Gordon Houghton è l’Apprendista dalla parte dei morti resuscitati
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Gordon Houghton è l’Apprendista
dalla parte dei morti resuscitati
di Iannozzi Giuseppe
Provate a morire. Una volta, una sola non potrà farvi poi troppo male!
Sul letto di morte quale sarà il vostro ultimo pensiero? E: avrete tempo di formularlo un pensiero, o piuttosto tirerete le cuoia punto e basta?
I più non se ne accorgono proprio che la loro vita è bell’e finita: un momento prima tenevano in mano l’ennesimo drink, quello dopo non sono più. Un proiettile vagante e quella strana cosa che è la vita gli scivola via fra le dita. Non sono poi pochi quelli che passano le loro giornate in attesa della Grande Falciatrice, peritosi, incapaci persino di respirate tanta è la paura di buscarsi un raffreddore. E c’è però anche chi la morte la insegue quasi la ritenesse l’unica degna amante da allattare al seno, dalla culla alla tomba: Janis Joplin, Jim Morrison, Jimi Hendrix, per tutta la loro breve esistenza non hanno fatto altro che sedurre la Morte provocandola stuzzicandola interpretandola con voce chitarra e scimmie sulla schiena.
Gordon Houghton immagina una storia, quella di uno zombie, o meglio di un tizio che è andato incontro alla morte in giovane età per un incidente capitatogli fra capo e collo proprio mentre stava svolgendo il suo lavoro di investigatore privato se non proprio alle prime armi quasi.
Ade è stato assassinato, non si sa da chi, fatto sta che i quattro cavalieri dell’Apocalisse, Morte, Guerra, Carestia e Pestilenza hanno bisogno di rimpiazzarlo. Scegliere il successore di Ade è meno semplice di quanto si possa immaginare, ecco dunque l’ennesima estrazione, o meglio riesumazione: Morte tira fuori dalla tomba il fortunato cadavere che suo malgrado diventerà l’Apprendista, per una settimana, al termine della quale i quattro Cavalieri dell’Apocalisse daranno il loro responso se è adatto o no a ricoprire il ruolo che fu di Ade. Il giovane zombie non sa che pesci prendere e quando un barlume d’intelligenza comincia a risvegliarsi nel suo cervello zombizzato è troppo tardi: oramai ha firmato il contratto, per sette giorni si darà da fare per prendere il posto di Ade, dovrà accompagnare Morte e imparare da lui; e se alla fine della settimana concessagli sarà giudicato non buono, potrà tornarsene nella tomba.
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Paolo Cherubini per un amore oltre il tempo e lo spazio Historie d’amour
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Paolo Cherubini per un amore
oltre il tempo e lo spazio
Historie d’amour
di Iannozzi Giuseppe
Per parlare di Historie d’amour di Paolo Cherubini è doveroso far riferimento a due autori francesi contemporanei: Marc Levy e Guillaume Musso, che nei loro romanzi inseriscono parecchi eventi più o meno sovrannaturali, appartenenti al mondo onirico e ad una linea spazio-temporale parallela. Per Paolo Cherubini questa volta c’è un romanzo che è una storia d’amore tout court, come preannuncia il titolo – non c’è via di fuga, l’amore è la prima e l’ultima necessità dell’uomo e chi non l’ha conosciuto, per codardia o paura, muore da solo e insoddisfatto.
Checché se ne dica, l’uomo ha da sempre cercato di allontanare da sé la nera falce della Morte per avvicinarsi agli Dèi da esso immaginati in gran pletora e con sembianze sempre diverse, a seconda dell’èra che l’ha visto protagonista. L’immortalità è il sogno dell’uomo ancor oggi e c’è ragione di credere che lo sarà sino all’estinzione dell’umanità tutta: la scienza riuscirà ad allungare la vita dell’individuo ma mai a fermare il processo d’invecchiamento delle cellule, che sono programmate per morire e che sono quindi deperibili, come qualsiasi cosa organica presente in natura. Solo se l’uomo riuscisse a dimostrare l’esistenza di Dio e a carpirgli il segreto del suo inalterabile DNA, potrebbe rendersi simile a lui e sfidarlo anche. Oggi, tuttalpiù può illudersi che le religioni dicano il vero e che la reincarnazione sia una possibilità di tornare in vita su questa terra, seppur in un corpo diverso e con pochi frammentati ricordi forse, più simili a déjà vu che a dei veri e propri brandelli di passato.
Paolo Cherubini ci racconta una favola d’un amore impossibile, che solo una reincarnazione degli amanti, in un altro tempo ed epoca, potrebbe salvare, consolidare e consumare. La storia ha inizio sul finire dell’Ottocento: l’ottuagenario Cornelio Rufo, di professione esploratore, s’innamora d’una donna più giovane di lui e che per altro è già sposata. Cornelio è un galantuomo e non ci pensa assolutamente a strappare la donna a un altro. E’ una persona di sani principi; non può però negare che il suo cuore batte per lei, pur ammettendo che lui Cornelio è un vecchio, di carni fruste e di rughe che non si contano per quante sono. Per Cornelio e Grimilde l’unica possibilità è quella di reincarnarsi, giovani e liberi entrambi, in un altro punto della linea spazio-temporale. Perché anche Grimilde ama Cornelio, ella accetta di condividere con il vecchio esploratore la promessa – e la scommessa – di incontrarsi e di amarsi se gliene verrà data la possibilità. Cornelio è un sognatore, ma è anche un uomo pragmatico: si mette in contatto con una strana setta, quella del Grifo, nella speranza che un giorno, lontano non si sa quanto, possa riportare in vita lui Cornelio e la sua Grimilde. Cornelio e la setta del Grifo già sul finire dell’Ottocento hanno in mente qualcosa di molto simile a quella che oggi la scienza indica col nome di clonazione. Già nell’Ottocento si parlava di biotecnologie, seppur il DNA non fosse stato scoperto e poco o nulla si sapesse di come avviene la riproduzione umana. Ovvio che c’è molta molta immaginazione, come in ogni romanzo d’avventura e d’amore, e di fantascienza. Tuttavia in Historie d’amour di Paolo Cherubini la fantascienza soggiace a un romanticismo spietato… spietato perché nei decenni a venire, per far sì che Cornelio e Grimilde tornino in vita, non poche vite saranno sacrificate sull’altare della scienza, anche di quella nazista.
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Utsukushii Hoshi o la stella meravigliosa di Yukio Mishima – Guanda
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Utsukushii Hoshi
o la stella meravigliosa
di Yukio Mishima
di Iannozzi Giuseppe
Yukio Mishima è nato nel 1925 e, purtroppo, è morto suicida nel 1970: nel panorama della letteratura giapponese, Mishima è l’autore che più drammaticamente ha incarnato nella vita e nell’opera le contraddizioni del Giappone. Tra i suoi romanzi più importanti meritano di essere ricordati almeno, Sole e acciaio, Morte di mezza estate, Cinque nō moderni, Madame de Sade e Sete d’amore.
“All’improvviso vi fu silenzio. L’uomo sollevò lo sguardo al cielo. Un disco volante era sospeso obliquamente sui tetti delle basse case. Pareva un ovale dal bordo sottile, stava perfettamente immobile. Poi cominciò a colorarsi d’arancione in quattro o cinque secondi. All’improvviso il disco volante vibrò, divenne totalmente arancione e volò inclinato di circa 45° verso il cielo a sud-est, con un’incredibile ed estrema velocità, in linea retta. In principio era parso grande come una luna piena, quindi era rimpicciolito come un chicco di riso, e alla fine non si distingueva più dal colore del cielo.”
Utsukushii Hoshi (Stella meravigliosa) è un romanzo della maturità di Yukio Mishima pubblicato per la prima volta a puntate nel 1962 su Shinco, rivista letteraria dell’omonima casa editrice giapponese. Stella meravigliosa è un romanzo lieve, un sogno ad occhi aperti, una metafora della società giapponese che Mishima descrive con poesia pessimistica quanto veristica.
Il romanzo ruota intorno alla famiglia Osugi che scopre, d’un tratto, di appartenere al mondo delle stelle. Ma Mishima descrive la possessione aliena con la delicatezza di un sogno: gli alieni di Mishima sono uomini mortali, soltanto più poetici nell’animo e maggiormente disposti ad interrogarsi circa l’assurdità dell’esistenza umana. Non è il romanzo migliore di Yukio Mishima, ma non è neanche quello più brutto. Si può dire che l’autore si è provato con un filone letterario a lui poco congeniale, riuscendo comunque a creare un lavoro compiuto e sapiente, dove gli alieni rappresentano la solitudine umana, il bisogno di investigare oltre il “conosciuto”. Quindi niente ridicoli omini verdi, solo uomini profondamente soli, che si sforzano di mantenere la pace sulla Terra scrivendo lettere ai potenti della Terra, organizzando riunioni autofinanziate che richiamino l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema di come mantenere la pace ed evitare future possibili guerre. La famiglia Osugi, profondendo la maggior parte delle sue proprie energie in questo progetto salvifico di stampo laico, purtroppo incontra una imbarazzante verità: l’armonia della famiglia si disgrega lentamente ed inesorabilmente, mentre tenta di ricucire quella che il mondo orientale e occidentale hanno perso ormai da tempo.
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Giuseppe Genna e il non-futuro della narrativa italiana
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Genna il creatore di banalità
Appunti critici su uno scrittore senza talento
di Iannozzi Giuseppe
Posso dire che Giuseppe Genna non ha una sola briciola della genialità visionaria di David Lynch. Mi sembra superfluo il dover sottolineare che non c’e niente di Michel Houellebecq né di Umberto Eco nella scrittura “popolare” di Genna, che è tutt’al più molto alla Emilio Salgari. Suvvia, siamo onesti: la scrittura di Genna è limitata a una pochezza di stereotipi bassamente popolari.
Houellebecq è un anarcoide per metà fascista à la Céline e per l’altra metà un demolitore di idoli. Non c’è niente di più lontano come la scrittura devastante e perfetta di Houellebecq dalla lingua popolare di Genna, il quale si rifà a dei cliché narrativi vecchi e comprovati, quali appunto quelli di Salgari e per la narrativa più “di fantasia” a quelli di Jules Verne. Non che ci sia niente di male, però non siamo di fronte a della letteratura, né con la minuscola né con la L maiuscola. Di tanto in tanto nei suoi lavori più mainstream – che sono a mio avviso anche i peggio riusciti – tenta indarno di ascendere a una scrittura nera à la William S. Burroughs, ma con risultati che sono solo imitativi, opachi, e che della potenza lisergica di Burroughs non hanno altro che lo spettro della ridicolaggine. Genna non inventa, Genna si butta a corpo morto in un mare di stereotipi, li pesca – spesse volte più a caso che non per un atto di volontà – e li riadatta malamente alla sua scrittura. Come detto in altre occasioni, Genna il meglio l’ha dato con la narrativa di genere, proprio perché supportata da quei cliché, vecchi e risaputi, che sono in Salgari e Verne. Ma quando tenta come nell’“Anno Luce” o in “De Profundis” di arrivare all’oggettivizzazione letteraria (*), i cliché di cui è imbevuta la sua vena scrittoria lo sottomettono.
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Valerio Evangelisti raschia il fondo del barile
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Valerio Evangelisti raschia il fondo del barile
grazie alla nuova collana mondadoriana Epix
di Iannozzi Giuseppe
Acque oscure esce in edizione Mondadori, nella nuova collana Epix. Trattasi di una antologia che raccoglie vecchi e vecchissimi racconti di Valerio Evangelisti, apparsi già altrove, in molti casi editi più e più volte.
Il prezzo di copertina di Acque oscure di Valerio Evangelisti è di € 4,90.
Ma conviene davvero buttare via dei soldi per una antologia i cui racconti sono quasi tutti reperibili in rete e che ad onor del vero sono tutt’al più dei raccontini scritti tanto per?
Per chi pensa che valga comunque la pena di leggere ogni riga di Evangelisti, ecco i links dove reperire in rete la maggior parte dei racconti (leggeteveli, stampateli, salvate le pagine web, prima che i racconti vengano rimossi dalla rete… questo il mio spassionato consiglio):
O’ Gorica tu sei maledetta - pubblicato in prima battuta per la rivista online Delos a cura di Silvio Sosio (http://www.geocities.com/Athens/Aegean/1214/gorica.htm);
Il grande fratello
Eymerich contro Dan Brown – pubblicato su Musica / Repubblica del 25 novembre 2004; ripubblicato su Carmillaonline il 29 novembre 2004 (http://www.carmillaonline.com/archives/2004/11/001106.html);
Fluidità corporea – pubblicato su Carmillaonline il 19 giugno 2003 (http://www.carmillaonline.com/archives/2003/06/000310print.html);
Cicci di Scandicci – pubblicato su Carmillaonline il 10 febbraio 2003 (http://www.carmillaonline.com/archives/000034.html);
La sala dei giganti – pubblicato in uno speciale Oscar Mondadori di 76 pagine, tiratura 270.000 copie;
Eymerich contro Palahniuk - pubblicato su Carmillaonline il 13 gennaio 2004 (http://www.carmillaonline.com/archives/2004/01/000558.html); pubblicato in prima battuta su Tutto Musica;
Marte distruggerà la Terra - pubblicato su Carmillaonline il 17 agosto 2003 (http://www.carmillaonline.com/archives/2003/08/000386.html); pubblicato su Il manifesto del 17 agosto 2003 con il titolo Guerre stellari preventive;
Gocce nere – pubblicato in 24 puntate da Liberazione, agosto 2001; da evidenziare che Gocce nere contiene i racconti Il nodo Kappa e Sepultura, quest’ultimo compreso in Metallo urlante più e più volte edito e riedito in diverse edizioni.
Giudizio definitivo: Un ben triste raschiare il fondo del barile questa operazione spudoratamente commerciale, del tutto inutile. Una operazione che non aiuta affatto l’editoria, in nessun senso: racconti già pubblicati, più volte e che tutti conoscono come il fondo delle proprie tasche.
Da evidenziare inoltre che nessuno dei racconti in antologia riporta le necessarie indicazioni, ovvero data prima stesura, prima pubblicazione su rivista o quotidiano o in volume, né è indicato se trattasi di versioni nuove o riviste e corrette; una pecca questa non da poco che invalida in maniera assai pesante quella che pretenderebbe d’essere una antologia.
Di Epix, o meglio ancora di “epico” Acque oscure di Valerio Evangelisti ha il grande demerito di togliere spazio a una più sana giovane e vitale editoria.
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La palude degli eroi di Marco Salvador – edizioni Piemme
Pubblicato da Renzo Montagnoli
La palude degli eroi
di Marco Salvador
Edizioni Piemme
Narrativa romanzo
Pagg. 501
ISBN: 9788856601497
Prezzo: € 20,00
Avete presente quegli affreschi che nelle chiese si trovano nell’abside, che partono a sinistra dell’altare e in una serie di quadri successivi gli girano dietro per concludersi alla sua destra? Ecco, La palude degli eroi è strutturato così, come se Salvador fosse il pittore chiamato a celebrare la vita di un santo. E’ quindi tutta una serie di quadri, legati l’uno all’altro e che danno vita a un affresco di grande bellezza.
Se gli inglesi hanno avuto in Walter Scott con il suo Ivanohe il cantore del loro medioevo, mi sento tranquillamente di indicare l’autore pordenonese come il suo equivalente nel nostro paese.
In questo romanzo ci parla dei da Romano, quella famiglia che raggiunse l’apice della sua fama e fortuna con il condottiero Ezzelino, validamente coadiuvato dal fratello Alberico, ma la figura di questo personaggio, conosciuto, a torto o a ragione, come un sanguinario scompare quasi subito nella narrazione, poiché muore dopo la sconfitta subita a Cassano d’Adda per le gravi ferite riportate. Il fulcro invece di tutta la narrazione è costituito da uno straordinario personaggio, Guido da Romano, figlio adottivo di Alberico e figlio naturale di Ezzelino.
Non intendo raccontare la trama, che presenta in 501 pagine tanti fatti e accadimenti, una vera “summa” di questo protagonista, ultimo rimasto dei da Romano dopo la crudele esecuzione da parte dei papisti di Alberico e dell’intera sua famiglia. Non ci sarebbe infatti abbastanza spazio per una sintesi logica, né è mia intenzione privare il lettore di scoprire pagina dopo pagina il succedersi degli eventi.
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Gordiano Lupi intervistato presenta le sue cattive storie di provincia
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Intervista a
Gordiano Lupi
Cattive storie di provincia
a cura di Iannozzi Giuseppe
1. Cattive storie di provincia è una raccolta di racconti mai a lieto fine: si spazia dall’horror puro al thriller, dall’erotico sanguinario al dark più classico, per sfociare infine anche in una verve splatterosa, come in Oltre ogni limite. C’è un fil rouge che lega i racconti, e se sì quale?
Il filo conduttore è il lato oscuro della provincia, che non può essere più considerata un’isola felice. Al giorno d’oggi sono frequenti i delitti in famiglia, le esplosioni di violenza, i fatti di sangue, prima riservati a realtà metropolitane. I racconti sono horror, fantastici, noir… ma il legame è la provincia italiana. Oltre ogni limite – strano a dirsi – è un fatto vero leggermente romanzato…
2. I racconti prendono spunto da fatti realmente accaduti, almeno in un caso. Gli altri sono frutto della fantasia; tuttavia ognuno di essi, con un approccio diverso di volta in volta, mette il dito nella piaga di quei problemi sociali che infestano la società odierna. Oltre ad essere delle storie per divertire e spaventare il pubblico, sono anche qualche cosa di più, forse una denuncia…?
Un ragazzo di nome Simone e Oltre ogni limite sono due fatti veri romanzati. Gli altri no, raccontano storie che potrebbero accadere, ma sono frutto della mia fantasia. Non scrivo per fare denunce, ma seguo un’esigenza interiore. Forse nel periodo in cui ho scritto questi racconti (2000 – 2008) mi sono occupato molto di cronaca nera e questa cosa mi ha condizionato a livello inconscio.
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Marco Mazzanti – L’uomo che dipingeva con i coltelli
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
L’uomo che dipingeva con i coltelli
A cura di Katia Ciarrocchi
Titolo: L’ uomo che dipingeva con i coltelli
Autore: Mazzanti Marco
Editore: Deinotera
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Eclissi d’inverno
Prezzo: € 11.00
ISBN: 8889951176
ISBN-13: 9788889951170
Pagine: 136
“[...] Era incapace di godere delle cose e di amarle, non appena le aveva. Diceva di conoscere ormai la sua arte così a fondo, che essa non gli offriva più nessun segreto: e non offrendogli più segreti, non lo interessava più. [...] Gli restava, dunque, da conquistare, la realtà quotidiana; ma questa era proibita e imprendibile per lui che ne aveva, insieme, sete e ribrezzo; e così non poteva che guardarla come da sconfinate lontananze. [...]” (Ritratto di un amico – Natalia Ginzburg).
Uso una citazione per descrivere l’ultimo lavoro di Marco Mazzanti, “L’uomo che dipingeva con i coltelli”, perché la trovo perfetta nel riassumere la trama.
Dmtrj, nasce albino e cieco, vive sviluppando tatto, olfatto, gusto e udito per cogliere ogni sfumatura di un mondo buio e vuoto.
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L’incrinarsi di una persistenza, di Maurizio Cometto
Pubblicato da Renzo Montagnoli

L’incrinarsi di una persistenza
e altri racconti fantastici
di Maurizio Cometto
Prefazione di Valerio Evangelisti
Introduzione di Vincenzo Spasaro
Nota dell’autore alla seconda edizione
Elaborazione grafica di copertina
di Sacha Naspini
Edizioni Il Foglio Letterario
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Narrativa raccolta di racconti
Collana Fantastico e altri orrori
Pagg. 223
ISBN: 9788888515885
Prezzo: € 15,00
Valerio Evangelisti scrive nella prefazione “Se mi chiedessero, a bruciapelo, qual è l’autore italiano di narrativa fantastica che preferisco, risponderei: Maurizio Cometto”.
Ora, io non sono Valerio Evangelisti e nemmeno sono un appassionato del fantastico, anzi ne leggo raramente, però mi sento di affermare che questa seconda edizione, riveduta e ampliata, de L’incrinarsi di una persistenza è un libro di notevole valore, che va oltre la tipicità del genere.
Già mi aveva interessato Il costruttore di biciclette, ma questa volta sono stato letteralmente avvinto dai racconti piemontesi di Cometto.
Ho riscontrato infatti una straordinaria abilità nel rendere verosimili fatti che non hanno nulla di reale, nel proporre al lettore vicende e situazioni dotati di un’originalità più unica che rara, il tutto accompagnato da una sottile vena ironica che sdrammatizza le situazioni senza nulla togliere al pathos delle stesse.
Sono tredici racconti che, se si ha il tempo, si leggono d’un fiato, scritti in modo impeccabile e che confermano quindi il giudizio di Evangelisti.
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Cicciolina rimprovera Sky su Italia 1 a Chiambretti night
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Cicciolina rimprovera Sky su Italia 1
a Chiambretti night
di Iannozzi Giuseppe
“Sky non mi ha interpellato. Io non sono morta e avrebbero almeno dovuto chiedermi di poter usare il mio nome. L’unica cosa che spero è che Sky diventi un po’ più matura, nel senso che capisca che dovrebbe trattare. A me la notizia del film è arrivata da Google e questo mi dispiace”. Cicciolina Ilona Staller, a Chiambretti Night, in onda su Italia 1, si è sfogata: nella miniserie dedicata a Moana, il personaggio Cicciolina sarà interpretato da Giorgia Wurth. Cicciolina nel suo piccolo di ex pornostar ha tirato fuori un po’ di veleno: perché? Per gli ascolti: la sfuriata di Ilona Staller ha fatto registrare un boom di ascolti, con il 15,71% di share e una media di 892 mila spettatori e un picco di un milione e 299 mila. La Staller da Chiambretti ha ricordato l’ultima volta che vide la pornodiva Moana Pozzi e ha anche detto la sua sul presunto mistero della morte della donna – che in molti vogliono credere viva chissà dove: “Avevamo una conoscente in comune che venne da me e mi disse che Moana era tornata dall’America. Sono uscita sul terrazzo e ho visto Moana malconcia, con braccia e cosce molto magre. Poi è partita per Lione dove è morta”.
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Le vere fiabe dei fratelli Grimm di Amadei Dario
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Le vere fiabe dei fratelli Grimm
a cura di Katia Ciarrocchi
Titolo: Le vere fiabe dei fratelli Grimm
Autore: Amadei Dario
Illustratore: Morucci R.
Editore: Il Caso e il Vento
Prezzo: € 14.00
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: I colori delle nuvole
ISBN: 8890305398
ISBN-13: 9788890305399
Pagine: 112
Reparto: Libri per ragazzi
Le fiabe, al di là del suo valore psicopedagogico, ci accompagna sin dalla nascita. Erroneamente noi crediamo che siano per bambini, ma la storia ci insegna che le fiabe sono state scritte da un adulto per un altro adulto, che, attraverso la lettura e l’ascolto potesse riflettere su se stesso. Interessante in tal senso un trattato del Dottor Antonio Vita, psicologo, psicoterapeuta che ci parla degli aspetti psicologici nelle fiabe: “Ma la storia raccontata in una fiaba è ancora qualcosa di più importante: è la storia della psiche che , attraverso una serie di eventi, a volti pieni di rischi e pericoli, raggiunge una meta, un traguardo, un obiettivo. La fiaba diventa la metafora della storia della vita della psiche: narra le vicende, le peripezie, i tormenti, i dolori attraverso i quali la psiche giunge infine alla sua piena maturazione, liberandosi dai complessi che l’avvolgono e la mettono a dura prova, e nutrendosi della forza degli archetipi che, invece di distruggerla, finiscono con il fortificarla, riportandola a vita autentica”.
Un introduzione dovuta per presentare il libro di Dario Amadei che ho trovato stupefacente nel vero senso della parola.
Amadei nella sua ultima pubblicazione “Le vere fiabe dei fratelli Grimm” ci regala momenti di vera e propria riflessione, perché riscrivendo le fiabe dei fratelli Grimm ci catapulta nel nostro quotidiano vivere.
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Vito Benicio Zingales: il Capolavoro noir è “Il truccatore dei morti”
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Vito Benicio Zingales
In viaggio nella follia dell’uomo-diavolo
di Iannozzi Giuseppe
E’ questo un romanzo che è un Capolavoro. Non temo smentita alcuna. Non un semplice noir, né un dozzinale giallo o thriller. Siamo di fronte a una elaborazione scrittoria che merita d’essere iscritta in una nobile categoria, quella letteraria. La scrittura di Vito Benicio Zingales è per molti versi rimbaudiana, profondamente lirica, distaccata dagli stereotipi della narrativa di genere. La prosa di Zingales, sempre aggiustata su pericolose e invidiabili peripezie linguistiche, è di poetica fattura: l’autore ha il dono di riuscire a trasporre immagini e situazioni in una prosa poetica di rara raffinatezza, che è in parte bulgakoviana e in parte rimbaudiana.
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Vito Benicio Zingales e il Truccatore dei morti: intervista all’autore a cura di G. Iannozzi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Intervista a
Vito Benicio Zingales
Il Truccatore dei morti
a cura di Iannozzi Giuseppe
Autore: Vito Benicio Zingales
Titolo: Il truccatore dei morti
144 pp.
1ma ediz. novembre 2008
collana narrativa
Armando Siciliano Editore
prezzo: 10 €
acquistalo su IBS – dall’editore Armando Siciliano
1. Prima di parlare di “Il truccatore dei morti”, tuo secondo romanzo, vorrei che ti presentassi spiegando, se non proprio nel dettaglio, chi sei e come sei approdato al mondo delle lettere. In pratica: chi è Vito Benicio Zingales?
Un uomo semplice, ma inquieto, fatto di vita e di sogni che se non sono bambini parlano di miracoli di seconda mano. nella “tempesta delle lettere” mi hanno sbattuto, col tacito assenso di papà giornalista, Giacomo Giardina, Rosa Balistreri, Nino Muccioli e i maestri Cutino e Giambecchina, giganti della cultura siciliana e miei “zii d’infanzia”.
2. I tuoi precedenti romanzi sono stati “Là, oltre i campi di Sfaax” (2002) e “Cosa di Noi. I ragazzi di Sala Paradiso (2003)”: in merito a “Cosa di Noi”, a suo tempo ebbi modo di dire che “non è romanzo che metta in campo vinti o vincitori, eroi per caso o miti inventati, è piuttosto un sapiente coacervo di identità umane che fanno orgia negli abusati significati che si potrebbero attribuire ai concetti di ‘bene’ e ‘male’. Questi finiscono col perdere valore, perché i confini dei loro significati si intrecciano, si superano, si inghiottono nella loro stessa quiddità.” Il ritmo incalzante del romanzo, lo stile funambolico del linguaggio sospeso fra italiano e gergo di strada, mi conquistarono. Oggi con “Il Truccatore dei morti” rimango di nuovo conquistato. Com’è nato questo tuo nuovo lavoro, per quale impellente necessità umana letteraria sociale?
“Cosa di Noi” è uno scatto veloce, in bianco e nero, che cattura l’immagine perversamente vivida e a colori della “Cosa Nostra” a Palermo. Il truccatore nasce dall’essenza di un sospetto, forse dall’ipotesi da un mio multiplo che ormai da tempo, fra terre inesplorate, governa dinamiche ignote e tenacemente ambivalenti.
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Quando il noir diventa arcobaleno di Stefania Nardini
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Quando il noir diventa arcobaleno
di Stefania Nardini – Fonte: Il Corriere Nazionale
E’ l’appuntamento fisso del weekend. Si parla di libri gialli con interviste agli autori e musica. E’ “Tutti i colori del giallo” in onda su radiodue ogni sabato e domenica dalle 13 alle 13,30. Ha un’ottima audience e a condurla è Luca Crovi che abbiamo incontrato.
Come è nata l’idea di una trasmissione dedicata al noir?
“Casualmente sei anni fa fui invitato a fare l’ospite a Rio Maggiore alle Cinque Terre durante una diretta di “Psicofaro” condotta da Dario Vergassola. Avevo da poco pubblicato il mio secondo saggio monografico interamente dedicato al fenomeno del giallo italiano e il libro in questione edito da Marsilio era proprio “Tutti i colori del giallo”. Nel giro di poche settimane avevo avuto ottime recensioni e soprattutto una mega anticipazione di sei pagine sul Corriere Magazine orchestrata da Antonio d’Orrico, poi i ragazzi del TV Sette si erano talmente innamorati da mettere il mio libro fra le mani di Miss Italia che lo leggeva in piscina. In Rai avevano notato quel buffo saggio e avevano così deciso di invitarmi. Il match con Vergassola fu molto divertente e siccome le gag che vennero in onda erano esilaranti, la produttrice del programma Fabrizia Boiardi mi chiese se avevo mai lavorato in radio e se per caso avevo qualche idea di format da sottoporre loro. Sei mesi dopo ero in onda.”
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Cosimo Argentina – Maschio adulto solitario
Pubblicato da Alberto Carollo

Cosimo Argentina
Maschio adulto solitario
di Alberto Carollo
E’ un evento più unico che raro – di questi tempi – imbattersi in un libro di grande forza tematica e insieme espressiva come Maschio adulto solitario (2008, Manni, pagg. 310, Euro 17,00), l’ultimo romanzo di Cosimo Argentina, (Taranto, 1963). Rovesciando il canone del bildungsroman Argentina colpisce allo stomaco il lettore con un crudele romanzo di (de)formazione che annovera in sé elementi che vanno dal noir al grottesco, all’horror passando per la denuncia sociale. Mas – l’acronimo è dell’autore – è un volo a vite, una progressiva dissoluzione nel buco nero di una vita sorta sotto l’egida della sconfitta – e non è un caso la dedica “agli insicuri e agli indifesi”, posta a epigrafe di un’opera che a ben guardare parla esclusivamente la lingua ciancicata dei perdenti, carnefici o vittime che siano.
La polpa di questa vicenda è quella decennale, dai venti ai trent’anni, di Dànilo Colombia, protagonista del romanzo, al quale sarebbe di certo andato stretto l’assunto aristotelico per cui “l’uomo è un animale sociale”. Colombia è quanto di più distante da un filosofo, ancorché misantropo; la sua visione della vita non è un prodotto del pensiero ma dei suoi visceri, e il suo modello di riferimento è in una videocassetta guardata e riguardata con ossessione: Era la storia di Kuma e del suo branco. Questi cani lupo che correvano tra i ghiacciai dell’Antartide nell’inverno polare, tutti uniti nello sforzo di farcela e Kuma che invece se ne stava per conto suo fino a impazzire durante un’aurora boreale e finire in un crepaccio stritolato dai ghiacci.
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Intervista a: Paolo Di Stefano autore di “Nel cuore che ti cerca”
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Intervista a: Paolo Di Stefano
autore di “Nel cuore che ti cerca”

D. Di Stefano, questa è una storia dura, dall’impatto violento, perché ha voluta raccontarla ai suoi lettori?
R. Potrei rispondere che non sono io ad essere stato attratto da quel fatto ma è stato quel fatto a inseguirmi. La realtà è che uno scrittore, in genere, vive di ossessioni: una delle mie, che mi insegue (appunto) da quando ho cominciato a scrivere, è l’infanzia minacciata dagli adulti, dal mondo, dal destino, dalla malattia eccetera. L’infanzia minacciata, l’infanzia cui per qualche ragione è impedito di crescere. E’ un’immagine che mi risulta quasi insopportabile: non riesco a tollerare che un bambino soffra, mi pare profondamente ingiusto e inaccettabile, e forse è per questo che ci scrivo sopra i miei romanzi, dal primo (“Baci da non ripetere”) a “Tutti contenti”. Quando l’infanzia si trova, per qualche ragione, a sfiorare la tragedia o la morte, la mia sensibilità si accende quasi furiosamente e mi costringe a scrivere per liberarmi (almeno provvisoriamente) di quel trauma. Ecco perché mi sono messo a raccontare la storia di Rita. Ma alla fine forse per una risposta più convincente potrei ricorrere a Gadda: “Il mio libro è il prodotto di una normale attività fisiologica: l’ho scritto per la stessa ragione per cui il mio cuore batte, i miei polmoni respirano…”.
D. Certi traumi infantili si ripercuotono negativamente per l’intera esistenza, e spesso elementi esterni intervengono quando un minore non è protetto dai genitori. Quanto è importante il calore di una famiglia sana per la formazione di un individuo?
R. Mi rendo conto che continuo a girare intorno a questi temi trovando solo risposte parziali. Ho come l’impressione che le famiglie “sane” tradizionalmente intese non esistano più: c’è sempre qualche ragione endogena o esogena che interviene a turbare un equilibrio in genere già fragile. Tuttavia, è chiaro che la famiglia rimane il luogo centrale per la formazione (e per la deformazione, purtroppo) individuale. Per questo, la famiglia è sempre più un nucleo tematico interessante per la letteratura: è una sorta di inesauribile motore di immagini e visioni del nostro tempo. E’ come se in essa fosse contenuta una forza mitica di tensioni primarie. Me lo ha fatto notare Gabriele Pedullà in una sua recensione apparsa sul “Manifesto”: in fondo, la pedofilia che io racconto è il sintomo estremo dell’impazzimento in atto del ciclo delle generazioni. Il pedofilo non è oggi colui che sovverte l’ordine biologico ma colui che rende manifesto un principio più generale di una società di lolite dodicenni e settantenni. Una società fatta di adulti infantili e di bambini costretti a maturare troppo presto.
D. Rita, la protagonista del suo romanzo, instaura un legame quasi di complicità con il suo carceriere, chiamato da lei affettuosamente “Il signor Sergio”. Si sviluppano tra carnefice e vittima quei meccanismi contorti che rendono quest’ultima estremamente debole, incapace di reagire. Nel suo romanzo scava molto sulla fragilità della psiche umana. Cosa ha voluto fare emergere?
R. Non c’è intenzionalità nel mio racconto. Dunque, non posso dire di aver voluto far emergere qualcosa. Semplicemente, man mano che procedevo nella scrittura e via via che i personaggi prendevano voce forma e vita mi accorgevo che affioravano, a mia insaputa, meccanismi psicologici ambigui, doppi. Rita cominciava a dire di essere lei la più forte, quasi volesse proteggere il suo carceriere. Quando accadono delitti del genere, la televisione e le cronache dei giornali non ci dicono mai abbastanza: raccontano questi fatti restando in superficie, descrivendone le dinamiche e magari tirando fuori dal cappello ogni tanto qualche curiosità più o meno pruriginosa. Soprattutto non mettono mai in gioco i sentimenti, le psicologie delle persone, le emozioni profonde e autentiche. Per capire davvero ci vuole qualcosa in più. Ecco, io sono partito da lì, da dove poteva partire la letteratura, dalle parole e dalle emozioni, dalle parole che esprimono emozioni. E da lì a poco a poco si sono formati i personaggi. Direi che ho scritto questo libro per dare a Rita – ma anche a suo padre Toni Scaglione – la possibilità di raccontare la sua tragedia perché tornasse a vivere nel mondo. Per questo ho fatto un enorme sforzo di empatia. Ho cercato di immedesimarmi in lei e di lasciarla parlare dentro di me. Via via che il lavoro procedeva, questo processo di identificazione mi riusciva sempre più naturale. Mi sentivo come una sorta di ventriloquo che trascriveva sulla pagina la fragilità, le paure, le fantasie raccontate dalla ragazzina attraverso di me.
D. Lei è originario di Avola (SR). Ad Avola c’è l’associazione di don Di Noto che si batte incessantemente contro la pedofilia, un’ associazione di volontari. Pensa che le Istituzioni facciano abbastanza per combattere il triste fenomeno degli abusi sui minori?
R. I bambini vittime di abusi crescono in maniera esponenziale e preoccupante. Ammiro moltissimo le persone che si battono contro questa sciagura sociale. Ma non so se le Istituzioni possano davvero fare qualcosa attraverso dei decreti legge o altro. Ritengo piuttosto che si tratti di questioni più profonde non sanabili con atti legislativi o di polizia. Si tratta di questioni che affondano le radici nei valori culturali e morali della nostra società. Viviamo un’epoca di capovolgimenti spaventosi che rischiano di “giustificare” ogni tipo di deviazione o di perversione. Per esempio, trovo inammissibile l’uso che viene fatto in pubblicità e in televisione del corpo femminile e dell’infanzia. Bisognerebbe cominciare da una rivoluzione dei costumi e della cultura.
D. Come concilia la sua attività di giornalista con quella di scrittore?
R. Da un po’ di tempo le due attività convivono senza troppo confliggere. Sul piano pratico, è più semplice che in passato, perché essendo ormai da sette anni un inviato del Corriere non ho obblighi stretti di presenza in redazione e i tempi di lavoro sono molto più flessibili. Dunque posso organizzare meglio i tempi della scrittura “creativa”. Ma anche sul piano teorico le cose si sono semplificate: mentre prima pensavo che non dovessero esserci sovrapposizioni di sorta, oggi sono convinto che l’occhio e l’orecchio del giornalista possono essere utilissimi allo scrittore. E riutilizzo nei romanzi molti materiali raccolti sul campo. Certo, poi bisogna sempre tener ben distinte le cose nell’atto della scrittura: e cioè non cedere mai alla tentazione di fare il giornalista scrivendo romanzi e di fare lo scrittore facendo articoli di giornale.
di Salvo Zappulla
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L’invidia di Velásquez: Fabio Bussotti ci sorprenderà! – Novità Sironi editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
L’invidia di Velásquez
Fabio Bussotti ci sorprenderà!
di Giuseppe Iannozzi
«Quando arrivò in Sironi, il romanzo si intitolava semplicemente Las meninas. Lo lessi, se non ricordo male, nel giugno dell’anno scorso. Ero in terrazza (la casa editrice Sironi è provvista di un’ottima terrazza), avevo sul tavolo davanti a me la consueta pila di dattiloscritti da leggere, e successe che, quel giorno, ne lessi solo uno. Las meninas, appunto. Non succede tanto spesso che io non sia capace, una volta iniziata la lettura, di fermarmi: di solito, quando trovo un testo che mi pare interessante, lo metto da parte per una lettura successiva. Invece con Las meninas cominciai a leggere, e non mi fermai prima di essere arrivato alla fine. Poi andai da Massimiliano Bianchini, il direttore editoriale, e gli dissi: “Questo romanzo qui ci ha un sacco di difetti, ma l’idea su cui si basa è una gran bella idea, e la costruzione è buona”». Così spiega Giulio Mozzi in un pezzo dal titolo “Novità Sironi / L’invidia di Velázquez, di Fabio Bussotti” che porta la sua firma.
“L’invidia di Velásquez” è l’opera prima di Fabio Bussotti, sostanzialmente un thriller che però ha la particolarità di serpeggiare fra docenti universitari, pittori, ricercatori e poliziotti, alcuni concussi, altri ancora un po’ imbecillotti, e uno o due un po’ troppo intelligenti e scaltri per poter essere apprezzati dai colleghi. I morti ammazzati tanti, come in tutti i thriller che si rispettino, altrimenti sarebbe un po’ difficile se non impossibile parlare di una storia poliziesca basata soprattutto sulla suspense. Non manca l’ironia; i personaggi, dal più insignificante a quello più importante, sono ben caratterizzati: c’è il commissario Bertone, scaltro e con qualche problema sentimentale non risolto, c’è il poliziotto alle prime armi costretto a far la spola dagli uffici dei colleghi al bar, c’è l’amico d’infanzia di Bertone ignorante ma figlio di papà che passa sopra i cadaveri di chiunque pur di far carriera. L’assortimento di poliziotti c’è tutto.
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Torna Carlos Ruiz Zafón l’autore dell’Ombra del vento
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Torna Carlos Ruiz Zafón l’autore dell’Ombra del vento
Di Silvia Grilli – da Barcellona – Fonte: Panorama.it
Incontro Carlos Ruiz Zafón a Barcellona, la città dov’è nato e dove a volte ritorna per rivedere suo padre. È un gigante con la testa pelata e gli occhiali da vista, un incrocio tra un giocatore di baseball e un secchione. Dal 1993 vive a Los Angeles, dove 7 anni fa ha scritto L’ombra del vento (Mondadori), e ogni volta che io salgo su un treno, una metropolitana o un aereo trovo sempre qualcuno che lo sta leggendo.
È stato un successo lento, un romanzo magico in castigliano dove confluisce ogni genere: tragedia, commedia, thriller, storia d’amore. Accolto freddamente dai critici, ha viaggiato tra i lettori con il passaparola, vendendo più di 10 milioni di copie nel mondo, 1 milione e mezzo in Italia. È la storia dell’iniziazione sentimentale del ragazzo Daniel che, nella Barcellona della prima metà del secolo scorso, trova un libro maledetto che gli cambia la vita. Ha una scrittura suadente, un intreccio da feuilleton ottocentesco con passioni illecite, amori impossibili, follie omicide, intrighi e segreti nell’anima oscura della città.
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Novità Sironi / L’invidia di Velázquez, di Fabio Bussotti
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Novità Sironi / L’invidia di Velázquez, di Fabio Bussotti
di giuliomozzi
Arriva in libreria tra oggi e venerdì un nuovo romanzo pubblicato dall’editore Sironi, per il quale lavoro dal 2001. Il titolo è L’invidia di Velázquez. L’autore è Fabio Bussotti, di professione attore (soprattutto di teatro: attualmente è in tournée con La parola ai giurati di Reginald Rose, regia di Alessandro Gassman).
L’invidia di Velázquez è prima di tutto un romanzo divertente. Tecnicamente, è un giallo: ci sono dei morti ammazzati (parecchi, e prevalentemente professori universitari), c’è un investigatore, e c’è un enigma, un segreto da scoprire. Ha però spesso i toni della commedia, e fa qualche giro di valzer dalle parti del romanzo storico. Lo si potrebbe forse ascrivere alla recente categoria dei “thriller d’arte”, visto che tra i personaggi ci sono Velázquez e Pablo Picasso – e che la soluzione dell’enigma passa attraverso l’interpretazione del celebre quadro Las meninas: una delle opere d’arte che, nei secoli, hanno subito più tentativi di interpretazione.
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Larry Flynt, Lisa Ann nei panni di Sarah Palin – Nailin’ Paylin, le prime immagini del film che ha già eccitato milioni di americani
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Larry Flynt, Lisa Ann nei panni di Sarah Palin
Nailin’ Paylin, le prime immagini del film
che ha già eccitato milioni di americani
di Giuseppe Iannozzi
Larry Flynt lo sa che ogni promessa è debito e neanche questa volta si è tirato indietro: il film su Sarah Palin è in dirittura d’arrivo e in rete già girano alcune foto, e su YouTube, nonostante la censura adoperata, sono tantissimi i filmati dedicati a Nailin’ Paylin. C’è da scommetterci che questo film batterà ogni record: il sogno americano incarnato in Sarah Palin sta finalmente per venire ed è già orgia di americani e non pronti a lavorare di mano davanti agli schermi.
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Paolo D’Amato, esordio folgorante con Tempo, cicorivolta edizioni
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

© 2008 in copertina illustrazione originale
di Simone Pieralli, adattamento di Phab Postini
Paolo D’Amato
Esordio folgorante con Tempo
di Giuseppe Iannozzi
Folgorante esordio quello di Paolo D’Amato che con il romanzo breve Tempo, Cicorivolta edizioni, consegna ai lettori/alla società gli ultimi trent’anni di storia italiana condensati in meno di cento pagine. Scrittura adamantina quella di Paolo D’Amato, che non si perde in inutili preziosismi linguistici o involuti barocchismi, adottando uno stile diretto vicino a quello del miglior Gianrico Carofiglio e Carlo Lucarelli.
Tempo, romanzo breve o racconto lungo, si divide in due tempi, che per velocità d’azione e precisione spazio-temporale, potremmo definire cinematografici. Durante il primo tempo, nel 1975, su una sponda il Movimento Sociale Italiano, agitato e in vena di dare la caccia ai comunisti con ogni mezzo, sull’altra i compagni e proprio nel mezzo due giovani infiltrati, Napoleone Senape e Graziano Lipari, che dovranno cercare di frenare l’onda d’urto di uno scontro già scritto nella storia. Movimenti studenteschi, occupazioni delle scuole pubbliche, idealismo anarchico stampato e distribuito in strada, e purtroppo anche le Brigate Rosse con la loro inesorabile ascesa tra sangue e terrore, che per Napoleone e Graziano culmina con l’omicidio del Giudice Giannotti, il 30 novembre 1975. Il terrorismo ha ormai inaugurato una nuova èra e Napoleone e Graziano, i due giovani poliziotti, dovranno combatterlo, come possono con la giustizia e le leggi che hanno a disposizione, nonché con il loro idealismo. Gli anni passano, le leggi si corrompono, la giustizia scricchiola e anche l’idealismo giovanile si smorza per lasciare spazio alle necessità personali: Senape e Lipari sono uomini con problemi e famiglie che non possono ignorare e che devono difendere. Imborghesiti, costretti loro malgrado ad accettare dei compromessi, sono però ancora insieme alle soglie del Duemila, che li sbatte proprio davanti al (loro) passato, con gli stessi personaggi d’allora. Ma nel 1999 le Brigate Rosse, che in verità non si sono mai estinte, tornano alla ribalta in maniera prepotente: la loro firma è una catena di sanguinosi delitti, le cui radici sono sepolte sotto 24 anni di apparente silenzio. Con il nuovo millennio alle porte, il Secondo Tempo mostra la crudeltà della realtà, che forse soltanto la violenza di ieri è per sempre, nel presente e nel futuro.
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L’Altalena a cura di Alessio Valsecchi
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

A cura di Katia Ciarrocchi
Titolo: L’altalena
Curato da: Valsecchi A.
Editore: Edizioni XII
Prezzo: € 9.90
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 889573310X
Una nuova antologia per Edizioni XII, curata da Alessio Valsecchi.
Amo le altalene. Forse perché, sin da piccola, adoravo salire fino al “cielo” per poi ridiscendere vertiginosamente in una spinta che ti riportava ancora più su (nel blu dipinto di blu) mi verrebbe da cantare citando Modugno, eppure ne ho avuto il terrore quando mio figlio, piccolo allora, si mise dinanzi a un’altalena di ferro, la stessa che descrive Alessio Valsecchi nella prefazione del libro: “Le mie altalene sono quelle di trent’anni fa… Corpo massiccio e in ferro. Catene arrugginite… “: dietro il cugino la spingeva vuota e mio figlio la becca in pieno naso, mai visto tanto sangue e il suo nasino fracassato.
Ma al di là dei miei ricordi, chi non ama/odia l’altalena compagna di giochi da sempre e per sempre?
Gli autori de “L’altalena” narrano “l’orrore” in una serie di racconti brevi, brevissimi ma soprattutto d’effetto. La raccolta è composta dai migliori racconti, tra le centinaia, che si sono sfidati nei vari concorsi proposti da XII Online.
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Gian Ruggero Manzoni. L’albero di Maehwa. Intervista all’Autore.
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

GIAN RUGGERO MANZONI
L’albero di Maehwa
Intervista all’Autore
a cura di Giuseppe Iannozzi
1. Nel tuo ultimo romanzo, “L’albero di Maehwa”, si narra di un marchese decaduto il cui nomignolo è Nessuno. Chi è il Nessuno del tuo romanzo? E: chi oggi nella società – che nostro malgrado viviamo sulla pelle – si può bene o male definire un Nessuno?
Da un lato il Nessuno di turno è un’Europa ormai priva di una sua identità, in balia della mercificazione, del consumo, di uno pseudo-sogno americano; dall’altro è l’Ulisse di sempre alla ricerca di un senso da dare all’esistere, curioso di scoprire se tale senso nell’uomo ancora alberga e coraggioso nonché furbo al punto di sfidare la sorte come fosse costantemente seduto a un tavolo da gioco. Ma potrebbe anche essere, il mio Nessuno, colui che ha fatto del Nulla la sola possibile dimensione dell’essere, quindi il nichilista, ma di aristocratico lignaggio, alla Junger, per intenderci bene, in cui la sfida poi al Nulla diviene ragione di vita, non certo quello inebetito dal benessere, dall’omologazione e dal continuo bisogno d’avere, perché, in questo secondo caso, non si potrebbe che parlare di un nichilismo d’accatto, privo di dignità e di rispetto, del quale pare che ormai molti siano i figli, in particolare i giovani.
2. Ne “L’albero di Maehwa”, prima della vicenda personale di Nessuno e di Libero, suo grande amico, quasi un fratello, ho avuto come l’impressione che tu abbia voluto delineare la decadenza delle arti, della politica, della società, degli uomini. E’ un ritratto spietato dell’attuale società, non esiste un solo buono che si possa definire tale, tutti sono compromessi nell’avanzare pregiudizi, nel disporre ipocrisie e machiavellismi e nel fregare il prossimo. Caro Gian Ruggero Manzoni, ti chiedo dunque: è l’Italia un paese alla deriva? Se sì, per quali motivi?
Caro Giuseppe hai colto pienamente nel segno. Sì, nel mio ultimo romanzo punto l’indice d’accusa contro una società allo sbando in cui… che al potere ci sia la destra o la sinistra… sempre e solo i furbi e gli opportunisti la fanno da padroni, ma tale situazione ormai è estendibile a tutto il pianeta, non solo all’Italia. Non esistono più luoghi ancora vergini, magici, immuni dalla protervia umana. Là dove esiste un uomo votato unicamente alle logiche del potere e del privato interesse domina la corruzione, la violenza finalizzata al mantenimento di una carica e, ovviamente, l’intrigo, il ladrocinio. Sono sempre più convinto che se non succederà veramente un qualcosa di eclatante, forse di catastrofico, tali regole perverse saranno sempre, su questo pianeta, motivo portante dell’esistenza. Infine non se ne può più! La stanchezza sta prendendo il posto del resistere e il fatalismo sta scalzando ogni idealità. Siamo in balia della corrente. Nuotare per opporsi a essa è sfinente, lacerante, sempre più faticoso, forse non ci resta che fare il morto per galleggiare e seguire il flusso, ma mio padre mi diceva che sono sempre gli stronzi a stare a galla, quindi, a questo punto, direi che è quasi meglio affogare, al fine di mantenersi degni, pur di non continuare a galleggiare da morti, amorfi, ignavi, insensibili, demotivati e puzzolenti.
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Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, di Maurizio de Giovanni
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Il senso del dolore
L’inverno del commissario Ricciardi
di Maurizio de Giovanni
Fandango Libri
Narrativa romanzo giallo
Pagg. 247
ISBN: 9788860440730
Prezzo: € 10,00
Ci sono romanzi gialli e romanzi gialli e in particolare ce n’è uno che, prendendo a pretesto una trama che prevede un delitto e la classica ricerca del colpevole, si rivela opera di elevato livello, con una descrizione memorabile dell’atmosfera dominante nel ventennio.
Maurizio de Giovanni ci presenta una Napoli crepuscolare, quasi tenebrosa, con una immediatezza tale da far pensare che lui sia vissuto in quel periodo e invece all’epoca era ben lungi dal nascere.
Più che la vicenda, contano le caratterizzazioni dei personaggi, le descrizioni dei luoghi, gli istinti amorosi, traboccanti, oppure pudici, quasi timorosi.
La rappresentazione al Teatro San Carlo, per esempio, è raccontata nello stato emotivo di uno che l’ha vissuta, come se quella Cavalleria rusticana fosse stata rappresentata il giorno prima, con l’autore seduto in uno dei primi posti e al tempo stesso assente quel tanto da far avvertire solo una discreta presenza.
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Mara Venuto: Leggimi nei pensieri
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Mara Venuto: Leggimi nei pensieri
di Giuseppe Iannozzi
1. Di te si sa poco o niente: chi è Mara Venuto, forse solo l’autrice di “Leggimi nei pensieri” edito da Cicorivolta edizioni? Racconta qualche cosa di te.
La premessa è che non amo molto parlare di me. Infatti, nella vita, essenzialmente ascolto. Ho fatto studi sociali e mi occupo di counseling: la mia è stata una scelta naturale, compiuta, tuttavia, dopo un percorso di auto-esplorazione durato qualche anno. Ho sempre amato ascoltare, le persone mi interessano profondamente, mi nutro di storie. Solo di recente mi sono avvicinata anche al mondo dell’informazione, a seguito della mia partecipazione, via webcam, al format di Maurizio Costanzo “Stella”, in onda sul satellite e in streaming: un’esperienza voluta, che mi ha messa alla prova sotto molteplici aspetti, facendomi crescere molto. Nella vita privata sono una persona serena, vivo un amore molto forte da alcuni anni, ho una sorella gemella artista e una famiglia presente.






























