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Film hard ispirato alla Palin. L’ira dei repubblicani su Larry Flynt

Film hard ispirato alla Palin
L’ira dei repubblicani su Larry Flynt

In arrivo il «porno politico» con la sosia della candidata repubblicana: è polemica sul celebre produttore

LOS ANGELES - Dai tempi antichi il sesso e la politica vanno a braccetto: ad unire ancora di più questo connubio ci ha pensato negli anni anche il re del porno Larry Flynt. Ora, il celebre produttore americano è intenzionato a vendere il suo «porno Palin». La protagonista è già stata trovata, il filmato è già in fase di montaggio. E la data d’uscita? In ogni caso prima dell’appuntamento elettorale. Il successo e il tam-tam sui media - come da copione - era scontato. D’altronde si parla di Larry Flynt, l’americano che ha fatto i milioni col suo impero del sesso. Ma Larry Flynt è nel contempo da decenni anche uno dei più strenui sostenitori della lotta per i diritti civili negli Usa. Adesso vuole coniugare entrambe le cose - entro ottobre porterà il primo Dvd «porno politico» sul mercato con protagonista un’attrice di film a luci rosse - sosia di Sarah Palin. Tra il partito repubblicano e il fondatore della rivista per soli uomini, «Hustler», non è mai corso buon sangue. Lo si evince chiaramente dal suo provocatorio blog politico dove critica aspramente la candidata dei conservatori alla vice presidenza. Il primo indizio in tal senso è stato un annuncio pubblicato sul sito «Craigslist».
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Moravia Alberto: Il conformista recensito da Bartolomeo Di Monaco

Moravia, Alberto

Il conformista

di Bartolomeo Di Monaco

Alberto Moravia è stato uno dei maggiori protagonisti del nostro Novecento letterario. Presente in ogni dibattito che riguardasse la letteratura e il nostro costume non ha mancato, come sempre avviene, di crearsi sostenitori e nemici. Ma il suo valore, a distanza di quasi venti anni dalla sua morte, avvenuta nel 1990, regge esemplarmente alla prova del tempo.
Nato a Roma il 28 novembre 1907, quest’anno, il 2007, ricorre il centenario dalla nascita. La sua scrittura limpida, che sa sapientemente amalgamare rotondità e asciuttezza, ha disegnato in modo lucido e allo stesso tempo crudele una società malata e decadente al modo che nel cinema ha fatto Luchino Visconti. Fondatore della prestigiosa rivista letteraria “Nuovi Argomenti”, passata oggi, dopo la morte di Enzo Siciliano, sotto la direzione di Dacia Maraini, Moravia si distingue per una nutrita produzione non solo di romanzi e racconti, ma anche di opere teatrali, saggi e articoli presenti sulle maggiori riviste e sui maggiori quotidiani nazionali. Tra le opere di narrativa, basterà ricordare: “Gli indifferenti”, del 1929, con il quale esordì; i racconti “La bella vita”, del 1935; “Le ambizioni sbagliate”, del 1935; “Agostino”, del 1945; “La Romana“, del 1947; “L’amore coniugale”, del 1949; “Il disprezzo”, del 1954; i “Racconti romani”, del 1954 e “Nuovi racconti romani”, del 1959; “La Ciociara“, del 1957; “La noia”, del 1961. Seguiranno altre sue opere fino a “La donna leopardo”, uscito postumo nel 1991.
“Il conformista” è del 1951 e da esso Bernardo Bertolucci trasse, nel 1970, il film omonimo, con Jean-Louis Trintignant e Stefania Sandrelli.
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Wenders: filmerò il tributo dedicato a Fabrizio De Andrè


Il Festival di Roma propone due film inediti tra reggae e canzone d’autore
Il primo racconterà il nostro poeta-cantautore, l’altro Bob Marley

Wenders: filmerò il tributo
dedicato a Fabrizio De Andrè

di ERNESTO ASSANTE e GINO CASTALDO

Fonte: Repubblica.it

ROMA - La notizia più sorprendente la lancia Wim Wenders alla fine di un toccante documentario, Effedia, sulla mia cattiva strada (regia e ricerca d’archivio di Teresa Marchesi, che sarà presentato nella sezione Extra del Festival internazionale del film di Roma) quando rivela non solo un amore smisurato per l’opera di De André, ma anche un progetto preciso: “Spero di partecipare al concerto di tutti i grandi musicisti del pianeta che in onore di Fabrizio suoneranno le sue canzoni.
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Marilyn Monroe non è morta, Patrick Besson

MARILYN MONROE NON E’ MORTA

Di Patrick Besson
Giulio Perrone Editore
pp. 96
formato 13X20
ISBN 978-88-6004-078-7
10,00 euro

di Chiara Perseghin

Volete un libricino agile agile, da leggere tutto d’un fiato sotto l’ombrellone? Perfetto! “Marilyn Monroe non è morta” di Patrick Besson è quello che state cercando. Dal titolo già si intuisce l’argomento, ma la storia si tinge di giallo.
Siamo a Bridgeport, Stati Uniti; l’anno è il 1989 e lo scrittore Patrick Besson si ritrova in un bar assieme all’amico Christian Augé. Improvvisamente eccola.

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Media violenti: Christian Bale, Cavaliere Oscuro

Media violenti:

Christian Bale, Cavaliere Oscuro

La violenza con la quale i media di casa nostra si sono gettati - perdonatemi il… violento gioco di parole - sulle presunte violenze commesse da Christian Bale, in questi giorni sugli schermi dei cinema di tutto il mondo nelle vesti del violentissimo Cavaliere Oscuro Batman, mi lascia assai perplesso.

Non fateci caso: Sarà di certo una falsa percezione, la mia…

Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set - Il truccatore dei morti di Zingales


© immagine di copertina di Marco Scalici

Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set
In anteprima “Il truccatore dei morti” di Zingales

A breve uscirà il nuovo romanzo di Vito Benicio Zingales, “Il truccatore dei morti”, prima parte di una trilogia noir esoterica. Il countdown è iniziato, l’uscita è prevista entro fine luglio: il nuovo lavoro di questo superbo scrittore è stato affidato alle amorevoli cure di Armando Siciliano Editore. Vito B. Zingales ultimamente ci ha sorpresi con il romanzo “Cosa di Noi”, edito da Edizioni Clandestine. Oggi torna con una trilogia che vi lascerà senza fiato. Non siamo di fronte a uno dei soliti noir scontati cui ci ha abituato l’editoria moderna. Siamo invece di fronte a un lavoro a trecentosessanta gradi che si configura per essere Opera Magna, che scava nel malcostume italiano, non senza sofferenza, con una forte incisività epica propria di chi racconta il Presente Storico. “Il truccatore dei morti” è la prima parte di una trilogia: la seconda e terza parte hanno per titolo rispettivamente “La città dei maschi” ed “Inservibili resti”. Di cosa si parla? Di follia e del Cristo tra lastre d’obitorio e centurie di mosche in una città fatta di coca, di mafia e piccole puttane travestite da Dèi. La copertina del libro è stata realizzata dal grafico pubblicitario Marco Scalici, anch’esso palermitano come Zingales.

Procede a ritmo serrato la sceneggiatura del film tratto da un altro, e nuovo, romanzo di Zingales, “Da Mezzanotte a Zero”: Hella Wenders e Luca Lucchesi stanno facendo un lavoro eccellente. Non mi posso sbilanciare troppo, ma è sicuro che vi terrò aggiornati sulle riprese del film, non avete che da seguirmi su queste pagine.

In anteprima assoluta
vi presento qui un brano tratto da “Il truccatore dei morti” nonché quella che sarà la copertina del libro, realizzata appositamente per questo romanzo di Zingales dal valentissimo Marco Scalici.

Giuseppe Iannozzi

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Ella Wenders e Vito B. Zingales: “Da Mezzanotte a Zero”, un film per la regia di Luca Lucchesi

Ella Wenders e Vito B. Zingales

“Da Mezzanotte a Zero”
un film per la regia di Luca Lucchesi

di Giuseppe Iannozzi
Vi avevo segnalato e proposto, neanche poi troppo tempo fa, uno straordinario romanzo, “Cosa di noi” di Vito Benicio Zingales, edito da Edizioni Clandestine: scrivevo allora “un pugno diretto allo stomaco, che fa star male, perché impossibile è non riconoscere le ragioni di una terra, la Sicilia, e della sua gente. Un romanzo coraggioso, come pochi, da leggere assolutamente”, e aggiungevo inoltre senza mezzi termini, “il linguaggio spinto, volutamente maccheronico, adotta registri popolari non dimenticando di passare dal più sofisticato Leonardo Sciascia al più tradizionale Andrea Camilleri.” Ve lo presentavo come un libro da leggere assolutamente, perché opera di alta Letteratura come rarissimamente è dato oggi d’incontrare in un panorama editoriale sempre più asfittico e stereotipato. Leggere “Cosa di noi” di Vito Benicio Zingales mi fece una impressione enorme, enorme per l’alto stile letterario, enorme per i coraggiosi contenuti scevri di qualsivoglia ombra d’ipocrisia, non a caso paragonai la scrittura di Zingales al più sofisticato Sciascia e al più tradizionale Camilleri.
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Asia Argento e il rottweiller: chi dei due bacia meglio?

Asia Argento e il rottweiller
Chi dei due bacia meglio?
Il film di Abel Ferrara fa abbaiare

di Giuseppe Iannozzi

Abel Ferrara, piuttosto seccato, parlando di Asia Argento che nel film Go Go Tales bacia in bocca un rottweiller: “Per favore, non iniziate con questa storia… Asia non ha chiuso determinati contratti per colpa di quel bacio? E allora vi dico che anch’io avrei dovuto dirigere I predatori dell’Arca perduta“.
Asia Argento ha disertato la presentazione del film, in polemica con Abel Ferrara: a sua detta il bacio con il rottweiller l’avrebbe danneggiata professionalmente.
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“Angeli e demoni” non verrà girato nelle chiese romane

“Angeli e demoni” non verrà girato nelle chiese romane

di GIACOMO GALEAZZI - fonte: La Stampa.it

CITTÀ DEL VATICANO

La Curia stoppa Tom Hanks. «Dan Brown ha stravolto il Vangelo per inquinare la fede. Era inaccettabile che ora, in nome del business e in offesa a Dio, i film menzogneri tratti dai suoi romanzi blasfemi trasformassero le chiese in set cinematografici», stigmatizza il vescovo canonista Velasio De Paolis, ministro vaticano dell’Economia. Il Vicariato di Roma ha negato il consenso per le riprese nelle chiese di Santa Maria del Popolo e Santa Maria della Vittoria del nuovo film di Ron Howard, Angeli e demoni. Il kolossal con Tom Hanks, tratto dall’omonimo romanzo di Dan Brown, è in lavorazione in questi giorni nella capitale e la diocesi del Papa ha bloccato la richiesta di permessi inoltrata dalla major americana Sony un anno fa.

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Cannes applaude il Che di Soderbergh e già si parla di Palma d’Oro

Cannes applaude il Che di Soderbergh
E già si parla di Palma d’Oro

Soderbergh con il suo film, “Che” , 268 minuti di pura poesia, mette i brividi addosso a Cannes.
Il regista non si è risparmiato, né Benicio Del Toro nella parte del mito, Ernesto Che Guevara . Nonostante la lunghezza del film, ben 4 ore, la sala ha tributato un lungo applauso a questa pellicola, che ha lasciato tutti col fiato sospeso sino all’ultima ripresa. E già si parla di Palma d’Oro strappata a “Gomorra”.

In Francia, purtroppo, il film uscirà diviso in due parti, la prima a ottobre, la seconda a novembre. Al Festival di Cannes il film per nostra fortuna è stato proiettato in tutta la sua interezza.
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Nella sala indifferente a Gomorra

Tante sedie vuote per il film che dovrebbe risvegliare le coscienze contro il crimine

di ANTONIO SCURATI - Fonte: La Stampa.it

Perché Umberto Bossi non ha mai minacciato di rivolgere i suoi fantomatici fucili leghisti contro i Kalashnikov della camorra? Perché sempre contro «Roma ladrona», contro la sinistra statalista?

Contro la «canaglia immigrata» e mai contro le organizzazioni criminali autoctone che affliggono l’Italia?

La domanda mi assilla per buona parte della visione di Gomorra. L’interrogativo rimbalza come un’eco cavernosa in un’enorme sala quasi completamente vuota. E’ sabato pomeriggio di un fine settimana piovoso eppure saremo al massimo trenta o quaranta a vedere il superbo film che Matteo Garrone ha tratto dal libro di Roberto Saviano. Le altre mille poltroncine rosse sono rimaste vacanti. La passione civile per la piaga camorristica pare essersi arrestata al di sotto della Linea Gotica. La gente dell’hinterland milanese sembra accendersi per altro, per l’Inter che si gioca il campionato, per il federalismo fiscale o per i campi nomadi da sgomberare. Oggi il film verrà proiettato in concorso al festival di Cannes, preceduto dall’aura del capolavoro, ma io lo vedo in un multiplex alla periferia Nord di Milano - zona Bicocca -, diciotto sale inglobate in un mastodontico centro commerciale dove trascorre il suo intero weekend il nuovo proletariato suburbano, i figli adolescenti di ciò che un tempo furono le borgate, gli uomini e le donne di ciò che un tempo fu la classe operaia e le non-persone della nuova massiccia immigrazione. Proprio di fronte allo shopping center, a fare memoria, sorge la torre delle scomparse acciaierie Breda. Muta, solitaria, inconsolabile, più che rammentargliela, sembra voler rinfacciare all’edificio simbolo del nuovo proletariato la storia cancellata di quello vecchio.
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La Cruz in una storia d’amore noir di Pedro Almodòvar

La Cruz in una storia d’amore
noir di Pedro Almodòvar

di FULVIO CAPRARA - fonte: la Stampa.it

MADRID -Una spiaggia nera, il profilo oscuro delle rocce, i corpi di due amanti che si baciano. Il nuovo film che Pedro Almodovar inizia ora a girare parte da questa immagine, una suggestione romantica e insieme minacciosa, catturata sull’isola di Lanzarote e trasferita nella sceneggiatura di Los abrazos rotos: «Il tono predominante è quello del dramma, ma ci sarà anche thriller, commedia e soprattutto la descrizione di un amour fou che coinvolge quattro personaggi». Dopo mesi di indiscrezioni, l’autore di Tutto su mia madre squarcia il velo sulla diciassettesima opera, spiega che si svolge tra la metà degli Anni Novanta e oggi, fra i due mondi «del cinema e degli affari». Dice che è una «celebrazione dell’arte del racconto», ma che, come sempre, sarà pure una festa degli occhi, soprattutto dei colori.
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Carlo Croccolo dopo 46 anni si ricorda della cellulite di Marilyn

Carlo Croccolo dopo 46 anni
si ricorda della cellulite di Marilyn

di Giuseppe Iannozzi

Ogni tanto spunta qualcuno… che ha un segreto… e che non ci tiene a portarlo con sé nella tomba.
E’ questa la volta dell’attore Carlo Croccolo, oramai 81enne, che oggi ci ricorda d’aver intrattenuto una breve relazione con Marilyn Monroe, d’averla amata davvero tanto, ma proprio tanto nonostante avesse un po’ di cellulite.
E lo scoop?

Semplice, non c’è.
C’è però Croccolo che ci assicura che sì, Marilyn Monroe aveva un po’ di cellulite.
«Sì, purtroppo è vero. Marilyn Monroe e io abbiamo avuto una storia d’amore. E’ durata soltanto tre mesi ma io ero pazzamente innamorato di lei. Solo che stare con lei era un inferno e io, alla fine sono fuggito».
Croccolo
oggi interpreta il pescatore Totonno nella fiction «Capri» in onda sulla Rai.
Forse qualcuno si ricorda di Croccolo anche per esser stato la spalla di Totò in quel capolavoro all’italiana che è “Signori si nasce”, e in “47 morto che parla”, “Miseria e nobiltà”, “Totò lascia o raddoppia?”.

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E scocca la scintilla X-Files (con amore)

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Presto sul grande schermo il sequel della pellicola con i due agenti Fbi

E scocca la scintilla X-Files (con amore)

David Duchovny: macché alieni questa è una storia romantica

LOS ANGELES (USA) - In una cinestagione che sino alla fine dell’anno sarà contrassegnata da sequel, remake e pre-sequel, è pronto il secondo atto di X-Files con l’algido Fox Mulder (David Duchovny) e l’appassionata Dana Scully (Gillian Anderson), girato in segreto tra Vancouver e Portland dal regista Chris Carter. Il fenomeno di questa serie tv, tramutata in un primo film nel 1998 e che incassò oltre 187 milioni di dollari, ha creato legioni di fan delle paranoie dei due agenti dell’Fbi che, in questo atteso secondo round, finalmente vivranno una relazione d’amore. «Perché — se la ride Duchovny — Chris, Gillian e io in fondo abbiamo sempre pensato a X-Files come a una storia d’amore problematica e sorprendentemente romantica». Nel più antico e lussuoso albergo di Santa Monica, arrivando dalla sua villa a Malibu con orto organico, dove abita con la moglie Tea Leoni, i due figli, svariati cani e regole di vita vegetariana e salutista, uno dei più intelligenti e riservati attori di Hollywood (laurea a Princeton in Letteratura Inglese e seconda laurea a Yale in Storia e letteratura latina, capace di conversare in francese, latino ed ebraico) dà il via all’incontro con una battuta: «Benvenuti a casa mia».
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Minghella addio. Muore il regista che emozionò il mondo

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Minghella addio
Muore il regista
che emozionò il mondo

Anthony Minghella è morto a soli 54 anni per un’emorragia cerebrale, conseguenza fatale dopo un’operazione per asportare un tumore al collo che si stava estendendo a tutta la gola e che aveva già intaccato le tonsille. A riferire dell’improvviso decesso è la sua agente Leslee Dart, spiegando che Minghella è morto per le complicazioni seguite all’operazione: “L’operazione era andata bene ed erano molto ottimisti. Ma la scorsa notte ha sviluppato un’emorragia che non sono stati in grado di fermare”.

Anthony Minghella era sposato con la coreografa Carolyn Choa, da cui ha avuto due figli, Max e Hannan.

Il produttore cinematografico David Puttnam ha riferito che si tratta di un “colpo sconvolgente”. Puttnam a Bbc news 24: “Era un grande, un uomo molto, molto carino, uno scrittore brillante, un eccellente regista e qualcuno che ha contribuito molto alla nostra industria. Ci mancherà molto”. La direttrice del British film institute Amanda Nevill: “Siamo profondamente scioccati e terribilmente tristi. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia. La sua arte era in grado di comunicare e consentiva di vedere il mondo in modo diverso. Era un uomo meraviglioso”.

Minghella è morto all’alba, al Charing Crose Hospital di Londra, dove giovedì scorso era stato operato. Continua..

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Caos calmo, ma la Cei attacca Nanni Moretti

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La Cei attacca Nanni Moretti
C’è un caos immondo intorno a Caos Calmo

Oramai i giudizi della Cei, o meglio la censura che propaganda per mari e per monti non dovrebbe più far notizia. Tuttavia nel bene e nel male la Cei riesce a sollevare un vespaio di polemiche, forse perché, giorno dopo giorno, diventa sempre più intollerante e fondamentalista. Il fondamentalismo cattolico è un’altra piaga di questo ventunesimo secolo già piagato di per sé, per colpa di un retaggio culturale barbaro e medioevale ereditato dal dopo-Sessantotto in poi. L’occasione per lanciare anatemi contro la cultura, oggi la Cei la trova nel cinema, anzi in un film, “Caos Calmo” con Nanni Moretti e Isabella Ferrari. “Caos Calmo”, prima d’essere una pellicola, è un libro, premio Strega 2006, un romanzo sul dolore, sulla perdita, sul caos che accompagna chi resta tentando di sopravvivere a sé stesso dopo aver visto finire sottoterra la donna amata.

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A Scanner Darkly

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A Scanner Darkly

Un film passato abbastanza inosservato al momento dell’uscita in sala, e da recuperare invece su dvd è, a mio avviso, “A Scanner Darkly“.

La pellicola, diretta da Richard Linklater e ben interpretata da Keanu Reeves e Winona Ryder, è tratta dal romanzo omonimo di P.K. Dick.

Le atmosfere deliranti, ma venate d’ironia, del libro sono rese magnificamente. In più, il film è interessante anche da un punto di vista puramente visivo, dal momento che, dopo le riprese, effettuate in digitale in appena 23 giorni, l’intero girato è stato “cartoonizzato” con la tecnica del rotoscoping.

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Heath Ledger dipendente da eroina e cocaina!

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Heath Ledger dipendente
da eroina e cocaina!

Le ultime indiscrezioni parlano di un Heath Ledger che, da un anno e più, era completamente dipendente da eroina e cocaina. Alcune voci senza nome, ahinoi, dicono che la compagna, Michelle Williams, lo aveva sbattuto fuori di casa perché esasperata. “Lei non ce la faceva più”, ha raccontato un amico dell’attore, trovato morto il 22 gennaio nel suo appartamento di New York. “A volte accadeva che Heath non si facesse vedere per due o tre giorni e poi, tutto d’un colpo, si presentava davanti alla porta di casa, un assoluto rottame”. Strano, cioè normale… no, direi che è solo strano come quando muore una persona al centro dell’attenzione pubblica spuntino dal sottobosco sociale amici e nemici senza né volto né nome, e che però ci tengono dannatamente a sputare sentenze. La fantomatica fonte ha rivelato d’essersi drogato più volte insieme a Ledger, che conobbe nel 2002, quand’era ancora “un bravo ragazzo, spaventato” da Hollywood. Poi sono arrivati gli ingaggi per ruoli di successo e un notevole stress da sopportare: “Penso che non avesse immaginato quanto tutto sarebbe diventato folle, così tante persone volevano un pezzo di lui”. La fantomatica fonte si spiega così il motivo per cui Ledger sarebbe entrato nel circolo vizioso dell’eroina.
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Heath Ledger, addio! Addio al cowboy di «Brokeback Mountain», paragonato a Marlon Brando

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Heath Ledger, addio!
Addio al cowboy di «Brokeback Mountain»
paragonato a Marlon Brando

Heath Ledger, l’indiscussa star di «Brokeback Mountain», è stato trovato morto nel suo appartamento a New York.
L’attore australiano, che aveva appena 28 anni, viveva in un residence a Manhattan.

La polizia di New York ritiene «possibile» che l’attore sia morto per circostanze legate all’uso di stupefacenti. Non è stata esclusa l’ipotesi di un suicidio. Alcune pasticche sono state trovate accanto al corpo. Alcune fonti vicine alla polizia hanno fatto sapere che Ledger aveva fissato un massaggio nell’appartamento dove è stato trovato cadavere, a Soho. Per la famiglia dell’attore, invece, la morte sarebbe da attribuire a cause «accidentali».

«Noi, la famiglia di Heath, confermiamo la tragica, prematura e accidentale morte del nostro amato figlio, fratello, e adorato padre di Matilda»: così si è espresso il padre dell’attore, Kim Ledger, leggendo ai giornalisti una breve dichiarazione dalla casa di famiglia di Perth. «Heath era un uomo semplice, generoso e buono, che amava la vita. Un individuo per nulla egoista, e che ha ispirato molti. Heath è entrato in contatto con così tante persone e in modi così diversi, durante la sua breve vita, che è difficile che molti abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo davvero. Vi preghiamo ora di rispettare il bisogno della nostra famiglia di affrontare il dolore della sua morte privatamente.»

Si è anche appreso, tra le prime indiscrezioni, che la cameriera avrebbe bussato alla porta della stanza di Ledger per comunicargli che la massaggiatrice era arrivata. Sarebbero state due donne (lavoranti) a scoprire il corpo dell’attore. Ledger era privo di sensi. Le due donne hanno immediatamente chiamato la polizia. Gli agenti non sospettano che il giovane sia stato assassinato, così riferisce il New York Times. Heath Ledger era nato a Perth in Australia e doveva il suo nome, Heatcliffe, al personaggio del romanzo di Emily Bronte, «Cime Tempestose», romanzo molto amato da sua madre. Il suo ruolo più celebre era stato nel 2005, in «Brokeback Mountain», il film di Ang Lee (con Jake Gyllenhaal, Heath Ledger, Michelle Williams, Anne Hathaway) su due cowboy che si innamorano a dispetto delle convenzioni sociali. Per questa parte Ledger era stato paragonato a Marlon Brando e Sean Penn.

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Golden Globes: Espiazione miglior film drammatico

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“Espiazione” miglior film drammatico
Ai Golden Globes senza festa
L’italiano Dario Marianelli vince per la colonna sonora della pellicola di Joe Wright

“Espiazione” miglior film drammatico
Ai Golden Globes senza festa

LOS ANGELES - Julie Christie migliore attrice protagonista drammatica con “Away from her”, Daniel Day Lewis miglior attore drammatico per “There will be blood”, Julian Schnabel miglior regista per “Lo scafandro e la farfalla”, “Espiazione” miglior film drammatico.

Niente festa sfarzosa, niente passerelle né riflettori sulle star: i Golden Globes sono stati annunciati ieri pomeriggio a Los Angeles (le tre di notte in Italia) con una scarna conferenza stampa, vittime anche loro dello sciopero degli sceneggiatori che sta paralizzando Hollywood.

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