I racconti di guerra, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

I racconti di guerra
Mario Rigoni Stern
Introduzione di Folco Portinari
Edizioni Einaudi
Narrativa raccolta di racconti
Pagg. 616
ISBN: 9788806181154
Prezzo: € 16,80
In questo libro di ben 616 pagine sono ricompresi tutti i racconti che Mario Rigoni Stern ha dedicato al tema della guerra nei suoi precedenti lavori, oltre ad alcuni articoli apparsi su giornali e riviste.
Si tratta quindi di un’opera tematica “omnia” ordinata cronologicamente dall’autore e infatti ci sono quattro grandi capitoli dedicati, rispettivamente, alla prima guerra mondiale, a quella immediatamente successiva, cioè la seconda, alla prigionia e alla resistenza.
Perché Stern abbia voluto riunire in un unico volume tutte queste prose penso sia abbastanza evidente; in lui, uomo in completa sintonia con l’ambiente spontaneo della natura e fratello per indole di tutti gli altri uomini, il ricordo di ciò che di orrendo, di tragico e di incivile è rappresentato dalla guerra deve essere perpetuato, affinché chi non ha subito, chi non ha sofferto sappia quanto altri, prima, hanno patito. L’intento è pertanto chiaramente pacifista e non è un caso se l’opera è uscita nel 2006, dopo la prima e la seconda guerra dell’Iraq, dopo il conflitto in Afganistan. Posso solo immaginare l’angoscia di un povero vecchio, scampato alle campagne d’Albania e di Russia e alla prigionia nei lager tedeschi, nel constatare che oggi regna una sostanziale indifferenza verso conflitti che non ci toccano direttamente; e allora solo chi sa, solo chi ha provato sulla propria pelle che cosa significhi una guerra, si deve sentire in dovere di mettere sull’avviso, ricordando anni di dolore, vittime che il tempo ha affossato nell’oblio.
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Le stagioni di Giacomo, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Le stagioni di Giacomo
di Mario Rigoni Stern
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 161
ISBN: 9788806181758
Prezzo: € 9,00
Le stagioni di Giacomo è un romanzo struggente su una gioventù che non poté conoscere le gioie della vita tipiche della sua età, su un mondo di miseria e di fame in cui tuttavia fiorivano la solidarietà e il mutuo soccorso, su un fascismo retorico e tronfio che non solo non permise a tanti, a troppi di vivere dignitosamente, ma che sacrificò inutilmente in una guerra non sentita proprio quei figli che avrebbero dovuto rappresentare l’avvenire.
Giacomo, l’amico di Mario Rigoni Stern, non può essere bambino, ma si deve adattare a qualsiasi lavoro pur di sopravvivere. Così segue le orme del padre diventando un recuperante, cioè raccogliendo quanto di bellico è rimasto sull’altopiano. E’ un lavoro duro, pericoloso e anche poco remunerato, ma è l’unico possibile, perché il regime, nonostante le promesse, non è in grado di creare nuove occasioni di occupazione, se non per periodi limitati e sempre legati al suo mondo irreale dove conta solo l’apparenza.
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La chimera, di Sebastiano Vassalli
Pubblicato da Renzo Montagnoli

La chimera
di Sebastiano Vassalli
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo storico
Pagg. 308
ISBN: 8806172743
Prezzo: € 9,80
Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo,
bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte,
o in fondo al nulla; magari laggiù, un po’ a sinistra
e un po’ oltre il secondo cavalcavia, sotto il «macigno bianco» che oggi non si vede. Nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia. E così ho fatto.
(dalla Premessa)
Sebastiano Vassalli è un autore che scrive del passato, grazie a un meticoloso lavoro di ricerca storica, ma che ha lo sguardo sempre rivolto al presente.
Un chiaro esempio è dato da La chimera, libro di notevole valore, forse il suo più riuscito.
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Moravia Alberto: Il conformista recensito da Bartolomeo Di Monaco
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Moravia, Alberto
Il conformista
Alberto Moravia è stato uno dei maggiori protagonisti del nostro Novecento letterario. Presente in ogni dibattito che riguardasse la letteratura e il nostro costume non ha mancato, come sempre avviene, di crearsi sostenitori e nemici. Ma il suo valore, a distanza di quasi venti anni dalla sua morte, avvenuta nel 1990, regge esemplarmente alla prova del tempo.
Nato a Roma il 28 novembre 1907, quest’anno, il 2007, ricorre il centenario dalla nascita. La sua scrittura limpida, che sa sapientemente amalgamare rotondità e asciuttezza, ha disegnato in modo lucido e allo stesso tempo crudele una società malata e decadente al modo che nel cinema ha fatto Luchino Visconti. Fondatore della prestigiosa rivista letteraria “Nuovi Argomenti”, passata oggi, dopo la morte di Enzo Siciliano, sotto la direzione di Dacia Maraini, Moravia si distingue per una nutrita produzione non solo di romanzi e racconti, ma anche di opere teatrali, saggi e articoli presenti sulle maggiori riviste e sui maggiori quotidiani nazionali. Tra le opere di narrativa, basterà ricordare: “Gli indifferenti”, del 1929, con il quale esordì; i racconti “La bella vita”, del 1935; “Le ambizioni sbagliate”, del 1935; “Agostino”, del 1945; “La Romana“, del 1947; “L’amore coniugale”, del 1949; “Il disprezzo”, del 1954; i “Racconti romani”, del 1954 e “Nuovi racconti romani”, del 1959; “La Ciociara“, del 1957; “La noia”, del 1961. Seguiranno altre sue opere fino a “La donna leopardo”, uscito postumo nel 1991.
“Il conformista” è del 1951 e da esso Bernardo Bertolucci trasse, nel 1970, il film omonimo, con Jean-Louis Trintignant e Stefania Sandrelli.
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Il partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Il partigiano Johnny
di Beppe Fenoglio
Edizione critica
a cura di Dante Isella
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 527
ISBN: 9788806174668
Prezzo: € 11,50
Ritengo indispensabile una doverosa premessa: questo romanzo è stato pubblicato postumo (Fenoglio era deceduto senza completare l’opera) in una versione che mescolava, in modo del tutto arbitrario, due diverse stesure, con tutte le inevitabili lacune e contraddizioni.
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Jurij Družnikov: Il primo giorno del resto della mia vita, il capolavoro del geniale autore russo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Jurij Družnikov
Il primo giorno del resto della mia vita
Il capolavoro del geniale autore russo
recentemente scomparso
di Giuseppe Iannozzi
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Storia di Tönle L’anno della vittoria, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Storia di Tönle
L’anno della vittoria
di Mario Rigoni Stern
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzi brevi
Pagg. 278
ISBN: 9788806177331
Prezzo: € 10,80
Giustamente la casa editrice Einaudi ha riunito in un unico volume questi due romanzi brevi che narrano di un periodo storico che va dalla fine del 1800 all’inverno del 1919 e che sono anche accomunati dall’essere straordinariamente pacifisti, in una visione umana e spirituale del mondo che raggiunge, a tratti, dei vertici sublimi.
Rigoni Stern racconta della sua gente, di questa popolazione cimbrica, e quindi di origine celtica, che nel tempo è rimasta ancorata ai sani principi della mutualità, del rispetto delle persone e della natura, e che, pur conducendo a quell’epoca una vita grama, è ricca di una forza interiore che, nonostante le difficoltà, la diaspora dovute alla guerra, ritorna, si ricompatta in quella che è la loro autentica patria: l’altopiano dei Sette Comuni e le proprie famiglie.
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La virtù di Checchina, di Matilde Serao
Pubblicato da Renzo Montagnoli

La virtù di Checchina
di Matilde Serao
Introduzione di Aldo Putignano
Copertina di Paolo Cancello Tortora
Albus Edizioni
http://www.albusedizioni.it/
Narrativa romanzo breve
Pagg. 88
ISBN: 9788890294921
Prezzo: € 7,50
Nel panorama letterario italiano di fine ‘800 – inizi ‘900, Matilde Serao trova la sua giusta collocazione quale scrittrice della piccola borghesia e del popolino. A queste due classi sociali ha dedicato la parte migliore della sua produzione, con accenti di particolare intensità per la povera gente, una sorta di verismo, ma con una particolarità: mentre il realismo è destinato agli oppressi, ai paria, ai nobili e ai ricchi riservava figurazioni irrealistiche, frutto non di un’esperienza diretta, ma di una visione di fantasia.
Sì, perché Matilde Serao si sentiva parte di quella piccola borghesia in cui era in effetti nata e non è un caso quindi se riesce a descriverla così bene, come anche in questo romanzo breve, intitolato La virtù di Checchina.
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Se questo è un uomo, di Primo Levi
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Se questo è un uomo
di Primo Levi
Postfazione di Cesare Segre
Copertina di Fabrizio Farina
Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 209
ISBN: 9788806176556
Prezzo: € 9,80
Ancor oggi, anzi ora più che in passato, ci sono non pochi che dubitano che vi sia stato effettivamente l’olocausto. Accanto a quelli che per ideologia lo negano ci sono molti scettici e, purtroppo, tanti, troppi agnostici che si disinteressano completamente del problema.
I giovani, poi, nati molti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ne hanno una vaga conoscenza, spesso maturata visionando pellicole sull’argomento, con il risultato che un’immane tragedia sta per venire sepolta dalla polvere del tempo e dell’indifferenza degli uomini.
I campi di sterminio, i famigerati lager non sono purtroppo una leggenda, ma una realtà che non deve essere dimenticata.
In questo senso la lettura di libri come Se questo è un uomo di Primo Levi non solo è opportuna, ma indispensabile e dovrebbe essere oggetto degli studi scolastici, per sapere, per capire, per evitare che un giorno ci siano nuovi olocausti.
Ogni volta che lo apro, che ne scorro le pagine soffermandomi su un punto o sull’altro, ritrovo l’emozione provata nel corso della prima lettura, perché il pregio della narrativa di Levi è di essere non romanzata, ma la descrizione della pura e semplice verità. L’autore, che racconta in prima persona essendo stato rinchiuso ad Auschwitz, non ricorre all’enfasi, né va alla ricerca della facile commozione, ma, con tono quasi distaccato, parla della sua esperienza e, pur descrivendo sofferenze e patimenti, ha il pregio di effettuare riflessioni che donano all’opera una valenza generale, non limitandola a una dolorosa esperienza personale.
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John Fante. Chiedi alla polvere. Einaudi
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

John Fante
Chiedi alla polvere
A cura di Claudio Arzani
Titolo: Chiedi alla polvere
Autore: Fante John
Prezzo: € 10,00
Dati: 2004, XXXV-234 p., brossura
Traduttore: Castagnone M. G.
Editore: Einaudi (collana Einaudi. Stile libero)
Terzo romanzo della saga di Arturo Bandini, ventenne italoamericano con il sogno di affermarsi scrittore: abbandonata l’oppressiva famiglia, madre e sorella in particolare, non solo del genere umile sottoproletariato piccolo borghese ma addirittura di chiara fede cattolico osservante, il giovane ribelle si cimenta con la grande Los Angeles. Sistemato alla meno peggio in un alberghetto di infima categoria riesce ad ottenere la grande soddisfazione di veder pubblicato su una rivista il suo primo racconto, ”Il cagnolino rise” con tanto di primo assegno di compenso: e basta una rivista per sentirsi in cima al mondo. Salvo poi verificare che ben pochi prestano attenzione, nemmeno proponendone copia gratuita. Compresa quella cameriera messicana dal sangue caliente, Camilla Lopez, che sembra più attenta ad Arturo che non ai suoi impegni di penna. Fatto comunque non certo disdicevole, salvo poi verificare che, mentre crescono le fortune dell’aspirante scrittore, Camilla sembra non riuscire nell’impresa di abbandonare il suo destino di emarginata. Cosa la lega, a quel destino? Quando Camilla sembra sparire definitivamente, Arturo non esiterà ad imboccare con la sua auto la strada che si inoltra nel deserto, alla scoperta di verità che sono in parte autobiografiche di John Fante, lo scrittore dimenticato più famoso del mondo. Ed è bene ricordarlo: “Chiedi alla polvere“, il romanzo forse più bello della saga, vede la luce nel 1933 ma resterà sostanzialmente ignorato dal grande pubblico fino all’edizione del 1980. Del resto, la prima parte della lunga avventura di Bandini, “La strada per Los Angeles“, scritta nel 1935, verrà pubblicata solo nel 1985, dopo la morte di John: racconti di un giovane ribelle di strada, da uno scrittore controcorrente nei libri e nella vita.
Mario Rigoni Stern. Il sergente nella neve. Einaudi
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Il sergente nella neve
Mario Rigoni Stern
A cura di Renzo Montagnoli
Titolo: Il sergente nella neve
Autore: Rigoni Stern Mario
Prezzo: € 8,50
Dati: 2008, 139 p., brossura
Editore: Einaudi (collana Super ET)
“ Sergentmagiù ghe rivarem a baita?” ripete spesso l’alpino Giuanin, rivolgendosi al sergente maggiore Mario Rigoni Stern.
In terra di Russia andarono in molti e ben pochi tornarono, e fra questi superstiti c’è stato anche Mario Rigoni Stern, che in questo suo romanzo d’esordio ha voluto raccontare che cosa realmente accadde.
Non crediate però che si tratti di un racconto memorialistico, perché va ben oltre il pur riuscito intento di spiegarci la famosa e tragica ritirata dell’ARMIR.
Le grandi qualità di scrittore di Mario Rigoni Stern sono già evidenti in questo suo primo libro, le stesse che, in occasione della recensione del suo ultimo lavoro (Stagioni) mi hanno indotto scrivere che ci trovavamo di fronte a un capolavoro, e lo è anche questo.
Quando a distanza di anni, non pochi, anzi molti, si rilegge un romanzo e si provano le stesse emozioni d’un tempo è perché quel testo ha mantenuto immutata la sua bellezza e ciò avviene solo quando si tratta di un’opera di elevatissimo valore.
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Visconte di Lascano Tegui. Sogno senza fine. Barbera editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Visconte di Lascano Tegui
Sogno senza fine
Il crimine, il sesso, il desiderio
d’un dandy nel mezzo della Senna
di Giuseppe Iannozzi
[ Questa recensione è apparsa il 22 giugno su Il Corriere Nazionale (il quotidiano che vende le sue 65 mila copie al giorno nelle edizioni locali di Arezzo, Siena, Viterbo, Grosseto, Umbria ), per la pagina culturale Scritture & Pensieri a cura di Stefania Nardini. g.i. ]
“Di stupore in stupore si resta soggiogati. Meravigliati. Un libro cinico e brutale. Disincantato e visionario. Le mosche, la sifilide, i gesuiti, i gobbi, consentono al Visconte digressioni tanto stravaganti quanto spassose”. (Le Canard Enchainé)
“Ha il dono letterario di sorprendere il lettore, passando impercettibilmente da un‘osservazione apparentemente banale a una imprevedibile.” (Le Monde)
Si faceva chiamare Visconte di Lascano Tegui, ma Visconte non lo era. Fu soprattutto un dandy, anche se non al pari di Oscar Wilde o del più nostrano Gabriele D’Annunzio; ciò nonostante riuscì ad avere una certa notorietà per la sua epoca, soprattutto grazie a un romanzo, “Sogno senza fine”, che sarebbe più giusto indicare come metaromanzo. Il libro gli attirò subito alcune simpatie, in particolare fra i circoli letterari: “Sono estremamente imbarazzato a parlare di questo libro, che [....] è sicuramente una delle cose più originali, più singolari che abbia mai letto. In cosa consiste la sua originalità? Io sento che in queste pagine c’è qualcosa di inafferrabile, che sfugge a qualsiasi definizione, a qualsiasi spiegazione”. Francis de Miomandre, nel 1930 con queste parole presentava la sua traduzione dell’edizione francese di “Sogno senza fine”. Miomandre fu un celebre ispanista: si fece in quattro per difendere Louis-Ferdinand Céline quando venne accusato di turpiloquio, e non si risparmiò quando promosse all’attenzione della critica e del pubblico autori monumentali quali Claudel, Valéry, Proust e Gide. Miomandre nel 1908 ricevette il prestigioso premio Gouncort per il suo lavoro più celebre, “Ecrit sur de l’eau”. Viene così ammesso tra i grandi letterati del tempo e ha la possibilità d’incontrare artisti quali Jean Cocteau, Debussy, Paul Valéry, Oscar V. Milosz, e molti altri. Miomandre inizia a collaborare per riviste importanti, Nouvelles littéraires e Cahiers du Sud, alternando l’attività di pubblicista con quella di traduttore. Muore quasi del tutto dimenticato, nonostante il grande impegno di tutta una vita per promuovere artisti e cultura. Solo negli ultimi anni alcuni illuminati intellettuali lo stanno risollevando dall’ingiusto oblio in cui fu precipitato dagli intelletti del suo tempo. Tuttavia, nel 1930, Francis de Miomandre era una voce autorevole che veniva ben accolta e ascoltata: “Sogno senza fine” ottenne visibilità proprio grazie a Miomandre che lo presentò ai francesi curandone in prima persona la traduzione. Continua..
Kurt Vonnegut. Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini. Feltrinelli
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

Mattatoio n. 5
o La crociata dei bambini
A cura di Katia Ciarrocchi
Titolo: Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini
Autore: Vonnegut Kurt
Prezzo: € 7,00
Dati: 2005, 196 p., brossura
Editore: Feltrinelli (collana Universale economica)
Incontro casualmente Kurt Vonnegut, un giorno ascoltando, in treno, una conversazione tra due studenti.
Mi incuriosisce. Appena arrivata a destinazione, cerco una libreria e trovo del’autore “Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini“, credo sia stato il migliore acquisto di quest’anno.
Kurt Vonnegut si definisce “Un umanista libero pensatore“. Di origini tedesche nasce a Indianapolis. Ha vissuto in prima persona la tragedia della guerra; fatto prigioniero durante l’offensiva delle Ardenne e in seguito trasferito in Germania, nella città di Dresda, assistette all’orribile bombardamento alleato che nel febbraio del 1945 rase al suolo la città e causò 135.000 vittime civili. Vonnegut si salvò grazie al fatto che si trovava rinchiuso in una grotta ricavata sotto il mattatoio della città, sotterraneo battezzato «Mattatoio numero 5», in condizioni normali utilizzato per l’immagazzinamento della carne. Per 23 anni Vonnegut ha cercato di descrivere a parole l’orrore di Dresda, episodio traumatizzante, che sarà riportato dall’autore in chiave parzialmente fantascientifica, quasi comica e romanzato nel suo libro più famoso: “Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini”.
Il rapporto fra Vonnegut e la fantascienza è oggetto di una celebre citazione, con cui Vonnegut si rivolge agli scrittori di questo genere:
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Jurij Družnikov: speciale Družnikov, 1ma parte
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Intervista a
Jurij Družnikov
a cura di Giuseppe Iannozzi
Jurij Druznikov è narratore e saggista. Tra le sue opere, il celebre Informer 001, il provocatorio Contemporary Russian Myths: a skeptical view of the literary past e la piscobiografia di Alexander Pushkin. Il romanzo satirico Angeli sulla punta di uno spillo ha venduto 250.000 copie nella sua prima edizione ed è stato incluso nella lista dei 10 migliori romanzi russi del 20° secolo dall’Università di Varsavia; è stato inoltre prescelto dall’Unesco come il migliore romanzo contemporaneo in traduzione.
Nel 2001 Druzhnikov è stato candidato al premio Nobel. Censurato in patria per quindici anni, Druznikov è emigrato negli Stati Uniti nel 1987 e ora insegna alla University of California, a Davis.
1. Prima di parlare nello specifico di “Angeli sulla punta di uno spillo”, volevo chiederLe come mai nell’ex Unione Sovietica i suoi libri hanno subito il duro morso della censura, un morso che, a conti fatti, si è rivelato molto forte, più di quello adoperato nei confronti di Solženicyn.
È una lunga storia… Nelle mie più vecchie pubblicazioni c’era una richiesta per organizzare la Prova di Norimberga contro il Partito Comunista sovietico. Quando il libro “Informer 001” fu pubblicato a Londra, dove dicevo che c’erano 11.000.000 (undici milioni) di informatori del KGB in Unione Sovietica e che dovremmo conoscerne i nomi, hanno deportato i nostri parenti nei campi di lavoro. Sono inoltre dell’opinione che quanti hanno lavorato per la polizia segreta Sovietica dovrebbero essere sollevati dal loro incarico. In pratica, persino le posizioni negli Editoriali di Mosca sono spesse volte occupate dagli ex apparatchiks e dagli uomini del KGB. Ecco perché sono “una persona non grata”.
In Russia il mio romanzo “Angeli” è stato pubblicato da piccoli editori di provincia - non a Mosca! E, con rispetto ma diversamente da Solzenitcyn, io non ho desiderio di tornare ‘nel mio passato’.
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Guccini con le ali: “Icaro”, il nuovo lavoro del cantautore bolognese più colto ed omerico
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Si intitola “Icaro” il nuovo libro del cantautore emiliano appena uscito
I protagonisti sono un vecchio e un bambino, dei turisti italiani alle Mauritius
Guccini con le ali
racconti che sembrano canzoni
di MICHELE SMARGIASSI - fonte: Repubblica.it
BOLOGNA - Arrivi in via Paolo Fabbri 43, l’indirizzo più celebre della canzone italiana, e sei già a pagina undici: sulla soglia del negozio a pianoterra è seduto a fumare Antonio, il barbiere siciliano di Lo Gnurri, primo racconto di Icaro, il libro con cui, dopo una lunga simbiosi con Loriano Macchiavelli, Francesco Guccini torna alla scrittura solitaria (Mondadori, pagg. 110, euro 12).
“Il più colto dei cantautori italiani”, 68 anni, un po’ appesantito, resta l’affabile affabulatore di sempre. In frontespizio di questa che è la sua decima esperienza di scrittura senza musica, c’è una citazione della poetessa Szymborska sulla “gioia di scrivere”.
Sta cercando di dirci con delicatezza che ha definitivamente cambiato mestiere?
“Da bambino sognavo di diventare scrittore. Non è poi che scrivere canzoni sia così diverso, si tratta sempre di raccontare. Qualche settimana fa, a Bruxelles, una bella serata in un’osteria-libreria, ho detto che da quando ho smesso di fumare ho qualche problema con la musica, ma era un po’ esagerato. Scrivo ancora canzoni. Sono fermo a tre nuove. Sono diventato molto più esigente. Una volta ne scrivevo una per notte, poi magari alla mattina la buttavo. Adesso se non mi viene proprio come voglio, non la finisco neanche”.
Al decimo libro, si definisce ancora un cantautore?
“Quella fu una definizione generazionale. Oggi molti scrivono le canzoni che cantano, ma non si fanno più chiamare cantautori. Io mi sento autore e basta. Scrivo romanzi, racconti, canzoni, ma sono anche un narratore orale, ai concerti racconto moltissimo”.
Con Macchiavelli è finito il sodalizio letterario?
“Ci siamo presi una pausa. Il nostro personaggio, Santovito, ormai è un po’ anzianotto. In Tango l’abbiamo ringiovanito col flashback, ma è un trucco che puoi usare una volta sola. Troveremo un modo per rimetterlo in pista”.
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Luisito Bianchi. La messa dell’uomo disarmato. Sironi editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

La messa dell’uomo disarmato
Un romanzo sulla Resistenza: Luisito Bianchi
di Giuseppe Iannozzi
«Cominciavi, così, la tua opera di dissodamento per spalancarmi davanti quel mistero dell’uomo che tu non volevi fosse in contrapposizione e, tanto meno, in contraddizione con quello di Dio. Ero una pianticella assetata, le cui deboli radici s’aggrappavano alla tua voce per calare sempre più profondamente nella mia umanità, portando con esse, per quanto il peso fosse sproporzionato, le vicende di tutti gli uomini conosciuti e sconosciuti che popolavano i lunghi corridoi del monastero e mi seguivano mentre mi recavo in coro per il canto del divino ufficio. »
«La guerra scoppiò quando il frumento cominciava ad avvolgersi della sua veste di grazia e le ultime more sui gelsi morivano di troppa dolcezza. Tutta la gente del paese doveva essere presente in piazza davanti al municipio, sul cui balcone il podestà aveva acceso la radio a tutto volume. Toni non c’era, e nemmeno il fabbro, il professore, l’arciprete e Rondine, il nostro martire. Io c’ero. Dovevo rappresentare anche mio padre; due erano troppi, ma uno era necessario, mi aveva detto.»
«Nei primi mesi del ‘44, nessuno ignorava che sulle colline e sulle montagne c’erano i ribelli a combattere i fascisti e i tedeschi, e che fra i ribelli si trovavano Stalino, Piero e Rondine. Ma le montagne erano lontane, i ribelli erano lontani, i fascisti e i tedeschi erano lontani. La guardia comunale era come se non ci fosse. Dalla casa del fascio della città non gli telefonavano più. I giovani richiamati alle armi o erano in Germania, o alla TODT, o se ne stavano tranquillamente a casa. I primi momenti, quando in paese correva veloce la notizia, quasi sempre falsa, dell’arrivo dei fascisti, i renitenti alla leva, così li chiamavano, scappavano nei campi; poi, non essendovi mai stata una retata, ci fecero l’abitudine e non scapparono più.»
«Si trovò vicino al cimitero che battevano dalla torre le undici. La ghiaia sotto le ruote del carretto gli ricordò Giuliano e il suo asino. “A quest’ora l’asino ragliava, sempre pieno di fame come il suo padrone”. L’asino di Giuliano lo portò a Raglio, all’enorme scoppio che aveva dilaniato l’amico, al nome di Giovanni che avrebbe dato al bambino…»
(da “La messa dell’uomo disarmato” di Luisito Bianchi)
Difficile raccontare “La messa dell’uomo disarmato” di Luisito Bianchi, un romanzo che si configura come alta Letteratura, Letteratura come non se ne vedeva dai tempi di Beppe Fenoglio, da quando fu dato alle stampe quello che è ormai un classico della storia italiana, “Il Partigiano Johnny”. Luisito Bianchi affronta la guerra, l’8 settembre 1943, il dolore con rigore scomposto, nervoso, ma sempre dignitoso, fortemente umano. Intendiamoci, Luisito Bianchi non è Fenoglio, ma non gli è da meno. E’ assurdo pensare come questo romanzo sia stato lontano dalle librerie per così tanto tempo, uno scritto esemplare che è circolato quasi clandestinamente tra pochi-tanti amici e che quasi per caso è stato notato e pubblicato. “La messa dell’uomo disarmato” circolò in edizione autoprodotta e autofinanziata tra il 1989 e il 1995; si può, a ragione, dire che il romanzo è già stato da molti letto e apprezzato al di fuori del consueto mercato librario, diffondendosi “di mano in mano, da amicizia ad amicizia”. Ma questa è un’altra storia, affascinante, ma che preferisco che a raccontarla sia qualcun altro. (Leggi Paola Borgonovo) Ciò che mi preme è evidenziare come “La messa dell’uomo disarmato” è il vero caso editoriale degli ultimi vent’anni.
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Roberto Saviano. Gomorra. Mondadori, Strade Blu
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

Roberto Saviano
Gomorra
A cura di Massimo Ghelfi
Titolo: Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra
Autore: Saviano Roberto
Prezzo: € 15,50
Dati: 2006, 331 p., brossura
Editore: Mondadori (collana Strade blu)
“Un potente reportage nel violento impero della criminalità organizzata napoletana”
Roberto Saviano si è conquistato un posto nell’Olimpo degli autori stilato dal New York Times. Il prestigioso quotidiano ha infatti inserito Gomorra (uscito poche settimane fa negli Stati Uniti edito da Farrar, Straus & Giroux con il titolo Gomorrah) nell’elenco dei cento migliori libri del 2007 nella sezione “non fiction”.
Il libro di Saviano appare nell’elenco dei “100 notable books of 2007“, stilato ogni anno dal New York Times, accanto a biografie, saggi, studi storici rigorosamente in ordine alfabetico, ognuno con due righe di motivazione e il rimando alla recensione. “Un viaggio personale nel violento impero internazionale della criminalità organizzata napoletana” si legge sulla copertina dell’edizione americana di Gomorra, cui il Nyt aggiunge: “un potente reportage che alla sua uscita ha scatenato un dibattito in Italia“. Domani il quotidiano si occuperà nuovamente del libro con una recensione nelle pagine culturali, e annuncia che la sintesi dell’annata, ossia i migliori dieci del 2007, saranno resi noti sul sito il prossimo 28 novembre.
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Stagioni, di Mario Rigoni Stern - Edizioni Einaudi
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Mario Rigoni Stern
Stagioni
Mario Rigoni Stern, classe 1921, è un uomo che scrive da sempre quel che ha vissuto, senza quindi inventarsi storie, ma cogliendo con rara abilità ogni sfumatura dell’esistenza, in una simbiosi perfetta con il mondo in cui vive.
Ne è un’ulteriore riprova questo volume, che parla di stagioni, sempre uguali nel loro avvicendarsi e pure sempre così diverse. Ma non si tratta solo dei periodi dell’anno, bensì anche di quelli di una vita e in questi riemergono i ricordi dei predecessori che già vissero quelle stagioni.
Mario Rigoni Stern ci offre un’opera di sublime bellezza, frutto di esperienza di vita, di profondo rispetto e amore per la natura.
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