Jujol Cultura e spettacolo | Iannozzi Giuseppe - il blog | Morte all'alba

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Con un coltello in testa sopravvive E’ capitato a un quindicenne inglese

Con un coltello in testa sopravvive
E’ capitato a un quindicenne inglese

di Giuseppe Iannozzi

L’hanno accoltellato alla testa. Una lama di ben 13 centimetri gli è entrata nel cranio.

La foto delle radiografie è stata diffusa da Scotland Yard dopo circa dieci mesi dall’incidente occorso a un quindicenne. La lama è entrata in profondità nel cranio del giovane, appena sopra l’occhio per fermarsi poco al di sopra dell’orecchio.

Non è una storia dell’horror anche se ne ha tutte le caratteristiche.
Il giovane accoltellato alla testa era su un mezzo pubblico a Walworth, a sud di Londra; per evitare di essere scippato ha reagito e un rapinatore gli ha piantato un coltello da cucina in testa, poi si è dato alla fuga insieme a due complici. Il quindicenne si è presentato in ospedale con il coltello conficcato in testa, ancora vivo.
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Abdul Salam Guibre: ucciso a sprangate

Abdul Salam Guibre: ucciso a sprangate

Aveva solo 19 anni, aveva rubato un pacchetto di biscotti

a cura di Giuseppe Iannozzi

E’ morto nel primo pomeriggio, all’ospedale Fatebenfratelli, Abdul Salam Guibre, 19 anni, ragazzo di colore, originario del Burkina Faso e con cittadinanza italiana, aggredito a colpi di spranga a Milano da due uomini in via Zuretti, non distante dalla stazione Centrale.
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La Cina viola la tregua olimpica in Tibet

La Cina viola la tregua olimpica in Tibet
Mentre vanno in onda i giochi di Pechino 2008
i monaci tibetani continuano ad essere brutalizzati
La denuncia arriva dal santo Dalai Lama

a cura di G. Iannozzi

Il Dalai Lama ha accusato la Cina di violare, con la repressione in Tibet, la tregua olimpica che tutti dovrebbero rispettare durante i Giochi, tanto più il Paese che sta ospitando l’edizione di Pechino 2008. Lo hanno riferito diversi parlamentari francesi dopo aver incontrato il leader spirituale dei buddhisti tibetani, in visita per dodici giorni in Francia per motivi religiosi.
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Pechino 2008 nel sangue: un morto, feriti gravi, arresti

Pechino 2008 nel sangue
Un morto, feriti gravi, arresti

a cura di Giuseppe Iannozzi

Siamo solo al primo giorno e già c’è il morto a Pechino. Un cinese invasato ha ucciso a coltellate un turista americano, ne ha poi ferito gravemente un altro e infine si è suicidato lanciandosi dal secondo piano della Torre del Tamburo, monumento che si trova nel centro della capitale cinese. Il turista era parente del ct della nazionale americana maschile di pallavolo, Hugh McCutcheon. Feriti gravemente la donna che era con lui, anche lei parente di McCutcheon, e la guida cinese che li accompagnava.
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nessuno ascolta il grido dei monaci tibetati assassinati

nessuno ascolta il grido

dei monaci tibetati assassinati

ecco le vere Olimpiadi di Pechino 2008


Anche tu sei un assassino?

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Taneski il cronista killer, Gus il cane più brutto e altre amenità horror

Taneski, il cronista killer
Gus, il cane più brutto
e altre amenità horror

di Giuseppe Iannozzi

Vi spiego ora perché, apparentemente, i thriller e i noir oggi vanno tanto di moda, incontrando in alcuni casi un buon successo criminale… pardon! … intendevo un buon successo fatale… per la miseria! … un certo successo commerciale.

Quella che in breve vi sto per raccontare sembrerebbe la trama di tanti abusati thriller, di quelli che si scrivevano negli anni ‘30 e ‘40. Per farla breve, un giornalista specializzato in cronaca nera, per scrivere i suoi pezzi, prima si faceva le vittime con le proprie mani riducendole in tanti brani tutti ben tagliati, e poi buttava i loro pezzi nella spazzatura, insieme agli altri sacchi della spazzatura. Vlado Taneski, questo il nome del giornalista, era un vero e proprio artista del coltello, un autentico macellaio, che avrebbe continuato imperterrito a scrivere se non fosse stato arrestato dalla polizia macedone. I suoi pezzi erano a dir poco chirurgici tanto erano precisi e ricchi di dettagli. Forse proprio questo dettaglio, non insignificante, ha messo in allerta gli inquirenti, che l’hanno beccato e ammanettato.
Vlado Taneski, 56 anni, giornalista del «Nova Makedonija», la più antica testata del Paese, e di un altro giornale di Skopje, è stato arrestato dalla polizia macedone con l’accusa di aver rapito e stuprato almeno tre anziane nella cittadina sud-occidentale di Kicevo. Gli esami del DNA non hanno lasciato spazi a dubbi. Le vittime di Taneski subivano prima una lunga violenza, dopodiché, senza tanti giri di parole, venivano uccise, quindi fatte a pezzi e ben chiuse in sacchi di plastica che venivano infine gettati in luoghi diversi. Lo ha riferito il portavoce della polizia, Ivo Kotevski. Tutti gli omicidi sarebbero stati portati a termine tra il 2003 e il 2008. A quanto pare Taneski sceglieva le vittime, tutte ultrasettantenni, in base alla somiglianza con la madre, con la quale aveva una relazione ambigua o tormentata… difficile dire in simili casi. Il giornalista assassino è stato subito bollato «mostro di Kicevo».
Per il momento Taneski non scriverà più alcun pezzo di nera. Non è da escludere a priori che in prigione avrà modo e tempo di scrivere dei thriller, basandosi sulla sua lunga e provata personale esperienza di giornalista di sangue. Continua..

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Jurij Druznikov: è scomparso ieri uno dei più grandi scrittori russi del Novecento

E’ scomparso ieri Jurij Druznikov
uno dei maggiori scrittori russi del Novecento
autore del classico “Angeli sulla punta di uno spillo”
e del romanzo “Il primo giorno del resto della mia vita”,
appena pubblicato da Barbera Editore.

La partecipazione di Druznikov al Festivaletteratura di Mantova nel 2006 e la costante attenzione che la stampa italiana gli ha dedicato lo hanno reso noto anche in Italia, dove le sue opere sono state pubblicate solo di recente da Barbera Editore.
È scomparso ieri, all’età di 75 anni, Jurij Druznikov, considerato dalla critica uno dei più importanti scrittori russi del Novecento, candidato al Nobel per la letteratura nel 2001 e menzionato nello stesso anno come autore del miglior romanzo in traduzione (Angeli sulla punta di uno spillo, Barbera 2006) dall’Unesco. Druznikov, che viveva negli USA dal 1985, è morto nella sua casa di Davis, California, per le conseguenze di una grave polmonite che lo aveva colpito due settimane fa.
Scrittore, critico letterario, pedagogista, autore teatrale, Druznikov aveva pubblicato le sue prime opere durante il regime stalinista. Subito bollato come dissidente, era stato più volte censurato ed era vissuto per anni sotto lo stretto controllo del KGB. Nonostante fosse stato radiato dall’Unione scrittori sovietici, con il conseguente veto alla pubblicazione, continuava a diffondere i suoi scritti clandestinamente, fino al 1985, quando il samizdat (ciclostile) di Angeli sulla punta di uno spillo, il suo capolavoro, fu rinvenuto durante una perquisizione in casa di un amico. Arrestato, stava per essere internato in manicomio criminale, ma fu salvato da una petizione internazionale cui parteciparono intellettuali come Bernard Malamud, Kurt Vonnegut, Arthur Miller, Elie Wiesel. Grazie a queste pressioni Gorbaciov decise di lasciarlo fuggire. Druznikov riparò prima in Italia e poi negli Usa, dove gli fu offerta la cattedra di Letteratura russa all’Università della California, dove ha insegnato fino alla morte.
Le opere di Druznikov, fra cui ricordiamo, oltre che Angeli sulla punta di uno spillo anche i romanzi Il primo giorno del resto della mia vita, pubblicato il mese scorso da Barbera Editore, Passport to yesterday, Superwoman, la raccolta di racconti Là non è qua (Barbera 2007) e i saggi Informer 001 or the Myth of Pavlik Morozov e Alexander Pushkin and Political Uses of Nationalism, sono state pubblicate in 14 paesi e tradotte in altrettante lingue, fra cui inglese, russo, italiano, polacco, francese.

Web:

www.barberaeditore.it

www.druzhnikov.com

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Aiutare subito le popolazioni del Myanmar, ex Birmania

Aiutare subito le popolazioni
del Myanmar, ex Birmania

Secondo una fonte Onu, sarebbero oltre 5.000 chilometri quadrati del delta del fiume birmano Irrawaddy ad essere sommersi d’acqua e un milione le persone rimaste senza alcun riparo.

Le autorità birmane avrebbero dato l’okay all’arrivo nel Paese di un volo Onu di aiuti umanitari e di un piccolo gruppo di membri dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, nell’ambito delle operazioni di soccorso alle vittime.

Tuttavia, dopo il ciclone, sulla dittatura birmana si abbattono oggi le accuse di non aver fatto nulla per salvare la popolazione. E a puntare il dito non è solo l’agenzia delle Nazioni Unite per il contenimento delle calamità ma soprattutto il dipartimento meteorologico indiano, che avvertì la Birmania dell’arrivo del ciclone Nargis con 48 ore di anticipo: “In tempo per evacuare vaste zone”. Ma nonostante le accuse, la giunta militare al potere, costretta dall’ecatombe a permettere l’ingresso agli aiuti internazionali, non ha ancora rilasciato i visti agli operatori delle agenzie internazionali.

I carichi degli aiuti rischiano di accumularsi nei magazzini senza poter essere distribuiti alla popolazione, i finanziamenti sbloccati da numerosi paesi rimarranno ancora inutilizzati.

Mentre il paese agonizza devastato dal passaggio del ciclone, il bilancio delle vittime continua a salire: ufficialmente le stime parlano di 22mila morti, ma secondo le organizzazioni umanitarie presenti potrebbero essere 50mila, forse anche più contando gli oltre 41mila dispersi. Per Kyi Minn, consulente dell’Ong cristiana World Vision, uno delle poche organizzazioni umanitarie straniere autorizzate a operare in territorio birmano, il ciclone di sabato scorso potrebbe rivelarsi ancora più disastroso dello tsunami di tre anni e mezzo fa in cui morirono 230mila persone. La città di Bogalay, nel delta dell’Irrawaddy, è distrutta al 95 per cento: diecimila i morti, mentre la maggior parte dei 190mila abitanti. In cinque regioni è stato dichiarato lo stato di disastro naturale. Nella capitale Rangoon, secondo le testimonianze, “La città è in ginocchio. Moltissime case sono state distrutte o danneggiate. Tantissima gente non ha più un tetto e si rifugia nelle strutture disponibili, in particolare le scuole o gli edifici governativi che sono affollatissimi. C’è disperazione e stordimento”.

“Dove sono tutte queste persone in uniforme sempre pronte a picchiare i civili? Dovrebbero venire fuori in forze e aiutarci a ripulire e a ripristinare l’elettricità”, spiega un povero autista di risciò.
Per ora, a spazzare le strade dai resti del ciclone, ci sono solo semplici cittadini, aiutati dai monaci buddisti.
Centinaia di monaci buddisti sono per le strade della capitale birmana per aiutare gli abitanti a sgomberare le strade soffocate dai detriti dopo il passaggio del ciclone. E’ la prima volta, dalle proteste del settembre scorso, che un numero così imponente di monaci esce dai monasteri liberamente per strada.

L’appello ad un ammorbidimento del regime di fronte alla calamità, intanto, è anche arrivato dai birmani in esilio, che chiedono alla giunta militare di consentire alle organizzazioni umanitarie internazionali di operare liberamente nel Paese, per portare assistenza e aiuti. E anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon si è detto disponibile ad “assistere il governo a far fronte alle necessità umanitarie, se richiesto”. Ma “per il momento - ha denunciato Elisabeth Byrs, portavoce dell’Ufficio di Coordinamento dell’Onu per gli Affari Umanitari - abbiamo i cinque membri della nostra squadra di valutazione dell’impatto della catastrofe i quali sono bloccati a Bangkok, in attesa dei rispettivi visti”.

Gran parte del paese è isolato, intere regioni sono irraggiungibili, alcune città cancellate, vaste zone senza acqua potabile e tutte le coltivazioni di riso distrutte.

L’elenco delle devastazioni si ferma ancora alla semplice osservazione, l’emergenza non riesce ad essere affrontata adeguatamente.

Ecco qui indicati i conti correnti postali e bancari di tre diverse istituzioni che si sono mobilitate per aiutare le popolazioni del Myanmar, l’ex Birmania, colpite dal ciclone:

CARITAS ITALIANA

c/c postale n. 347013 causale “EMERGENZA MYANMAR”

CROCE ROSSA ITALIANA

c/c postale n. 300004
causale “EMERGENZA BIRMANIA”

oppure bonifico bancario

BNL agenzia 1
c/c n. 218020
codice ABI 01005 codice CAB 03382
causale “EMERGENZA BIRMANIA”

SAVE THE CHILDREN

c/c postale n. 43019207 causale "EMERGENZA BIRMANIA"

oppure bonifico bancario

Banca Popolare Etica
codice IBAN IT39U0501803200000000511550
codice BIC-SWIFT CCRTIT2184D
causale “EMERGENZA BIRMANIA”

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Pena di morte in USA

Giustiziato in Georgia un uomo
per aver ucciso la fidanzata. E’
la prima esecuzione dopo 8 mesi

Con il beneplacito della Corte Suprema che ha rifiutato in extremis di fermare il boia sono ripartite negli Usa le esecuzioni: lo stato della Georgia ha riaperto la camera della morte per William Earl Lynd che ha ricevuto oggi l’iniezione letale per aver ucciso la fidanzata nel 1988. È la prima esecuzione negli Usa da fine agosto. William Earl Lynd è deceduto alle 19.51 di ieri locali (l’1.51 di oggi in Italia), riferisce un responsabile del carcere statale, dopo aver consumato l’ultimo pasto a base di hamburger e cipolla, pancetta e un gigantesco frappè alle fragole e aver chiesto un blando sedativo prima di esser portato nella camera della morte. Lynd, 53 anni, era stato riconosciuto colpevole del sequestro e dell’uccisione della sua fidanzata di 26 anni due giorni prima di Natale, nel 1988.
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Gianfranco Fini assolve i neofascisti! Nicola Tommasoli è morto

Gianfranco Fini
assolve i neofascisti!
Nicola Tommasoli è morto

di Giuseppe Iannozzi

Durante il notiziario Studio Aperto, uno dei due amici che era con Nicola Tommasoli, vittima del pestaggio a morte da parte di cinque neofascisti, ha raccontato: “C’erano i ragazzi, noi stavamo passeggiando, ci hanno chiesto una sigaretta, anche con un tono un po’ strano. Noi abbiamo risposto di no e abbiamo continuato a camminare per la nostra strada senza fermarci. Quando ho fatto per girarmi, uno mi ha sferrato un pugno, da lì è cominciato tutto. Due minuti di panico, faccio fatica adesso perché ho preso tante botte, mi tiravano per i capelli, sono caduto più volte e ho cercato di difendermi come potevo, per fortuna mi sono girato, altrimenti potevo essere lì al posto del mio amico. Cosa ci dicevano? No, non insulti, ci davano le botte ma non dicevano niente. Erano delle bestie, non c’è un motivo né niente”. La vittima-testimone ribadisce l’aggressione alle spalle: “Se Nicola si fosse girato probabilmente non sarebbe lì - dice l’amico, riferendosi alla rianimazione - si sarebbe potuto difendere, avrebbe avuto solo qualche botta”.

E’ clinicamente morto Nicola Tommasoli, il giovane ricoverato all’ospedale Borgo Trento di Verona dopo essere stato picchiato a sangue la notte del primo maggio. Alle 18 il collegio medico dell’ospedale ha concluso il periodo di osservazione per l’accertamento della morte. I genitori di Nicola hanno espresso il desiderio di donare organi e tessuti. Vincenzo Stingone, il questore di Verona, si è così espresso: “Il pestaggio non è avvenuto per motivi politici ma per motivi futili. Per quel che ne sappiamo fino adesso il motivo scatenante è stato proprio quella sigaretta negata ai cinque giovani ultras”.
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Si è impiccata la maîtresse di Washington

Si è impiccata la maîtresse di Washington

Deborah Jeane Palfrey era stata riconosciuta colpevole
di associazione per delinquere e riciclaggio di denaro

WASHINGTON - Deborah Jeane Palfrey si è tolta la vita impiccandosi. Conosciuta come «DC Madam», diede vita a un servizio di prostituzione per professionisti e politici di Washington. Palfrey, 52 anni, due settimane fa era stata riconosciuta colpevole di associazione per delinquere e riciclaggio di denaro. Libera su cauzione in attesa della condanna fissata per luglio, si è impiccata giovedì con una corda di naylon nella casa della madre settantaseienne, in Florida. «Ha lasciato diversi biglietti in cui spiega la sua decisione di suicidarsi» ha detto il capitano di polizia Jeffery Young. Tra i clienti dell’agenzia di Palfrey - la Pamela Martin & Associates - anche il senatore repubblicano della Luisiana David Vitter e il capo dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid), Randall Tobias, ambedue costretti a scusarsi pubblicamente e a dimettesi. Iniziato nel 1993, il servizio organizzato dalla Palfrey aveva dato guadagni per oltre due milioni di dollari. Al processo lei aveva sostenuto di ignorare che le accompagnatrici da lei procurate facessero sesso con i clienti.
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Giuseppina Pasqualino trovata morta a Istanbul

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Giuseppina Pasqualino
trovata morta a Istanbul

E’ finita nel modo peggiore: con un tragedia che fino all’ultimo si pensava di poter evitare. Invece Guseppina Pasqualino, 33 anni, in arte Pippa Bacca e nipote dell”artista Piero Manzoni, che non aveva dato più notizie dal 31 marzo è stata ritrovata morta a Istanbul.

Foto dal sito dell’artista: http://bridesontour.fotoup.net/

ISTANBUL - Violentata e uccisa. Giuseppina Pasqualino, 33 anni, l’artista milanese nota come Pippa Bacca scomparsa la scorsa settimana mentre sull’autostrada di Istanbul faceva autostop vestita da sposa per una sua performance, è stata ritrovata. Morta, nuda, in un fosso, fra le cittadine di Kocaeli e Gebze, poco dopo la grande metropoli sul Bosforo.

Arrestato anche il suo assassino. Un uomo che avrebbe confessato, dopo aver portato agenti e magistrati sul luogo dove aveva lasciato il corpo. Si tratta di un giovane che aveva dato alla donna un passaggio alla periferia di Istanbul. Un benzinaio l’aveva notato aprire la portiera della sua jeep alla donna in abito da sposa. Ne aveva parlato alla polizia che ha controllato i video registrati dalle telecamere installate nella zona. Su un filmato, era rimasto impresso il volto dell’assassino in compagnia della donna. Risalire all’identità dello sconosciuto non è stato difficile: il nome e l’indirizzo dell’uomo era schedato da tempo negli archivi dei pregiudicati. Bloccato dagli agenti, l’uomo ha ammesso di aver bruciato i documenti della vittima e di aver sepolto l’artista nei pressi del villaggio di Tavsanli, vicino a Gebze. Nella sua jeep c’era ancora la macchina fotografica della giovane donna.

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Undicenne si spara alla testa, è in coma

Undicenne si spara alla testa, è in coma

Genova, il ragazzino ha utilizzato una vecchia pistola del padre.
Non si sa se per gioco o per tentare il suicidio

GENOVA - Un bambino genovese di 11 anni è in pericolo di vita dopo essersi sparato alla testa. Secondo quanto emerso dai primi accertamenti dei carabinieri, il ragazzino si sarebbe ferito utilizzando una vecchia pistola del padre. Ora è in coma all’ospedale Gaslini di Genova, dove nella notte è stato anche sottoposto ad un intervento chirurgico.

La dinamica dell’accaduto resta al momento ancora incerta. Secondo alcune ricostruzioni il bambino, che era solo in casa, a Quarto, nel levante cittadino, è stato trovato lunedì sera dalla madre quando è rincasata con l’altro fratellino. Era riverso a terra, nella sua cameretta, con la testa sanguinante per un proiettile che gli aveva attraversato il cranio. Accanto a sè aveva la vecchia pistola del padre. I carabinieri non hanno ancora raccolto elementi per dire se si sia trattato di una disgrazia o di un gesto volontario del bambino.

Parigi, fiamma olimpica tra bus e tedofori. Bandiere tibetane sul municipio

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Il Cio alla Cina: «Serve una soluzione rapida e pacifica della crisi in Tibet»

Parigi, fiamma olimpica
tra bus e tedofori.
Bandiere tibetane sul municipio.
Messa su pullman per oltrepassare gruppi di protesta.
I cinesi non vogliono cerimonia davanti a drappo Tibet

PARIGI - La corsa della fiaccola olimpica diventa sempre più a ostacoli tra le crescenti proteste anticinesi. La fiaccola, simbolo dei Giochi, è stata addirittura spenta a Parigi e portata su un bus prima di riprende il percorso con i tedofori, ma dopo è stata di nuovo bloccata più volte. Tutto ciò ha comportato un ritardo di circa un’ora sul programma previsto: le ultime staffette sono state quindi annullate e la torcia è stata portata in pullman direttamente allo stadio Charlety per la cerimonia finale. Inoltre la bandiera nera di Reporter senza frontiere con i cerchi olimpici raffigurati come manette è stata issata al primo piano della Tour Eiffel, sugli Champs Elysées e anche, insieme a quella del Tibet, sul municipio. Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, ha quindi annullato la prevista cerimonia al municipio, dove l’ex campionessa di nuoto Christine Caron avrebbe dovuto consegnarla al calciatore del Paris Saint Germain Pedro Pauleta. «Sono state le autorità cinesi che non hanno voluto che la torcia si fermasse al municipio», dove c’erano le bandiera che ai cinesi non sono piaciute, ha dichiarato il sindaco.

SPENTA - La decisione di spegnere la fiamma e caricarla su un pullman è stata presa dalle autorità parigine e dagli organizzatori del Comitato olimpico francese «per motivi tecnici». C’erano timori consistenti di ritrovarsi con incidenti simili a quelli accaduti a Londra, visto che una grande folla con bandiere tibetane e cartelli pro Tibet si era radunata sul percorso, in particolare vicino alla partenza del primo tedoforo, l’ex campione del mondo dei 400 ostacoli Stephane Diagana. Come previsto la fiaccola olimpica era partita intorno alle 12,35 dalla Torre Eiffel ma ha interrotto la sua corsa dopo poche centinaia di metri.
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Free Tibet: firma anche tu la petizione

 

Free Tibet

Boicottiamo i Giochi di Pechino

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C’è bisogno anche di noi,
di un nostro gesto di solidarietà
e di fratellanza
per quanto minimo possa essere.


Non diamo voce all’indifferenza.


Stand with Tibet - Support the Dalai Lama

After decades of repression, Tibetans are crying out to the world for change. China’s leaders are right now making a crucial choice between escalating brutality or dialogue that could determine the future of Tibet, and China.

We can affect this historic choice — China does care about its international reputation. But it will take an avalanche of global people power to get the government’s attention. The Tibetan spiritual leader, the Dalai Lama, has called for restraint and dialogue: he needs the world’s people to support him. Fill out the form below to sign the petition–and spread the word.

Petition to Chinese President Hu Jintao:

As citizens around the world, we call on you to show restraint and respect for human rights in your response to the protests in Tibet, and to address the concerns of all Tibetans by opening meaningful dialogue with the Dalai Lama. Only dialogue and reform will bring lasting stability. China’s brightest future, and its most positive relationship with the world, lies in harmonious development, dialogue and respect.


CLICCA QUI SOPRA PER FIRMARE LA PETIZIONE

Minghella addio. Muore il regista che emozionò il mondo

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Minghella addio
Muore il regista
che emozionò il mondo

Anthony Minghella è morto a soli 54 anni per un’emorragia cerebrale, conseguenza fatale dopo un’operazione per asportare un tumore al collo che si stava estendendo a tutta la gola e che aveva già intaccato le tonsille. A riferire dell’improvviso decesso è la sua agente Leslee Dart, spiegando che Minghella è morto per le complicazioni seguite all’operazione: “L’operazione era andata bene ed erano molto ottimisti. Ma la scorsa notte ha sviluppato un’emorragia che non sono stati in grado di fermare”.

Anthony Minghella era sposato con la coreografa Carolyn Choa, da cui ha avuto due figli, Max e Hannan.

Il produttore cinematografico David Puttnam ha riferito che si tratta di un “colpo sconvolgente”. Puttnam a Bbc news 24: “Era un grande, un uomo molto, molto carino, uno scrittore brillante, un eccellente regista e qualcuno che ha contribuito molto alla nostra industria. Ci mancherà molto”. La direttrice del British film institute Amanda Nevill: “Siamo profondamente scioccati e terribilmente tristi. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia. La sua arte era in grado di comunicare e consentiva di vedere il mondo in modo diverso. Era un uomo meraviglioso”.

Minghella è morto all’alba, al Charing Crose Hospital di Londra, dove giovedì scorso era stato operato. Continua..

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Luigi, 39 anni, precario ottava vittima della Thyssen: “Senza lavoro non riesco a vivere”

Suicida per l’assunzione mancata in un’azienda del gruppo
Non rinnovato il contratto interinale.
Lascia la moglie e due figli

Luigi, 39 anni, precario
ottava vittima della Thyssen

L’ultima lettera: “Senza lavoro non riesco a vivere”

di MAURIZIO CROSETTI

Fonte: La Repubblica.it

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TORINO - Dicono che Luigi Roca avesse la faccia di chi per anni ha assorbito la tristezza, giorno dopo giorno, fino a disegnarsela sul volto, tra i lineamenti, come una ruga. Dicono anche che due settimane fa quella faccia invece e stranamente sorridesse: “Stavolta ho trovato il lavoro giusto, mi assumeranno, durerà”. L’aveva detto al suo amico Vito, vicino di casa e sindacalista. Erano al parco giochi di Rocca Canavese, c’erano anche i bambini.
Invece Luigi si è ucciso, perché era tutta un’illusione e la tristezza era ormai dentro la sua storia, non solo sul suo viso.

“Mi ammazzo perché insieme al lavoro ho perso la dignità”. L’”ottava vittima” della Thyssen, 39 anni, non ha mai lavorato nella fabbrica della morte. Ma la sua azienda, la Berco di Busano Canavese, faceva parte del gruppo tedesco. E il suo contratto, interinale, non è stato rinnovato perché la Thyssen adesso ha 150 persone “da collocare”, come si dice terribilmente in questi casi. Come se le persone fossero i pezzi di un incastro. Però Luigi era diventato il pezzo stagliato: di troppo, e già troppo vecchio. Trentanove anni, un’età da matusalemme se cerchi il posto fisso. Ma ci aveva creduto. Dopo quattro anni di rimbalzi, un mese, due mesi in fabbrica e poi a casa, era arrivato un impiego giusto, più solido. “Durerà”. Lui, che non aveva un carattere facile, stavolta andava d’accordo con i colleghi e i superiori, non come quell’altra volta alla “Canavera e Audi”, stampaggi industriali: lì, dopo quindici anni se n’era andato per colpa di un brutto screzio con un capo.
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Arrestati sedici simpatizzanti dell’estrema destra

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Arrestati sedici simpatizzanti
dell’estrema destra

Arrestati almeno 16 simpatizzanti dell’estrema destra, alcuni vicini a Forza Nuova, tutti giovani, quasi tutti ultras laziali. Sono stati arrestati stamane nel corso di un’operazione dei carabinieri del Ros e Digos romani. Gli arrestati fanno parte, secondo gli inquirenti, di una struttura criminale protagonista di atti di violenza, anche di matrice politica, tra i quali gli assalti alle caserme di Ps in occasione della morte di Gabriele Sandri e l’irruzione ad un concerto rock della Banda Bassotti a Villa Ada. In corso ci sono anche una cinquantina di perquisizioni. Continua..

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Operaio albanese uccide datore di lavoro

Un albanese di 52 anni ha pugnalato il titolare dell’azienda per la quale lavorava
l’aggressione durante un incontro per ridiscutere del suo licenziamento

Lodi, pochi soldi in liquidazione
operaio uccide datore di lavoro

LODI - Un operaio albanese di 52 anni ha ucciso con un pugnale il suo ex datore di lavoro, Domenico Passariello di 63 anni, e ha ferito in modo grave un impiegato, Giuseppe Piscitelli di 47 anni. E’ accaduto all’interno della ditta Passariello, un’azienda di autotrasporti, che ha sede lungo la via Emilia, a Guardamiglio, nel basso Lodigiano.

Alber Muzaka, albanese, regolare, poco dopo le 11 era entrato negli uffici dell’azienda, per ridiscutere con Domenico Passariello le ragioni del suo licenziamento che riteneva ingiustificato e la liquidazione che gli spettava. A nulla sono valse le spiegazioni fornite dal suo ex datore di lavoro, su quella che considerava la legittima conclusione di un contratto a termine.
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Heath Ledger dipendente da eroina e cocaina!

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Heath Ledger dipendente
da eroina e cocaina!

Le ultime indiscrezioni parlano di un Heath Ledger che, da un anno e più, era completamente dipendente da eroina e cocaina. Alcune voci senza nome, ahinoi, dicono che la compagna, Michelle Williams, lo aveva sbattuto fuori di casa perché esasperata. “Lei non ce la faceva più”, ha raccontato un amico dell’attore, trovato morto il 22 gennaio nel suo appartamento di New York. “A volte accadeva che Heath non si facesse vedere per due o tre giorni e poi, tutto d’un colpo, si presentava davanti alla porta di casa, un assoluto rottame”. Strano, cioè normale… no, direi che è solo strano come quando muore una persona al centro dell’attenzione pubblica spuntino dal sottobosco sociale amici e nemici senza né volto né nome, e che però ci tengono dannatamente a sputare sentenze. La fantomatica fonte ha rivelato d’essersi drogato più volte insieme a Ledger, che conobbe nel 2002, quand’era ancora “un bravo ragazzo, spaventato” da Hollywood. Poi sono arrivati gli ingaggi per ruoli di successo e un notevole stress da sopportare: “Penso che non avesse immaginato quanto tutto sarebbe diventato folle, così tante persone volevano un pezzo di lui”. La fantomatica fonte si spiega così il motivo per cui Ledger sarebbe entrato nel circolo vizioso dell’eroina.
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