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Paolo Cherubini per un amore oltre il tempo e lo spazio Historie d’amour

Paolo Cherubini per un amore
oltre il tempo e lo spazio
Historie d’amour

di Iannozzi Giuseppe

Per parlare di Historie d’amour di Paolo Cherubini è doveroso far riferimento a due autori francesi contemporanei: Marc Levy e Guillaume Musso, che nei loro romanzi inseriscono parecchi eventi più o meno sovrannaturali, appartenenti al mondo onirico e ad una linea spazio-temporale parallela. Per Paolo Cherubini questa volta c’è un romanzo che è una storia d’amore tout court, come preannuncia il titolo – non c’è via di fuga, l’amore è la prima e l’ultima necessità dell’uomo e chi non l’ha conosciuto, per codardia o paura, muore da solo e insoddisfatto.

historie d'amour - Paolo CherubiniChecché se ne dica, l’uomo ha da sempre cercato di allontanare da sé la nera falce della Morte per avvicinarsi agli Dèi da esso immaginati in gran pletora e con sembianze sempre diverse, a seconda dell’èra che l’ha visto protagonista. L’immortalità è il sogno dell’uomo ancor oggi e c’è ragione di credere che lo sarà sino all’estinzione dell’umanità tutta: la scienza riuscirà ad allungare la vita dell’individuo ma mai a fermare il processo d’invecchiamento delle cellule, che sono programmate per morire e che sono quindi deperibili, come qualsiasi cosa organica presente in natura. Solo se l’uomo riuscisse a dimostrare l’esistenza di Dio e a carpirgli il segreto del suo inalterabile DNA, potrebbe rendersi simile a lui e sfidarlo anche. Oggi, tuttalpiù può illudersi che le religioni dicano il vero e che la reincarnazione sia una possibilità di tornare in vita su questa terra, seppur in un corpo diverso e con pochi frammentati ricordi forse, più simili a déjà vu che a dei veri e propri brandelli di passato.

Paolo Cherubini ci racconta una favola d’un amore impossibile, che solo una reincarnazione degli amanti, in un altro tempo ed epoca, potrebbe salvare, consolidare e consumare. La storia ha inizio sul finire dell’Ottocento: l’ottuagenario Cornelio Rufo, di professione esploratore, s’innamora d’una donna più giovane di lui e che per altro è già sposata. Cornelio è un galantuomo e non ci pensa assolutamente a strappare la donna a un altro. E’ una persona di sani principi; non può però negare che il suo cuore batte per lei, pur ammettendo che lui Cornelio è un vecchio, di carni fruste e di rughe che non si contano per quante sono. Per Cornelio e Grimilde l’unica possibilità è quella di reincarnarsi, giovani e liberi entrambi, in un altro punto della linea spazio-temporale. Perché anche Grimilde ama Cornelio, ella accetta di condividere con il vecchio esploratore la promessa – e la scommessa – di incontrarsi e di amarsi se gliene verrà data la possibilità. Cornelio è un sognatore, ma è anche un uomo pragmatico: si mette in contatto con una strana setta, quella del Grifo, nella speranza che un giorno, lontano non si sa quanto, possa riportare in vita lui Cornelio e la sua Grimilde. Cornelio e la setta del Grifo già sul finire dell’Ottocento hanno in mente qualcosa di molto simile a quella che oggi la scienza indica col nome di clonazione. Già nell’Ottocento si parlava di biotecnologie, seppur il DNA non fosse stato scoperto e poco o nulla si sapesse di come avviene la riproduzione umana. Ovvio che c’è molta molta immaginazione, come in ogni romanzo d’avventura e d’amore, e di fantascienza. Tuttavia in Historie d’amour di Paolo Cherubini la fantascienza soggiace a un romanticismo spietato… spietato perché nei decenni a venire, per far sì che Cornelio e Grimilde tornino in vita, non poche vite saranno sacrificate sull’altare della scienza, anche di quella nazista.
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Loredana Lipperini contro Maurizio Costanzo. Ma il giallo è presto svelato

Loredana Lipperini
contro Maurizio Costanzo
Ma il giallo è presto svelato


di Iannozzi Giuseppe

Loredana Lipperini, oggi, 3 marzo 2010, sul suo blog Lipperatura, scrive un post dal titolo più che mai eloquente: Brividi. Poco sotto poche parole in corsivo: Ricevo e pubblico, senza commenti.
Perché la Sig.ra Lipperini dovrebbe aver mai i brividi?
Un giallo.
Ma neanche poi tanto.
La collana da edicola Il Giallo Mondadori è stata affidata alle amorevoli cure di Maurizio Costanzo.
Ed i “brividi” di Loredana Lipperini possono solo significare che lei non è d’accordo. Che Maurizio Costanzo non gode della sua stima, come minimo. Che così le si rompono le uova nel paniere a lei e alla sua gang di fedelissimi.

Questa svolta significa soprattutto che Lipperini & Compagni incontreranno molte più difficoltà a piazzare i loro nomi nel catalogo del Giallo Mondadori.

Ne volete la prova?

Interviene GIanni Biondillo (mercoledì, 3 marzo 2010 alle 11:40 am):

Altieri è uno scrittore straordinario e un uomo meraviglioso.
Trovo la notizia scandalosa.

Interviene Alessandra C (mercoledì, 3 marzo 2010 alle 11:24 am):

Ma Mondadori non aveva accorpato la direzione dei Giallo Mondadori, Segretissimo, Urania, sotto un unico direttore di collana?
La seconda domanda è, Costanzo dirigerà solo i Gialli o anche le altre testate?
Non capisco queste continue manovre. Mi sembrava che con Altieri il livello fosse tornato pù che decente.
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Artifex additus artifici. Nuove riflessioni sulla creatività della critica in margine a “Il critico come artista” di Matteo Veronesi

Artifex additus artifici

Nuove riflessioni sulla creatività della critica
in margine a “Il critico come artista” di Matteo Veronesi
di Elisabetta Brizio – da Sguardomobile.it

Oscar WildeL’attività estetica, diceva Schelling in Sistema dell’idealismo trascendentale, vede il convergere di produttività conscia e inconsapevole. L’arte estrinseca l’identità originaria di natura e spirito, di necessità e di libertà, di atto soggettivo e intenzionale e di attività inintenzionale. L’ermeneuta può dunque arrivare a comprendere l’opera, come diceva già Schleiermacher, «innanzitutto al pari, e poi meglio, dell’autore stesso». L’interpretare è compito tradizionalmente deputato alla critica, la quale nondimeno talora può assumere essa stessa tutte le caratteristiche di un’arte peculiare, istituendosi come vero e proprio genere letterario.
È quello che si ricava dal volume di Matteo Veronesi, Il critico come artista dall’estetismo agli ermetici (Azeta Fastpress, Bologna 2006), incentrato sulla visione del critico come artifex additus artifici, come artista aggiunto all’artista: un creatore di secondo grado, che trae ispirazione dall’opera d’arte altrui, così come l’artista propriamente detto trae ispirazione dalla realtà, dalla natura, dall’umano. Presupposto fondamentale di Veronesi è che una critica artistica, e, per riflesso analogico, una critica della critica, una metacritica, possano avere un valore e uno spessore letterari.
Il rapporto tra poesia e critica, dice Veronesi (le cui argomentazioni sono volte a cogliere una ideale continuità nella visione del critico artifex anche all’interno di movimenti tradizionalmente dissimili, come quello simbolista e quello degli ermetici), non è una caratteristica esclusiva della modernità letteraria postbaudelairiana (emblematizzata da Baudelaire nel chiaroveggente e beffardo ammiccare all’hypocrite lecteur).
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“Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta”, Fermenti Editrice

Quattro stracci, una rupia
e una bambola di cartapesta

Felice Muolo

Barbie e la bambola di cartapesta

di Stefania Nardini

Felice MuoloNon ci vuole solo sensibilità ma anche coraggio per scrivere un libro mettendosi nella pelle di un bambino. Di bambini si può scrivere raccontando delle storie, si può scrivere per loro, ma costruire come protagonista una bambina di nove anni, indiana, adottata da una coppia di italiani, è un’impresa che richiede talento.
Felice Muolo, l’ha fatto, ed è riuscito a far parlare Pragasi immedesimandosi nei suoi sentimenti, nelle sue paure, nelle sue emozioni. Un libro “Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta” (ed. Fermenti) che dovremmo leggere tutti. Il romanzo si legge in un soffio. Ed ogni pagina lascia riflettere, facendo sgranare gli occhi quando la bambina racconta del suo arrivo in Italia. Della sua Barbie che un turista le aveva donato, e con la quale le fu vietato di giocare, altrimenti sarebbe risultato un vistoso privilegio per gli altri orfani dell’istituto dove il sogno è un miracolo: avere dei genitori. Il bisogno d’amore di Pragasi è commovente. E’ nei suoi piccoli gesti, in quel suo guardare il nuovo mondo in cui si trova.
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Il vagabondo delle stelle – Jack London

Il vagabondo delle stelle
Jack London

di Chiara Perseghin

Ho sempre avuto, nel corso della mia intera esistenza, la netta sensazione di aver vissuto in altri tempi e in altri luoghi, di avere addirittura ospitato in me altre persone. Ma, credimi, lo stesso vale anche per te che leggerai queste righe: torna con la mente alla tua fanciullezza, e rivivrai come tua l’esperienza di cui ti parlo.

Questo è l’inizio di un libro, ma forse dovrei dire di tanti libri uniti assieme, che secondo me non ha eguali. La storia nuda e cruda è piuttosto semplice. Un condannato a morte nel carcere di San Quentin trascorre lunghissimi periodi legato nella camicia di forza. Ma la grandezza dell’intuizione di London sta nel dotare Darrel Standing, questo il nome del protagonista, di una qualità particolare.

Un qualunque essere umano, sottoposto alla camicia di forza per periodi lunghissimi morirebbe, ma non il nostro protagonista. Lui ha una via di fuga: la morte. No, non mi sto contraddicendo. Ora mi spiego meglio. Standing induce il suo corpo alla morte. La prima volta ci impiega parecchio tempo. Parte dal ditino più piccolo del piede e poi pian piano risale lungo il corpo. In questo modo le funzioni vitali quasi si azzerano. Quasi… In realtà lui non muore, è una finta morte che gli consente di trascorrere anche dieci giorni consecutivi dentro la camicia di forza senza accorgersene. In quei dieci giorni Darrel vive altrove, spesso si trova a vestire i panni di altra gente, in altre epoche, in un tempo lontano, molto lontano dal suo.

La prima esperienza di morte indotta lo porta a vagabondare proprio tra quelle stelle che London cita nel titolo. Un’altra volta si risveglia bambino, figlio di una famiglia di pionieri che nel 1857 lasciarono l’Arkansas diretti in California ma vennero attaccati dalle milizie formate da mormoni e indiani. Tante avventure fino a ritrovarsi naufrago, unico superstite, per sette anni in un’isola piccola formata di sole rocce.

Insomma, questo forse vi aiuterà a capire perché all’inizio ho parlato di più libri uniti assieme. London, attraverso Darrel Standing ci fa vivere le esperienze più strane e diverse tra loro, appagando quel desiderio che forse ognuno di noi ha provato da piccolo, di poter essere qualcun altro (una specie di Vitangelo Moscarda, il protagonista di “Uno, nessuno, centomila” di Pirandello, con la differenze che il protagonista di Pirandello veniva percepito dagli altri in modi differenti, mentre il protagonista di London si materializza di volta in volta sotto spoglie diverse), di poter vivere in altre epoche e in altri luoghi.

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Francesca Mazzucato – Romanza di Zurigo mosaico eretico e visionario – intervista all’Autrice

Francesca Mazzucato

Romanza di Zurigo
mosaico eretico e visionario

a cura di Iannozzi Giuseppe


Francesca Mazzucato1. “Romanza di Zurigo. mosaico eretico e visionario”: non è un diario di viaggio, è invece un insieme di mosaici, di inserti in prosa poetica dove tu, Francesca, dipingi Zurigo e le emozioni che essa ti suscita. Per quale esigenza tua, letteraria, è nata la “Romanza di Zurigo”? Un po’ della sua genesi la racconti nel libro, vorrei però che aggiungessi dei particolari inediti.

La Romanza è nata durante una serie di viaggi a Zurigo che ho compiuto – e che progetto di continuare riprendendo in mano presto un progetto a cui stavo lavorando – perché mi accorgevo che tante cose debordavano dalla mia rigida scaletta.
Mi accorgevo di tante cose importanti che uscivano dalla mia storia, dalle ricerche di tipo essenzialmente economico che stavo svolgendo. C’erano elementi quasi fisici della città, mi travolgevano e non riuscivo a rimanerne indenne. Diventavano brandelli, spezzoni, lembi, cose che avevano dentro un’urgenza profonda e che dovevo far combaciare.
Narrazioni di pelle, strane in un luogo che nell’immaginario non è certo caldo, affettuoso, morbido. Eppure. Così ho cominciato a sedermi negli Starbucks e a scrivere e scrivere e scrivere, oppure a stare in albergo, spiare e fotografare dalla finestra la vita e le abitudini e scrivere e scrivere e scrivere sempre (qualche distrazione, a tratti, nel libro ci sono).

Da tempo, poi, avevo questo sogni di una collana di “storie di viaggio indefinibili ed eretiche”, di carnet immaginari e anche inventati, filtrati dall’occhio dello scrittore. In uno degli intervalli del mio frenetico andirivieni con la città elvetica ne ho parlato con Francesco Giubilei, giovane ed entusiasta editore di Historica e il progetto della collana che la Romanza apre e inaugura ha preso forma.

2. La scoperta di Zurigo, città all’apparenza algida, è in realtà una nevralgica rincorsa verso le orme di James Joyce, una ricerca della sua memoria e non da ultimo del suo corpo. Ma è anche la possibilità di incontrare il fantasma ottantenne di C. Gustav Jung, chiuso nella sua casa-torre. E, di tanto in tanto, lo spettro androgino e tormentato di Annemarie Schwarzenbach. C’è un fil rouge che lega questi tre personaggi lungo la promenade che tu, Francesca, affronti quotidianamente per le strade di Zurigo

C’è, c’è. Forse un po’ presuntuoso, ma neanche tanto se si pensa alle vite disperate che vissero, alle perdite e alle ferite di Joyce e di Annemarie Schwarzembach. Simili, a tratti uniti in una tragica predestinazione alla tragedia finale e con il demone della scrittura come ossessione, mania, necessità, dovere. Tarlo, la parola giusta. Erano tarlati, emarginati. Come me, come mi sento da sempre e, per questo, li ho percepiti compagni di viaggio, fantasmi guardiani del mio lavoro del mio scrivere e del mio fare creativo (scomposto, indisposto, frammentario, sbrindellato, erotico, carnale, mistico, difforme, diseguale).

(Jung è stato un po’ un elemento di collegamento fra loro, i genitori di Annemarie ci portarono lei in visita, sperando che potesse aiutarla in qualche modo, per superare quella che all’epoca era vista come malattia e anomalia, la sua androginia e l’omosessualità e Joyce ci portò la figlia che da tempo viveva disagi psichici di vario tipo, sperando in un qualche miracolo possibile che, naturalmente non arrivò.)

Joyce e Schwarzembach condivisero vite nomadi e inquiete e riuscirono a metterlo sulla carta, con esiti diversi, ovviamente, ma divenendo entrambi dei pionieri. Pioniera viaggiatrice, coraggiosa apripista a sperimentazioni anche teatrali Annemarie, pioniere e creatore del “punto d’origine” della letteratura moderna – e anche di quella contemporanea, secondo me, (ma non sono obiettiva), James Joyce. Della Letteratura e basta, diciamo con LA MAIUSCOLA.

3. Ricorrente è il tuo ricordare una persona in particolare, Samuele. Questa è domanda da gossipparo, ma la curiosità non è soltanto femmina, dunque ti chiedo di parlarci di Samuele: chi è per te? un amico, un fratello, una finzione? O un amante che perseguita le tue fantasie e che mette sotto torchio il tuo io più intimo?

Mi piacciono le domande che indagano aspetti gossippari. Sono giuste e legittime. Quindi, non solo non mi sottraggo ma rispondo volentieri.
Si, Zurigo in qualche modo combacia e coincide (anche nella narrazione che coinvolge spazi effettivi, esterni, con spazi interiori e spesso sovrappone i piani) con una persona verso cui la protagonista – io narrante prova un sentimento di nostalgia, bisogno, malessere, desiderio inappagato.
Samuele è una persona realmente esistente (mi piacerebbe molto, Beppe, dirti di più ma non credo sia giusto, è una specie di patto che feci con lui e desidero rispettarlo, raccontare ma entro certi limiti, anche se lo scrittore i patti non li rispetta mai, per adesso ci provo).
E’ un uomo molto bello che la protagonista – io narrante della Romanza ha amato da subito. Dall’istante in cui l’ha visto, il 28 ottobre 2008 in una radio bolognese dove non sapeva che l’avrebbe incontrato, dove non sapeva chi fosse. Lei era dietro, sulla porta, in attesa di partecipare a una trasmissione, lui di spalle, si è girato, ha sorriso, lei ha sorriso un po’ meno ma l’ha visto e l’ha amato. E’ passato del tempo da allora, non poco, calcolando che, in seguito, si sono frequentati un pochino, conosciuti meglio (o peggio? mah) lui è sfuggito – fuggito fin da subito. Si è avvicinato e poi allontanato. Ha mostrato piacere a starle vicino e necessità di starle lontano, mettendo così in atto un meccanismo profondamente perverso e potente: queste cose legano più di tutte le altre.

(A lui ho dedicato, molte scritture a parte la romanza, pensieri sparsi, come questo http://francesca-mazzucato.blogspot.com/2009/10/senza-un-fotogramma-marginale.html e tante cose che si trovano in uno spazio che considero intimo e privato pur essendo un blog, “Parole perdenti”, e non ne ho mai parlato a nessuno con riferimento preciso a questa persona, sai Beppe, ma ci tengo a farlo con te, che mi hai posto la domanda appropriata.)

Possiamo dire che massacra il mio io più intimo perché tende a frenarlo nel suo slancio vitale, un io intimo che non gli chiede praticamente nulla (gli offre, gli si offre, in una nudità alla quale credevo impossibile arrivare, diciamo senza pelle) ma quel pochissimo che chiede, o domanda a bassa voce, viene frenato, radiografato, rallentato. E’ doloroso, a volte fa molto arrabbiare. A volte mi fa sorridere e intenerisce, a volte mi devasta.
La sua assenza alimenta scrittura – spero smetta presto ma non lo so – nell’aspettativa lui non esiste. Chiarisco, con lui si possono condividere cose in maniera asettica, è una persona per bene e seria e fa cose belle, questo tipo di sentimenti appartengono a una sfera soggettiva, non sono cose che “imputo” a questa figura. Esistono. Forse ci potrebbe essere un brandello di attenzione all’offerta nuda d’amore, credo sia un delitto non farlo, ma è facoltà di ognuno. Mi capita anche di pensare che, in fondo, sia una finzione, un feticcio di bisogni stratificati insieme. Di sicuro, la cosa a cui posso paragonarlo con maggiore facilità è un’astanteria. Una sala d’aspetto del pronto soccorso di un ospedale. Lo percepisco così, sento che potrebbe/potremmo curarci e riempire tante necessità intime (vicine all’abisso) e che invece resta un’asettica freddezza.
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Enrico Unterholzner è nello stagno delle gambusie

Enrico Unterholzner

Romanzo calviniano o disneyano!

E’ lo stagno delle gambusie

di Iannozzi Giuseppe

Enrico Unterholzner - Lo stagno delle gambusieChi di noi non ha una doppia vita? Domanda retorica, tutti hanno almeno due personalità, una da mostrare in pubblico, l’altra invece più intima ed ascosa, destinata ad essere conosciuta da pochi o da nessuno. Enrico Unterholzner ci consegna un romanzo breve con un protagonista e il suo alter ego: Geremia, peritoso impiegato, e Parmio, cavaliere donchisciottesco. Geremia è un colletto bianco, o per essere più precisi un impiegatuccio come milioni ce ne sono al mondo: non bello, non intelligente, di nessuna virtù, impacciato, rancoroso ma pavido. E’ uno che odia gli specchi. Che odia la sua immagine riflessa in uno specchio, e per questo motivo evita di passare davanti alle vetrine dei negozi, di guardarsi in un lago e in ogni caso di incontrare qualsiasi superficie riflettente. Geremia non sopporta d’avere a che fare con la sua immagine corporea riflessa. Essa gli è nemica. Non sopporta quello che il suo riflesso gli potrebbe trasmettere: la sua anima, che è grassa, perché Geremia è un ciccione a tutto tondo e anche la sua anima è obesa e claustrofobica per giunta. La seconda personalità di questo omarino, tecnico informatico nella vita di tutti i giorni, si rivela nella solitudine del suo appartamento ceduto a una immaginazione surreale, un po’ disneyana un po’ favolistica. Nell’intimità del suo alloggio Geremia diventa Parmio, una sorta di semidio, una scolta e non da ultimo un guerriero il cui compito è di difendere i suoi amori, oggetti come una teiera e una trottola che nella mente ipertrofica e manicheistica sono degli Dèi buoni. Parmio (Geremia) si è assunto il compito di difendere i suoi Dèi: non può farne a meno, perché per lui e lui soltanto, essi sono la Luce, la bellezza e la purezza del mondo, o meglio del suo microcosmo solipsistico.
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Truman Capote – A sangue freddo

A sangue freddoTRUMAN CAPOTE

A SANGUE FREDDO


Titolo: A sangue freddo
Autore: Capote Truman
Traduttore
: Dettore M.
Editore: Garzanti Libri
Prezzo: € 16.00
Collana: Nuova biblioteca Garzanti
Data di Pubblicazione: 2005
ISBN: 8811683114
ISBN-13: 9788811683117
Pagine: 391

A cura di Anifares

Dewey si era immaginato che con la morte di Smith e Hickock avrebbe provato una sensazione di completamento, di liberazione, un’opera compiuta secondo giustizia. Si scoprì invece a ricordare un episodio di quasi un anno prima, un incontro casuale nel cimitero Valley View, che, in retrospettiva, aveva praticamente concluso, per lui, il caso Clutter
A sangue freddo” di Truman Capote fa parte di quei libri che movimentano la vita o meglio i neuroni. Inizi a leggere e bang! Il gioco è fatto, rimani incollato. Stai fermo nel traffico e tu pensi al libro, stai parlando con un amico e tu pensi al libro, stai in coda del supermercato e tu pensi al libro (finito in 4 giorni). Esiste solo il libro. Non vedi l’ora di tornare a casa per leggerlo ma la cosa bella e che tu del libro già sai tutto, sai la storia, sai chi muore, sai chi sono gli assassini e, cosa più importante, sai la fine. Allora che cos’è che ti conquista? Lo stile di Capote? Certo. L’argomento? Si. La curiosità? Bingo! “Era la prima volta che al pubblico veniva concesso di visitare la tenuta dei Clutter dopo la scoperta dell’eccidio, circostanza che spiegava la presenza di quell’immensa accolta: quelli venuti per curiosità”. Credo che sia proprio la curiosità insieme a quello andare a fondo di Capote con quello stile pulito e freddo, il non rimanere sulla superficie è quello che ti fa incollare al libro.
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Letteratura: L’inferno dei viventi

Letteratura: L’inferno dei viventi

di Stefania Nardini

E’ un binario la linea di confine. Una linea fragile. Oltre la quale si apre la voragine della vita di strada. La strada che respinge, accoglie, uccide, mette a dura prova la nuda esistenza. Cancellando identità, ricordi, e dignità.

Una linea fragile quel binario, oltre la quale si ritrova catapultata quell’umanità che non ha più nulla.

L’umanità esclusa. Respinta dal gioco della vita, o stritolata dalla morsa di logiche sociali che annientano il diritto alla dignità. A volte basta una separazione per trasformare un impiegato, un operaio, in un senzatetto.

Destino che tocca al 25% di coloro che, una volta fallito il matrimonio, per mantenere la famiglia si ritrovano privi di risorse per sopravvivere. E li si incontra alle mense della Caritas, a trascorrere la notte in auto, o sul ciglio di un marciapiede.  Il clochard, l’invisibile per eccellenza, ha sempre e comunque una storia che non sempre è segnata dall’alcool o dalla droga.

Lo stereotipo del “fuori di testa” che vaneggia nel giaciglio di cartoni va via via cedendo il passo alla così detta gente normale, quella che non aveva messo nel conto l’ultima spiaggia. E sono sempre di più in questa nostra Italia carente di servizi ma ricca di una forza miracolosamente straordinaria: il volontariato.

«Abbiamo iniziato a lavorare con loro organizzando dei laboratori di scrittura al centro diurno “Binario 95” – mi racconta Girolamo Grammatico – all’inizio per molti la pagina bianca era una barriera, poi sono emerse riflessioni, creatività, senso dell’umorismo. Così abbiamo dato vita ad un giornale che distribuiamo a Roma. Si chiama “Shaker” ed è scritto interamente dai senzatetto. Ci sosteniamo con gli abbonamenti che si possono effettuare attraverso il nostro sito, anche se il giornale è distribuito ad offerta libera».

Dal giornale alla casa editrice il passo è stato breve. E’ nata così “ Ec edizioni” che ha esordito con un’antologia dal titolo “In una sola notte”.

«Si tratta di racconti su una possibile notte in strada con i suoi deliri, le sue difficoltà, le sue paure e solitudini – continua Grammatico – alla quale hanno partecipato sei autori affermati. Un’iniziativa nata per sostenere il giornale».

Storie. Sono invece quelle raccolte da Gabriele Del Grande nel suo reportage “Roma senza fissa dimora” pubblicato dalle edizioni “Infinito” con il patrocinio dell’agenzia “Redattore Sociale”.

Del Grande ha vissuto in prima persona la vita di strada.

Da cronista “vecchia maniera” è entrato nel mondo della marginalità, ne ha colto sfumature, attimi, emozioni. Dalla “Veglia di Natale” quando un pasto caldo alla comunità di S. Egidio e il sorriso dei volontari restituiscono tracce di felicità, alla storia di Maurizio trascinato sul lastrico dalla malattia di suo figlio a quella di Oscar, borseggiatore che spera nel grande colpo che gli cambi la vita.

Un viaggio che si conclude con la testimonianza di Maksin Cristian, scrittore, sceneggiatore e cantautore che per cinque anni, senza mezzi, ha scritto e vissuto per le strade di Milano autoproducendo racconti e poesie grazie ai quali riusciva a sopravvivere.
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Storia di una bimbetta indiana. Felice Muolo per quattro stracci ecc.

Storia di una bimbetta indiana
Felice Muolo per quattro stracci ecc.

di Iannozzi Giuseppe

Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta
Felice Muolo – Fermenti editrice

Una favola incentrata sugli accadimenti sociali dell’attuale momento storico, questo il nuovo lavoro di Felice Muolo, “Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta” per i tipi Fermenti editrice. Una storia semplice ma complessa per i sentimenti coinvolti e che sono segreto, scrigno e paure di una bambina indiana adottata da una coppia di italiani senza figli.

Felice Muolo - Quattro stracci una rupia e una bambola di cartapestaLa storia è quella di Pragasi, una bimbetta indiana che dalla povertà estrema dell’India dov’era prigioniera in un orfanotrofio, d’improvviso quasi, in un bel giorno di sole, si trova di fronte a due persone bianche che hanno deciso di essere i suoi genitori. Pragasi viene adottata in tenera età, quando ha poco più di 6 anni. Arrivata all’aeroporto, seppur spaesata, subito percepisce che l’aria è diversa e non lo è: “Ero partita dall’India per venire in Italia ma ignoravo come fosse l’Italia. Non sapevo neanche come fosse l’India”. La bambina fa la conoscenza dei suoi nuovi genitori e subito la prima delusione irrompe nel suo cuore di bimba: “Ciò che mi deluse non furono i miei genitori ma il regalo con cui mi accolsero: due orsacchiotti di peluche!”. La piccola bimba, nella sua innocenza, sognava una Barbie, una bambola che sostituisse quella di cartapesta che lei tiene stretta stretta nella sua manina. Un piccolo dolore che lei supererà piuttosto in fretta, ma non prima d’aver affrontato le sue paure di bambina indiana in una terra straniera con dei genitori adottivi – che appena la vedono la amano d’un amore viscerale. Incondizionato.
Adoprando toni delicatamente dickensiani, Felice Muolo dona tutto il cuore nel mettere nero su bianco la storia di Pragasi. Un libro scritto con una innocenza e una levità spirituale che raramente capita d’incontrare nella penna degli scrittori. L’autore dà credito prima di tutto ai sentimenti della piccola bimba, poi ai suoi e sempre con estrema delicatezza quasi temesse che l’egoismo d’amare incondizionatamente possa sfiorire il fiore che è Pragasi.
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La strega e il robivecchi, di Fiorella Borin

La strega e il robivecchi

di Fiorella Borin
Copertina di Gian Luca Peluso
Edizioni Tabula Fati
www.edizionitabulafati.it
Narrativa
Pagg. 64
ISBN 978-88-7475-178-5
Prezzo € 5,00

Fiorella Borin, veneziana trapiantata ormai da tempo in terraferma, sembra di casa a questo concorso (il Premio Tabula Fati) alle cui edizioni partecipa con puntualità, ottenendo lusinghieri risultati, come testimonia il secondo posto nell’edizione 2008 di questo suo racconto (in verità, nel 2009 è andata ancor meglio, vincendo la settima edizione con Christe Eleison).
Narratrice esperta, dotata di uno stile snello, scorrevole, è naturalmente portata alla narrativa storica o di ambientazione storica, come dimostrano Il pittore Merdazzer, secondo nell’edizione 2006, e anche Il bosco dell’unicorno, pure secondo nel 2003.
Fiorella Borin ha la capacità di essere accattivante inserendo in contesti storici degli elementi fantastici, così che sempre riesce a dare forma a un’originalità che non può che sorprendere piacevolmente il lettore.
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La guerra civile (De bello civili), di Gaio Giulio Cesare

La guerra civile

(De bello civili)
di Gaio Giulio Cesare
Introduzione di Giovanni Cipriani
e Grazia Maria Masselli
Testo latino a fronte
Traduzione di Lorenzo Montanari
Con un saggio di Federica Introna
Barbera Editore
www.barberaeditore.it
Collana Classici Greci e latini
Diretta da Anna Giordano Rampioni
Pagg. CCXIV-353
ISBN 9788878992290
Prezzo € 10,00

La guerra civile è la seconda opera letteraria scritta da Giulio Cesare. In tre libri spiega e racconta, ovviamente dal suo punto di vista – sulla cui imparzialità sorgono diversi dubbi, essendo uno dei contendenti – la guerra civile che imperversò nel 49 a.C., cercando di giustificare anche il suo rifiuto di obbedire agli ordini del Senato.
Già con La guerra gallica aveva celebrato le sue vittorie in quella sanguinosa campagna militare, con intento soprattutto apologetico, stante il contrasto che si era instaurato con il Senato della repubblica, che non approvava né la condotta, né l’estensione del conflitto.
In La guerra civile il grande condottiero dà ampio spazio alle vicende militari, dal famoso passaggio del Rubicone, alle battaglie condotte in Spagna, e alla definitiva vittoria a Farsalo, dopo la quale Pompeo fu costretto a fuggire, rifugiandosi da Tolomeo, il re dell’Egitto, dal quale fu fatto uccidere.
Se le descrizione degli scontri, delle tattiche e delle strategie occupano gran parte della narrazione e, grazie alla fluidità di esposizione riescono ad avvincere il lettore, è riscontrabile tuttavia il continuo tentativo di Cesare di presentarsi come uomo costretto alla lotta unicamente per i torti subiti. Così ricorrono frequentemente le proposte di pace, rimaste inascoltate da Pompeo, di cui pure l’autore evidenzia la capacità politica e militare, ma solo con l’intento di dimostrare i torti dell’avversario contrapposti alle virtù e alle grandi capacità di comandante dello stesso Cesare.
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C’è un’altra Julia nella tomba dell’amore per Cinzia Pierangelini

C’è un’altra Julia

nella tomba dell’amore per Cinzia Pierangelini

di Iannozzi Giuseppe

Un'altra Julia - Cinzia Pierangelini“Un’altra Julia”: questo libro di Cinzia Pierangelini, scritto con il rigore linguistico che abbiamo imparato a conoscere e ad amare grazie a lavori quali “Il muro di Eraclito” e “‘A Jatta”, è romanzo breve, saga di due famiglie, ma è soprattutto il ritratto di Julia Pastrana, dapprima creatura angelicata poi freak, donna volpe per uno strano scherzo del destino.
I freaks, questi scherzi della natura, sono stati per lungo tempo al centro dell’attenzione d’una esagerata narrativa popolare, che li ha dipinti ora con vesti nemiche ora eroiche.
Freaks, o mutanti che dir si voglia, negli ultimi anni sono tornati alla ribalta grazie a fumetti e film: dall’Universo Marvel, Wolverine – parto di tre menti (Len Wein, Herb Trimpe e John Romita Sr.) – ama ripetere “Sono il migliore in quello che faccio. Ma quello che faccio non è piacevole”; e il pubblico ha subito imparato che i mutanti sono il futuro dell’umanità. O perlomeno l’illusione fallace che è stata distribuita alle masse lobotomizzate è che un handicap fisico e/o mentale possa in qualche modo servire all’evoluzione del genere umano, per renderlo migliore, più forte. La realtà è più amara, e Cinzia Pierangelini ce lo ricorda attraverso la storia di Julia.
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Wu Ming 1 (Roberto Bui) si fa Eracle. Il New Italian Epic è una cazzata enorme

Wu Ming 1 (Roberto Bui) si fa Eracle

Il New Italian Epic è una cazzata enorme

Wu Ming 1

Una sporca storia di potere, sesso e soldi

prefazione di Lucio Angelini e Iannozzi Giuseppe

Wu Ming 1 abbraCcia Eracle

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Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta, di Felice Muolo

Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta

di Felice Muolo

Introduzione di Antonella Calzolari
Fermenti Editrice
www.fermenti-editrice.it
Letteratura per l’infanzia
Collana Garrula
Pagg. 78
ISBN 978-88-89934-78-4
Prezzo € 11,00

La letteratura per l’infanzia vanta una tradizione che si perde quasi nella notte dei tempi, dalle favole di Esopo alle fiabe di Perrault e dei fratelli Grimm. Non pochi autori si sono cimentati in questo non facile genere e non è raro il caso che si sia trattato di scrittori la cui normale produzione era dedicata maggiormente a tematiche care agli adulti, come per esempio Wilde e Molnar.
Questa premessa è necessaria perché Felice Muolo normalmente si occupa d’altro, se non vado errato di noir, ma ciò non toglie che abbia voluto cimentarsi con un racconto lungo nel delicato genere della letteratura per l’infanzia. Il passaggio dalla narrativa per adulti a quella per bimbi e ragazzi non consiste solo nel cambiamento del tema, ma comporta anche una radicale modifica dello stile espressivo in modo che l’opera possa risultare leggibile e comprensibile da menti che hanno ancora un’istruzione incompleta e difettano di esperienza. Devo dire che Muolo è riuscito perfettamente in questo compito, dando luogo a un lavoro intellegibile ai minori, ma anche appetibile per gli adulti. Come è nella logica delle cose, dalla lettura i bimbi trarranno una loro interpretazione, più semplicistica, ma comunque non nebulosa, mentre i grandi troveranno motivi di riflessione per la fine analisi psicologica  di una condizione particolare, derivante dall’adozione.
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La Palma di Merda 2009 ai peggiori scrittori italiani

La Top 10 dei peggiori scrittori italiani del 2009

La Palma di Merda

a cura di Iannozzi Giuseppe

E’ tempo di classifiche. Di bilanci. Un anno di uscite editoriali, tra inutilità e vergogna.

Al primo posto Tiziano Scarpa si aggiudica la palma di peggior scrittore italiano.
Al secondo posto, il collettivo Wu Ming, mentre al terzo Giulio Mozzi.

Ai primi tre classificati va l’ambita PALMA DI MERDA che possono copiare ed incollare sul proprio blog/sito personale.

PALMA DI MERDA 20091. Tiziano Scarpa – Stabat Mater, Einaudi

2. Giulio Mozzi – Sono l’ultimo a scendere e altre storie credibili, Mondadori

3. Wu Ming – Altai, Einaudi

4. Giuseppe Culicchia – Brucia la città, Mondadori

5. Walter Veltroni – Noi, Rizzoli

6. Alessandro Baricco – Emmaus, Feltrinelli

7. Giuseppe Genna – Le teste, Mondadori

8. Antonio Scurati – Il bambino che sognava la fine del mondo, Rizzoli

9. Lorenza Ghinelli – Il divoratore, Il Foglio Letterario

10. Simona Vinci – Nel bianco, Rizzoli

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L’affaire Moro, di Leonardo Sciascia

L'affaire MoroL’affaire Moro

di Leonardo Sciascia
Nota dell’editore
Sellerio Editore
Collana La rosa dei venti
Saggistica politica
Pagg. 208
ISBN: 9788838924002
Prezzo: € 8,00

Fra il 12 dicembre 1969 (strage di piazza Fontana a Milano) e il 2 agosto 1980 (strage della Stazione di Bologna) si sono consumati in Italia i cosiddetti anni di piombo, secondo una strategia della tensione che vedeva da un lato movimenti extraparlamentari di destra e dall’altro analoghi di sinistra.
Fu un periodo tragico, purtroppo indimenticabile e di cui ancora si ignorano, più che le origini degli eversori, le menti segrete che li manovravano.
In un contesto di stragi senza vittime predestinate, di gambizzazioni, di  rapimenti, di omicidi mirati, si inserisce anche la famosa vicenda di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. La mattina del 16 marzo 1978, lo stesso giorno il cui il nuovo governo guidato da Giulio Andreotti e costituito con l’appoggio del Partito Comunista Italiano si apprestava a presentarsi al Parlamento per il voto di fiducia, l’automobile che trasportava Aldo Moro dalla sua residenza alla Camera dei Deputati fu intercettata da un gruppo di fuoco delle Brigate Rosse. Gli uomini della scorta, 5, furono tutti uccisi, mentre il presidente della Democrazia Cristiana venne sequestrato. Tenuto in prigionia per 55 giorni, processato e condannato a morte, il suo corpo fu fatto ritrovare il 9 maggio nel baule di una Renault 4 parcheggiata a Roma in via Caetani, ubicazione non scelta a caso perché a poca distanza da Piazza del Gesù, dove c’era la sede nazionale della Democrazia Cristiana, e da  via delle Botteghe Oscure, dove invece si trovava la sede nazionale del Partito Comunista.
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La corsa selvatica, di Riccardo Coltri

La corsa selvaticaLa corsa selvatica
di Riccardo Coltri

Copertina di Diramazioni
Appendice Caccia Selvaggia
di Dario Spada
Edizioni XII
www.xii-online.com
Narrativa romanzo
Pagg. 188
ISBN 978-88-95733-15-9
Prezzo € 13,00

“La corsa selvatica, la chiamavano. E a poco servivano le barricate, i fucili, le trappole segnalate da rami incrociati o il riunirsi tutti nello stesso luogo, attendendo che finisse. Erano grossi cani neri, forse tanti quanti poteva contenerne la contrada stessa.”
Nei primi anni del Regno d’Italia, ai confini con il Tirolo, accadono fatti strani, inspiegabili, oltre ogni umana comprensione. Qualche cosa di indefinibile è arrivato, o forse solo ritornato, mobilitando un vero e proprio esercito di soldati, di stregoni e di medium.
In un paesaggio incantevole, ma anche incantato, nel silenzio della neve che copiosa lo ricopre, sembrano materializzarsi certe storie di lontane leggende, in un’atmosfera cupa, di tensione, nella quale orrore, disperazione e  brama di conoscenza riescono a convivere perfettamente.
La corsa selvatica è un romanzo dalla trama continuamente in bilico fra realtà e mondo oscuro, fra le fatiche del giorno e gli ancestrali timori notturni. E’ ambientato alla fine del 1800, ma sembra di tornare molto più indietro nel tempo, come se all’improvviso l’illuminismo dovesse ancora arrivare a far prevalere la razionalità. Sono bestie infernali quelle che avviano la corsa selvatica, ma anche gli uomini, quelli in carne e ossa, le vittime per intenderci, sono figure emblematiche dei turbamenti dell’inconscio, e non di rado prede e cacciatori.
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Romanza di Zurigo, di Francesca Mazzucato

Romanza di ZurigoRomanza di Zurigo

di Francesca Mazzucato
Con appendice fotografica a colori
Historica Edizioni
www.historicaweb.com
info@historicaweb.com
Collana Cahier di viaggio
Pagg. 145
ISBN 978 – 88 – 96656 – 02 – 0
Prezzo: € 12,00

Devo ammettere che a Francesco Giubilei, tuttora il più giovane editore italiano, non manca il coraggio, perché di questa dote, non frequente e spesso fraintesa, ne occorre non poca per pubblicare un cahier de voyage, o quaderno di viaggio, o libro di viaggio comunque lo si chiami. E’ infatti questo un genere che in Italia non ha mai avuto fortuna, a differenza che in diversi paesi esteri. Il lettore medio italiano ama poco viaggiare con la mente, magari prende una guida del Touring, ma poi la dimentica nel corso delle immancabili gite collettive, anche perché un cahier de voyage non è un semplice libretto pratico per orientarsi su cosa andare a vedere, dove dormire, dove mangiare, anzi rifugge da questi consigli spicci perché il suo intento non è di supporto logistico al viaggiatore, non è il Bignami di un paese, bensì è un’opera letteraria che ha l’occhio solo per la cultura. Da noi questi libri sono in genere rifuggiti peggio di quelli di poesia. Eppure sono opere di indubbia validità, ma tanto è la disaffezione per l’autentica cultura di una larga parte dei lettori italiani che questi cahier finiscono con l’essere negletti. Certo Giubilei avrà ben valutato i pro e i contro, e fra i primi il peso non trascurabile è dato dall’autrice,  assai nota che, in questo testo, come poi si vedrà, profonde al massimo le sue qualità letterarie.
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Occidente. Il diritto di strage, di Ferdinando Camon

Occidente.Il diritto di strageOccidente

Il diritto di strage
di Ferdinando Camon
Edizioni Garzanti
Collana Gli elefanti
Narrativa romanzo
Pagg. 210
ISBN: 8811677408
Prezzo: € 9,00

Perché fra i non pochi libri che ha scritto mi sono procurato e ho letto Occidente? Camon ha la straordinaria capacità di analizzare i fenomeni non superficialmente, ma cercando di capire i motivi e questo considerando tutta una serie di variabili che vanno dalla situazione contingente in cui hanno iniziato a manifestarsi alla psicologia degli uomini che insieme sono stati soggetti attivi e passivi dell’accadimento.
Il nostro paese è stato travagliato da un lungo periodo di terrore, di matrice di estrema destra e di estrema sinistra, che necessita di una comprensione, per capire il perché, per trovare una giustificazione logica a un qualche cosa di illogico, per sapere, onde evitare che questi anni di piombo si possano ancora ripresentare.
Il romanzo di Camon, difficile soprattutto perché in una persona normale certi comportamenti e alcune motivazioni entrano in aperto e doloroso contrasto con la sua natura, è una discesa all’inferno per cercare di comprendere i motivi di questo orrore.
E’ un viaggio nell’incubo, nella follia di menti che, sconvolte, hanno con le loro azioni sconvolto un paese e la vita dei suoi abitanti.
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La pratica rende perfetti, di Giusy Ragni

La pratica rende perfettiLa pratica rende perfetti

di Giusy Ragni
con illustrazioni dell’autrice
Edizioni Il Foglio Letterario
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia
Collana PLAQUETTE – I PORPORA
Pag. 90
ISBN 978 88 7606 251 3
Prezzo: € 6,00

Questa raccolta poetica è ispirata e incentrata sull’amore, esaminato, sviscerato, visto in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, con l’emozione di esperienze e l’estro dell’artista. Rilevo, in particolare, che queste esternazioni in versi hanno il particolare pregio di essere comprensibili, perché semplici. Ma semplici non vuole dire elementari, bensì chiarezza di esposizione frutto di un’analoga chiarezza di idee.
Si leggono sovente oggi testi pretesi poetici che sono più un intreccio sgraziato di parole che una vera e propria composizione armonica che dovrebbe caratterizzare la poesia per distinguerla dalla prosa. Spesso sono sciatti, senza inventiva, privi di un’espressione artistica. Ebbene, non è il caso di questa raccolta che si contraddistingue per una creatività poetica che riesce a interpretare il sentimento e a renderlo consapevole non solo all’autore, ma anche al lettore.

…A QUESTA TERRA

Abbracciando
le fatiche dei padri
mi sono avvicinata
a questa terra
e ho riempito lo sguardo
dei suoi fossi… dei rovi.
Ho fatto mio il suo canto
nel gallo, nella tortora…
ho amato la sua gente
condiviso l’idioma.
Abbracciando
uno ad uno i suoi pioppi
salutando la gallinella gentile…
ed il regale airone
mi sono avvicinata
a questa terra
e ho riempito lo sguardo
dei suoi campi… dei suoi campanili
Abbracciando
il sapore del pane
mi sono avvicinata
a questa terra
io non più straniera… io figlia.
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Archetipi, di AA. VV.

ArchetipiArchetipi
di AA. VV.
A cura di Luigi Acerbi
e Daniele Bonfanti
Prefazione di Gianfranco Nerozzi
Illustrato da Diramazioni
Edizioni XII
www.xii-online.com
Collana Camera Oscura – n. 2
Narrativa antologia di racconti
Pagg. 338
ISBN 978-88-95733-13-5
Prezzo: € 19,50

La fantasia è sovente frutto dei nostri timori inconsci e si riflette in visioni oniriche in cui paure varie appaiono dilatarsi, pur in un quadro reale, determinando uno sfogo e in tal modo metabolizzando quel tanto o quel poco di oscuro che è dentro di noi.
Quando c’è la capacità letteraria di narrare questo processo nascono dei racconti che hanno un origine comune, avvolti da un’aria di mistero propria di ciò che non conosciamo e che perciò non riusciamo a spiegarci.
E’ il caso di Archetipi, raccolta curata da Luigi Acerbi e da Daniele Bonfanti, che figurano pure fra gli autori.
Sono dodici racconti con cui il mistero e l’inconscio si esplicano in narrazioni accattivanti, quando addirittura non avvincono  il lettore,  e che costituiscono, oltre che motivo di svago, anche un interessante studio della psicologia umana.
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Filippo Tuena, “Ultimo parallelo”

Filippo Tuena, Ultimo parallelo (Rizzoli, 2007, pp. 353, € 18,00)

ultimo parallelo_cover
Fa sorridere il pensiero che le librerie Feltrinelli abbiano collocato Ultimo parallelo nella sezione “libri di viaggio”. E’ la riprova – se ce ne fosse bisogno – che si tratta di un romanzo atipico, difficilmente etichettabile.
A beneficio del lettore cerchiamo perciò di tracciarne le coordinate (la metafora, nello specifico, mi sembra appropriata), compito improbo che può comunque rivelarsi utile per avvicinarsi ad un’opera così singolare. Il 17 gennaio 1912 Robert Falcon Scott e i suoi uomini raggiungono il Polo Sud, dopo una marcia estenuante attraverso le distese ghiacciate dell’Antartide. E’ il sogno di una vita, ma li attende un’amara scoperta. Il norvegese Amundsen e il suo team li hanno preceduti di una quindicina di giorni. Durante il viaggio di ritorno la squadra di Scott viene annientata dalle terribili condizioni atmosferiche. I loro cadaveri verranno ritrovati molti mesi dopo, assieme ai loro diari e a una macchina fotografica.
E questo lo potete leggere in qualsiasi libro di storia.
Filippo Tuena (Roma, 1953) muove da qui, dai diari di Scott, e ripercorre quel viaggio inesorabile fino alla fine del mondo, per raccontare la morte delle illusioni, in apertura del secolo breve, il fallimento esistenziale, la strenua lotta contro una natura ostile e la pervicacia umana a spingersi oltre, a prezzo di sforzi titanici, per consegnarsi all’eternità con una testimonianza di rilievo. Di esplorazione polare scrissero sia Shackleton che Amundsen, ma i loro resoconti non hanno la stessa suggestione narrativa del diario di Scott, quella dimensione di solitudine in cui sono state prese le scelte sbagliate, l’assumersi con pienezza la responsabilità, fino al sacrificio estremo, riverberando nel contempo la forza d’animo e la fragilità di un uomo, vittima dell’ambizione e di un rapporto di forze che lo sovrasta.
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Il viaggiatore di Agartha – di Abel Posse

Il viaggiatore di AgarthaIl viaggiatore di Agartha
di Abel Posse
Edizioni Tre Editori
www.treditori.com
Narrativa romanzo
Pagg. 260
ISBN: 9788886755696
Prezzo: € 16,00

Chiameremo Vril l’energia cosmica, primaria, che risiede in ogni uomo. L’atrofizzata forza dei geni, degli eroi. La forza che alita sotto la nostra necrosi”.

E’ incredibile la quantità di vita che possiede ancora il defunto Wood. La vive in me.”

Al movimento nazionalsocialista si sono volute forzatamente attribuire origini filosofiche, prendendo a pretesto il famoso Superuomo teorizzato da  Friedrich Wilhelm Nietzsche. Indubbiamente, nella visione pessimistica del filosofo tedesco, che vede concettualmente il mondo occidentale e, soprattutto, l’Europa come una colossale messinscena, considerando che i suoi valori come la scienza, il progresso e la religione siano privi di fondamento e abbiano una natura esclusiva di finzione, il nazismo trovò la base per la definizione di un uomo nuovo, depurato dai vizi borghesi d’origine e quindi di razza pura, senza mescolanze che ne possano minare l’identità.
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Heman Zed – La Zolfa irriverente ritratto dell’Italia secessionista e non

Heman Zed - La ZolfaLa Zolfa di Heman Zed

irriverente ritratto dell’Italia secessionista e non

di Iannozzi Giuseppe

Tutta l’Italia è provincia e l’Italia tutta è di provinciali quando non di provincialotti più o meno volgari. Questo nostro Stivale, teatro di grandi imperi durati centinaia di anni, non poco ricco di leggende, nel corso dei secoli, con non poche difficoltà, è riuscito a diventare una terra, uno Stato unito da Aosta a Palermo. Perlomeno questa è l’illusione che sopravvive negli spiriti di molti italiani, e che viene difesa con le unghie e i denti da quanti hanno partecipato alla Resistenza.
Heman Zed, autore padovano, organizza un vero e proprio teatrino di freak, di comici, di esseri umani normali che aspirano all’anormalità. Mordace l’ironia, al limite dell’assurdo, Heman Zed non risparmia attacchi al modus vivendi della società, a quel microcosmo di convenienze e pettegolezzi che l’homo sapiens si ritaglia. In bilico fra Daniel Pennac e il migliore Stefano Benni, l’ironia di Zed non risparmia nessuno, dall’assessore al sindaco, dal semplice inquilino al portinaio più bastardo che sia mai apparso sulla faccia dello stivale italiano.
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