Italia, donna di strada
Pubblicato da Romanticaperla
Italia, donna di strada
Ticchettio del tempo sordo e folgorante
s’ infrange febbrile e amplificato.
Diaforismi dai pulpiti, enfatici e convincenti.
Nella memoria collettiva il senso della nazione.
Nel valore della patria l’idea di appartenenza.
Solo vane battaglie superate dalla storia.
L’ingranaggio arranca e l’orologio si frantuma:
Italia, donna di strada tra notturni focolai,
Italia, Tutti la usano, nessuno l’ama.
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Una brava ragazza ci tiene ad avere una pelle sempre liscia e morbida
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Rasa il pratino
Una brava ragazza ci tiene ad avere una pelle sempre liscia e morbida

Rasa il pratino – Wilkinson Quattro for women bikini
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Ratzinger accusato dall’Ap è al centro dello scandalo pedofilia
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Ratzinger accusato dall’Ap
è al centro dello scandalo pedofilia
a cura di Iannozzi Giuseppe
Una lettera inchioda, ci si augura per sempre, Papa Ratzinger alle sue dannate responsabilità. Dagli Usa emergono sconcertanti documenti che non metterebbero più in dubbio come Joseph Ratzinger si oppose alla rimozione di molti preti pedofili.
Nel 1985 l’allora cardinale Joseph Ratzinger, timoroso delle ripercussioni che si sarebbero abbattute sulla Chiesa, nascose dei preti pedofili. Nessuna denuncia da parte del Vaticano, nemmeno un accenno, perché per il cardinale Ratzinger l’importante era che la facciata della Chiesa rimanesse immacolata. Una lettera, ottenuta dall’agenzia Ap, mostrerebbe in maniera inequivocabile come nel 1985 Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, fece resistenza alla riduzione allo stato laicale di Stephen Kiesle, sacerdote statunitense accusato di pedofilia, spiegando che ciò avrebbe avuto conseguenze sul “bene della Chiesa universale”. La lettera fa parte della corrispondenza tra il Vaticano e la diocesi californiana di Oakland.
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Requiem per Giulio Mozzi. O perché esistono le mafiette editoriali
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Requiem per Giulio Mozzi
O perché esistono le mafiette editoriali
di Iannozzi Giuseppe
Mozzi è furbo.
No, è furbo?
Scrive: “Il 1° maggio prossimo comincerò a pubblicare in vibrisse inizi di romanzi, racconti, piccole raccolte di poesie, testi teatrali e saggi. L’iniziativa è riservata ad autori e autrici che non abbiano pubblicato libri in regolare distribuzione (in linea di massima: un libro reperibile in Internet BookShop è “in regolare distribuzione”) e che non siano rappresentati da agenti. […]”
”La Gettoniera”: l’ennesima iniziativa mozziana, senza senso.
Maria De Filippi ha “Amici”, Morgan “X-Factor”, Mozzi nel suo piccolo piccolissimo ha creato “La Gettoniera”, perché di poveri allocchi il mondo è pieno e qualcuno un gettone dovrà pur spenderlo.
Chi ne guadagna?
Giulio Mozzi. Lui e lui soltanto.
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Lista nera dei preti pedofili. La propone Doris Leuthard
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Lista nera dei preti pedofili. La propone Doris Leuthard
La presidente della Confederazione svizzera, Doris Leuthard, vuole che sia istituita una lista nera dei preti pedofili per evitare che possano entrare in contatto con i bambini. Lo ha affermato in una dichiarazione pubblicata sul sito internet del giornale svizzero Le Matin Dimanche.
«I casi di pedofilia devono essere trattati in modo risoluto. E la Chiesa deve assumersi la sua parte di responsabilità – ha aggiunto la presidente -. Che gli autori (degli abusi) siano laici o religiosi non fa alcuna differenza. Tutti sono sottoposti al Codice penale svizzero, senza eccezione». «È importante che i pedofili, che siano preti, insegnanti o che abbiano in un modo o nell’altro a che fare con i bambini, non possano più avere contatti con questi ultimi. La possibilità di tenere un registro centralizzato, come ne esiste già uno per gli insegnanti, deve essere discussa anche per i preti pedofili», ha concluso Leuthard.
Della stessa opinione è anche la maggioranza della popolazione svizzera. Da un sondaggio, condotto dall’istituto Demoscope per conto dei domenicali SonntagsBlick e Il Caffè, risulta infatti che l’80% degli interrogati è favorevole all’idea che la Chiesa cattolica stili un elenco di preti colpevoli di abusi sessuali. Solo il 14% si dice contrario, mentre il 6% non si esprime.
L’inchiesta indica che il 92% degli intervistati è contrario all’obbligatorietà del celibato, a fronte di un 5% che considera giusta questa regola osservata dai sacerdoti cattolici. Per nove svizzeri su dieci, inoltre, un prete che viene a conoscenza di abusi al di fuori della confessione, deve denunciarli alla giustizia. Il 57% ritiene persino che i sacerdoti, nell’intento di prevenire qualsiasi rischio, debbano essere sottoposti a un test psicologico.
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Wu Ming 1 (Roberto Bui) invoca l’oscuramento di blog e post
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Wu Ming 1 invoca
l’oscuramento di blog e post
di Iannozzi Giuseppe
Mi viene intimato di rimuovere entro 3 giorni i seguenti post:
boicotta il New Italian Epic in libreria e vinci un grosso premio
Wu Ming 1 (Roberto Bui) si fa Eracle. Una sporca storia di potere, sesso e soldi
Giuseppe Genna e Wu Ming: in esclusiva assoluta le loro poesie inedite
I tre post non possono essere rimossi in quanto è mio inalienabile diritto quello di fare informazione, critica e satira.
Il primo post è un invito a non lasciarsi sedurre dal “New Italian Epic”.
Il secondo post è una satira sempre sul “New Italian Epic” e sulla sua inutilità culturale. La satira evidenzia che il “New Italian Epic” è a mio giudizio solamente una macchina per fare soldi e non altro.
Il terzo post è invece costituito da alcune “finte poesie” scritte da Giuseppe Genna e Wu Ming 1 con il solo fine, gratuito e oltremodo maligno, di dileggiare pubblicamente il sottoscritto Iannozzi Giuseppe. Essendo stato dileggiato con delle “finte poesie” spacciate in Rete per mie, il minimo che potessi fare era di pubblicarle anche in questa sede, su biogiannozzi.splinder.com.
Wu Ming 1, o chi per esso, rivolgendosi alla Redazione di Splinder chiede la cancellazione in toto dei tre articoli.
Perché?
Perché gli danno fastidio e non sono delle critiche positive così come lui desidererebbe.
In pratica, Roberto Bui aka Wu Ming 1 si schiera
con QUELLI CHE LA CENSURA SÌ
Io non sono il solo destinatario di QUELLI CHE LA CENSURA SÌ.
Lucio Angelini, scrittore e traduttore, che come me ha criticato l’operazione “New Italian Epic”, è stato invitato, per usare un eufemismo, a cancellare i suoi post altrimenti il suo blog verrà oscurato.
TUTTO CIO’ E’ INAMMISSIBILE
E’ UN ATTENTATO GRAVISSIMO ALLA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE
L’art. 97 L. 633/’41 dispone che si possa prescindere dal consenso, nei casi in cui ciò sia giustificato da motivi di notorietà del personaggio ritratto.
A Lucio Angelini viene ordinato di cancellare una foto innocua e banale che ha per soggetto Roberto Bui. Ma Wu Ming 1 in quanto personaggio pubblico non può accampare nessunissimo diritto sulla foto, tanto più che questa è stata scattata in una apparizione pubblica.
La foto contestata è questa:

- foto da http://lucioangelini.splinder.com -
Nessuno, e dico proprio nessuno, in nessun tribunale darebbe oggi anche solo un pelo di ragione a Roberto Bui aka Wu Ming 1.
Rimuovere la detta foto costituirebbe una gravissima violazione alla libertà di informazione.
Né può richiedere che vengano rimosse critiche e satire fatte su di lui, su biogiannozzi.splinder.com, su lucioangelini.splinder.com o su altri blog, siti e/o testate giornalistiche online e cartacee. Sarebbe come pretendere che su Berlusconi non vengano fatte più satire e che vengano rimosse tutte, una per una, dalla faccia del globo terrestre. Possono piacere o no critiche e satire avanzate. Si può condividerle, ma ognuno è libero di criticare l’operato del collettivo Wu Ming in quanto è il collettivo costituito da personaggi pubblici che appaiono in pubblico.
Se io sono (mi trovo) in strada e un fotografo mi scatta una foto nel corso di una manifestazione aperta al pubblico, non posso limitare assolutamente la libertà del fotografo.
Se invece un fotografo si infiltrasse in casa mia fisicamente o con prodotti dell’ingegno per carpire informazioni sul sottoscritto siano esse registrazioni vocali, fotografie, ecc. ecc.
A Lucio Angelini scrivo sul suo blog: “A livello di immagine il fatto che ti è stato chiesto, come a me del resto, di rimuovere immagini e critiche sui Wu Ming costituisce un fatto di inaudita gravità per la libertà di informazione. E’ impensabile che se io scrivo una recensione negativa questa mi venga censurata in un paese democratico, fino a prova contraria: il libro è per il pubblico che ha il sacrosanto diritto di criticarlo in positivo e in negativo, ma nessun autore, foss’anche un premio Nobel, può accampare il diritto di rimuovere critiche che non gli sono gradite. Se non vuole critiche, può decidere di non pubblicare i propri scritti e di tenerli nel cassetto. Se non vuole che in manifestazioni e convegni aperti al pubblico gli vengano scattate foto, ha solo da non partecipare agli eventi aperti al pubblico. Nel momento in cui io partecipo a un evento aperto al pubblico come ospite o relatore o che altro, divento personaggio pubblico.
Wu Ming 1, né chi per esso, può chiedere la rimozione della foto e dei post.
La rimozione della foto potrebbe essere possibile solo in casi estremi al fine di tutelare l’integrità fisica del soggetto: ad esempio se Wu Ming 1 fosse sotto minaccia di morte, allora sarebbe suo diritto chiedere di non essere ritratto. O anche se in foto fosse (stato) ritratto insieme a un minore di 18 anni.
Se qualcuno, sia esso Wu Ming 1 o qualcuno altro dovesse spingerti a rimuovere post di critica o immagini, o venisse operata la censura d’ufficio, tu Lucio Angelini sei nella perfetta condizione di sporgere denuncia e chiedere un risarcimento anche pecuniario. Va da sé che l’oscuramento del blog o di parte di esso per i capricci di una persona o due, sarebbe immediatamente configurato come attentato alla libertà di informazione e creerebbe un precedente pericolosissimo in Italia per la libertà in Rete. Che si allineerebbe a paesi come la Cina o il Venezuela.
La foto in questione non è in alcun modo lesiva dell’onorabilità di Wu Ming 1. E’ una foto normalissima. Banale, se mi permetti: innocente punto e basta.
A me sono state contestate critiche che ho fatto al New Italian Epic. Ed immagini satiriche. Ma non era proprio Roberto Bui aka Wu Ming 1 che non troppo tempo fa si accalorava che la satira è addirittura tutelata dalla Costituzione americana, in quanto espressione di libertà d’informazione?
Se Roberto Bui e compagni oggi si rimangiano le loro stesse dichiarazioni adoprando il metro dell’ingiustizia dei maiali orwelliani “che tutti gli animali sono uguali ma alcuni animali sono più uguali degli altri”, allora non solo cadono in contraddizione – che sarebbe comunque il meno -, ma si dichiarano, e bisogna sottolinearlo, con la loro stessa bocca censori e critici parzialissimi.”
Copia e diffondi questa notizia, o segnalala sul tuo blog. Il tuo contributo è importante, per LA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE IN RETE.

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Paolo Cherubini per un amore oltre il tempo e lo spazio Historie d’amour
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Paolo Cherubini per un amore
oltre il tempo e lo spazio
Historie d’amour
di Iannozzi Giuseppe
Per parlare di Historie d’amour di Paolo Cherubini è doveroso far riferimento a due autori francesi contemporanei: Marc Levy e Guillaume Musso, che nei loro romanzi inseriscono parecchi eventi più o meno sovrannaturali, appartenenti al mondo onirico e ad una linea spazio-temporale parallela. Per Paolo Cherubini questa volta c’è un romanzo che è una storia d’amore tout court, come preannuncia il titolo – non c’è via di fuga, l’amore è la prima e l’ultima necessità dell’uomo e chi non l’ha conosciuto, per codardia o paura, muore da solo e insoddisfatto.
Checché se ne dica, l’uomo ha da sempre cercato di allontanare da sé la nera falce della Morte per avvicinarsi agli Dèi da esso immaginati in gran pletora e con sembianze sempre diverse, a seconda dell’èra che l’ha visto protagonista. L’immortalità è il sogno dell’uomo ancor oggi e c’è ragione di credere che lo sarà sino all’estinzione dell’umanità tutta: la scienza riuscirà ad allungare la vita dell’individuo ma mai a fermare il processo d’invecchiamento delle cellule, che sono programmate per morire e che sono quindi deperibili, come qualsiasi cosa organica presente in natura. Solo se l’uomo riuscisse a dimostrare l’esistenza di Dio e a carpirgli il segreto del suo inalterabile DNA, potrebbe rendersi simile a lui e sfidarlo anche. Oggi, tuttalpiù può illudersi che le religioni dicano il vero e che la reincarnazione sia una possibilità di tornare in vita su questa terra, seppur in un corpo diverso e con pochi frammentati ricordi forse, più simili a déjà vu che a dei veri e propri brandelli di passato.
Paolo Cherubini ci racconta una favola d’un amore impossibile, che solo una reincarnazione degli amanti, in un altro tempo ed epoca, potrebbe salvare, consolidare e consumare. La storia ha inizio sul finire dell’Ottocento: l’ottuagenario Cornelio Rufo, di professione esploratore, s’innamora d’una donna più giovane di lui e che per altro è già sposata. Cornelio è un galantuomo e non ci pensa assolutamente a strappare la donna a un altro. E’ una persona di sani principi; non può però negare che il suo cuore batte per lei, pur ammettendo che lui Cornelio è un vecchio, di carni fruste e di rughe che non si contano per quante sono. Per Cornelio e Grimilde l’unica possibilità è quella di reincarnarsi, giovani e liberi entrambi, in un altro punto della linea spazio-temporale. Perché anche Grimilde ama Cornelio, ella accetta di condividere con il vecchio esploratore la promessa – e la scommessa – di incontrarsi e di amarsi se gliene verrà data la possibilità. Cornelio è un sognatore, ma è anche un uomo pragmatico: si mette in contatto con una strana setta, quella del Grifo, nella speranza che un giorno, lontano non si sa quanto, possa riportare in vita lui Cornelio e la sua Grimilde. Cornelio e la setta del Grifo già sul finire dell’Ottocento hanno in mente qualcosa di molto simile a quella che oggi la scienza indica col nome di clonazione. Già nell’Ottocento si parlava di biotecnologie, seppur il DNA non fosse stato scoperto e poco o nulla si sapesse di come avviene la riproduzione umana. Ovvio che c’è molta molta immaginazione, come in ogni romanzo d’avventura e d’amore, e di fantascienza. Tuttavia in Historie d’amour di Paolo Cherubini la fantascienza soggiace a un romanticismo spietato… spietato perché nei decenni a venire, per far sì che Cornelio e Grimilde tornino in vita, non poche vite saranno sacrificate sull’altare della scienza, anche di quella nazista.
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Angie Sanselmente Valencia e la droga nelle mutandine
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Angie Sanselmente Valencia
e la droga nelle mutande
a cura di Iannozzi Giuseppe
Angie Sanselmente Valencia, 30 anni, sarebbe la mente di una vera e propria gang di donne e modelli. Scopo ultimo della gang più affascinante del mondo sarebbe quello di trasportare giorno dopo giorno grossi quantitativi di cocaina dal Sudamerica all’Inghilterra.
Angie Sanselmente Valencia, modella di lingerie, oggi è la boss di un bel gruppetto di trafficanti di droga. Non c’è male, un avanzamento di carriera non da poco. E’ il Daily Mail a riportare la notizia che Angie Valencia è oggi in realtà la boss.
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Morgan da Santoro con Celentano finalmente canta la sua canzone in Rai
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Morgan da Santoro con Celentano
finalmente canta la sua canzone in Rai
di Iannozzi Giuseppe
Celentano, Adriano Celentano telefona in diretta ad Annozero e prende le difese di Morgan: “Prima di tutto complimenti per la trasmissione, meglio dei Raccomandati. Certo che è una serata pacata. Forse la droga calma un po’. Dopo che Filiberto ha partecipato a Sanremo è chiaro che per essere ammessi al Festival non c’è bisogno di essere dei cantanti. Quindi ci possono andare tutti, tranne quelli che fumano e ovviamente anche i tabaccai. Le sigarette fanno venire il cancro, ma anche le polveri sottili. Così ho saputo, voci di corridoio, che l’anno prossimo al Festival non ci sarà nessuno. Anzi Masi (Mauro, direttore generale della Rai, ndr) e Mazza (Mauro, direttore di Raiuno, ndr) preparano un decreto: esclusi tutti quelli che hanno l’automobile… Con Morgan la Rai è stata anche troppo buona. Credevo che lo fucilassero. Bisogna fare una distinzione fra ciò che fa bene e ciò che fa male. Ma non c’è nulla che faccia bene. Allora cerchiamo il male minore. Uniamoci tutti, politici, uomini di spettacolo, veline e Pupo. Siamo tutti colpevoli. E Sanremo non si farà più».
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Le gattare vogliono cucinare il cuoco Bigazzi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Le gattare vogliono cucinare il cuoco Bigazzi
di Iannozzi Giuseppe
C’è la crisi, la gente soffre: la fame soprattutto, un miagolio ininterrotto che lo stomaco non può tacere. Ed allora Bigazzi ci informa – non che non lo si sapesse già – che la carne di gatto è buona da mangiare. Anzi di più, un piatto prelibato. Ma il povero Beppe Bigazzi non ha fatto i conti con le gattare, che si sono subito messe sul piede di guerra. Con la fame che oggi c’è non è infatti da escludere che scoppi la caccia al gatto: selvaggina prelibata, o sì! E non devi neanche fare la fila dal macellaio. I gatti randagi sono tanti, sparsi nelle città di tutta Italia: se uno proprio non ce la fa più, basta cacciarsi in un vicoletto e il gioco e bell’e fatto, il gatto nel sacco. Il problema non è tanto acchiappare il gatto per farne manicaretto in umido, piuttosto è la spellatura a richiedere una pazienza del diavolo. In ogni modo, Bigazzi ha affermato che “i gatti sono molto più buoni di tanti altri animali” e alla Prova del Cuoco, oggi condotta da Elisa Isoiardi, in onda su RaiUno ha fornito la ricetta per preparare “il gatto in umido”. A Radio Capital
Bigazzi si difende con le unghie, proprio come un gatto messo alle corde: “Mi accusano di aver sottolineato la bontà della carne del gatto. Io ho detto altre cose, ho ricordato che negli anni Trenta e Quaranta ho mangiato la carne del gatto come tante altre persone. E’ una cosa che è accaduta tanti anni fa e non me ne vergogno. Sono cose che oggi non si possono capire. Negli anni ‘30 e ‘40 come tutti gli abitanti della Val d’Arno a febbraio si mangiava il gatto al posto del coniglio, così come c’era chi mangiava il pollo e chi non avendo niente andava a caccia di funghi e tartufi non ancora cibi di lusso. Del resto liguri e vicentini facevano altrettanto e i proverbi ce lo ricordano. Questo non vuol dire mangiare oggi la carne di gatto, ho solo rievocato usanze. Nella puntata di giovedì grasso ho parlato di un proverbio delle mie parti. A berlingaccio (il carnevale in dialetto) chi non ha ciccia ammazza il gatto. Evidentemente qualcuno ha voluto capire che ho invitato a mangiare carne di gatto, ma è follia.” E conclude: “Io non mi pento mai di niente”.
Carla Rocchi, presidente dell’Enpa, ha addirittura avanzato contro il cuoco e la trasmissione l’accusa di istigazione al maltrattamento di animali: ma Beppe Bigazzi non ha ordinato di mangiare gatti. Si è invece limitato a spiegare che era usanza negli anni ’30 e ’40 di mangiare anche la carne dei gatti, in quanto la povertà era tanta e la fame non la si poteva mettere a tacere con un brodino di niente. La leghista Francesca Martini rasenta l’assurdo difendendo i gatti ma non gli uomini, gli immigrati, i clandestini: “Quanto accaduto durante una trasmissione in onda su un canale televisivo del servizio pubblico è di una gravità assoluta. Mi riservo di intraprendere ogni azione del caso e scriverò all’Autorità Garante e al Direttore generale dell’Azienda affinché vengano presi provvedimenti severi di fronte a dichiarazioni non solo illecite ma anche lesive di una sensibilità, fortunatamente sempre crescente, dei cittadini nei confronti degli animali. I gatti sono animali d’affezione tutelati dalla legge 281 del 1991 che nell’ art.1 comma 1 recita: ‘Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente’. Inoltre la Convenzione europea di Strasburgo per la protezione degli animali da compagnia reca norme particolarmente severe per la loro protezione. Ai responsabili di quanto accaduto potrebbe venire imputato il delitto di istigazione a delinquere previsto dall’art. 414 del Codice Penale, in quanto l’art. 544-bis dello stesso Codice Penale sancisce che ‘chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi’. La magnificazione della bontà della carne felina e l’incoraggiamento al suo consumo, tanto più in una trasmissione di grande ascolto, rappresentano l’esaltazione di un fatto di reato poiché tale condotta è di per sé idonea all’imitazione”.
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Patrizia D’Addario incontra il presidente in libreria insieme a Maddalena Tulanti
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Patrizia D’Addario
con Maddalena Tulanti
Gradisca, presidente – Aliberti Editore

Autore: Patrizia D’Addario
Titolo: Gradisca, Presidente
Aliberti Editore
Pagine: 231
Prezzo: € 17,90
Formato: 14×21
ISBN: 9788874245727
l’introduzione a “GRADISCA PRESIDENTE”
Patrizia D’Addario e Maddalena Tulanti – Aliberti Editore
Cap. 1. – Libri, musica, cinema e cucina: le mie passioni
Mi piace leggere storie vere, racconti, romanzi o poesie dentro le quali io possa ritrovarmi. Per esempio mi è piaciuto moltissimo il libro di Veronica De Laurentiis, Riprenditi la tua vita, perché parla di una figlia violentata dal padre che riesce a superare il trauma. Nel mio caso non c’è nulla di autobiografico, non ho subìto violenza sessuale da parte di mio padre, ma anche lui era violento e con me aveva un brutto rapporto.
Mi è piaciuto Quando la notte, di Cristina Comencini, perché parla di un uomo orrendo che fa breccia nel cuore di una donna bella e sensibile. Vi ho trovato affinità fra me e il mio ultimo uomo. Ho trovato bello il libro di Margaret Mazzantini, Venuto al mondo, o quello di Dalila Di Lazzaro L’angelo della mia vita, perché parlano di figli e mia figlia è la cosa più bella e importante che ho.
L’opera di fantasia che più mi ha colpito è invece L’ombra del vento, dello spagnolo Ruiz Zafón. Qui si tratta di una specie di gioco, si parla di magia e i giochi e la magia, si sa, sono la mia passione. Leggo volentieri anche Gianrico Carofiglio, mi piacciono le sue storie e poi è anche della mia città.
La recente morte di Alda Merini mi ha colpita molto perché ho sempre pensato che follia e poesia siano un connubio perfetto. «Io nacqui destinata a soffrire. Mi auguravo di morire. Ma la vita mi fu feroce: mi lasciò sopravvivere » sono i versi di Alda Merini che mi piacciono di più, potrebbe essere il mio ritratto, o quello che vorrei fosse scritto sulla mia tomba.
La musica che ascolto da qualche anno è quella che chiamano la Buddha bar o Caffè del mar. Musica ambient per intenderci, rilassante per l’anima e per il corpo. La mettevo anche quando accompagnavo gli uomini in viaggio, poiché guidando io, anche la musica la sceglievo io.
Mi piace però anche l’opera italiana, Tosca e Traviata sono le mie preferite, ovviamente. Ma amo anche Rigoletto. Non dimenticate che, insieme a Mimmo, abbiamo anche partecipato al Rigoletto del Petruzzelli.
I miei cantanti preferiti non hanno a che vedere con i tempi della mia giovinezza, piuttosto con quelli di mio padre e mia madre. Mi piace Frank Sinatra per esempio, o, per venire più a noi, Liza Minnelli. Entrambi li ho studiati perché li ho imitati nel mio spettacolo di travestimenti al congresso di magia di Losanna, li conosco fin nei minimi particolari.
Il mio mito del cinema è Marilyn Monroe, lo è sempre stata, so tutto di lei. Oggi poi mi piace pensare che anche lei ha amato un presidente, John Kennedy, anzi quasi due, perché pure suo fratello Bob era innamorato di lei, ricambiato. Poi fu ucciso anche lui e prima di arrivare alla Casa Bianca. Marilyn finisce male lo so, ma avete capito che mi attirano i perdenti, non i vincenti. È vero che tutte le mie battaglie le faccio per vincerle, ma non ce ne è una che non avrei intrapreso perché l’ho persa.
Mi piace anche Angelina Jolie, ma sopratutto in Changeling, il film di Clint Eastwood. Forse mi piace soprattutto la storia della protagonista. Non si arrende alla prepotenza dei potenti nemmeno di fronte al manicomio e alle torture dell’elettroshock. Anche io.
Come attore invece amo Richard Gere, anche come uomo per la verità, credo che sia proprio il mio tipo ideale di maschio, è così chic, atletico senza essere un palestrato, raffinato senza essere effeminato.
Poi, non c’entra con i libri e nemmeno con la musica, ma dovete saperlo: amo moltissimo cucinare, soprattutto i dolci, ma so fare di tutto, dai primi ai secondi di carne e di pesce. Se a palazzo Grazioli, la sera della cena del 16 ottobre avessi cucinato io, avremmo mangiato senz’altro meglio. È una virtù di famiglia, ve l’ho detto che anche mio fratello minore cucinava, ma pure mia madre è brava ai fornelli. Io, di più.
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Morire oggi. Malasanità e impunibilità, scandalo italiano
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Morire oggi. Malasanità e impunibilità
Scandalo italiano
di Iannozzi Giuseppe
Morire.

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[HOT] Ti farà male, lo so
Pubblicato da evaeva

Ti farà male, lo so
di Eva Eva
Con Pierluigi mi trovavo benissimo. Tra di noi c’era una intesa sessuale incredibile, riusciva a farmi impazzire. Quando potevamo vederci lo facevamo nei posti più impensabili. Fu proprio Pier ad incuriosirmi, a spronarmi a farlo nei posti più disparati. Una sera mi portò in un cinema a luci rosse; ero un po’ imbarazzata ma molto divertita. Ci sedemmo nelle poltrone di mezzo. Era la prima volta che entravo in un cinema hard, non c’erano molte persone: molti di una certa età, una coppia di fidanzati davanti. Iniziò il film, l’attrice principale era Selen; mi piacque il film, aveva una trama… e le scene erano girate molto bene. Mentre sul video scorrevano le immagini della protagonista che si faceva penetrare in una stalla, avevo appoggiato una mano sulla patta di Pier. Era visibilmente eccitato, decisi così di aprire la zip dei pantaloni e tirarglielo fuori. Mi abbassai e lo feci sparire dolcemente nella mia bocca. Iniziai a lavorarlo come piaceva a lui. Nella fila accanto un signore sulla cinquantina si stava masturbando e mi guardava nel mio operato. Ogni tanto lo osservavo e mi sentivo bagnare in mezzo alle gambe. Vedere un uomo che si stava masturbando, eccitato più da me che dal film mi piaceva. Notai che Pier fece un gesto a quel signore, ed allora lui si alzò e venne a sedersi accanto a Continua..
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Cinema Letteratura e Diritto. La Mafia e lo Stato. Presentazione della sezione napoletana di Images of Justice/Images de justice
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Cinema Letteratura e Diritto
La Mafia e lo Stato
Presentazione della sezione napoletana
di Images of Justice/Images de justice
Martedì 10 Novembre 2009 alle ore 15.30 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli nell’ambito della rassegna “Cinema, Letteratura e Diritto” Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della Repubblica di Palermo, Raffaele Marino, procuratore aggiunto della Repubblica di Torre Annunziata, Lia Sava, sostituto procuratore della DDA di Palermo e Franco Fichera, Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Suor Orsola Benincasa prenderanno parte alla proiezione del film di Pietro Germi “In nome della legge” (Italia, 1949).
Il film di Germi racconta la storia di un pretore settentrionale che lavorando in Sicilia si trova in conflitto con un potente latifondista. Dovrà scontrarsi con mille difficoltà ed un muro di omertà. Un film intenso e di grande riflessione civile, che è stato tratto dal romanzo Piccola pretura del magistrato Giuseppe Guido Lo Schiavo ed ha avuto tra gli sceneggiatori Federico Fellini. Ha vinto tre nastri d’argento: miglior attore protagonista per Massimo Girotti, miglior attore non protagonista per Saro Urzì e premio speciale per la regia di Pietro Germi.
Quest’incontro dedicato a “Mafia e Stato” segna l’avvio delle attività della sezione napoletana, dopo quelle di Bologna e Palermo, del network internazionale di ricerca Images of Justice/Images de justice, nato da un’idea di Antoine Garapon e Barbara Villez.
La sezione napoletana del network afferisce al CRIE (Centro di ricerca sulle istituzioni europee) dell’Università Suor Orsola Benincasa ed è coordinata da Francesco De Sanctis (direttore scientifico del CRIE), Raffaele Marino (procuratore aggiunto di Torre Annunziata) e Gennaro Carillo (ordinario di Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Lettere di Suor Orsola e membro del CRIE).
La facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola Benincasa, con il sostegno dell’Associazione amici di Suor Orsola per la Promozione degli Studî Giuridici, ha voluto fortemente anche nell’anno accademico 2009-2010 il ritorno della rassegna Cinema, Letteratura Diritto con un duplice obiettivo: rafforzare i percorsi formativi integrativi all’interno dei corsi di laurea ed avere un momento di incontro sui temi del diritto e della giustizia per la città, per la comunità dei giuristi ed in particolare per i giovani studiosi del settore.
“Si tratta di un’iniziativa originale – spiega Franco Fichera, preside della Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola – nata nel 2006 nel nostro Ateneo ed ora riproposta anche in altre università, il che per noi rappresenta un motivo di grande soddisfazione. Anche perché in un contesto accademico molto attento agli approfondimenti teorici ed alle dimensioni pragmatiche del diritto, a mio giudizio, per gli studenti assume un grande valore didattico e di riflessione potersi confrontare con gli sguardi sulla realtà che può offrire un’opera letteraria o cinematografica”.
La rassegna ha per titolo “Davanti alla legge. Immaginare il diritto” con un chiaro riferimento alla celebre parabola kafkiana sulla necessità della legge (la porta aperta), sulla sua destinazione, sulla sua forma e interpretazione; parabola nella quale Kafka riprende, riscrivendola, una tradizione secolare che risale a Origene.
Come da tradizione, il ciclo di incontri di Cinema, Letteratura e Diritto alterna proiezioni cinematografiche a lezioni sui classici della letteratura, sempre con il filo conduttore del diritto e dei suoi tanti risvolti pratici e teoretici.
La rassegna proseguirà tutti i martedì alle ore 15.30 fino al 15 Dicembre 2009 e vedrà, tra gli altri, gli autorevoli interventi di Antoine Garapon, direttore dell’Istituto di Alti Studi sulla Giustizia di Parigi, Roberto Escobar, docente di filosofia politica all’Università di Milano e firma prestigiosa della critica cinematografica per il Sole24ore, Roberto Scarpinato, scrittore e procuratore aggiunto presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e dell’avvocato e scrittrice Simonetta Agnello Hornby
Scarica in formato pdf il programma Cinema Letteratura e Mafia
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Il seme della colpa di Christian Lehmann. L’eutanasia e i baroni della medicina
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il seme della colpa
Christian Lehmann
L’eutanasia e i baroni della medicina
Il vero volto del medical thriller
di Iannozzi Giuseppe
Se si escludono Kathy Reichs, Patricia Cornwell, Robin Cook, autori anglofoni, il solo autore di un certo rilievo per l’Europa sarebbe David Khayat, che è soprattutto un oncologo, di fama mondiale. Fortuna nostra, in Italia il medical thriller ha conosciuto soltanto delle comparsate con Eraldo Baldini, Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi per un volume antologico edito da Einaudi qualche anno or sono: il solo racconto meritevole, Una lunga quaresima di paura – che avrebbe meritato una edizione a sé – è quello di Eraldo Baldini, che mischia con comprovata sapienza leggende popolari, riti pagani ed elementi horror per un thriller all’ultimo spasimo. Insignificanti rimangono i lavori di Lucarelli e Rigosi, che tentando una strada, per certi verso meno specialistica, danno vita il primo al solito killer, il secondo a un commissario malato di premonizioni. Christian Lehmann è autore che rifugge il sensazionalismo spicciolo, i cliché tipici degli hard-boiled, per soffermarsi soprattutto sul cotidiano, sul mal di vivere di ogni giorno che colpisce indistintamente tutti, da chi ha una salute da leone a chi invece conta i minuti che gli rimangono sulle lancette dell’orologio. Il seme della colpa di Christian Lehmann è un romanzo che affonda il bisturi nel dolore di tutti i giorni, ma non tenta di esorcizzarlo o di estirparlo, semplicemente perché non è possibile, tranne nel caso si voglia credere alle impossibili promesse (e terapie) della New Age per andare incontro presto o tardi a una cocente delusione. Con Il seme della colpa Lehmann ci introduce in un tema più che mai attuale, quello dell’eutanasia o dolce morte.
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Laura Liberale – Tanatoparty – intervista all’autrice sull’eutanasia e la morte in un romanzo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Laura Liberale
TANATOPARTY
Intervista all’autrice
a cura di Iannozzi Giuseppe

- Laura Liberale – foto per gentile concessione -
1. In primis, chi è Laura Liberale?
Laura nasce il 15 maggio del 1969 a Torino.
Ho iniziato a scrivere alle elementari (come tutti, d’accordo, però sto parlando di poesie… orride composizioni sullo spauracchio della terza guerra mondiale e sulla commovente abnegazione delle mamme).
A diciannove anni ho cominciato a suonare il basso. Poi mi sono iscritta a Filosofia (studente-lavoratore, mi si conceda orgogliosamente di precisare). Mi sono laureata in Religioni e Filosofie dell’India. Ho fatto un dottorato di ricerca in Studi Indologici. Ho continuato a scrivere poesie (un po’ più belle delle prime), a cui si sono aggiunti saggi sull’India e racconti di vario genere. Ho insegnato, tradotto, mi sono trasferita a Padova per amore, ho fatto una figlia a cui ho dedicato una raccolta poetica. Ho conosciuto Marco Vicentini di Meridiano Zero.
Marco mi ha detto: “Perché non scrivi un romanzo?”. Io ero già lì lì per farlo. E quindi…
2. “Tanatoparty” si apre con una citazione tratta da un famoso romanzo di Philip K. Dick, autore che oggi viene indicato come il guru della fantascienza, di quegli universi che cadono a pezzi. “Tanatoparty” quanto deve agli universi che cadono a pezzi, ai simulacri dickiani?
In realtà non molto. Il famoso “moratorium” dickiano in cui i vivi possono dialogare con i morti “riattivati cerebralmente”, mi ha certamente suggestionata [“(…) Lei era ancora con me. L’alternativa è il nulla (..)”, Ubik]. Ma il vero universo in rovina da cui è scaturito TP è il mio, alla morte di mio padre nel 2004.
3. Nel tuo ultimo romanzo si parla della morte “nera e secca” che viene spettacolarizzata, che viene portata addirittura sul palco al pari d’un’opera d’arte. Gunther von Hagens porta in giro per il mondo una mostra fatta di morti: arte, spettacolarizzazione, o perversione?
Meglio precisare che TP è il mio romanzo d’esordio.
A detta di von Hagens, innanzitutto “divulgazione scientifica”.
E questo bisogna concederglielo. “Non ho mai disumanizzato una plastinazione. Non ho mai usato una vescica come vaso”, dice il signore in questione. Finché e se i cadaveri esposti provengono da donazioni volontarie, e sottolineo volontarie, non vedo perché discutere del “magazzino umano” di von Hagens e non del florilegio di reperti anatomici presente negli scantinati di tanti vetusti Istituti di Medicina.
Ciò su cui dovremmo piuttosto ragionare è il perché la sua mostra itinerante non sia ancora stata ospitata in Italia…
4. In un capitolo del tuo romanzo, c’è un piccolo accenno alla necrofilia. Non sono rari i casi di furti di cadaveri nei cimiteri, né il fare sesso con dei morti. In una civiltà come la nostra, dove la Morte è spettacolarizzata e passata a tutte le ore in tivù al pari di uno show, riusciremo ancora a essere vivi, od è ipotizzabile che un domani si diventi tutti degli inconsapevoli simulacri?
La morte oggi è un evento quotidiano, seppur mediatico, virtuale.
Ma la morte reale? È il grande tabù. Non siamo più in grado di occuparcene. Deleghiamo la cura dei morenti e dei corpi morti a degli “esperti”; i nostri rituali di morte, quelli superstiti, hanno perso di significatività; mastichiamo morte tutti i giorni, ma è la morte anonima, incolore e inodore della fiction…
Tutto ciò fa parte di quella che si chiama decadenza.
Però no, “macchine senza memoria e senza desiderio”, come auspicato provocatoriamente da Stelarc, no, mai.
Certo che riusciremo ancora a essere vivi. È mio dovere e responsabilità di madre crederlo.
Quanto alla necrofilia, è cosa vecchia, letterariamente e umanamente parlando.
5. C’è gente che si eccita solamente di fronte a un corpo bell’e morto. Nella storia non sono mancati personaggi, anche famosi, che hanno condiviso la loro genialità con la necrofilia, ad esempio Beethoven. In tempi più recenti, Ted Bundy uccideva per avere dei cadaveri a sua completa disposizione. Che ne pensi? La genialità e la perversione sono forse facce d’una stessa medaglia?
Beethoven e Ted Bundy?
L’accoppiata non mi piace molto (e Ted Bundy non è il vicino di casa feticista del piede, tanto per distinguere fra “perversione” e “perversione”).
La perversione appartiene a una singola biografia umana.
Il genio è ciò che trascende l’individuale per consegnarsi all’universale.
O forse volevi parlare, meno impegnativamente, di “genio maledetto”?
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Umberto Ambrosoli ha vinto con Qualunque cosa succeda la XIII edizione del Premio Capalbio
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Umberto Ambrosoli ha vinto con Qualunque cosa succeda. Giorgio Ambrosoli oggi nelle parole del figlio (Sironi Editore) la tredicesima edizione del Premio Capalbio, nella sezione “Politica e istituzioni”. L’edizione 2009 del Premio è stata presentata oggi nella Sala Consiliare del Comune. La premiazione è prevista per domenica 30 agosto alle 18, in piazza Magenta a Capalbio. Ambrosoli sarà premiato insieme a Giancarlo Caselli con “Le due guerre” (Melampo), l’altro vincitore nella stessa sezione.
Umberto Ambrosoli, classe 1971, è avvocato penalista a Milano. È il più giovane dei tre figli di Giorgio Ambrosoli. In “Qualunque cosa succeda” l’autore, che all’epoca dei fatti aveva solo otto anni, narra la vicenda del padre, ucciso trent’anni fa da un killer su mandato del bancarottiere Michele Sindona. Il libro è uscito alla fine di maggio, e da diverse settimane è ai primi posti dellatop ten della saggistica.
Clicca e leggi la recensione di Giuseppe Iannozzi al lavoro di Umberto Ambrosoli.
Qualunque cosa succeda. Giorgio Ambrosoli oggi nelle parole del figlio
La polenta di Umberto Bossi e la taumaturgia di Famiglia Cristiana – riedit
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La polenta di Umberto Bossi
e la taumaturgia di Famiglia Cristiana
di Iannozzi Giuseppe
Famiglia Cristiana punta l’indice contro la legge sulla sicurezza voluta e promulgata dal governo Berlusconi. La denuncia è: “Ironia della sorte è toccato a Verona, la città di Romeo e Giulietta, aprire le danze”. Si legge nell’editoriale paolino delle “proposte bislacche” della Lega, che oramai “si susseguono al ritmo di una al giorno”. I paolini, sotto la direzione del taumaturgo Don Sciortino, scrivono: “Quanto alla legge sulla sicurezza, che per le nozze miste sembra scritta da don Rodrigo (ma chiedere a un politico leghista di leggere i Promessi Sposi del gran lombardo Alessandro Manzoni è chiedere troppo), essa sarà probabilmente spazzata via da una sentenza della consulta non appena qualcuno la impugnerà. Nel frattempo, la Lega avrà già conquistato le poltrone di governatore nelle regioni del Nord alle amministrative. Che importa se si sarà rivelata un’inutile grida? Al massimo qualche centinaio di migliaia di extracomunitari avranno dovuto rinunciare al loro sogno di sposarsi e metter su famiglia.
Una proposta di legge simile, in Francia, è stata bocciata dal Tribunale costituzionale. Invece a Verona e in Italia le nozze non s’hanno da fare. Con buona pace di quelle centinaia di migliaia di stranieri clandestini, badanti comprese, che non hanno il diritto d’innamorarsi, amarsi e creare una famiglia fondata sul matrimonio e protetta giuridicamente. In spregio a un diritto fondamentale della persona, sancito dalla Costituzione (agli articoli 29 e 30), dalle leggi dell’unione, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, da quel diritto naturale e universale che muove il mondo e che è alla base del Vangelo: l’amore. Dimenticando i veri problemi del paese, le proposte bislacche si susseguono al ritmo di una al giorno dai presidi e professori autoctoni al dialetto a scuola (ideale per formare cittadini europei), alle gabbie salariali, ai giudici eletti dal popolo fino ai sottotitoli in dialetto delle fiction e al cambio dell’inno nazionale”.
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puttane rum e merda d’artista
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
puttane rum e merda d’artista
di iannozzi giuseppe

tu mi ami sì ma non ridi più
non piangi più
passano le stagioni
siamo ancora qui
tra specchi e bugie
affannati sotto il sole
bagnati fradici
sotto una pioggia di sputi
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Tiziano Scarpa vince il LXIII Strega soltanto per perdere la prova più difficile: non vende e non incontra il favore dei lettori
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Tiziano Scarpa vince il LXIII Strega soltanto
per perdere la prova più difficile:
non vende e non incontra il favore dei lettori
di Iannozzi Giuseppe
E’ iniziato il giro di lamentazioni di Tiziano Scarpa, che si dice abbia vinto per chissà quali meriti la LXIII edizione del premio Strega con Stabat Mater. Il libro pubblicato – difficile se non impossibile dirlo “romanzo” – da Einaudi, nonostante la bandella rossa premio Strega 2009 che lo annuncia al pubblico non vende. O meglio, vende ma poco e con risultati critici tutt’altro che incoraggianti. Le passate edizioni del premio Strega hanno visto vincitori due giovani, Paolo Giordano con La solitudine dei numeri primi e Niccolò Ammaniti con Come Dio comanda: entrambi pubblicati da Mondadori, ancora oggi vendono. Sia chiaro, non sono capolavori, il primo è un romanzetto lineare fintamente à la David Foster Wallace, il secondo è un thriller scritto adoprando uno stile ridotto all’osso. Due storie lineari, senza pretese, che il pubblico ha accettato senza batter ciglio: due prodotti commerciali, lontanissimi dalla Letteratura che sapevano fare Cesare Pavese e Primo Levi, o che oggi fa Sebastiano Vassalli e pochi altri.
Stabat Mater di Scarpa non raccoglie consensi. Se si escludono gli amici dello scrittore, e il pubblico che fesso non è si esprime con questi toni:
a. A volte mi chiedo come mai chi scrive ignori così spudoratamente colui che poi dovrà leggere. Quanto mi piacciono gli scrittori che sanno raccontare le storie rispettando il lettore con i tempi, la cronologia degli eventi, la limpidezza della sintassi. Senza sfoggiare creatività, cultura, doti linguistiche. L’ho letto prima dello Strega e mi era parso un delirio… oggi, dopo il prestigioso premio, metto pure in discussione la mia capacità di leggere. In ogni caso il mio voto resta basso. Un libro può essere vuoto, ma deve almeno farsi leggere.” [ Manu ]
b. Leggendo questo libro mi è venuto in mente “Storia di una capinera”, anche se non ne regge il confronto: lì totale partecipazione, qui distacco assoluto. La storia non è riuscita a coinvolgermi: tre quarti di libro insistono sempre sugli stessi argomenti ed è difficile riuscire ad attribuirli ad una ragazzina, l’ultimo quarto accenna solo superficialmente al rapporto con Antonio Vivaldi. Il finale, che arriva troppo presto, non l’ho trovato coerente con la personalità della protagonista. Un vero peccato perché dalla recensione della quarta di copertina mi aspettavo molto di più da questo libro.” [ Maria ]
c. Questo raccontino “accademico” di TS. è la dimostrazione che molti scrittori (ormai con un nome) producono cose, ricercano una scrittura abbastanza furba, tirano fuori qualche vecchia leggenda, mettono un nome importante “Vivaldi”. E in quattro e quattro otto, il ROMANZO/raccontino nero è fatto. E io lo ho comprato, l’ho letto malvolentieri eppure ci ho impiegato mezzo pomeriggio. La letteratura italiana continua su questa strada truffaldina (case editrici e critica d’accordo) con alcune eccezioni, così come nel cinema, del resto, si salva perché in questo Paese non si legge, non si pensa molto, non si usa fare confronti. Tutti contenti di un’autarchia stanca, furba e noiosa. [ Camilla ]
d. Mai nessun libro mi ha messo di così cattivo umore come questo!!! Il monologo interiore di un’orfana sedicenne, relegata e segnata dall’abbandono e dalla solitudine, si dipana per ben 134 pagine senza alcuna suddivisione in capitoli. Angosciante il contenuto; plumbea l’atmosfera; disgustosamente macabre ed orripilanti alcune scene (il parto equiparato alla defecazione; l’annegamento dei micini appena nati; l’agnello sgozzato); ripetitivo in alcune parti lo stile; spiacevoli alcune incongruenze storiche (invero ammesse dallo stesso autore nella Nota finale). Insopportabili al limite dell’incomprensione gli scambi di battute tra la protagonista e la sua amica immaginaria dai capelli di serpente (personificazione della morte) che vengono inseriti ex abrupto nel corso della narrazione. Per carità, non regalatelo per nessuna occasione, a meno che non vogliate rattristare qualcuno che non vi sta troppo simpatico!!! – [ Giovanna ]
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Influenza suina: Oms e media diffondono il panico
Pubblicato da Maria Luisa Brandi
Allerta della D.ssa Rima Laibow sulla vaccinazione contro il virus A h1n1 e
A cura di Maria Luisa Brandi

Basterebbe guardare questo video per capire come stanno andando veramente le cose. Fatelo girare il più possibile. Il terrorismo dei media e della medicina ufficiale diffondono il panico. La pandemia planetare è infondata. Ricordare l’aviaria che scatenò l’allarme mondiale è superfluo. Ricordo ancora il business dentro business di certe farmacie che spacciarono un normale antipiretico per vaccino: a cifre esorbitanti. Ricordo ancora le voci popolari che non conoscevano la vera origine dell’influenza e la forma di contagio. Nessuno mangiava più pollame. Ricordo ancora la paura diffusa e la convinzione che l’unica salvezza era il vaccino. Miliardi spesi a fronte di una gigantesca balla studiata ad hoc dalla Big Pharma. Solita solfa: tutta una questione d’interessi. Continua..
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La storia di Susy
Pubblicato da Kristalia
Per il ciclo “La maschera“
Intervista a Susy Borg
“Il mio nome è “Susy” e sono una di quelle persone che nascono con le contraddizioni che, per una vita intera, mettono in discussione l”essere” e l’appartenenza al proprio sesso, con tutto il relativo mondo che gli ruota attorno.
Dalla prima infanzia alle condizioni attuali, questa è la mia storia, passo dopo passo, per tutto il percorso che mi ha condotto al sofferto, ma tanto desiderato, cambio di sesso.
Dedico queste pagine a tutte quelle persone che sentono o desiderano far parte di questa “realtà” per capirne meglio il significato, le contraddizioni e le emozioni, per non sentirsi mai sole o emarginate e specialmente mai, per nessun motivo, inferiori a niente e nessuno…”
Così Susy, apre il suo sito e il suo cuore.

- Susy, la tua massima aspirazione, comune a quella di tante altre, è la normalità. Non un mostro o fenomeno da baraccone, ma donna con esigenze normali, comuni.
La nostra cultura ci indica come transessuali e transgender dei personaggi grotteschi, spesso legati al mondo dello spettacolo.
Ma la realtà dell’esperienza transessuale è ben diversa. Non è spettacolare, è drammatica: una persona che si identifica in un genere differente da quello che le viene attribuito in base al suo codice genetico deve scontrarsi continuamente con l’incomprensione e il giudizio altrui.
È lontana la strada che porterà all’abbattimento dei pregiudizi ai danni delle persone transessuali?
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G8: la vittoria di Pirro
Pubblicato da Maria Luisa Brandi
I numeri perdenti del GiLotto
A cura di Maria Luisa Brandi

G8: si spengono le luci sul palcoscenico e si accendono quelle dietro le quinte.
Leggo su certa stampa l’ode anticipata al trionfo dell’Imperatore, scritta dal suo devoto e fedele suddito: un’accozzaglia di chiacchiere sul risultato puramente estetico del vertice. Uno schiaffetto morale a quei giornalisti che prevedevano il fallimento del Premier, le scosse telluriche, l’esclusione dell’Italia, etc etc. Insomma si cita solo quello che ci conviene e si fa una bella e patinata sviolinata che oscura i veri retroscena. Paccottiglia.
Gli antefatti ed i fatti di un G8 truccato e blindato, sono altri. E’ lo sfollamento degli sfollati, ad esempio. Impossibilitati a raccontare la realtà. Grandi che hanno visitato una città fantasma, rivestita di macerie ma spogliata dell’attuale identità: la disperazione e lo sconforto di chi sta vivendo sulla propria pelle gli effetti speciali di un Premier che sfrutta una terra martoriata per salvare la faccia. Una fiction dalle sfavillanti promesse che non mostra il rovescio della medaglia, ma solo una facciata ben architettata per riconquistare il plauso dei Grandi e riabilitare una reputazione ormai allo sbando, sull’orlo di una crisi di Stato. Continua..
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Rumeni di Anna Lamberti Bocconi. Stampa Alternativa, collana Eretica
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Su Rumeni di Anna Lamberti Bocconi
di Viola Amarelli – Fonte: La Poesia e lo Spirito
E’ un viaggio turbinoso e picaresco quello che ci offre “Rumeni” di Anna Lamberti Bocconi (Stampa Alternativa, 2009) ; un reportage di ladruncoli e becchini, baristi e cameriere che, in una Milano sghemba e amatissima, rispecchiano le ragioni e le passioni dell’io narrante, vero protagonista del romanzo. Se infatti formalmente la struttura ad episodi del libro rinvia alla categoria dei racconti, la voce autoriale, continua e pulsante, delinea un pellegrinaggio laico nel cuore di una realtà *altra* ricchissima e complessa che lungo il tragitto irrompe e modifica l’occhio del reporter.
Fuori di ogni schematismo – come giustamente sottolinea il risvolto di copertina – l’approccio al mondo dei migranti avviene in presa diretta, col solo ricorso a topoi letterari (la mendicante, il mangiatore di fuoco, il “branco” di ragazzi), usati peraltro come grimaldello per scardinare pre-concetti sia razzisti sia buonisti.
La carrellata di figure si sussegue serrata con una scrittura che nell’estrema padronanza sintattica e lessicale, nel ritmo incalzante ha uno dei suoi punti di forza, donando il piacere della lettura. L’alternanza di registri utilizzata da Lamberti-Bocconi è infatti notevole: dal surreal-lirico del circo di periferia (in “Stefan”) al grottesco violento e assassino (“Violeta”), dalla secca registrazione di vite attestate al grado zero (“Lilia”) fino alle vere e proprie epifanie di “Valentina” e di “Cristina”, quest’ultima, sequenza finale del libro, non a caso ambientata a’ rebours in uno scenario di desolata miseria rumena.
L’invidia in rete. Linnio Accorroni fa il punto sull’ultimo Strega.
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
L’invidia in rete
di Linnio Accorroni – Fonte: La Poesia e lo Spirito
Premessa necessaria: conosco, anche se non troppo bene, Tiziano Scarpa: una conoscenza nata dal fatto di averlo invitato ad alcune rassegne da me organizzate negli anni precedenti e dal fatto che, grazie a lui, ho ‘esordito’ sulla Rete, in Nazione Indiana, alcuni anni fa. Ricordo le sue mail in cui con dolcezza ostinata mi invitava a ‘sfrondare’ il più possibile dalla mia scrittura tutto quello che appariva ridondante o cerebralistico. E aveva perfettamente ragione. L’ho recensito ( la rece di ‘Stabat mater’ sta anche in questo blog) ed intervistato ( una lunga intervista che mi ha concesso in occasione dell’uscita di ‘Batticuore fuorilegge’ sta nel mio ’69 posizioni’ in uscita per Cattedrale ( così mi sono fatto anche un po’ di autopromozione).
Su Scarpa si sta abbattendo una specie di ciclone che assomiglia molto, per dimensioni e forma, a quello che ha investito Saviano: il popolo della rete, il popolo dei blogger, quello che ha sempre denunciato l’autoreferenzialità dell’apparato culturale, la consunta logica mafioso-clientelare dei dispositivi che dominano l’industria culturale, non sopporta che a Scarpa capiti ciò che è accaduto a Saviano, ovverosia la possibilità di diventare ricco e famoso attraverso la scrittura. Qualcuno addirittura( l’ho visto su uno dei blog che più stimo, quello di Georgiamada) ha criticato la comparsata di Scarpa da Marzullo. L’ho vista e mi è sembrato che Scarpa non assumesse nessun atteggiamento servile od untuoso nei confronti di Mr. Mediocrità. Anzi, mi pareva rilassato e sincero ( per quanto lo si possa essere in TV) come nelle rare occasioni in cui l’ho incontrato. Che cosa si voleva ? Che Scarpa ammazzasse in diretta Marzullo, realizzando così il vaticinio augurale che Scurati, sempre allo Strega di qualche anno fa, aveva rivolto a Vespa?
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