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Minzolini il “direttorissimo” di Berlusconi. Nuovo scandalo e inchiesta per il premier

Minzolini il “direttorissimo”
di Berlusconi. Nuovo scandalo
e inchiesta per il premier

a cura di Iannozzi Giuseppe

Il Fatto Quotidiano parla di Silvio Berlusconi, del direttore del Tg1 Augusto Minzolini e del commissario dell’Authority Giancarlo Innocenzi: tutt’e tre sarebbero indagati dal pm Michele Ruggiero. Per tutt’e tre l’accusa è di concussione. Si parla di presunte pressioni del premier affinché si arrivasse alla chiusura di Annozero. Il Fatto parla di alcune intercettazioni della Guardia di Finanza di Bari dove Berlusconi si sfogherebbe con Berlusconi e MinzoliniMinzolini, chiamandolo “direttorissimo”. Secondo Il Fatto il premier al telefono avrebbe fatto pressioni affinché Annozero, Ballarò e Parla con me, tre trasmissioni fortemente odiate dal Cavaliere, chiudessero i battenti. Minzolini nelle intercettazioni rassicurerebbe Berlusconi su alcuni servizi del Tg1.

Antonio Di Pietro dell’Italia dei Valori: “Abbiamo presentato un’interrogazione urgente rivolta al premier per chiedergli con quale diritto si è arrogato il potere di condizionare un organo di controllo come l’Agcom chiedendo la chiusura di Annozero. Il responsabile dell’Agcom Innocenzi deve dimettersi ed essere cacciato a calci nel sedere, così come il direttore del Tg1 Minzolini”. In una nota il presidente dei deputati Idv, Massimo Donadi: “Le pressioni di Berlusconi sull’Agcom sono la prova che siamo al regime, al fascismo mediatico. Le forze democratiche di questo Paese devono reagire con durezza e determinazione a questo tentativo di piegare l’opinione pubblica con una finta informazione”.
Il presidente del Pd Rosy Bindi: “Solo nell’Italia prigioniera dell’invasivo conflitto d’interessi di Berlusconi si può leggere una storia come quella che ha raccontato Il Fatto quotidiano. Si conosceva l’insofferenza del premier al pluralismo delle idee e alla libera informazione. Ne abbiamo visti tanti frutti amari, dall’editto bulgaro fino all’ultimo blitz sulla ‘impar condicio’. Stavolta emerge la vergogna di pesanti e plateali condizionamenti condotti in prima persona dal capo del governo, proprietario della più importante azienda privata di comunicazione del Paese, a danno di trasmissioni del servizio pubblico come Annozero. Anche così si delegittimano le istituzioni. E’ intollerabile servirsi di chi dovrebbe svolgere una funzione terza, di vigilanza sull’equilibrio e la correttezza del sistema delle comunicazioni, per mettere la mordacchia all’informazione più scomoda e più seguita delle reti Rai”.
Minzolini fa il sordo: “Non so di cosa si parla, non ho ricevuto nessun avviso di garanzia. E quale è il reato? Berlusconi? Mi avrà telefonato due o tre volte, non di più. E comunque quanto Casini e gli altri… Siamo alla follia, credo di essere la persona più cristallina del mondo, quello che penso lo dico in tv”. Il commissario dell’Autorità per le comunicazioni Giancarlo Innocenzi irato avrebbe già dato istruzioni “all’avvocato Marcello Melandri per predisporre denunce e querele necessarie a tutelare la verità dei fatti e la mia onorabilità”. Sempre Innocenzi sottolinea “l’illiceità della pubblicazione delle intercettazioni che lo riguardano”.
Il Presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, in una nota dichiara che “l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è indipendente e autonoma e non ha mai esercitato censura preventiva. In tutte le occasioni nelle quali è stata chiamata in causa, a vario titolo, l’Agcom ha sempre risposto in modo univoco: ‘L’Autorità non esercita censure preventive perché contrarie all’art. 21 della Costituzione, rispetta la libertà dei giornalisti, tutela il pluralismo dell’informazione’. L’Autorità parla attraverso i propri atti; e questi atti dimostrano inequivocabilmente la sua indipendenza e autonomia di giudizio. Anche in relazione alle regole da osservare nel periodo elettorale in materia d’informazione e di comunicazione politica l’Autorità non ha mancato di dare nelle sedi competenti il suo istituzionale contributo al chiarimento dei termini della questione”.
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I Berlusconidi, tipici esemplari del Popolo delle Libertà

I Berlusconidi, tipici esemplari
del Popolo delle Libertà

I Berlusconidi, tipici esemplari del Popolo delle Libertà, riconoscibili dal naso lungo lungo,  vanno avanti a colpi di menzogne mediatiche. Mills sarebbe stato assolto. Sbagliato. Ma così recitano il Tg1 e i vari quotIndiani lecchini.  Allora facciamo un pò d’ordine chiarendo  i precedenti cardine di questo premeditato epilogo processuale. Nel merito, cioè nei fatti, Mills è stato ritenuto colpevole del reato di corruzione e infatti condannato a risarcire i danni alla Presidenza del Consiglio che, ironia della sorte,  è ora rappresentata da Berlusconi, ma allora  da Prodi.  Nella forma, cioè per norma giuridica, invece, il processo è stato chiuso per avvenuta prescrizione. Non perchè il fatto non sussiste. E’ chiara la differenza? Ma perchè è andata così? Guardate prima le date della carriera politica del premier:

Da uomo politico siede alla Camera dei Deputati dal 1994, anno della sua prima elezione. Ha ottenuto quattro mandati da presidente del Consiglio: il primo nella XII legislatura (1994), due consecutivi nella XIV (2001-2005 e 2005-2006); infine, l’attuale, nella XVI (2008). Complessivamente Silvio Berlusconi detiene il record di durata in carica come capo di governo dell’Italia repubblicana e ha presieduto il gabinetto di governo più longevo della Repubblica Italiana (Berlusconi II). Silvio Berlusconi è stato imputato in oltre venti procedimenti giudiziari, nessuno dei quali si è concluso con una sentenza definitiva di condanna, per via di assoluzioni, prescrizioni e depenalizzazioni del reato.

Punto primo: consideriamo l’anno in cui è stata modificata la Legge sulla prescrizione, ex Cirelli. Anno 2005. E chi era in carica in quel periodo? Ma sempre lui: il prestigiatore delle colombelle diddielle. In pratica questa legge va ad accorciare i tempi, nel caso specifico del reato per  corruzione, da 15 a 10 anni. Ma toh, ma guarda un pò!  I processi Fininvest-Gdf e All Iberian erano per caso antecedenti quella data? Ma certo che sì.  Anche se la Menzogna in personam ha spacciato ben altro:
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Morgan da Santoro con Celentano finalmente canta la sua canzone in Rai

Morgan da Santoro con Celentano
finalmente canta la sua canzone in Rai

di Iannozzi Giuseppe

Celentano, Adriano Celentano telefona in diretta ad Annozero e prende le difese di Morgan: “Prima di tutto complimenti per la trasmissione, meglio dei Raccomandati. Certo che è una serata pacata. Forse la droga calma un po’. Dopo che Filiberto ha partecipato a Sanremo è chiaro che per essere ammessi al Festival non c’è bisogno di essere dei cantanti. Quindi ci possono andare tutti, tranne quelli che fumano e ovviamente anche i tabaccai. Le sigarette fanno venire il cancro, ma anche le polveri sottili. Così ho saputo, voci di corridoio, che l’anno prossimo al Festival non ci sarà nessuno. Anzi Masi (Mauro, direttore generale della Rai, ndr) e Mazza (Mauro, direttore di Raiuno, ndr) preparano un decreto: esclusi tutti quelli che hanno l’automobile… Con Morgan la Rai è stata anche troppo buona. Credevo che lo fucilassero. Bisogna fare una distinzione fra ciò che fa bene e ciò che fa male. Ma non c’è nulla che faccia bene. Allora cerchiamo il male minore. Uniamoci tutti, politici, uomini di spettacolo, veline e Pupo. Siamo tutti colpevoli. E Sanremo non si farà più».
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Fini dà ragione ai magistrati e non a Berlusconi

Fini dà ragione ai magistrati e non a Berlusconi

a cura di Iannozzi Giuseppe

“No, i magistrati non si devono vergognare.” Gianfranco Fini prende le distanze da Silvio Berlusconi, che in questi anni non ha mai mancato di attaccare la magistratura.

FiniIl presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervistato al Caffè della Versiliana, ha spiegato: “Il capo del governo è notorio che usa espressioni molto dirette perché ritiene di essere al centro di un particolare accanimento da parte di alcune Procure. Ma al netto di questa espressione, che lascia il tempo che trova, il compito della politica è quello di riformare la cosa pubblica e quindi di garantire che ci sia una giustizia in tempi brevi e certi ma anche che ci sia una giustizia autenticamente giusta, basata su quell’equilibrio necessario che oggi molte volte non c’è… Spero che finita la consultazione elettorale di marzo, che è importantissima, si parta finalmente con un disegno di riforma della Costituzione, partendo da ciò che si può fare con una larga condivisione”.

E’ parere del presidente della Camera Fini che sia possibile utilizzare parte del 2010 e i susseguenti anni 2011-2012, affinché si realizzino riforme istituzionali che maggioranza e opposizione possano condividere, come quelle che prevedono la nascita di un Senato federale e la riduzione del numero dei parlamentari. “Continuo ad essere ottimista, è arrivato il momento di fare le riforme”.
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Berlusconi e il cavallo di Troia, come Caligola con il cavallo senatore

Berlusconi e il cavallo di Troia,
come Caligola con il cavallo senatore

di Iannozzi Giuseppe

Berlusconi ha pronto il piano, l’uscita di sicurezza per quando il suo governo finirà affogato nel fango: auto-eleggersi senatore a vita. Se questo incubo si concretizzerà, Berlusconi, poco ma sicuro, non ce lo leviamo più dai coglioni; e i coglioni sono almeno una buona metà di onesti italiani, quelli invisi all’attuale premier e che lui in campagna elettorale davanti alla platea di Confcommercio ha osato definire proprio così, coglioni. “Voto alla sinistra? Non ci sono tutti questi coglioni”: così ebbe modo di dire, tranne poi tentare di correggersi sostituendo coglioni con masochisti, bacchettando la stampa perché a suo modo di vedere essa avrebbe travisato le sue parole. Correva l’annus domini 2006 e si era in aprile.
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Bersani nel 1966 spalava il fango a Firenze, ma di Bertolaso nessuna notizia

Bersani angelo del fango nel 66 a Firenze,

Bertolaso invece coccolato dall’editoriale di Minzolini

di Iannozzi Giuseppe

1966: a Firenze ci fu l’alluvione. 44 anni fa il giovanissimo Pier Luigi Bersani è uno dei tanti volontari a spalare in mezzo al fango. I giovani idealisti di allora vennero poi ribattezzati “angeli del fango”.

Oggi 19 febbraio 2010, dopo l’attacco di Bertolaso, che nel corso di un’intervista apparsa sulla berlusconiana rivista Panorama sputa senza ritegno alcuno contro Bersani in questi termini, “se arriva un terremoto chi spala? Bersani?”, oggi, con signorile pacatezza, Bersani replica al capo della Protezione Civile: “A Bertolaso consiglierei un po’ più di umiltà, meno arroganza e di volare un po’ più basso, perché con me capita male: io a quindici anni spalavo a Firenze, non so lui cosa facesse”. E su Flickr mette online la foto che qualcuno gli scattò 44 anni fa. Un giovane, uno dei tanti volontari, in mezzo al fango e a tanti altri come lui, tutti volenterosi, tutti desiderosi di aiutare la gente, Firenze, con i fatti e non con le parole. Grazie a quei ragazzi che nel 1966 s’immersero nel fango, oggi Firenze ha ancora le sue opere d’arte e i suoi libri, che altrimenti sarebbero andati perduti per sempre.
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Truman Capote – A sangue freddo

A sangue freddoTRUMAN CAPOTE

A SANGUE FREDDO


Titolo: A sangue freddo
Autore: Capote Truman
Traduttore
: Dettore M.
Editore: Garzanti Libri
Prezzo: € 16.00
Collana: Nuova biblioteca Garzanti
Data di Pubblicazione: 2005
ISBN: 8811683114
ISBN-13: 9788811683117
Pagine: 391

A cura di Anifares

Dewey si era immaginato che con la morte di Smith e Hickock avrebbe provato una sensazione di completamento, di liberazione, un’opera compiuta secondo giustizia. Si scoprì invece a ricordare un episodio di quasi un anno prima, un incontro casuale nel cimitero Valley View, che, in retrospettiva, aveva praticamente concluso, per lui, il caso Clutter
A sangue freddo” di Truman Capote fa parte di quei libri che movimentano la vita o meglio i neuroni. Inizi a leggere e bang! Il gioco è fatto, rimani incollato. Stai fermo nel traffico e tu pensi al libro, stai parlando con un amico e tu pensi al libro, stai in coda del supermercato e tu pensi al libro (finito in 4 giorni). Esiste solo il libro. Non vedi l’ora di tornare a casa per leggerlo ma la cosa bella e che tu del libro già sai tutto, sai la storia, sai chi muore, sai chi sono gli assassini e, cosa più importante, sai la fine. Allora che cos’è che ti conquista? Lo stile di Capote? Certo. L’argomento? Si. La curiosità? Bingo! “Era la prima volta che al pubblico veniva concesso di visitare la tenuta dei Clutter dopo la scoperta dell’eccidio, circostanza che spiegava la presenza di quell’immensa accolta: quelli venuti per curiosità”. Credo che sia proprio la curiosità insieme a quello andare a fondo di Capote con quello stile pulito e freddo, il non rimanere sulla superficie è quello che ti fa incollare al libro.
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Craxi in Senato diventa un santo. Il miracolo di Napolitano e Berlusconi

Craxi in Senato diventa un santo
Il miracolo di Napolitano e Berlusconi

a cura di Iannozzi Giuseppe

«Craxi era un uomo che sapeva decidere e con il suo governo, eccezionale già per la sua durata, dal 1983 al 1987, seppe restituire centralità e autorevolezza a Palazzo Chigi. Ruppe le gabbie del consociativismo. Il famoso decreto di S. Valentino del 14 febbraio 1984 aprì la via a una vera politica dei redditi. Gli anni trascorsi ci consentono un giudizio storico più sereno e obiettivo. A ciascuno di noi il compito di riflettere su Craxi e su una stagione drammatica. Per lui non ci furono sconti, ha pagato più di ogni altro colpe che erano dell’intero sistema politico dell’epoca. Fu una vittima sacrificale». Così il presidente del Senato Renato Schifani. Ma ce n’è ancora, purtroppo per noi: «Craxi per la sua cultura non concepiva la politica al di fuori dei partiti e, pur avendo più di ogni altro compreso le fragilità e la necessità di una riforma del sistema, ad esso rimase fino all’ultimo fedele… quel famoso intervento pronunciato da Craxi il 2 luglio 1992 alla Camera fu un forte richiamo alla responsabilità collettiva di tutti gli attori del sistema politico di allora di fronte alla crisi morale, istituzionale ed economica che toccava in quei giorni il suo momento più alto. Una crisi legata anche a fenomeni diffusi di corruzione della vita pubblica e che, come si vide negli anni seguenti, chiuse l’esperienza della “Repubblica dei partiti”, segnandone la fine. Una crisi che vide offerta, da un ceto politico intimorito ed esausto, come “vittima sacrificale”, la figura dello statista che qui oggi ricordiamo. E da qui l’aggressione (non solo morale), il processo, la condanna, la forte determinazione a trascorrere gli ultimi anni di vita all’estero e la morte che lo colse in terra straniera. Ritengo che gli anni trascorsi ci consentano di esprimere oggi quel giudizio storico più sereno e obiettivo che quei momenti drammatici ormai lontani non consentirono di dare.
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Alì Agca dichiara la fine del mondo. Il terrorista che sparò a Wojtyla è libero

Alì Agca dichiara la fine del mondo
Il terrorista che sparò a Wojtyla è libero

di Iannozzi Giuseppe

Mehmet Alì Agca, soprannominato il Lupo grigio turco, è tornato in libertà. Il 13 maggio 1981 sparò a Papa Giovanni Paolo II in piazza San Pietro ferendolo. Alì Agca era allora poco più d’un ragazzo. Per lui una condanna esemplare, 29 anni di carcere. Oggi Alì Agca è libero. O quasi. Nel 2000 era stato estradato dall’Italia in Turchia, dove ha finito di scontare la sua pena.
Al momento del suo rilascio Alì Agca, tramite il suo avvocato, ha fatto sapere che lui sa qual è la data della fine del mondo e, com’è ovvio sospettare, non ha dimenticato di ricordare al mondo intero che lui il Lupo grigio è in realtà Gesù Cristo.

Alì AgcaAlì Agca ha lasciato la prigione di Sincan, alla periferia di Ankara, uscendo però da una uscita secondaria: un po’ tanto umiliante per uno che dice di essere la reincarnazione di Cristo. In ogni caso l’avvocato di Alì Agca ha riferito ai mass media che il suo cliente è stato subito tradotto in un centro di reclutamento dell’esercito, affinché le autorità preposte giudichino la sua posizione nei confronti degli obblighi di leva. Stando a quanto riferito dall’emittente Ntv, Alì Agca dovrebbe essere presto tradotto presso l’ospedale Gara di Istanbul per essere sottoposto ad alcuni test psichiatrici, affinché si possa giudicarlo in maniera definitiva “non atto alla leva per gravi turbe antisociali della personalità”. Se i nuovi test giudicheranno il Lupo grigio un antisociale, per Alì sarebbe la seconda volta: già nel 2006, a seguito di un errore nel calcolo di uno sconto di pena concesso da una amnistia, Alì fu scarcerato per un breve periodo e costretto a subire i test psichiatrici. Oggi si tratta di confermare o meno la gravità della sua situazione mentale.

Una volta fuori Alì Agca ha dichiarato al mondo intero di essere Gesù Cristo e che la fine del mondo è vicina. Per rendersi conto che Cristo non è basta guardarlo in faccia. Per sapere che il mondo sta vivendo un collasso sociale e politico di portata immane è purtroppo sufficiente aprire un qualsiasi giornale che non sia Playboy.
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Tiziano Scarpa vince il LXIII Strega soltanto per perdere la prova più difficile: non vende e non incontra il favore dei lettori

Tiziano Scarpa vince il LXIII Strega soltanto
per perdere la prova più difficile:
non vende e non incontra il favore dei lettori

di Iannozzi Giuseppe

ScarpaE’ iniziato il giro di lamentazioni di Tiziano Scarpa, che si dice abbia vinto per chissà quali meriti la LXIII edizione del premio Strega con Stabat Mater. Il libro pubblicato – difficile se non impossibile dirlo “romanzo” – da Einaudi, nonostante la bandella rossa premio Strega 2009 che lo annuncia al pubblico non vende. O meglio, vende ma poco e con risultati critici tutt’altro che incoraggianti. Le passate edizioni del premio Strega hanno visto vincitori due giovani, Paolo Giordano con La solitudine dei numeri primi e Niccolò Ammaniti con Come Dio comanda: entrambi pubblicati da Mondadori, ancora oggi vendono. Sia chiaro, non sono capolavori, il primo è un romanzetto lineare fintamente à la David Foster Wallace, il secondo è un thriller scritto adoprando uno stile ridotto all’osso. Due storie lineari, senza pretese, che il pubblico ha accettato senza batter ciglio: due prodotti commerciali, lontanissimi dalla Letteratura che sapevano fare Cesare Pavese e Primo Levi, o che oggi fa Sebastiano Vassalli e pochi altri.

Stabat Mater di Scarpa non raccoglie consensi. Se si escludono gli amici dello scrittore, e il pubblico che fesso non è si esprime con questi toni:

a. A volte mi chiedo come mai chi scrive ignori così spudoratamente colui che poi dovrà leggere. Quanto mi piacciono gli scrittori che sanno raccontare le storie rispettando il lettore con i tempi, la cronologia degli eventi, la limpidezza della sintassi. Senza sfoggiare creatività, cultura, doti linguistiche. L’ho letto prima dello Strega e mi era parso un delirio… oggi, dopo il prestigioso premio, metto pure in discussione la mia capacità di leggere. In ogni caso il mio voto resta basso. Un libro può essere vuoto, ma deve almeno farsi leggere.” [ Manu ]

b. Leggendo questo libro mi è venuto in mente “Storia di una capinera”, anche se non ne regge il confronto: lì totale partecipazione, qui distacco assoluto. La storia non è riuscita a coinvolgermi: tre quarti di libro insistono sempre sugli stessi argomenti ed è difficile riuscire ad attribuirli ad una ragazzina, l’ultimo quarto accenna solo superficialmente al rapporto con Antonio Vivaldi. Il finale, che arriva troppo presto, non l’ho trovato coerente con la personalità della protagonista. Un vero peccato perché dalla recensione della quarta di copertina mi aspettavo molto di più da questo libro.” [ Maria ]

c. Questo raccontino “accademico” di TS. è la dimostrazione che molti scrittori (ormai con un nome) producono cose, ricercano una scrittura abbastanza furba, tirano fuori qualche vecchia leggenda, mettono un nome importante “Vivaldi”. E in quattro e quattro otto, il ROMANZO/raccontino nero è fatto. E io lo ho comprato, l’ho letto malvolentieri eppure ci ho impiegato mezzo pomeriggio. La letteratura italiana continua su questa strada truffaldina (case editrici e critica d’accordo) con alcune eccezioni, così come nel cinema, del resto, si salva perché in questo Paese non si legge, non si pensa molto, non si usa fare confronti. Tutti contenti di un’autarchia stanca, furba e noiosa. [ Camilla ]

d. Mai nessun libro mi ha messo di così cattivo umore come questo!!! Il monologo interiore di un’orfana sedicenne, relegata e segnata dall’abbandono e dalla solitudine, si dipana per ben 134 pagine senza alcuna suddivisione in capitoli. Angosciante il contenuto; plumbea l’atmosfera; disgustosamente macabre ed orripilanti alcune scene (il parto equiparato alla defecazione; l’annegamento dei micini appena nati; l’agnello sgozzato); ripetitivo in alcune parti lo stile; spiacevoli alcune incongruenze storiche (invero ammesse dallo stesso autore nella Nota finale). Insopportabili al limite dell’incomprensione gli scambi di battute tra la protagonista e la sua amica immaginaria dai capelli di serpente (personificazione della morte) che vengono inseriti ex abrupto nel corso della narrazione. Per carità, non regalatelo per nessuna occasione, a meno che non vogliate rattristare qualcuno che non vi sta troppo simpatico!!! – [ Giovanna ]
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Abba, Abdul Guibre, ammazzato a sprangate. Per gli assassini 15 anni di carcere appena.

Abdul Guibre “Abba” lo hanno ammazzato
Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio
Per i due assassini 15 anni di carcere
Ma meritavano l’ergastolo senza se e ma

di Iannozzi Giuseppe

Abba, AbdulQuanto vale la vita di un ragazzo di 19 anni? una vita spezzata a suon di calci pugni e sprangate? Appena 15 anni di carcere. Abba lo hanno ammazzato Fausto e Daniele Cristofoli, due baristi, padre e figlio di 51 e 31 anni. Lo hanno ammazzato con cieca furia, a colpi di spranga, perché aveva rubato un misero pacchetto di biscotti. La vita del 19enne Abdul Guibre si è arrestata il 14 settembre 2008 in via Zuretti, a Milano, sotto i colpi incessanti di spranga di due assassini. Oggi Fausto e Daniele Cristofoli prendono 15 anni di galera, che si sospetta verranno presto dimezzati, come spesso accade in simili casi qui in Italia, dove legge e giustizia valgono meno di due baiocchi bucati. I due sono stati condannati per concorso in omicidio volontario aggravato da motivi abbietti e futili. Il pm Roberta Brera aveva chiesto per entrambi 16 anni e 8 mesi. Il processo si è svolto con rito abbreviato – che dà diritto allo sconto di un terzo della pena, che per questo reato va dai 21 ai 24 anni – davanti al gup Nicola Clivio, che ha accolto l’impianto accusatorio del pm e ha concesso ai due baristi soltanto le attenuanti generiche e un piccolo sconto, oltre a quello previsto dal rito abbreviato, per il buon atteggiamento processuale e l’offerta di risarcimento, peraltro rifiutata dai familiari di Abba.

«E’ stata fatta giustizia, ma solo in parte, perché la pena poteva e doveva essere più alta – ha detto Hassane Guibre, padre del giovane ucciso -. Dei soldi non mi importa, non penso al risarcimento che non mi restituisce mio figlio, ma al mio dolore». Il giudice aveva fissato un risarcimento pari a 100mila Euro per i genitori di Abdul (detto Abba), cittadino italiano figlio di immigrati del Burkina Faso, e di 25mila euro per ognuna delle sorelle. La famiglia di Abdul ha rifiutato la magra offerta, che non restituisce la vita a nessuno. In ogni caso i legali della famiglia Guibre hanna chiesto 900mila Euro di risarcimento.

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Le ossessioni private di Ballard. Lo scrittore Martin Amis ricorda l’amico e collega scomparso

Lo scrittore Martin Amis ricorda l’amico e collega scomparso

Le ossessioni private di Ballard

Era assediato da fantasie belliche e tecnologiche
Ma la sua villetta e una Ford rossa lo rendevano felice

Fonte: Corriere della Sera.it

La mostra delle atrocità - Ballard - ed. FeltrinelliIl mio primo incontro con J. G. Ballard risale agli an­ni dell’adolescenza. Era amico di mio padre e fu mio padre a incoraggiarlo ai suoi esordi letterari, definendo­lo «l’astro della fantascienza post-bellica». Ballard era un uo­mo affascinante, con un viso pieno ed espressivo e uno sguardo intenso, e parlava in tono graffian­te accentuato da marcate cadenze, ma non di sar­casmo si trattava, bensì di fervore. L’amicizia tra i due non sopravvisse all’interesse crescente di Bal­lard per lo sperimentalismo, che mio padre defi­niva un modo per «rincoglionire il lettore». Tut­tavia, il piacere di incontrare Jim in seguito non venne mai meno. Era un uomo di eccezionale simpatia e affabilità, nonostante l’incredibile biz­zarria della sua immaginazione.

Immaginazione che era stata plasmata dalle esperienze belliche a Shanghai, quando fu inter­nato in un campo di prigionia giapponese. Al­l’epoca aveva tredici anni e si adattò alla vita del campo come «a una gigantesca famiglia di strac­cioni ». Alla sua formazione non contribuì unica­mente la vita di prigionia, bensì soprattutto lo scarso valore attribuito alla vita umana, di cui vi­de testimonianze in tutta la sua infanzia. Mi rac­contò di aver assistito, a cinque metri di distan­za, al massacro di alcuni cinesi a bastonate, e ogni mattina, quando veniva condotto a scuola in una limousine americana, vedeva le strade riempirsi di nuovi cadaveri. Poi arrivarono i giap­ponesi. Diceva Ballard: «I popoli democratici non hanno idea della quotidiana brutalità che re­gna in alcuni Paesi orientali. No, non ne hanno la più pallida idea. E forse è meglio così».
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Berlusconi sottomesso da Umberto Bossi

Berlusconi sottomesso
da Umberto Bossi

di Iannozzi Giuseppe

Berlusconi succube di Bossi. Chi dei due porta i pantaloni?
Il Senatur Umberto Bossi ovviamente, perché lui ce l’ha duro!

Berlusconi in un primo momento, “voto sì al referendum”: adesso ha cambiato sonata, “non darò alcun sostegno alla consultazione”. Il referendum punta difatti al bipartitismo e schiafferebbe la Lega Nord in un angolino, dove conterebbe poco più di niente. Questo il motivo interessato del Premier, come sempre del resto. Ma Gianfranco Fini mette i bastoni fra le ruote del Carroccio: “Andrò a votare con convinzione e spero lo facciano pure gli italiani”.
I rapporti fra Berlusconi e An non sono idilliaci: tutto cominciò non molto tempo fa a causa di Noemi Letizia, e forse ancor prima, fatto sta che Fini si sente tradito da Silvio il quale gli preferisce il Senatur padano votato agli dèi celtici.
Cosa non farebbe Berlusconi per il Senatur!
“La riforma della legge elettorale deve essere conseguente a quelle sul bicameralismo perfetto. Pertanto, non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum del 21″.

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Mentana non farà più Matrix ma continua il diverbio con Mediaset

Enrico Mentana fuori da Mediaset
Ma Matrix andrà avanti lo stesso
Che cosa pretende veramente Chicco?

di Iannozzi Giuseppe

Enrico Mentana si sfoga in una lettera inviata al direttore di Libero Vittorio Feltri, uno dei più accesi sostenitori del giornalista ex conduttore di Matrix: “Se Mediaset vuol cacciarmi comunque, che lo faccia: basta che non si nasconda dietro i cavilli”. Lo sfogo di Mentana farebbe dunque una dietrologia obbligata su il “come sono andate davvero le cose” e su il come le ha vissute lui “in prima persona”. Nella lettera, Chicco spiega che la sera della morte di Eluana non chiese lo spostamento in prime time di Matrix al posto del Grande Fratello ma che fece tre proposte: “Aprire nel programma (il Grande Fratello, ndr) una o due finestre del Tg5; oppure inserire attorno alle 22 dieci minuti di Matrix; o infine chiudere il Grande Fratello non alle 24, com’era previsto, ma un’ora prima, così da trasmettere una puntata di Matrix in grado di essere seguita da un pubblico meno sparuto”. Tutt’e tre le proposte furono bocciate, da qui le dimissioni.
Mentre Mentana litigava con Mediaset, su Rete4 Emilio Fede conduceva una fin troppo larga finestra sulla dipartita di Eluana. Un non-stop morboso intorno alla sofferenza, alle recriminazioni politiche e sociali, che ha tradito il silenzio invocato dalla famiglia Englaro. Emilio Fede, al pari di altri suoi colleghi statalizzati e non, ha portato in prima serata la morte spettacolarizzata e sottomessa alle logiche dei palinsesti televisivi nelle case degli italiani, trasformando Eluana in una sorta di vittima, uccisa dall’ottusità della legge italiana.
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Albano: essere gay è una imperfezione

Albano Carrisi e Povia insieme
per offendere la comunità gay

Ma c’è il fondato sospetto che si siano castrati da soli

di Iannozzi Giuseppe

Dopo Povia ci mancava soltanto più l’Albano nazionale, cioè Albano Carrisi ad alimentare polemiche per quella che si annuncia essere la più squallida edizione della storia del festival di Sanremo.
Ad Albano su Vanity Fair viene chiesto: «Se uno dei suoi figli fosse stato gay, lei come si sarebbe comportato?»
E lui: «Come padre, mi avrebbe sicuramente dato fastidio avere un figlio, o una figlia, che non appartiene al suo sesso. Però bisogna fare i conti con la natura, e la natura, a volte, gioca strani scherzi. Quindi, se uno – o una – si interroga a fondo, e ha voglia di guarire da questa “imperfezione”, fa bene. Se non ha voglia, o non può, perché la natura lo ha costruito così, che cosa puoi dire?».
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Il giorno della memoria, di Renzo Montagnoli

il-giorno-della-memoria

Il giorno della memoria

di Renzo Montagnoli

Oggi, 27 gennaio, è il giorno della memoria, ricorrenza introdotta dal nostro paese con una legge del 2000 in adesione a una proposta internazionale volta a ricordare le vittime del nazismo e del fascismo, con particolare riguardo a coloro che furono eliminati sistematicamente solo per il fatto di appartenere a una razza, oppure di avere un diverso credo religioso o un orientamelo sessuale particolare.

Infatti, nel corso della seconda guerra mondiale, ma anche negli anni immediatamente precedenti, la Germania adottò un piano volto a sopprimere ebrei, omosessuali, zingari, testimoni di Geova, Pentecostali, Untermenschen (cioè sottouomini, come venivano considerati i russi). Nel girone infernale rientrarono anche i disabili e i dissidenti politici.§
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Gomorra: Giovanni Venosa è il terzo arrestato; la pellicola di Matteo Garrone girata con dei camorristi!

Gomorra: Giovanni Venosa è il terzo arrestato
La pellicola di Matteo Garrone girata con dei camorristi!

E’ auspicabile che il film venga ritirato dagli Oscar del 22 febbraio 2009

di Giuseppe Iannozzi

Tra un pezzo di carbone e un altro apprendo che Giovanni Venosa, attore nel film Gomorra tratto dal romanzo di Roberto Saviano, è finito in carcere. E’ il terzo attore di Gomorra in manette. Accidenti che bel film! Pare che abbiano utilizzato dei camorristi veri per girarlo: volevano forse che il realismo della pellicola fosse più che mai esplicito, anche al di fuori delle sale di proiezione? Se così fosse – perché a un certo punto è lecito anche il sospetto più spietato -, ci sono riusciti perfettamente.

Gomorra dovrebbe essere il simbolo italiano alla lotta contro la Camorra, contro il malaffare: però così non è. Da quanto si apprende, sono ben tre gli attori finiti in manette e non per aver prodotto qualche spacconata da divi in odor di Oscar. Il film doveva essere tra le altre cose un simbolo anti-camorra: peccato che sia stato girato con dei poco di buono. Il film di Matteo Garrone, tratto dal controverso romanzo di Roberto Saviano, si candida a essere uno dei film più ambigui mai prodotti e usciti nelle sale italiane, tanto più che la pellicola ha fatto razzia di premi agli Oscar europei: ci si chiede ora con quali credenziali!
Dopo tre arresti, dopo tre figure ben più che meschine, forse sarebbe il caso di restituire gli Oscar ricevuti, anche se è oramai troppo tardi per tentare di salvare la faccia dell’Italia e degli italiani onesti.
Giovanni Venosa nel film è un capo zona che condanna a morte due ragazzini che si erano messi in testa di diventare camorristi senza prendere ordini da lui: “Qui ci sono troppe tarantelle, qui comando io”. Oggi l’attore è accusato di estorsione proprio nella terra dei Casalesi, a Casal di Principe. Già due mesi or sono Giovanni Venosa era finito in manette dopo un’irruzione dei carabinieri nella sua abitazione: alcuni pentiti l’avevano accusato di spaccio. Indagato come delinquente abituale, ci si limitò, purtroppo e chissà come mai, a comminargli soltanto due anni di casa lavoro, a Modena. E arriva così subito subito una licenza premio: Venosa torna nel Casertano e comincia/torna a chiedere il pizzo. Venosa non chiedeva il pizzo da solo: insieme a un altro pregiudicato, con numerosi precedenti penali, Venosa aveva messo su una vera e propria attività di estorsione con il fine di costringere in ginocchio i commercianti della zona, costretti a versare la rata di Natale per le casse del clan.
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Scrittori fannulloni e piagnoni urlano in rete: “Siamo i Fangio della cultura che non paga”

Scrittori fannulloni e piagnoni urlano in rete:
“Siamo i Fangio della cultura che non paga”

di Iannozzi Giuseppe

Alcuni scrittori pretenderebbero d’essere stipendiati. Non si è ancora ben capito da chi, se dallo Stato, se da enti privati, se da entrambi….

In pratica la richiesta avanzata sembrerebbe quella che lo scrittore, o sédicente tale, oggi libero professionista, venga statalizzato e quindi pagato mensilmente dallo Stato italiano.

Che cosa chiede questo gruppuscolo di scrittori?

Non si è ben capito. Non c’è chiarezza in merito. Parrebbe che la richiesta sia: un minimo tabellare, uno stipendio simbolico garantito a vita, ogni 27 del mese.

E io non sono d’accordo.

O meglio, sono d’accordo ma solo a certe condizioni: che uno scrittore abbia venduto almeno almeno 200.000 copie per ogni titolo e che abbia pubblicato non meno di 4 titoli in edizione paperback. In pratica, dopo aver raggiunte le 800.000 copie in paperback (prezzo di copertina non superiore ai 10 € a copia) si potrebbe anche pensare di passargli uno stipendio simbolico per meriti letterari nella misura di 400/500 € mensili. Se uno scrittore, sia esso esordiente o meno, dovesse vendere già con il primo libro in paperback più di 800.000 copie avrebbe comunque diritto allo stipendio simbolico – previa approvazione da parte di una apposita Commissione esaminatrice -, perché per la legge del fatturato saremmo di fronte a un capolavorista, o a un mezzo genio che dir si voglia. Si intenda che lo stipendio (o, chiamatelo rimborso spese o come altro diavolo vi pare) sta a significare soprattutto che Tizio, ad esempio, a fronte dei suoi grandi meriti artistici merita da parte dello Stato/della società di essere incoraggiato, anche economicamente, avendo egli reso un servigio alla società civile con il lavoro del suo cervello, con la diffusione delle sue idee.
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Sarah Palin è la più famosa del web Batte alla grande Jennifer Aniston e c’è chi la vorrebbe attrice hard!

Sarah Palin è la più famosa del web
Batte alla grande Jennifer Aniston
e c’è chi la vorrebbe attrice hard!

di Giuseppe Iannozzi

Un nome: Palin, Sarah Palin. E’ lei la donna più famosa del web, e non solo. Alla faccia di chi pensa che una donna è qualche cosa di più di un bel corpo! La Palin è salita alla ribalta della cronaca politica e sociale e dello spettacolo grazie a una interminabile pletora di gaffes degne del miglior b-movie hollywoodiano. Ma non solo per questo: la Palin, nonostante sia vicina in maniera tragica alla cinquantina, continua ad attizzare le fantasie erotiche degli americani e non solo. E’ molto più famosa oggi che non negli anni Ottanta quand’era giovane e più comica di oggi.
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RaiDue censura Brokeback Mountain: fascismo omofobo nella tv di Stato?

RaiDue censura Brokeback Mountain:
fascismo omofobo nella tv di Stato?

di Giuseppe Iannozzi

RaiDue ha censurato Brokeback Mountain. Il film di Ang Lee è andato in onda ieri sera in seconda serata, e per giunta molte scene sono state violentemente tagliate. Il servizio pubblico ha pensato bene di adoprare la censura, un servizio pubblico che i contribuenti italiani pagano anno dopo anno per fare andare in onda L’Isola dei Famosi con Vladimir Luxuria e Simona Ventura strapagate ma non Brokeback Mountain, film vincitore del Leone d’oro a Venezia, di ben tre Oscar nel 2006 e di ulteriori 4 Golden Globe. Tratto dal romanzo del premio Pulitzer Annie Proulx e ambientato tra gli spazi verdi e incontaminati del Wyoming durante gli anni Settanta, Brokeback Mountain ha per protagonisti due cowboy: Jack Twist (Jake Gyllenhaal) e Ennis Del Mar (Heath Ledger). Il film è stato tagliato senza pietà alcuna: sono state fatte fuori tutte le scene dove i due cowboy del Wyoming vivono la loro drammatica passione amorosa, sono state tagliate tutte le battute che avessero un seppur pallido riferimento omerotico: il risultato è che su RaiDue non è passato il film di Ang Lee, ma una pellicola incomprensibile a causa di tutti i tagli operati dagli omofobi dirigenti in RaiDue, perché si può solo essere omofobi per censurare un film delicato, drammatico e poetico come Brokeback Mountain.
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Moresco e le lettere a nessuno: un caso di malaeditoria evidente

Moresco e le lettere a nessuno:
un caso di malaeditoria evidente

di Giuseppe Iannozzi

Moresco lo si può solo stroncare con queste “Lettere a nessuno”.
Nico Orengo ha tutte le ragioni di questo mondo a non perdere tempo dietro a chi consuma la penna per centinaia di pagine tutte di un futile piangersi addosso senza alcun ritegno. C’è poco altro da dire, se non che Melissa P. a confronto di Moresco è milioni di volte meglio. “Lettere a nessuno” era uno scartafaccio impubblicabile: comunque non sorprende più di tanto che in Italia ci si permetta di pubblicare Moresco affossando così sempre più l’editoria e sceverandola della già poca credibilità di cui gode.

Il problema è anche questo: il libro, in versione meno voluminosa, uscì dieci anni or sono e già allora ci trovammo di fronte a osservazioni impubblicabili per stile e contenuti fatti di niente; oggi sono state ripubblicate “Le lettere a nessuno” con altre lettere scritte nel corso di altri dieci anni, un totale di 730 pagine e passa, dove Moresco continua a rompere gli zebedei con le sue solite paranoie, dallo scrittore incompreso agli anni perduti della giovinezza, degli amori impossibili. Mon Dieu! Non se ne può proprio più di simili diari buoni neanche per pulircisi il deretano. Come già ho osservato, “Lettere a nessuno” era impubblicabile e il fatto che sia stato pubblicato di nuovo mi fa solo capire che l’editoria italiana è cieca e masochista: ben venga dunque che simili libri non vengano toccati da mani umane e che presto finiscano al macero, perché miglior destino davvero, in tutta sincerità, non gli si può augurare. Nico Orengo fa un’osservazione geniale quando cita Aldo Busi: «Mandami una pagina, la prima, e ti dico se val la pena pubblicarlo». Dopo mezza pagina delle vecchie lettere, dopo mezza pagina delle nuove lettere, ero già stomacato: Moresco è solo impubblicabile e non difendibile.

E in ogni caso “Lettere a nessuno” più che impubblicabile era da cestinare senza pensarci su due volte, punto e basta.
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Depenalizzazione universale dell’omosessualità, ma il Vaticano non ci sta

Depenalizzazione universale dell’omosessualità
Ma il Vaticano non ci sta

a cura di Giuseppe Iannozzi

L’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, boccia il progetto di dichiarazione che la Francia intende presentare a nome dell’Unione europea all’Onu per la depenalizzazione universale dell’omosessualità. «Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale», spiega in maniera tutta sua il vescovo nel corso d’un’intervista rilasciata all’agenzia stampa francese I.Media. «Il catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui, la questione è un`altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso
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Cristofobia? La Spagna di Zapatero promuove il recupero della Memoria e un più sano e giusto stato laico

Cristofobia?
La Spagna di Zapatero
promuove
il recupero della Memoria
e un più sano
e giusto stato laico

di Giuseppe Iannozzi

La Chiesa cattolica attacca il governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero: “A volte è necessario saper dimenticare. Dimenticare la Guerra Civile, dimenticare la dittatura, per evitare di dar adito a scontri che potrebbero finire per essere violenti”. Così il cardinale Antonio Maria Rouco Varela. Il cardinale vede sol più rosso dopo che è stata promossa la legge sulla Memoria Storica, il cui scopo precipuo è quello di restituire dignità alle vittime del franchismo. Maria Rouco davanti all’assemblea plenaria dei vescovi tuona l’inferno intero contro il socialismo di Zapatero, non dimenticando che pochi giorni or sono un giudice di Valladolid ha dato ordine di rimuovere tutti i crocifissi dalle pareti di una scuola. Il cardinale primate di Spagna, Antonio Carizares, parla di “cristofobia” e di “società malata”. La Chiesa cattolica spagnola non ama Zapatero, ama soltanto l’iconoclastia.
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Riflessioni prostituite alla moderna editoria

Riflessioni prostituite alla moderna editoria

di Giuseppe Iannozzi

Editoria moderna: A che serve pubblicare per un risultato che alla scrittura non porta alcunché? A niente. E’ un po’ come essere uno sceriffo e come tale vestito, ma senza la pistola e il distintivo, senza esser stato eletto sceriffo dalla Legge, forse solo pagliaccio.

Si scrive per i posteri, e se non se ne è capaci, tanto vale appendere la penna al chiodo. Io penso che chi scrive dovrebbe scrivere pensando a lasciare di sé qualche traccia indelebile, utile ai posteri; se scrive e si fa accettare solo dal suo tempo storico è un andare incontro alla moda del proprio tempo per rimanerci seppellito. Un lavoro inutile.
Scrivere bene oggi per pubblicare oggi, ma scrivere anche per essere nel domani. Chiunque scriva e abbia un minimo di testa si rende conto se sta scrivendo per essere letto dai soli contemporanei o se il suo lavoro è destinato a lasciare una qualche traccia. Non dipende dai posteri eleggere le opere immortali, non solo: dipende soprattutto da chi oggi scrive, se scrive con il solo e unico scopo di farsi pubblicare o se invece scrive perché veramente artista al di là delle mode temporanee. Non parlo di essere “riscoperti”, per essere postumi; ma moltissimi sono quegli scrittori riscoperti postumi, ahinoi. Però questo a noi oggi non ce li rende meno grandi. Il tempo presente spesso non merita gli artisti che gli dà. L’Arte rimane l’Arte. Lo scribacchino rimane lo scribacchino, qualcuno che è destinato a morire e ad esaurirsi nella sua tomba. A me il pensiero di esaurirmi nella tomba fa rabbrividire: indovinate un po’ perché? Perché con meno rotture di coglioni avrei potuto fare un qualsiasi altro mestiere e non lo scrittore, e vivere così una vita più completa e ricca, di affetti e di possibilità e di ricchezza. Ma io non sono uno scrittore; ciò nonostante ho in orrore gli scribacchini.
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Gomorra, il presepe e gli eroi di Stefania Nardini – dal Corriere nazionale

Gomorra, il presepe e gli eroi

di Stefania Nardini – Fonte: Corriere nazionale

Forse con la faccia di Saviano ci faranno le statuette per il presepe, come ha detto qualcuno ironizzando. E magari sarà vero. Perché il bisogno di avere un eroe non è soltanto degli artigiani di S. Biagio dei Librai. Anzi tra i pastorari napoletani e la platea nazionale c’è una differenza: per i primi è una consuetudine piazzare sul presepe un personaggio popolare, mentre la platea ne ha un bisogno fisico, come una medicina che serve a metabolizzare colpe, errori, responsabilità. Conosco l’area di cui Saviano parla. La conosco da cronista. E ne ho un ricordo più che nitido.
Saviano era ragazzino quando da quelle parti c’era il mercato degli schiavi, cioè dei braccianti neri usati per la raccolta dei pomodori, quando la Domiziana era zona di accoltellamenti, puttane, droga.
E Sandokan, il mitico Francesco Schiavone, ex killer, non si faceva tanti scrupoli a minacciare i cronisti che da quelle parti non avevano e non hanno vita facile.
Saviano era ragazzino ed in prima persona ha vissuto l’escalation della criminalità in una terra dove si ammazza per poco e niente, dove tutto è illegale, dove chi parla rischia la pelle.
Perché laggiù nulla è cambiato, anzi la mattanza continua colpendo anche poveri cristi che nulla hanno a che fare con il branco di cocainomani al servizio delle famiglie.
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