Minzolini il “direttorissimo” di Berlusconi. Nuovo scandalo e inchiesta per il premier
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Minzolini il “direttorissimo”
di Berlusconi. Nuovo scandalo
e inchiesta per il premier
a cura di Iannozzi Giuseppe
Il Fatto Quotidiano parla di Silvio Berlusconi, del direttore del Tg1 Augusto Minzolini e del commissario dell’Authority Giancarlo Innocenzi: tutt’e tre sarebbero indagati dal pm Michele Ruggiero. Per tutt’e tre l’accusa è di concussione. Si parla di presunte pressioni del premier affinché si arrivasse alla chiusura di Annozero. Il Fatto parla di alcune intercettazioni della Guardia di Finanza di Bari dove Berlusconi si sfogherebbe con
Minzolini, chiamandolo “direttorissimo”. Secondo Il Fatto il premier al telefono avrebbe fatto pressioni affinché Annozero, Ballarò e Parla con me, tre trasmissioni fortemente odiate dal Cavaliere, chiudessero i battenti. Minzolini nelle intercettazioni rassicurerebbe Berlusconi su alcuni servizi del Tg1.
Antonio Di Pietro dell’Italia dei Valori: “Abbiamo presentato un’interrogazione urgente rivolta al premier per chiedergli con quale diritto si è arrogato il potere di condizionare un organo di controllo come l’Agcom chiedendo la chiusura di Annozero. Il responsabile dell’Agcom Innocenzi deve dimettersi ed essere cacciato a calci nel sedere, così come il direttore del Tg1 Minzolini”. In una nota il presidente dei deputati Idv, Massimo Donadi: “Le pressioni di Berlusconi sull’Agcom sono la prova che siamo al regime, al fascismo mediatico. Le forze democratiche di questo Paese devono reagire con durezza e determinazione a questo tentativo di piegare l’opinione pubblica con una finta informazione”.
Il presidente del Pd Rosy Bindi: “Solo nell’Italia prigioniera dell’invasivo conflitto d’interessi di Berlusconi si può leggere una storia come quella che ha raccontato Il Fatto quotidiano. Si conosceva l’insofferenza del premier al pluralismo delle idee e alla libera informazione. Ne abbiamo visti tanti frutti amari, dall’editto bulgaro fino all’ultimo blitz sulla ‘impar condicio’. Stavolta emerge la vergogna di pesanti e plateali condizionamenti condotti in prima persona dal capo del governo, proprietario della più importante azienda privata di comunicazione del Paese, a danno di trasmissioni del servizio pubblico come Annozero. Anche così si delegittimano le istituzioni. E’ intollerabile servirsi di chi dovrebbe svolgere una funzione terza, di vigilanza sull’equilibrio e la correttezza del sistema delle comunicazioni, per mettere la mordacchia all’informazione più scomoda e più seguita delle reti Rai”.
Minzolini fa il sordo: “Non so di cosa si parla, non ho ricevuto nessun avviso di garanzia. E quale è il reato? Berlusconi? Mi avrà telefonato due o tre volte, non di più. E comunque quanto Casini e gli altri… Siamo alla follia, credo di essere la persona più cristallina del mondo, quello che penso lo dico in tv”. Il commissario dell’Autorità per le comunicazioni Giancarlo Innocenzi irato avrebbe già dato istruzioni “all’avvocato Marcello Melandri per predisporre denunce e querele necessarie a tutelare la verità dei fatti e la mia onorabilità”. Sempre Innocenzi sottolinea “l’illiceità della pubblicazione delle intercettazioni che lo riguardano”.
Il Presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, in una nota dichiara che “l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è indipendente e autonoma e non ha mai esercitato censura preventiva. In tutte le occasioni nelle quali è stata chiamata in causa, a vario titolo, l’Agcom ha sempre risposto in modo univoco: ‘L’Autorità non esercita censure preventive perché contrarie all’art. 21 della Costituzione, rispetta la libertà dei giornalisti, tutela il pluralismo dell’informazione’. L’Autorità parla attraverso i propri atti; e questi atti dimostrano inequivocabilmente la sua indipendenza e autonomia di giudizio. Anche in relazione alle regole da osservare nel periodo elettorale in materia d’informazione e di comunicazione politica l’Autorità non ha mancato di dare nelle sedi competenti il suo istituzionale contributo al chiarimento dei termini della questione”.
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Loredana Lipperini contro Maurizio Costanzo. Ma il giallo è presto svelato
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Loredana Lipperini
contro Maurizio Costanzo
Ma il giallo è presto svelato
di Iannozzi Giuseppe
Loredana Lipperini, oggi, 3 marzo 2010, sul suo blog Lipperatura, scrive un post dal titolo più che mai eloquente: Brividi. Poco sotto poche parole in corsivo: Ricevo e pubblico, senza commenti.
Perché la Sig.ra Lipperini dovrebbe aver mai i brividi?
Un giallo.
Ma neanche poi tanto.
La collana da edicola Il Giallo Mondadori è stata affidata alle amorevoli cure di Maurizio Costanzo.
Ed i “brividi” di Loredana Lipperini possono solo significare che lei non è d’accordo. Che Maurizio Costanzo non gode della sua stima, come minimo. Che così le si rompono le uova nel paniere a lei e alla sua gang di fedelissimi.
Questa svolta significa soprattutto che Lipperini & Compagni incontreranno molte più difficoltà a piazzare i loro nomi nel catalogo del Giallo Mondadori.
Ne volete la prova?
Interviene GIanni Biondillo (mercoledì, 3 marzo 2010 alle 11:40 am):
Altieri è uno scrittore straordinario e un uomo meraviglioso.
Trovo la notizia scandalosa.
Interviene Alessandra C (mercoledì, 3 marzo 2010 alle 11:24 am):
Ma Mondadori non aveva accorpato la direzione dei Giallo Mondadori, Segretissimo, Urania, sotto un unico direttore di collana?
La seconda domanda è, Costanzo dirigerà solo i Gialli o anche le altre testate?
Non capisco queste continue manovre. Mi sembrava che con Altieri il livello fosse tornato pù che decente.
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Morgan da Santoro con Celentano finalmente canta la sua canzone in Rai
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Morgan da Santoro con Celentano
finalmente canta la sua canzone in Rai
di Iannozzi Giuseppe
Celentano, Adriano Celentano telefona in diretta ad Annozero e prende le difese di Morgan: “Prima di tutto complimenti per la trasmissione, meglio dei Raccomandati. Certo che è una serata pacata. Forse la droga calma un po’. Dopo che Filiberto ha partecipato a Sanremo è chiaro che per essere ammessi al Festival non c’è bisogno di essere dei cantanti. Quindi ci possono andare tutti, tranne quelli che fumano e ovviamente anche i tabaccai. Le sigarette fanno venire il cancro, ma anche le polveri sottili. Così ho saputo, voci di corridoio, che l’anno prossimo al Festival non ci sarà nessuno. Anzi Masi (Mauro, direttore generale della Rai, ndr) e Mazza (Mauro, direttore di Raiuno, ndr) preparano un decreto: esclusi tutti quelli che hanno l’automobile… Con Morgan la Rai è stata anche troppo buona. Credevo che lo fucilassero. Bisogna fare una distinzione fra ciò che fa bene e ciò che fa male. Ma non c’è nulla che faccia bene. Allora cerchiamo il male minore. Uniamoci tutti, politici, uomini di spettacolo, veline e Pupo. Siamo tutti colpevoli. E Sanremo non si farà più».
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Bersani nel 1966 spalava il fango a Firenze, ma di Bertolaso nessuna notizia
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Bersani angelo del fango nel 66 a Firenze,
Bertolaso invece coccolato dall’editoriale di Minzolini
di Iannozzi Giuseppe
1966: a Firenze ci fu l’alluvione. 44 anni fa il giovanissimo Pier Luigi Bersani è uno dei tanti volontari a spalare in mezzo al fango. I giovani idealisti di allora vennero poi ribattezzati “angeli del fango”.
Oggi 19 febbraio 2010, dopo l’attacco di Bertolaso, che nel corso di un’intervista apparsa sulla berlusconiana rivista Panorama sputa senza ritegno alcuno contro Bersani in questi termini, “se arriva un terremoto chi spala? Bersani?”, oggi, con signorile pacatezza, Bersani replica al capo della Protezione Civile: “A Bertolaso consiglierei un po’ più di umiltà, meno arroganza e di volare un po’ più basso, perché con me capita male: io a quindici anni spalavo a Firenze, non so lui cosa facesse”. E su Flickr mette online la foto che qualcuno gli scattò 44 anni fa. Un giovane, uno dei tanti volontari, in mezzo al fango e a tanti altri come lui, tutti volenterosi, tutti desiderosi di aiutare la gente, Firenze, con i fatti e non con le parole. Grazie a quei ragazzi che nel 1966 s’immersero nel fango, oggi Firenze ha ancora le sue opere d’arte e i suoi libri, che altrimenti sarebbero andati perduti per sempre.
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Patrizia D’Addario VS Panorama. Lo scoop che non c’è
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Patrizia D’Addario VS Panorama
Lo scoop che non c’è
a cura di Iannozzi Giuseppe
“Conti all’estero non ne ho. Per quanto riguarda i soldi, io e la mia famiglia ne abbiamo su un libretto bancario. Sono ciò che ci resta dell’eredità di mio padre dopo la vendita degli immobili che sono riuscita a far sbloccare, dalle banche e dalle società di recupero crediti, dopo il suo suicidio…”: così Patrizia D’Addario, la escort famosa in tutto il mondo per le feste a Palazzo Grazioli con il premier Berlusconi (di cui lei riferisce nel dettaglio e che mai ha smentito), in un’intervista al quotidiano Bari Sera in edicola nel pomeriggio, riferendosi alla seconda puntata (leggasi “buffonata”) pubblicata da Panorama nella quale si dice che lei avrebbe depositato su un conto estero più di un milione di euro.
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Iannozzi Giuseppe è il più famoso blogger del web culturale
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Iannozzi Giuseppe, giornalisti e blogger
I più famosi ed influenti in rete secondo Google
Iannozzi Giuseppe è famoso, molto famoso. Lo dice il motore più utilizzato dagli internauti, Google.
Iannozzi Giuseppe secondo il motore di ricerca Google: Risultati 1 – 10 su circa 99.500 per iannozzi giuseppe – ( 1 )
Giulio Mozzi secondo il motore di ricerca Google: Risultati 1 – 10 su circa 98.500 per giulio mozzi – ( 2 )
Massimo Maugeri secondo il motore di ricerca Google: Risultati 1 – 10 su circa 86.500 per massimo maugeri – ( 3 )
Loredana Lipperini secondo il motore di ricerca Google: Risultati 1 – 10 su circa 58.100 per loredana lipperini – ( 4 )
Gianni Biondillo secondo il motore di ricerca Google: 1 – 10 su circa 33.200 per gianni biondillo – ( 5 )
Valter Binaghi secondo il motore di ricerca Google: Risultati 1 – 10 su circa 33.100 per valter binaghi – ( 6 )
Fabrizio Centofanti secondo il motore di ricerca Google: Risultati 1 – 10 su circa 26.400 per fabrizio centofanti – ( 7 )
Franz Krauspenhaar secondo il motore di ricerca Google: Risultati 1 – 10 su circa 25.600 per franz krauspenhaar – ( 8 )
Gaja Cenciarelli secondo il motore di ricerca Google: Risultati 1 – 10 su circa 24.200 per gaja cenciarelli – (9)
Helena Janeczek secondo il motore di ricerca Google: Risultati 1 – 10 su circa 19.700 per Helena Janeczek – ( 10 )

Perché questa classifica, se tale la si può definire?
Perché questi sono per Google tra i giornalisti culturali e blogger più influenti e conosciuti la cui parola conta qualcosa più di niente.
In termini di popolarità Iannozzi Giuseppe vanta risultati 1 – 10 su circa 99.500, battendo di una buona misura Massimo Maugeri, Loredana Lipperini, Gianni Biondillo, Fabrizio Centofanti… Ed è forse questo il motivo per cui Iannozzi Giuseppe è tra i giornalisti e i blogger più censurati e temuti.
E’ una piccola soddisfazione sapere che Google, il più importante motore di ricerca al mondo, mi accredita non pochi punti, molti di più rispetto ad alcuni colleghi con i quali non mi trovo quasi mai d’accordo. Diciamo pure senza ipocrisie, con un pizzico di giustificata presunzione, che è una gran bella soddisfazione, alla faccia di chi mi vuole male.
Perché questa classifica?
Perché è tempo di far dei bilanci.
E non ho perso il mio tempo.
E non ho sprecato le mie energie.
Ho dato voce alla Cultura (quella con la “C” maiuscola”), a libri ed autori, sempre senza stare attaccato al culo del gregge delle brave pecore bianche e dei porci al trogolo, perché la libertà di pensare con la mia propria testa è e basta.
vostro Iannozzi Giuseppe
N.B.: Dati rilevati in data 05 dicembre 2009

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Boffo- Feltri, nuovo scandalo made in Italy
Pubblicato da Maria Luisa Brandi
Giuda, travestito da Ponzio Pilato, con la corona di Erode in testa
a cura di Maria Luisa Brandi
C’è sempre uno scopo quando un Potere decide di attaccare un suo alleato. E che sia in atto una sporca guerra di poteri, mi sembra evidente. Gli schieramenti politici fanno voltagabbana: i sinistri ora difendono la Chiesa, i destri l’affossano. Questi italiani, in tonaca o in doppiopetto, con la loro camaleontica capacità di seguire le correnti che più fanno comodo, ora smentendo, ora accusando, ora criticando l’una o l’altra sponda, sembrano tanti Giuda travestiti da Ponzio Pilato, con la corona di Erode in testa.
A seconda della occasione cambiano abito di scena. Continua..
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14 luglio, storico sciopero della blogosfera: tutti zitti, tranne uno
Pubblicato da Maria Luisa Brandi
Diritto alla rete: come aderire allo sciopero dei blogger contro il decreto Alfano
a cura di Maria Luisa Brandi
Qualche tempo fa, è accaduto anche al mio blog di subire un attacco da chi brandisce già la spada di una legge non ancora approvata e rimandata al mittente per le revisioni, dal Presidente Napolitano.
Qualcuno ha pensato bene di venire a intimorirmi scrivendo questo commento nel post Decreto intecettazioni, rivoluzione del web? :
Dovrebbero farti chiudere questo spazio solo per le cose che scrivi! Riguarda gli ultimi 5 post e capirai da te perché non partecipa nessuno! Io intanto ho fatto una segnalazione e un disappunto agli amministratori del sito, quelli veri! Vediamo se qualcuno prende provvedimenti o se gli intenti di questa community sono solo cazzate! Continua..
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Legge sulle intercettazioni arriva lo stop di Napolitano
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il capo dello Stato convoca Alfano al Quirinale: senza modifiche niente firma
Il presidente preoccupato per i rischi di incostituzionalità. Esclusa la fiducia
Legge sulle intercettazioni
arriva lo stop di Napolitano
di LIANA MILELLA – Fonte: la Repubblica
ROMA – Irragionevole, incostituzionale, gravemente dannosa per le indagini, foriera di scontri con una stampa già pronta allo sciopero del 13 luglio. La legge sulle intercettazioni, così com’è, non va. Napolitano poteva rinviarla alle Camere e dare uno schiaffo a Berlusconi. Ma fedele al motto che “gli strappi tra le istituzioni vanno sempre evitati” (almeno fin dove è possibile), il capo dello Stato l’ha fermata prima del suo ultimo passaggio al Senato.
Con un governo pronto a mettere la fiducia come aveva fatto alla Camera. Dopo un anno di ininterrotta moral suasion, dopo aver messo in allerta Fini e Schifani, il presidente della Repubblica ha compiuto il passo definitivo, ha chiamato al Quirinale il Guardasigilli Alfano. Che arriva lesto lesto.
Poco meno di un’ora di colloquio, accanto i suoi esperti giuridici, un esordio che non consente spiragli di trattativa: “Sono molto preoccupato e turbato per la tensione che si sta creando nel mondo della giustizia e della stampa su questa legge. I miei consiglieri mi spiegano che se dovesse passare così al Senato i vizi di palese incostituzionalità mi costringerebbero a fare un passo che di certo non vi sarebbe gradito”. Il ministro della Giustizia, che si è sempre mostrato rispettoso del Colle, non tenta neppure una difesa. Alla fin fine sa che al premier questa legge non è mai piaciuta perché lui ne avrebbe voluta una molto più dura, con gli ascolti autorizzati solo per mafia e terrorismo. Nel rinviarla, soprattutto in ore in cui, per le voci su procure in azione, non vuole scontri con toghe, polizie, servizi, non soffrirà troppo. Napolitano prosegue: “È vero che avete intenzione di mettere la fiducia?”.
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Nobili si nasce, spiantati si diventa
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Nobili si nasce, spiantati si diventa
di Stenio Solinas – Fonte: Il Giornale.it
Quando Boni de Castellane stava per morire, Chacha de St.S. si recò al capezzale per avere indietro le lettere d’amore che sua sorella Antoinette gli aveva scritto. Boni si fece portare il bauletto dove era raccolto e classificato mezzo secolo di corrispondenza amorosa e le consegnò il carteggio richiesto. «Vorrei anche quelle di mia sorella Pauline» disse allora Chacha. «Eccole, avete bisogno di qualcos’altro?» disse con un debole sorriso il morituro. «Visto che ci siamo, datemi anche le mie…».
Marie-Ernest-Paul-Boniface, conte di Castellane-Novejan, Boni per gli amici, fu la leggenda della Belle Époque. Nato nel 1867, a ventotto anni aveva sposato Anna Gould, la bruttissima figlia del re delle ferrovie americane, le aveva fatto fare tre figli e robustamente intaccato il patrimonio: l’acquisto di un castello fuori Parigi, la costruzione del Palais Rose nella capitale, sul modello del Petit Trianon di Versailles, un tre alberi da crociera, il Walhalla, una barca da regata, l’Anna, i cavalli più veloci, le carrozze più eleganti, le feste più belle, gli arredi più preziosi e, per amanti, le donne più desiderate. «Non è colpa mia se sono nato prodigo» diceva a propria giustificazione.
Le foto di Nadar, i quadri di Jaques-Emile Blanche e Van Dongen, i bronzi di Rembrandt Bugatti rimandavano l’immagine di un giovane biondo, i baffi dorati, l’incarnato pallido, l’eleganza estrema. Rampollo di una famiglia Ancien Régime, la nobiltà che affondava le proprie radici nella Francia prima della Rivoluzione, deputato al Parlamento, come già suo padre e suo nonno, rimase famoso un suo intervento presso l’allora presidente della Camera teso a conoscere l’indirizzo del suo calzolaio… La politica comunque gli piaceva: quella estera, i rapporti fra Stato e Chiesa.
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Il gruppo editoriale L’Espresso denuncia il premier Silvio Berlusconi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il gruppo editoriale L’Espresso
avvia azioni legali nei confronti
del premier Berlusconi
Su La Repubblica.it si legge:
Il gruppo editoriale L’Espresso ha dato mandato ai legali Carlo Federico Grosso e Guido Rossi di “avviare tutte le azioni a tutela della società, vista la rilevanza sia penale che civile individuabile nelle dichiarazioni” del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rese a Santa Margherita Ligure durante l’assemblea dei giovani di Confindustria.
In quell’occasione – spiega una nota – Berlusconi “ha accusato il quotidiano La Repubblica di un attacco eversivo nei suoi confronti e nel contempo ha istigato gli industriali a boicottare ed interrompere gli investimenti pubblicitari”.
A Santa Margherita Ligure, il 1 giugno, il premier aveva detto di non dare pubblicità a media “disfattisti e catastrofisti” e poi aveva parlato di “progetto eversivo” contro di lui. Una trama, secondo il Cavaliere, che vedeva il Gruppo Espresso e La Repubblica in prima fila. Un concetto, quello dell’eversione, che Berlusconi ha poi ribadito più volte nei giorni successivi.
Il Cavaliere insiste: “Sbagliato dargli pubblicità”. Bisogna rilanciare l’immagine dell’Italia anche per “rimediare” ad una “campagna, alimentata dall’odio e dall’invidia personale, che certamente non fa bene al paese”. Così oggi Berlusconi è tornato sulla vicenda presentando a Palazzo Chigi il logo Magic Italy. Per poi, commentando direttamente la notizia della querela, rilanciare: “Non tengono vergogna…”.
Il presidente del Consiglio poi ribadisce: “Non posso che ribadire quello che ho detto, e cioè che è masochista chi dà la pubblicità ai media che, a furia di parlare di crisi, diventano essi stessi fattori di crisi”.
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Silvio, giù la maschera! Per il Times Berlusconi è un clown
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Silvio, giù la maschera!
Per il Times Berlusconi è un clown
Dall’editoriale del Times, 1 giugno 2009: “La qualità del governo Berlusconi non è una questione privata”. E subito dopo il sottotitolo: “L’aspetto più sgradevole del comportamento di Silvio Berlusconi non è che è un pagliaccio sciovinista, né che corre dietro a donne di 50 anni più giovani di lui, abusando della sua posizione per offrire loro posti di lavoro come modelle, assistenti o perfino, assurdamente, come candidate al parlamento europeo. Ciò che è più scioccante è il completo disprezzo con cui egli tratta l’opinione pubblica italiana. Il senile dongiovanni può trovare divertente agire da playboy, vantarsi delle sue conquiste, umiliare la moglie e fare commenti che molte donne troverebbero grottescamente inappropriati. Ma quando vengono poste domande legittime su relazioni scandalose e i giornali lo sfidano a spiegare legami che come minimo suscitano dubbi, la maschera del clown cala. Egli minaccia quei giornali, invoca la legge per difendere la propria ‘privacy’, pronuncia dichiarazioni evasive e contraddittorie, e poi melodrammaticamente promette di dimettersi se si scoprisse che mente. [...] Molti potrebbero dire che l’Italia non è l’America, che l’etica puritana degli Stati Uniti non ha mai dominato la vita pubblica italiana, e che pochi italiani si scandalizzano davanti ai donnaioli. Ma questo è un ragionamento insensato e condiscendente. Gli italiani comprendono quanto gli americani cosa è accettabile e cosa non lo è.
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Se l’informazione disinforma
Pubblicato da Kristalia
Aggredito davanti alla porta di casa. A calci e pugni, fino al punto di ricorrere alle cure ospedaliere. Soltanto la resistenza del transessuale di 31 anni, che ha reagito alle botte, ha convinto l’ aggressore a desistere dal suo intento. Che probabilmente era quello di portare via i soldi dell’ incasso della serata e custoditi in casa. Una aggressione a scopo di rapina, stando a quanto avrebbero appurato i carabinieri che si occupano delle indagini. Anche se con le polemiche e il clima rovente che corrono in questi giorni sul Gay Pride, ci sono tutte le ipotesi per pensare che l’assalto violento possa essere determinato da una sorta di odio verso l’omosessualità. Tutte supposizioni, però. La cronaca, invece, racconta che alle due di notte dell’altro ieri il travestito avrebbe agganciato un cliente in via Fiodor, a Carignano. L’avventore è descritto come un tipo alto, probabilmente coetaneo, vestito con pantaloncini corti. I due concordano cifra e prestazioni, poi l’ omosessuale sale sull’auto del giovane, una Volkswagen di colore chiaro. La destinazione è un pied-à-terre di corso Italia, che il gay utilizza per prostituirsi. Davanti alla porta sopraggiunge l’aggressione. Improvvisa.
Stando a quanto avrebbe raccontato la vittima, calci e pugni senza alcuna ragione, ma gli indizi sembrano propendere per la rapina: mancata appunto per la reazione dell’omosessuale. Sul posto vengono richiamati i medici del “118″, ma anche i carabinieri del Radiomobile che successivamente passano le indagini ai colleghi del Nucleo Operativo. Le successive medicazioni al pronto soccorso del San Martino diagnosticano al ferito traumi alla testa, guaribili in 10 giorni.Fonte: La Repubblica
Superficialità, incompetenza e attaccamento ad un vagheggiato diritto di cronaca che corrisponde al suo diritto di consegnare al giornale un articolo raffazzonato.
Il giornalista è il collegamento fra la società e il fatto. Prima di informare dev’essere informato, pena la sua credibilità, la sua autorevolezza.
Anche l’impostazione di un servizio può contribuire ad alimentare la confusione, già notevole, nell’opinione pubblica.
Chi è il soggetto aggredito? Un gay, un travestito, una transessuale?
Non è chiaro. Quello che invece risulta evidente, è che l’informatore, non sa informare.
E non mi si dicesse che la questione è marginale rispetto al reato commesso. Non ne dubito, ma trovo umiliante per la vittima, vedersi negare la sua identità di genere.
È UNA transessuale, non uno. Una donna!
Non è gay, e se lo fosse, non sarebbe “trans”, e nemmeno “travestito”.
Questo, un giornalista lo deve sapere e non ha diritto di disinformare i lettori e di calpestare la dignità della transessuale.
Trattasi di un servizio vecchio, in cui mi sono imbattuta poco fa. Ma la data è irrilevante se pensiamo che ad oggi nulla è cambiato. Basta leggere gli articoli della settimana scorsa.
Uno su tutti: Corrierefiorentino.it
Tre volte inchiodata: dall’aggressore, da certi giornalisti, dalla società.
Il problema non è formale:
Uno Stato che non intende tutelarci. Tutti coloro pronti a ironizzare su di noi, omosessuali compresi, e che ci guardano come gli ultimi tra gli ultimi, quelli di un genere degenere. Siamo invisibili, finiti ai bordi delle strade perché nessuno si sognerebbe di darci lavoro. Meglio non dare denaro legale a un transessuale. Meglio pagarlo in cambio di una scopata. E’ così che avviene infatti. Noi ragazze con il pene tra le gambe siamo rimorchiate il più delle volte da padri di famiglia che hanno bisogno di placare le proprie inquietudini, le ansie di omosessualità latenti da spegnere con qualche banconota. Per poi tornare dall’amabile famigliola, ai figli, al letto con la moglie, per dimenticare l’essere strano, eccitante e perduto con cui si è stati fino a poco prima.
E allora dateci del «lei», per favore.
No, non sto parlando di una formalità che non ci appartiene, ma rivolgetevi a noi al femminile, perché non c’è offesa più grande del non riconoscere la nostra femminilità, quel poco o tanto che siamo riusciti a raggiungere con le unghie e con i denti, contro tutto e tutti. Dateci del «lei», ma solo perché rispettate il coraggio e siete in grado di andare oltre alla voce da ET che il più delle volte ci fa soffrire perché non corrisponde a come la vorremmo.
Noi ci vergogniamo non di quello che siamo, ma di ciò che ancora non siamo riuscite a raggiungere, di quei gradini della scala che ci separano dal nostro ideale femminile, forse utopistico. Indipendentemente dalla prostituzione cui spesso siamo condannate perché non c’è alternativa, dei favori sessuali da concedere, dei bisturi che conosciamo bene, di foto di politici che non hanno nulla di ricattabile ma vengono spacciate per tali, e di risolini che colpiscono sempre e comunque diritto al cuore.Noialtre, me compresa, restiamo sensibili nonostante tutto, e il silicone nelle tette non può cambiare la nostra anima. Ferita dai tanti che pretendono di mondarcela.
Lettera di una trans sex-worker
Transamerica, è un film valido anche perché la legislazione statunitense è simile a quella italiana, quindi è facile orientarsi e capire.
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Bruce Sterling e Jasmina Tesanovic: gli USA non riconoscono il loro matrimonio
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Bruce Sterling e Jasmina Tesanovic:
sposati, ma non per gli USA

Il servizio d’immigrazione americana è convinto che il matrimonio tra Bruce Sterling e Jasmina Tesanovic sia una sorta di finzione messa in atto in frode alla legge sull’immigrazione. La celebre, ma anche combattiva, coppia di artisti ha lanciato allora una campagna di sensibilizzazione nei riguardi della loro vicenda, che purtroppo non è un caso isolato.
È lo stesso Bruce Sterling a riassumere sul suo blog la storia, che sembra ideata da Kafka:
http://blog.wired.com/sterling/2009/04/bruce-sterling.html

Copiate e diffondente questa notizia sui vostri blog e/o siti.
Con riconoscenza, grazie a tutt* Voi.
Pino Maniaci eroe civile contro Cosa Nostra: diamogli il nostro sostegno morale
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Pino Maniaci eroe civile contro Cosa Nostra
Non circondiamolo con la nostra indifferenza
Porto alla vostra attenzione questo pezzo di Alessandro (Sole alto nel cielo) e vi invito a postarlo sui vs blog. Un atto di solidarietà morale nei confronti di Pino Maniaci, un comune cittadino, che forte di un grande coraggio, combatte da solo contro la mafia. Non lasciamolo da solo: ricordiamoci che chi è morto per combattere la mafia è morto ammazzato due volte, una dalla solitudine che gli è stata innalzata “contro” e “intorno”, e l’altra dal tritolo della mafia organizzata.

“A Pino Maniaci il pieno sostegno mio personale e del Partito democratico. Pino Maniaci è una risorsa, libera, documenta e coraggiosa di un’emittente televisiva antimafia che è oggi un esempio positivo per tutta la Sicilia e tutto il Paese”. Sono queste le giuste parole del senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione Antimafia. “Basta collegarsi con il suo sito per conoscere i nomi e i cognomi, i fatti e i misfatti, le collusioni e le protezioni che Cosa nostra vive realmente sul territorio. E’ un’antimafia di cui abbiamo tutti bisogno e a cui, semmai, va garantito il pieno esercizio democratico e giornalistico. Altro che processo e condanna per un aspetto che va sicuramente rivisto e calibrato bene. Assicuro a Pino Maniaci che ancora una volta sarò nella sua emittente a fare i nomi e cognomi contro tutti i boss mafiosi, anche i più potenti anche i più pericolosi”.
Da pochi giorni la tessera onoraria di Articolo 21 è stata consegnata a Pino Maniaci di Telejato. Dopo quella data nei giorni scorsi a Enzo Palmesano, il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti si è recato a Partinico, “sede della storica e coraggiosa emittente, punto di riferimento contro mafie e poteri criminali”. Giulietti, oltre che per conto dell’associazione Articolo21, ha espresso la sua solidarietà anche a nome del vicepresidente della Commissione Antimafia, Fabio Granata. Spiega Giulietti: “Recentemente Pino Maniaci è stato denunciato, probabilmente con una lettera anonima, per esercizio abusivo della professione. Dal punto di vista etico, a nostro avviso, l’esercizio abusivo lo compie chi nasconde la verità, chi censura e finge di non vedere”. Pino Maniaci ha ringraziato coloro che gli hanno manifestato solidarietà e affetto, da Articolo21 all’Fnsi, all’Ordine dei Giornalisti, quello nazionale e quello siciliano: “Noi rispetteremo la legalità. Non abbiamo intenzione alcuna di fare polemica con i giudici. Se sarà necessario prenderò anche il tesserino da pubblicista per sgombrare il terreno da ogni equivoco e per continuare la nostra battaglia quotidiana. Ma ribadisco che, per compiere una battaglia di legalità, non serve un tesserino, ma grande coraggio civile”.
Serve grande coraggio civile e Pino Maniaci questo coraggio ce l’ha senz’ombra di dubbio. Pino Maniaci è un eroe civile. E’ di persone come lui che l’Italia ha bisogno. Non lasciamolo dunque da solo. Il silenzio uccide più delle pallottole. L’indifferenza più del tritolo.
giuseppe iannozzi
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Daniela Martani improbabile giornalista alle costole di Emilio Fede
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Daniela Martani, ex hostess, ex tutto
all’improvviso diventa giornalista televisiva
per il Tg4 di Emilio Fede
di Iannozzi Giuseppe
Quando si dice la fortuna! Quando si dice la sfiga! Daniela Martani condurrà Sipario, il rotocalco del Tg4. Lo rivela Emilio Fede a Tv Sorrisi e Canzoni in edicola domani lunedì 30 marzo: “Ho voluto risarcire, e non è la prima volta che lo faccio, una persona che ha avuto un passato difficile, fatto di sconfitte pesanti come macigni. Ebbene sì: Daniela Martani sarà la nuova conduttrice di Sipario, il rotocalco del Tg4”.
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diari di montanelli: In quei salotti si brinda al mio attentato
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
diari di montanelli
In quei salotti si brinda al mio attentato
Esce mercoledì da Rizzoli «I conti con me stesso»: aneddoti, appunti, riflessioni private. I testi, inediti, sono stati trascritti da 12 quaderni conservati all’università di Pavia
di Indro Montanelli – Fonte: Corriere.it
I conti con me stesso (raccolti per la prima volta in un volume in uscita mercoledì da Rizzoli) sono un’occasione unica, nel centenario della nascita, di ritrovare il Montanelli privato. I brani provengono da dodici quaderni custoditi presso il Fondo manoscritti dell’Università di Pavia e sono appunti, riflessioni personali e aneddoti che coprono vent’anni della storia d’Italia da «furori nazionalisti» di Saragat al delitto Moro, passando attraverso l’attentato del ‘77 di cui fu vittima. «La notizia che in fondo mi fa più piacere — scrive in una pagina del 4 giugno 1977 — è che in due salotti milanesi, quello di Inge Feltrinelli e quello di Gae Aulenti— si è brindato all’attentato contro di me e deplorato solo il fatto che me la sia cavata». Non mancano giudizi sferzanti su Moravia, Bocca e altri intellettuali.
Gennaio 1958.
Bacchelli lavora infaticabilmente, da sessant’anni, alla costruzione di un piedestallo su cui, alla sua morte, non sapremo cosa posare. Roma, 26 settembre 1966. Castiello mi dice che Saragat è in preda a una crisi di furore nazionalista contro i terroristi dell’Alto Adige. Voleva chiamare il capo della polizia, Vicari, per ordinargli di spedire a Innsbruck dei sicari per uccidere i mandanti. «Una democrazia che si rispetti» ha urlato, «è tenuta ad astenersi dal delitto, ma solo dentro le proprie frontiere. Al di là di esse…».
Roma, 1˚ ottobre 1966.
Alla sera, mi fanno assistere a una proiezione privata de La battaglia di Algeri di Pontecorvo. A Venezia lo hanno definito, all’unanimità, un grande film e gli hanno dato il Leon d’oro. È invece solo un grande documentario e non meritava nulla. Siamo stufi di questa roba. Non —– come dice qualcuno — perché questi lavori c’impongono «una scelta morale» o ci ricordano corresponsabilità che vorremmo dimenticare. E nemmeno perché siamo nauseati dalle scene di violenza e di sangue. Quello di cui siamo stufi è, molto più semplicemente, il ricatto a cui ci sottopongono. Bella forza fare un film sui campi di concentramento nazisti e sulla rivolta di Algeria. Chi oserà dar torto a un regista che parteggia per i perseguitati?
5 ottobre 1966.
In tv, per un dibattito sulla Battaglia di Algeri, con l’autore Pontecorvo e il critico Liverani. «È un bellissimo film» dichiaro, «che merita pienamente il Leon d’Oro per il suo impegno, il suo rigore eccetera». Anch’io riservo il mio coraggio a questo Diario.
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Alessio Vinci è il nuovo volto di Matrix
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Alessio Vinci è il nuovo volto di Matrix
a cura di Iannozzi Giuseppe
Alessio Vinci, 40 anni, capo dell’ufficio romano della Cnn e corrispondente della rete all-news per l’Italia il nuovo conduttore di Matrix. Il programma di nuovo in onda su Canale 5 da martedì 24 febbraio. Lo annuncia Mediaset in una nota, sottolineando che è confermata la cadenza di tre seconde serata a settimana. Nei giorni scorsi l’azienda ha accettato le dimissioni da direttore editoriale di Mentana, che aveva criticato la gestione della vicenda di Eluana Englaro. A fianco di Vinci, nel coordinamento della redazione, sarà Alessandro Banfi, vicedirettore di Videonews, tra i primi curatori del programma con Enrico Mentana e già vicedirettore del Tg5.
La notizia del passaggio di Vinci a Matrix è stata confermata dalla Cnn, spiegando che la proposta di Mediaset «è un’ulteriore conferma della grande considerazione che Vinci e Cnn godono in Italia”. Per questo Cnn International offre al giornalista la possibilità di assentarsi dai suoi impegni fino alla fine di giugno.»
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Erin Andrews è la più figa del pianeta giornalismo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Erin Andrews è la più figa del pianeta giornalismo
a cura di Iannozzi Giuseppe
Erin Andrews lavora per conto della ESPN/ABC. Per la redazione di Playboy non c’è alcun dubbio, è lei la più avvenente del mondo dell’informazione. Hugh Hefner farebbe follie pur di poterla avere nuda in copertina; ma la Andrews, 31 anni, ha ringraziato per le attenzioni rifiutando la proposta. Si consola, per ora, con il grande successo su internet. Il suo sito non è “al momento non consultabile”.
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Mentana non farà più Matrix ma continua il diverbio con Mediaset
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Enrico Mentana fuori da Mediaset
Ma Matrix andrà avanti lo stesso
Che cosa pretende veramente Chicco?
di Iannozzi Giuseppe
Enrico Mentana si sfoga in una lettera inviata al direttore di Libero Vittorio Feltri, uno dei più accesi sostenitori del giornalista ex conduttore di Matrix: “Se Mediaset vuol cacciarmi comunque, che lo faccia: basta che non si nasconda dietro i cavilli”. Lo sfogo di Mentana farebbe dunque una dietrologia obbligata su il “come sono andate davvero le cose” e su il come le ha vissute lui “in prima persona”. Nella lettera, Chicco spiega che la sera della morte di Eluana non chiese lo spostamento in prime time di Matrix al posto del Grande Fratello ma che fece tre proposte: “Aprire nel programma (il Grande Fratello, ndr) una o due finestre del Tg5; oppure inserire attorno alle 22 dieci minuti di Matrix; o infine chiudere il Grande Fratello non alle 24, com’era previsto, ma un’ora prima, così da trasmettere una puntata di Matrix in grado di essere seguita da un pubblico meno sparuto”. Tutt’e tre le proposte furono bocciate, da qui le dimissioni.
Mentre Mentana litigava con Mediaset, su Rete4 Emilio Fede conduceva una fin troppo larga finestra sulla dipartita di Eluana. Un non-stop morboso intorno alla sofferenza, alle recriminazioni politiche e sociali, che ha tradito il silenzio invocato dalla famiglia Englaro. Emilio Fede, al pari di altri suoi colleghi statalizzati e non, ha portato in prima serata la morte spettacolarizzata e sottomessa alle logiche dei palinsesti televisivi nelle case degli italiani, trasformando Eluana in una sorta di vittima, uccisa dall’ottusità della legge italiana.
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E’ morto Antonio Spinosa, giornalista e narratore di storia
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
E’ morto Antonio Spinosa, giornalista
e narratore di storia
Fonte: Il messaggero.it
ROMA (1 febbraio) – E’ morto a Roma, dopo una lunga malattia, Antonio Spinosa, giornalista e scrittore era nato a Ceprano (Frosinone) il 18 giugno 1923. I funerali si svolgeranno domani alle ore 11 a Roma, nella chiesa dei Santi Marcellino e Pietro, in via Merulana.
I grandi della storia da Augusto, Cesare, Cleopatra, D’Annunzio, i Borgia, Edda Ciano, a Napoleone, Paolina Bonaparte, Mussolini avevano sempre ispirato i suoi libri. Dopo gli studi classici e la laurea era sbocciata la passione per il giornalismo, dove iniziò una brillante carriera che lo portò ad essere direttore del nuovo Roma, dell’agenzia Italia, della Gazzetta del Mezzogiorno, e di Videosapere-Rai. Una carriera che gli ha dato la possibilità di incontrare anche in prima persona alcuni tra i grandi del Novecento, tra cui Sandro Pertini, Giovanni Paolo II, Maria Josè di Savoia.
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Santoro: «Siamo scomodi per il sistema politico»
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Santoro: «Non tollererò più insulti»
Il Cda: «Annozero fazioso e intollerante»
il consiglio di amministrazione: «rispettare anche il punto di vista degli altri»
Fonte: Corriere.it
ROMA – Ha scritto una lettera al cda della Rai per rispondere alle accuse, ma ha ricevuto una bacchettata dallo stesso Consiglio di amministrazione. Michele Santoro ancora al centro delle polemiche dopo la puntata di “Annozero” di giovedì scorso (durante la trasmissione, dedicata al conflitto su Gaza, Lucia Annunziata aveva abbandonato lo studio in diretta, dopo uno scontro con il conduttore)
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Obama uomo dell’anno per il Time
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
E’ Obama l’uomo dell’anno
Un presidente eletto che si prepara «con una calma alla Obi-Wan Kenobi» (il Maestro Jedi di Guerre Stellari) ad affrontare una terrificante lista di problemi planetari. Così «Time» ritrae Barack Obama raccontando la «Persona dell’anno 2008». Poche volte dal 1927, quando è cominciata la tradizione, la redazione di «Time» si è trovata di fronte a un candidato al titolo di personaggio dell’anno più «inevitabile» di Obama, che ha largamente staccato il ministro del Tesoro Henry Paulson, alle prese con la peggior crisi economica dall’epoca della grande depressione; il presidente francese Nicolas Sarkozy, «che ha rimesso la Francia sulle mappe»; la governatrice dell’Alaska Sarah Palin, che ha conteso i riflettori della campagna elettorale a Obama nei due mesi prima del voto.
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Aggredita troupe del Tg1 a Roma, zona Trullo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Aggredita troupe del Tg1 a Roma, zona Trullo
a cura di G. Iannozzi
Una troupe del Tg1 è stata aggredita a Roma, nella zona periferica del Trullo, mentre era lì nel tentativo di girare un’inchiesta, alla luce degli arresti avvenuti nella giornata di sabato, sull’aggressione razzista da parte di giovani italiani ai danni di alcuni extracomunitari. Da quanto si è appreso un ragazzo incappucciato ha spintonato la giornalista, l’operatore e il tecnico, mentre una donna ha insultato e minacciato più volte di morte i membri della troupe, in particolare la giornalista. La troupe per poter uscire dalla zona Trullo ha avuto bisogno della scorta dei carabinieri.
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Pentiti di niente. Antonella Beccaria. Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri
Pubblicato da Luigi Milani
Pentiti di niente
Antonella Beccaria
È appena uscito un libro importante, firmato da Antonella Beccaria, una delle nostre giornaliste più attente e preparate sui temi, mai del tutto chiariti, del terrorismo e dei tanti misteri del Bel Paese:
Pentiti di niente
Il sequestro Saronio, la banda Fioroni e le menzogne di un presunto
collaboratore di giustizia
Prefazione di Valerio Evangelisti
216 pagine – ISBN 978-88-6222-049-1
Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri – Collana Eretica
Libro rilasciato con licenza Attribuzione – Non commerciale – Non opere
derivate 2.5
Un rapimento che deve finanziare la lotta armata e che finisce con la
morte dell’ostaggio, Carlo Saronio. Un manipolo di sedicenti
rivoluzionari che, una volta ottenuti i soldi del riscatto e scesi a
compromessi a destra e a sinistra, gioca come se fosse una qualunque
banda di malavitosi e non persone con una forte impronta politica come
coloro che provenivano dal gruppo d’azione di Potere Operaio e dai Gap
di Giangiacomo Feltrinelli. Un improbabile pentito del terrorismo,
Carlo Fioroni, che afferma di voler collaborare con la giustizia e
invece inventa un castello di accuse contro gli ex compagni, primo tra
tutti Toni Negri, e li manda sotto processo. Sono questi gli elementi
di una storia che attraversa gli Anni Settanta e che si svolge tra la
Lombardia, la Svizzera e l’Emilia Romagna. Una storia di ideali
traditi, amici doppiogiochisti e delitti che si concluderà con la
concessione ad assassini e sequestratori dei benefici previsti dalle
leggi sulla dissociazione dalla lotta armata: pochi anni di carcere e
poi di nuovo la libertà per eclissarsi lontano, all’estero.
- Scheda del libro:
http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-049-1/antonella-beccaria/pentiti-di-niente.html
- Licenza di rilascio:
http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/legalcode
- Download dell’interno:
http://antonella.beccaria.org/libri/pentiti_di_niente.pdf
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