Il quinto principio di Vittorio Catani – Urania speciale n. 39
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il quinto principio di Vittorio Catani
[ È in edicola Il quinto principio di Vittorio Catani (Mondadori, Urania "speciale". Pagg. 543, € 5,50.
In copertina, una immagine di Franco Brambilla di notevole impatto).
L’autore ha lavorato vari anni a questo romanzo, un’opera “corale” nella quale alle storie di protagonisti di maggiore evidenza si aggiungono quelle di altri personaggi secondari; alcune di queste storie si risolvono da sole, le maggiori confluiscono nel finale. Lo scenario viene a delinearsi attraverso le vicende narrate e si colloca nel 2043. Ruolo fondamentale ha una nuova tecnologia delle telecomunicazioni, la “pem” (protesi elettronica mentale) che consente una sorta di Internet psichica. La società descritta è il risultato di un post-post-capitalismo a doppio binario i cui burattinai agiscono in modo occulto, manovrando immense quantità di denaro, influenzando in modo schiacciante il mercato mondiale del lavoro e della produzione; mentre lo strapotere politico-economico passa attraverso il controllo della mente. Virus cerebrali, intere città vendute, degrado ambientale, metropoli ipogee per i meno abbienti (come Uny, Underground New York), turismo delle catastrofi, Seconda Secessione degli Usa, “democrazia estesa” (di fatto azzerata) in Italia, enormi fazendas con milioni di schiavi, sono alcuni aspetti di un mondo in cui si amplificano tendenze odierne. In tale contesto, dove i protagonisti si muovono avventurosamente, si manifestano all’improvviso eventi apocalittici che contraddicono le leggi fisiche note.
Alex Brandon Pantega ha ricordi intermittenti di una misteriosa personalità che ha teorizzato l’esistenza d’un Quarto e Quinto Principio della Termodinamica e per questo è braccato dalla polizia; un misterioso committente incarica Martin di calcolare il valore monetario del pianeta Terra; Waldemar Pozharitskij scopre il Mondo B, una “zona” impossibile ma reale in cui ci si può trasferire, vivendo in forma d’energia pura... L’alternativa, per i protagonisti, è rimanere sulla Terra e azzardare il tutto per tutto.
Riportiamo un estratto dal romanzo].
Io vi raccomando, con molta semplicità, di non lasciarvi scappare questo piccolo grande gioiello. E’ fantascienza? Non è solo fantascienza. E’ il ritratto del mondo che sarà. Che potrebbe essere. Vittorio Catani è un signore. Pardon! Un Signore con la S maiuscola: questo romanzo l’ha pensato e l’ha scritto, ci ha messo tutta l’anima e il cuore, e non è stato il lavoro di un giorno o di mesi. E’ un romanzo Il quinto principio di Vittorio Catani che merita d’essere accolto almeno almeno nella collana mondadoriana Piccola Biblioteca Oscar. Io mi auguro che in Mondadori se ne rendano presto conto, affinché Il quinto principio di Catani sia disponibile per più fasce e generazioni di lettori, sempre. –
giuseppe iannozzi
(Siamo nel 2043. Dopo varie peripezie, braccato da una polizia privata per delitti che non ha commesso, Alex Brandon Pantega viene arrestato e condotto a Città Grande, una misteriosa megalopoli-enclave blindata al resto del mondo, che sorge nel mezzo della ex Amazzonia e di cui praticamente nessuno dei Bhuman (umani di serie B, i poveri mortali) conosce l’esistenza. Città Grande è abitata da decine di milioni di persone che costituiscono la gran parte dell’élite economica mondiale. Alex, processato, viene assolto grazie a un suo stratagemma, con l’obbligo di abbandonare Città Grande nelle 24 ore. Mentre si accinge alla partenza, Alex viene fermato da Waldemar Pozharitskij, una sua vecchia conoscenza. Waldemar chiede ad Alex un particolare favore, e in cambio si offre di fargli visitare – prima che vada via per sempre – alcuni luoghi interessanti di questa megalopoli che raccoglie la créme del Potere mondiale. Waldemar conduce l’amico anche in un grande locale notturno che si distingue per una rappresentazione molto particolare. I due entrano, lo spettacolo sta per incominciare).
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Se sei nuovo di qui, dovresti iscriverti al nostro RSS feed. Qui ti spieghiamo cosa sono i feed Grazie per la visita!
Todo modo – di Leonardo Sciascia
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Todo modo
di Leonardo Sciascia
Adelphi Edizioni
Narrativa romanzo
Collana Gli Adelphi
Pagg. 121
ISBN: 9788845917585
Prezzo: € 8,00
“Todo modo… para buscar y ballar la voluntad divina”, così scrive, fra l’altro, nei suoi Esercizi Spirituali Sant’Ignazio di Loyola e quel “todo modo” non a caso è stato scelto da Leonardo Sciascia per dare il titolo a uno dei suoi romanzi più ambigui e che si presta a diverse interpretazioni, ma che, soprattutto, ha delle stranezze che lo rendono unico.
Si presenta come un testo di narrativa gialla, ma pagina dopo pagina perde le sue caratteristiche tipiche, cioè il percorso deduttivo per arrivare alla soluzione, per trasformarsi in un’opera di denuncia politica. Se anche la vicenda appare sempre più inspiegabile e non arriveremo poi a scoprire chi è l’omicida, resta il fatto che i delitti sono accaduti a causa di un dilagante e nefasto clima di corruzione derivante da un torbido miscuglio dei poteri economici, politici e religiosi. Non sono importanti di per sé i crimini quanto invece l’ambiente in cui sono compiuti, le presenze di diversi possibili colpevoli, in apparenza estranei, ma tutti egualmente sospettabili.
E poi troviamo uno Sciascia in bilico fra il razionale e illuministico del personaggio del pittore e l’enfasi mistica di don Gaetano, personaggi entrambi per cui si avverte chiaramente una partecipazione dell’autore che va oltre il puro interesse letterario, quasi che abbia voluto cogliere nell’uno e nell’altro la sua personalità, proponendocela per via mediata.
Continua..
Il sentiero dei nidi di ragno, di Italo Calvino
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Il sentiero dei nidi di ragno
di Italo Calvino
Presentazione dell’autore
Arnoldo Mondadori Editore Spa
Collana Oscar
Narrativa romanzo
Pagg. 160
ISBN: 9788804375913
Prezzo: € 8,50
Il sentiero dei nidi di ragno è il primo romanzo di Italo Calvino, scritto nel 1947, cioè quando l’autore aveva 24 anni e già collaborava con la casa editrice Einaudi occupandosi dell’ufficio stampa e della pubblicità.
Chi pensa di leggere una delle sue straordinarie storie fantastiche si sbaglia, anche se, a tratti, emergono risvolti fiabeschi che stemperano la cruda realtà della vicenda, una sorta di neorealismo improntato tuttavia, pur con una sua autonomia, al verismo di Verga de I malavoglia.
La guerra è finita da poco, con tutti i suoi lutti e la sola esperienza positiva della resistenza, ma siamo in un’Italia che risorge dalle ceneri alimentando speranze, già in parte deluse.
E’ il periodo in cui finita la sbornia per la ritrovata libertà ci si interroga sul perché degli accadimenti passati, un percorso indispensabile per acquisire coscienza di ciò che è effettivamente accaduto e delle relative motivazioni.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Una storia semplice, di Leonardo Sciascia
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Una storia semplice
di Leonardo Sciascia
L’Angolo Manzoni Editrice
Narrativa racconto
Collana Corpo 16
Pagg. 80
ISBN: 9788886142274
Prezzo: € 9,30
Il titolo inganna e del resto Sciascia, se non fosse quel grande scrittore che è per la capacità di analizzare fatti e fenomeni nelle loro mille sfaccettature, addentrandosi nell’apparenza alla ricerca di una possibile verità, non avrebbe potuto e voluto scrivere una vicenda gialla, ambientata in una Sicilia di epoca indeterminata, di assoluta linearità, in cui la vittima è proprio la persona che è e l’assassino, o meglio i colpevoli, sono quelli che il lettore attento dei romanzi dell’autore siciliano si attende.
Il racconto, perché trattasi di racconto lungo e non di romanzo, è invece estremamente complesso. Tutto ciò che a prima vista sembrerebbe di un’estrema semplicità è invece un gomitolo ingarbugliato, dove personaggi della giustizia e religiosi sono uniti da un unico filo conduttore che è quello della criminalità organizzata, insomma di quell’organismo distruttore, frutto di connivenze e di indifferenze, che è la mafia.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Video: Tiziano Terzani – Anam, il senza nome
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Video: Tiziano Terzani – Anam, il senza nome
A cura di Mario Ughi
L’ultima intervista, realizzata dal regista Mario Zanot nel maggio 2004, è la testimonianza filmata di Tiziano Terzani, scomparso poco tempo dopo proprio nel suo ritiro dell’Orsigna, sulle montagne toscane, dove si sono svolte le riprese.
Lo scrittore e giornalista, grande conoscitore dell’Oriente, per trent’anni corrispondente dall’Asia del settimanale tedesco Der Spiegel e collaboratore di la Repubblica e del Corriere della Sera, racconta se stesso in una sorta di “testamento spirituale” in cui si affollano pensieri e riflessioni sulla vita e sul mondo.
| Parte prima | Parte seconda |
| Parte terza | Parte quarta |
| Parte quinta | Parte sesta |
Titolo: Anam il senzanome. L’ultima intervista a Tiziano Terzani. DVD
Autori: Tiziano Terzani – Mario Zanot
Editore: Longanesi
Data di Pubblicazione: 2005
ISBN: 9788830422865
Dettagli: p. 32
Reparto: Giornalismo editoria
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Linea Gotica, di Cristoforo Moscioni Negri
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Linea Gotica
di Cristoforo Moscioni Negri
Introduzione di Ugo Berti Arnoaldi
Edizioni Il Mulino
Narrativa romanzo
Collana Intersezioni
Pagg. 136
ISBN: 9788815113719
Prezzo: € 10,00
Ai più il nome Cristoforo Moscioni Negri dirà poco, ma quando un amico mi ha consigliato di leggere un libro originale e senza retorica sulla guerra partigiana, citandomi il titolo e l’autore, ho pensato subito che questo doppio cognome non mi era nuovo e che l’avevo già letto da qualche parte. Ho riflettuto un po’ e poi è sbucato dalla memoria il capolavoro di Mario Rigoni Stern, Il sergente nella neve; infatti, il sottotenente Cristoforo Moscioni Negri era un compagno d’armi, durante la campagna di Russia, del grande scrittore di Asiago. Del resto, la pubblicazione del suo primo libro, I lunghi fucili, dove si parla appunto della tragica sorte dell’Armir, fu propiziata da Rigoni Stern, che presentò l’opera all’editore Einaudi, opera si cui conto di tornare in argomento non appena letta.
Fatta questa opportuna premessa, dico subito che Linea Gotica è un libro di estremo interesse, perché sono le memorie di Moscioni Negri del periodo intercorrente fra i giorni immediatamente successivi all’8 settembre 1943 e l’avvenuta liberazione delle Marche e di Pesaro, lasso di tempo durante il quale operò nelle formazioni partigiane.
Non starò a raccontare i numerosi episodi di questa guerra per bande, in cui la figura dell’autore è di primo piano, essendo stato comandante di una brigata Garibaldi, ma preferisco soffermarmi sulla valenza storico-politica del testo, peraltro caratterizzato da una scrittura asciutta, raramente incline a ceselli letterari – ma quando ci sono risultano opportuni e pregevoli -, e che mi ricorda un po’ il Cesare Pavese de La luna e i falò.
L’importanza del libro sta in ben altro, cioè è costituita dall’analisi dell’autore dei motivi che l’hanno spinto ad aderire alla Resistenza, compendiati sinteticamente nella completa sfiducia nei confronti del regime fascista e dei nostri comandi militari per la disfatta subita in Russia, nonché nell’amara constatazione dell’incapacità del Re e dei suoi generali di organizzare almeno l’armistizio, con tutte le conseguenze che si ebbero.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Gordiano Lupi intervistato presenta le sue cattive storie di provincia
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Intervista a
Gordiano Lupi
Cattive storie di provincia
a cura di Iannozzi Giuseppe
1. Cattive storie di provincia è una raccolta di racconti mai a lieto fine: si spazia dall’horror puro al thriller, dall’erotico sanguinario al dark più classico, per sfociare infine anche in una verve splatterosa, come in Oltre ogni limite. C’è un fil rouge che lega i racconti, e se sì quale?
Il filo conduttore è il lato oscuro della provincia, che non può essere più considerata un’isola felice. Al giorno d’oggi sono frequenti i delitti in famiglia, le esplosioni di violenza, i fatti di sangue, prima riservati a realtà metropolitane. I racconti sono horror, fantastici, noir… ma il legame è la provincia italiana. Oltre ogni limite – strano a dirsi – è un fatto vero leggermente romanzato…
2. I racconti prendono spunto da fatti realmente accaduti, almeno in un caso. Gli altri sono frutto della fantasia; tuttavia ognuno di essi, con un approccio diverso di volta in volta, mette il dito nella piaga di quei problemi sociali che infestano la società odierna. Oltre ad essere delle storie per divertire e spaventare il pubblico, sono anche qualche cosa di più, forse una denuncia…?
Un ragazzo di nome Simone e Oltre ogni limite sono due fatti veri romanzati. Gli altri no, raccontano storie che potrebbero accadere, ma sono frutto della mia fantasia. Non scrivo per fare denunce, ma seguo un’esigenza interiore. Forse nel periodo in cui ho scritto questi racconti (2000 – 2008) mi sono occupato molto di cronaca nera e questa cosa mi ha condizionato a livello inconscio.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Cattive storie di provincia: intervista a Gordiano Lupi scrittore ed editore
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Cattive storie di provincia
di Gordiano Lupi
Introduzione dell’autore
in forma di racconto
Studio di copertina di Sasha Naspini
Edizioni A.Car. srl
www.edizioniacar.net
info@edizioniacar.net
Collana Brividi & Emozioni
Narrativa racconti
Pagg. 175
ISBN: 9788889079799
Prezzo: € 15,00
Tredici racconti per parlare di una vita di provincia, un tempo tanto tranquilla da risultare forse monotona, e ora invece pervasa da quel male oscuro tipicamente metropolitano che in modo sintetico e anche un po’ semplicistico si definisce alienazione. La fretta del vivere, la corsa continua senza una meta ben definita e il grigiore, che finisce con l’accompagnare la quotidianità dei gesti e delle parole, a tratti possono esplodere, una specie di sordo rancore che fuoriesce come magma in modo eclatante. In questa raccolta ci sono racconti che partono da un fondo di verità, ovviamente poi interpretato creativamente dall’autore, come nel caso della vicenda di Simone Cantaridi, ancor oggi rinchiuso in carcere, e altri invece che sono frutto esclusivo della fantasia di Lupi, magari con una rielaborazione di leggende, ma che ben esprimono questa inquietudine latente che ormai ha radicato anche in provincia.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
IL RUOLO DEI GATTI: la storia di un uomo disilluso. Lettura di Martina Calluso
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

IL RUOLO DEI GATTI:
la storia di un uomo disilluso.
Lettura di Martina Calluso
Pubblicata sul quotidiano L’ATTACCO il 28/2/2009
“Il ruolo dei gatti” (di Felice Muolo; Azimut; pp110; Euro 10,00) è un romanzo piacevole. E’ una storia bizzarra, che coinvolge al suo interno personaggi altrettanto stravaganti. Il protagonista, Franco Narracci, un uomo di quarant’anni, racconta la sua vita, scava all’interno delle sue disillusioni ideologiche, dei suoi amori perduti, delle sue amicizie e del suo lavoro di (quasi) direttore d’albergo.
In realtà il libro viaggia seguendo due trame che nello scorrere delle pagine si intersecano in maniera inaspettata. Il ruolo dei gatti è la storia di un uomo, delle sue paure, delle sue incertezze, delle sue riflessioni sul senso della vita. Ma è anche un giallo, un mistero da risolvere. Un enigma da sciogliere che parte all’inizio del libro con la morte di Mario e l’affidamento dei suoi dieci gatti a Franco. Dalla morte di Mario in poi la vita di Franco cambia. Inizia a svegliarsi dal torpore che lo aveva accompagnato in quegli anni e comincia a raccontare la sua vita. Una vita complicata e fatta di scelte difficili. Compaiono così all’interno della narrazione numerosi personaggi e numerosi luoghi, quelli della costa pugliese, evocati come lampi della memoria. La narrazione svelta, le frasi brevi, le descrizioni concise e puntuali, rendono la lettura piacevole, per nulla noiosa. Se ad un certo punto sembra essere definitamene sparita dal libro la storia di apertura, quella del suicidio di Mario, ricompare sotto nuove declinazioni, colpi di scena ed un nuovo suicidio, in seguito al quale Franco sarà costretto ad ospitare in casa una ventina di gatti.
Continua..
Vito Benicio Zingales e il Truccatore dei morti: intervista all’autore a cura di G. Iannozzi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Intervista a
Vito Benicio Zingales
Il Truccatore dei morti
a cura di Iannozzi Giuseppe
Autore: Vito Benicio Zingales
Titolo: Il truccatore dei morti
144 pp.
1ma ediz. novembre 2008
collana narrativa
Armando Siciliano Editore
prezzo: 10 €
acquistalo su IBS – dall’editore Armando Siciliano
1. Prima di parlare di “Il truccatore dei morti”, tuo secondo romanzo, vorrei che ti presentassi spiegando, se non proprio nel dettaglio, chi sei e come sei approdato al mondo delle lettere. In pratica: chi è Vito Benicio Zingales?
Un uomo semplice, ma inquieto, fatto di vita e di sogni che se non sono bambini parlano di miracoli di seconda mano. nella “tempesta delle lettere” mi hanno sbattuto, col tacito assenso di papà giornalista, Giacomo Giardina, Rosa Balistreri, Nino Muccioli e i maestri Cutino e Giambecchina, giganti della cultura siciliana e miei “zii d’infanzia”.
2. I tuoi precedenti romanzi sono stati “Là, oltre i campi di Sfaax” (2002) e “Cosa di Noi. I ragazzi di Sala Paradiso (2003)”: in merito a “Cosa di Noi”, a suo tempo ebbi modo di dire che “non è romanzo che metta in campo vinti o vincitori, eroi per caso o miti inventati, è piuttosto un sapiente coacervo di identità umane che fanno orgia negli abusati significati che si potrebbero attribuire ai concetti di ‘bene’ e ‘male’. Questi finiscono col perdere valore, perché i confini dei loro significati si intrecciano, si superano, si inghiottono nella loro stessa quiddità.” Il ritmo incalzante del romanzo, lo stile funambolico del linguaggio sospeso fra italiano e gergo di strada, mi conquistarono. Oggi con “Il Truccatore dei morti” rimango di nuovo conquistato. Com’è nato questo tuo nuovo lavoro, per quale impellente necessità umana letteraria sociale?
“Cosa di Noi” è uno scatto veloce, in bianco e nero, che cattura l’immagine perversamente vivida e a colori della “Cosa Nostra” a Palermo. Il truccatore nasce dall’essenza di un sospetto, forse dall’ipotesi da un mio multiplo che ormai da tempo, fra terre inesplorate, governa dinamiche ignote e tenacemente ambivalenti.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Arriva un Tolkien inedito. E questa volta è davvero da “leggenda”
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
di Luigi Mascheroni - Fonte: Il Giornale
È noto il vecchio “adagio” secondo il quale il «Signore degli Anelli», dopo la Bibbia naturalmente, è il libro più venduto in lingua inglese del mondo. Un critico una volta disse che il mondo si divide fra chi l’ha letto, e chi lo leggerà… Al di là delle leggende editorial-letterarie, è vero però che ogni opera legata al nome di John R.R. Tolkien (1892-1973) si guadagna l’attenzione non solo dei suoi milioni di fan in tutto il pianeta, ma dei media e del mondo culturale in genere. Solo negli ultimi due anni in Italia, fra inediti (il tanto reclamizzato «I figli di Húrin», il romanzo postumo che il figlio di Tolkien, Christopher, ha dato alle stampe nel 2007 tra non poche polemiche dopo un paziente lavoro di “sistemazione” e “ricucitura” di alcuni manoscritti del padre) ristampe, riedizioni e saggi critici, sono usciti almeno una ventina di titoli tolkieniani. Ora, l’ennesima rivelazione. Il prossimo 5 maggio nei Paesi di lingua inglese uscirà un inedito libro di Tolkien, incentrato su una rilettura della leggenda nordica dei Nibelunghi. Per la prima volta verrà infatti pubblicata la versione originale di «The Legend of Sigurd and Gudrun», scritta in versi tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, quando Tolkien era professore di letteratura anglosassone all’Università di Oxford e quando ancora non aveva dato alle stampe i suoi più celebri romanzi.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Body Art – Don DeLillo – Einaudi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Body Art
Don DeLillo
di Giuseppe Iannozzi
Don DeLillo è nato nel 1936 nel Bronx, da una famiglia di origine italiana: si ostina a vivere lontano dalle mondanità della società letteraria, ma, contraddittoriamente, pubblica molti articoli sulle più importanti riviste degli Stati Uniti (alcune patinate, molto patinate), dal New Yorker all’Harper’s, e non disdegna di impegnarsi per il teatro con tanti e tanti canovacci. Molti critici considerano Don DeLillo, insieme a Pynchon, il grande maestro della narrativa postmoderna americana. Comunque, DeLillo ha esordito nel 1971 con Americana. Tra le opere pubblicate in Italia val la pena ricordare: Cane che corre, Giocatori, Great Jones Street, Libra, Body Art, Underworld e Rumore bianco.
“Il tempo sembra passare. Il mondo accade, gli attimi si svolgono, e tu ti fermi a guardare un ragno attaccato alla ragnatela. C‘è una luce nitida, un senso di cose delineate con precisione, strisce di lucentezza liquida sulla baia. In una giornata chiara e luminosa dopo un temporale, quando la più piccola delle foglie cadute è trafitta di consapevolezza, tu sai con maggiore sicurezza chi sei”. (un breve estratto da Body Art)
Body Art è un romanzo difficile scritto con un linguaggio spericolato: ricorda vagamente la geometria stilistica di Crash di J. G. Ballard ma non è Crash; Body Art è un romanzo decisamente più poetico, raffinato e crudele. DeLillo, per scrivere Body Art, ha fatto affidamento a uno stile geometrico, spigoloso, dove i periodi e i pensieri sono come parallele che mai si incontrano, come rette che si intersecano, come piani inclinati e solidi proiettati nel grande spazio dell’Ego. La traduzione di Marisa Caramella è eccezionale: questo lavoro di DeLillo era davvero difficile da tradurre in un italiano che non svilisse e non addomesticasse la poetica euclidea dell’originale. La versione italiana di Body Art curata da M. Caramella non toglie nulla e niente aggiunge all’originale: la classe non è acqua.
Continua..
Michele Pellegrini – Disertori tra partigiani, camicie nere e foibe
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Michele Pellegrini
Disertori
tra partigiani, camicie nere e foibe
di Iannozzi Giuseppe
Michele Pellegrini è nato nel 1960 a Trieste. Ha pubblicato Memorie di un bambino filocinese (Stampa Alternativa, 2002), Grand Tour (Fernandel, 2003), Dimissioni (Fernandel, 2004). Fa il bibliotecario.
Quella che si racconta in “Disertori” di Michele Pellegrini è una storia dallo stile secco: niente virtuosismi per rendere icastici i personaggi e le situazioni, bensì rapide pennellate per dire quello che c’è da dire, senza inutili fronzoli. E’ una storia amara da digerire, ammesso che ci sia qualcuno disposto a digerire, senza batter ciglio, il dramma di quanti nella Seconda Guerra Mondiale furono infoibati, giustiziati sommariamente, ammazzati perché c’era la guerra e non si poteva fare altrimenti. In “Disertori” c’è la storia di un uomo il cui passato non è proprio pulito e di cui una sola persona sa i particolari. C’è un grande punto interrogativo che macchia di sangue innocente ogni pagina: davvero non fu possibile fare diversamente? era necessaria tutta quella crudeltà contro tutti, contro vecchi giovani donne, semplici ragazze e ragazzi?
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Isabella Santacroce – L’orrore sublime della vita quotidiana
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

L’orrore sublime
della vita quotidiana
“Non amo ritornare dov’ero. La vita è breve e interminabile: per tal motivo evito luoghi conosciuti”. L’ultimo posto sconosciuto in cui Isabella Santacroce si è inoltrata, con “l’impeto di una felice vittima che vuole sfondare una porta chiusa, come una sorta di Alice che scava nella terra quel buco che le permetterà di giungere nel Paese delle Meraviglie e vedere la vita”, si chiama il Collegio delle fanciulle: la residenza dei dodici depravati mesi delle Spietate ninfette Desdemona, Cassandra e Animone, protagoniste di “V.M. 18”, la più turpe ed estetizzante delle storie della scrittrice benedetta dalla “voluttuosa crudeltà di Sade” e dall’“estremamente sensuale eroismo” di Gesù Cristo Sofferto.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Stefania Nardini e gli scheletri di via Duomo: intervista all’autrice
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Intervista a
Stefania Nardini
Gli scheletri di via Duomo
a cura di Giuseppe Iannozzi
“Questo è un libro delizioso per tre motivi. Il primo motivo, naturalmente, si identifica con il “giallo” intrinseco del racconto di Stefania Nardini: la storia che il protagonista, un cronista di “nera” del “Mattino” di parecchi anni fa, racconta con infernale abilità, a pezzi e bocconi, arrivando alla rivelazione della verità soltanto nelle ultimissime righe del romanzo ma attraverso una serie incessante di indagini, di illazioni, di cantonate, di intuizioni, di scoperte che sembrano dover culminare in una colossale delusione e che invece, quasi casualmente o se preferite miracolosamente, si traducono nella convincente ricostruzione finale di un duplice delitto che sta dietro al ritrovamento dei famosi “scheletri di via Duomo”, una grande strada napoletana, non a caso vicinissima a quella ancora più famosa, anzi famigerata, che è Forcella. Ma è il terzo motivo che rende il libro delizioso: la scrittura. Stefania scrive con la dinamite e impagina a modo suo, strapazzando il periodo ma esaltando la sintassi e la lingua, anche se questo suo racconto sembra tradotto dal dialetto napoletano.” (dalla Prefazione di Antonio Ghirelli)
1. Prima di parlare del tuo ultimo romanzo “Gli scheletri di via Duomo”, edito da Tullio Pironti editore, Stefania, vorrei che dicessi qualche cosa di te a chi eventualmente non dovesse ancora conoscerti: in particolare, quali sono le tue passioni letterarie e non, in che valori credi, quale è la tua principale ragione di vita?
“La mia principale ragione di vita è la vita. Perché sono curiosa, pronta a cambiare. A cercare di capire. E la vita è straordinaria. Ogni giorno. Perché ogni giorno si impara. Uno dei valori più importanti per me è l’amicizia. L’amicizia la vivo con lealtà, mi ci butto. Spesso mi faccio anche male. Ma un’esperienza negativa non mi induce a chiudermi. Continuo. E questa mia fede nell’amicizia mi ha portata ad incontri bellissimi. A persone che sento attaccate alla mia pelle anche se a volte ci si allontana per ragioni che vanno al di là della volontà. Le mie passioni letterarie riflettono i valori in cui credo. Adoro Kundera, Tondelli, Mutis, Fuentes e tanti amici miei scrittori. Quelli che sono cio’ che scrivono. Poi ho un amore particolare: Jean Claude Izzo. Per scoprirlo dopo la sua morte ho vissuto a Marsiglia quattro anni. E grazie a Sebastien, suo figlio ho lavorato sui suoi testi inediti. Infatti quello su Izzo è un lavoro che ho nel cassetto. Che mi ha cambiato la vita veramente.”
2. “Gli scheletri di via Duomo” è un romanzo che hai scritto durante un periodo particolare della tua vita. In che modo sapere di star lottando per la tua vita ha influenzato il flusso narrativo, il tuo modo di scrivere?
“Ero stata operata di cancro.
Al di là di come io possa apparire sono anche una depressa. Diciamo una depressa reattiva. Nel senso che riesco a trasformare la depresione, il dolore, in qualcosa di positivo perché richiede un combattimento. Allora divento come un pugile. Mi incazzo con la vita e voglio vincere. Ridendo. Come ho fatto prima di entrare in sala operatoria. Perché ero sicura di farcela. Non solo per motivi squisitamente medici, ero arrivata prima che la “bestia” facesse di me la sua cavia, ma anche perché mi carico di fronte al negativo. Iniziai a scrivere gli “Scheletri” quando avevo un tubo di drenaggio che tra l’latro mi faceva un male cane perché urtava un nervo. Non potevo muovermi come sono abituata. Cercai un altro tipo di movimento. Le parole. La scrittura. La sola che mi permette di viaggiare come io decido. Ed ho scelto Napoli. Ed una storia che ho ritenuto emblematica sia sul mestiere di giornalista, che poi è la mia professione, sia per quella che è l’anima di una città dove ho vissuto.
Dunque avevo ragione: il cancro non solo l’ho superato ma dal cancro ho imparato…”
3. Via Duomo: molti, moltissimi, non sanno che cosa questa strada significhi per Napoli, né possono immaginare quante storie si sono consumate qui e nei suoi pressi. Prima di parlare del tuo romanzo, vorrei, se ti è possibile, che dessi ai lettori delle indicazioni (storiche) di massima su via Duomo.
“Via Duomo è la strada dove, appunto, si trova il Duomo e dove si venera il culto di S.Gennaro. Un culto che per i napoletani è qualcosa di più della devozione. Napoli è una città che ha riposto nel divino la speranza e la forza per superare mille disgrazie, dalla peste alle eruzioni del Vesuvio, dal colera alla mondezza. E su questo c’è una vasta letteratura, ma al di là dei testi che raccontano la città c’è la città che si racconta, che si muove, che si esprime, anche nel dialetto, con una ricchezza di riferimenti di origine antichissima. Via Duomo è a due passi da Forcella. Il quartiere del contrabbando. Un quartiere secondo me meraviglioso che mostra la Napoli dell’arte e la Napoli della miseria senza interferenza. Un quartiere che durante la guerra ha dato il meglio di se nella “creatività resistente”, così la chiamo io quella fantasia che ha fatto sopravvivere i napoletani di Forcella. Basta immaginare che ancora oggi la gente vive nei bassi. E proprio a Forcella c’è l’Annunziata, ovvero la ruota dove si lasciavano i neonati per darli in adozione. E poi edicole votive dappertutto. Forcella ha una sua storia. Un storia fantastica. Una storia di arte di arrangiarsi ma anche di grande umanità e solidarietà. Naturalmente il tutto nell’illegalità che, se va condannata, va anche studiata per comprenderla appieno.”
Continua..
Processo agli Scorpioni di Jasmina Tesanovic: il booktrailer di Luigi Milani
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Processo agli Scorpioni
Jasmina Tesanovic
booktrailer a cura di Luigi Milani
Processo agli scorpioni – acquista la tua copia
Leggi la recensione a cura di Katia Ciaorocchi
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Felice Muolo e il ruolo dei gatti: intervista all’autore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Intervista a
Felice Muolo
Il ruolo dei gatti
a cura di Iannozzi Giuseppe
1. Innanzitutto qualche indicazione di massima su di te, su Felice Muolo scrittore. Come e quando hai scoperto d’avere una vocazione artistica? Quali ragioni ti hanno spinto verso la scrittura?
Credo che tutti a un certo punto della vita crediamo di avere la vocazione artistica. Ci sono quelli che la coltivano durante tutta l’esistenza e altri che presto gli voltano le spalle. Non so chi ci guadagna. In termini economici, non certamente i primi ma non vanno totalmente in perdita. La mia vocazione artistica è più che autentica in quanto poliedrica. Da ragazzo, feci una scelta tra suonare il piano, diventare pittore o scrittore. Optai per quest’ultima perché costava di meno: i libri potevo leggerli in biblioteca.
2. Questo è il tuo quinto romanzo, “Il ruolo dei gatti” edito da Azimut editore. Se dovessi attribuire un’etichetta al tuo lavoro, lo definiresti un giallo, un thriller, un romanzo storico, o che altro?
Oltre a essere un giallo, un thriller, un romanzo storico (storia recente), è anche un romanzo psicologico. Come al solito, ho cercato di fondere le quattro etichette in una sola. Come al solito, mi sono impegnato a confezionare un romanzo leggibile e godibile. Spero di esserci riuscito.
3. Come si è sviluppata l’idea per “Il ruolo dei gatti”? E’ più frutto dell’immaginazione o del tuo vissuto che è entrato, se non di prepotenza, per necessità affabulatoria nel corpo del romanzo?
La trama del romanzo è totalmente inventata e ogni riferimento alla realtà è puramente casuale. Ciò non mi assolve di essere un opportunista sfacciato: prendo dove trovo, senza tanti scrupoli. Quando provo a scrivere un romanzo, butto giù una prima frase. Se la seconda si accorda con la precedente, proseguo. E’ come mettere dei passi in una passeggiata. L’itinerario lo stabilisco durante il cammino. In questa maniera, permetto alla mia fantasia di operare liberamente.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Vito Benicio Zingales: Il truccatore dei morti (Armando Siciliano Editore)
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
I morti sono la mia vita e con la materia eterna ho più dimestichezza di quanta potrebbe averne la morte con i vivi se non fosse per la propria ostinata scelleratezza a credersi viva, nonostante la prova in vita di quelli si sia già esaurita per mano sua. L’arte si era manifestata. Il morto era pronto, là per essere giudicato. Se fosse presentabile risulta irrilevante. Al punto in cui si era si valutava la buona decenza. E il mio cadavere indecentemente trapassato, si mostrava più sapientemente morto di quanto la morte non avrebbe decentemente mai potuto argomentare.
Vito Benicio Zingales vive e opera a Palermo, città dei suoi necessari sogni e dei suoi pregnanti incubi. Ha pubblicato: Là, oltre i campi di Sfaax (2002) e Cosa di Noi. I ragazzi di Sala Paradiso (2003).
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Massimiliano Parente: intervista all’autore della Macinatrice
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Intervista a
MASSIMILIANO
PARENTE
a cura di Giuseppe Iannozzi
1. Parliamo, se non ti spiace, di Te, Massimiliano Parente, prima di entrare nel cuore, nei sotterranei de “La Macinatrice”. Dunque, chi è Massimiliano Parente? Una breve autobiografia autorizzata, per così dire.
E’ quella, di poche righe, che trovi nei risvolti di copertina dei miei libri.
2. Prima de “La Macinatrice”, hai scritto altri romanzi importanti: “Incantata o no che fosse”, “Mamma”, “Canto della caduta”. Si può dire che “La Macinatrice” è l’ideale proseguimento di un percorso narrativo iniziato sin dal tuo primo romanzo?
Tutto rientra in un ampio progetto che spero di avere il tempo e la forza di portare a termine. Penso sempre a ogni libro come a una parte più o meno grande di un’opera unica. Non so ancora dove arriverò ma intuisco di volta in volta i passi successivi. Per questo mi fanno sorridere quelli che danno consigli agli scrittori, scrivi questo, scrivi quello. O c’è un’ossessione complessiva, o si è solo degli sceneggiatori mancati. E pertanto il problema dell’editore è secondario, fondamentale è non tradire mai la propria opera. “Ciò che è decisivo accade nonostante tutto” diceva Nietzsche.
3. Qualcuno, giustamente, ti ha già definito l’Houellebecq italiano. Ti ci ritrovi, e sì, perché? Sotto un profilo narrativo, sotto quello delle idee, cos’hanno in comune Massimiliano Parente e Michel Houellebecq?
Niente, e per una ragione per me fondamentale. Tra una pagina di Houellebecq e una di Ken Follett vedo poca differenza. Nel senso che non entra in conflitto con le parole. Houellebecq è uno scrittore che scandalizza i giornalisti e li scandalizza sui contenuti, e questo in letteratura segna il limite di una data di scadenza troppo breve. Anche Moravia scandalizzava, oggi fa ridere. Del resto non leggo uno scrittore per avere delle idee, ma per avere la forma delle idee, che è l’unico modo di vedere le idee. Molto più interessante Hervé Guibert, del quale purtroppo molti libri importanti restano ancora non tradotti.
4. Quali autori, di ieri e di oggi, hanno maggiormente contribuito a formare il tuo stile, le tue idee intorno alla letteratura, alla società e alla politica? E, per quali motivi?
Soprattutto quelli che hanno sfondato e rifondato il romanzo, che hanno spalancato nuovi mondi scardinando qualcosa negli schemi narrativi, nelle strutture linguistiche, che sono stati insieme tradizione e avanguardia. Soprattutto l’irriducibilità al conformismo narrativo, che significa appunto avere la stessa forma, e la radicalità nei confronti della propria forma. Te ne potrei fare una lista infinita, da Sterne a Faulkner, da Flaubert a Proust a Gadda a Verga a D’Arrigo al Pasolini di Petrolio. Resto sorpreso, oggi, quando vedo certe piccole operazioni di classificazione, che cercano di ricondurre al concetto di “genere” ciò che, essendo letteratura, è inclassificabile. Qualcuno, siccome qui non si distinguono più opere d’arte da opere commerciali, si è inventato la parola “massimalismo”, con lo scopo di far passare il concetto che esista un genere in quanto non è di genere. Ma che significa? Era massimalista Joyce? Erano massimalisti Balzac, Dostoevskij, Dante, Manzoni, Musil o De Roberto, con quell’immane e meraviglioso romanzo che è I viceré, del quale ogni pagina vale tutto Tomasi di Lampedusa? Allora è massimalista tutta la letteratura che conta. Anche la Cappella Sistina è massimalista.
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Sotto l’albero tre inediti “folk” firmati De André
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Sotto l’albero tre inediti “folk”
firmati De André
Fonte: La Stampa.it
GENOVA
«Ho trovato dei nastri in cui un giovane Fabrizio interpreta canzoni popolari. Brani non suoi, tranne uno», annunciò Dori Ghezzi nel febbraio 2007. Oggi quei tre inediti, che De Andrè non aveva inserito nei suoi album, sono stati pubblicati da Bmg Sony/Nuvole e fanno parte del cofanetto Effedia – Sulla mia cattiva strada (due cd più il documentario di Teresa Marchetti presentato nel corso dell’ultimo Festival del cinema di Roma).
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
RaiDue censura Brokeback Mountain: fascismo omofobo nella tv di Stato?
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

RaiDue censura Brokeback Mountain:
fascismo omofobo nella tv di Stato?
di Giuseppe Iannozzi
RaiDue ha censurato Brokeback Mountain. Il film di Ang Lee è andato in onda ieri sera in seconda serata, e per giunta molte scene sono state violentemente tagliate. Il servizio pubblico ha pensato bene di adoprare la censura, un servizio pubblico che i contribuenti italiani pagano anno dopo anno per fare andare in onda L’Isola dei Famosi con Vladimir Luxuria e Simona Ventura strapagate ma non Brokeback Mountain, film vincitore del Leone d’oro a Venezia, di ben tre Oscar nel 2006 e di ulteriori 4 Golden Globe. Tratto dal romanzo del premio Pulitzer Annie Proulx e ambientato tra gli spazi verdi e incontaminati del Wyoming durante gli anni Settanta, Brokeback Mountain ha per protagonisti due cowboy: Jack Twist (Jake Gyllenhaal) e Ennis Del Mar (Heath Ledger). Il film è stato tagliato senza pietà alcuna: sono state fatte fuori tutte le scene dove i due cowboy del Wyoming vivono la loro drammatica passione amorosa, sono state tagliate tutte le battute che avessero un seppur pallido riferimento omerotico: il risultato è che su RaiDue non è passato il film di Ang Lee, ma una pellicola incomprensibile a causa di tutti i tagli operati dagli omofobi dirigenti in RaiDue, perché si può solo essere omofobi per censurare un film delicato, drammatico e poetico come Brokeback Mountain.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Saint-Exupéry: la ballerina e lo studioso / Raccolti in un volume novelle, lettere, frammenti dal 1925 al ‘43 dell’autore de «Il piccolo principe»
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Lo scrittore racconta l’amore impossibile tra una danzatrice-prostituta e un cliente
Saint-Exupéry: la ballerina e lo studioso
Raccolti in un volume novelle, lettere, frammenti dal 1925 al ‘43 dell’autore de «Il piccolo principe»
Fonte: Corriere.it
L’amore tra una ballerina prostituta e un cliente intellettuale. La Parigi notturna degli anni Venti, la noia nascosta dietro le luci soffuse dei café-chantant, uomini alla deriva e donne in cerca di riscatto: personaggi e ambienti che riaffiorano in questi inediti di Antoine de Saint-Exupéry, scritti tra il 1925 e il 1943. «Manon, ballerina» (di cui pubblichiamo alcuni estratti) è il primo racconto che dà il titolo a questo volume in libreria da mercoledì prossimo per Bompiani (testi a cura di Alban Cerisier e Delphine Lacroix, traduzione di Anna D’Elia, pp. 238, e 18) e che contiene anche il racconto L’aviatore e altri materiali, frammenti, riflessioni, lettere. Tra queste le più interessanti sono quelle all’ex fidanzata Loulou (Louise de Vilmorin), che, con il racconto «Manon, ballerina», fanno scoprire un volto finora sconosciuto dell’autore del Piccolo principe. Qui, infatti, l’aviatore rivela toni da mélo, un afflato sentimentale che, scrive Cerisier nella prefazione, «risuona ancora di fremiti adolescenziali». (Cr. T).
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Roberto Calasso recensito da Pietro Citati / Il mondo che vedeva Baudelaire
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Il mondo che vedeva Baudelaire
di Pietro Citati – Fonte: Kataweb libri
Quando passeggiamo nel bel libro di Roberto Calasso, La Folie Baudelaire (Adelphi, pagg. 430 euro 36), abbiamo l´impressione di visitare il Salon parigino del 1845 o del 1846, oppure l´Esposizione di Londra del 1862. Con la nostra amabile guida, passiamo di sala in sala: tutto è gremitissimo: ora c´è un libro o un quadro sublime ora paccottiglia: scorgiamo Baudelaire, Ingres, Delacroix, Constantin Guys, Manet, Berthe Morisot, Mallarmé, Rimbaud, Flaubert, Sainte-Beuve: artisti e critici minori, a me sconosciuti, che hanno scritto frasi memorabili; guardiamo la folla grigia o variopinta, che si accalca intorno a noi, o assiste a un´operetta. Sullo sfondo appare, per un istante, Napoleone III, “che non dice mai niente, e mente sempre”. Mentre passeggiamo, Roberto Calasso paragona incessantemente un poeta e un pittore, una bellissima poesia e l´articolo di un giornale di moda, senza mancare mai il suo obbiettivo.
Ci sembra che egli conosca tutto quello che è avvenuto, tutto quello che è stato scritto e dipinto in Francia dal 1830 al 1900. La sua curiosità non è mai sazia: segno che un´ottima cultura è la prima e maggiore qualità di un critico letterario (verità condivisa da pochi). Il cuore del suo interesse resta, quasi sino alla fine del libro, Baudelaire, al quale dedica pagine molto belle: specialmente allo scrittore di meravigliosi articoli e saggi su Delacroix, Gautier, Constantin Guys, Poe e i minimi segni dell´epoca.
Tutto il libro è, se non scritto, guardato da Baudelaire, perché Calasso cerca sempre di condividere l´occhio con cui Baudelaire osserva i personaggi e le figure mentali del proprio tempo e addirittura del futuro, perché Courbet e Manet sono anche pittori creati da qualche riga di Art romantique e Curiosités esthétiques. Quando l´ombra di Baudelaire si allontana, sostituita in parte da quella di Paul Valéry, forse il libro diventa meno intenso.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Il nuovo cd e dvd dei Ravens Court Skeletons in the closet
Pubblicato da Chatterly

Il nuovo cd e dvd dei Ravens Court
Skeletons in the closet
Il lancio dell’album avvenuto ad Halloween con 52 ore di festeggiamenti!!!
Al mio ritorno dal viaggio di Halloween – che mi ha portato in Portogallo e Spagna - ho trovato una bellissima sorpresa: il pacco che i Ravens Court (la band australiana di cui sono l’artista ufficiale) mi ha inviato contenente i saggi della loro bravura, ossia cd e dvd del loro nuovo album Skeletons in the Closet. Si tratta di un album composto da 9 canzoni, ognuna ha anche il suo video, video peraltro molto affascinanti per gli amanti del genere dark con una forte venatura ironica, caratteristica che contraddistingue i Ravens Court. L’influenza di Alice Cooper è quanto mai evidente e rende il tutto ancora più intrigante.
Per lanciare Skeleton in the Closet la band australiana ha organizzato per Halloween un party che è durato ben 52 ore e che ha visto coinvolte una miriade di persone. Guardate le foto su Myspace!!!
Al momento cd e dvd sono distribuiti in Australia, USA e UK per l’Europa i Ravens Court stanno prendendo accordi con una casa di distribuzione polacca che coprirà l’ntera Comunità Europea.
Altre notizie seguiranno presto.
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Oriana Fallaci Intervista con la storia
Pubblicato da admin

Oriana Fallaci
Intervista con la storia
E fu così che la giornalista più cattiva restò stregata dal Presidente più controverso
Aprile 1973, Oriana Fallaci sale al Quirinale per intervistare Giovanni Leone, il primo (e unico) presidente della Repubblica eletto con i voti missini. I due non si conoscono. La grande inviata di guerra e il politico controverso; la giornalista grintosa e «cattiva», che qualche anno dopo avrebbe sfidato l’imam Khomeini lasciando scivolare il velo che aveva sulla testa nella foga dell’intervista, di fronte all’uomo che faceva le corna agli studenti che lo contestavano e avrebbe poi finito il settennato nella bufera dei sospetti per lo scandalo Lockheed (nel quale non fu però mai davvero implicato). A sorpresa Oriana depone l’elmetto e cede alla cordialità di quest’avvocato napoletano che fa sfoggio di galanterie e professione di inflessibile antifascismo. L’intervista fu pubblicata dal Corriere della Sera e suscitò le ire dei deputati missini. Curiosamente non fu inserita nelle prime edizioni di «Interviste con la storia». Il volume (pp. 880, e14) viene ora ripubblicato dalla Bur con la prefazione di Federico Rampini e contiene anche l’intervista a Leone. Dal testo della Fallaci anticipiamo il ritratto del Presidente e due stralci tratti dalle risposte del Capo dello Stato.
Continua..
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

































