel mezzo del fuoco delle pistole. Galesi e l’agente Emanuele Petri moriranno.
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Palermo, arrestati presidenti di seggi

In manette per i fatti accaduti durante le elezioni comunali
Falsificarono oltre 500 schede per favorire una lista di Cammarata

Palermo, arrestati presidenti di seggi
Brogli nelle amministrative 2007
Il candidato del centrosinistra,
Orlando parlò di “257 urne manomesse”

Palermo, arrestati presidenti di seggi
Brogli nelle amministrative 2007


PALERMO – Arrestati stamani due presidenti di seggio palermitani accusati di brogli elettorali. I provvedimenti, disposti dal gip Maria Pino, su richiesta del pm Maria Forti, sono stati eseguiti dalla Polizia di Stato che ha condotto l’indagine. Gli arrestati sono i palermitani Gaetano Giorgianni, 51 anni, e Giovanni Maria Profeta, 63 anni. Entrambi rivestivano le funzioni di presidente di seggio in occasione delle consultazioni amministrative per l’elezione del sindaco e del Consiglio comunale di Palermo del maggio 2007.
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Petizione Liberadonna

Petizione Liberadonna

A: Veltroni, Bertinotti e tutti i dirigenti del centro-sinistra

PRIME FIRMATARIE: Simona Argentieri, Natalia Aspesi, Adriana Cavarero, Cristina Comencini, Isabella Ferrari, Sabina Guzzanti, Margherita Hack, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Valeria Parrella, Lidia Ravera, Rossana Rossanda, Elisabetta Visalberghi

Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta! L’offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta – ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza. Con l’oscena proposta di moratoria dell’aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere. Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l’autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze. Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l’obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l’accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l’insegnamento dell’educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro). Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.

Per firmare la petizione, qui.

Giornata del ricordo per le vittime delle Foibe, Napolitano: da Croazia reazioni inconsulte

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Giornata del ricordo per le vittime delle Foibe
Napolitano: da Croazia reazioni inconsulte

Il Capo dello Stato ribadisce: furono pulizia etnica,
pace per le polemiche all’estero

Giorgio Napolitano ribadisce a chiare lettere: «Le foibe furono pulizia etnica». E «pace», sottolinea il Capo dello Stato, per le «reazioni inconsulte che vennero al mio discorso di un anno fa da fuori d’Italia». «Ritengo», ha detto al Quirinale nella cerimonia per la giornata del ricordo, «che fosse giusto esprimere quel pensiero». Le polemiche, ha aggiunto, non hanno «scalfito la mia convinzione che fosse giusto esprimermi a nome della Repubblica con quelle parole, con quell’impegno». E si è detto «contento » che il ministro Rutelli avesse appena ribadito lo stesso concetto.
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Espulso l’imam Mohamed Kohaila per fondamentalismo

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Espulso l’imam Mohamed Kohaila
per fondamentalismo

Ripreso da una telecamera nascosta, era apparso nella trasmissione di Michele Santoro, ‘Annozero’
E’ stato un giudice donna dell’ottava sezione del Tribunale di Torino a convalidare il decreto di espulsione, firmato dal ministro dell’Interno Giuliano Amato, di Mohamed Kohaila, 44 anni, l’imam della moschea in via Cottolengo a Torino. Kohaila, al centro di un video trasmesso nella primavera scorsa dalla trasmissione tv ‘Annozero’, e accusato di essere un fondamentalista vicino alle posizioni di Al Qaida, è stato rimpatriato in Marocco accompagnato da uomini della polizia che lo hanno accompagnato in uno scalo del Nord Italia. L’udienza di convalida dell’espulsione si è tenuta negli uffici della questura di Torino, alla presenza di un avvocato dell’imam.
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Polemiche sulla proposta di grazia a Bruno Contrada

contrada.jpgPolemiche sulla proposta
di grazia a Bruno Contrada


FAMILIARI VITTIME MAFIA, STATO RIAPRE FERITE
- “Lo Stato italiano, avanzando l’ipotesi di concedere la grazia a Bruno Contrada, continua a non perdere l’occasione per riaprire ferite dolorose e per non schierarsi dalla parte di chi ha creduto in questo stesso Stato sino all’estremo sacrificio”. Lo dicono in una nota alcuni familiari di vittime di mafia, tra cui Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Rosanna Scopelliti, Mimmo Mangano, Rita Spartà, Giuseppe Ciminnisi, che rivolgendosi al presidente della Repubblica aggiungono: “Mastella continua a farsi portavoce delle ragioni di chi delinque non garantendo la certezza della pena e destabilizzando cosi la parte più sana di questo paese. Presidente Napolitano, proprio perché crediamo in questo Stato le chiediamo ma la colpa è dei mafiosi e dei loro complici o di chi ha lottato e perso la vita nella lotta alla mafia in nome di questo stesso Stato che lei si pregia di presiedere?”

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