All’ombra della grande fabbrica. Gennaro Morra, un vero scrittore che racconta Napoli e la sua malattia
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
All’ombra della grande fabbrica
Gennaro Morra, un vero scrittore
che racconta Napoli e la sua malattia
di Iannozzi Giuseppe
Gennaro Morra (www.gennaromorra.com) è nato a Napoli nel 1972 da genitori giovani e proletari, che avevano messo sù casa in un quartiere di periferia, nato e sviluppatosi intorno a una fabbrica siderurgica. Di sé l’autore scrive: “La mia venuta al mondo non fu proprio un evento felice, i medici non riuscivano a farmi uscire e allora tentarono con le maniere forti. Alla fine i loro sforzi furono premiati e io vidi la luce, ma una parte del mio cervello era danneggiata. Fortunatamente la lesione riguardava solo la zona dalla quale partono gli impulsi che controllano l’attività motoria, mentre le facoltà intellettive erano intatte. Niente male come inizio, no?…”
“All’ombra della grande fabbrica” di Gennaro Morra è un romanzo. Non si creda che definire romanzo un lavoro scrittorio sia leggerezza critica. Tutt’altro. Migliaia le uscite editoriali ogni anno, soprattutto di esordienti minimalisti e sgrammaticati, incoscienti e perlopiù vittimisti alla moda che nulla hanno da raccontare: scrivere è un impegno grave che implica delle responsabilità artistiche e sociali, e politiche (anche) e solamente chi è disposto ad assumere su di sé questo peso si può fregiare del titolo di scrittore.
Gennaro Morra è uno scrittore che ha scritto un vero romanzo accettando le responsabilità che l’atto dello scrivere comporta. Parliamoci chiaro, Morra non è fumo negli occhi, è invece un giovane scrittore che i calli sulle mani ce li ha veramente: chiunque oggi osa levare la sua voce per dichiararsi poeta saggista giornalista, romanziere, dovrebbe prima guardarsi ben bene le mani e poi allo specchio la faccia, e se sui palmi delle mani e sul volto non troverà chiari segni d’una felice stanchezza, allora forse, benedetto da un barlume di onestà, capirà di non essere uno scrittore. Di pennivendoli il pubblico è esausto. In Italia si leggono pochi libri e giornali; sospetto che tra i tanti motivi addotti, più o meno banali, uno sia sincero: i libri al pari dei loro autori mancano di onestà e di sostanza.
Con “All’ombra della grande fabbrica” di Gennaro Morra ci troviamo davanti a una storia che non è di diarismo spicciolo, che non è di vittimismo alla moda e che non è nemmeno un mero prodotto editoriale. Chi avrà la fortuna di leggere il romanzo di Morra capirà all’istante che i fatti narrati, tra finzione e realtà, sono l’autentico corpo di uno scrittore che, nel dosare parole e pensieri, ha investito tutto sé stesso nella scrittura senza mai dimenticare l’anima, la ragione critica e lo stile.
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I poeti di Victor Gischler uccidono e lo fanno meglio di Palahniuk
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
I poeti di Victor Gischler uccidono
e lo fanno meglio di Palahniuk
di Iannozzi Giuseppe
Provate un po’ a immaginare poeti e gangster che vanno a braccetto; che coltivano le stesse passioni; che sono dei disgraziati, bastardi per necessità di sopravvivenza ed avrete un mezzo professore universitario, poeta con il blocco dello scrittore, che, nel giro d’una notte e d’una scopata con una studentessa, finirà con il diventare un assassino a piede libero.
Victor Gischler, nel suo ultimo lavoro “Anche i poeti uccidono”, spara duro; ma è difficile capire se spreca più pallottole contro la società poetica o contro quella dei gangster. E però Gischler non ha alcun intento pedagogico, il suo scopo ultimo è difatti ludico e basta, per cui è davvero difficile non parteggiare per Gischler che prende per i fondelli la malavita organizzata ed i poeti mettendoli sullo stesso piano morale e sociale.
Jay Morgan ha il blocco dello scrittore; sono anni che non riesce a scrivere una sola poesia decente; per sbarcare il lunario accetta di fare il tappabuchi, professore di Letteratura sì, ma per brevi periodi ora presso una università più o meno prestigiosa ora in una scalcagnata in culo ai lupi.
Morgan non se la passa bene, è un perdente consapevole di esserselo: questa consapevolezza non lo aiuta però a darsi una raddrizzata. Si porta a letto una certa Annie Walsh, una studentessa: non può sapere che la tipa si è impasticcata ben bene con della robaccia. La mattina dopo Annie è cadavere. Presto Morgan capisce che è nei guai fino al collo. Di chiamare la polizia non se ne parla, direbbe che è stato lui, nessuno crederebbe che lui se l’è soltanto scopata e morta lì! Come se ciò non bastasse, il preside della Eastern Oklahoma University lo chiama affidandogli il compito di seguire da vicino Fred Jones, il quale ha una silloge poetica nel cassetto e che ha da essere pubblicata presto e con un gran tamtam. Morgan non può rifiutare, viene messo alle strette: dovrà inventarsi editor, curare le poesie del malavitoso Fred Jones e aiutarlo a pubblicare il libro. Un compito davvero ingrato, per chiunque: Jones non è un tipo tranquillo, è un uomo della malavita che ha le mani in pasta in tutta la città e che gira sempre scortato da un gorilla dal grilletto facile. Ad ogni buon conto non tutti i mali vengono per nuocere. Jones è un uomo di mondo, capisce che Morgan s’è cacciato in un impiccio più grande di lui e che lo deve aiutare a far sparire il cadavere di Annie. Fred aiuta Jay Morgan e, per un momento soltanto, sembra che le cose si stabilizzino. Peccato che i genitori della ragazza abbiano ingaggiato un investigatore privato fuori di testa, marcio fino al midollo, che non si fa scrupolo alcuno a seminare cadaveri dappertutto. Investiga sì per conto della famiglia Walsh, ma scoprendo che la ragazza si impasticcava e che c’è in giro una partita di droga del valore di diverse migliaia di dollari, l’uomo la vuole da Morgan, con le buone o con le cattive.
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Imbranati thrilleristi italiani tra pizza, spaghetti con la pummarola… e gorilla
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Imbranati thrilleristi italiani tra pizza,
spaghetti con la pummarola… e gorilla
di Iannozzi Giuseppe
I thrilleristi italiani che imitano Michael Connelly sono divertentissimi… imbarazzanti… perfette trans-veline votate al culto del “chi ha più culo” … rischiano di brutto, prima o poi qualche testa calda prende uno di questi italioti pieni di fantasie di sangue e di bigoli col peperoncino e gliela fracassa la testa usando proprio quel thriller di seicento e passa pagine che hanno osato scrivere, non di rado con l’aiuto di un ghostwriter e dei consigli della mamma mezza paralitica in carrozzella.
Perlomeno Connelly è un thrillerista americano, uno che è nato nella terra del sogno e dell’incubo americano per cui è un suo diritto shockare i lettori con coltelli e rivoltelle, con un po’ di sesso e fiumi di sangue. Dicevo di Connelly, sottolineato americano, perché lui è nella terra dei grandi spazi, dove incubi e sogni sono all’ordine del giorno grazie a Hollywood. Che importanza ha per chi lo legge se poi sono di serie A, B o C? Sempre sono marchiati Hollywood e non è mica poco.
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Sinfonia per l’imperatore di Donato Altomare – introduzione di Ugo Malaguti – Elaralibri
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Sinfonia per l’imperatore
di Donato Altomare
Introduzione di Ugo Malaguti
Elara S.r.l.
www.elaralibri.it
Narrativa romanzo
Collana Narratori europei di science fiction
Pagg. 288
ISBN 9788864990231
Prezzo € 27,00
L’apoteosi della fantasia
Ricordo che, nel corso di un mio viaggio in Puglia svoltosi alcuni anni fa, ebbi l’occasione di visitare il famoso Castel del Monte. Vi arrivai che il sole iniziava a tramontare, con un cielo carico di nubi plumbee, che di li a poco si sarebbero accumulate in uno strato uniforme, dando inizio a un temporale, con saette che sembravano scaricarsi sulle mura del maniero. L’atmosfera, intrisa di elettricità, l’oscurità quasi improvvisa mi sembrarono più proprie di un vecchio castello inglese o tedesco, abitualmente frequentato da fantasmi.
Per fortuna, a fugare ogni mio timore non ero l’unico visitatore, ma ve n’erano altri, anche se pochi, tutti intenti a rimirare l’interno di una fortezza assai più appagante vista dal di fuori. Mi sorse subito una domanda: che scopo aveva quella costruzione in cima al colle? Aveva una funzione strategica? No, di certo, perché non arroccava su strade di accesso alla Puglia uniche o di vitale importanza. Era forse una dimora gentilizia, base per battute di caccia? No, troppo spoglia e, soprattutto, eccessivamente protetta da possenti mura, anche se non cinta da un fossato. Era eventualmente una prigione? Forse, ma per rinchiudervi ben pochi detenuti, vista la limitata e inadeguata superficie coperta. E poi perché quella ricorrenza del numero otto? La pianta ottagonale e le otto torrette, pure loro ottagonali, sono insomma un richiamo continuo a quella figura geometrica intermedia fra il quadrato e il cerchio, vale a dire fra la terra e il cielo.
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Caravaggio sfrenato e violento puttaniere. Lo rivela il critico d’arte Andrew Graham-Dixon
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Caravaggio sfrenato e violento puttaniere
Lo rivela il critico d’arte Andrew Graham-Dixon
di Iannozzi Giuseppe
Pare che Caravaggio non fosse quel che si dice uno stinco di santo. Caravaggio fu anche un pappone e un puttaniere. Lo rivela un libro, A life Sacre and Profane di Andrew Graham-Dixon. Il libro uscirà nelle librerie inglesi il prossimo 1 luglio e promette sin d’ora di accendere gli animi dei critici, degli artisti e anche dei semplici estimatori dell’artista.
Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, era in realtà un uomo violento, libidinoso e senza scrupoli, capace di spingere la propria mano fino al delitto più efferato.
Andrew Graham-Dixon, noto critico d’arte, non ha dubbi.
A sostegno delle nuove rivelazioni sull’uomo Caravaggio, Graham-Dixon cita importanti documenti scoperti solo di recente negli archivi romani. Caravaggio avrebbe anche avuto una relazione clandestina con una certa Lavinia Giugoli, moglie del lenone Tommasoni. Al Telegraph - che ha recensito il libro in anteprima - Graham-Dixon spiega che “c’era un’antica ostilità tra i due e Tommasoni volle che ad assistere al duello ci fossero anche suo fratello e suo cognato. Ciò dimostra che si trattava di una lite d’onore”. Dalla relazione fra Caravaggio e Lavinia nacque una bambina, che la donna diede in adozione prima di trasferirsi a Firenze. Caravaggio nel frattempo, dopo la morte di Tommasoni, era fuggito da Roma.
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La firma del diavolo di Fiorella Borin – Edizioni Tabula Fati – recensione e intervista di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli

La firma del diavolo
di Fiorella Borin
Copertina di Gian Luca Peluso
Edizioni Tabula Fati
www.edizionitabulafati.it
Narrativa romanzo
Collana Malacandra
Pagg. 136
ISBN 978-88-7475-182-2
Prezzo € 9,00
Biastemo il giorno che me innamorai,
Biastemo il giorno che ti misi amore,
Biastemo il giorno che in te mi fidai,
Biastemo il giorno che ti déi il mio core;
Biastemo il bene ch’io te volsi mai,
Biastemo l’alma mia, che per te more…
E’ l’anno di grazia 1588 e a Triora, un paesino della Valle Argentina, sito nel retroterra di Ventimiglia, corre la paura, c’è la caccia alle streghe, ree di aver fatto mancare la pioggia e di aver ridotto alla fame gli abitanti. Sono giorni di sospetti, di calunnie, di confessioni estorte con la violenza, di nomi di innocenti fatti sotto tortura, con i nuovi incolpati che, per lenire le sofferenze, chiamano in causa altri incolpevoli, in una spirale di crescente terrore. Spadroneggia, forte della sua carica, il commissario Giulio Scribani, feroce persecutore di seguaci del diavolo e fra queste Magdalena, la più bella del paese, amante di un nobile soldato, peraltro coniugato, e che farà di tutto per salvarla dal rogo.
I fatti accaduti in quell’anno sono veri e sono documentati da incartamenti d’epoca e da saggi storici. Pure vero è il commissario Scribani, mentre la vicenda di Magdalena e del suo amante è frutto di fantasia, innestata però con perizia nella realtà degli eventi, al punto di apparire del tutto verosimile.
Fiorella Borin si destreggia abilmente fra realtà e invenzione scrivendo un romanzo, in cui superstizione, fanatismo religioso e amore contribuiscono a costruire una storia di grande interesse e anche di notevole bellezza.
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Gemma Gaetani e l’Elogio del tradimento – Intervista a tradimento all’Autrice
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Gemma Gaetani
Elogio del tradimento
Intervista a tradimento all’Autrice
a cura di Iannozzi Giuseppe
L’unico vero caso in cui tradire è un peccato è quello della coppia eroticamente fedele a se stessa, ossia il tradimento della possibilità del tradimento. Questo l’assunto dal quale muove spassosamente Gemma Gaetani per smantellare, esempi alla mano, da Ikea alle vacanze low cost, la comune concezione del tradimento, derivante da un’interpretazione distorta della figura di Giuda, il “traditore” per eccellenza, e dimostrare come l’esercizio della virtù non porti, praticamente mai, a niente di buono. Con una prosa dissacrante e ironica ma allo stesso tempo arguta e costellata di riferimenti letterari, cinematografici e iconografici, l’autrice ci spiega come tradire in segreto e con assiduità ci consenta di decostruire la vigente e ridicola concezione sacrale dell’amore fedele, offensiva per altro nei confronti di Dio, l’unico a cui dobbiamo un trattamento di tipo esclusivistico, di soffrire meno nel caso in cui il nostro oggetto d’amore ci dia il benservito, di vivere continuamente il brivido di una nuova conquista che ci è invece negato da pratiche contemporanee vieppiù diffuse quali la coppia poliamoristica, lo scambismo, il sesso virtuale, l’autoerotismo e la fruizione della prostituzione. Dai vantaggi economico-sociali del tradimento alle vere e proprie dritte per aspiranti traditori, saremo forniti di ottime e valide ragioni per l’esercizio di questa nuovissima virtù, per troppo tempo rimasta ingiustamente relegata tra i vizi peggiori dell’umanità.
Elogio del tradimento – Gemma Gaetani – Vallecchi Editore – 1ma edizione 2010 – 360 pagine – ISBN 978-88-8427-156-3 – Prezzo di copertina: € 12.50
1. In “Paradise lost” di Milton è la risposta. Di Adamo è il compito di vigilare su Eva, perché lei è debole e già una volta ha ceduto alle lusinghe dell’Angelo traditore in veste di serpente. Non fu forse Eva creata da una costola di Adamo perché gli fosse compagna? Sì, così fu. E Lei tosto lo tradì mangiando la polpa di quell’unico frutto che il Padre Iddio aveva vietato.
Gemma Gaetani: Ma per essere Eva, Giuseppe, ci vuole una forza che nessuna costola di uomo, che è spesso la creatura più debole del mondo, ha…
2. Tu sei credente?
Se credi in Dio, allora Dio è forte abbastanza da creare l’uomo e da strappargli una costola affinché abbia la compagna da lui desiderata.
Dio precisa ad Adamo che Eva è tanto bella quanto debole, quindi è suo compito vigilare sulla compagna perché non cada in tentazione coinvolgendolo.
Eva trasgredisce.
Adamo, quando il danno è oramai perpetrato, può solo rendersi colpevole anche lui, per non lasciare Eva da sola con il suo peccato. Colpa di Adamo – ed egli proprio per questo si rimprovera – fu di aver accordato troppa fiducia a una creatura che lo stesso Dio gli aveva indicato debole, facile preda delle tentazioni.
Da qui la cacciata dal Paradiso.
Satana ha vinto.
Blake disse di Milton che “era un vero poeta, e stava dalla parte del diavolo senza saperlo”.
Satana è il protagonista, il ribelle, che nonostante l’ira di Dio e la cacciata nell’Inferno, non si arrende e penetra nel regno di Dio per corrompere le creature di Dio. Satana ci riesce, corrompe la donna e con essa l’uomo, quell’Essere creato a immagine e somiglianza di Dio. Satana, per come l’ha esaltato Milton, è un personaggio positivo, un ribelle shakespeariano che non conosce regole morali.
Gli Angeli di Dio possono solo limitarsi a far conoscere un pezzetto del futuro che attende Adamo.
Gemma Gaetani: Io credo in Dio come al Grande Narratore. Poi ci credo come mito, trovo la Bibbia analoga alla saga di Guerre Stellari (una mitopoiesi). In momenti di debolezza mi dico che sarebbe bello se poi questo Dio esistesse, ascoltasse le nostre preghiere, custodisse i nostri morti, e in quei momenti credo vere queste mie ultime due affermazioni.
Credendoci così, non posso considerarmi una costola di Adamo, e se proprio devo pensare alla donna come a un pezzo di Adamo e in generale dell’uomo, allora ci penso come a un pezzo non fisico: il coraggio, la forza, anche di “peccare”.
3. Insomma ci credi poco in Dio. Nietzsche diceva che non è stato Dio a creare gli uomini, ma al contrario sono stati gli uomini a creare Dio. Per illudersi di avere sempre a portata di mano un’àncora di salvezza.
La Bibbia è un libro, a suo modo, divertente; forse il primo esempio di fantascienza. E’ un libro che parte da un presupposto maschilista: la donna viene creata con il solo e unico scopo di servire l’uomo, il maschio.
Dunque, a tuo avviso, i maschi avrebbero meno coraggio di peccare… di cedere al tradimento?
Vasco Rossi, venditore di fumo beccato con le mani nel sacco
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Vasco Rossi, venditore di fumo
beccato con le mani nel sacco
di Iannozzi Giuseppe
Gli italiani non leggono.
In pochi si degnano di leggere anche solo un libro all’anno.
Quasi il 40 % degli italiani non legge un solo libro in dodici mesi. La più parte degli italiani vive e muore nell’ignoranza più totale – e assurda.
I pochi che leggono, che cosa leggono?
Purtroppo non è difficile rispondere: le istruzioni per usare in maniera corretta la carta igienica. Punto e a capo.
Siamo un popolo di ignoranti e di scrittori ancor più ignoranti. Il massimo che un giovinastro italiano riesce a digerire è un manga giapponese, tipo Evangelion o Dante’s Inferno, per cui non stupisce che a crescere sia solo il numero dei fascisti in erba e dei pazzi – che osano dirsi anarchici e vittime della società.
Dall’introduzione scritta dal pugno di Vasco Rossi: “Il fumetto è un’espressione d’arte contemporanea. Arte povera ma… buona, come la musica rock. Il fumetto è ‘pittura’ leggera come la canzone, entrambe ‘leggere’ e insieme profonde, se ne può consigliare l’uso – e l’abuso – non hanno controindicazioni. Portano gioia e fantasia, aiutano a combattere il grigiore quotidiano… Un mondo che non riesce ancora a liberarsi dai pregiudizi nei confronti del diverso e che ha bisogno di trovare un ‘colpevole’ perché non sa affrontare le ‘colpe’” .
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Bright Star. La vita autentica di John Keats. Il romanzo biografico lo scrive Elido Fazi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Bright Star. La vita autentica di John Keats
Il romanzo biografico lo scrive Elido Fazi
di Iannozzi Giuseppe
Chi non conosce John Keats, Colui il cui nome fu scritto sull’acqua, sa poco o niente della Poesia. Keats, uno dei principali esponenti del Romanticismo, scriveva in una lettera a John Taylor (27 febbraio 1818): «Se la poesia non viene naturalmente come le foglie vengono ad un albero, è meglio che non venga per niente». E in un’altra missiva indirizzata invece a John Hamilton Reynolds (3 febbraio 1818): «Non sopportiamo la poesia che ha un disegno chiaro per noi [...] La poesia dovrebbe essere grande ma discreta; qualcosa che ti penetra dentro senza farti trasalire, senza colpirti in sé stessa, ma col suo messaggio. Come sono belli i fiori nascosti! Come se ne sciuperebbe la bellezza se si spingessero dalla strada gridando: “Ammiratemi: sono una violetta! Adoratemi: sono una primula!”». E poco prima di morire, rivolgendosi a un altro grande poeta esponente anch’egli del Romanticismo inglese, ovvero a Percy Shelley, in una lettera datata 16 agosto 1820: «La mia immaginazione è un monastero e io sono un monaco».
Fabrizio Centofanti Prêt(re) à porter ovvero la vita in cinque righe
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Fabrizio Centofanti Prêt(re) à porter
La vita in cinque righe
Nella eterna battaglia dell’umanità contro il caos, Platone predicava la vittoria dell’uomo grazie alla ragione. Cristo ci ha dato anche la speranza. Questo libro testimonia come vive questi due insegnamenti, semplici eppure rivoluzionari, un uomo di oggi che ha fatto una scelta radicale, ed è un libro che provoca, aggredisce, costringe a combattere corpo a corpo con le placide certezze nelle quali troppo spesso finiamo per adagiarci.
Dalla Postfazione di Riccardo Ferrazzi
Fabrizio Centofanti è uno scrittore cristiano, o meglio, è un cristiano scrittore. E dunque è un genere speciale di cristiano.
Dalla Prefazione di Tiziano Scarpa
Fabrizio Centofanti è laureato in Lettere moderne. Sacerdote diocesano a Roma dal 1996, opera soprattutto nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della Sacra Scrittura. Ha pubblicato un volume su Calvino (Una trascendenza mancata, Istituto Propaganda Libraria, 1993) e uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Istituto Propaganda Libraria, 1987), oltre a numerosi saggi e articoli di natura letteraria. Nel 2005 è uscito il volumetto Le parole della felicità, Laurus Robuffo. Con Effatà Editrice ha pubblicato Guida pratica all’eternità. Racconti tra cielo e terra (2008).
E’ anche il gran capo spirituale de lit-blog La Poesia e lo Spirito
Fabrizio Centofanti – Prêt(re) à porter (La vita in cinque righe) - Effatà editrice – 160 pagg. – 1ma edizione 2010 – € 12,00 – ISBN 978-88-7402-572-5
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Al rogo i falsi poeti
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Al rogo i falsi poeti
di Iannozzi Giuseppe
Oggi non c’è più un solo animo sensibile, che è poi quello che dovrebbe essere il vero Poeta; non mancano però tanti e tanti imbrattacarte e imbianchini improvvisati. Ognuno di loro vivacchia di pacche sulla spalle, di complimenti falsi come certi santi sbattuti a forza in paradiso, e guarda caso si fanno un mare di seghe soltanto a corte tra i loro pari. E poco importa che la corte sia qui o altrove: questi imbrattacarte mostruosi di per sé si consumano nei club, là dove tutti dicono un gran bene di tutti e dove per fortuna tutto quel “bene” rimane perlopiù confinato all’interno del club , perché lì ha da essere sepolto. In rarissimi casi il poeta – eletto tale da mafiosi battimani – riesce persino a incontrare un piccolo editore perché si sa che ci sono le raccomandazioni – peggio che per far lo statale col posto fisso e lo stipendio a fine mese garantito… e che gli altri muoiano pure di fame con le cimici e gli scarafaggi addosso. Ma per fortuna una o due pubblicazioni disastrose mettono fine al sogno del sédicente poeta. O scrittore. Ne consegue che il sédicente poeta o scrittore viene rimesso in riga, torna in molti casi a zappare la terra per nostra somma fortuna perché nessun editore vuol più aver a che fare con un fallito senza talento. Precisiamo però che essere un fallito non comporta necessariamente di mancare di talento, e non è un crimine sopratutto. Un “senza talento” invece è un criminale che lo riconosci subito, colpevole più del Peccato incarnato, più d’una carogna a marcire sotto il sole col rossetto e la cipria spalmata in faccia per illudere gli allocchi che sia in piena salute.
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Stefania Nardini e Jean-Claude Izzo Non convince del tutto la prima biografia dedicata al noirista marsigliese
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Stefania Nardini e Jean-Claude Izzo
Non convince del tutto la prima biografia
dedicata al noirista marsigliese
di Iannozzi Giuseppe
Prima biografia per Jean-Claude Izzo. A scriverla è Stefania Nardini già autrice del notevole Gli scheletri di via Duomo (Pironti editore), Matrioska (Pironti editore), Roma nascosta (Netwon Compton).
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Sebastiano Vassalli con “Le due chiese” è il migliore scrittore italiano, la vera Letteratura
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Sebastiano Vassalli
Le due chiese
Einaudi – Collana: Supercoralli / Narrativa
Pagine 316
Prima edizione 2010
ISBN 9788806202880
Prezzo di copertina € 20.00
Tutto incomincia con quattro spari che riecheggiano nel silenzio della montagna.
Tutto incomincia con un corpo immobile nella neve macchiata di sangue, e con un pezzo di latta: forse una spilla, che qualcuno ha buttato su quel corpo. Sulla spilla, che verrà conservata a lungo nei depositi di un tribunale, come «firma» dell’assassino e quindi anche come elemento fondamentale per le indagini, si leggono, stampate in rilievo, le parole:
«Non più servi non più padroni».
Sebastiano Vassalli, Le due chiese
***
Dopo quattro raccolte di racconti, Sebastiano Vassalli torna al romanzo con una grande prova narrativa.
L’autore della Chimera affronta qui, con l’abilità di un prestigiatore, la storia del Novecento vista in filigrana attraverso gli eventi di una piccola comunità all’ombra di «Sua maestà il Macigno Bianco». Vassalli muove le fila di questo piccolo mondo, giocando abilmente con i contrasti tra il moto perpetuo dei destini umani e la severità immobile della grande montagna.
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Marguerite Yourcenar e l’Opera al nero
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Titolo: L’ opera al nero
Autore: Yourcenar Marguerite
Traduttore: Mongardo M.
Prezzo: € 8.00
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Edizione: 27
Data di Pubblicazione: 2002
ISBN: 880781062X
ISBN-13: 9788807810626
Pagine: 304
Reparto: Narrativa straniera
A cura di Renzo Montagnoli
Quando Marguerite Yourcenar scrive nel 1968 L’opera al nero sono già trascorsi più di cinque lustri dalla prima edizione di Memorie di Adriano, che può essere considerato il suo libro più riuscito e, in assoluto, un capolavoro. Il suo è un ritorno al romanzo storico, un genere che le è indubbiamente congeniale e che appunto con Memorie di Adriano le ha dato fama e risonanza a livello mondiale. Se però nel descrivere la crisi che colpisce l’imperatore illuminato, ormai prossimo alla morte, evoca anche l’atmosfera della grande Roma ormai incamminata verso la sua fine, con L’opera al nero, nel narrarci della vita del medico e alchimista Zenone, ci mostra splendidamente il passaggio storico dal Medioevo al Rinascimento. Marguerite Yourcenar non si limita a un grande affresco di un’epoca di transizione all’evo moderno, in cui convivono le rigide e apparentemente immutabili regole di un periodo oscuro con i primi bagliori di luce della nascita di una nuova era in cui l’uomo ambisce a squarciare il pesante telo di ignoranza e di superstizione, ma va più a fondo, e come nel caso di Adriano, instaura un dialogo fra l’essere e la sua anima, fra la materialità del corpo e la sua essenza spirituale, in una ricerca della verità interiore di rara e stupenda bellezza.
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A Giorgio Vasta, Antonio Moresco e Antonio Pennacchi la Palma di Merda. I peggiori scrittori italiani del 2010
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
A Giorgio Vasta, Antonio Moresco
e Antonio Pennacchi
la Palma di Merda
I peggiori scrittori del 2010
di Iannozzi Giuseppe
Libri di autori che andrebbero evitati come la peste, usciti nei primi mesi di questo barbaro 2010.
Giorgio Vasta merita in pieno la Palma di Merda per il suo “Spaesamento”, per il suo diarismo pseudo-sociopolitico da spiaggia, vacanziero. E visto che qui si è buoni, la diamo anche ad Antonio Moresco la palma per il suoi “Incendiati”, nonostante si sia piazzato solo al 2ndo posto con le sue ninfette a uso e consumo di vecchi maniaci libidinosi. E in un eccesso di munificenza pure ad Antonio Pennacchi per il suo “Canale Mussolini”, considerevole fiume di parole vuote, un autore che rimane fedele a sé stesso, sempre un po’ troppo fasciocomunista.
1) Giorgio Vasta – Spaesamento, Laterza
2) Antonio Moresco – Gli incendiati, Mondadori
3) Antonio Pennacchi - Canale Mussolini, Mondadori
4) Terry Goodkind – La legge dei nove, Fanucci
5) Beatrice Masini – Bambini nel bosco, Fanucci
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Silvia Avallone: un po’ di ACCIAIO per il Premio Strega
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Silvia Avallone
ACCIAIO
Rizzoli – Collana: La Scala / Narrativa
Pagine 368
ISBN 9788817037631
18 Euro
Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d’uscita. Poi un giorno arriva l’amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l’amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male.
Attraverso gli occhi di due ragazzine che diventano grandi, Silvia Avallone ci racconta un’Italia in cerca d’identità e di voce, apre uno squarcio su un’inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più. E lo fa con un romanzo potente, che sorprende e non si dimentica.
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Gordon Houghton è l’Apprendista dalla parte dei morti resuscitati
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Gordon Houghton è l’Apprendista
dalla parte dei morti resuscitati
di Iannozzi Giuseppe
Provate a morire. Una volta, una sola non potrà farvi poi troppo male!
Sul letto di morte quale sarà il vostro ultimo pensiero? E: avrete tempo di formularlo un pensiero, o piuttosto tirerete le cuoia punto e basta?
I più non se ne accorgono proprio che la loro vita è bell’e finita: un momento prima tenevano in mano l’ennesimo drink, quello dopo non sono più. Un proiettile vagante e quella strana cosa che è la vita gli scivola via fra le dita. Non sono poi pochi quelli che passano le loro giornate in attesa della Grande Falciatrice, peritosi, incapaci persino di respirate tanta è la paura di buscarsi un raffreddore. E c’è però anche chi la morte la insegue quasi la ritenesse l’unica degna amante da allattare al seno, dalla culla alla tomba: Janis Joplin, Jim Morrison, Jimi Hendrix, per tutta la loro breve esistenza non hanno fatto altro che sedurre la Morte provocandola stuzzicandola interpretandola con voce chitarra e scimmie sulla schiena.
Gordon Houghton immagina una storia, quella di uno zombie, o meglio di un tizio che è andato incontro alla morte in giovane età per un incidente capitatogli fra capo e collo proprio mentre stava svolgendo il suo lavoro di investigatore privato se non proprio alle prime armi quasi.
Ade è stato assassinato, non si sa da chi, fatto sta che i quattro cavalieri dell’Apocalisse, Morte, Guerra, Carestia e Pestilenza hanno bisogno di rimpiazzarlo. Scegliere il successore di Ade è meno semplice di quanto si possa immaginare, ecco dunque l’ennesima estrazione, o meglio riesumazione: Morte tira fuori dalla tomba il fortunato cadavere che suo malgrado diventerà l’Apprendista, per una settimana, al termine della quale i quattro Cavalieri dell’Apocalisse daranno il loro responso se è adatto o no a ricoprire il ruolo che fu di Ade. Il giovane zombie non sa che pesci prendere e quando un barlume d’intelligenza comincia a risvegliarsi nel suo cervello zombizzato è troppo tardi: oramai ha firmato il contratto, per sette giorni si darà da fare per prendere il posto di Ade, dovrà accompagnare Morte e imparare da lui; e se alla fine della settimana concessagli sarà giudicato non buono, potrà tornarsene nella tomba.
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Requiem per Giulio Mozzi. O perché esistono le mafiette editoriali
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Requiem per Giulio Mozzi
O perché esistono le mafiette editoriali
di Iannozzi Giuseppe
Mozzi è furbo.
No, è furbo?
Scrive: “Il 1° maggio prossimo comincerò a pubblicare in vibrisse inizi di romanzi, racconti, piccole raccolte di poesie, testi teatrali e saggi. L’iniziativa è riservata ad autori e autrici che non abbiano pubblicato libri in regolare distribuzione (in linea di massima: un libro reperibile in Internet BookShop è “in regolare distribuzione”) e che non siano rappresentati da agenti. […]”
”La Gettoniera”: l’ennesima iniziativa mozziana, senza senso.
Maria De Filippi ha “Amici”, Morgan “X-Factor”, Mozzi nel suo piccolo piccolissimo ha creato “La Gettoniera”, perché di poveri allocchi il mondo è pieno e qualcuno un gettone dovrà pur spenderlo.
Chi ne guadagna?
Giulio Mozzi. Lui e lui soltanto.
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Giona A. Nazzaro – A Mon Dragone c’è il diavolo – di Gordiano Lupi
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Giona A. Nazzaro – A Mon Dragone c’è il diavolo

Titolo: A Mon Dragone c’è il diavolo
Autore: Nazzaro Giona A.
Editore: Perdisa Pop
Collana: Walkie Talkie
Prezzo: € 14.00
Data di Pubblicazione: 2010
ISBN: 8883724879
ISBN-13: 9788883724879
Pagine: 203
Reparto: Narrativa italiana
A cura di Gordiano Lupi
Luigi Bernardi continua a stupire per il suo essere controcorrente nelle scelte editoriali e per come riesce a impostare in modo originale una collana di autori italiani. Le copertine della Walkietalkie di Perdisapop sono dei piccoli capolavori artistici, realizzati con cura da Onofrio Catacchio che ha trasformato i disegni in una mostra itinerante. I testi – possono piacere o non piacere – ma tutto si può dire meno che non so tratti di scelte coraggiose. Bernardi inserisce in catalogo romanzi neri, storie violente, racconti horror e narrazioni soprannaturali scritte da italiani, superando lo storico pregiudizio che un autore nostrano debba scrivere solo di commissari panzoni che amano il sole, la cucina, la mamma e nel tempo libero danno la caccia ai criminali…
In questo contesto salutiamo con piacere la pubblicazione della bella raccolta di racconti A Mon Dragone c’è il diavolo di Giona A. Nazzaro, autore noto come critico cinematografico amante dei generi che si dimostra abile costruttore di trame da horror fantastico. In questo caso il coraggio di Bernardi è duplice, perché supera anche il pregiudizio sulle raccolte di racconti, accusate di non vendere abbastanza per giustificare la pubblicazione. Mi permetto di dire che se per racconti intendiamo sterili esercizi di stile – come Il ventre della macchina di Veronesi o La più grande balena morta della Lombardia di Aldo Nove – è più che logico che il pubblico risponda con disinteresse. Il racconto horror, invece, sullo stile di Stephen King, ispirato da Lovecraft, Lansdale, ma anche dal cinema di Lucio Fulci e dalle trame di Dardano Sacchetti, ha ragione di esistere.
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Leonardo Colombati e Perceber. Intervista all’autore a cura di Iannozzi Giuseppe
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Leonardo Colombati
Perceber
intervista all’autore a cura di Iannozzi Giuseppe
Una molto vecchia intervista. Si era sul finire del 2005 o giù di lì. In libreria usciva il primo romanzo di Leonardo Colombati, Perceber. Divise la critica. Chi lo osannò e chi lo distrusse senza pietà. Colombati, nel bene e nel male, fece parlare di sé.
In seguito Colombati diede alle stampe Rio per i tipi Rizzoli. Un flop disastroso. Leonardo Colombati ha di recente pubblicato un altro romanzo, per Mondadori, Il re: nessuno o quasi si è accorto di lui. Un altro flop? Così parrebbe.
Oggi Perceber viene ristampato, ma non per Sironi editore. Vabbe’. E’ però ancora disponibile nel catalogo Sironi. Fateci sù un pensierino, perché questo è il solo lavoro di Leonardo Colombati che val la pena di leggere. [ g.i. ]
1. Dovremmo forse iniziare con una domanda semplice prima di passare a quelle difficili veramente. Ma non è detto che sia facile rispondere a questa prima domanda che ora ti pongo: chi è Leonardo Colombati, l’Autore di “Perceber”?
Sono nato trentacinque anni fa a Roma, dove ho sempre vissuto, ad eccezione di due anni trascorsi a Londra). Mi sono sposato nel 1999 con Gaia ed ho due figli, Margherita (4 anni) e Matteo (2 anni). Per guadagnarmi da vivere vendo cavi in fibra ottica per conto di un’azienda inglese. Durante la mia non troppo significativa esistenza sono progressivamente ingrassato fino a raggiungere un “peso-forma” che lo sarebbe davvero se fossi grosso come Primo Carnera; e ho fatto in tempo a godermi due scudetti della Roma e una lunghissima serie di cocenti delusioni subite allo Stadio Olimpico, in Tribuna Tevere, dove sono abbonato dal 1974.
2. Ormai tutti sanno che hai impiegato ben dieci anni per scrivere “Perceber”. Cosa ha significato per te impiegare così tanto tempo dietro alla stesura d’un romanzo? Quanto ti ha impegnato e quante risorse hai dovuto compulsare per arrivare alla stesura finale?
Per il primo libro hai vent’anni a disposizione; per il secondo, sei mesi. Perceber è nato quando, a dieci anni, mio padre mi regalò il Tom Jones di Fielding in una vecchia edizione della Garzanti, con la copertina di tela beige e un leone rampante nell’angolo in basso a destra. Lette le prime sessanta pagine, decisi che volevo fare lo scrittore. Fino ai miei quindici anni, non avevo nessuno con cui condividere la mia passione per la letteratura. Poi, un’estate, conobbi un ragazzo di Milano: Bernardino. Era un incrocio tra il Bruce Springsteen ritratto sulla copertina di Darkness on the edge of town e Joe Strummer dei Clash. Andava in giro in bicicletta con un cappotto nero, leggero, e quando le falde prendevano vento sembrava un pipistrello. Non solo gli piacevano i libri, ma sembrava averli letti già tutti. È stata la prima persona con cui ho potuto parlare di letteratura, e ancora adesso accolgo qualsiasi suo giudizio come il Vangelo. In quelle estati trascorse in Versilia s’andava perfezionando in me la scissione che sarebbe diventata una cifra definitiva del mio carattere. Con Bernardino discutevo di Borges sotto l’ombrellone, stando attendo a non abbronzarmi perché mi sembrava che il pallore potesse bastare a donarmi un’aria da “intellettuale”. Poi, la sera, cantavo Roma capoccia a squarciagola in un piano-bar. Questo per dirti che, ad esempio, ora che è uscito Perceber, la maggior parte della gente che mi conosce non riesce a far coincidere la mia immagine da cazzone con quella di uno che per più di dieci anni s’è messo davanti alla macchina da scrivere e al computer. “Ma quando l’hai scritto?”, mi chiedono. E capisco che non lo so nemmeno io.
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Paolo Cherubini per un amore oltre il tempo e lo spazio Historie d’amour
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Paolo Cherubini per un amore
oltre il tempo e lo spazio
Historie d’amour
di Iannozzi Giuseppe
Per parlare di Historie d’amour di Paolo Cherubini è doveroso far riferimento a due autori francesi contemporanei: Marc Levy e Guillaume Musso, che nei loro romanzi inseriscono parecchi eventi più o meno sovrannaturali, appartenenti al mondo onirico e ad una linea spazio-temporale parallela. Per Paolo Cherubini questa volta c’è un romanzo che è una storia d’amore tout court, come preannuncia il titolo – non c’è via di fuga, l’amore è la prima e l’ultima necessità dell’uomo e chi non l’ha conosciuto, per codardia o paura, muore da solo e insoddisfatto.
Checché se ne dica, l’uomo ha da sempre cercato di allontanare da sé la nera falce della Morte per avvicinarsi agli Dèi da esso immaginati in gran pletora e con sembianze sempre diverse, a seconda dell’èra che l’ha visto protagonista. L’immortalità è il sogno dell’uomo ancor oggi e c’è ragione di credere che lo sarà sino all’estinzione dell’umanità tutta: la scienza riuscirà ad allungare la vita dell’individuo ma mai a fermare il processo d’invecchiamento delle cellule, che sono programmate per morire e che sono quindi deperibili, come qualsiasi cosa organica presente in natura. Solo se l’uomo riuscisse a dimostrare l’esistenza di Dio e a carpirgli il segreto del suo inalterabile DNA, potrebbe rendersi simile a lui e sfidarlo anche. Oggi, tuttalpiù può illudersi che le religioni dicano il vero e che la reincarnazione sia una possibilità di tornare in vita su questa terra, seppur in un corpo diverso e con pochi frammentati ricordi forse, più simili a déjà vu che a dei veri e propri brandelli di passato.
Paolo Cherubini ci racconta una favola d’un amore impossibile, che solo una reincarnazione degli amanti, in un altro tempo ed epoca, potrebbe salvare, consolidare e consumare. La storia ha inizio sul finire dell’Ottocento: l’ottuagenario Cornelio Rufo, di professione esploratore, s’innamora d’una donna più giovane di lui e che per altro è già sposata. Cornelio è un galantuomo e non ci pensa assolutamente a strappare la donna a un altro. E’ una persona di sani principi; non può però negare che il suo cuore batte per lei, pur ammettendo che lui Cornelio è un vecchio, di carni fruste e di rughe che non si contano per quante sono. Per Cornelio e Grimilde l’unica possibilità è quella di reincarnarsi, giovani e liberi entrambi, in un altro punto della linea spazio-temporale. Perché anche Grimilde ama Cornelio, ella accetta di condividere con il vecchio esploratore la promessa – e la scommessa – di incontrarsi e di amarsi se gliene verrà data la possibilità. Cornelio è un sognatore, ma è anche un uomo pragmatico: si mette in contatto con una strana setta, quella del Grifo, nella speranza che un giorno, lontano non si sa quanto, possa riportare in vita lui Cornelio e la sua Grimilde. Cornelio e la setta del Grifo già sul finire dell’Ottocento hanno in mente qualcosa di molto simile a quella che oggi la scienza indica col nome di clonazione. Già nell’Ottocento si parlava di biotecnologie, seppur il DNA non fosse stato scoperto e poco o nulla si sapesse di come avviene la riproduzione umana. Ovvio che c’è molta molta immaginazione, come in ogni romanzo d’avventura e d’amore, e di fantascienza. Tuttavia in Historie d’amour di Paolo Cherubini la fantascienza soggiace a un romanticismo spietato… spietato perché nei decenni a venire, per far sì che Cornelio e Grimilde tornino in vita, non poche vite saranno sacrificate sull’altare della scienza, anche di quella nazista.
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Hysteron – Il Sentiero nascosto di Fabrizio Corselli
Pubblicato da Fabrizio Corselli
Hysteron – Il Sentiero nascosto di Fabrizio Corselli
Disponibile per metà Marzo, in formato E-Book, l’opera di Saggistica “Hysteron – Il sentiero nascosto” di Fabrizio Corselli.
“Hysteron, il sentiero nascosto” è una raccolta di Saggi e Interventi brevi dell’autore sulla Poesia; una raccolta che segue un iter tematico ben specifico nel trattare canoni universali quali la Bellezza, l’Armonia, l’Euritmia, la Primordialità, l’Immaginazione, lo Stile, l’Eros e così via.
I testi, alcuni dei quali inediti, sono stati pubblicati su riviste del settore e presso siti di Fondazioni Internazionali.
L’opera sarà disponibile a metà Marzo, presso il sito Achilleion Sezione “Saggistica”, per il download.
http://www.achilleion.sitiwebs.com
Nasce Senzapatria editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Nasce Senzapatria editore
Quando nasce una nuova casa editrice è sempre una scommessa. Un grande atto di coraggio, una sorta di gesto rivoluzionario. Ammesso che sia compiuto con coscienza di causa, competenza e determinazione.
Il fondatore di Senzapatria è mio amico da anni. Carlo Cannella ha pubblicato con vibrisselibri Tutto deve crollare, un romanzo che ha spaccato in due le opinioni dei lettori: una storia che, di certo, non può passare inosservata e, altrettanto sicuramente, non si lascia dimenticare con facilità.
Carlo mi ha parlato tante volte, sia in Italia, sia ad Amsterdam – dove ha vissuto per anni – del suo sogno di fondare una casa editrice.
Ora il sogno è diventato realtà.
La determinazione di Carlo, caratteristica fondamentale cui ho accennato poc’anzi, ha riunito attorno a sé fior di scrittrici e scrittori che parteciperanno a un’antologia in uscita a maggio 2010 e intitolata Assedi e paure nella casa Occidente.
Sono felice di essere tra i fortunati che scriveranno per questo volume e di essere in compagnia di tanti amici già affermati, di indiscutibile talento.
Invito chiunque volesse saperne di più a cliccare su Senzapatria.
Auguro a Carlo Cannella e al suo sogno di diventare sempre più riconoscibile, sempre più concreto.
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Loredana Lipperini contro Maurizio Costanzo. Ma il giallo è presto svelato
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Loredana Lipperini
contro Maurizio Costanzo
Ma il giallo è presto svelato
di Iannozzi Giuseppe
Loredana Lipperini, oggi, 3 marzo 2010, sul suo blog Lipperatura, scrive un post dal titolo più che mai eloquente: Brividi. Poco sotto poche parole in corsivo: Ricevo e pubblico, senza commenti.
Perché la Sig.ra Lipperini dovrebbe aver mai i brividi?
Un giallo.
Ma neanche poi tanto.
La collana da edicola Il Giallo Mondadori è stata affidata alle amorevoli cure di Maurizio Costanzo.
Ed i “brividi” di Loredana Lipperini possono solo significare che lei non è d’accordo. Che Maurizio Costanzo non gode della sua stima, come minimo. Che così le si rompono le uova nel paniere a lei e alla sua gang di fedelissimi.
Questa svolta significa soprattutto che Lipperini & Compagni incontreranno molte più difficoltà a piazzare i loro nomi nel catalogo del Giallo Mondadori.
Ne volete la prova?
Interviene GIanni Biondillo (mercoledì, 3 marzo 2010 alle 11:40 am):
Altieri è uno scrittore straordinario e un uomo meraviglioso.
Trovo la notizia scandalosa.
Interviene Alessandra C (mercoledì, 3 marzo 2010 alle 11:24 am):
Ma Mondadori non aveva accorpato la direzione dei Giallo Mondadori, Segretissimo, Urania, sotto un unico direttore di collana?
La seconda domanda è, Costanzo dirigerà solo i Gialli o anche le altre testate?
Non capisco queste continue manovre. Mi sembrava che con Altieri il livello fosse tornato pù che decente.
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Raúl González Salinero. Le persecuzioni contro i cristiani nell’Impero romano. Prefazione di Mauro Pesce, edizioni Graphe
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Raúl González Salinero
Le persecuzioni contro i cristiani nell’Impero romano
prefazione di Mauro Pesce
ISBN: 978-88-89840-52-8
Pagine: 120 – € 13,50
Graphe edizioni
Il tema delle persecuzioni è oggetto di interesse scientifico fin dal secolo XIX e ha costituito l’argomento di svariati romanzi e film nel corso del secolo scorso. La storiografia tradizionale, sviluppatasi fondamentalmente in ambiente ecclesiastico, ha contribuito decisamente a sedimentare nell’inconscio collettivo una serie di miti e stereotipi ideologici che, spesso, non corrispondono alla verità storica.
A partire dallo studio critico e minuzioso delle fonti antiche – e basandosi sugli apporti più recenti dell’attuale storiografia – l’Autore cerca di evidenziare in quest’opera l’origine, le cause, lo sviluppo e il fiasco storico delle persecuzioni contro i cristiani nell’Impero romano.
Ne viene fuori una sintesi critica rigorosa che intende svelare il vero significato di questo episodio storico, tanto essenziale nello sviluppo del cristianesimo (articolato in buona parte sul ricordo e sull’esaltazione del sangue sparso dai santi martiri) quanto falsato dall’anchilosata deformità dei miti e delle leggende alle quali ha dato origine.
«Il libro di Raúl González Salinero offre uno strumento essenziale per informarsi a fondo su tutta la questione senza alcun cedimento, né apologetico né negazionista. Un merito, non secondario, di questo lavoro sta nel confronto costante sistematico tra le fonti, citate ampiamente, con l’interpretazione storiografica. Credo che questo ne renderà molto utile la lettura» (dalla prefazione di Mauro Pesce).
Raúl González Salinero: Dottore in Storia Antica presso l’Universidad de Salamanca (1997) e Segretario Generale dell’Asociación Interdisciplinar de Estudios Romanos (Madrid) è attualmente docente presso il Dipartimento di Storia Antica dell’Universidad Nacional de Educación a Distancia di Madrid.
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