I racconti di guerra, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

I racconti di guerra
Mario Rigoni Stern
Introduzione di Folco Portinari
Edizioni Einaudi
Narrativa raccolta di racconti
Pagg. 616
ISBN: 9788806181154
Prezzo: € 16,80
In questo libro di ben 616 pagine sono ricompresi tutti i racconti che Mario Rigoni Stern ha dedicato al tema della guerra nei suoi precedenti lavori, oltre ad alcuni articoli apparsi su giornali e riviste.
Si tratta quindi di un’opera tematica “omnia” ordinata cronologicamente dall’autore e infatti ci sono quattro grandi capitoli dedicati, rispettivamente, alla prima guerra mondiale, a quella immediatamente successiva, cioè la seconda, alla prigionia e alla resistenza.
Perché Stern abbia voluto riunire in un unico volume tutte queste prose penso sia abbastanza evidente; in lui, uomo in completa sintonia con l’ambiente spontaneo della natura e fratello per indole di tutti gli altri uomini, il ricordo di ciò che di orrendo, di tragico e di incivile è rappresentato dalla guerra deve essere perpetuato, affinché chi non ha subito, chi non ha sofferto sappia quanto altri, prima, hanno patito. L’intento è pertanto chiaramente pacifista e non è un caso se l’opera è uscita nel 2006, dopo la prima e la seconda guerra dell’Iraq, dopo il conflitto in Afganistan. Posso solo immaginare l’angoscia di un povero vecchio, scampato alle campagne d’Albania e di Russia e alla prigionia nei lager tedeschi, nel constatare che oggi regna una sostanziale indifferenza verso conflitti che non ci toccano direttamente; e allora solo chi sa, solo chi ha provato sulla propria pelle che cosa significhi una guerra, si deve sentire in dovere di mettere sull’avviso, ricordando anni di dolore, vittime che il tempo ha affossato nell’oblio.
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Gaja Cenciarelli nuda per la prima volta ha già pronto un servizio fotografico per The Rolling Stones
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Gaja Cenciarelli nuda per la prima volta
ha già pronto un servizio fotografico
per The Rolling Stones
Gaja Cenciarelli nuda.
Anche lei alla fine ha ceduto al pari di altre sue colleghe scrittrici e blogger, come Isabella Santacroce e Melissa P.
Gaja Cenciarelli, 40 primavere, per la prima volta si mostra senza veli per la gioia dei suoi fan.
Donna un po’ timida ma carnale, ha dichiarato: “Ho deciso di posare nuda perché ho ancora un bel corpo. Volevo condividere un po’ di bellezza con chi mi ama.”
Abile mossa pubblicitaria?
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La chimera, di Sebastiano Vassalli
Pubblicato da Renzo Montagnoli

La chimera
di Sebastiano Vassalli
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo storico
Pagg. 308
ISBN: 8806172743
Prezzo: € 9,80
Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo,
bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte,
o in fondo al nulla; magari laggiù, un po’ a sinistra
e un po’ oltre il secondo cavalcavia, sotto il «macigno bianco» che oggi non si vede. Nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia. E così ho fatto.
(dalla Premessa)
Sebastiano Vassalli è un autore che scrive del passato, grazie a un meticoloso lavoro di ricerca storica, ma che ha lo sguardo sempre rivolto al presente.
Un chiaro esempio è dato da La chimera, libro di notevole valore, forse il suo più riuscito.
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Moravia Alberto: Il conformista recensito da Bartolomeo Di Monaco
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Moravia, Alberto
Il conformista
Alberto Moravia è stato uno dei maggiori protagonisti del nostro Novecento letterario. Presente in ogni dibattito che riguardasse la letteratura e il nostro costume non ha mancato, come sempre avviene, di crearsi sostenitori e nemici. Ma il suo valore, a distanza di quasi venti anni dalla sua morte, avvenuta nel 1990, regge esemplarmente alla prova del tempo.
Nato a Roma il 28 novembre 1907, quest’anno, il 2007, ricorre il centenario dalla nascita. La sua scrittura limpida, che sa sapientemente amalgamare rotondità e asciuttezza, ha disegnato in modo lucido e allo stesso tempo crudele una società malata e decadente al modo che nel cinema ha fatto Luchino Visconti. Fondatore della prestigiosa rivista letteraria “Nuovi Argomenti”, passata oggi, dopo la morte di Enzo Siciliano, sotto la direzione di Dacia Maraini, Moravia si distingue per una nutrita produzione non solo di romanzi e racconti, ma anche di opere teatrali, saggi e articoli presenti sulle maggiori riviste e sui maggiori quotidiani nazionali. Tra le opere di narrativa, basterà ricordare: “Gli indifferenti”, del 1929, con il quale esordì; i racconti “La bella vita”, del 1935; “Le ambizioni sbagliate”, del 1935; “Agostino”, del 1945; “La Romana“, del 1947; “L’amore coniugale”, del 1949; “Il disprezzo”, del 1954; i “Racconti romani”, del 1954 e “Nuovi racconti romani”, del 1959; “La Ciociara“, del 1957; “La noia”, del 1961. Seguiranno altre sue opere fino a “La donna leopardo”, uscito postumo nel 1991.
“Il conformista” è del 1951 e da esso Bernardo Bertolucci trasse, nel 1970, il film omonimo, con Jean-Louis Trintignant e Stefania Sandrelli.
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Gian Ruggero Manzoni. L’albero di Maehwa. Intervista all’Autore.
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

GIAN RUGGERO MANZONI
L’albero di Maehwa
Intervista all’Autore
a cura di Giuseppe Iannozzi
1. Nel tuo ultimo romanzo, “L’albero di Maehwa”, si narra di un marchese decaduto il cui nomignolo è Nessuno. Chi è il Nessuno del tuo romanzo? E: chi oggi nella società – che nostro malgrado viviamo sulla pelle – si può bene o male definire un Nessuno?
Da un lato il Nessuno di turno è un’Europa ormai priva di una sua identità, in balia della mercificazione, del consumo, di uno pseudo-sogno americano; dall’altro è l’Ulisse di sempre alla ricerca di un senso da dare all’esistere, curioso di scoprire se tale senso nell’uomo ancora alberga e coraggioso nonché furbo al punto di sfidare la sorte come fosse costantemente seduto a un tavolo da gioco. Ma potrebbe anche essere, il mio Nessuno, colui che ha fatto del Nulla la sola possibile dimensione dell’essere, quindi il nichilista, ma di aristocratico lignaggio, alla Junger, per intenderci bene, in cui la sfida poi al Nulla diviene ragione di vita, non certo quello inebetito dal benessere, dall’omologazione e dal continuo bisogno d’avere, perché, in questo secondo caso, non si potrebbe che parlare di un nichilismo d’accatto, privo di dignità e di rispetto, del quale pare che ormai molti siano i figli, in particolare i giovani.
2. Ne “L’albero di Maehwa”, prima della vicenda personale di Nessuno e di Libero, suo grande amico, quasi un fratello, ho avuto come l’impressione che tu abbia voluto delineare la decadenza delle arti, della politica, della società, degli uomini. E’ un ritratto spietato dell’attuale società, non esiste un solo buono che si possa definire tale, tutti sono compromessi nell’avanzare pregiudizi, nel disporre ipocrisie e machiavellismi e nel fregare il prossimo. Caro Gian Ruggero Manzoni, ti chiedo dunque: è l’Italia un paese alla deriva? Se sì, per quali motivi?
Caro Giuseppe hai colto pienamente nel segno. Sì, nel mio ultimo romanzo punto l’indice d’accusa contro una società allo sbando in cui… che al potere ci sia la destra o la sinistra… sempre e solo i furbi e gli opportunisti la fanno da padroni, ma tale situazione ormai è estendibile a tutto il pianeta, non solo all’Italia. Non esistono più luoghi ancora vergini, magici, immuni dalla protervia umana. Là dove esiste un uomo votato unicamente alle logiche del potere e del privato interesse domina la corruzione, la violenza finalizzata al mantenimento di una carica e, ovviamente, l’intrigo, il ladrocinio. Sono sempre più convinto che se non succederà veramente un qualcosa di eclatante, forse di catastrofico, tali regole perverse saranno sempre, su questo pianeta, motivo portante dell’esistenza. Infine non se ne può più! La stanchezza sta prendendo il posto del resistere e il fatalismo sta scalzando ogni idealità. Siamo in balia della corrente. Nuotare per opporsi a essa è sfinente, lacerante, sempre più faticoso, forse non ci resta che fare il morto per galleggiare e seguire il flusso, ma mio padre mi diceva che sono sempre gli stronzi a stare a galla, quindi, a questo punto, direi che è quasi meglio affogare, al fine di mantenersi degni, pur di non continuare a galleggiare da morti, amorfi, ignavi, insensibili, demotivati e puzzolenti.
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Il partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Il partigiano Johnny
di Beppe Fenoglio
Edizione critica
a cura di Dante Isella
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 527
ISBN: 9788806174668
Prezzo: € 11,50
Ritengo indispensabile una doverosa premessa: questo romanzo è stato pubblicato postumo (Fenoglio era deceduto senza completare l’opera) in una versione che mescolava, in modo del tutto arbitrario, due diverse stesure, con tutte le inevitabili lacune e contraddizioni.
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Jurij Družnikov: Il primo giorno del resto della mia vita, il capolavoro del geniale autore russo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Jurij Družnikov
Il primo giorno del resto della mia vita
Il capolavoro del geniale autore russo
recentemente scomparso
di Giuseppe Iannozzi
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Alessio Lega: Compagnia Cantante, tutto il disco scaricabile gratis da bielle.org
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Alessio Lega
Compagnia Cantante
è il CD - arrangiato dal contrabbassista Roberto Bartoli - allegato al mio libro “Canta che non ti passa” edito da Stampa alternativa, uscito nel giugno di quest’anno.
http://www.stampalternativa.it/libri.php?id=978-88-6222-039-2
Essendo parte integrante di questo libro non lo trovate col suo proprio nome, ma viene distribuito in libreria come parte integrante, non separabile, del progetto editoriale.
Il suo inserimento nella cinquina dei finalisti per la Targa Tenco, categoria interpreti, è cosa che mi riempie di orgoglio e che m’ha colto del tutto alla sprovvista.
Ancora una volta sono grato a chi mostra di valutare così favorevolmente un progetto culturale, una passione, un disco in cui ho effettivamente creduto molto, e in cui ho fatto di tutto per rendere giustizia ai “miei” autori traducendoli e cantandoli in italiano: Brassens, Llach, Leprest, Bruant, Fanon, Tachan, Perret, Laffaille, Gainsbourg, Okudzava, Utgé-Royo, Moustaki, Kryl, Vysotskij, Branco, Nohavica, Ferré.
Per ovviare a ogni problema di reperibilità del CD in sé, in osservanza del contratto Creative Commons con cui è stato pubblicato, e per rispondere all’entusiasmo di tanti amici e giornalisti con l’entusiasmo della condivisione…
Trovate l’intero disco scaricabile dal sito www.bielle.org
http://www.bielle.org/2008/News/0910compagnia.htm
Buon ascolto
Il blog ufficiale: http://venditordisassi.splinder.com/
Il sito ufficiale: http://www.alessiolega.it/
Ulteriori info su Venditordisassi
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Lyrellende, Ciclo dei Reami Elfici. Fabrizio Corselli: il fantasy poetico per Lulu.com
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Uscito tempo fa in versione e-book, adesso, l’opera di epica fantasy Lyrellende, Ciclo dei Reami Elfici approda alla sua versione cartacea.
Titolo Opera: Lyrellende, Ciclo dei Reami Elfici
Autore: Fabrizio Corselli
Genere: Fantasy (Concept Work poetico)
Pagine: 366
Edizione: Lulu
Costo: 11,50 €
Lyrellende è un viaggio fantastico all’interno del paradiso elfico di Ambheur-Arél. Un mondo le cui cronache introdurranno il lettore a un’esperienza davvero avvincente, se non unica, fatta di grandi eroi e potenti maghi, abilmente narrati dalla sua diretta protagonista: una mistica danzatrice della stirpe eleamar, una valadyn per l’appunto, spintasi oltre i Regni della Luna, nel tentativo di disvelare i molteplici misteri che si celano dietro l’elfica struttura dell’Envydal, noto come Circolo delle Tre Stelle. Un’impresa che la vedrà lambire le più oscure forze dei tempi remoti, discendendo persino gli abissi profondi di quelle memorie che furono taciute, con grande timore, dalla stessa razza elfica. Un destino già segnato quello della stirpe eleamar ma che adesso risorge in virtù del coraggio della loro unica figlia.
L’opera non manca infine di creature leggendarie quali i draghi, spettri, epici scontri e perfino grandi battaglie, il tutto espresso con un linguaggio semplice e diretto, permettendo anche al lettore medio un più facile approccio. Lo stesso autore, nella prefazione all’opera, avverte che si è preferito impiegare un linguaggio molto semplice, destinando la lettura a un target più ampio, tralasciando così la forma epica che ha sempre caratterizzato i propri poemi a tema mitologico, più complessi, ma pur sempre mantenendo il tono dell’epos.
L’opera non rappresenta una silloge poetica ma un vero e proprio Concept Work, con una sua storia ben costruita che si sviluppa lungo le nervature strofiche dei testi, rafforzate ulteriormente da ponti narrativi che ne definiscono meglio la organicità strutturale. L’impiego dei ponti narrativi è una situazione insolita per la poesia, divenendo in Corselli un dato di fatto, se non una sua esclusiva.
Il background che fa da sfondo all’opera è quello del paradiso elfico di Ambheur-Arél, mondo fantasy creato dallo stesso autore, divenuto in futuro trampolino di lancio per i prodotti del Chimerae Hobby Group (soprattutto moduli avventura ed espansioni per il sistema di Advanced Dungeons & Dragons 2.a Edizione).
Per tale motivo, in modo da facilitare ulteriormente l’orientamento all’interno di questo viaggio fantastico, è stato incorporato all’opera un corposo Dizionario Fantasy (Eluen Algadi). Inoltre, sarà presente un’Appendice che, oltre a dare informazioni su alcuni concetti o personaggi presenti nella storia, e finanche approfondirne altri, segnerà i lemmi specifici da ricercare sull’Eluen Algadi. Molte sono le relazioni tra un elemento e l’altro, dovendo a volte ricorrere a più “parole chiave” per ricostruire organicamente la storia di quel dato luogo o creatura che sia. Da questo punto di vista, l’opera, e nella fattispecie il Dizionario, risultano essere un ricchissimo e utile compendio per il gioco di ruolo, dal quale trarre plot, leggende e ambienti per la propria avventura. Inoltre, l’opera supporterà i moduli del Chimerae Hobby Group.
A livello grafico, Lyrellende è corredato dalle immagini della nota illustratrice Cesarina Ciotti (http://www.maniecreative.it) e da Antonio Nonnato, già avviato disegnatore per il Chimerae Hobby Group. Il personaggio di Uar-Elleja è stato ispirato proprio dall’immagine di copertina Moon della Ciotti.
L’acquisto online è possibile presso questo il seguente link:
Non resta che augurare Buona Lettura.
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Tittyna Cerquetti intervistata da Mariella Calcagno
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi


Mariella Calcagno intervista
Tittyna Cerquetti
fonte: schizofrenie letterarie
Tittyna, (http://www.tittyna.net/) amica di scrittura, conosciuta alla presentazione del mio libro ma unite da qualcosa di più, lancia BlogTime una rivista, bella e ben costruita, le ho chiesto di presentarcela.
1) BlogTime, spiegaci cos’è in poche parole.
Blogtime è una rivista. Senza fare paragoni imbarazzanti (considerati i mezzi a disposizione ed il tempo spendibile per le attività no-profit che abbiamo tutti noi) è la versione “citizen journalism” dei settimanali generalisti che si trovano in edicola. È un progetto che vuole mettere su carta virtuale, attraverso i nuovi sistemi (file pdf leggibili anche online in modalità “rivista” con programmi tipo issuu) la capacità che i bloggers hanno di realizzare qualcosa di simile a questi prodotti, senza grosse organizzazioni e pesanti costi. Un magazine informativo/generalista che da un lato offre un prodotto fruibile a tutti, nello stesso tempo consente a chi ha desiderio di fare giornalismo di vivere un’esperienza fuori dal proprio blog.
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krauspenhaar ringrazia iannozzi - scripta manent a maggiore gloria di franz krauspenhaar
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

krauspenhaar ringrazia iannozzi
scripta manent
a maggiore gloria di franz krauspenhaar
- come nel 2005, ai tempi di cattivo sangue, scomodava houellebecq e izzo e malet mettendo questi mostri sacri in paragone con me, ora fa più o meno la stessa cosa (scomodando céline, houellebecq, ginsberg - noto romanziere, come ben sappiamo e altri beat) ma in senso dispregiativo. di cosa parli il libro nessuna traccia.
- tutto quello che questo buffone sa fare, che questo imbecillotto sa fare, è buttare la propria merda addosso alla gente seria che si fa il CULO per portare a casa un risultato.
- allora iannozzi, non ti sei stufato di fare il buffone? perché se non sai di essere un grandissimo buffone, di una rozzezza argomentativa senza precedenti, se non sai di essere un volgare pipparolo della letteratura webbica, allora vuol dire che - prendendoti sul serio - stai veramente male. e allora che dio ti protegga.
- iannozzi, dai, hai la credibilità di un brontosauro nel 3.540. cioè pari a zero.
- sei davvero “ai confini della realtà”. e non capisci una beata mazza.
- se io scrivo che tu nel 2005 mi paragoni - giustamente - a leo malet (che conosco come le mie tasche vuote) e poi nel 2008 mi paragoni ad altri grandi però con intenti denigratori, voglio dire che nel 2008 fai un’operazione ridicola, mettendomi in mezzo a gente come céline o houellebecq, coi quali credo di non assomigliare manco per il cazzo. hai capito? mentre nel 2005 paragonando cattivo sangue a certi noir di malet l’avevi azzeccata, a mio avviso. dunque anche a te capita di azzeccarla. io questo lo dico, senza ipocrisie. tu sei un matto, ecco. questo è il problema tuo.
- iannozzi di artistico ha solo il nome: che sembra quello di un funambolo di un film di franco & ciccio. “franco & ciccio al circo medrano”.
- comunque il mondo letterario è fatto al 90% da morti di sonno. poi ci sono le eccezioni come me e iannozzi; che però di letterario non ha che l’ambizione.
- guarda che Iannozzi non avrà capito una sega. Meglio se traduci.
- Luego tuve una buena intuición: Iannozzi es el inventor de una nueva categoría historiográfica: ornitología aplicada a la crítica literaria - (Traduzione: Ho poi avuto una felice intuizione: Iannozzi è l’inventore di una nuova categoria storiografica: ornitologia applicata alla critica letteraria)
- magari l’ha letto. comunque lo trovo divertente. arriveranno altre stroncature, molto più subdole. una l’ho ricevuta da guido michelone l’altro giorno, è di un tale di “letture”. ecco, quella è subdola; questadi iannozzi fa solo sorridere.

Gli apocrifi krauspenhaariani
- l’altissima statura morale e intellettuale del signor iannozzi è ben rintracciabile in rete e anche in tutte le librerie d’italia ( all’estero non ho potuto controllare ma spero di sì) quindi mi fido ciecamente di queste sue parole che sono assolutamente prive di invidia e astio, ma dettate unicamente da una profonda e cristallina visione delle cose. vorrei esprimere tutto il mio appoggio alla sua eccellente recensione, congratulandomi col signor iannozzi per il coraggio di saper dire le cose come stanno, per il coraggio di andare contro all’appiattimento della letteratura italiana, perché egli sa stagliarsi sempre contro tutto e tutti, motivando intelligentemente le sue scelte mai dettate da gelosia o rancore o stizza - come i più superficiali pensano - ma da una superiore coscienza letteraria. che il signore le preservi questo dono, signor iannozzi, e peste a tutti quelli che parlano male di lei, quelli sì, certamente invidiosi.
- ”Un romanzetto lialesco, che di storico accoglie solo fragili briciole sconnesse, senza un evidente legame con il costrutto narrativo.”
Con cortesia chiedo a Iannozzi di riportare le pagine da dove si evince questo miscuglio sdolcinato lialesco.
Altresì dico che Franz non ha mai detto che il suo fosse un romanzo storico nella più alta accezione del termine. Quindi perchè criticare qualcosa che non è?
Probabilmente la Fazi avrà stampato due edizioni di Era mio padre perché quella che ho letto io, e molti altri, non corrisponde alla cortese recensione di Iannozzi
- Non ho mai letto niente di Liala. e neanche di Moccia, però, ho letto “Era mio padre di Franz”, e penso che sia un libro straordinariamente coraggioso. Forse è il signor Iannozzi che non ha letto il libro, per cui esprime un giudizio assolutamente parziale. Se comunque, mi volesse prestare i suoi libri di Liala e di Moccia sarò lieta di leggerli!
- Ho letto le domande di Iannozzi, che retorica meravigliosa, le voglio copiare così quando incontro uno scrittore le posso utilizzare, caso mai fossi a corto di idee!
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Emiliano Grisostolo. Il castello incantato. Zona
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Emiliano Grisostolo
Il castello incantato
Fonte: AMICIGG.IT
Il nuovo libro di Emiliano Grisostolo, ideale seguito de il grande burattinaio, nel quale ci descrive un mondo criminale dedito al rapimento ed commercio di innocenti, ce ne svela un altro risvolto.
Un’organizzazione che sfrutta le stesse tecniche, ramificazioni e procedure utilizzate per alimentare il mercato delle adozioni illegali e della pedofilia, per fare profitti vendendo giovani donne, una merce che è al centro di un grande mercato internazionale della prostituzione, donne che vengono sottratte alla loro vita, alla loro quotidianità ai loro affetti, per essere scaraventate nell’orrore della schiavitù, non saranno più persone ma oggetti messi in vendita, in vetrina su un marciapiede, collezionate in qualche pseudo-harem come fossero orologi o automobili di lusso , o in qualche stanza degli orrori a disposizione di maniaci depravati che non hanno nessuna qualità umana , ma solo un mucchio di quattrini che consente loro di soddisfare ogni voglia.
Emiliano Grisostolo, Il castello incantato - la recensione su Il Corriere Nazionale
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Emiliano Grisostolo
(Maniago, 1977)
E’ nato a Maniago, in provincia di Pordenone, dove lavora come operaio presso una ditta artigiana. A vent’anni ha pubblicato il suo primo libro, Fino alla morte, a ventuno il secondo, Adrenalina. Per ZONA ha pubblicato i romanzi L’ultima notte (sulla pena di morte, 2005) e Il grande burattinaio (in cui ha iniziato la sua personale esplorazione del dramma della tratta, 2006). Il suo sito personale è www.emilianogrisostolo.it

Emiliano Grisostolo ha alle spalle almeno tre romanzi di forte impegno sociale, “L’ultima notte”; “Il grande burattinaio” e l’ultimissimo “Il castello incantato”, tutti editi da Zona editrice. Non temo una smentita se oggi qui dico che “Il castello incantato” è sicuramente il miglior lavoro dell’autore maniaghese, sia per stile sia per contenuti.
Emiliano Grisostolo già nelle sue opere precedenti ci ha abituati a temi di grande attualità, come la pena capitale e la pedofilia, riuscendo a mettere bene in evidenza questi mali della società, mali che purtroppo diventano day after day più che mai attuali, drammatici e reiterati. E’ quasi impossibile aprire un quotidiano e non doversi confrontare con una notizia di nera che riguarda la scomparsa di un minore, forse vittima dei pedofili, forse rapito da non si sa chi e chissà per quali tristi fini. [...]
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Se questo è un uomo, di Primo Levi
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Se questo è un uomo
di Primo Levi
Postfazione di Cesare Segre
Copertina di Fabrizio Farina
Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 209
ISBN: 9788806176556
Prezzo: € 9,80
Ancor oggi, anzi ora più che in passato, ci sono non pochi che dubitano che vi sia stato effettivamente l’olocausto. Accanto a quelli che per ideologia lo negano ci sono molti scettici e, purtroppo, tanti, troppi agnostici che si disinteressano completamente del problema.
I giovani, poi, nati molti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ne hanno una vaga conoscenza, spesso maturata visionando pellicole sull’argomento, con il risultato che un’immane tragedia sta per venire sepolta dalla polvere del tempo e dell’indifferenza degli uomini.
I campi di sterminio, i famigerati lager non sono purtroppo una leggenda, ma una realtà che non deve essere dimenticata.
In questo senso la lettura di libri come Se questo è un uomo di Primo Levi non solo è opportuna, ma indispensabile e dovrebbe essere oggetto degli studi scolastici, per sapere, per capire, per evitare che un giorno ci siano nuovi olocausti.
Ogni volta che lo apro, che ne scorro le pagine soffermandomi su un punto o sull’altro, ritrovo l’emozione provata nel corso della prima lettura, perché il pregio della narrativa di Levi è di essere non romanzata, ma la descrizione della pura e semplice verità. L’autore, che racconta in prima persona essendo stato rinchiuso ad Auschwitz, non ricorre all’enfasi, né va alla ricerca della facile commozione, ma, con tono quasi distaccato, parla della sua esperienza e, pur descrivendo sofferenze e patimenti, ha il pregio di effettuare riflessioni che donano all’opera una valenza generale, non limitandola a una dolorosa esperienza personale.
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Avril Lavigne, dark da infarto su Maxim
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Avril Lavigne, dark
da infarto su Maxim
di Giuseppe Iannozzi
Numero da infarto: Maxim ospita la giovane Avril Lavigne, dark più sexy che mai. La giovane bimba, regina del punk anarchico al femminile, è più bella che mai: il nuovo Maxim è già diventato un numero da collezione introvabile, o quasi. Affrettatevi se non volete restare senza la vostra copia. Ne vale davvero la pena, parola di intenditore.
“Basta con il look da ragazzina, ora preferisco le gonne”, dichiara su Maxim la dark Avril. “I media mi hanno descritta come una ragazza perennemente arrabbiata. Delle tante etichette che mi hanno dato, nessuna è adeguata. Non colgono chi sono veramente, come sono fatta. Ma ho superato tutto”.
Ma Avril Lavigne, seppur con le gonne, non esita a picchiare duro se la stuzzicano: “L’ultima volta? In un bar, con una ragazza che mi ha urlato qualcosa. L’ho fatta star zitta. Non amo litigare, ma se mi provocano…”. La sventurata le ha gridato: “Tu non sei una vera punk”. La risposta di Avril Lavigne non si è fatta attendere.
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Pino Daniele: 50mila in Piazza del Plebiscito
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Pino Daniele: 50mila in Piazza del Plebiscito
E una vagonata di fischi per Gigi D’Alessio
di Giuseppe Iannozzi
A Gigi D’Alessio ha detto davvero male, molto male, ieri in Piazza del Plebiscito, in diretta su RaiUno: D’Alessio è stato letteralmente sommerso dai fischi dei presenti.
Pino Daniele sul palco, tornato a far concerti nella sua Napoli, è stato accolto da qualcosa come 50.000 fans, a riprova che la grande musica d’autore non è solo quella di Ligabue o del più attempato Vasco Rossi. Dopo il grande successo in Piazza del Plebiscito, Pino Daniele e i suoi compagni, Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo, Tony Esposito e Joe Amoruso saranno in tour per l’Italia.
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Frecce e Pugnali. Nicola Vacca. Edizioni il Foglio
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Frecce e pugnali
di Nicola Vacca
Introduzione di Giordano Bruno Guerri
In copertina “Spaziale” di Lucio Fontana
Edizioni Il Foglio
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Collana Autori Contemporanei Poesia
Diretta da Fabrizio Manini
Poesia Aforismi
Pagg. 90
ISBN: 978 - 88 - 7606 - 185 – 1
Prezzo: € 10,00
L’aforisma (o aforismo) è una frase breve che, tuttavia, riesce a concentrare un sapere di carattere filosofico o morale.
Per quanto creati anche in passato, la loro diffusione si è incrementata in modo notevole a partire dalla seconda metà del XX secolo, con numerose pubblicazioni di raccolte di aforismi di autori diversi, insomma delle vere e proprie antologie.
Più raro è il caso di libri costituiti da queste massime a opera di un solo autore e fra questi rientra Frecce e pugnali di Nicola Vacca, già conosciuto come poeta e come critico letterario.
Come precisa giustamente l’autore, nel corso dell’intervista che gli ho fatto in concomitanza con l’uscita di quest’opera, l’aforisma è un modo efficace per essere ironici e divertenti, ma è anche, nel caso specifico, un mezzo per scuotere e far pensare una società che sembra vivere in una sorta di limbo, avulsa da una concreta realtà, prigioniera di un’illusione propinatale e che ha recepito volentieri: vivere senza esistere.
E così Vacca ci trascina in un vortice di punzecchiature mentali sulle quali pare impossibile non sentire la necessità di riflettere, mettendo in discussione le nostre convinzioni, frutto di anni di martellanti lobotomie tese al nostro annullamento, volte a toglierci quella innata capacità di raziocinio.
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Ella Wenders e Vito B. Zingales: “Da Mezzanotte a Zero”, un film per la regia di Luca Lucchesi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Ella Wenders e Vito B. Zingales
“Da Mezzanotte a Zero”
un film per la regia di Luca Lucchesi
di Giuseppe Iannozzi
Vi avevo segnalato e proposto, neanche poi troppo tempo fa, uno straordinario romanzo, “Cosa di noi” di Vito Benicio Zingales, edito da Edizioni Clandestine: scrivevo allora “un pugno diretto allo stomaco, che fa star male, perché impossibile è non riconoscere le ragioni di una terra, la Sicilia, e della sua gente. Un romanzo coraggioso, come pochi, da leggere assolutamente”, e aggiungevo inoltre senza mezzi termini, “il linguaggio spinto, volutamente maccheronico, adotta registri popolari non dimenticando di passare dal più sofisticato Leonardo Sciascia al più tradizionale Andrea Camilleri.” Ve lo presentavo come un libro da leggere assolutamente, perché opera di alta Letteratura come rarissimamente è dato oggi d’incontrare in un panorama editoriale sempre più asfittico e stereotipato. Leggere “Cosa di noi” di Vito Benicio Zingales mi fece una impressione enorme, enorme per l’alto stile letterario, enorme per i coraggiosi contenuti scevri di qualsivoglia ombra d’ipocrisia, non a caso paragonai la scrittura di Zingales al più sofisticato Sciascia e al più tradizionale Camilleri.
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Mario Rigoni Stern. Il sergente nella neve. Einaudi
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Il sergente nella neve
Mario Rigoni Stern
A cura di Renzo Montagnoli
Titolo: Il sergente nella neve
Autore: Rigoni Stern Mario
Prezzo: € 8,50
Dati: 2008, 139 p., brossura
Editore: Einaudi (collana Super ET)
“ Sergentmagiù ghe rivarem a baita?” ripete spesso l’alpino Giuanin, rivolgendosi al sergente maggiore Mario Rigoni Stern.
In terra di Russia andarono in molti e ben pochi tornarono, e fra questi superstiti c’è stato anche Mario Rigoni Stern, che in questo suo romanzo d’esordio ha voluto raccontare che cosa realmente accadde.
Non crediate però che si tratti di un racconto memorialistico, perché va ben oltre il pur riuscito intento di spiegarci la famosa e tragica ritirata dell’ARMIR.
Le grandi qualità di scrittore di Mario Rigoni Stern sono già evidenti in questo suo primo libro, le stesse che, in occasione della recensione del suo ultimo lavoro (Stagioni) mi hanno indotto scrivere che ci trovavamo di fronte a un capolavoro, e lo è anche questo.
Quando a distanza di anni, non pochi, anzi molti, si rilegge un romanzo e si provano le stesse emozioni d’un tempo è perché quel testo ha mantenuto immutata la sua bellezza e ciò avviene solo quando si tratta di un’opera di elevatissimo valore.
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Visconte di Lascano Tegui. Sogno senza fine. Barbera editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Visconte di Lascano Tegui
Sogno senza fine
Il crimine, il sesso, il desiderio
d’un dandy nel mezzo della Senna
di Giuseppe Iannozzi
[ Questa recensione è apparsa il 22 giugno su Il Corriere Nazionale (il quotidiano che vende le sue 65 mila copie al giorno nelle edizioni locali di Arezzo, Siena, Viterbo, Grosseto, Umbria ), per la pagina culturale Scritture & Pensieri a cura di Stefania Nardini. g.i. ]
“Di stupore in stupore si resta soggiogati. Meravigliati. Un libro cinico e brutale. Disincantato e visionario. Le mosche, la sifilide, i gesuiti, i gobbi, consentono al Visconte digressioni tanto stravaganti quanto spassose”. (Le Canard Enchainé)
“Ha il dono letterario di sorprendere il lettore, passando impercettibilmente da un‘osservazione apparentemente banale a una imprevedibile.” (Le Monde)
Si faceva chiamare Visconte di Lascano Tegui, ma Visconte non lo era. Fu soprattutto un dandy, anche se non al pari di Oscar Wilde o del più nostrano Gabriele D’Annunzio; ciò nonostante riuscì ad avere una certa notorietà per la sua epoca, soprattutto grazie a un romanzo, “Sogno senza fine”, che sarebbe più giusto indicare come metaromanzo. Il libro gli attirò subito alcune simpatie, in particolare fra i circoli letterari: “Sono estremamente imbarazzato a parlare di questo libro, che [....] è sicuramente una delle cose più originali, più singolari che abbia mai letto. In cosa consiste la sua originalità? Io sento che in queste pagine c’è qualcosa di inafferrabile, che sfugge a qualsiasi definizione, a qualsiasi spiegazione”. Francis de Miomandre, nel 1930 con queste parole presentava la sua traduzione dell’edizione francese di “Sogno senza fine”. Miomandre fu un celebre ispanista: si fece in quattro per difendere Louis-Ferdinand Céline quando venne accusato di turpiloquio, e non si risparmiò quando promosse all’attenzione della critica e del pubblico autori monumentali quali Claudel, Valéry, Proust e Gide. Miomandre nel 1908 ricevette il prestigioso premio Gouncort per il suo lavoro più celebre, “Ecrit sur de l’eau”. Viene così ammesso tra i grandi letterati del tempo e ha la possibilità d’incontrare artisti quali Jean Cocteau, Debussy, Paul Valéry, Oscar V. Milosz, e molti altri. Miomandre inizia a collaborare per riviste importanti, Nouvelles littéraires e Cahiers du Sud, alternando l’attività di pubblicista con quella di traduttore. Muore quasi del tutto dimenticato, nonostante il grande impegno di tutta una vita per promuovere artisti e cultura. Solo negli ultimi anni alcuni illuminati intellettuali lo stanno risollevando dall’ingiusto oblio in cui fu precipitato dagli intelletti del suo tempo. Tuttavia, nel 1930, Francis de Miomandre era una voce autorevole che veniva ben accolta e ascoltata: “Sogno senza fine” ottenne visibilità proprio grazie a Miomandre che lo presentò ai francesi curandone in prima persona la traduzione. Continua..




