Jujol Cultura e spettacolo | Iannozzi Giuseppe - il blog | Premio Strega (Il libro di Iannozzi Giuseppe)

JuJol.com

 

Leonardo Colombati e Perceber. Intervista all’autore a cura di Iannozzi Giuseppe

Perceber - Leonardo ColombatiLeonardo Colombati

Perceber

intervista all’autore a cura di Iannozzi Giuseppe

Una molto vecchia intervista. Si era sul finire del 2005 o giù di lì. In libreria usciva il primo romanzo di Leonardo Colombati, Perceber. Divise la critica. Chi lo osannò e chi lo distrusse senza pietà. Colombati, nel bene e nel male, fece parlare di sé.
In seguito Colombati diede alle stampe Rio per i tipi Rizzoli. Un flop disastroso. Leonardo Colombati ha di recente pubblicato un altro romanzo, per Mondadori, Il re: nessuno o quasi si è accorto di lui. Un altro flop? Così parrebbe.
Oggi Perceber viene ristampato, ma non per Sironi editore. Vabbe’. E’ però ancora disponibile nel catalogo Sironi. Fateci sù un pensierino, perché questo è il solo lavoro di Leonardo Colombati che val la pena di leggere. [ g.i. ]

1. Dovremmo forse iniziare con una domanda semplice prima di passare a quelle difficili veramente. Ma non è detto che sia facile rispondere a questa prima domanda che ora ti pongo: chi è Leonardo Colombati, l’Autore di “Perceber”?

Sono nato trentacinque anni fa a Roma, dove ho sempre vissuto, ad eccezione di due anni trascorsi a Londra). Mi sono sposato nel 1999 con Gaia ed ho due figli, Margherita (4 anni) e Matteo (2 anni). Per guadagnarmi da vivere vendo cavi in fibra ottica per conto di un’azienda inglese. Durante la mia non troppo significativa esistenza sono progressivamente ingrassato fino a raggiungere un “peso-forma” che lo sarebbe davvero se fossi grosso come Primo Carnera; e ho fatto in tempo a godermi due scudetti della Roma e una lunghissima serie di cocenti delusioni subite allo Stadio Olimpico, in Tribuna Tevere, dove sono abbonato dal 1974.

2. Ormai tutti sanno che hai impiegato ben dieci anni per scrivere “Perceber”. Cosa ha significato per te impiegare così tanto tempo dietro alla stesura d’un romanzo? Quanto ti ha impegnato e quante risorse hai dovuto compulsare per arrivare alla stesura finale?

Per il primo libro hai vent’anni a disposizione; per il secondo, sei mesi. Perceber è nato quando, a dieci anni, mio padre mi regalò il Tom Jones di Fielding in una vecchia edizione della Garzanti, con la copertina di tela beige e un leone rampante nell’angolo in basso a destra.  Lette le prime sessanta pagine, decisi che volevo fare lo scrittore. Fino ai miei quindici anni, non avevo nessuno con cui condividere la mia passione per la letteratura. Poi, un’estate, conobbi un ragazzo di Milano: Bernardino. Era un incrocio tra il Bruce Springsteen ritratto sulla copertina di Darkness on the edge of town e Joe Strummer dei Clash. Andava in giro in bicicletta con un cappotto nero, leggero, e quando le falde prendevano vento sembrava un pipistrello. Non solo gli piacevano i libri, ma sembrava averli letti già tutti. È stata la prima persona con cui ho potuto parlare di letteratura, e ancora adesso accolgo qualsiasi suo giudizio come il Vangelo. In quelle estati trascorse in Versilia s’andava perfezionando in me la scissione che sarebbe diventata una cifra definitiva del mio carattere. Con Bernardino discutevo di Borges sotto l’ombrellone, stando attendo a non abbronzarmi perché mi sembrava che il pallore potesse bastare a donarmi un’aria da “intellettuale”. Poi, la sera, cantavo Roma capoccia a squarciagola in un piano-bar. Questo per dirti che, ad esempio, ora che è uscito Perceber, la maggior parte della gente che mi conosce non riesce a far coincidere la mia immagine da cazzone con quella di uno che per più di dieci anni s’è messo davanti alla macchina da scrivere e al computer. “Ma quando l’hai scritto?”, mi chiedono. E capisco che non lo so nemmeno io.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Se sei nuovo di qui, dovresti iscriverti al nostro RSS feed. Qui ti spieghiamo cosa sono i feed Grazie per la visita!

Il vagabondo delle stelle – Jack London

Il vagabondo delle stelle
Jack London

di Chiara Perseghin

Ho sempre avuto, nel corso della mia intera esistenza, la netta sensazione di aver vissuto in altri tempi e in altri luoghi, di avere addirittura ospitato in me altre persone. Ma, credimi, lo stesso vale anche per te che leggerai queste righe: torna con la mente alla tua fanciullezza, e rivivrai come tua l’esperienza di cui ti parlo.

Questo è l’inizio di un libro, ma forse dovrei dire di tanti libri uniti assieme, che secondo me non ha eguali. La storia nuda e cruda è piuttosto semplice. Un condannato a morte nel carcere di San Quentin trascorre lunghissimi periodi legato nella camicia di forza. Ma la grandezza dell’intuizione di London sta nel dotare Darrel Standing, questo il nome del protagonista, di una qualità particolare.

Un qualunque essere umano, sottoposto alla camicia di forza per periodi lunghissimi morirebbe, ma non il nostro protagonista. Lui ha una via di fuga: la morte. No, non mi sto contraddicendo. Ora mi spiego meglio. Standing induce il suo corpo alla morte. La prima volta ci impiega parecchio tempo. Parte dal ditino più piccolo del piede e poi pian piano risale lungo il corpo. In questo modo le funzioni vitali quasi si azzerano. Quasi… In realtà lui non muore, è una finta morte che gli consente di trascorrere anche dieci giorni consecutivi dentro la camicia di forza senza accorgersene. In quei dieci giorni Darrel vive altrove, spesso si trova a vestire i panni di altra gente, in altre epoche, in un tempo lontano, molto lontano dal suo.

La prima esperienza di morte indotta lo porta a vagabondare proprio tra quelle stelle che London cita nel titolo. Un’altra volta si risveglia bambino, figlio di una famiglia di pionieri che nel 1857 lasciarono l’Arkansas diretti in California ma vennero attaccati dalle milizie formate da mormoni e indiani. Tante avventure fino a ritrovarsi naufrago, unico superstite, per sette anni in un’isola piccola formata di sole rocce.

Insomma, questo forse vi aiuterà a capire perché all’inizio ho parlato di più libri uniti assieme. London, attraverso Darrel Standing ci fa vivere le esperienze più strane e diverse tra loro, appagando quel desiderio che forse ognuno di noi ha provato da piccolo, di poter essere qualcun altro (una specie di Vitangelo Moscarda, il protagonista di “Uno, nessuno, centomila” di Pirandello, con la differenze che il protagonista di Pirandello veniva percepito dagli altri in modi differenti, mentre il protagonista di London si materializza di volta in volta sotto spoglie diverse), di poter vivere in altre epoche e in altri luoghi.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

“Il cavaliere inesistente” di Italo Calvino

Il cavaliere inesistenteIl cavaliere inesistente

di Italo Calvino
Presentazione dell’autore
Arnoldo Mondadori Editore
Narrativa romanzo
Pagg. 127
ISBN: 9788804482024
Prezzo: € 8,50

Questo romanzo, unitamente al Barone rampante e al Visconte dimezzato, fa parte della cosiddetta Trilogia degli antenati, una specie di albero genealogico dei nostri progenitori.
Se per gli altri due l’autore ritornava poco indietro nel tempo, per questo invece va a ritroso di molti secoli per approdare all’epoca di Carlo Magno e dei suoi famosi paladini.
E’ forse superfluo che evidenzi che il Medioevo raccontato è ben lungi da qualsiasi verosimiglianza storica, un periodo quasi sospeso nell’arco della fantasia, tipico dei poemi cavallereschi, più simili a saghe che a realtà romanzate.
In questo contesto la creatività di Italo Calvino raggiunge livelli  straordinari, dando luogo a un’opera che mescola sapientemente la fantasia con la satira, proiettando il lettore ad effettuare, quasi inconsapevolmente, dei paragoni fra le vicende narrate e certi fenomeni di costume attuali.
Continua..

Todo modo – di Leonardo Sciascia

Todo modoTodo modo
di Leonardo Sciascia

Adelphi Edizioni
Narrativa romanzo
Collana Gli Adelphi
Pagg. 121
ISBN: 9788845917585
Prezzo: € 8,00

“Todo modo… para buscar y ballar la voluntad divina”, così scrive, fra l’altro, nei suoi Esercizi Spirituali Sant’Ignazio di Loyola e quel “todo modo” non a caso è stato scelto da Leonardo Sciascia per dare il titolo a uno dei suoi romanzi più ambigui e che si presta a diverse interpretazioni, ma che, soprattutto, ha delle stranezze che lo rendono unico.
Si presenta come un testo di narrativa gialla, ma pagina dopo pagina perde le sue caratteristiche tipiche, cioè il percorso deduttivo per arrivare alla soluzione, per trasformarsi in un’opera di denuncia politica. Se anche la vicenda appare sempre più inspiegabile e non arriveremo poi a scoprire chi è l’omicida, resta il fatto che i delitti sono accaduti a causa di un dilagante e nefasto clima di corruzione derivante da un torbido miscuglio dei poteri economici, politici e religiosi. Non sono importanti di per sé i crimini quanto invece l’ambiente in cui sono compiuti, le presenze di diversi possibili colpevoli, in apparenza estranei, ma tutti egualmente sospettabili.
E poi troviamo uno Sciascia in bilico fra il razionale e illuministico del personaggio del pittore e l’enfasi mistica di don Gaetano, personaggi entrambi per cui si avverte chiaramente una partecipazione dell’autore che va oltre il puro interesse letterario, quasi che abbia voluto cogliere nell’uno e nell’altro la sua personalità, proponendocela per via mediata.
Continua..

“Il contesto” di Leonardo Sciascia

Il contesto

Il contesto
Una parodia
di Leonardo Sciascia

Giangiacomo Feltrinelli Editore
Narrativa romanzo
Pagg. 118
ISBN: 9788807815232
Prezzo: € 6,00

“In pratica, si trattava di difendere lo Stato contro coloro che lo rappresentavano, lo detenevano. Lo Stato detenuto. E bisognava liberarlo. Ma era in detenzione anche lui: non poteva che tentare di aprire una crepa nel muro.”
Se di Orwell non si può di certo dire che non riuscisse a vedere oltre l’attualità, ma che fosse in grado di preconizzare il futuro, la stessa cosa vale per Leonardo Sciascia, perché in fin dei conti la strategia della tensione, tutta arroccata in lotte di potere, che tanto ha insanguinato l’Italia e che ora in altra forma sembra avere messo radici assai profonde, in un certo senso era stata prevista dal grande scrittore siciliano.
Forse sperava solo che fosse un’intuizione fantastica, tanto da pensare di scrivere un libro al riguardo, quel Contesto che poi si rivelerà drammaticamente anticipatore di un problema da cui ancora non riusciamo a venire a capo.
Continua..

Una storia semplice, di Leonardo Sciascia

Una storia semplice
Una storia semplice
di Leonardo Sciascia
L’Angolo Manzoni Editrice
Narrativa racconto
Collana Corpo 16
Pagg. 80
ISBN: 9788886142274
Prezzo: € 9,30

Il titolo inganna e del resto Sciascia, se non fosse quel grande scrittore che è per la capacità di analizzare fatti e fenomeni nelle loro mille sfaccettature, addentrandosi nell’apparenza alla ricerca di una possibile verità, non avrebbe potuto e voluto scrivere una vicenda gialla, ambientata in una Sicilia di epoca indeterminata, di assoluta linearità, in cui la vittima è proprio la persona che è e l’assassino, o meglio i colpevoli, sono quelli che il lettore attento dei romanzi dell’autore siciliano si attende.
Il racconto, perché trattasi di racconto lungo e non di romanzo, è invece estremamente complesso. Tutto ciò che a prima vista sembrerebbe di un’estrema semplicità è invece un gomitolo ingarbugliato, dove personaggi della giustizia e religiosi sono uniti da un unico filo conduttore che è quello della criminalità organizzata, insomma di quell’organismo distruttore, frutto di connivenze e di indifferenze, che è la mafia.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

I pugnalatori. Leonardo Sciascia – Adelphi

I pugnalatoriI pugnalatori

di Leonardo Sciascia

Nota finale dell’autore
Adelphi Edizioni
Collana Piccola Biblioteca Adelphi
Narrativa romanzo storico
Pagg. 108
ISBN: 9788845917516
Prezzo: € 8,00

Il 1° ottobre 1862 la città di Palermo è funestata da una terribile azione criminale; infatti, alla stessa ora, e in luoghi diversi tredici persone, in nessuna relazione fra loro, vengono pugnalate da sconosciuti. A investigare sul grave fatto di sangue, che appare subito come il frutto di una sordida macchinazione, è il procuratore Guido Giacosa, piemontese e da poco dimorante in Sicilia. Riuscirà, con non poche difficoltà, a scoprire i colpevoli e anche i mandanti, ma questi ultimi sono personaggi di elevato livello e il povero magistrato ne uscirà distrutto.
Da un fatto veramente accaduto, Leonardo Sciascia costruisce qualche cosa di più di un romanzo storico, ma un’indagine nell’indagine, una serrata e logica dissezione del potere che, nelle sue faide, richiama comportamenti che saranno motivo di lutti più di un secolo dopo.
E’ veramente rilevante la lucidità con la quale lo scrittore siciliano descrive l’atmosfera dell’epoca, di una Sicilia da poco parte del Regno d’Italia, con i nobili locali che proseguono nel loro assurdo gioco di abbracciare la causa del nuovo governante, per poi immancabilmente chiedere il ritorno del precedente, tutti tesi a speculare vantaggi spesso risibili.
In un complotto di grande portata solo l’opera di Giacosa, onesto e ligio funzionario di giustizia, riesce a impedirne la prosecuzione, volta a creare destabilizzazione, sfiducia, paura nei cittadini per stragi inspiegabili che purtroppo ricorrono nella storia del nostro paese. Gli indizi, le prove sono tali da consentire la condanna degli esecutori e dei mandanti, ma nelle mani del boia finiranno solo quei pugnalatori che per una modesta somma hanno sparso il terrore in città. La testa del serpente, nobili ed ecclesiastici, non viene nemmeno scalfita, nella logica aberrante che i poteri e i contropoteri sono composti da individui della stessa pasta, una specie di confraternita che gioca a una guerra le cui vittime sono solo i cittadini.

Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Il giorno della civetta, di Leonardo Sciascia – Adelphi editore

Il giorno della civetta

Il giorno della civetta
di Leonardo Sciascia

In copertina Tavola del gioco degli scacchi
di Fabrizio Clerici
Adelphi Edizioni
Narrativa romanzo
Collana Gli Adelphi
Pagg. 137
ISBN: 9788845916755
Prezzo: € 7,50

Basterebbe già lo sfolgorante incipit con quella corriera che sta per partire nella piazza di un paese siciliano, che anzi si avvia fra sussulti vari e poi si ferma perché il bigliettaio si accorge che un ritardatario richiama l’attenzione correndo; ecco, si apre la porta del mezzo, l’uomo vestito di scuro si appresta a salire, ma due colpi squarciati lo fermano un istante a mezz’aria e infine lentamente, quasi al rallentatore, il corpo finisce per afflosciarsi.
Dico basterebbe, perché la scena è talmente viva che sembra di essere presenti, lì in un’alba livida con le sfilacce di nebbia, e questo non è che l’inizio di un romanzo che avvince, costringe il lettore a convivere con i personaggi, a respirare l’aria di paura, ad annusare il pericolo a ogni svolta, immerso nell’atmosfera quasi rarefatta della realtà di un’isola soffocata e dominata dalla mafia.
La scrittura di Sciascia volutamente tralascia il superfluo, è essenziale, precisa, ritaglia i  protagonisti con la precisione di un bisturi nelle mani di un chirurgo estetico. Nulla è lasciato al caso e tanto meno al compiacimento, affinché l’atmosfera sia resa nel modo più esatto possibile.
Le pagine scorrono, le dita le girano impazienti e anche intimidite; il viaggio all’interno di un inferno di apparente normalità è quanto di più grande al riguardo sia mai stato scritto.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

I perdenti bellissimi di Leonard Cohen. Un moderno capolavoro sull’amore. Fandango libri

I perdenti bellissimi di Leonard Cohen

Un moderno capolavoro sull’amore
da uno dei più acclamati poeti

di Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen Beautiful LosersNon so cosa sia l’amore, se sia bello, se sia brutto, innocente o sprezzante, non so se vale la pena ricercare il nome che gli fu proprio tanto tempo fa, almeno un milione di baci fa, se il tempo ha giocato uno strano scherzo allo spazio per divorarlo o più semplicemente per cacciargli una clessidra in culo. I fiori di Hitler continuano a fiorire e il poeta sa che la poesia passerà come tutte le cose della vita… l’amore della vita per la vita, bello, ma alla fine ogni cosa passa, anche quell’Eternità che avevamo immaginato immarcescibile perché catturati nel nostro egoismo di stringere al petto persone come fossero oggetti.
Forse è destino che si sia semplici beautiful losers, ma la semplicità non si prostituisce a tutti e non si dichiara “io sono”, non si dichiara a nessuno, però si lascia possedere da chi la vuole; e la possessione è la sua identità, “io sono” mai pronunciato come sussurro, ma, in qualche caso, urlato oltre il muro del suono, forse un grido d’aiuto o di sovraumana disperazione. Se non si è semplici, non si può pretendere di essere “belli” in nessun senso. La semplicità è come la “Bocca di Rosa” di Fabrizio De André.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

A ciascuno il suo, di Leonardo Sciascia – Adelphi editore

A ciascuno il suoA ciascuno il suo
di Leonardo Sciascia

Adelphi Edizioni
Narrativa romanzo
Collana Gli Adelphi
Pagg. 151
ISBN: 9788845915147
Prezzo: € 8,00

Un giallo di raffinata costruzione che tuttavia non è un giallo o almeno, come tale,  è del tutto atipico: questo è il bellissimo romanzo di Sciascia A ciascuno il suo.
Del resto Italo Calvino, in una lettera a Sciascia del novembre del 1965, scriveva: “ Ho letto il tuo giallo che non è un giallo, con la passione con cui si leggono i gialli, e in più il divertimento di vedere come il giallo viene smontato, anzi come viene dimostrata l’impossibilità del romanzo giallo nell’ambiente siciliano”.
La vicenda è di quelle che appassionano il lettore per arrivare alla soluzione, ma le descrizioni dei personaggi, delle atmosfere, degli ambienti è prioritaria, quasi che Sciascia volesse far sapere che in un simile contesto tutto ciò che avviene non è per caso e rientra in una normalità dettata dalla sempre presente associazione mafiosa.
La trama, con l’investigatore improvvisato, questo professor Laurana che ha un vizio mortale per il luogo dove vive, cioè la curiosità, è peraltro avvincente, ma ripeto che quel che conta è lo sfondo, con la vita di piccola provincia, il circolo dei notabili, la connivenza, magari obbligata, con le attività di malaffare.
Continua..

José Saramago. La caverna. Einaudi, ET

José Saramago
La caverna

di Iannozzi Giuseppe

José Saramago - La cavernaJosé Saramago è nato ad Azinhaga nel 1922: narratore, poeta e drammaturgo, ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1998. Tra le sue opere, tutte originalissime e scritte con stile inimitabile, è d’obbligo segnalare almeno i seguenti titoli: L’anno della morte di Ricardo Reis, La zattera di pietra, Storia dell’assedio di Lisbona, Viaggio in Portogallo, Cecità, Oggetto quasi, Teatro, Tutti i nomi, Il racconto dell’isola sconosciuta, La caverna, L’uomo duplicato, Saggio sulla lucidità, Le intermittenze della morte, Poesie.
«L’uomo più saggio che io abbia conosciuto non sapeva né leggere né scrivere. Alle quattro di mattina, quando la promessa di un nuovo giorno stava ancora in terra di Francia, si alzava dal pagliericcio e usciva nei campi, portando al pascolo la mezza dozzina di scrofe della cui fertilità si nutrivano lui e sua moglie, i miei nonni materni. [...] Talvolta, nelle calde notti d’estate, dopo cena, mio nonno mi diceva: “José, stanotte dormiamo tutti e due sotto il fico” [...]. In piena pace notturna, tra gli alti rami dell’albero, mi appariva una stella, e poi, lentamente, si nascondeva dietro una foglia, e, guardando da un’altra parte, come un fiume che scorre in silenzio nel cielo concavo, sorgeva il chiarore opalescente della Via Lattea. E mentre il sonno tardava ad arrivare, la notte si popolava delle storie e dei casi che mio nonno raccontava: leggende, apparizioni, spaventi, episodi singolari, morti antiche, zuffe di bastoni e pietre, parole di antenati, un instancabile brusio di memorie che mi teneva sveglio e al contempo mi cullava. Non ho mai potuto sapere se lui taceva quando si accorgeva che mi ero addormentato, o se continuava a parlare per non lasciare a metà la risposta alla domanda che gli facevo nelle pause più lunghe che lui volontariamente metteva nel racconto: “E poi ?” [...] Molti anni più tardi, scrivendo per la prima volta di mio nonno Jeronimo e di mia nonna Josefa, mi accorsi che stavo trasformando le persone comuni che erano state in personaggi letterari, e che questo era probabilmente il modo per non dimenticarli, disegnando e ridisegnando i loro volti con un lapis cangiante di ricordi [...]. Nel dipingere i miei genitori e i miei nonni con i colori della letteratura, trasformandoli da semplici persone in carne e ossa in personaggi di nuovo e in modi diversi costruttori della mia vita, senza accorgermene stavo tracciando il percorso attraverso il quale i personaggi che avrei inventato, gli altri, quelli veramente letterari, avrebbero fabbricato e mi avrebbero portato i materiali e gli arnesi che, finalmente, nel buono e nel meno buono, nel sufficiente e nell’insufficiente, nel guadagnato e nel perduto, in quello che è difetto, ma anche in quello che è eccesso, avrebbero finito per fare di me la persona in cui oggi ancora mi riconosco: creatore di quei personaggi, ma al tempo stesso loro creatura». (José Saramago – Dalla lettura per il Premio Nobel, 7 dicembre 1998)
Continua..

Figlio di Dio. Cormac McCarthy. Einaudi, ET

Figlio di Dio
Cormac McCarthy

di Giuseppe Iannozzi

Cormac McCarthy - figlio di dioCormac McCarthy, nato nel Rhode Island nel 1933, è cresciuto in Tennessee, dove ha frequentato l’Università, abbandonandola per ben due volte. Entrato nel ‘53 nell’Air Force, vi è rimasto per quattro anni. Attualmente vive a El Paso, in Texas, lontano dal clamore. McCarthy non concede interviste e non frequenta gli ambienti letterari e mondani: un uomo che non ha bisogno di amicizie mondane per essere scrittore. Tra le sue opere, tutte di grande sapienza artistica e letteraria, è giusto ricordare almeno, Il guardiano del frutteto, Il buio fuori, Meridiano di sangue, Cavalli selvaggi, Oltre il confine e Città della pianura. Cavalli selvaggi, ha conquistato il National Book Award.
Il serial killer americano è intelligente, quasi sempre un colletto bianco, un uomo di cultura, addirittura di lettere, quasi mai un freak. Cormac McCarthy ha dato vita ad un serial killer anomalo, un freak: infatti, Figlio di Dio racconta la storia di Ballard, un freak la cui quotidianità placida e noiosa, all’improvviso, diventa un’orgia di sangue e d’amore. Il romanzo è la biografia di un uomo, che nella vita non ha alcuna ambizione, solo quella di vivere, e forse non ha neanche tanta voglia di vivere. Ballard affronta la vita così come affronterebbe un raffreddore: la vita, per Ballard, non è una malattia da combattere, piuttosto è una “cosa” che accade a chi è una cosa viva o meglio un figlio di Dio. Ma il Figlio di Dio di Cormac McCarthy è uno che non prega e non crede in un piano divino; invece crede nel suo istinto, marchio a fuoco nella sua carne: “Aveva deciso di continuare il suo viaggio perché tornare indietro non poteva, e quel giorno il mondo era bello come lo era stato tutti i giorni fin dal principio, e lui viaggiava verso la morte… Forse percepivano un allentarsi dell’oscurità che il viaggiatore, invece, non poteva ancora cogliere, benché continuasse a guardare verso Oriente. Forse una nuova freschezza dell’aria. In ogni punto della terra addormentata i galli lanciavano i loro richiami e si rispondevano l’un l’altro. Oggi come nei tempi andati. Qui come in altri Paesi.” (da Figlio di Dio di Cormac McCarthy)
Continua..

La scomparsa di Majorana, di Leonardo Sciascia

La scomparsa di MajoranaLa scomparsa di Majorana
di Leonardo Sciascia

con un saggio di Lea Ritter Santini
Adelphi Edizioni
Collana Gli Adelphi
Narrativa Romanzo
Pagg. 119
ISBN: 9788845918711
Prezzo: € 9,00

Oggi probabilmente solo gli studenti di matematica e fisica sanno chi è stato Ettore Majorana, scomparso misteriosamente nel 1938, forse durante il viaggio in nave fra Palermo e Napoli, dove insegnava nella locale università. Di lui disse Enrico Fermi: “Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fanno del loro meglio ma non vanno lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso”.

Leonardo Sciascia, il grande scrittore, siciliano come Majorana, tralasciate per un momento le opere di denuncia della mafia, si interessa con questo splendido libro della scomparsa dell’insigne matematico, basandosi sul famoso episodio di cronaca della presunta morte, raccogliendo a distanza di anni notizie anche incomplete, frammentarie, e dichiarazioni di persone che lo conobbero e gli furono vicine. Il risultato è un ritratto talmente realistico che Majorana stesso ne sarebbe rimasto impressionato. Ma, sarebbe fare un torto a Sciascia se si limitasse la peculiarità del suo libro a una semplice connotazione, se pur di valore, del personaggio, perché ci sono anche altre finalità, che esulano dalla soggettività del caso specifico. Lo scrittore siciliano, così attento a scrutare l’uomo nella sua struttura dinamica mentale, affronta anche il problema della scienza e del suo interagire con chi la coltiva, e Majorana sembra proprio l’individuo adatto a personificare la sete del sapere e la paura delle conseguenze che potrebbero derivare da una scoperta.

Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Cittanòva Blues. Francesco Gucccini. Oscar Mondadori

Cittanòva Blues

Francesco Gucccini

Oscar Mondadori

di Iannozzi Giuseppe

Francesco Guccini - Cittanova bluesNon ho mai negato di essere sfegatato ammiratore di Francesco Guccini, poeta assoluto, scrittore superbo. Certe volte mi fa rabbia, rabbia perché non so scrivere come sa lui, con modestia e pregnanza omerica. Ma questo è un altro discorso, mentre ciò che mi preme in questa sede è di parlare dell’ultimo romanzo del Cantastorie, “Cittanòva Blues”Mondadori nella collana Scrittori Italiani e Stranieri (SIS).
Ma prima di “Cittanòva Blues”, è d’obbligo fare un passo indietro, quando Guccini diede alle stampe un romanzo superbo, “Cròniche Epafàniche”: ebbe a dire Pier Vittorio Tondelli a proposito di questo primo lavoro di Francesco Guccini: “…con Cròniche Epafàniche (1989), la cui fruizione non sarà molto agevole, né massimamente comprensibile, a chi non ha esperienza del dialetto emiliano o, per essere più precisi, delle parlate tosco-modenesi che costituiscono la lingua di queste sue nuove narrazioni. Ma sarà una lettura anche divertente e interessante per chi coglierà, fin dalle prime righe, la voce profonda e arrotondata del nostro sommo cantastorie, vedrà la sua immagine, coglierà la sua ironia. Le battute, la sentimentalità vera di tutto un percorso e un lavoro artistico. Leggendo ripenso a Radici, a certi concerti in cui Guccini raccontava di Pavana e dell’Appennino, e già imbastiva, davanti al pubblico, i ricordi e gli aneddoti di un modo di vita, di un’infanzia che nel romanzo, oggi, sembra un po’ quella selvaggia di Tom Sawyer. La campagna, il fiume, il mulino, la descrizione degli ambienti della casa, le piccole leggende di paese, gli animali, gli oggetti di uso quotidiano, la bottiglia per macinare il sale, la marmellata nelle “tinozzine di legno chiaro”, l’uccisione del maiale, l’emigrazione, le cassette di mele e pere che profumavano i solai e le cantine per tutto l’inverno, le uova conservate nella calce… tutto questo non viene riportato alla ribalta del racconto con demagogia o perbenismo o la becera filosofia del “quando eravamo povera gente”. La miseria è miseria. La fatica, la povertà, anche la promiscuità di intere famiglie costrette a vivere nelle stesse stanze non hanno niente di poetico, né di aulico, e nessuno le rimpiange. Guccini preferisce fare di tutti questi ricordi una materia linguistica viva e narrata. Riesce con la sua capacità di cantastorie e cantautore a dare musicalità ai ricordi, ai modi di dire, ai personaggi. E così agisce sulla nostra memoria. Perché queste Cròniche sono potentemente reinventate sulla pagina e, nonostante l’accuratezza filologica, la scrittura è condotta su modelli letterari ben rintracciabili: cronache popolari, certo, ma anche il parlato selvaggio di certi narratori americani, lo slang degli anni sessanta e, perché no, anche la lingua immaginaria e carnale di un Rabelais.” E l’autore, Francesco Guccini, spiegò così il suo primo romanzo: “Sono storie di Pavana il mio paese, che si dipanano sul filo della memoria. Il racconto parte dalla vecchia casa dove abitavo, un mulino ad acqua. Come genere letterario potrei definirlo un falso minimalismo”. L’ideale seguito di Cròniche Epafaniche è “Vacca d’un Cane” pubblicato per i tipi Feltrinelli.
Oggi, a distanza di tanti anni, la trilogia nata sull’Appennino, attraversando in lungo e in largo i colli modenesi, si conclude con “Cittanòva Blues”.
“Cittanòva Blues”, come indica il titolo, è un lungo blues poetico che accoglie dialetto, gergo, modi di dire, giochi di parole: è un blues che non si piange addosso, ma che ritrae con estrema sapienza poetica gli anni Sessanta, i sogni di quegli anni, le illusioni, le vittorie e le tante sconfitte sociali e politiche, ma anche la musica: “… e fabulando del più e del meno gli avevi fatto la proposta, verresti a suonare con noi? Abbiamo un complesso così e così (allora si chiamavano complessi, ed erano di là da venire i tempi dei gruppi, e poi quello delle band, coma la band d’Affori). E lui, a piedi con altri sgobbi, scioltisi oramai i favolosi Golden Rock Boys (pensa tè) aveva accettato, con signorile superiorità.” (da Cittanòva Blues)
Continua..

Richard Fariña. “Così giù che mi sembra di star su” – Fandango Libri

Richard Fariña
“Così giù che mi sembra di star su”

Fandango Libri

di Iannozzi Giuseppe


“Questo libro arriva come un coro di alleluia intonato da duecento suonatori di kazoo perfettamente intonati”

Thomas Pynchon

Richard Farina - Così giù che mi sembra di stare suRichard Fariña incontrò Thomas Pynchon nell’ambiente universitario; Pynchon non ha mai negato di “comprendere” in Fariña un autore singolare dotato di grande umana capacità espressiva. Purtroppo, oggi, di questo autore ben pochi hanno memoria; eppure, il suo romanzo, “Been Down So Long It Looks Like Up To Me”, dopo la pubblicazione, divenne subito un testo di culto presso gli ambienti universitari, una sorta di bibbia, o testamento, per chi aveva incontrato Jack Kerouac e la Beat Generation.
Il romanzo di Richard Fariña, troppe volte, erroneamente è stato accostato e confuso con lo spirito della Beat Generation; in realtà, l’autore aveva poco o nulla a che vedere con la spiritualità adrenalinica della strada di Kerouac e con l’urlo di Allen Ginsberg. Era un personaggio solitario, racchiuso nel suo mondo, ma anche capace di una grande umanità che riusciva a imporre con la sua semplice presenza. “Vigile su ogni cosa”, ricorda Thomas Pynchon nell’introduzione al romanzo di Richard Fariña.
“Been Down So Long It Looks Like Up To Me” è stato ingiustamente relegato nella dimenticanza; mancava da un po’ di tempo in libreria, e anche oggi, che è stato ristampato dai tipi Fandango in una ottima traduzione di Maurizio Bartocci, sembra che l’attenzione del pubblico e della critica sia stata pressoché vicina allo zero. Qualche critico benpensante ha subito bollato il romanzo come l’ennesimo “rapporto” sulle tensioni sociali e artistiche degli anni Sessanta, poi, subito è stato nuovamente dimenticato. Un simile atteggiamento critico, ritengo sia nocivo nei confronti della letteratura americana, quella grande che non è semplicemente accordo di nomi che vanno per la maggiore come Hemingway, Faulkner, Bukowski. Con ciò non intendo dire che questi autori non siano validi. Anzi! Piuttosto mi preme evidenziare che, oltre ai nomi sulla bocca di tutti perché ritenuti (bollati) come “classici”, esistono anche altri artisti che hanno disegnato mirabilmente l’America e le sue contraddizioni e speranze, ma anche i suoi sogni, nonché lo spirito indipendente di tanti artisti in cerca di una realtà naturalmente reale.
Continua..

«L’ ultima del diavolo», nuovo romanzo di Pietrangelo Buttafuoco, è un thriller teologico

Narrativa «L’ ultima del diavolo», nuovo romanzo di Pietrangelo Buttafuoco, è un thriller teologico

L’eremita che incontrò Maometto

Una leggenda unisce Cristianesimo e Islam delle origini

Pietrangelo Buttafuoco - L'ultima del diavoloC’ è al centro di questo secondo romanzo di Pietrangelo Buttafuoco una figura che di nome fa Bahira: un nome siriaco che significa «l’ Eletto». Ove poi si aggiunga che questo è solo uno dei nomi coi quali è noto – nella tradizione occidentale figura come Sergio -, si capisce che si sta trattando d’ un personaggio sì reale, ma di quella fascinosa realtà che prende corpo nelle leggende. E non è leggenda di poco conto, la sua: perché è la leggenda stessa della nascita dell’ Islam. Bahira è un nome che non manca nelle più antiche biografie islamiche di Maometto, in cui si ricorda (e si veda ad esempio Vite antiche di Maometto, Mondadori, 2007, pp. 32-35) l’ incontro nel deserto siriaco con quel monaco eremita cristiano che un bel giorno, in quel di Bosra, invita alcuni carovanieri a riposarsi presso di lui: riconoscendo in un fanciullo quei segni che una visione gli preannunciavano come appartenenti al Profeta. Una leggenda che ha a lungo alimentato polemiche, tra storiografia islamica che in questo atto riconosceva la prova della verità della missione profetica di Maometto; e storiografia bizantina che invece insisteva sull’ uso deformato da parte di Maometto della dottrina religiosa del cristianesimo insegnatagli per di più da un monaco considerato eretico.

Da qui il fulcro del romanzo; che in sé ha già il senso del grottesco, trattandosi di far sì che di questo Bahira, di cui nessuno e neppur la Chiesa ha il ricordo, ma che per il diavolo è un santo, si perda per sempre ogni traccia. E questo proprio mentre, al contrario, la Chiesa ortodossa russa sta cercando ogni possibile prova per santificarlo. E uno solo è il possibile strumento per raggiungere entrambi gli scopi: impossessarsi dei papiri nei quali Bahira aveva rinvenuto quelle rivelazioni che gli avrebbero permesso, novello Giovanni Battista, di riconoscere e annunciare nel piccolo Maometto il Messia arabo. Trovarli per distruggerli o sfruttarli. E, però: papiri scomparsi nel nulla dopo essere passati, nel corso dei secoli, in un andirivieni continuo, a scopo fraternamente protettivo, da mani arabe a mani cristiane, dalla Mecca all’ Abissinia, a Gerusalemme, sino ad approdare alla cattedrale di San Nicola di Bari.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

101EasyWeb provides high-quality web site hosting and domain registration services. Our hosting plans allow hosting of personal and business websites, e-mails, FTP, 24/7 support and many FREE bonuses: web site builder, Front Page support, Elefante Installer with 30+ FREE PHP scripts, among them blogs, forums, e-Commerce, CMS, image galleries