Raffaella Fico mette all’asta la sua verginità per un milione di euro
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Raffaella Fico mette all’asta
la sua verginità per un milione di euro
E a Roma il primo cliente è stato multato
per aver contrattato una prestazione con un trans
di Giuseppe Iannozzi
Raffaella Fico mette all’asta - ma sarebbe meglio dire che vende - la sua presunta verginità.
Dopo questo annuncio shock credo sia ovvio che la crisi c’è e che ha investito tutti i settori, compreso quello dello spettacolo. Così mentre grazie all’onorevole ministro Maria Rosaria Carfagna e alla lunga mano della provvidenza fascista del primo cittadino di Roma Gianni Alemanno, un povero meccanico di 23 anni si becca la prima multa di 200 € per aver tentato d’andare a puttane, Raffaella Fico, concorrente del Grande Fratello 8, ci mette tutti in ginocchio vendendo la sua verginità! Il povero 23enne, che era un acceso sostenitore di Alemanno, dopo esser stato multato ha dichiarato: “Questo provvedimento può essere utile ma di sicuro non lo rivoterò”. E’ dunque giusto presumere che il 23enne non acquisterà la verginità di Raffaella Fico, poiché già salassato dall’ordinanza di Alemanno. Il meccanico è stato bloccato nel pomeriggio di martedì dai vigili urbani dell’VIII Gruppo, guidato dal comandante Antonio Di Maggio, mentre contrattava una prestazione con un transessuale brasiliano in via Longoni, nell’estrema periferia est di Roma, vicino alla via Prenestin. Era di ritorno dal lavoro. “Non sapevo nulla di questa ordinanza. La mia è una trasgressione innocua. Mi sono alzato questa mattina alle 6 per andare a lavorare ed ora, stavo tornando a casa e sono passato di qua: se ci stanno queste uno ci va”.
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Alitalia: chi ci capisce è bravo, di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli
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Alitalia: chi ci capisce è bravo
di Renzo Montagnoli
La vicenda è sotto gli occhi di tutti ed è tipica di quanto accade da tempo nel nostro paese. Questo carrozzone, perché di carrozzone si tratta, è sempre stato gestito con criteri clientelari, senza trasparenza e oculatezza. Cosa sia costata fino a ora alla collettività è di difficile quantificazione, ma sicuramente si tratta di una cifra elevatissima. Nonostante questo, anche per la concorrenza di un mercato sempre più agguerrito, poco a poco si è ridotta in stato fallimentare.
Il precedente governo così si decise a venderla e ottenne l’offerta solo di Air France, progetto poi fallito, sia per l’intransigenza dei sindacati, sia per la turbativa da parte dell’attuale premier.
Ora siamo arrivati al momento cruciale, a un progetto di sistemazione che sembra partorito da menti eccelse, ma che, secondo me, è una vera e propria fregatura.
Diciamo che è stata costituita una nuova società, a cui sono state conferite parte delle attività dell’Alitalia, che finisce con il restare un osso senza polpa, che dovrà essere liquidato, sulla base della legge Marzano, opportunamente modificata. E’ infatti inequivocabile che, stante lo stato d’insolvenza pronunciato nei giorni scorsi dal Tribunale di Roma, senza modifiche alle leggi esistenti (è stato provveduto tempestivamente) quel conferimento di attività si estrinsecherebbe in una serie di reati, penali, che vanno dalla bancarotta fraudolenta a quella preferenziale.
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Sedia elettrica a Milano per un Euro
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Sedia elettrica a Milano per un Euro
Tutti felici e contenti, giostraio compreso
di Giuseppe Iannozzi
Il cinismo dell’uomo oramai ha raggiunto il suo acme.
Se c’è una speranza che l’umanità si risollevi dalla sua triste condizione di barbarie, questa speranza è proiettata molto in là nel futuro.
La pena capitale è diventata uno spettacolo per famiglie.
Dove? A Milano ovviamente, in quella città lager, e dov’altro sennò?!
Un manichino di gomma e lattice è sulla sedia elettrica. “Inserire la moneta per vedere l’esecuzione”: per un Euro si può essere tutti quanti dei boia. Accade al Luna Park dell’Idroscalo, est milanese. Un Euro ti dà diritto ad assistere all’esecuzione che dura in media 15 secondi, duranti i quali il manichino si dibatte, digrigna i denti, urla, e infine si accascia sconfitto dalle convulsioni, mentre il fumo l’avvolge. Il tristo spettacolo è molto realistico. Troppo.
Da evidenziare che chiunque abbia un Euro può eseguire la pena capitale.
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Taneski il cronista killer, Gus il cane più brutto e altre amenità horror
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Taneski, il cronista killer
Gus, il cane più brutto
e altre amenità horror
di Giuseppe Iannozzi
Vi spiego ora perché, apparentemente, i thriller e i noir oggi vanno tanto di moda, incontrando in alcuni casi un buon successo criminale… pardon! … intendevo un buon successo fatale… per la miseria! … un certo successo commerciale.
Quella che in breve vi sto per raccontare sembrerebbe la trama di tanti abusati thriller, di quelli che si scrivevano negli anni ‘30 e ‘40. Per farla breve, un giornalista specializzato in cronaca nera, per scrivere i suoi pezzi, prima si faceva le vittime con le proprie mani riducendole in tanti brani tutti ben tagliati, e poi buttava i loro pezzi nella spazzatura, insieme agli altri sacchi della spazzatura. Vlado Taneski, questo il nome del giornalista, era un vero e proprio artista del coltello, un autentico macellaio, che avrebbe continuato imperterrito a scrivere se non fosse stato arrestato dalla polizia macedone. I suoi pezzi erano a dir poco chirurgici tanto erano precisi e ricchi di dettagli. Forse proprio questo dettaglio, non insignificante, ha messo in allerta gli inquirenti, che l’hanno beccato e ammanettato.
Vlado Taneski, 56 anni, giornalista del «Nova Makedonija», la più antica testata del Paese, e di un altro giornale di Skopje, è stato arrestato dalla polizia macedone con l’accusa di aver rapito e stuprato almeno tre anziane nella cittadina sud-occidentale di Kicevo. Gli esami del DNA non hanno lasciato spazi a dubbi. Le vittime di Taneski subivano prima una lunga violenza, dopodiché, senza tanti giri di parole, venivano uccise, quindi fatte a pezzi e ben chiuse in sacchi di plastica che venivano infine gettati in luoghi diversi. Lo ha riferito il portavoce della polizia, Ivo Kotevski. Tutti gli omicidi sarebbero stati portati a termine tra il 2003 e il 2008. A quanto pare Taneski sceglieva le vittime, tutte ultrasettantenni, in base alla somiglianza con la madre, con la quale aveva una relazione ambigua o tormentata… difficile dire in simili casi. Il giornalista assassino è stato subito bollato «mostro di Kicevo».
Per il momento Taneski non scriverà più alcun pezzo di nera. Non è da escludere a priori che in prigione avrà modo e tempo di scrivere dei thriller, basandosi sulla sua lunga e provata personale esperienza di giornalista di sangue. Continua..
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Da Leonida a Fantozzi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Da Leonida a Fantozzi
di Giuseppe Iannozzi
Il Nulla
Definiamo, in maniera semplicistica, il Nulla da un punto di vista strutturale: assenza totale di materia sia essa vivente sia essa senza vita.
Il Nulla non è rappresentabile dalla mente umana: se proviamo ad immaginarlo non ne siamo capaci, così come non siamo capaci di figurarci l’Eternità e l’Infinito. Possiamo solo dare interpretazioni astratte (o poetiche) del Nulla, così come dell’Infinito e dell’Eternità. La nostra mente, tuttalpiù, riesce a definirli dicendo di essi che cosa non sono, proprio come ho fatto io per dire del Nulla. E’ il massimo che l’uomo possa permettersi, al fine di spiegare a sé stesso e ai suoi simili ciò che egli stesso non conosce. Dunque dicendo che il Nulla “assenza totale di materia sia essa vivente sia essa senza vita”, fornisco delle indicazioni fruibili a chi come me ha una mente (limitata per natura): tutto ciò che è vivo è materia, tutto ciò che è morto è materia, esiste della materia viva e della materia che non è viva. La vita è dunque della materia che nasce, cresce, si riproduce e infine muore o meglio ancora che torna ad essere materia morta. Potremmo a questo punto dedurre, con ampi margini di approssimazione, che il Nulla esiste nel momento in cui gli viene a mancare la materia, in uno stato vitale o non vitale. Perché il Nulla sia tale non sono necessarie né la vita né la morte. Il Nulla è il contrario della Materia. Ne consegue che il Nulla ha in sé qualità di “infinito” e di “eternità”. Non è possibile dire che la materia ha queste qualità: il totale della materia presente nell’Universo riempie quello che altrimenti sarebbe il Nulla? Ma: c’è abbastanza materia per riempire per sempre il Nulla che ha qualità di “infinito” e di “eternità”? Quanta materia c’è a disposizione? Non lo sappiamo, ma il sospetto è quello che non sia sufficiente a riempire per sempre il Nulla: se ci atteniamo alla teoria del Big Bang, allora sarà inevitabile il Big Crunch. La morte è dunque tornare ad essere parte di quella porzione di materia che ha tentato di riempire il Nulla. Siamo materia, solo materia: il Nulla è al di sopra della materia, perché di infinito e di eternità.
Il Nulla è Dio. Dio è Nulla.
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BlogTime - Istruzioni per l’uso
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
BlogTime
Editoriale - Informazioni per l’uso
Quello che avete davanti agli occhi, tra le mani o sullo schermo, è il compimento di un progetto nato un anno e mezzo fa e che vede la luce dopo tanti tentativi e momenti di stasi. Devo aggiungere che se non fosse per la testardaggine che muove spesso, se non sempre, chi ama la scrittura e la comunicazione, probabilmente sarebbe morto senza essere mai nato. (…)
La diversità di BlogTime rispetto ad altri progetti analoghi verte su due aspetti fondamentali: innanzitutto è una vera e propria rivista, nella struttura, nell’impaginazione, nei contenuti. Potrebbe tranquillamente essere stampata e distribuita in edicola. In secondo luogo è composta interamente da materiale realizzato da blogger. Non è una raccolta di racconti, e neanche un puzzle di post. BlogTime è una rivista che vuole, e tenterà di farlo ogni giorno, raccogliere tutto ciò che di giornalisticamente valido il mondo dei blog propone. Si occuperà di cercare e selezionare quello che troverà in rete, inviterà i blogger ad inviare alla redazione i propri articoli, offrirà spazio e rubriche a chi avrà qualità e desiderio di occuparsi degli argomenti che la rivista intende trattare. (…)
BlogTime si occuperà di cultura e di personaggi, di letteratura e cinema, di musica e di pittura. Si occuperà di politica e di solidarietà, di internet e di nuove tecnologie, affidandosi alla competenza di tecnici, scrittrici/ori, giornaliste/i, sociologhe/i e quanti vorranno offrire la loro collaborazione per un progetto che nasce dal lavoro volontario di chi fa per il piacere di fare. In perfetto stile blog sarà pronto a crescere, a modificarsi, a seguire le indicazioni ed i suggerimenti di chi amerà leggerlo e farlo.
BlogTime sarà di tutti e di nessuno, non avrà linee politiche o commerciali prestabilite né vincoli di sorta. Si propone come spazio per ogni voce e, così come capita nei nostri blog, offrirà spazio alle repliche, ai commenti, alla voglia di aggiungere qualcosa in più agli scritti degli autori, con pagine che saranno appositamente dedicate proprio ai vostri commenti.
BlogTime nasce, in questa prima fase, come periodico mensile ma il desiderio è che, con la vostra collaborazione e apprezzamento, possa diventare settimanale, per dare modo ad un numero sempre maggiore di voci di partecipare, e per dare spazio oltre che agli approfondimenti anche all’attualità. Il modo migliore per farlo sarà quello di inviare i vostri post o articoli alla redazione, scaricare il pdf della rivista, pubblicizzarla sui vostri blog, commentare gli articoli che leggerete, segnalare post e blogger interessanti, trasmetterci le vostre impressioni, che siano di critica o di apprezzamento. Saranno valutate nella stessa maniera ed anzi, mi auguro che la critica positiva aiuti questo progetto a crescere insieme a tutti noi.
Titty
Titty Cerquetti
http://www.tittyna.net/
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La Santanché tira su un bordello, ma solo per i cattolici convinti, tutti gli altri frigidi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

La Santanché tira su un bordello
Ma solo per i cattolici convinti, tutti gli altri frigidi
di Giuseppe Iannozzi
Daniela Santanché forse vuole solo attirare l’attenzione su di sé, dopo che i famosi quindici minuti di celebrità si sono spenti nel nulla, così tira fuori una provocazione, o forse no. La sua idea è semplice, e ahinoi simpatica come il mestiere più vecchio del mondo: ieri, in mattinata, la Santanché ha depositato una richiesta referendaria, insieme a un comitato promotore tutto al femminile, per l’abolizione della legge Merlin. D’accordo che l’Italia, or come ora, è proprio un casino, un bordello in lungo e in largo, tanto a destra quanto a sinistra, ma l’abolizione della legge Merlin non credo sia l’urgenza per questa povera patria che, day after day, rischia di diventare un nuovo terzo mondo. Tuttavia il diavolo veste Prada, ragion per cui la povera Santanché - povera, in una eccezione puramente metaforica - dichiara senza mezzi termini che “A cinquant’anni dalla sua nascita la legge Merlin non può essere considerata un tabù. E’ necessario cambiarla profondamente garantendo strade sicure ai cittadini e libertà dalla schiavitù alle prostitute”. La Santanché, complice la griffe Prada, ha portato il suo guanto di sfida sino in Vaticano: “Non so come si comporterà la Chiesa, è chiaro che avrà una posizione diversa, ma noi andremo avanti lo stesso. [...] Se dovessi sempre tener conto della Chiesa non farei nulla, io per esempio non sono d’accordo con la posizione del Vaticano sugli anticoncezionali”. Ora è tutto molto più chiaro: un condom - ovvero quel palloncino che i maschi si dovrebbero mettere sul pipino onde evitare malattie sessualmente trasmissibili e provocare gravidanze indesiderate, anche alle donnine allegre - però rimane un condom, persino per il più gonfiato dei maschietti, mentre riaprire i bordelli è tutto un altro paio di maniche, innanzitutto perché qui adesso bisogna capire se ci saranno bordelli a cinque, a quattro tre due e a una stella come per gli hotel, o se ci sarà un bordello uguale per tutti, cioè per chi c’ha i danè e per chi ne ha pochi o niente. Poi bisogna anche capire se le prostitute per professione dovranno fare la dichiarazione dei redditi e in che misura, ed eventualmente anche prevedere a chi destineranno il loro 5 per mille. Sembrano particolari senza importanza, ed invece sono molto ma molto importanti, perché qui il serio rischio è che pure andare a puttane rischia di finire nel gran pentolone della globalizzazione. Continua..
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Aiutare subito le popolazioni del Myanmar, ex Birmania
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Aiutare subito le popolazioni
del Myanmar, ex Birmania
Secondo una fonte Onu, sarebbero oltre 5.000 chilometri quadrati del delta del fiume birmano Irrawaddy ad essere sommersi d’acqua e un milione le persone rimaste senza alcun riparo.
Le autorità birmane avrebbero dato l’okay all’arrivo nel Paese di un volo Onu di aiuti umanitari e di un piccolo gruppo di membri dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, nell’ambito delle operazioni di soccorso alle vittime.
Tuttavia, dopo il ciclone, sulla dittatura birmana si abbattono oggi le accuse di non aver fatto nulla per salvare la popolazione. E a puntare il dito non è solo l’agenzia delle Nazioni Unite per il contenimento delle calamità ma soprattutto il dipartimento meteorologico indiano, che avvertì la Birmania dell’arrivo del ciclone Nargis con 48 ore di anticipo: “In tempo per evacuare vaste zone”. Ma nonostante le accuse, la giunta militare al potere, costretta dall’ecatombe a permettere l’ingresso agli aiuti internazionali, non ha ancora rilasciato i visti agli operatori delle agenzie internazionali.
I carichi degli aiuti rischiano di accumularsi nei magazzini senza poter essere distribuiti alla popolazione, i finanziamenti sbloccati da numerosi paesi rimarranno ancora inutilizzati.
Mentre il paese agonizza devastato dal passaggio del ciclone, il bilancio delle vittime continua a salire: ufficialmente le stime parlano di 22mila morti, ma secondo le organizzazioni umanitarie presenti potrebbero essere 50mila, forse anche più contando gli oltre 41mila dispersi. Per Kyi Minn, consulente dell’Ong cristiana World Vision, uno delle poche organizzazioni umanitarie straniere autorizzate a operare in territorio birmano, il ciclone di sabato scorso potrebbe rivelarsi ancora più disastroso dello tsunami di tre anni e mezzo fa in cui morirono 230mila persone. La città di Bogalay, nel delta dell’Irrawaddy, è distrutta al 95 per cento: diecimila i morti, mentre la maggior parte dei 190mila abitanti. In cinque regioni è stato dichiarato lo stato di disastro naturale. Nella capitale Rangoon, secondo le testimonianze, “La città è in ginocchio. Moltissime case sono state distrutte o danneggiate. Tantissima gente non ha più un tetto e si rifugia nelle strutture disponibili, in particolare le scuole o gli edifici governativi che sono affollatissimi. C’è disperazione e stordimento”.
“Dove sono tutte queste persone in uniforme sempre pronte a picchiare i civili? Dovrebbero venire fuori in forze e aiutarci a ripulire e a ripristinare l’elettricità”, spiega un povero autista di risciò.
Per ora, a spazzare le strade dai resti del ciclone, ci sono solo semplici cittadini, aiutati dai monaci buddisti.
Centinaia di monaci buddisti sono per le strade della capitale birmana per aiutare gli abitanti a sgomberare le strade soffocate dai detriti dopo il passaggio del ciclone. E’ la prima volta, dalle proteste del settembre scorso, che un numero così imponente di monaci esce dai monasteri liberamente per strada.
L’appello ad un ammorbidimento del regime di fronte alla calamità, intanto, è anche arrivato dai birmani in esilio, che chiedono alla giunta militare di consentire alle organizzazioni umanitarie internazionali di operare liberamente nel Paese, per portare assistenza e aiuti. E anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon si è detto disponibile ad “assistere il governo a far fronte alle necessità umanitarie, se richiesto”. Ma “per il momento - ha denunciato Elisabeth Byrs, portavoce dell’Ufficio di Coordinamento dell’Onu per gli Affari Umanitari - abbiamo i cinque membri della nostra squadra di valutazione dell’impatto della catastrofe i quali sono bloccati a Bangkok, in attesa dei rispettivi visti”.
Gran parte del paese è isolato, intere regioni sono irraggiungibili, alcune città cancellate, vaste zone senza acqua potabile e tutte le coltivazioni di riso distrutte.
L’elenco delle devastazioni si ferma ancora alla semplice osservazione, l’emergenza non riesce ad essere affrontata adeguatamente.
Ecco qui indicati i conti correnti postali e bancari di tre diverse istituzioni che si sono mobilitate per aiutare le popolazioni del Myanmar, l’ex Birmania, colpite dal ciclone:
CARITAS ITALIANA
c/c postale n. 347013 causale “EMERGENZA MYANMAR”
CROCE ROSSA ITALIANA
c/c postale n. 300004
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
oppure bonifico bancario
BNL agenzia 1
c/c n. 218020
codice ABI 01005 codice CAB 03382
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
SAVE THE CHILDREN
c/c postale n. 43019207 causale "EMERGENZA BIRMANIA"
oppure bonifico bancario
Banca Popolare Etica
codice IBAN IT39U0501803200000000511550
codice BIC-SWIFT CCRTIT2184D
causale “EMERGENZA BIRMANIA”
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Gianfranco Fini assolve i neofascisti! Nicola Tommasoli è morto
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Gianfranco Fini
assolve i neofascisti!
Nicola Tommasoli è morto
di Giuseppe Iannozzi
Durante il notiziario Studio Aperto, uno dei due amici che era con Nicola Tommasoli, vittima del pestaggio a morte da parte di cinque neofascisti, ha raccontato: “C’erano i ragazzi, noi stavamo passeggiando, ci hanno chiesto una sigaretta, anche con un tono un po’ strano. Noi abbiamo risposto di no e abbiamo continuato a camminare per la nostra strada senza fermarci. Quando ho fatto per girarmi, uno mi ha sferrato un pugno, da lì è cominciato tutto. Due minuti di panico, faccio fatica adesso perché ho preso tante botte, mi tiravano per i capelli, sono caduto più volte e ho cercato di difendermi come potevo, per fortuna mi sono girato, altrimenti potevo essere lì al posto del mio amico. Cosa ci dicevano? No, non insulti, ci davano le botte ma non dicevano niente. Erano delle bestie, non c’è un motivo né niente”. La vittima-testimone ribadisce l’aggressione alle spalle: “Se Nicola si fosse girato probabilmente non sarebbe lì - dice l’amico, riferendosi alla rianimazione - si sarebbe potuto difendere, avrebbe avuto solo qualche botta”.
E’ clinicamente morto Nicola Tommasoli, il giovane ricoverato all’ospedale Borgo Trento di Verona dopo essere stato picchiato a sangue la notte del primo maggio. Alle 18 il collegio medico dell’ospedale ha concluso il periodo di osservazione per l’accertamento della morte. I genitori di Nicola hanno espresso il desiderio di donare organi e tessuti. Vincenzo Stingone, il questore di Verona, si è così espresso: “Il pestaggio non è avvenuto per motivi politici ma per motivi futili. Per quel che ne sappiamo fino adesso il motivo scatenante è stato proprio quella sigaretta negata ai cinque giovani ultras”.
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Bertinotti contestato a Torino
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Bertinotti contestato a Torino
di Giuseppe Iannozzi
C’è bagarre intorno alla Fiera del Libro di Torino che riceverà il suo battesimo l’8 Maggio 2008.
Le discussioni, ahinoi, sono iniziate già da qualche mese, da quando si è saputo che Israele sarebbe stato l’ospite d’onore. A molti l’idea di Israele alla Fiera del Libro in qualità di ospite d’onore non è andata proprio giù. Soprattutto la sinistra più radicale (sarebbe il caso di dire fanatica ) ha da subito osteggiato la Fiera invitando al boicottaggio, sparando senza mezzi termini contro Ernesto Ferrero e la Fiera di quest’anno. Molti intellettuali risentiti hanno deciso di non prender parte alla Fiera, una forma di protesta contro Israele, che però - è bene sottolinearlo - appare più che altro come una autocastrazione.
Gli attivisti del Forum Palestina non vanno tanto per il sottile e invitano caldamente Fausto Bertinotti a non partecipare alla Fiera del Libro di Torino: “E’ una inaccettabile provocazione. Almeno questa potrebbe risparmiarla ad un popolo della sinistra che ha contribuito a dissolvere”. A scatenare il putiferio è stata una intervista allo scrittore e psicanalista Massimo Fagioli sulle pagine de Il Riformista , in cui rivela che starebbe preparando un grande rientro pubblico per Fausto Bertinotti proprio alla Fiera del Libro di Torino per il prossimo 10 maggio. E’ in effetti un azzardo scevro di buon gusto, ma non per le ragioni portate avanti dalla sinistra più radicale: è un sacrosanto diritto di Bertinotti, come per qualsiasi libero cittadino, visitare la Fiera. Tuttavia andarci in veste di politico, il cui scopo precipuo è quello di rilanciare la propria immagine, è un’idea a dir poco infausta. Strumentalizzare la cultura a fini politici, questo è il serio e unico problema. Fausto Bertinotti , sino ad ora, non ha mostrato segno alcuno di cedimento: intende infatti partecipare alla Fiera per politicizzarla e far scaldare così gli animi più intransigenti con gli occhi foderati di prosciutto.
In ogni caso, l’edizione di quest’anno della Fiera del Libro di Torino è dedicata a Israele: solo per questo si è trovata al centro di numerosi appelli che chiedevano la revoca di questa decisione. Una feroce campagna di boicottaggio è già in atto da tempo, scrittori palestinesi, arabi e in parte (anche) israeliani, vorrebbe che Israele non ci fosse a Torino; a detta del Forum Palestina , la celebrazione dello stato d’Israele contribuisce attivamente al “politicidio della identità, della cultura e dei diritti del popolo palestinese”. Continua..
Padre Pio seppellito nel suo stesso vestiario
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Padre Pio seppellito nel suo stesso vestiario
esposto per la gioia della folla in diretta mondiale
Ed è subito bagno di fedeli e di curiosi
E’ durata un paio d’ore a San Giovanni Rotondo, davanti a 15mila fedeli, la cerimonia eucaristica presieduta dal cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della congregazione delle cause dei santi, in occasione dell’ostensione del corpo di Padre Pio. Un evento mondiale seguito in diretta anche da alcune televisioni straniere, ma anche preghiere lette in diverse lingue per i fedeli di tutte le origini.
Alla cerimonia è seguita l’esposizione delle spoglie del santo per la venerazione del popolino. Prima è stato il cardinale Saraiva Martins a sostare in preghiera per diversi minuti davanti ai resti di padre Pio, nella cripta del convento di Santa Maria delle Grazie. La salma del santo è poco visibile, a dire il vero è invisibile: il volto è difatti seppellito in una bella maschera di silicone e il corpo dal pesantissimo abito e dalle scarpe.
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I coglioni di Berlusconi!
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
I coglioni di Berlusconi!
Il Cavaliere, Silvio Berlusconi, leader Pdl, accusato di non avere grinta, d’aver perso smalto in questa campagna elettorale, ieri sera ha dimostrato a tutti, senz’ombra di dubbio, d’essere ancora quello d’un tempo, né migliore né peggiore. Ieri sera, a Chieti, il Cavaliere, rivolgendosi a un fan appostatosi sotto il palco ed evidentemente sovraeccitato, ha avuto parole severe che subito hanno ridotto al silenzio l’omarino su di giri: “Mi devi dire come fa uno che parla da dieci ore a concentrarsi se tu gli rompi i coglioni”. Il poveretto si è zittito, forse spaventato forse dispiaciuto, e si è fatto pecora senza però nemmeno più un belato in bocca. E così il Cavaliere ha potuto continuare il suo discorso, ma non prima d’un sonoro applauso da parte del pubblico.
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elezioni sì, elezioni no
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
elezioni sì, elezioni no
come castrarsi con le proprie mani
il 13 e il 14 aprile
Sono state invocate le elezioni anticipate a gran voce. Non era molto tempo fa, che il governo Prodi cadeva schiacciato dalla sua stessa incapacità.
All’inizio la sinistra sembrava che proprio non le volesse delle elezioni in aprile, ma poi sull’onda della commozione generale destra e sinistra si sono dette pronte ad andare alle urne, perché questo era il volere degli italiani, perché le elezioni anticipate erano un atto d’amore dei politici nei confronti degli italiani vessati da un futuro più che mai incerto.
C’è voluto davvero poco perché l’inchiesta Why Not venisse insabbiata. Subito Clemente Mastella, con voce contrita e arrabbiata, ha fatto sapere d’essere innocente proprio come lui andava sostenendo durante tutto il corso della seppur brevissima inchiesta, e senza pensarci su - con toni più che mai shakespeariani - ancor oggi chiede chi lo ripagherà per i danni venuti alla sua immagine e per quelli del suo partito. E’ di questi primi giorni d’aprile la notizia che Clemente Mastella esce dall’inchiesta: l’ex ministro esce definitivamente da Why not, pulito pulito. Coinvolto nell’autunno dello scorso anno, il primo giorno di aprile Clemente Mastella può dire addio a Why Not con un sorriso di rinnovata fiducia nella giustizia italiana. La posizione dell’ex ministro della Giustizia, infatti, è stata archiviata dal Gip di Catanzaro, Tiziana Macrì, che ha accolto in toto la richiesta avanzata il 4 marzo scorso dalla Procura generale del capoluogo calabrese. A chiedere l’archiviazione della posizione di Mastella era stato il procuratore generale di Catanzaro, Enzo Jannelli, insieme ai suoi due sostituti, Domenico De Lorenzo e Alfredo Garbati. “Il Gip ha accolto la richiesta di archiviazione perché mancavano assolutamente i presupposti per l’iscrizione e successivamente non sono sopravvenuti elementi nuovi. Al di là del merito del provvedimento e delle persone coinvolte siamo soddisfatti perché il giudice ha condiviso del tutto la nostra impostazione e le nostre conclusioni”, ha spiegato Jannelli. L’ex ministro alla Giustizia era finito nell’inchiesta Why Not a causa di presunti illeciti nell’utilizzo di fondi pubblici, per abuso d’ufficio in relazione ai suoi presunti rapporti con Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria anch’esso travolto dall’inchiesta.
Oggi è il secondo giorno di aprile e le elezioni promesse per il 13 e il 14 di aprile rischiano d’essere rimandate. “Sarebbe un dramma per il paese perdere ulteriore tempo”, ha commentato Silvio Berlusconi. “Faccio un appello alla Dc, affinché abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere altri giorni in più per la campagna elettorale”.
“Sono assolutamente contrario alla possibilità che si rinviino le elezioni che sarebbe per il nostro Paese un colpo di immagine gravissimo e, nella sostanza, una cosa inaccettabile - ha urlato spaventato Walter Veltroni - Ci manca solo che ci mettiamo a cambiare la data. Spero proprio che si riesca a risolvere il problema”.
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Fabio Della Seta. I silenzi di Joe. Portaparole edizioni
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
I silenzi di Joe
Fabio Della Seta
Chi è questo signore che Sam chiama, con triste affetto, Joe? Un nome. Il Nome. O un infinito grido in forma di perché? Sam s’interroga. Non può fare a meno d’interrogarsi. E’ un uomo, ha dei limiti, quelli d’ogni mortale: per quanto la sua coscienza gli dica, giorno dopo giorno, che durante la sua seppur breve vita, se paragonata a quella eterna di Dio, si è comportato nel miglior modo possibile, Sam ha dei dubbi, soprattutto su Dio, perché forse Dio un giorno sì e uno no ha giocato di sgambetto. Il dubbio - che è anche continuo interrogarsi - è che Dio abbia giocato con la sua vita e con quella dei suoi affetti, non intervenendo in suo favore quando sarebbe bastato davvero poco per evitare un dramma, spingendogli addirittura la faccia nel fango con la sua possente mano, giusto per vedere come Sam avrebbe reagito, se si sarebbe arreso soffocando o avrebbe tentato di rialzare il capo e maledirlo.
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Il Vasco Rossi che non vorrei
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il Vasco Rossi che non vorrei
Il Blasco nazionale rinnega sé stesso
Dopo Giovanni Lindo Ferretti, dopo il più internazionale e conosciuto Nick Cave, entrambi folgorati dalla luce, ci mancava sol più Vasco Rossi, il Blasco. Anche lui, oramai ben più che cinquantenne, ha visto la luce: «Non si può spingere solo l’acceleratore, bisogna anche frenare… ci si deve accontentare». La dichiarazione del Blasco non dovrebbe sconvolgere nessuno, nemmeno i fan di vecchia data, che oramai dovrebbero essersi abituati alle innumerevoli contraddizioni del Blasco nazionale, di uno che un giorno dice una cosa e quello appresso subito cambia le carte in tavola. Sia questo il motivo per cui non è mai riuscito a sfondare all’estero, a differenza di tanti altri suoi colleghi, più giovani anche? Uno dei tratti più marcati del Blasco è l’incoerenza, portata avanti nel corso degli anni con una certa sfacciataggine, che però piaceva agli italiani, allo zoccolo duro dei suoi ammiratori. Oggi anche Vasco Rossi non ne vuol più che sapere della “vita spericolata”: viviamo tempi bui in cui anche le canzonette s’inchinano a novanta gradi di fronte alla vecchiaia spacciata per (ri)scoperta spiritualità. Continua..
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Genna e Hitler: tutta colpa delle alette
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Genna e Hitler
Tutta colpa delle alette
“La parte dell’altro” di Eric-Emmanuel Schmitt è un CAPOLAVORO, e quei critici che non l’hanno tirato in ballo per parlare dell’”Hitler” di Giuseppe Genna, evidentemente, gli è sembrato del tutto assurdo paragonare, o anche solo tentare di paragonare, con o senza “se”, Schmitt a Genna. Per nostra somma fortuna, forse esiste ancora un minimo pudore tra le fila dell’intellighenzia italiana. E’ un forse piccino, ma in tempi di magra come questi non si buttano neanche gli avanzi!
Io non trovo sia invalidante che io non abbia letto il libro. L’ho già detto più e più volte: Genna stesso, per provocazione o chissà cos’altro, iniziò la storia delle recensioni dalle alette. Se lui può, posso anch’io. Chiaramente trattasi di una “mia” provocazione a una provocazione, in questi termini: cito Genna facendone un’autorità pur non apprezzandolo particolarmente, facendo uso del principio di autorità per giustificare il “mio” comportamento. Quindi, forse, posso criticare il libro non letto da un punto di vista privilegiato: quello delle alette che costituiscono vera e propria introduzione per chi si pone di fronte a un libro, per chi deve decidere se gli può interessare o meno.
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Voglio sposare un Berlusconi!
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Osservazioni impopolari
ma necessarie
Voglio sposare un Berlusconi
Giovane precaria: “Come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà nel mondo del lavoro?”
Silvio Berlusconi, leader del Pdl, durante la trasmissione Tg2 Punto di Vista: “Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun’altro che non avesse di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo”.
Da Bruxelles gli risponde Romano Prodi: “Credo che il problema sia serio, ho paura che diventi anche più serio per le difficoltà dell’economia mondiale che si sono sentite molto forti.”
Ci ho riflettuto su, ha ragione Lei, amatissimo signor Berlusconi: ho un gran bel sorriso anch’io, trentadue denti perfetti e non una carie e glielo posso assicurare da uomo a uomo, quindi mi consenta di far la corte a uno dei suoi figli, maschio o femmina che sia! Sono io uno di larghe vedute… cioè di grandi intese!
Grazie.
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José Luis Rodríguez Zapatero
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
José Luis Rodríguez Zapatero
Zapatero ha vinto. Ha vinto in maniera netta e si appresta a governare la Spagna per altri quattro anni. Tanto impegno nel sociale, in maniera concreta, per una società più egualitaria e giusta verso tutti i ceti: basti ricordare i risultati conseguiti in campo sociale, come il divorzio express, il matrimonio gay, la parità dei sessi e l’aiuto ai meno favoriti.
Zapatero: fatti e non chiacchiere. Continua..
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La lingua italiana, a rischio di contaminazioni?
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La lingua italiana
A rischio di contaminazioni?
And you, Do you (S)Peak english?
N.B.: Questo pezzo è stato scritto otto anni or sono, sul finire di un caldo giorno di giugno del 2000 d.C. Lo ripropongo qui, in quanto credo non sia più disponibile in Rete; ma soprattutto lo porto alla vostra attenzione perché i cambiamenti/inquinamenti linguistici sono oggi attuali quanto e più di ieri.
La lingua italiana è da tempo suscettibile a molteplici cambiamenti. Oggi come oggi non è più possibile parlare di una lingua dantesca o manzoniana per ovvie ragioni, che vanno ricercate nell’evoluzione comunicativa dei mass-media; basti pensare al gergo usato per Internet, al burocratese, al basic english, ecc. In nessuna regione d’Italia è più presente un vernacolo puro; quello che un tempo era il dialetto regionale è stato fortemente influenzato dallo slang, ovvero dal linguaggio dell’uomo di strada che, giorno dopo giorno, al mercato così come con gli amici e con gli affetti, parla una lingua che è in parte italiano e in parte dialetto, modi di dire e inglese italianizzato.
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Il mondo del lavoro sta cambiando
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Storie di Masche
Il mondo del lavoro sta cambiando *
Chi ancora pensa ingenuamente che oggi Torino sia la “capitale dell’automobile”, resterà deluso nell’apprendere che Torino è sol più un mito, una memoria d’altri tempi, memoria che morirà presto con gli ultimi grandi vecchi, quelli che videro i partigiani, l’esilio dei Savoia, coloro che diedero vita a figli per le catene di montaggio dell’industria automobilistica, figli oggi in pensione o già dimenticati in qualche loculo nostrano.
Torino ha preso lo stesso abbrivio caro a Milano e un po’ comune a tutte le città del Nord: l’impostazione lavorativa ricalca nettamente quella americana, impostazione che negli USA non ha trovato a suo tempo difficoltà ad attecchire, e, oggi, anche in Italia sembra esserci terreno ubertoso. La Fiat, ad esempio, che fino a vent’anni fa contava 115.000 unità lavorative (per la maggior parte operai), oggi ne conta più o meno 40.000; in un arco di tempo di 20 anni, il famoso marchio è stato capace di assumere licenziare e riciclare qualcosa come 220.000 unità lavorative. Torino città dell’automobile è ormai un mito relegato in un passato che si è fin troppo mitizzato quasi ad assurgerlo ad arcadia del lavoro, dell’occupazione. Continua..
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