I racconti di guerra, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

I racconti di guerra
Mario Rigoni Stern
Introduzione di Folco Portinari
Edizioni Einaudi
Narrativa raccolta di racconti
Pagg. 616
ISBN: 9788806181154
Prezzo: € 16,80
In questo libro di ben 616 pagine sono ricompresi tutti i racconti che Mario Rigoni Stern ha dedicato al tema della guerra nei suoi precedenti lavori, oltre ad alcuni articoli apparsi su giornali e riviste.
Si tratta quindi di un’opera tematica “omnia” ordinata cronologicamente dall’autore e infatti ci sono quattro grandi capitoli dedicati, rispettivamente, alla prima guerra mondiale, a quella immediatamente successiva, cioè la seconda, alla prigionia e alla resistenza.
Perché Stern abbia voluto riunire in un unico volume tutte queste prose penso sia abbastanza evidente; in lui, uomo in completa sintonia con l’ambiente spontaneo della natura e fratello per indole di tutti gli altri uomini, il ricordo di ciò che di orrendo, di tragico e di incivile è rappresentato dalla guerra deve essere perpetuato, affinché chi non ha subito, chi non ha sofferto sappia quanto altri, prima, hanno patito. L’intento è pertanto chiaramente pacifista e non è un caso se l’opera è uscita nel 2006, dopo la prima e la seconda guerra dell’Iraq, dopo il conflitto in Afganistan. Posso solo immaginare l’angoscia di un povero vecchio, scampato alle campagne d’Albania e di Russia e alla prigionia nei lager tedeschi, nel constatare che oggi regna una sostanziale indifferenza verso conflitti che non ci toccano direttamente; e allora solo chi sa, solo chi ha provato sulla propria pelle che cosa significhi una guerra, si deve sentire in dovere di mettere sull’avviso, ricordando anni di dolore, vittime che il tempo ha affossato nell’oblio.
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La moglie di Maometto agita gli Usa
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

La moglie di Maometto agita gli Usa
Timori di rappresaglie contro l’autrice e gli editori de «Il gioiello di Medina», in uscita a giorni
NEW YORK (Stati Uniti) – Prima ancora di uscire lunedì, un romanzo su una delle mogli di Maometto, la giovane A’isha, ha destato scandalo nella comunità islamica d’America, e ha spinto i suoi gruppi estremisti a minacciare rappresaglie. All’inizio della settimana, dopo che la sede della sua corrispondente londinese era stata incendiata, la casa editrice, la Beaufort books di New York, è rimasta chiusa per timore di attentati, e questo week end è presidiata dalla polizia. Un caso analogo a quello dei “Versi satanici” di Salman Rusdhie del 1998, che indussero gli ayatollah in Iran a condannarlo a morte, condanna mai eseguita.
«MAOMETTO PROGRESSISTA» - L’autrice del romanzo, Sherry Jones, una giornalista di Spokane nello stato di Washington, sostiene che esso traccia un ritratto positivo di Maometto, e di non avere perciò paura: «Per i suoi tempi - ha dichiarato - il profeta fu progressista, rispettò le donne e fece molto per loro». Ma la sua interpretazione del rapporto amoroso tra Maometto e A’isha, una femminista anti litteram, pare avere destare le ire dei fedeli dell’Islam. Il romanzo, «Il gioiello di Medina», racconta delle vicende della Arabia del settimo secolo dal punto di vista di A’isha, una giovane donna indipendente, in lotta con la dominante cultura maschilista, e contiene accese pagine di sesso.
CASA EDITRICE IN FUGA - Una delle più note case editrici americane, la Random House, doveva pubblicarlo il 12 agosto, ma vi rinunciò alcuni mesi prima a causa delle minacce ricevute dai gruppi estremisti islamici. Scoppiò una polemica in cui intervenne anche Rushdie chiedendo che il libro venisse pubblicato da altri, e la Beaufort books se ne assicurò i diritti. Adesso ne ha anticipato l’uscita di una settimana per dimostrare che non denigra Maometto. Ha affermato Eric Kampmann, il suo direttore: «Non è una critica della religione islamica, il libro è già in vendita in qualche altro paese, a esempio in Serbia, ed è stato ben recensito». Nulla a che vedere con le vignette dissacranti del profeta comparse su un giornale che scatenarono torbidi in Danimarca.
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Appunti della Storia, di Gaspare Armato
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Appunti della Storia
di Gaspare Armato
Ideazione copertina di Maria Catalina Alvarez
Edizioni Autorinediti
www.autorinediti.it
info@autorinediti.it
Saggio storico
Pagg. 108
ISBN: 9788895300498
Prezzo: € 9,50
La passione per la storia di Gaspare Armato è inequivocabile, tanto che è il dominus di un blog dove si parla esclusivamente di questa materia, a scuola troppo spesso trascurata e comunque non considerata, erroneamente, prioritaria.
Peraltro il metodo di approccio dell’autore toscano è quanto mai ampio, non comprendendo solo i fatti salienti che si sono verificati, ma estendendo la visione alle caratteristiche di determinati periodi, con la descrizione di usi, di costumi, perfino dell’alimentazione. In questo modo il risultato è rappresentativo in misura abbastanza attendibile dei personaggi ignoti della storia, cioè della quasi totalità degli esseri umani di un’epoca, ombre sconosciute che pure hanno collaborato in modo determinante al concretizzarsi di eventi che non possono trovare spiegazione solo nell’iniziativa dei singoli, ma inquadrandoli nel contesto generale.
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Le stagioni di Giacomo, di Mario Rigoni Stern
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Le stagioni di Giacomo
di Mario Rigoni Stern
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 161
ISBN: 9788806181758
Prezzo: € 9,00
Le stagioni di Giacomo è un romanzo struggente su una gioventù che non poté conoscere le gioie della vita tipiche della sua età, su un mondo di miseria e di fame in cui tuttavia fiorivano la solidarietà e il mutuo soccorso, su un fascismo retorico e tronfio che non solo non permise a tanti, a troppi di vivere dignitosamente, ma che sacrificò inutilmente in una guerra non sentita proprio quei figli che avrebbero dovuto rappresentare l’avvenire.
Giacomo, l’amico di Mario Rigoni Stern, non può essere bambino, ma si deve adattare a qualsiasi lavoro pur di sopravvivere. Così segue le orme del padre diventando un recuperante, cioè raccogliendo quanto di bellico è rimasto sull’altopiano. E’ un lavoro duro, pericoloso e anche poco remunerato, ma è l’unico possibile, perché il regime, nonostante le promesse, non è in grado di creare nuove occasioni di occupazione, se non per periodi limitati e sempre legati al suo mondo irreale dove conta solo l’apparenza.
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“1967″ di Cristiano Ferrarese
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

“1967″ di Cristiano Ferrarese, è il primo libro un virus che andrà a comporre una trilogia pubblicata nell’arco di 12 mesi (il secondo pezzo del puzzle, 1976, a settembre 2008, e il terzo, 1985, a febbraio 2009).
fonte: http://ilcircolop.blogspot.com/
Una voce maleducata grida per tutto il 1967, da un manicomio, la sua storia (o leggenda?) o-scena e malsana. Gesù il Cristo come unico referente delle sue azioni e una poliziotta cicciona e sempre ubriaca come propria nemesi… 1967 è la continua deviazione senza sosta della cattiva coscienza collettiva che esploderà muta nell’anno seguente… il devastato 1968. C., la poliziotta cicciona e Gesù il Cristo sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo di un genere umano putrido ridotto a carne macellata…
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Vieri Tommasi Candidi, Da un’altra parte, Cicorivoltaedizioni.com
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Vieri Tommasi Candidi
Da un’altra parte
collana: i quaderni di Cico
Cicorivoltaedizioni
ISBN 978-88-95106-35-9
© luglio 2008 - € 10,00 - pp. 137
in copertina, illustrazione originale e copywrite di Emidio Giovannozzi
Adattamento grafico, di Phab Postini
Dalla Napoli dei Quartieri Spagnoli alla Milano dei quartieri alti la strada è lunga e piena d’insidie. Tre voci narranti si combinano tra loro, dando vita a una prosa spaesante, mozzafiato, che ci afferra sin dal primo rigo e ci lascia andare, stremati, solo all’ultimo. Interazioni, slittamenti, movimenti senza tregua da una realtà all’altra, da un luogo mentale all’altro in continua sovrapposizione. Ciò che è vicino si allontana, ciò che è lontano si sta avvicinando. La trama crossover del secondo romanzo di Vieri Tommasi Candidi si compone come un affascinante e misterioso puzzle. Una strada vera e una metaforica s’intrecciano, trasportandoci in una dimensione profonda in cui il fuori e il dentro della realtà non sono poi così distanti.
Storia d’amore, di disperazione, di sangue. Sangue del corpo. Sangue dell’anima. Storia di un passato che riemerge in tutta la sua crudezza e di un presente troppo doloroso per essere sopportato. Fino al colpo di scena finale che dona un nuovo senso a tutte le cose.
Nato nel 1966 a Firenze, Vieri Tommasi Candidi vive da una decina d’anni tra le colline del Chianti. È autore di alcuni racconti pubblicati dalla rivista Inchiostro e da Doc Toscana, e di un romanzo, Là oltre la fine del giorno, edito da Carlo Zella Editore. Il suo luogo internet è: www.vieritommasicandidi.splinder.com
Da un’altra parte è il suo secondo romanzo.
Intervista a Giuseppe Iannozzi autore di “Morte all’alba”
Pubblicato da chiaraperseghin
Intervista a Giuseppe Iannozzi autore di “Morte all’alba”
La persona che ho intervistato oggi non ha bisogno di tante presentazioni. Chi bazzica la rete prima o poi si imbatte su uno dei suoi siti: Giuseppe Iannozzi, giornalista, recensore, colui che non si risparmia in complimenti o stroncature, oggi ci presenta il suo nuovissimo libro. Si tratta di una raccolta di racconti intitolata “Morte all’alba“.
1) Giuseppe Iannozzi. Il tuo nome è noto sulla rete. Chi naviga ti conosce, molti ti stimano, ma molti ti temono. Sei sincero e pungente. Ti sei fatto più amici o più nemici?
Nel corso degli anni il mio nome, bene o male, è finito sulla bocca di molti. Anche questo è un risultato, disgraziato quanto si vuole ma pur sempre un risultato.
Quando decisi di parcheggiare le chiappe (anche) in Rete non mi aspettavo granché; ad essere sincero al massimo mi aspettavo una slabbratura nelle maglie della Rete e null’altro. Con gli anni Internet ha cominciato a veicolare le scelte dei lettori e più in generale di chiunque faccia arte. Credo di non sbagliare dicendo che oggi buona metà delle informazioni ci arrivano grazie all’http; ed è ormai un dato di fatto che molte notizie approdano prima in Rete e poi sulla carta stampata. Libri, musica, film sono largamente pubblicizzati attraverso Internet. C’è stato un tempo, neanche poi troppo lontano, in cui si pensava che l’e-book avrebbe soppiantato la carta stampata: così non è stato e sinceramente non ho mai creduto che un e-book potesse cancellare dalla faccia della terra il classico libro. Oggi viene utilizzato soprattutto per la manualistica tecnica, e molti autori in erba pubblicano i loro romanzi o fumetti in formato lit o pdf. Sono un mezzo come un altro buono per la promozione, ma non per altro. Il lettore ha ancora la necessità di avere il supporto cartaceo, per fortuna. Il libro, quando nasce invalido e non arriva né al pubblico né alla critica, può tranquillamente finire al macero e diventare carta riciclata utile per stampare altri libri. Si deve solo imparare a riciclare con maggiore attenzione per far fronte al problema carta, allo sfruttamento delle foreste.
Se come me fai il critico e lo fai senza concedere sconti di alcun tipo, è chiaro che ti fai tanti nemici, nemici che spesse volte si dicono tuoi amici per un puro calcolo di convenienza. In campo artistico e critico preferisco avere dei nemici dichiarati piuttosto che tanti sorrisi a trentadue denti: dai primi so che non tradiranno la loro natura, non tanto facilmente comunque, mentre i secondi ci mettono un secondo a pugnalarti alle spalle con i loro sorrisi. Gli amici sinceri, sempre e comunque, sono una rarità, come i buoni libri. Continua..
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Davide Bregola: “Lettera agli amici sulla bellezza”, Liberamente Editore, 2008
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Davide Bregola: “Lettera agli amici sulla bellezza”,
Liberamente Editore, 2008
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]
Bregola ha già al suo attivo almeno due volumi importanti, “Racconti felici”, del 2003, e “La cultura enciclopedica dell’autodidatta”, del 2006.
In questo libro, che potrebbe segnare una svolta nella produzione letteraria del giovane autore, egli ci rende partecipi di una nuova sensibilità che lo ha pervaso e arricchito, mettendolo in contatto con la realtà più intima e nascosta che sta intorno a noi. Non è nuovo il tema che vi si affronta, e non sono nuovi i temi di squisita spiritualità come questo della Bellezza, e lo stesso Bregola ci indica gli autori del passato che hanno rappresentato il suo punto di riferimento nella stesura della “Lettera agli amici sulla bellezza”.
Percorrere una tale strada non è facile. Il cammino, al di là delle apparenze, non è mai lieve, anzi, brucia e consuma. Non è l’attenzione e l’affinamento dei sensi che si richiedono, bensì l’esposizione della propria anima ad un continuo contatto esterno, attraverso il quale un uomo penetra nelle cose per comprenderle e immedesimarvisi. Vi è una qualche santità racchiusa in un’impresa simile; occorre possedere un dono, un carisma: “la bellezza, quando è vera bellezza è cifra del mistero, è richiamo al trascendente.”
Bregola è abituato da una lunga consuetudine con la scrittura a porsi delle domande e a tentare delle risposte. Lo strumento da usare lo conosce assai bene, e infatti ci troveremo di fronte ad un testo di profonda bellezza e di squisita armonia. Quello che un lettore è chiamato a verificare è se lo strumento è riuscito in tutto a rappresentarci una sensibilità che non tutti possediamo e che ci viene offerta come una specie di chiave magica per vedere e capire intorno a sé: “capire che le realtà fisiche sono soltanto immagini di realtà ulteriori di cui fa parte la vera Bellezza.”
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Al Diavul, di Alessandro Bertante
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Al Diavul
di Alessandro Bertante
Marsilio Editori
Narrativa romanzo
Pagg. 245
ISBN: 9788831794992
Prezzo: € 17,00
Questo romanzo, di ambientazione storica, è costituito da due parti.
Nella prima ci sono gli anni dell’infanzia e della giovinezza del protagonista Errico Nebbiascura, figlio di Ruggero, fabbro di un paese della provincia di Alessandria e anarchico convinto. Siamo nei primi anni del XX secolo e l’atmosfera viene resa da Bertante in modo stupendo, con il progressivo avvicinarsi all’ideologia anarchica di questo ragazzo, nato con un occhio viola, segno di presagio e di sventura, e che poi verrà soprannominato al Diavul.
Il periodo storico, con la prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo, è delineato con precisione e con approfondimenti che inducono a riflessioni sul perché degli eventi. In ciò, pertanto, sta anche il pregio di questa prima parte, dove ben poco, per non dire nulla, è lasciato a luoghi comuni e tantomeno alla retorica, lasciando invece intravvedere, nelle pieghe della vicenda, aspetti che poi si proiettano anche nell’oggi.
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Sospirano in corsivo le colline
Pubblicato da LadyLunaa

Sospirano in corsivo le colline
Sospirano in corsivo le colline innalzando nebbie rosate
frustate da cumuli di nubi nere come torri
- sentinelle mobili al tramonto - respirano gemendo
le colline ascoltate dai fari delle auto risalenti vie segrete
da lontano risponde la spiaggia-mare: così triste
sotto quella neve sfuggente
tra i fogli della scrivania s’addensano spirali
nel vortice di luce della lampada che fissa un inverno
mai immaginato - ma saputo -
così diverso, d’ombre compresso sulle dita della mano
che si burla dei rumori di una stanchezza improvvisa
inespressa in folate sdrucciole risuonanti di perché.
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La chimera, di Sebastiano Vassalli
Pubblicato da Renzo Montagnoli

La chimera
di Sebastiano Vassalli
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo storico
Pagg. 308
ISBN: 8806172743
Prezzo: € 9,80
Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo,
bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte,
o in fondo al nulla; magari laggiù, un po’ a sinistra
e un po’ oltre il secondo cavalcavia, sotto il «macigno bianco» che oggi non si vede. Nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia. E così ho fatto.
(dalla Premessa)
Sebastiano Vassalli è un autore che scrive del passato, grazie a un meticoloso lavoro di ricerca storica, ma che ha lo sguardo sempre rivolto al presente.
Un chiaro esempio è dato da La chimera, libro di notevole valore, forse il suo più riuscito.
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Morte all’alba, due parole più altre due per spiegare l’inspiegabile
Pubblicato da admin
Morte all’alba
di Giuseppe Iannozzi
Dovrebbe esser facile spiegare il perché di “Morte all’alba”, ed invece no. Ma cercherò comunque di spiegare i motivi salienti per cui ho deciso di rendere disponibili alcuni miei scritti.
Che qualcuno ci voglia credere o meno, è da tempo che mi si chiede di pubblicare. Ora io non so dirvi se questo libro lo si possa considerare a pieno titolo una pubblicazione; però uno con il vizio di scrivere l’ha scritto parola dopo parola, pagina dopo pagina, e nel suo piccolo questo qualcuno in qualche modo bisogna pur indicarlo, o etichettarlo: per brevità chiamato scrittore! *
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Marco Simonelli, Palinsesti, Editrice Zona
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Marco Simonelli
Palinsesti
S. Kessler, Ridge e Brooke, Ken e Barbie, la Cueva, Holly e Benji, Wanna Marchi… Ogni stella ca[n]dente, indistintamente s-oggetto e persona, è uno schianto di meteora dello Star System (esemplare la parabola di Superman), l’ante[n]nato fondale a luci intermittenti (galassia e buco nero) che senza posa si (e ci) ri-scrive. Appunto Palinsesti, ossia ri-produzione di una “letteratura” (e annessa mitologia) biodegradabile, torchiata sulla vanitas dell’usa-e-getta patinato e destinata a perdersi nell’eco breve dello stretto tempo televisivo. E paradossalmente, consegnata al megafono metrico, quasi per contrappasso, a divenire invece memorabile. (Zapping, di Federico Scaramuccia).
L’ho letto Marco Simonelli.
E’ la poesia che da anni aspettavamo per entrare finalmente in contatto con l’aliena società che viviamo/subiamo – in maniera passiva a novanta gradi, o in piedi ma a sognare a occhi aperti, noi eterni bambocci sul campo da calcio di uno spokon manga giapponese. “Palinsesti” è la nevralgia del vivere che conosciamo solamente attraverso le reti televisive private e di Stato.“Palinsesti” è l’imperativa necessità di oggi: poesia avantpop. Poesia spericolata, che racconta il quotidiano con una energia inusuale, tracciando in ogni lirica un mondo una situazione un’esperienza di palinsesto: si passa dalla Girella al cioccolato sintetizzato alla piatta rassicurante certezza familiare di Casa Vianello. Il lettore leggendo Marco Simonelli è come se si trovasse in mano, di punto in bianco, delle polaroid solo un po’ sbiadite; o come se venisse inondato/travolto da un vagito radiofonico e da un’aurora di fosfeni impazziti alle 2 di notte con il sonno che non vuole venire. Da “canzoni di sapone” alle spericolate lodi sparate contro Cristina D’Avena, Simonelli fa il punto delle nostre esistenze con un sincero piglio à la Larry McCaffery, proiettandoci di fatto nella vita quotidiana, ahinoi, sempre più addomesticata da lobotomizzanti jingles e da ossessive pubblicità – quasi sempre eterne, senza data di scadenza, e vuoto a perdere.
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Moravia Alberto: Il conformista recensito da Bartolomeo Di Monaco
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

Moravia, Alberto
Il conformista
Alberto Moravia è stato uno dei maggiori protagonisti del nostro Novecento letterario. Presente in ogni dibattito che riguardasse la letteratura e il nostro costume non ha mancato, come sempre avviene, di crearsi sostenitori e nemici. Ma il suo valore, a distanza di quasi venti anni dalla sua morte, avvenuta nel 1990, regge esemplarmente alla prova del tempo.
Nato a Roma il 28 novembre 1907, quest’anno, il 2007, ricorre il centenario dalla nascita. La sua scrittura limpida, che sa sapientemente amalgamare rotondità e asciuttezza, ha disegnato in modo lucido e allo stesso tempo crudele una società malata e decadente al modo che nel cinema ha fatto Luchino Visconti. Fondatore della prestigiosa rivista letteraria “Nuovi Argomenti”, passata oggi, dopo la morte di Enzo Siciliano, sotto la direzione di Dacia Maraini, Moravia si distingue per una nutrita produzione non solo di romanzi e racconti, ma anche di opere teatrali, saggi e articoli presenti sulle maggiori riviste e sui maggiori quotidiani nazionali. Tra le opere di narrativa, basterà ricordare: “Gli indifferenti”, del 1929, con il quale esordì; i racconti “La bella vita”, del 1935; “Le ambizioni sbagliate”, del 1935; “Agostino”, del 1945; “La Romana“, del 1947; “L’amore coniugale”, del 1949; “Il disprezzo”, del 1954; i “Racconti romani”, del 1954 e “Nuovi racconti romani”, del 1959; “La Ciociara“, del 1957; “La noia”, del 1961. Seguiranno altre sue opere fino a “La donna leopardo”, uscito postumo nel 1991.
“Il conformista” è del 1951 e da esso Bernardo Bertolucci trasse, nel 1970, il film omonimo, con Jean-Louis Trintignant e Stefania Sandrelli.
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L’Altalena a cura di Alessio Valsecchi
Pubblicato da Katia Ciarrocchi

A cura di Katia Ciarrocchi
Titolo: L’altalena
Curato da: Valsecchi A.
Editore: Edizioni XII
Prezzo: € 9.90
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 889573310X
Una nuova antologia per Edizioni XII, curata da Alessio Valsecchi.
Amo le altalene. Forse perché, sin da piccola, adoravo salire fino al “cielo” per poi ridiscendere vertiginosamente in una spinta che ti riportava ancora più su (nel blu dipinto di blu) mi verrebbe da cantare citando Modugno, eppure ne ho avuto il terrore quando mio figlio, piccolo allora, si mise dinanzi a un’altalena di ferro, la stessa che descrive Alessio Valsecchi nella prefazione del libro: “Le mie altalene sono quelle di trent’anni fa… Corpo massiccio e in ferro. Catene arrugginite… “: dietro il cugino la spingeva vuota e mio figlio la becca in pieno naso, mai visto tanto sangue e il suo nasino fracassato.
Ma al di là dei miei ricordi, chi non ama/odia l’altalena compagna di giochi da sempre e per sempre?
Gli autori de “L’altalena” narrano “l’orrore” in una serie di racconti brevi, brevissimi ma soprattutto d’effetto. La raccolta è composta dai migliori racconti, tra le centinaia, che si sono sfidati nei vari concorsi proposti da XII Online.
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Gian Ruggero Manzoni. L’albero di Maehwa. Intervista all’Autore.
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

GIAN RUGGERO MANZONI
L’albero di Maehwa
Intervista all’Autore
a cura di Giuseppe Iannozzi
1. Nel tuo ultimo romanzo, “L’albero di Maehwa”, si narra di un marchese decaduto il cui nomignolo è Nessuno. Chi è il Nessuno del tuo romanzo? E: chi oggi nella società – che nostro malgrado viviamo sulla pelle – si può bene o male definire un Nessuno?
Da un lato il Nessuno di turno è un’Europa ormai priva di una sua identità, in balia della mercificazione, del consumo, di uno pseudo-sogno americano; dall’altro è l’Ulisse di sempre alla ricerca di un senso da dare all’esistere, curioso di scoprire se tale senso nell’uomo ancora alberga e coraggioso nonché furbo al punto di sfidare la sorte come fosse costantemente seduto a un tavolo da gioco. Ma potrebbe anche essere, il mio Nessuno, colui che ha fatto del Nulla la sola possibile dimensione dell’essere, quindi il nichilista, ma di aristocratico lignaggio, alla Junger, per intenderci bene, in cui la sfida poi al Nulla diviene ragione di vita, non certo quello inebetito dal benessere, dall’omologazione e dal continuo bisogno d’avere, perché, in questo secondo caso, non si potrebbe che parlare di un nichilismo d’accatto, privo di dignità e di rispetto, del quale pare che ormai molti siano i figli, in particolare i giovani.
2. Ne “L’albero di Maehwa”, prima della vicenda personale di Nessuno e di Libero, suo grande amico, quasi un fratello, ho avuto come l’impressione che tu abbia voluto delineare la decadenza delle arti, della politica, della società, degli uomini. E’ un ritratto spietato dell’attuale società, non esiste un solo buono che si possa definire tale, tutti sono compromessi nell’avanzare pregiudizi, nel disporre ipocrisie e machiavellismi e nel fregare il prossimo. Caro Gian Ruggero Manzoni, ti chiedo dunque: è l’Italia un paese alla deriva? Se sì, per quali motivi?
Caro Giuseppe hai colto pienamente nel segno. Sì, nel mio ultimo romanzo punto l’indice d’accusa contro una società allo sbando in cui… che al potere ci sia la destra o la sinistra… sempre e solo i furbi e gli opportunisti la fanno da padroni, ma tale situazione ormai è estendibile a tutto il pianeta, non solo all’Italia. Non esistono più luoghi ancora vergini, magici, immuni dalla protervia umana. Là dove esiste un uomo votato unicamente alle logiche del potere e del privato interesse domina la corruzione, la violenza finalizzata al mantenimento di una carica e, ovviamente, l’intrigo, il ladrocinio. Sono sempre più convinto che se non succederà veramente un qualcosa di eclatante, forse di catastrofico, tali regole perverse saranno sempre, su questo pianeta, motivo portante dell’esistenza. Infine non se ne può più! La stanchezza sta prendendo il posto del resistere e il fatalismo sta scalzando ogni idealità. Siamo in balia della corrente. Nuotare per opporsi a essa è sfinente, lacerante, sempre più faticoso, forse non ci resta che fare il morto per galleggiare e seguire il flusso, ma mio padre mi diceva che sono sempre gli stronzi a stare a galla, quindi, a questo punto, direi che è quasi meglio affogare, al fine di mantenersi degni, pur di non continuare a galleggiare da morti, amorfi, ignavi, insensibili, demotivati e puzzolenti.
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Fiori di vetro, di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Fiori di vetro
di Renzo Montagnoli
Esili steli battuti dal vento della realtà
crescono ignari di un destino impietoso.
Iniziano come una scintilla
si sviluppano come un fuoco
si sbriciolano come fiori di vetro lasciati cadere
questi nostri poveri ideali.
Presenze e Assenze, di Davide Vaccino
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Presenze e Assenze
di Davide Vaccino
Prefazioni di Thomas Lowe
e Arnaldo Colombo
In copertina immagine tratta dal free site
windoweb.it:80
rielaborata dall’autore.
Elaborazione grafica e assemblamento
di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 100
ISBN: 978-88-7606-194 – 3
Prezzo: € 12,00
Presenze e Assenze è l’ultima opera poetica di Davide Vaccino, autore dai toni pessimistici, dai versi velati di una tristezza che sembra emergere dall’oceano dell’animo come una nebbia che impregna i versi e poco a poco avvolge il lettore. Ma forse non è tristezza, almeno come normalmente l’intendiamo, bensì un’intensa angoscia che riverbera nelle parole, nel fluttuare del discorso, un’esplosione che solo all’apparenza è liberatoria, ma che poi rifluisce implacabile donde è venuta.
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Correvano gli anni novanta, di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli
Correvano gli anni novanta
di Renzo Montagnoli
Correvano gli anni novanta e il piccolo borgo era cresciuto: nuove attività, piccoli condomini, ville e villette.
Erano cambiate tante cose, troppo rapidamente perché il Guercio potesse assorbirle. Era entrato in quella fase della vita in cui non si ha più nulla da dire ed è solo tempo di fare bilanci che non quadrano mai.
Proprio nel 1990 era rimasto solo, perché la Tilde, colpita da un male inesorabile, se ne era andata in una nebbiosa sera di novembre; era uscita dalla sua vita in silenzio, quasi in punta di piedi, e ora proprio quell’assenza di rumori della casa vuota, perché i figli si erano sposati ed erano andati ad abitare altrove, gli rimbombava nelle orecchie.
Spesso si diceva, a bassa voce, quanto incredibile potesse essere il rumore del silenzio, quello che non aveva mai potuto udire prima, soprattutto quando il lavoro erano i colpi striduli del martello sul ferro arroventato, quando sfiatato appariva il soffio del mantice, suoni che gli mancavano tanto fra quelle pareti in cui ogni cosa gli ricordava la moglie, tanto che talvolta gli sembrava di udire ancora la sua voce.
Sì, Annibale Chiocchetti, classe 1920, aveva cessato la sua attività il 31 dicembre 1989, perché l’età cominciava a farsi sentire e poi anche era diminuito non poco il lavoro, in un’epoca in cui quell’attività artigianale cominciava ad avere un sapore preistorico.
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Il partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio
Pubblicato da Renzo Montagnoli

Il partigiano Johnny
di Beppe Fenoglio
Edizione critica
a cura di Dante Isella
Edizioni Einaudi
Narrativa romanzo
Pagg. 527
ISBN: 9788806174668
Prezzo: € 11,50
Ritengo indispensabile una doverosa premessa: questo romanzo è stato pubblicato postumo (Fenoglio era deceduto senza completare l’opera) in una versione che mescolava, in modo del tutto arbitrario, due diverse stesure, con tutte le inevitabili lacune e contraddizioni.
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