I racconti di guerra, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

I racconti di guerra
Mario Rigoni Stern
Introduzione di Folco Portinari
Edizioni Einaudi
Narrativa raccolta di racconti
Pagg. 616
ISBN: 9788806181154
Prezzo: € 16,80
In questo libro di ben 616 pagine sono ricompresi tutti i racconti che Mario Rigoni Stern ha dedicato al tema della guerra nei suoi precedenti lavori, oltre ad alcuni articoli apparsi su giornali e riviste.
Si tratta quindi di un’opera tematica “omnia” ordinata cronologicamente dall’autore e infatti ci sono quattro grandi capitoli dedicati, rispettivamente, alla prima guerra mondiale, a quella immediatamente successiva, cioè la seconda, alla prigionia e alla resistenza.
Perché Stern abbia voluto riunire in un unico volume tutte queste prose penso sia abbastanza evidente; in lui, uomo in completa sintonia con l’ambiente spontaneo della natura e fratello per indole di tutti gli altri uomini, il ricordo di ciò che di orrendo, di tragico e di incivile è rappresentato dalla guerra deve essere perpetuato, affinché chi non ha subito, chi non ha sofferto sappia quanto altri, prima, hanno patito. L’intento è pertanto chiaramente pacifista e non è un caso se l’opera è uscita nel 2006, dopo la prima e la seconda guerra dell’Iraq, dopo il conflitto in Afganistan. Posso solo immaginare l’angoscia di un povero vecchio, scampato alle campagne d’Albania e di Russia e alla prigionia nei lager tedeschi, nel constatare che oggi regna una sostanziale indifferenza verso conflitti che non ci toccano direttamente; e allora solo chi sa, solo chi ha provato sulla propria pelle che cosa significhi una guerra, si deve sentire in dovere di mettere sull’avviso, ricordando anni di dolore, vittime che il tempo ha affossato nell’oblio.
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Le stagioni di Giacomo, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Le stagioni di Giacomo
di Mario Rigoni Stern
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 161
ISBN: 9788806181758
Prezzo: € 9,00
Le stagioni di Giacomo è un romanzo struggente su una gioventù che non poté conoscere le gioie della vita tipiche della sua età, su un mondo di miseria e di fame in cui tuttavia fiorivano la solidarietà e il mutuo soccorso, su un fascismo retorico e tronfio che non solo non permise a tanti, a troppi di vivere dignitosamente, ma che sacrificò inutilmente in una guerra non sentita proprio quei figli che avrebbero dovuto rappresentare l’avvenire.
Giacomo, l’amico di Mario Rigoni Stern, non può essere bambino, ma si deve adattare a qualsiasi lavoro pur di sopravvivere. Così segue le orme del padre diventando un recuperante, cioè raccogliendo quanto di bellico è rimasto sull’altopiano. E’ un lavoro duro, pericoloso e anche poco remunerato, ma è l’unico possibile, perché il regime, nonostante le promesse, non è in grado di creare nuove occasioni di occupazione, se non per periodi limitati e sempre legati al suo mondo irreale dove conta solo l’apparenza.
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Moravia Alberto: Il conformista recensito da Bartolomeo Di Monaco
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Moravia, Alberto
Il conformista
Alberto Moravia è stato uno dei maggiori protagonisti del nostro Novecento letterario. Presente in ogni dibattito che riguardasse la letteratura e il nostro costume non ha mancato, come sempre avviene, di crearsi sostenitori e nemici. Ma il suo valore, a distanza di quasi venti anni dalla sua morte, avvenuta nel 1990, regge esemplarmente alla prova del tempo.
Nato a Roma il 28 novembre 1907, quest’anno, il 2007, ricorre il centenario dalla nascita. La sua scrittura limpida, che sa sapientemente amalgamare rotondità e asciuttezza, ha disegnato in modo lucido e allo stesso tempo crudele una società malata e decadente al modo che nel cinema ha fatto Luchino Visconti. Fondatore della prestigiosa rivista letteraria “Nuovi Argomenti”, passata oggi, dopo la morte di Enzo Siciliano, sotto la direzione di Dacia Maraini, Moravia si distingue per una nutrita produzione non solo di romanzi e racconti, ma anche di opere teatrali, saggi e articoli presenti sulle maggiori riviste e sui maggiori quotidiani nazionali. Tra le opere di narrativa, basterà ricordare: “Gli indifferenti”, del 1929, con il quale esordì; i racconti “La bella vita”, del 1935; “Le ambizioni sbagliate”, del 1935; “Agostino”, del 1945; “La Romana“, del 1947; “L’amore coniugale”, del 1949; “Il disprezzo”, del 1954; i “Racconti romani”, del 1954 e “Nuovi racconti romani”, del 1959; “La Ciociara“, del 1957; “La noia”, del 1961. Seguiranno altre sue opere fino a “La donna leopardo”, uscito postumo nel 1991.
“Il conformista” è del 1951 e da esso Bernardo Bertolucci trasse, nel 1970, il film omonimo, con Jean-Louis Trintignant e Stefania Sandrelli.
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Il partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Il partigiano Johnny
di Beppe Fenoglio
Edizione critica
a cura di Dante Isella
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 527
ISBN: 9788806174668
Prezzo: € 11,50
Ritengo indispensabile una doverosa premessa: questo romanzo è stato pubblicato postumo (Fenoglio era deceduto senza completare l’opera) in una versione che mescolava, in modo del tutto arbitrario, due diverse stesure, con tutte le inevitabili lacune e contraddizioni.
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Jurij Družnikov: Il primo giorno del resto della mia vita, il capolavoro del geniale autore russo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Jurij Družnikov
Il primo giorno del resto della mia vita
Il capolavoro del geniale autore russo
recentemente scomparso
di Giuseppe Iannozzi
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Storia di Tönle L’anno della vittoria, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Storia di Tönle
L’anno della vittoria
di Mario Rigoni Stern
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzi brevi
Pagg. 278
ISBN: 9788806177331
Prezzo: € 10,80
Giustamente la casa editrice Einaudi ha riunito in un unico volume questi due romanzi brevi che narrano di un periodo storico che va dalla fine del 1800 all’inverno del 1919 e che sono anche accomunati dall’essere straordinariamente pacifisti, in una visione umana e spirituale del mondo che raggiunge, a tratti, dei vertici sublimi.
Rigoni Stern racconta della sua gente, di questa popolazione cimbrica, e quindi di origine celtica, che nel tempo è rimasta ancorata ai sani principi della mutualità, del rispetto delle persone e della natura, e che, pur conducendo a quell’epoca una vita grama, è ricca di una forza interiore che, nonostante le difficoltà, la diaspora dovute alla guerra, ritorna, si ricompatta in quella che è la loro autentica patria: l’altopiano dei Sette Comuni e le proprie famiglie.
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La virtù di Checchina, di Matilde Serao
Pubblicato da Renzo Montagnoli

La virtù di Checchina
di Matilde Serao
Introduzione di Aldo Putignano
Copertina di Paolo Cancello Tortora
Albus Edizioni
http://www.albusedizioni.it/
Narrativa romanzo breve
Pagg. 88
ISBN: 9788890294921
Prezzo: € 7,50
Nel panorama letterario italiano di fine ‘800 – inizi ‘900, Matilde Serao trova la sua giusta collocazione quale scrittrice della piccola borghesia e del popolino. A queste due classi sociali ha dedicato la parte migliore della sua produzione, con accenti di particolare intensità per la povera gente, una sorta di verismo, ma con una particolarità: mentre il realismo è destinato agli oppressi, ai paria, ai nobili e ai ricchi riservava figurazioni irrealistiche, frutto non di un’esperienza diretta, ma di una visione di fantasia.
Sì, perché Matilde Serao si sentiva parte di quella piccola borghesia in cui era in effetti nata e non è un caso quindi se riesce a descriverla così bene, come anche in questo romanzo breve, intitolato La virtù di Checchina.
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Gli scrittori e la prima guerra mondiale, di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Gli scrittori
e la prima guerra mondiale
E’ indubbio che qualsiasi avvenimento che porti in sé un’ampia tragicità possa costituire lo spunto per esaltare la creatività degli scrittori e in questo senso la guerra con l’ossessionante incombenza della morte costituisce un terreno fertile di idee.
Nel XX secolo ci sono state due guerre che, per la loro portata e per il numero dei belligeranti coinvolti, sono state definite mondiali. Non sono mancati autori che si sono cimentati con la seconda, ma sono in numero limitato, mentre invece per la prima la presenza di narratori e di poeti che ne hanno parlato è veramente cospicua e in genere si tratta di gente che l’ha vissuta, che in un campo o nell’altro l’ha combattuta, magari da convinto interventista e che a contatto con la realtà ha scoperto quanto poco di bello ci sia nella morte e come la retorica lo avesse indotto a passi da allucinato; di seguito parlerò di alcuni di loro
Se questo è un uomo, di Primo Levi
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Se questo è un uomo
di Primo Levi
Postfazione di Cesare Segre
Copertina di Fabrizio Farina
Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 209
ISBN: 9788806176556
Prezzo: € 9,80
Ancor oggi, anzi ora più che in passato, ci sono non pochi che dubitano che vi sia stato effettivamente l’olocausto. Accanto a quelli che per ideologia lo negano ci sono molti scettici e, purtroppo, tanti, troppi agnostici che si disinteressano completamente del problema.
I giovani, poi, nati molti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ne hanno una vaga conoscenza, spesso maturata visionando pellicole sull’argomento, con il risultato che un’immane tragedia sta per venire sepolta dalla polvere del tempo e dell’indifferenza degli uomini.
I campi di sterminio, i famigerati lager non sono purtroppo una leggenda, ma una realtà che non deve essere dimenticata.
In questo senso la lettura di libri come Se questo è un uomo di Primo Levi non solo è opportuna, ma indispensabile e dovrebbe essere oggetto degli studi scolastici, per sapere, per capire, per evitare che un giorno ci siano nuovi olocausti.
Ogni volta che lo apro, che ne scorro le pagine soffermandomi su un punto o sull’altro, ritrovo l’emozione provata nel corso della prima lettura, perché il pregio della narrativa di Levi è di essere non romanzata, ma la descrizione della pura e semplice verità. L’autore, che racconta in prima persona essendo stato rinchiuso ad Auschwitz, non ricorre all’enfasi, né va alla ricerca della facile commozione, ma, con tono quasi distaccato, parla della sua esperienza e, pur descrivendo sofferenze e patimenti, ha il pregio di effettuare riflessioni che donano all’opera una valenza generale, non limitandola a una dolorosa esperienza personale.
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Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set - Il truccatore dei morti di Zingales
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

© immagine di copertina di Marco Scalici
Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set
In anteprima “Il truccatore dei morti” di Zingales
A breve uscirà il nuovo romanzo di Vito Benicio Zingales, “Il truccatore dei morti”, prima parte di una trilogia noir esoterica. Il countdown è iniziato, l’uscita è prevista entro fine luglio: il nuovo lavoro di questo superbo scrittore è stato affidato alle amorevoli cure di Armando Siciliano Editore. Vito B. Zingales ultimamente ci ha sorpresi con il romanzo “Cosa di Noi”, edito da Edizioni Clandestine. Oggi torna con una trilogia che vi lascerà senza fiato. Non siamo di fronte a uno dei soliti noir scontati cui ci ha abituato l’editoria moderna. Siamo invece di fronte a un lavoro a trecentosessanta gradi che si configura per essere Opera Magna, che scava nel malcostume italiano, non senza sofferenza, con una forte incisività epica propria di chi racconta il Presente Storico. “Il truccatore dei morti” è la prima parte di una trilogia: la seconda e terza parte hanno per titolo rispettivamente “La città dei maschi” ed “Inservibili resti”. Di cosa si parla? Di follia e del Cristo tra lastre d’obitorio e centurie di mosche in una città fatta di coca, di mafia e piccole puttane travestite da Dèi. La copertina del libro è stata realizzata dal grafico pubblicitario Marco Scalici, anch’esso palermitano come Zingales.
Procede a ritmo serrato la sceneggiatura del film tratto da un altro, e nuovo, romanzo di Zingales, “Da Mezzanotte a Zero”: Hella Wenders e Luca Lucchesi stanno facendo un lavoro eccellente. Non mi posso sbilanciare troppo, ma è sicuro che vi terrò aggiornati sulle riprese del film, non avete che da seguirmi su queste pagine.
In anteprima assoluta vi presento qui un brano tratto da “Il truccatore dei morti” nonché quella che sarà la copertina del libro, realizzata appositamente per questo romanzo di Zingales dal valentissimo Marco Scalici.
Giuseppe Iannozzi
Ella Wenders e Vito B. Zingales: “Da Mezzanotte a Zero”, un film per la regia di Luca Lucchesi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Ella Wenders e Vito B. Zingales
“Da Mezzanotte a Zero”
un film per la regia di Luca Lucchesi
di Giuseppe Iannozzi
Vi avevo segnalato e proposto, neanche poi troppo tempo fa, uno straordinario romanzo, “Cosa di noi” di Vito Benicio Zingales, edito da Edizioni Clandestine: scrivevo allora “un pugno diretto allo stomaco, che fa star male, perché impossibile è non riconoscere le ragioni di una terra, la Sicilia, e della sua gente. Un romanzo coraggioso, come pochi, da leggere assolutamente”, e aggiungevo inoltre senza mezzi termini, “il linguaggio spinto, volutamente maccheronico, adotta registri popolari non dimenticando di passare dal più sofisticato Leonardo Sciascia al più tradizionale Andrea Camilleri.” Ve lo presentavo come un libro da leggere assolutamente, perché opera di alta Letteratura come rarissimamente è dato oggi d’incontrare in un panorama editoriale sempre più asfittico e stereotipato. Leggere “Cosa di noi” di Vito Benicio Zingales mi fece una impressione enorme, enorme per l’alto stile letterario, enorme per i coraggiosi contenuti scevri di qualsivoglia ombra d’ipocrisia, non a caso paragonai la scrittura di Zingales al più sofisticato Sciascia e al più tradizionale Camilleri.
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John Fante. Chiedi alla polvere. Einaudi
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

John Fante
Chiedi alla polvere
A cura di Claudio Arzani
Titolo: Chiedi alla polvere
Autore: Fante John
Prezzo: € 10,00
Dati: 2004, XXXV-234 p., brossura
Traduttore: Castagnone M. G.
Editore: Einaudi (collana Einaudi. Stile libero)
Terzo romanzo della saga di Arturo Bandini, ventenne italoamericano con il sogno di affermarsi scrittore: abbandonata l’oppressiva famiglia, madre e sorella in particolare, non solo del genere umile sottoproletariato piccolo borghese ma addirittura di chiara fede cattolico osservante, il giovane ribelle si cimenta con la grande Los Angeles. Sistemato alla meno peggio in un alberghetto di infima categoria riesce ad ottenere la grande soddisfazione di veder pubblicato su una rivista il suo primo racconto, ”Il cagnolino rise” con tanto di primo assegno di compenso: e basta una rivista per sentirsi in cima al mondo. Salvo poi verificare che ben pochi prestano attenzione, nemmeno proponendone copia gratuita. Compresa quella cameriera messicana dal sangue caliente, Camilla Lopez, che sembra più attenta ad Arturo che non ai suoi impegni di penna. Fatto comunque non certo disdicevole, salvo poi verificare che, mentre crescono le fortune dell’aspirante scrittore, Camilla sembra non riuscire nell’impresa di abbandonare il suo destino di emarginata. Cosa la lega, a quel destino? Quando Camilla sembra sparire definitivamente, Arturo non esiterà ad imboccare con la sua auto la strada che si inoltra nel deserto, alla scoperta di verità che sono in parte autobiografiche di John Fante, lo scrittore dimenticato più famoso del mondo. Ed è bene ricordarlo: “Chiedi alla polvere“, il romanzo forse più bello della saga, vede la luce nel 1933 ma resterà sostanzialmente ignorato dal grande pubblico fino all’edizione del 1980. Del resto, la prima parte della lunga avventura di Bandini, “La strada per Los Angeles“, scritta nel 1935, verrà pubblicata solo nel 1985, dopo la morte di John: racconti di un giovane ribelle di strada, da uno scrittore controcorrente nei libri e nella vita.
Mario Rigoni Stern. Il sergente nella neve. Einaudi
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Il sergente nella neve
Mario Rigoni Stern
A cura di Renzo Montagnoli
Titolo: Il sergente nella neve
Autore: Rigoni Stern Mario
Prezzo: € 8,50
Dati: 2008, 139 p., brossura
Editore: Einaudi (collana Super ET)
“ Sergentmagiù ghe rivarem a baita?” ripete spesso l’alpino Giuanin, rivolgendosi al sergente maggiore Mario Rigoni Stern.
In terra di Russia andarono in molti e ben pochi tornarono, e fra questi superstiti c’è stato anche Mario Rigoni Stern, che in questo suo romanzo d’esordio ha voluto raccontare che cosa realmente accadde.
Non crediate però che si tratti di un racconto memorialistico, perché va ben oltre il pur riuscito intento di spiegarci la famosa e tragica ritirata dell’ARMIR.
Le grandi qualità di scrittore di Mario Rigoni Stern sono già evidenti in questo suo primo libro, le stesse che, in occasione della recensione del suo ultimo lavoro (Stagioni) mi hanno indotto scrivere che ci trovavamo di fronte a un capolavoro, e lo è anche questo.
Quando a distanza di anni, non pochi, anzi molti, si rilegge un romanzo e si provano le stesse emozioni d’un tempo è perché quel testo ha mantenuto immutata la sua bellezza e ciò avviene solo quando si tratta di un’opera di elevatissimo valore.
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Visconte di Lascano Tegui. Sogno senza fine. Barbera editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Visconte di Lascano Tegui
Sogno senza fine
Il crimine, il sesso, il desiderio
d’un dandy nel mezzo della Senna
di Giuseppe Iannozzi
[ Questa recensione è apparsa il 22 giugno su Il Corriere Nazionale (il quotidiano che vende le sue 65 mila copie al giorno nelle edizioni locali di Arezzo, Siena, Viterbo, Grosseto, Umbria ), per la pagina culturale Scritture & Pensieri a cura di Stefania Nardini. g.i. ]
“Di stupore in stupore si resta soggiogati. Meravigliati. Un libro cinico e brutale. Disincantato e visionario. Le mosche, la sifilide, i gesuiti, i gobbi, consentono al Visconte digressioni tanto stravaganti quanto spassose”. (Le Canard Enchainé)
“Ha il dono letterario di sorprendere il lettore, passando impercettibilmente da un‘osservazione apparentemente banale a una imprevedibile.” (Le Monde)
Si faceva chiamare Visconte di Lascano Tegui, ma Visconte non lo era. Fu soprattutto un dandy, anche se non al pari di Oscar Wilde o del più nostrano Gabriele D’Annunzio; ciò nonostante riuscì ad avere una certa notorietà per la sua epoca, soprattutto grazie a un romanzo, “Sogno senza fine”, che sarebbe più giusto indicare come metaromanzo. Il libro gli attirò subito alcune simpatie, in particolare fra i circoli letterari: “Sono estremamente imbarazzato a parlare di questo libro, che [....] è sicuramente una delle cose più originali, più singolari che abbia mai letto. In cosa consiste la sua originalità? Io sento che in queste pagine c’è qualcosa di inafferrabile, che sfugge a qualsiasi definizione, a qualsiasi spiegazione”. Francis de Miomandre, nel 1930 con queste parole presentava la sua traduzione dell’edizione francese di “Sogno senza fine”. Miomandre fu un celebre ispanista: si fece in quattro per difendere Louis-Ferdinand Céline quando venne accusato di turpiloquio, e non si risparmiò quando promosse all’attenzione della critica e del pubblico autori monumentali quali Claudel, Valéry, Proust e Gide. Miomandre nel 1908 ricevette il prestigioso premio Gouncort per il suo lavoro più celebre, “Ecrit sur de l’eau”. Viene così ammesso tra i grandi letterati del tempo e ha la possibilità d’incontrare artisti quali Jean Cocteau, Debussy, Paul Valéry, Oscar V. Milosz, e molti altri. Miomandre inizia a collaborare per riviste importanti, Nouvelles littéraires e Cahiers du Sud, alternando l’attività di pubblicista con quella di traduttore. Muore quasi del tutto dimenticato, nonostante il grande impegno di tutta una vita per promuovere artisti e cultura. Solo negli ultimi anni alcuni illuminati intellettuali lo stanno risollevando dall’ingiusto oblio in cui fu precipitato dagli intelletti del suo tempo. Tuttavia, nel 1930, Francis de Miomandre era una voce autorevole che veniva ben accolta e ascoltata: “Sogno senza fine” ottenne visibilità proprio grazie a Miomandre che lo presentò ai francesi curandone in prima persona la traduzione. Continua..
Kurt Vonnegut. Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini. Feltrinelli
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

Mattatoio n. 5
o La crociata dei bambini
A cura di Katia Ciarrocchi
Titolo: Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini
Autore: Vonnegut Kurt
Prezzo: € 7,00
Dati: 2005, 196 p., brossura
Editore: Feltrinelli (collana Universale economica)
Incontro casualmente Kurt Vonnegut, un giorno ascoltando, in treno, una conversazione tra due studenti.
Mi incuriosisce. Appena arrivata a destinazione, cerco una libreria e trovo del’autore “Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini“, credo sia stato il migliore acquisto di quest’anno.
Kurt Vonnegut si definisce “Un umanista libero pensatore“. Di origini tedesche nasce a Indianapolis. Ha vissuto in prima persona la tragedia della guerra; fatto prigioniero durante l’offensiva delle Ardenne e in seguito trasferito in Germania, nella città di Dresda, assistette all’orribile bombardamento alleato che nel febbraio del 1945 rase al suolo la città e causò 135.000 vittime civili. Vonnegut si salvò grazie al fatto che si trovava rinchiuso in una grotta ricavata sotto il mattatoio della città, sotterraneo battezzato «Mattatoio numero 5», in condizioni normali utilizzato per l’immagazzinamento della carne. Per 23 anni Vonnegut ha cercato di descrivere a parole l’orrore di Dresda, episodio traumatizzante, che sarà riportato dall’autore in chiave parzialmente fantascientifica, quasi comica e romanzato nel suo libro più famoso: “Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini”.
Il rapporto fra Vonnegut e la fantascienza è oggetto di una celebre citazione, con cui Vonnegut si rivolge agli scrittori di questo genere:
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Cultura in lacrime per l’addio a Rigoni Stern
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Cultura in lacrime per l’addio a Rigoni Stern
di Lorenzo Scandroglio - fonte: Il Giornale
Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto lunedì sera ad Asiago. Malato da tempo, aveva 86 anni. La notizia della sua morte è stata tenuta riservata dalla famiglia, per espressa volontà dello scrittore. I funerali sono stati celebrati ieri pomeriggio, in forma strettamente privata, nella chiesetta del cimitero di Asiago.
«Mi piaceva scivolare a tutta velocità sulla neve, con quegli sci lunghi di legno che si usavano allora. La neve è stata la gioia, ma anche il dolore del gelo e della morte».
Era il novembre del 2006 quando Mario Rigoni Stern, ancora forte nella stretta di mano e saldo nel portamento, festeggiando il suo ottantacinquesimo compleanno in casa Editrice Einaudi a Torino, ci raccontava del suo «corso sciatori» in Alta Val Formazza nel gennaio del 1939 (immortalato ne L’ultima partita a carte). «Mi ricordo ancora bene che vicino alla diga di Morasco avevamo fatto una gara sci-alpinistica partendo dalla Cascata del Toce. Nella neve si viveva e si moriva. Un aspirante che era con noi era rimasto sotto una valanga durante un allenamento. Noi sciavamo, bevevamo il vin brulé, vincevamo la coppa, ma poi, nel gennaio del 1943 eravamo andati a morire per il freddo, nella neve, in guerra». Non aveva ancora diciotto anni l’alpino Mario Rigoni Stern che, in quei giorni felici e immemori, aveva deciso di non rinnovare la tessera di giovane fascista e che voleva specializzarsi nel corpo degli alpini come «sciatore-rocciatore».
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Aperitivo letterario con Livello 4 editrice
Pubblicato da Luigi Milani

MARTEDÌ 17 GIUGNO ALLE ORE 19.00
PRESSO LA LIBRERIA RINASCITA
VIA PROSPERO ALPINO 48 ROMA
APERITIVO LETTERARIO con la casa editrice LIVELLO 4, che festeggia il primo anno di vita presso la libreria RINASCITA (zona Ostiense Garbatella), a due passi dalla sua sede, presentando le sue pubblicazioni nelle collane Istantanee, Testimoni e Impossibili.
Durante l’incontro, l’artista ATTILIO FONTANA leggerà alcuni passi tratti da XXX (Peluche) di Michal Hvorecky, ultimo titolo della casa editrice. Le opere di Attilio Fontana, artista poliedrico, saranno ospitate nella libreria in occasione della serata.
Per Istantanee. Voci da poco generate. Giovani esordienti di terre lontane. Menti vive in viaggio tra esperienze molteplici, Livello 4 ha pubblicato:
Passaggi e altri abbandoni dell’esordiente torinese Marco Ravasio – presentato con successo a Roma dalla scrittrice Lisa Ginzburg
XXX del giovane talento slovacco Michal Hvorecky – best seller in Germania e già ospite a Roma per la manifestazione TransEuropaExpress
Per Testimoni. Voci lontane nel tempo. Classici preziosi dimenticati e riscoperti:
Il Ballo all’Opera dello scrittore polacco Julian Tuwim – pubblicato in Italia col patrocinio dell’Istituto Polacco di Roma.
La Signorina del Premio Nobel Ivo Andric – presentato in anteprima alla Fiera Internazionale del Libro di Torino dalla scrittrice e giornalista Jasmina Tesanovic.
Per Impossibili. Voci senza volto. Anonimi. Pseudonimi. Esperimenti di contaminazione ipertestuale:
Catherine del team artistico romano Globalgroove
Nata con l’intento del talent scouting, Livello 4 si è subito rivolta alle letterature esteuropee, quindi all’ascolto di culture che, dopo il crollo dei muri, tentano ora di affacciarsi alla vecchia Europa.
Attenta alla sperimentazione e alle commistioni, Livello 4 ha intrapreso un percorso di stretta collaborazione con artisti e sperimentatori di linguaggi, facendo dell’oggetto libro un “luogo espositivo” che ha finora ospitato le immagini degli artisti Vedovamazzei, Andrea Bonaventura, Globalgroove e Christian Beirle Gonzàlez.
La lettura di XXX sarà accompagnata dal brano Peluche tratto dall’ultimo album di Attilio Fontana dal titolo ”A”.
Attilio Fontana, artista, musicista e attore, vive e lavora a Roma. Esordisce giovanissimo nella musica pop gospel, per poi intraprendere, dopo il 2000, un percorso individuale che lo porta a collaborare con importanti figure del mondo della musica e dello spettacolo. Recita in produzioni teatrali, televisive, cinematografiche e in importanti Musical. Come artista si forma all’Accademia delle Belle Arti, dove segue il corso di scultura. Le sue opere sono attualmente esposte all’interno della manifestazione d’arte CONTEMPORANEAMONTI 2008.
segnalazione di Luigi Milani
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Jurij Družnikov: speciale Družnikov, 1ma parte
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Intervista a
Jurij Družnikov
a cura di Giuseppe Iannozzi
Jurij Druznikov è narratore e saggista. Tra le sue opere, il celebre Informer 001, il provocatorio Contemporary Russian Myths: a skeptical view of the literary past e la piscobiografia di Alexander Pushkin. Il romanzo satirico Angeli sulla punta di uno spillo ha venduto 250.000 copie nella sua prima edizione ed è stato incluso nella lista dei 10 migliori romanzi russi del 20° secolo dall’Università di Varsavia; è stato inoltre prescelto dall’Unesco come il migliore romanzo contemporaneo in traduzione.
Nel 2001 Druzhnikov è stato candidato al premio Nobel. Censurato in patria per quindici anni, Druznikov è emigrato negli Stati Uniti nel 1987 e ora insegna alla University of California, a Davis.
1. Prima di parlare nello specifico di “Angeli sulla punta di uno spillo”, volevo chiederLe come mai nell’ex Unione Sovietica i suoi libri hanno subito il duro morso della censura, un morso che, a conti fatti, si è rivelato molto forte, più di quello adoperato nei confronti di Solženicyn.
È una lunga storia… Nelle mie più vecchie pubblicazioni c’era una richiesta per organizzare la Prova di Norimberga contro il Partito Comunista sovietico. Quando il libro “Informer 001” fu pubblicato a Londra, dove dicevo che c’erano 11.000.000 (undici milioni) di informatori del KGB in Unione Sovietica e che dovremmo conoscerne i nomi, hanno deportato i nostri parenti nei campi di lavoro. Sono inoltre dell’opinione che quanti hanno lavorato per la polizia segreta Sovietica dovrebbero essere sollevati dal loro incarico. In pratica, persino le posizioni negli Editoriali di Mosca sono spesse volte occupate dagli ex apparatchiks e dagli uomini del KGB. Ecco perché sono “una persona non grata”.
In Russia il mio romanzo “Angeli” è stato pubblicato da piccoli editori di provincia - non a Mosca! E, con rispetto ma diversamente da Solzenitcyn, io non ho desiderio di tornare ‘nel mio passato’.
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Paul Auster. Il libro delle illusioni. Einaudi
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

Il libro delle illusioni
A cura di Chiara Perseghin
Titolo: Il libro delle illusioni
Autore : Auster Paul
Prezzo : € 10,80
Dati : 2006
Editore: Einaudi (collana Einaudi tascabili. Scrittori)
David Zimmer è un professore a cui il destino ha tolto ciò che di più prezioso aveva: gli affetti. Moglie e figli muoiono in un incidente aereo.
La vita per Zimmer sembra non avere più alcun senso fino a quando, una sera, vede in TV un documentario sui comici del cinema muto. Il sorriso, la risata, tornano finalmente ad illuminale il volto di Zimmer. Tutto questo grazie a Hector Mann . Attore comico degli anni Venti: completo bianco, baffetti neri che riescono a parlare più di ogni altra mimica facciale. Ma nel 1929 Hector Mann sparisce, svanisce nel nulla.
La vista di quel documentario spinge Zimmer a prendersi un anno sabatico dal suo lavoro, già piuttosto compromesso dalle vicende personali, per scrivere un libro sul comico dal vestito bianco: Hector Mann. Comincia a viaggiare rincorrendo di volta in volta i film del comico ancora in circolazione, in giro per il mondo. Dopo aver visto tutti i film riesce a portare a termine il suo libro.
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Guccini con le ali: “Icaro”, il nuovo lavoro del cantautore bolognese più colto ed omerico
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Si intitola “Icaro” il nuovo libro del cantautore emiliano appena uscito
I protagonisti sono un vecchio e un bambino, dei turisti italiani alle Mauritius
Guccini con le ali
racconti che sembrano canzoni
di MICHELE SMARGIASSI - fonte: Repubblica.it
BOLOGNA - Arrivi in via Paolo Fabbri 43, l’indirizzo più celebre della canzone italiana, e sei già a pagina undici: sulla soglia del negozio a pianoterra è seduto a fumare Antonio, il barbiere siciliano di Lo Gnurri, primo racconto di Icaro, il libro con cui, dopo una lunga simbiosi con Loriano Macchiavelli, Francesco Guccini torna alla scrittura solitaria (Mondadori, pagg. 110, euro 12).
“Il più colto dei cantautori italiani”, 68 anni, un po’ appesantito, resta l’affabile affabulatore di sempre. In frontespizio di questa che è la sua decima esperienza di scrittura senza musica, c’è una citazione della poetessa Szymborska sulla “gioia di scrivere”.
Sta cercando di dirci con delicatezza che ha definitivamente cambiato mestiere?
“Da bambino sognavo di diventare scrittore. Non è poi che scrivere canzoni sia così diverso, si tratta sempre di raccontare. Qualche settimana fa, a Bruxelles, una bella serata in un’osteria-libreria, ho detto che da quando ho smesso di fumare ho qualche problema con la musica, ma era un po’ esagerato. Scrivo ancora canzoni. Sono fermo a tre nuove. Sono diventato molto più esigente. Una volta ne scrivevo una per notte, poi magari alla mattina la buttavo. Adesso se non mi viene proprio come voglio, non la finisco neanche”.
Al decimo libro, si definisce ancora un cantautore?
“Quella fu una definizione generazionale. Oggi molti scrivono le canzoni che cantano, ma non si fanno più chiamare cantautori. Io mi sento autore e basta. Scrivo romanzi, racconti, canzoni, ma sono anche un narratore orale, ai concerti racconto moltissimo”.
Con Macchiavelli è finito il sodalizio letterario?
“Ci siamo presi una pausa. Il nostro personaggio, Santovito, ormai è un po’ anzianotto. In Tango l’abbiamo ringiovanito col flashback, ma è un trucco che puoi usare una volta sola. Troveremo un modo per rimetterlo in pista”.
Continua..
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