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Il leghista Grimoldi invoca la censura sul diario di Anna Frank

Il leghista Grimoldi invoca la censura
sul diario di Anna Frank

di Iannozzi Giuseppe

Scandaloso il deputato leghista Paolo Grimoldi che vorrebbe cucire la bocca alle pagine de Il diario di Anna Frank. Ha presentato addirittura una interpellanza a Mariastella Gelmini, attuale ministro dell’istruzione che non gode di certo dell’appoggio di insegnanti, opinione pubblica e studenti.
Il leghista Grimoldi ha chiesto la censura de Il diario di Anna Frank, perché a suo giudizio il libro turberebbe gli studenti. Per il leghista “vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare inevitabilmente turbamento in bambini della scuola elementare”. Il passo incriminato dal deputato del Carroccio è presente nella lettera datata 24 marzo 1944, alla pagina 220 dell’edizione italiana Einaudi a cura di Frediano Sessi. Il leghista dice che “non è inerente al programma di storia che la classe sta trattando”.

Anna FrankClaudio Redaelli, dirigente vicario dell’istituto la Lina Mandelli di Usmate Velate (Monza-Brianza), ha così replicato: “Credo che il ministro dell’Istruzione abbia cose più importanti di cui occuparsi.” Redaelli ha anche evidenziato che “le pagine a cui si riferisce il deputato sono descrizioni in termini talmente ingenui, come logico attendersi da una dodicenne degli anni Quaranta, da non destare, soprattutto se mediata dall’intervento dell’insegnante, particolare turbamento in bambini del ventunesimo secolo che in tivù vedono e sentono di peggio”.
Sindaco incredulo. E l’assessore all’Istruzione, Marilena Riva: “Commenterò solo dopo aver verificato con la scuola quanto accaduto. L’insegnante non doveva certo chiedere la nostra autorizzazione per la lettura del diario, che è un testo da anni in vendita e disponibile presso tutte le biblioteche per ragazzi. La docente avrà fatto di tutto per guidare i bambini nella lettura”.
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La guerra civile (De bello civili), di Gaio Giulio Cesare

La guerra civile

(De bello civili)
di Gaio Giulio Cesare
Introduzione di Giovanni Cipriani
e Grazia Maria Masselli
Testo latino a fronte
Traduzione di Lorenzo Montanari
Con un saggio di Federica Introna
Barbera Editore
www.barberaeditore.it
Collana Classici Greci e latini
Diretta da Anna Giordano Rampioni
Pagg. CCXIV-353
ISBN 9788878992290
Prezzo € 10,00

La guerra civile è la seconda opera letteraria scritta da Giulio Cesare. In tre libri spiega e racconta, ovviamente dal suo punto di vista – sulla cui imparzialità sorgono diversi dubbi, essendo uno dei contendenti – la guerra civile che imperversò nel 49 a.C., cercando di giustificare anche il suo rifiuto di obbedire agli ordini del Senato.
Già con La guerra gallica aveva celebrato le sue vittorie in quella sanguinosa campagna militare, con intento soprattutto apologetico, stante il contrasto che si era instaurato con il Senato della repubblica, che non approvava né la condotta, né l’estensione del conflitto.
In La guerra civile il grande condottiero dà ampio spazio alle vicende militari, dal famoso passaggio del Rubicone, alle battaglie condotte in Spagna, e alla definitiva vittoria a Farsalo, dopo la quale Pompeo fu costretto a fuggire, rifugiandosi da Tolomeo, il re dell’Egitto, dal quale fu fatto uccidere.
Se le descrizione degli scontri, delle tattiche e delle strategie occupano gran parte della narrazione e, grazie alla fluidità di esposizione riescono ad avvincere il lettore, è riscontrabile tuttavia il continuo tentativo di Cesare di presentarsi come uomo costretto alla lotta unicamente per i torti subiti. Così ricorrono frequentemente le proposte di pace, rimaste inascoltate da Pompeo, di cui pure l’autore evidenzia la capacità politica e militare, ma solo con l’intento di dimostrare i torti dell’avversario contrapposti alle virtù e alle grandi capacità di comandante dello stesso Cesare.
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L’affaire Moro, di Leonardo Sciascia

L'affaire MoroL’affaire Moro

di Leonardo Sciascia
Nota dell’editore
Sellerio Editore
Collana La rosa dei venti
Saggistica politica
Pagg. 208
ISBN: 9788838924002
Prezzo: € 8,00

Fra il 12 dicembre 1969 (strage di piazza Fontana a Milano) e il 2 agosto 1980 (strage della Stazione di Bologna) si sono consumati in Italia i cosiddetti anni di piombo, secondo una strategia della tensione che vedeva da un lato movimenti extraparlamentari di destra e dall’altro analoghi di sinistra.
Fu un periodo tragico, purtroppo indimenticabile e di cui ancora si ignorano, più che le origini degli eversori, le menti segrete che li manovravano.
In un contesto di stragi senza vittime predestinate, di gambizzazioni, di  rapimenti, di omicidi mirati, si inserisce anche la famosa vicenda di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. La mattina del 16 marzo 1978, lo stesso giorno il cui il nuovo governo guidato da Giulio Andreotti e costituito con l’appoggio del Partito Comunista Italiano si apprestava a presentarsi al Parlamento per il voto di fiducia, l’automobile che trasportava Aldo Moro dalla sua residenza alla Camera dei Deputati fu intercettata da un gruppo di fuoco delle Brigate Rosse. Gli uomini della scorta, 5, furono tutti uccisi, mentre il presidente della Democrazia Cristiana venne sequestrato. Tenuto in prigionia per 55 giorni, processato e condannato a morte, il suo corpo fu fatto ritrovare il 9 maggio nel baule di una Renault 4 parcheggiata a Roma in via Caetani, ubicazione non scelta a caso perché a poca distanza da Piazza del Gesù, dove c’era la sede nazionale della Democrazia Cristiana, e da  via delle Botteghe Oscure, dove invece si trovava la sede nazionale del Partito Comunista.
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Anatole France, il premio Nobel ribelle torna con “La rivolta degli angeli” – Meridiano zero

Anatole France
Il premio Nobel ribelle torna
con “La rivolta degli angeli”

di Iannozzi Giuseppe

Anatole France - La rivolta degli angeliLa rivolta degli angeli ha inizio nella Parigi di inizio Novecento perché le figlie degli uomini sono belle e gli angeli non sono immuni alla bellezza. Ma c’è anche un altro motivo, ben più importante: Dio è stato riconosciuto colpevole di crimini contro quella umanità che lui asserisce d’aver creato di punto in bianco dal niente.
Il Dio che Anatole France disegna ne “La rivolta degli angeli” è una divinità talmente fragile, sottomessa al peso del suo stesso nome, che assomiglia più a un azzeccagarbugli male in arnese che non a un creatore di infinite possibilità. E’ un demiurgo, un impostore che ha avuto ragione dei Cieli solo grazie all’inganno e alla menzogna. Arcade, angelo ribelle, decide di affrontare di petto la questione, giacché i mortali sembrano interessarsi di tutto fuorché del problema che è Dio. Arcade comprende che l’umanità è sottomessa a un Dio di parvenze e menzogne; e comprende pure che forse qualcuno ha sospettato la verità ma per la pace della propria anima – cioè per calcolata convenienza – fa finta di niente e continua così ad adorare un “falso” gridando i suoi alleluia in Chiesa, genuflettendosi al cospetto di ogni pretino e non mancando quasi mai di baciare la Croce. Anatole France è un distruttore di idoli, che nega la bontà di un Dio creato ad arte dagli uomini per nascondere le proprie malefatte e per sottomettere e schiavizzare interi popoli.
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I pugnalatori. Leonardo Sciascia – Adelphi

I pugnalatoriI pugnalatori

di Leonardo Sciascia

Nota finale dell’autore
Adelphi Edizioni
Collana Piccola Biblioteca Adelphi
Narrativa romanzo storico
Pagg. 108
ISBN: 9788845917516
Prezzo: € 8,00

Il 1° ottobre 1862 la città di Palermo è funestata da una terribile azione criminale; infatti, alla stessa ora, e in luoghi diversi tredici persone, in nessuna relazione fra loro, vengono pugnalate da sconosciuti. A investigare sul grave fatto di sangue, che appare subito come il frutto di una sordida macchinazione, è il procuratore Guido Giacosa, piemontese e da poco dimorante in Sicilia. Riuscirà, con non poche difficoltà, a scoprire i colpevoli e anche i mandanti, ma questi ultimi sono personaggi di elevato livello e il povero magistrato ne uscirà distrutto.
Da un fatto veramente accaduto, Leonardo Sciascia costruisce qualche cosa di più di un romanzo storico, ma un’indagine nell’indagine, una serrata e logica dissezione del potere che, nelle sue faide, richiama comportamenti che saranno motivo di lutti più di un secolo dopo.
E’ veramente rilevante la lucidità con la quale lo scrittore siciliano descrive l’atmosfera dell’epoca, di una Sicilia da poco parte del Regno d’Italia, con i nobili locali che proseguono nel loro assurdo gioco di abbracciare la causa del nuovo governante, per poi immancabilmente chiedere il ritorno del precedente, tutti tesi a speculare vantaggi spesso risibili.
In un complotto di grande portata solo l’opera di Giacosa, onesto e ligio funzionario di giustizia, riesce a impedirne la prosecuzione, volta a creare destabilizzazione, sfiducia, paura nei cittadini per stragi inspiegabili che purtroppo ricorrono nella storia del nostro paese. Gli indizi, le prove sono tali da consentire la condanna degli esecutori e dei mandanti, ma nelle mani del boia finiranno solo quei pugnalatori che per una modesta somma hanno sparso il terrore in città. La testa del serpente, nobili ed ecclesiastici, non viene nemmeno scalfita, nella logica aberrante che i poteri e i contropoteri sono composti da individui della stessa pasta, una specie di confraternita che gioca a una guerra le cui vittime sono solo i cittadini.

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La scomparsa di Majorana, di Leonardo Sciascia

La scomparsa di MajoranaLa scomparsa di Majorana
di Leonardo Sciascia

con un saggio di Lea Ritter Santini
Adelphi Edizioni
Collana Gli Adelphi
Narrativa Romanzo
Pagg. 119
ISBN: 9788845918711
Prezzo: € 9,00

Oggi probabilmente solo gli studenti di matematica e fisica sanno chi è stato Ettore Majorana, scomparso misteriosamente nel 1938, forse durante il viaggio in nave fra Palermo e Napoli, dove insegnava nella locale università. Di lui disse Enrico Fermi: “Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fanno del loro meglio ma non vanno lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso”.

Leonardo Sciascia, il grande scrittore, siciliano come Majorana, tralasciate per un momento le opere di denuncia della mafia, si interessa con questo splendido libro della scomparsa dell’insigne matematico, basandosi sul famoso episodio di cronaca della presunta morte, raccogliendo a distanza di anni notizie anche incomplete, frammentarie, e dichiarazioni di persone che lo conobbero e gli furono vicine. Il risultato è un ritratto talmente realistico che Majorana stesso ne sarebbe rimasto impressionato. Ma, sarebbe fare un torto a Sciascia se si limitasse la peculiarità del suo libro a una semplice connotazione, se pur di valore, del personaggio, perché ci sono anche altre finalità, che esulano dalla soggettività del caso specifico. Lo scrittore siciliano, così attento a scrutare l’uomo nella sua struttura dinamica mentale, affronta anche il problema della scienza e del suo interagire con chi la coltiva, e Majorana sembra proprio l’individuo adatto a personificare la sete del sapere e la paura delle conseguenze che potrebbero derivare da una scoperta.

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Nico Orengo. La curva del latte – Collana Einaudi tascabili – Einaudi editore

Nico Orengo - La curva del latteNico Orengo

La curva del latte

Uno degli ultimi capolavori italiani

di Iannozzi Giuseppe

Nico Orengo è nato a Torino, (Torino, 1944 – Torino, 30 maggio 2009). Tra le sue opere pubblicate da Einaudi editori: “Ribes”, “Miramare”, “Le rose di Evita”, “Figura gigante”, “La guerra del basilico”, “L’autunno della signora Waal”, “Dogana d’amore”, “Il salto dell’acciuga”, “L’ospite celeste”, “Gli spiccioli di Montale”, “La curva del Latte”, “L’intagliatore di noccioli di pesca”, “Di viole e liquirizia”, “Hotel Angleterre”. Tra le sue raccolte di poesia, “Cartoline di mare vecchie e nuove”, “Narcisi d’amore” e “Spiaggia, sdraio e solleone”. Inoltre ha curato per Einaudi Stile libero il libro di Antonio Ricci, “Striscia la tivù”, e tradotto “La morte malinconica del bambino ostrica e altre storie” di Tim Burton.

«Alla fermata Ceretta, ma si chiamava così?, c’erano arrosti e bolliti e forse erano i Tre Moschettieri. E poi c’era Cuneo, con i suoi aristocratici caffè che apparivano come teatri di silenzio fra un cioccolatino e una camerierina con il seno desiderabile come quello di Milady. Si andava con i nonni, si andava con i genitori, verso le spiagge del Corsaro Nero e tutti i tigrotti possibili. E si andava perché noi eravamo, per cautela, dei Tom Sawyer e solo laggiù, fra Sandokan, Tremal Naik e Yanez, avremmo incontrato, se avessimo avuto fortuna, Huckleberry Finn.

Erano inizi d’estate, attese di luci e profumi di buganvillea viola, pepi ed eucalipti, di campanule blu e gelsomini che intrecciavano con il fico il loro profumo vertiginoso.

Cosí si andava lungo la Valle Roja, verso il mare, incontro agli ulivi di Garcia Lorca e alla possibilità di imbattersi in un pesce grande come quello del pescatore di Hemingway. Ci portavamo dietro piccoli libri dove orsi venivano, chissà come, abbandonati in isole di rose, mentre noi sapevamo che la nostra realtà sarebbe stata ben più infelice. E dalla città saremmo stati sbalzati su terre da Robinson Crusoe, e avremmo dovuto accendere falò, contro il buio; pescare il pesce, cucinarlo sulla spiaggia, vivere solitari.

Erano vacanze desiderate, imposte, da conquistare. Per interromperle potevamo sperare in febbri solari che ci avrebbero consentito l’ombra della casa, la biblioteca dove non avevamo che da imbatterci, come nella natura appena oltre il giardino, in parole di Camus, Musil, Dostoevskij, Maupassant, Stevenson, Tolstoj. Lí c’erano giocatori, disperati, donne, avventurieri, mondi da mescolare, tirare giù, per vedere se assomigliavano all’Oscar, al Pepin, alla Mariuccia del treno, al professor Lanteri… Ma intanto, nella piccola febbre, eran parole, come quelle, meravigliose e più forti della febbre, del Chin P’ing Mei».

Nico Orengo
Ha detto Cesare Segre a proposito di Nico Orengo e della sua infinita fantasia: «La fantasia di Orengo è in questo romanzo inesauribile… Bravissimo a mescolare il riso e un filo di amarezza». Provate ad immaginare una notte perfetta, ma non troppo, una notte che potrebbe profumare di gelsomino e fico, una di quelle notti che tutto sembra essere chiaro e che i totani aspettano solo di essere pescati. Con un’ambientazione così, probabilmente, anche voi sareste indotti a consumare un po’ del vostro spirito in intrighi e tradimenti. Ma forse, perché la trasgressione possa essere viva in voi come qualcosa di magico, dovreste tornare idealmente indietro nel tempo, negli anni Sessanta, subito dopo il primo Dopoguerra, quando le discoteche ancora non esistevano e uomini e donne vivevano alla giornata. Ma siamo sicuri che gli anni Sessanta fossero davvero incontaminati? Nico Orengo ci svela ne “La curva del latte” che l’innocenza umana non esiste se non come idealismo, o forse come scoperta; ma inevitabilmente, in entrambi i casi, si consumerà presto perché travolta dal tempo e dagli accadimenti.

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Aspetta primavera, Bandini. John Fante -Il classico che non tramonta

Aspetta primavera, Bandini
John Fante
Il classico che non tramonta

John Fante - Aspetta primavera, BandiniA cura di Daniele della Libreria Fahrenheit 451 Quarrata (PT)
Titolo: Aspetta primavera, Bandini
Autore: Fante John
Curato da
: Trevi E.
Traduttore: Corsi C.
Prezzo: € 11.50
Editore: Einaudi
Data di Pubblicazione: 2005
Collana: Einaudi. Stile libero
ISBN: 8806171364
ISBN-13: 9788806171360
Pagine: XXXIII-238

Arturo ha quattordici anni, abita in America, in uno sperduto paesino sulle montagne, possiede una slitta. Per il resto avrebbe preferito chiamarsi John, e di cognome, invece che Bandini, Jones. La madre e il padre sono italiani immigrati, ma lui avrebbe preferito essere americano. Poi c’è nonna Toscana, che considera il genero Svevo, padre di Arturo, un fallito, e la figlia Maria una povera pazza perché l’ha sposato. Una famiglia non solo povera: proprio fatta di povertà.
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Everyman – Philip Roth. Il funerale è quello del protagonista

Everyman – Philip Roth
Il funerale è quello del protagonista

di Chiara Perseghin

Titolo:
Everyman
Autore:
Philip Roth
Traduzione:
Vincenzo Mantovani
Casa Editrice:
Einaudi
Collana:
Super ET

Intorno alla fossa, nel cimitero in rovina, c’erano alcuni dei suoi ex colleghi pubblicitari di New York che ricordavano la sua energia e la sua originalità e che dissero alla figlia, Nancy, che era stato un piacere lavorare con lui.

Il funerale è quello del protagonista, non ha un nome, Everyman, probabilmente perché ognuno di noi può o potrebbe riconoscersi in lui. Il romanzo parte dalla fine della storia, come avviene spesso al cinema: pesnso ad esempio a Viale del tramonto, film magistrale diretto da Billy Wilder con William Holden, Gloria Swanson ed Erich von Stroheim. Ricordate? Il film si apre con il corpo di William Holden che galleggia senza vita dentro una piscina.

In Everyman non c’è la piscina, ma un cimitero malridotto dove si sta celebrando il funerale di un uomo del quale non sapremo mai il nome. Dal fondo della sua bara, Everyman, l’uomo qualunque, si alza e ci accompagna a ritroso nel tempo per farci scoprire com’è stata la sua vita.

Nei suoi primi cinquant’anni Everyman assomiglia molto al William Holden di “Viale del tramonto”. Fisico forte, donnaiolo, incurante del prossimo e di sé stesso. Nulla riesce a scalfire l’uomo forte, invincibile, ma la vita – prima o poi – ci presenta sempre il conto.

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Body Art – Don DeLillo – Einaudi



Body Art
Don DeLillo

di Giuseppe Iannozzi

Don DeLillo è nato nel 1936 nel Bronx, da una famiglia di origine italiana: si ostina a vivere lontano dalle mondanità della società letteraria, ma, contraddittoriamente, pubblica molti articoli sulle più importanti riviste degli Stati Uniti (alcune patinate, molto patinate), dal New Yorker all’Harper’s, e non disdegna di impegnarsi per il teatro con tanti e tanti canovacci. Molti critici considerano Don DeLillo, insieme a Pynchon, il grande maestro della narrativa postmoderna americana. Comunque, DeLillo ha esordito nel 1971 con Americana. Tra le opere pubblicate in Italia val la pena ricordare: Cane che corre, Giocatori, Great Jones Street, Libra, Body Art, Underworld e Rumore bianco.
“Il tempo sembra passare. Il mondo accade, gli attimi si svolgono, e tu ti fermi a guardare un ragno attaccato alla ragnatela. C‘è una luce nitida, un senso di cose delineate con precisione, strisce di lucentezza liquida sulla baia. In una giornata chiara e luminosa dopo un temporale, quando la più piccola delle foglie cadute è trafitta di consapevolezza, tu sai con maggiore sicurezza chi sei”.
(un breve estratto da Body Art)
Body Art è un romanzo difficile scritto con un linguaggio spericolato: ricorda vagamente la geometria stilistica di Crash di J. G. Ballard ma non è Crash; Body Art è un romanzo decisamente più poetico, raffinato e crudele. DeLillo, per scrivere Body Art, ha fatto affidamento a uno stile geometrico, spigoloso, dove i periodi e i pensieri sono come parallele che mai si incontrano, come rette che si intersecano, come piani inclinati e solidi proiettati nel grande spazio dell’Ego. La traduzione di Marisa Caramella è eccezionale: questo lavoro di DeLillo era davvero difficile da tradurre in un italiano che non svilisse e non addomesticasse la poetica euclidea dell’originale. La versione italiana di Body Art curata da M. Caramella non toglie nulla e niente aggiunge all’originale: la classe non è acqua.
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Il segreto del Graal. Arthur Machen. Collana lo Specchio di Orfeo. Liberamente editore

Il segreto del Graal
Arthur Machen

di Giuseppe Iannozzi

Esce in Italia un inedito dell’autore di culto Arthur Llewelyn Jones meglio noto come Arthur Machen, The Secret Glory, che in italiano è diventato “Il segreto del Graal”, titolo piuttosto scontato che però punta dritto al cuore del romanzo.
Arthur Machen nacque a Caerlon, nel Monmouthshire da un padre vicario John Edward Jones e da Llandewi Fach. Alla morte della madre, il genitore fece suo il cognome della moglie Llandewi per poter aver accesso all’eredità. Poco più che undicenne il giovane Arthur venne introdotto alla Hereford Cathedral School: qui ebbe l’opportunità di ricevere una profonda educazione classica, che nel corso degli anni della maturità contribuì non poco ad accendere di fuoco sacro il suo amore per le vecchie storie e le leggende. A Londra provò a sostenere gli esami per diventare medico ma non venne ammesso; tuttavia già nel 1881 dava alle stampe il poema Eleusinia, dove i misteri eleusini sono al suo centro. Giornalista e tipografo, Arthur Machen visse relativamente in povertà. Negli anni Venti scrisse parecchi articoli e pubblicò molti dei suoi lavori giovanili, senza però scriverne di nuovi. Fu nel 1927, una volta assunto da Ernest Benn per delle selezioni editoriali, che riuscì a far fronte, se non del tutto almeno in parte, ai problemi economici che lo assillavano. Nel 1932 gli fu assegnata una pensione di cento pounds per meriti letterari, ma che non gli risolse comunque lo stato di povertà in cui versava insieme alla famiglia. Negli anni Trenta riuscì a pubblicare in diverse antologie, grazie all’interesse di John Gawsworth, alcuni lavori brevi.
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La miglior vita, di Fulvio Tomizza

La miglior vita
di Fulvio Tomizza

Arnoldo Mondadori Editore
Narrativa romanzo
Pagg. 304
ISBN: 9788804485933
Prezzo: € 7,80

Fulvio Tomizza è riuscito con questo libro a dare una visione completa di un popolo spurio, che solo alla fine della prima guerra mondiale si è accorto di essere italiano o slavo, non per scelta individuale, ma in quanto questa suddivisione divenne forzata.
Questa gente, costituita per lo più da poveri contadini e che parlava un dialetto a metà fra l’italiano e il croato, non appena le terre su cui vivevano passarono all’Italia, si trovò improvvisamente, e non autonomamente, italiana. E così la nostra lingua divenne quella unica e ufficiale a tutti gli effetti, tanto che durante le messe al celebrante fu imposto di usarla, al posto del latino; a quelli che italiani non erano fu rivolto un deciso invito ad emigrare, ad andare nel neonato stato jugoslavo.
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Amore di confine, di Mario Rigoni Stern

Amore di confine
di Mario Rigoni Stern

Edizioni Einaudi
Narrativa raccolta di racconti
Pagg. 208
ISBN: 9788805189310
Prezzo: € 9,50

Quarantaquattro racconti, divisi in quattro capitoli, costituiscono questo libro, che di fatto è una vera e propria autobiografia. Del resto in tutte le sue opere c’è la presenza attiva dell’io che non è solo narrante, ma che ripercorre le tappe del suo passato a beneficio del lettore. Sono esperienze maturate o fatti dei quali, se pur non presente, ha avuto dettagliata notizia, insomma sono il ricordo di Mario Rigoni Stern. Spesso si tratta di racconti brevi, quasi di piccole annotazioni, ma che hanno il pregio di aprire uno squarcio su un mondo che ormai non c’è più; in tutti è sempre presente una grande pacatezza, una capacità di comunicare dolcemente, tanto che si ha l’impressione di avere l’autore dinanzi a noi, seduto comodamente e intento a raccontarci.
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Libera nos a Malo, di Luigi Meneghello

Libera nos a Malo
di Luigi Meneghello

con un saggio di Cesare Segre
Edizioni R.C.S. Libri
Narrativa romanzo
Pagg. 281
ISBN: 9788817009652
Prezzo: € 7,00

Nel corso della lettura mi sono chiesto più volte se questo libro può essere effettivamente classificato come romanzo (così lo definiva tuttavia l’autore), perché per alcuni aspetti è un’autobiografia, ma per altri è un saggio sociologico, oppure anche un trattato linguistico.

Ora Libera nos a Malo è tutti questi generi, senza essere totalmente uno di essi e questo forse costituisce una certa difficoltà per chi si appresta a leggerlo e che abituato al romanzo, con una trama ben definita, resta all’inizio un po’ disorientato, ma poi, entrato nello spirito dell’opera, permeata da una sottile autoironia, finisce inevitabilmente con l’apprezzare, per comprendere il vero scopo di questo lavoro. Meneghello, in buona sostanza, non ha fatto altro che raffrontare due epoche, dalle differenze profonde, vissute in un microcosmo costituito dal paese; e questo senza cercare di dimostrare che l’una è meglio dell’altra, ma unicamente per far emergere il contrasto fra una visione del mondo di quando era bambino e quella ampiamente disincantata dell’adulto, in un ricordo, a tratti anche commosso, altre volte esilarante, che finisce con il rappresentare la coscienza storica della propria esistenza.
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I racconti di guerra, di Mario Rigoni Stern

I racconti di guerra
Mario Rigoni Stern

Introduzione di Folco Portinari
Edizioni Einaudi
Narrativa raccolta di racconti
Pagg. 616
ISBN: 9788806181154
Prezzo: € 16,80

In questo libro di ben 616 pagine sono ricompresi tutti i racconti che Mario Rigoni Stern ha dedicato al tema della guerra nei suoi precedenti lavori, oltre ad alcuni articoli apparsi su giornali e riviste.
Si tratta quindi di un’opera tematica “omnia” ordinata cronologicamente dall’autore e infatti ci sono quattro grandi capitoli dedicati, rispettivamente, alla prima guerra mondiale, a quella immediatamente successiva, cioè la seconda, alla prigionia e alla resistenza.
Perché Stern abbia voluto riunire in un unico volume tutte queste prose penso sia abbastanza evidente; in lui, uomo in completa sintonia con l’ambiente spontaneo della natura e fratello per indole di tutti gli altri uomini, il ricordo di ciò che di orrendo, di tragico e di incivile è rappresentato dalla guerra deve essere perpetuato, affinché chi non ha subito, chi non ha sofferto sappia quanto altri, prima, hanno patito. L’intento è pertanto chiaramente pacifista e non è un caso se l’opera è uscita nel 2006, dopo la prima e la seconda guerra dell’Iraq, dopo il conflitto in Afganistan. Posso solo immaginare l’angoscia di un povero vecchio, scampato alle campagne d’Albania e di Russia e alla prigionia nei lager tedeschi, nel constatare che oggi regna una sostanziale indifferenza verso conflitti che non ci toccano direttamente; e allora solo chi sa, solo chi ha provato sulla propria pelle che cosa significhi una guerra, si deve sentire in dovere di mettere sull’avviso, ricordando anni di dolore, vittime che il tempo ha affossato nell’oblio.
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Le stagioni di Giacomo, di Mario Rigoni Stern

Le stagioni di Giacomo

di Mario Rigoni Stern

Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 161
ISBN: 9788806181758
Prezzo: € 9,00

Le stagioni di Giacomo è un romanzo struggente su una gioventù che non poté conoscere le gioie della vita tipiche della sua età, su un mondo di miseria e di fame in cui tuttavia fiorivano la solidarietà e il mutuo soccorso, su un fascismo retorico e tronfio che non solo non permise a tanti, a troppi di vivere dignitosamente, ma che sacrificò inutilmente in una guerra non sentita proprio quei figli che avrebbero dovuto rappresentare l’avvenire.

Giacomo, l’amico di Mario Rigoni Stern, non può essere bambino, ma si deve adattare a qualsiasi lavoro pur di sopravvivere. Così segue le orme del padre diventando un recuperante, cioè raccogliendo quanto di bellico è rimasto sull’altopiano. E’ un lavoro duro, pericoloso e anche poco remunerato, ma è l’unico possibile, perché il regime, nonostante le promesse, non è in grado di creare nuove occasioni di occupazione, se non per periodi limitati e sempre legati al suo mondo irreale dove conta solo l’apparenza.
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La chimera, di Sebastiano Vassalli

La chimera
di Sebastiano Vassalli

Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo storico
Pagg. 308
ISBN: 8806172743
Prezzo: € 9,80

Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo,
bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte,
o in fondo al nulla; magari laggiù, un po’ a sinistra
e un po’ oltre il secondo cavalcavia, sotto il «macigno bianco» che oggi non si vede. Nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia. E così ho fatto.
(dalla Premessa)

Sebastiano Vassalli è un autore che scrive del passato, grazie a un meticoloso lavoro di ricerca storica, ma che ha lo sguardo sempre rivolto al presente.
Un chiaro esempio è dato da La chimera, libro di notevole valore, forse il suo più riuscito.
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Moravia Alberto: Il conformista recensito da Bartolomeo Di Monaco

Moravia, Alberto

Il conformista

di Bartolomeo Di Monaco

Alberto Moravia è stato uno dei maggiori protagonisti del nostro Novecento letterario. Presente in ogni dibattito che riguardasse la letteratura e il nostro costume non ha mancato, come sempre avviene, di crearsi sostenitori e nemici. Ma il suo valore, a distanza di quasi venti anni dalla sua morte, avvenuta nel 1990, regge esemplarmente alla prova del tempo.
Nato a Roma il 28 novembre 1907, quest’anno, il 2007, ricorre il centenario dalla nascita. La sua scrittura limpida, che sa sapientemente amalgamare rotondità e asciuttezza, ha disegnato in modo lucido e allo stesso tempo crudele una società malata e decadente al modo che nel cinema ha fatto Luchino Visconti. Fondatore della prestigiosa rivista letteraria “Nuovi Argomenti”, passata oggi, dopo la morte di Enzo Siciliano, sotto la direzione di Dacia Maraini, Moravia si distingue per una nutrita produzione non solo di romanzi e racconti, ma anche di opere teatrali, saggi e articoli presenti sulle maggiori riviste e sui maggiori quotidiani nazionali. Tra le opere di narrativa, basterà ricordare: “Gli indifferenti”, del 1929, con il quale esordì; i racconti “La bella vita”, del 1935; “Le ambizioni sbagliate”, del 1935; “Agostino”, del 1945; “La Romana“, del 1947; “L’amore coniugale”, del 1949; “Il disprezzo”, del 1954; i “Racconti romani”, del 1954 e “Nuovi racconti romani”, del 1959; “La Ciociara“, del 1957; “La noia”, del 1961. Seguiranno altre sue opere fino a “La donna leopardo”, uscito postumo nel 1991.
“Il conformista” è del 1951 e da esso Bernardo Bertolucci trasse, nel 1970, il film omonimo, con Jean-Louis Trintignant e Stefania Sandrelli.
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Il partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio

Il partigiano Johnny
di Beppe Fenoglio

Edizione critica
a cura di Dante Isella
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 527
ISBN: 9788806174668
Prezzo: € 11,50

Ritengo indispensabile una doverosa premessa: questo romanzo è stato pubblicato postumo (Fenoglio era deceduto senza completare l’opera) in una versione che mescolava, in modo del tutto arbitrario, due diverse stesure, con tutte le inevitabili lacune e contraddizioni.
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Jurij Družnikov: Il primo giorno del resto della mia vita, il capolavoro del geniale autore russo

Jurij Družnikov

Jurij Družnikov
Il primo giorno del resto della mia vita
Il capolavoro del geniale autore russo
recentemente scomparso

di Giuseppe Iannozzi

Con l’ascesa di Stalin il territorio russo ha cambiato definitivamente il suo volto, sia quello del passato legato agli zar sia quello futuro. Stalin fu il male dell’Unione Sovietica, il canchero più duro, che ancor oggi resiste nonostante il processo di destalinizzazione sia in atto da più di mezzo secolo. A partire dal 1928 la storia della Russia l’ha fatta l’uomo d’acciaio, così era difatti soprannominato Josif Vissarionovič Džugašvili. Altro soprannome era Koba, ovvero l’indomabile. C’è del vero in questi soprannomi: mai prima di Stalin uomo mortale era riuscito a ridurre un paese sterminato come la Russia ai propri piedi. Stalin non è solo il Capo della Russia, è soprattutto il Capo del Partito Comunista, di un partito riveduto e corretto secondo la volontà d’un singolo uomo. Il Comunismo diventa presto stalinismo, quello mirabilmente ritratto nel romanzo-denuncia di George Orwell, “La fattoria degli animali”. Orwell ci spiega per mezzo della fattoria che “tutto il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto”, ne consegue che lo stalinismo è in sostanza la dichiarazione che tutti sono uguali ma solo alcuni eletti sono più eguali di tutti gli altri. Nella fattoria orwelliana si legge difatti:“Tutti gli animali sono uguali. (ma alcuni sono più uguali degli altri)”. La critica che George Orwell porta all’URSS è fortissima, così tanto da incontrare l’ostilità degli ambienti di sinistra dello stesso Regno Unito. Gli editori accusano lo scrittore perché “avrebbe offeso molta gente, soprattutto per il fatto d’aver scelto come classe dominante i maiali”. Ciò nonostante il libro esce e nell’arco degli anni acquista sempre più consensi, così tanti da diventare in breve tempo un classico.

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Storia di Tönle L’anno della vittoria, di Mario Rigoni Stern

Storia di Tönle
L’anno della vittoria
di Mario Rigoni Stern

Edizioni Einaudi
Narrativa romanzi brevi
Pagg. 278
ISBN: 9788806177331
Prezzo: € 10,80

Giustamente la casa editrice Einaudi ha riunito in un unico volume questi due romanzi brevi che narrano di un periodo storico che va dalla fine del 1800 all’inverno del 1919 e che sono anche accomunati dall’essere straordinariamente pacifisti, in una visione umana e spirituale del mondo che raggiunge, a tratti, dei vertici sublimi.
Rigoni Stern racconta della sua gente, di questa popolazione cimbrica, e quindi di origine celtica, che nel tempo è rimasta ancorata ai sani principi della mutualità, del rispetto delle persone e della natura, e che, pur conducendo a quell’epoca una vita grama, è ricca di una forza interiore che, nonostante le difficoltà, la diaspora dovute alla guerra, ritorna, si ricompatta in quella che è la loro autentica patria: l’altopiano dei Sette Comuni e le proprie famiglie.
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La virtù di Checchina, di Matilde Serao

La virtù di Checchina
di Matilde Serao

Introduzione di Aldo Putignano
Copertina di Paolo Cancello Tortora
Albus Edizioni
http://www.albusedizioni.it/
Narrativa romanzo breve
Pagg. 88
ISBN: 9788890294921
Prezzo: € 7,50

Nel panorama letterario italiano di fine ‘800 – inizi ‘900, Matilde Serao trova la sua giusta collocazione quale scrittrice della piccola borghesia e del popolino. A queste due classi sociali ha dedicato la parte migliore della sua produzione, con accenti di particolare intensità per la povera gente, una sorta di verismo, ma con una particolarità: mentre il realismo è destinato agli oppressi, ai paria, ai nobili e ai ricchi riservava figurazioni irrealistiche, frutto non di un’esperienza diretta, ma di una visione di fantasia.

Sì, perché Matilde Serao si sentiva parte di quella piccola borghesia in cui era in effetti nata e non è un caso quindi se riesce a descriverla così bene, come anche in questo romanzo breve, intitolato La virtù di Checchina.
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Se questo è un uomo, di Primo Levi

Se questo è un uomo
di Primo Levi

Postfazione di Cesare Segre
Copertina di Fabrizio Farina
Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 209
ISBN: 9788806176556
Prezzo: € 9,80

Ancor oggi, anzi ora più che in passato, ci sono non pochi che dubitano che vi sia stato effettivamente l’olocausto. Accanto a quelli che per ideologia lo negano ci sono molti scettici e, purtroppo, tanti, troppi agnostici che si disinteressano completamente del problema.
I giovani, poi, nati molti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ne hanno una vaga conoscenza, spesso maturata visionando pellicole sull’argomento, con il risultato che un’immane tragedia sta per venire sepolta dalla polvere del tempo e dell’indifferenza degli uomini.
I campi di sterminio, i famigerati lager non sono purtroppo una leggenda, ma una realtà che non deve essere dimenticata.
In questo senso la lettura di libri come Se questo è un uomo di Primo Levi non solo è opportuna, ma indispensabile e dovrebbe essere oggetto degli studi scolastici, per sapere, per capire, per evitare che un giorno ci siano nuovi olocausti.
Ogni volta che lo apro, che ne scorro le pagine soffermandomi su un punto o sull’altro, ritrovo l’emozione provata nel corso della prima lettura, perché il pregio della narrativa di Levi è di essere non romanzata, ma la descrizione della pura e semplice verità. L’autore, che racconta in prima persona essendo stato rinchiuso ad Auschwitz, non ricorre all’enfasi, né va alla ricerca della facile commozione, ma, con tono quasi distaccato, parla della sua esperienza e, pur descrivendo sofferenze e patimenti, ha il pregio di effettuare riflessioni che donano all’opera una valenza generale, non limitandola a una dolorosa esperienza personale.
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John Fante. Chiedi alla polvere. Einaudi

John Fante
Chiedi alla polvere

A cura di Claudio Arzani

Titolo: Chiedi alla polvere
Autore: Fante John
Prezzo: € 10,00
Dati: 2004, XXXV-234 p., brossura
Traduttore: Castagnone M. G.
Editore: Einaudi (collana Einaudi. Stile libero)

Terzo romanzo della saga di Arturo Bandini, ventenne italoamericano con il sogno di affermarsi scrittore: abbandonata l’oppressiva famiglia, madre e sorella in particolare, non solo del genere umile sottoproletariato piccolo borghese ma addirittura di chiara fede cattolico osservante, il giovane ribelle si cimenta con la grande Los Angeles. Sistemato alla meno peggio in un alberghetto di infima categoria riesce ad ottenere la grande soddisfazione di veder pubblicato su una rivista il suo primo racconto, ”Il cagnolino rise” con tanto di primo assegno di compenso: e basta una rivista per sentirsi in cima al mondo. Salvo poi verificare che ben pochi prestano attenzione, nemmeno proponendone copia gratuita. Compresa quella cameriera messicana dal sangue caliente, Camilla Lopez, che sembra più attenta ad Arturo che non ai suoi impegni di penna. Fatto comunque non certo disdicevole, salvo poi verificare che, mentre crescono le fortune dell’aspirante scrittore, Camilla sembra non riuscire nell’impresa di abbandonare il suo destino di emarginata. Cosa la lega, a quel destino? Quando Camilla sembra sparire definitivamente, Arturo non esiterà ad imboccare con la sua auto la strada che si inoltra nel deserto, alla scoperta di verità che sono in parte autobiografiche di John Fante, lo scrittore dimenticato più famoso del mondo. Ed è bene ricordarlo: “Chiedi alla polvere“, il romanzo forse più bello della saga, vede la luce nel 1933 ma resterà sostanzialmente ignorato dal grande pubblico fino all’edizione del 1980. Del resto, la prima parte della lunga avventura di Bandini, “La strada per Los Angeles“, scritta nel 1935, verrà pubblicata solo nel 1985, dopo la morte di John: racconti di un giovane ribelle di strada, da uno scrittore controcorrente nei libri e nella vita.

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Mario Rigoni Stern. Il sergente nella neve. Einaudi

Il sergente nella neve
Mario Rigoni Stern

A cura di Renzo Montagnoli
Titolo:
Il sergente nella neve
Autore: Rigoni Stern Mario
Prezzo: € 8,50
Dati: 2008, 139 p., brossura
Editore: Einaudi (collana Super ET)

Sergentmagiù ghe rivarem a baita?” ripete spesso l’alpino Giuanin, rivolgendosi al sergente maggiore Mario Rigoni Stern.
In terra di Russia andarono in molti e ben pochi tornarono, e fra questi superstiti c’è stato anche Mario Rigoni Stern, che in questo suo romanzo d’esordio ha voluto raccontare che cosa realmente accadde.
Non crediate però che si tratti di un racconto memorialistico, perché va ben oltre il pur riuscito intento di spiegarci la famosa e tragica ritirata dell’ARMIR.
Le grandi qualità di scrittore di Mario Rigoni Stern sono già evidenti in questo suo primo libro, le stesse che, in occasione della recensione del suo ultimo lavoro (Stagioni) mi hanno indotto scrivere che ci trovavamo di fronte a un capolavoro, e lo è anche questo.
Quando a distanza di anni, non pochi, anzi molti, si rilegge un romanzo e si provano le stesse emozioni d’un tempo è perché quel testo ha mantenuto immutata la sua bellezza e ciò avviene solo quando si tratta di un’opera di elevatissimo valore.
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