Urlo, un film scritto e diretto da Rob Epstein e Jefrrey Friedman
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Allen Ginsberg interpretato da James Franco
“Un film che è poesia. Che è la poesia di Allen Ginsberg,
niente di più niente di meno.”
iannozzi giuseppe
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All’ombra della grande fabbrica. Gennaro Morra, un vero scrittore che racconta Napoli e la sua malattia
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
All’ombra della grande fabbrica
Gennaro Morra, un vero scrittore
che racconta Napoli e la sua malattia
di Iannozzi Giuseppe
Gennaro Morra (www.gennaromorra.com) è nato a Napoli nel 1972 da genitori giovani e proletari, che avevano messo sù casa in un quartiere di periferia, nato e sviluppatosi intorno a una fabbrica siderurgica. Di sé l’autore scrive: “La mia venuta al mondo non fu proprio un evento felice, i medici non riuscivano a farmi uscire e allora tentarono con le maniere forti. Alla fine i loro sforzi furono premiati e io vidi la luce, ma una parte del mio cervello era danneggiata. Fortunatamente la lesione riguardava solo la zona dalla quale partono gli impulsi che controllano l’attività motoria, mentre le facoltà intellettive erano intatte. Niente male come inizio, no?…”
“All’ombra della grande fabbrica” di Gennaro Morra è un romanzo. Non si creda che definire romanzo un lavoro scrittorio sia leggerezza critica. Tutt’altro. Migliaia le uscite editoriali ogni anno, soprattutto di esordienti minimalisti e sgrammaticati, incoscienti e perlopiù vittimisti alla moda che nulla hanno da raccontare: scrivere è un impegno grave che implica delle responsabilità artistiche e sociali, e politiche (anche) e solamente chi è disposto ad assumere su di sé questo peso si può fregiare del titolo di scrittore.
Gennaro Morra è uno scrittore che ha scritto un vero romanzo accettando le responsabilità che l’atto dello scrivere comporta. Parliamoci chiaro, Morra non è fumo negli occhi, è invece un giovane scrittore che i calli sulle mani ce li ha veramente: chiunque oggi osa levare la sua voce per dichiararsi poeta saggista giornalista, romanziere, dovrebbe prima guardarsi ben bene le mani e poi allo specchio la faccia, e se sui palmi delle mani e sul volto non troverà chiari segni d’una felice stanchezza, allora forse, benedetto da un barlume di onestà, capirà di non essere uno scrittore. Di pennivendoli il pubblico è esausto. In Italia si leggono pochi libri e giornali; sospetto che tra i tanti motivi addotti, più o meno banali, uno sia sincero: i libri al pari dei loro autori mancano di onestà e di sostanza.
Con “All’ombra della grande fabbrica” di Gennaro Morra ci troviamo davanti a una storia che non è di diarismo spicciolo, che non è di vittimismo alla moda e che non è nemmeno un mero prodotto editoriale. Chi avrà la fortuna di leggere il romanzo di Morra capirà all’istante che i fatti narrati, tra finzione e realtà, sono l’autentico corpo di uno scrittore che, nel dosare parole e pensieri, ha investito tutto sé stesso nella scrittura senza mai dimenticare l’anima, la ragione critica e lo stile.
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I poeti di Victor Gischler uccidono e lo fanno meglio di Palahniuk
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
I poeti di Victor Gischler uccidono
e lo fanno meglio di Palahniuk
di Iannozzi Giuseppe
Provate un po’ a immaginare poeti e gangster che vanno a braccetto; che coltivano le stesse passioni; che sono dei disgraziati, bastardi per necessità di sopravvivenza ed avrete un mezzo professore universitario, poeta con il blocco dello scrittore, che, nel giro d’una notte e d’una scopata con una studentessa, finirà con il diventare un assassino a piede libero.
Victor Gischler, nel suo ultimo lavoro “Anche i poeti uccidono”, spara duro; ma è difficile capire se spreca più pallottole contro la società poetica o contro quella dei gangster. E però Gischler non ha alcun intento pedagogico, il suo scopo ultimo è difatti ludico e basta, per cui è davvero difficile non parteggiare per Gischler che prende per i fondelli la malavita organizzata ed i poeti mettendoli sullo stesso piano morale e sociale.
Jay Morgan ha il blocco dello scrittore; sono anni che non riesce a scrivere una sola poesia decente; per sbarcare il lunario accetta di fare il tappabuchi, professore di Letteratura sì, ma per brevi periodi ora presso una università più o meno prestigiosa ora in una scalcagnata in culo ai lupi.
Morgan non se la passa bene, è un perdente consapevole di esserselo: questa consapevolezza non lo aiuta però a darsi una raddrizzata. Si porta a letto una certa Annie Walsh, una studentessa: non può sapere che la tipa si è impasticcata ben bene con della robaccia. La mattina dopo Annie è cadavere. Presto Morgan capisce che è nei guai fino al collo. Di chiamare la polizia non se ne parla, direbbe che è stato lui, nessuno crederebbe che lui se l’è soltanto scopata e morta lì! Come se ciò non bastasse, il preside della Eastern Oklahoma University lo chiama affidandogli il compito di seguire da vicino Fred Jones, il quale ha una silloge poetica nel cassetto e che ha da essere pubblicata presto e con un gran tamtam. Morgan non può rifiutare, viene messo alle strette: dovrà inventarsi editor, curare le poesie del malavitoso Fred Jones e aiutarlo a pubblicare il libro. Un compito davvero ingrato, per chiunque: Jones non è un tipo tranquillo, è un uomo della malavita che ha le mani in pasta in tutta la città e che gira sempre scortato da un gorilla dal grilletto facile. Ad ogni buon conto non tutti i mali vengono per nuocere. Jones è un uomo di mondo, capisce che Morgan s’è cacciato in un impiccio più grande di lui e che lo deve aiutare a far sparire il cadavere di Annie. Fred aiuta Jay Morgan e, per un momento soltanto, sembra che le cose si stabilizzino. Peccato che i genitori della ragazza abbiano ingaggiato un investigatore privato fuori di testa, marcio fino al midollo, che non si fa scrupolo alcuno a seminare cadaveri dappertutto. Investiga sì per conto della famiglia Walsh, ma scoprendo che la ragazza si impasticcava e che c’è in giro una partita di droga del valore di diverse migliaia di dollari, l’uomo la vuole da Morgan, con le buone o con le cattive.
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La non-letteratura da Evangelisti a Scarpa
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La non-letteratura da Evangelisti a Scarpa
di Iannozzi Giuseppe
Viviamo in un medioevo tecnologico. E’ già stato detto da Umberto Eco parecchi anni or sono.
Ad esempio i romanzi di Valerio Evangelisti, la produzione piratesca, soprattutto, riflettono l’incapacità di scrivere il “contemporaneo”; Evangelisti guarda al passato con fare frettoloso, confusionario e illude sé stesso che parlare al passato sia tentativo di globalizzare il presente; e ci riesce ma in una misura hollywoodiana e di serie B, quando non addirittura pienamente volgare e fuori di ogni possibile realtà e fantasia. Il non-risultato più emblematico ci è dato dalla “Luce di Orione” che è sublimazione del trash, di una spazzatura che l’autore assurge alla funzione di “narrare storie”. Par quasi non si renda conto che lui votatosi ad essere autore a tutti i costi è regredito a una forma di demenza senile freudiana, nella quale scopre la penetrazione sessuale quasi con una innocenza maligna – d’altro canto tipica di certe demenze -, e che tenderebbe a dissacrare il quotidiano riuscendo però a manifestarsi soltanto per quel che è, agitazione psicotica.
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Imbranati thrilleristi italiani tra pizza, spaghetti con la pummarola… e gorilla
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Imbranati thrilleristi italiani tra pizza,
spaghetti con la pummarola… e gorilla
di Iannozzi Giuseppe
I thrilleristi italiani che imitano Michael Connelly sono divertentissimi… imbarazzanti… perfette trans-veline votate al culto del “chi ha più culo” … rischiano di brutto, prima o poi qualche testa calda prende uno di questi italioti pieni di fantasie di sangue e di bigoli col peperoncino e gliela fracassa la testa usando proprio quel thriller di seicento e passa pagine che hanno osato scrivere, non di rado con l’aiuto di un ghostwriter e dei consigli della mamma mezza paralitica in carrozzella.
Perlomeno Connelly è un thrillerista americano, uno che è nato nella terra del sogno e dell’incubo americano per cui è un suo diritto shockare i lettori con coltelli e rivoltelle, con un po’ di sesso e fiumi di sangue. Dicevo di Connelly, sottolineato americano, perché lui è nella terra dei grandi spazi, dove incubi e sogni sono all’ordine del giorno grazie a Hollywood. Che importanza ha per chi lo legge se poi sono di serie A, B o C? Sempre sono marchiati Hollywood e non è mica poco.
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La letteratura che non c’è e la poca che c’è. Spazzatura editoriale a non finire da Antonio Moresco a Silvia Avallone
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La letteratura che non c’è e la poca che c’è
La critica letteraria vive la sua crisi in silenzio o quasi
Spazzatura editoriale a non finire
da Antonio Moresco a Silvia Avallone
La dura legge del marketing e quella delle mafiette editoriali
di Iannozzi Giuseppe
Non sono per un ritorno al Classicismo antico, ma per il bello scrivere sì. Credo si debba coniugare la sostanza e lo stile, cosa che riesce sempre a meno scrittori, il più delle volte incensati in maniera indebita. In ogni caso il tempo sarà il miglior giudice: ha già spazzato via sédicenti autori che soli dieci anni or sono pareva dovessero vincere il Nobel. Le mode, in ogni campo, nascono in fretta e muoiono altrettanto in fretta.
Uno scrittore, che come pochi ha saputo coniugare sostanza e stile, è stato Gesualdo Bufalino. Ma ci sono anche Sebastiano Vassalli, Umberto Eco, Aldo Busi, Alberto Ongaro… Non sono molti in verità gli scrittori che sanno scrivere sul serio.
Tuttavia credo che troppi oggigiorno scrivono per non lavorare sul serio; e con questo intendo dire che non hanno la voglia di spaccarsi la schiena in fabbrica, anche se è il solo lavoro che saprebbero fare con onestà.
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Unessential Dublin
Pubblicato da Alberto Carollo
Sabrina Campolongo, Unessential Dublin. Ex voto pagano
(2010, Edizioni Historica, pp. 48, € 3,50, ISBN 978-88-96656-10-5)
Estate. Tempo di vacanze. Quale miglior consiglio di lettura di un petit cahier di viaggio di Historica? La piccola casa editrice di Cesena, capitanata dal più giovane editore d’Europa (Francesco Giubilei, diventato da poco maggiorenne) propone questa collana di libricini accattivanti per il formato – sembrano dei taccuini, con delle copertine-cartolina – e per il concept che li caratterizza: agili nel contenuto in pagine e ridotti nel prezzo. Delle letture da viaggio e per il viaggio, insomma, e questo quaderno fresco di stampa di Sabrina Campolongo (Balene bianche, Di Salvo, 2007; Il cerchio imperfetto, Edizioni Creativa, 2008; Il muro dell’apparenza, Historica, 2008) non fa eccezione: lo si può sbocconcellare come un antipasto aspettando la cena, sorseggiare come una bibita fresca sotto l’ombrellone o durante una corsa in treno (come nel mio caso). Continua..
Sinfonia per l’imperatore di Donato Altomare – introduzione di Ugo Malaguti – Elaralibri
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Sinfonia per l’imperatore
di Donato Altomare
Introduzione di Ugo Malaguti
Elara S.r.l.
www.elaralibri.it
Narrativa romanzo
Collana Narratori europei di science fiction
Pagg. 288
ISBN 9788864990231
Prezzo € 27,00
L’apoteosi della fantasia
Ricordo che, nel corso di un mio viaggio in Puglia svoltosi alcuni anni fa, ebbi l’occasione di visitare il famoso Castel del Monte. Vi arrivai che il sole iniziava a tramontare, con un cielo carico di nubi plumbee, che di li a poco si sarebbero accumulate in uno strato uniforme, dando inizio a un temporale, con saette che sembravano scaricarsi sulle mura del maniero. L’atmosfera, intrisa di elettricità, l’oscurità quasi improvvisa mi sembrarono più proprie di un vecchio castello inglese o tedesco, abitualmente frequentato da fantasmi.
Per fortuna, a fugare ogni mio timore non ero l’unico visitatore, ma ve n’erano altri, anche se pochi, tutti intenti a rimirare l’interno di una fortezza assai più appagante vista dal di fuori. Mi sorse subito una domanda: che scopo aveva quella costruzione in cima al colle? Aveva una funzione strategica? No, di certo, perché non arroccava su strade di accesso alla Puglia uniche o di vitale importanza. Era forse una dimora gentilizia, base per battute di caccia? No, troppo spoglia e, soprattutto, eccessivamente protetta da possenti mura, anche se non cinta da un fossato. Era eventualmente una prigione? Forse, ma per rinchiudervi ben pochi detenuti, vista la limitata e inadeguata superficie coperta. E poi perché quella ricorrenza del numero otto? La pianta ottagonale e le otto torrette, pure loro ottagonali, sono insomma un richiamo continuo a quella figura geometrica intermedia fra il quadrato e il cerchio, vale a dire fra la terra e il cielo.
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Il reuccio accompagnatore di minorenni è nudo e Saramago viene censurato
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il reuccio accompagnatore di minorenni
è nudo e Saramago viene censurato
di Iannozzi Giuseppe
Saramago ha criticato tanto la destra quanto la sinistra quando questa è diventata indegna di tenere le redini del potere. Pochi hanno avuto questo coraggio in questo secolo appena agli inizi e già così tanto buio. Ma anche nel secolo scorso, che è appena alle nostre spalle: solamente George Orwell, che provò sulla sua pelle i nefasti effetti/difetti del capitalismo e dello stalinismo, osò criticare in maniera aperta il Potere di per sé, senza scadere nel populismo. Saramago però non hai mai pensato di fare della politica con la letteratura; e ciò è un bene; di gran lunga meglio usare la scrittura per fini più nobili, per raccontare delle storie ad esempio. Per dire contro uno stato di politica sono molto più utili allo scopo un saggio o anche un pamphlet, purché non di stampo voltariano.
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Scrivere un romanzo in cento giorni
Pubblicato da Alberto Carollo
Morgan Palmas, Scrivere un romanzo in cento giorni (Marco Valerio, I saggi, 2009, pp. 241, € 15,oo, ISBN 9-788875-472115)
Quel che ho maggiormente gradito in questo saggio di Morgan Palmas, Scrivere un romanzo in cento giorni (Marco Valerio, 2009) è la sua trasversalità, il suo carattere ibrido. Non è – tanto per sbaragliare il campo da equivoci – uno strumento per gli addetti ai lavori, anche se i tecnicismi, sempre utilizzati con parsimonia, sono funzionali ed efficaci nel sostenere l’intento che anima l’intero progetto: la volontà di chiarezza, la vocazione al “fare”, il taglio divulgativo. Non troverete in questo libro antologie mirate, testi-campione rappresentativi dei topoi dello stile e degli ingranaggi della narrazione.
Non ci troverete neanche fondamenti teorici. La genesi di Scrivere un romanzo in cento giorni ha nella rete la sua dimensione più congeniale. Il suo autore, affascinato dalle potenzialità di condivisione del web, ha confezionato per il suo blog singole lezioni dal respiro breve e dinamico, riordinando i propri appunti sulle esperienze maturate in anni di scrittura e di praticantato nelle pieghe del mondo editoriale. L’iniziativa ha destato grande interesse nel pubblico degli internauti e Palmas, incitato da alcuni editori, si è deciso ad organizzare il materiale per un’opera completa. La sfida sottesa è semplice e diretta: coinvolgere il lettore a seguire i consigli, una lezione al giorno, spronandolo a scrivere regolarmente, fornendo indicazioni sul senso della scrittura e dell’impresa che ci si accinge a compiere: la gestazione di un romanzo. La costruzione del personaggio principale e la rete dei personaggi che gli ruotano intorno, i dialoghi e le descrizioni, l’evitare gli errori tipici dei neofiti ma anche delle penne trascurate e distratte.
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La firma del diavolo di Fiorella Borin – Edizioni Tabula Fati – recensione e intervista di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli

La firma del diavolo
di Fiorella Borin
Copertina di Gian Luca Peluso
Edizioni Tabula Fati
www.edizionitabulafati.it
Narrativa romanzo
Collana Malacandra
Pagg. 136
ISBN 978-88-7475-182-2
Prezzo € 9,00
Biastemo il giorno che me innamorai,
Biastemo il giorno che ti misi amore,
Biastemo il giorno che in te mi fidai,
Biastemo il giorno che ti déi il mio core;
Biastemo il bene ch’io te volsi mai,
Biastemo l’alma mia, che per te more…
E’ l’anno di grazia 1588 e a Triora, un paesino della Valle Argentina, sito nel retroterra di Ventimiglia, corre la paura, c’è la caccia alle streghe, ree di aver fatto mancare la pioggia e di aver ridotto alla fame gli abitanti. Sono giorni di sospetti, di calunnie, di confessioni estorte con la violenza, di nomi di innocenti fatti sotto tortura, con i nuovi incolpati che, per lenire le sofferenze, chiamano in causa altri incolpevoli, in una spirale di crescente terrore. Spadroneggia, forte della sua carica, il commissario Giulio Scribani, feroce persecutore di seguaci del diavolo e fra queste Magdalena, la più bella del paese, amante di un nobile soldato, peraltro coniugato, e che farà di tutto per salvarla dal rogo.
I fatti accaduti in quell’anno sono veri e sono documentati da incartamenti d’epoca e da saggi storici. Pure vero è il commissario Scribani, mentre la vicenda di Magdalena e del suo amante è frutto di fantasia, innestata però con perizia nella realtà degli eventi, al punto di apparire del tutto verosimile.
Fiorella Borin si destreggia abilmente fra realtà e invenzione scrivendo un romanzo, in cui superstizione, fanatismo religioso e amore contribuiscono a costruire una storia di grande interesse e anche di notevole bellezza.
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Gemma Gaetani e l’Elogio del tradimento – Intervista a tradimento all’Autrice
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Gemma Gaetani
Elogio del tradimento
Intervista a tradimento all’Autrice
a cura di Iannozzi Giuseppe
L’unico vero caso in cui tradire è un peccato è quello della coppia eroticamente fedele a se stessa, ossia il tradimento della possibilità del tradimento. Questo l’assunto dal quale muove spassosamente Gemma Gaetani per smantellare, esempi alla mano, da Ikea alle vacanze low cost, la comune concezione del tradimento, derivante da un’interpretazione distorta della figura di Giuda, il “traditore” per eccellenza, e dimostrare come l’esercizio della virtù non porti, praticamente mai, a niente di buono. Con una prosa dissacrante e ironica ma allo stesso tempo arguta e costellata di riferimenti letterari, cinematografici e iconografici, l’autrice ci spiega come tradire in segreto e con assiduità ci consenta di decostruire la vigente e ridicola concezione sacrale dell’amore fedele, offensiva per altro nei confronti di Dio, l’unico a cui dobbiamo un trattamento di tipo esclusivistico, di soffrire meno nel caso in cui il nostro oggetto d’amore ci dia il benservito, di vivere continuamente il brivido di una nuova conquista che ci è invece negato da pratiche contemporanee vieppiù diffuse quali la coppia poliamoristica, lo scambismo, il sesso virtuale, l’autoerotismo e la fruizione della prostituzione. Dai vantaggi economico-sociali del tradimento alle vere e proprie dritte per aspiranti traditori, saremo forniti di ottime e valide ragioni per l’esercizio di questa nuovissima virtù, per troppo tempo rimasta ingiustamente relegata tra i vizi peggiori dell’umanità.
Elogio del tradimento – Gemma Gaetani – Vallecchi Editore – 1ma edizione 2010 – 360 pagine – ISBN 978-88-8427-156-3 – Prezzo di copertina: € 12.50
1. In “Paradise lost” di Milton è la risposta. Di Adamo è il compito di vigilare su Eva, perché lei è debole e già una volta ha ceduto alle lusinghe dell’Angelo traditore in veste di serpente. Non fu forse Eva creata da una costola di Adamo perché gli fosse compagna? Sì, così fu. E Lei tosto lo tradì mangiando la polpa di quell’unico frutto che il Padre Iddio aveva vietato.
Gemma Gaetani: Ma per essere Eva, Giuseppe, ci vuole una forza che nessuna costola di uomo, che è spesso la creatura più debole del mondo, ha…
2. Tu sei credente?
Se credi in Dio, allora Dio è forte abbastanza da creare l’uomo e da strappargli una costola affinché abbia la compagna da lui desiderata.
Dio precisa ad Adamo che Eva è tanto bella quanto debole, quindi è suo compito vigilare sulla compagna perché non cada in tentazione coinvolgendolo.
Eva trasgredisce.
Adamo, quando il danno è oramai perpetrato, può solo rendersi colpevole anche lui, per non lasciare Eva da sola con il suo peccato. Colpa di Adamo – ed egli proprio per questo si rimprovera – fu di aver accordato troppa fiducia a una creatura che lo stesso Dio gli aveva indicato debole, facile preda delle tentazioni.
Da qui la cacciata dal Paradiso.
Satana ha vinto.
Blake disse di Milton che “era un vero poeta, e stava dalla parte del diavolo senza saperlo”.
Satana è il protagonista, il ribelle, che nonostante l’ira di Dio e la cacciata nell’Inferno, non si arrende e penetra nel regno di Dio per corrompere le creature di Dio. Satana ci riesce, corrompe la donna e con essa l’uomo, quell’Essere creato a immagine e somiglianza di Dio. Satana, per come l’ha esaltato Milton, è un personaggio positivo, un ribelle shakespeariano che non conosce regole morali.
Gli Angeli di Dio possono solo limitarsi a far conoscere un pezzetto del futuro che attende Adamo.
Gemma Gaetani: Io credo in Dio come al Grande Narratore. Poi ci credo come mito, trovo la Bibbia analoga alla saga di Guerre Stellari (una mitopoiesi). In momenti di debolezza mi dico che sarebbe bello se poi questo Dio esistesse, ascoltasse le nostre preghiere, custodisse i nostri morti, e in quei momenti credo vere queste mie ultime due affermazioni.
Credendoci così, non posso considerarmi una costola di Adamo, e se proprio devo pensare alla donna come a un pezzo di Adamo e in generale dell’uomo, allora ci penso come a un pezzo non fisico: il coraggio, la forza, anche di “peccare”.
3. Insomma ci credi poco in Dio. Nietzsche diceva che non è stato Dio a creare gli uomini, ma al contrario sono stati gli uomini a creare Dio. Per illudersi di avere sempre a portata di mano un’àncora di salvezza.
La Bibbia è un libro, a suo modo, divertente; forse il primo esempio di fantascienza. E’ un libro che parte da un presupposto maschilista: la donna viene creata con il solo e unico scopo di servire l’uomo, il maschio.
Dunque, a tuo avviso, i maschi avrebbero meno coraggio di peccare… di cedere al tradimento?
Gemma Gaetani parla del tradimento, e non solo. Una chiacchierata insieme all’autrice dell’Elogio del Tradimento
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Gemma Gaetani parla del tradimento, e non solo
clicca qui e leggi elogio del tradimento
Una chiacchierata con Gemma Gaetani
a cura di Iannozzi Giuseppe
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Vasco Rossi, venditore di fumo beccato con le mani nel sacco
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Vasco Rossi, venditore di fumo
beccato con le mani nel sacco
di Iannozzi Giuseppe
Gli italiani non leggono.
In pochi si degnano di leggere anche solo un libro all’anno.
Quasi il 40 % degli italiani non legge un solo libro in dodici mesi. La più parte degli italiani vive e muore nell’ignoranza più totale – e assurda.
I pochi che leggono, che cosa leggono?
Purtroppo non è difficile rispondere: le istruzioni per usare in maniera corretta la carta igienica. Punto e a capo.
Siamo un popolo di ignoranti e di scrittori ancor più ignoranti. Il massimo che un giovinastro italiano riesce a digerire è un manga giapponese, tipo Evangelion o Dante’s Inferno, per cui non stupisce che a crescere sia solo il numero dei fascisti in erba e dei pazzi – che osano dirsi anarchici e vittime della società.
Dall’introduzione scritta dal pugno di Vasco Rossi: “Il fumetto è un’espressione d’arte contemporanea. Arte povera ma… buona, come la musica rock. Il fumetto è ‘pittura’ leggera come la canzone, entrambe ‘leggere’ e insieme profonde, se ne può consigliare l’uso – e l’abuso – non hanno controindicazioni. Portano gioia e fantasia, aiutano a combattere il grigiore quotidiano… Un mondo che non riesce ancora a liberarsi dai pregiudizi nei confronti del diverso e che ha bisogno di trovare un ‘colpevole’ perché non sa affrontare le ‘colpe’” .
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Bright Star. La vita autentica di John Keats. Il romanzo biografico lo scrive Elido Fazi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Bright Star. La vita autentica di John Keats
Il romanzo biografico lo scrive Elido Fazi
di Iannozzi Giuseppe
Chi non conosce John Keats, Colui il cui nome fu scritto sull’acqua, sa poco o niente della Poesia. Keats, uno dei principali esponenti del Romanticismo, scriveva in una lettera a John Taylor (27 febbraio 1818): «Se la poesia non viene naturalmente come le foglie vengono ad un albero, è meglio che non venga per niente». E in un’altra missiva indirizzata invece a John Hamilton Reynolds (3 febbraio 1818): «Non sopportiamo la poesia che ha un disegno chiaro per noi [...] La poesia dovrebbe essere grande ma discreta; qualcosa che ti penetra dentro senza farti trasalire, senza colpirti in sé stessa, ma col suo messaggio. Come sono belli i fiori nascosti! Come se ne sciuperebbe la bellezza se si spingessero dalla strada gridando: “Ammiratemi: sono una violetta! Adoratemi: sono una primula!”». E poco prima di morire, rivolgendosi a un altro grande poeta esponente anch’egli del Romanticismo inglese, ovvero a Percy Shelley, in una lettera datata 16 agosto 1820: «La mia immaginazione è un monastero e io sono un monaco».
Al rogo i falsi poeti
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Al rogo i falsi poeti
di Iannozzi Giuseppe
Oggi non c’è più un solo animo sensibile, che è poi quello che dovrebbe essere il vero Poeta; non mancano però tanti e tanti imbrattacarte e imbianchini improvvisati. Ognuno di loro vivacchia di pacche sulla spalle, di complimenti falsi come certi santi sbattuti a forza in paradiso, e guarda caso si fanno un mare di seghe soltanto a corte tra i loro pari. E poco importa che la corte sia qui o altrove: questi imbrattacarte mostruosi di per sé si consumano nei club, là dove tutti dicono un gran bene di tutti e dove per fortuna tutto quel “bene” rimane perlopiù confinato all’interno del club , perché lì ha da essere sepolto. In rarissimi casi il poeta – eletto tale da mafiosi battimani – riesce persino a incontrare un piccolo editore perché si sa che ci sono le raccomandazioni – peggio che per far lo statale col posto fisso e lo stipendio a fine mese garantito… e che gli altri muoiano pure di fame con le cimici e gli scarafaggi addosso. Ma per fortuna una o due pubblicazioni disastrose mettono fine al sogno del sédicente poeta. O scrittore. Ne consegue che il sédicente poeta o scrittore viene rimesso in riga, torna in molti casi a zappare la terra per nostra somma fortuna perché nessun editore vuol più aver a che fare con un fallito senza talento. Precisiamo però che essere un fallito non comporta necessariamente di mancare di talento, e non è un crimine sopratutto. Un “senza talento” invece è un criminale che lo riconosci subito, colpevole più del Peccato incarnato, più d’una carogna a marcire sotto il sole col rossetto e la cipria spalmata in faccia per illudere gli allocchi che sia in piena salute.
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Stefania Nardini e Jean-Claude Izzo Non convince del tutto la prima biografia dedicata al noirista marsigliese
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Stefania Nardini e Jean-Claude Izzo
Non convince del tutto la prima biografia
dedicata al noirista marsigliese
di Iannozzi Giuseppe
Prima biografia per Jean-Claude Izzo. A scriverla è Stefania Nardini già autrice del notevole Gli scheletri di via Duomo (Pironti editore), Matrioska (Pironti editore), Roma nascosta (Netwon Compton).
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Sebastiano Vassalli con “Le due chiese” è il migliore scrittore italiano, la vera Letteratura
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Sebastiano Vassalli
Le due chiese
Einaudi – Collana: Supercoralli / Narrativa
Pagine 316
Prima edizione 2010
ISBN 9788806202880
Prezzo di copertina € 20.00
Tutto incomincia con quattro spari che riecheggiano nel silenzio della montagna.
Tutto incomincia con un corpo immobile nella neve macchiata di sangue, e con un pezzo di latta: forse una spilla, che qualcuno ha buttato su quel corpo. Sulla spilla, che verrà conservata a lungo nei depositi di un tribunale, come «firma» dell’assassino e quindi anche come elemento fondamentale per le indagini, si leggono, stampate in rilievo, le parole:
«Non più servi non più padroni».
Sebastiano Vassalli, Le due chiese
***
Dopo quattro raccolte di racconti, Sebastiano Vassalli torna al romanzo con una grande prova narrativa.
L’autore della Chimera affronta qui, con l’abilità di un prestigiatore, la storia del Novecento vista in filigrana attraverso gli eventi di una piccola comunità all’ombra di «Sua maestà il Macigno Bianco». Vassalli muove le fila di questo piccolo mondo, giocando abilmente con i contrasti tra il moto perpetuo dei destini umani e la severità immobile della grande montagna.
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Gabriele Dadati: Il libro nero del mondo
Pubblicato da Alberto Carollo
Gabriele Dadati, Il libro nero del mondo (Gaffi Editore, Roma, 2009, pp. 197, € 14,50) ISBN 978-88-6165-052-7
“Il libro nero del mondo” non è, come il titolo indurrebbe a pensare, un compendio sulle atrocità umane nel corso di secoli di Storia, un saggio sul Terzo Reich o un catalogo dei campionati sfortunati di una squadra di calcio. E’ un romanzo, opera di un giovane e sorprendente scrittore, Gabriele Dadati (Piacenza, 1982), per il quale gli unici aggettivi che mi ronzano nella testa, a lettura ultimata, sono “intrigante” e “spiazzante”. Non trovo parole più appropriate, nel mio intento di addentare la polpa narrativa di questa prova, che non siano quelle del suo autore: «Il libro nero del mondo presenta un luogo di tensioni sotterranee. Tutto all’apparenza fila liscio lungo la distesa di una pianura, ma in realtà stiamo arrancando su una salita micidiale.» E il tentativo – vano – di dipanare un possibile intreccio mi spingerebbe a dirvi che, apparentemente, vi si racconta di un cannibale che mette un annuncio sul giornale per accalappiare potenziali vittime e trova qualcuno disposto a farsi mangiare. La vicenda ha qualche legame con la cronaca, e subito la memoria corre al mostro di Rottenburg o a quello di Manhattan. Continua..
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Marguerite Yourcenar e l’Opera al nero
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Titolo: L’ opera al nero
Autore: Yourcenar Marguerite
Traduttore: Mongardo M.
Prezzo: € 8.00
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Edizione: 27
Data di Pubblicazione: 2002
ISBN: 880781062X
ISBN-13: 9788807810626
Pagine: 304
Reparto: Narrativa straniera
A cura di Renzo Montagnoli
Quando Marguerite Yourcenar scrive nel 1968 L’opera al nero sono già trascorsi più di cinque lustri dalla prima edizione di Memorie di Adriano, che può essere considerato il suo libro più riuscito e, in assoluto, un capolavoro. Il suo è un ritorno al romanzo storico, un genere che le è indubbiamente congeniale e che appunto con Memorie di Adriano le ha dato fama e risonanza a livello mondiale. Se però nel descrivere la crisi che colpisce l’imperatore illuminato, ormai prossimo alla morte, evoca anche l’atmosfera della grande Roma ormai incamminata verso la sua fine, con L’opera al nero, nel narrarci della vita del medico e alchimista Zenone, ci mostra splendidamente il passaggio storico dal Medioevo al Rinascimento. Marguerite Yourcenar non si limita a un grande affresco di un’epoca di transizione all’evo moderno, in cui convivono le rigide e apparentemente immutabili regole di un periodo oscuro con i primi bagliori di luce della nascita di una nuova era in cui l’uomo ambisce a squarciare il pesante telo di ignoranza e di superstizione, ma va più a fondo, e come nel caso di Adriano, instaura un dialogo fra l’essere e la sua anima, fra la materialità del corpo e la sua essenza spirituale, in una ricerca della verità interiore di rara e stupenda bellezza.
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A Giorgio Vasta, Antonio Moresco e Antonio Pennacchi la Palma di Merda. I peggiori scrittori italiani del 2010
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
A Giorgio Vasta, Antonio Moresco
e Antonio Pennacchi
la Palma di Merda
I peggiori scrittori del 2010
di Iannozzi Giuseppe
Libri di autori che andrebbero evitati come la peste, usciti nei primi mesi di questo barbaro 2010.
Giorgio Vasta merita in pieno la Palma di Merda per il suo “Spaesamento”, per il suo diarismo pseudo-sociopolitico da spiaggia, vacanziero. E visto che qui si è buoni, la diamo anche ad Antonio Moresco la palma per il suoi “Incendiati”, nonostante si sia piazzato solo al 2ndo posto con le sue ninfette a uso e consumo di vecchi maniaci libidinosi. E in un eccesso di munificenza pure ad Antonio Pennacchi per il suo “Canale Mussolini”, considerevole fiume di parole vuote, un autore che rimane fedele a sé stesso, sempre un po’ troppo fasciocomunista.
1) Giorgio Vasta – Spaesamento, Laterza
2) Antonio Moresco – Gli incendiati, Mondadori
3) Antonio Pennacchi - Canale Mussolini, Mondadori
4) Terry Goodkind – La legge dei nove, Fanucci
5) Beatrice Masini – Bambini nel bosco, Fanucci
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Gordon Houghton è l’Apprendista dalla parte dei morti resuscitati
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Gordon Houghton è l’Apprendista
dalla parte dei morti resuscitati
di Iannozzi Giuseppe
Provate a morire. Una volta, una sola non potrà farvi poi troppo male!
Sul letto di morte quale sarà il vostro ultimo pensiero? E: avrete tempo di formularlo un pensiero, o piuttosto tirerete le cuoia punto e basta?
I più non se ne accorgono proprio che la loro vita è bell’e finita: un momento prima tenevano in mano l’ennesimo drink, quello dopo non sono più. Un proiettile vagante e quella strana cosa che è la vita gli scivola via fra le dita. Non sono poi pochi quelli che passano le loro giornate in attesa della Grande Falciatrice, peritosi, incapaci persino di respirate tanta è la paura di buscarsi un raffreddore. E c’è però anche chi la morte la insegue quasi la ritenesse l’unica degna amante da allattare al seno, dalla culla alla tomba: Janis Joplin, Jim Morrison, Jimi Hendrix, per tutta la loro breve esistenza non hanno fatto altro che sedurre la Morte provocandola stuzzicandola interpretandola con voce chitarra e scimmie sulla schiena.
Gordon Houghton immagina una storia, quella di uno zombie, o meglio di un tizio che è andato incontro alla morte in giovane età per un incidente capitatogli fra capo e collo proprio mentre stava svolgendo il suo lavoro di investigatore privato se non proprio alle prime armi quasi.
Ade è stato assassinato, non si sa da chi, fatto sta che i quattro cavalieri dell’Apocalisse, Morte, Guerra, Carestia e Pestilenza hanno bisogno di rimpiazzarlo. Scegliere il successore di Ade è meno semplice di quanto si possa immaginare, ecco dunque l’ennesima estrazione, o meglio riesumazione: Morte tira fuori dalla tomba il fortunato cadavere che suo malgrado diventerà l’Apprendista, per una settimana, al termine della quale i quattro Cavalieri dell’Apocalisse daranno il loro responso se è adatto o no a ricoprire il ruolo che fu di Ade. Il giovane zombie non sa che pesci prendere e quando un barlume d’intelligenza comincia a risvegliarsi nel suo cervello zombizzato è troppo tardi: oramai ha firmato il contratto, per sette giorni si darà da fare per prendere il posto di Ade, dovrà accompagnare Morte e imparare da lui; e se alla fine della settimana concessagli sarà giudicato non buono, potrà tornarsene nella tomba.
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Requiem per Giulio Mozzi. O perché esistono le mafiette editoriali
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Requiem per Giulio Mozzi
O perché esistono le mafiette editoriali
di Iannozzi Giuseppe
Mozzi è furbo.
No, è furbo?
Scrive: “Il 1° maggio prossimo comincerò a pubblicare in vibrisse inizi di romanzi, racconti, piccole raccolte di poesie, testi teatrali e saggi. L’iniziativa è riservata ad autori e autrici che non abbiano pubblicato libri in regolare distribuzione (in linea di massima: un libro reperibile in Internet BookShop è “in regolare distribuzione”) e che non siano rappresentati da agenti. […]”
”La Gettoniera”: l’ennesima iniziativa mozziana, senza senso.
Maria De Filippi ha “Amici”, Morgan “X-Factor”, Mozzi nel suo piccolo piccolissimo ha creato “La Gettoniera”, perché di poveri allocchi il mondo è pieno e qualcuno un gettone dovrà pur spenderlo.
Chi ne guadagna?
Giulio Mozzi. Lui e lui soltanto.
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Wu Ming 1 (Roberto Bui) si fa Eracle. Il New Italian Epic è una cazzata enorme
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Wu Ming 1 (Roberto Bui) si fa Eracle
Il New Italian Epic è una cazzata enorme

Una sporca storia di potere, sesso e soldi
prefazione di Lucio Angelini e Iannozzi Giuseppe


CLICCA E LEGGI TUTTA LA VERITA’ SUL NEW ITALIAN EPIC
consigliato ai soli detrattori del New Italian Epic
Bonus Post: speciale New Female Epic
Giona A. Nazzaro – A Mon Dragone c’è il diavolo – di Gordiano Lupi
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Giona A. Nazzaro – A Mon Dragone c’è il diavolo

Titolo: A Mon Dragone c’è il diavolo
Autore: Nazzaro Giona A.
Editore: Perdisa Pop
Collana: Walkie Talkie
Prezzo: € 14.00
Data di Pubblicazione: 2010
ISBN: 8883724879
ISBN-13: 9788883724879
Pagine: 203
Reparto: Narrativa italiana
A cura di Gordiano Lupi
Luigi Bernardi continua a stupire per il suo essere controcorrente nelle scelte editoriali e per come riesce a impostare in modo originale una collana di autori italiani. Le copertine della Walkietalkie di Perdisapop sono dei piccoli capolavori artistici, realizzati con cura da Onofrio Catacchio che ha trasformato i disegni in una mostra itinerante. I testi – possono piacere o non piacere – ma tutto si può dire meno che non so tratti di scelte coraggiose. Bernardi inserisce in catalogo romanzi neri, storie violente, racconti horror e narrazioni soprannaturali scritte da italiani, superando lo storico pregiudizio che un autore nostrano debba scrivere solo di commissari panzoni che amano il sole, la cucina, la mamma e nel tempo libero danno la caccia ai criminali…
In questo contesto salutiamo con piacere la pubblicazione della bella raccolta di racconti A Mon Dragone c’è il diavolo di Giona A. Nazzaro, autore noto come critico cinematografico amante dei generi che si dimostra abile costruttore di trame da horror fantastico. In questo caso il coraggio di Bernardi è duplice, perché supera anche il pregiudizio sulle raccolte di racconti, accusate di non vendere abbastanza per giustificare la pubblicazione. Mi permetto di dire che se per racconti intendiamo sterili esercizi di stile – come Il ventre della macchina di Veronesi o La più grande balena morta della Lombardia di Aldo Nove – è più che logico che il pubblico risponda con disinteresse. Il racconto horror, invece, sullo stile di Stephen King, ispirato da Lovecraft, Lansdale, ma anche dal cinema di Lucio Fulci e dalle trame di Dardano Sacchetti, ha ragione di esistere.
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