Jujol Cultura e spettacolo | Iannozzi Giuseppe - il blog | Premio Strega (Il libro di Iannozzi Giuseppe)

JuJol.com

 

Cesare Battisti il brigatista latitante mai pentito amato da Lula

Cesare Battisti il brigatista latitante
mai pentito amato da Lula

a cura di Iannozzi Giuseppe

Cesare Battisti, brigatista assassino latitante da più di 30 anni, deve tornare in Italia senza se e senza ma. In Italia dove ha ammazzato e condannato vittime innocenti sotto il suo fuoco assassino di brigatista incallito è giusto che si faccia la prigione.

Cesare BattistiLula dovrà decidere che diavolo farne del brigatista che continua ad allattare al suo seno, senza vergogna alcuna. Il Supremo Tribunal Federal di Brasilia ha pubblicato il testo della sentenza che dichiara illegale l’asilo politico, precisando che la decisione del destino del terrorista rosso è nelle mani del capo dello Stato. Il vicepresidente, José Alencar, dice che Lula deve accettare la sentenza della Corte Suprema. La normativa all’interno della quale Lula ha la possibilità di muoversi è quella del Trattato di estradizione sottoscritto da Italia e Brasile. Il presidente non può confermare l’asilo politico concesso da un ministro del suo governo perché già dichiarato “illegale” dal Tribunale, ma potrebbe purtroppo ricorrere a delle eccezioni contenute nel Trattato. In pratica Lula ha l’ultima parola: se dovesse decidere di continuare a tenersi il brigatista rosso… sarebbe una sua personalissima decisione che però, com’è prevedibile e giusto, susciterebbe l’indignazione del governo italiano e di tutti gli italiani, compromettendo i rapporti commerciali e politici con l’Italia, forse in maniera drastica.
Continua..
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Qualunque cosa succeda …una scelta esiste sempre, Umberto Ambrosoli. Vita morte eroicità dell’eroe che mise alle strette Sindona – Sironi editore

Qualunque cosa succeda
… una scelta esiste sempre
Umberto Ambrosoli

Vita morte eroicità dell’eroe che mise alle strette Sindona

di Iannozzi Giuseppe

Umberto Ambrosoli - Qualunque cosa succeda“Qualunque cosa succeda”, scritto dall’amorevole mano di Umberto Ambrosoli, figlio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, assassinato a Milano da un killer la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979 mentre faceva ritorno a casa dopo una serata fra amici, è un libro che in un’ottica di compromissione personale riprende quel discorso di eroicità borghese romanzata da Stajano, di un uomo che operando per il “giusto” ha pagato con la propria vita.

Umberto Ambrosoli ripercorre la breve e intensa vita dell’avvocato, del commissario liquidatore che ebbe la sola colpa – se tale la si può mai considerare – d’aver agito nell’interesse della giustizia, dello Stato italiano, mettendo a nudo gli sporchi intrallazzi finanziari di Michele Sindona. Risalgono al lontano 1971 i sospetti intorno al banchiere siciliano Michele Sindona, anche se già da prima il suo nome era fin troppo ben conosciuto in certi ambienti, tanto che già nei primissimi anni Cinquanta godeva immeritata fama di genio della finanza. Ma è negli anni Settanta che Sindona diventa un pericolo per il sistema bancario italiano e non solo. La Banca d’Italia, attraverso il Banco di Roma, cominciò a investigare intorno ai due istituti, Banca Unione e Banca Privata Finanziaria. L’allora Governatore Carli, nonostante l’evidenza che si era di fronte a una frode colossale, accorda un prestito a Michele Sindona nel vano tentativo di non far fallire i due istituti di credito da esso fondati. Il Direttore Centrale del Banco di Roma, Giovanbattista Fignon, fu incaricato di effettuare le transazioni necessarie: ecco così che le due Banche – che fanno capo a Sindona – si fondono per dar vita alla Banca Privata Italiana di cui Fignon divenne Vice Presidente e Amministratore Delegato. Ben presto Fignon comprese d’essersi cacciato in un impiccio di proporzioni colossali, per cui decise per una immediata sospensione. La decisione a Roma non piacque affatto, tanto più che il banchiere siciliano gode purtroppo di altolocate conoscenze tra le fila della DC nonché del Vaticano. Sul finire del 1974 Fignon presentò la sua relazione circa l’effettivo stato di salute della Banca. Giorgio Ambrosoli fu dunque ordinato unico commissario liquidatore. Ambrosoli consapevolmente si gravò del compito di esaminare tutte le operazioni finanziarie legate a Michele Sindona o ad esso riconducibili. Furono anni di duro lavoro: l’avvocato arrivò a dormire poche ore a notte, due o tre, come racconta il figlio in “Qualunque cosa succeda”.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Battisti: Ordine avvocati Brasile rifiuta di sostenerlo

Battisti: Ordine avvocati Brasile rifiuta di sostenerlo

Detenuto aveva chiesto loro di pronunciarsi contro estradizione

a cura di Iannozzi Giuseppe

ANSA – (14 giugno 2009) L’Ordine degli avvocati del Brasile si è rifiutato di emettere un documento a favore dell’asilo politico di Cesare Battisti. Lo ha reso noto un settimanale brasiliano, precisando che il testo era stato richiesto dall’ex terrorista rosso italiano. Secondo la rivista, il NO a Battisti è stato deciso dal Consiglio federale dell’Oab, che ha negato il proprio sostegno a Battisti, il quale aveva sollecitato all’Ordine di pronunciarsi contro la sua estradizione in Italia.

Seppur con immane ritardo, il Brasile comincia forse a svegliarsi! Pare che non tutta la giustizia brasiliana sia marcia fino al midollo, difatti L’Ordine degli avvocati del Brasile si è rifiutato di emettere documento a favore di Cesare Battisti, brigatista pluriomicida (O ex brigatista? Ma si può mai smettere di essere quel che si è?), che da circa 30 anni manca dall’Italia, e che dopo esser fuggito dalla Francia ha trovato l’appoggio del presidente Lula, scatenando com’è ovvio l’indignazione dell’opinione pubblica nonché quella dello Stato italiano tutto.
Continua..

Umberto Ambrosoli. Qualunque cosa succeda. La prefazione di Carlo Azeglio Ciampi – Sironi editore

Qualunque cosa succeda
Prefazione di Carlo Azeglio Ciampi

la tua copia da Sironi editore

«Questa è la storia di Giorgio Ambrosoli, per cinque anni commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, ucciso a Milano da un killer la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979.

La racconta a trent’anni di distanza il figlio Umberto, che ai tempi era bambino, sulla base di ricordi personali, familiari, di amici e collaboratori e attraverso le agende del padre, le carte processuali e alcuni filmati dell’archivio RAI. Sullo sfondo, la storia d’Italia in quel drammatico periodo.

Nell’indagare gli snodi di un sistema politico-finanziario corrotto e letale, Ambrosoli agiva in una situazione di isolamento, difficoltà e rischio di cui era ben consapevole. Aveva scritto alla moglie: «Pagherò a caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese [...] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo».

Il racconto illumina il carattere esemplare delle scelte di Giorgio Ambrosoli, la sua coerenza agli ideali di libertà e responsabilità e, insieme, sottolinea il valore positivo di una storia ancora straordinariamente attuale.»

Qualunque cosa succeda – Umberto Ambrosoli

Codice ISBN: 978-88-518-0120-5

Pagine: 320

Prezzo di copertina: € 18,00

Prezzo scontato 10%: € 16,20

Umberto Ambrosoli, classe 1971, è avvocato penalista a Milano. È il più giovane dei tre figli di Giorgio Ambrosoli. Da anni è impegnato a valorizzare e attualizzare la storia del padre, partecipando a incontri nelle scuole di tutta Italia, a convegni e a iniziative pubbliche ed editoriali.

Rassegna stampa su Vibrissebollettino, qui

Qualunque cosa succeda. Umberto Ambrosoli. Prefazione di Carlo Azeglio Ciampi. Sironi editore

Qualunque cosa succeda

Prefazione di Carlo Azeglio Ciampi

la tua copia da Sironi editore

«A trent’anni dall’omicidio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, il libro del figlio Umberto ripropone una storia di straordinario impegno civile, ancora attualissima.

«Erano le 8.30 del 12 luglio. Il consueto, familiare gesto di accendere la radio per ascoltare il notiziario trasformò di colpo quella che doveva essere una ordinaria giornata di lavoro in un tempo di straordinaria drammaticità: la sera precedente l’avvocato Giorgio Ambrosoli era stato assassinato mentre stava rientrando a casa.

Quel colpo sparato ad Ambrosoli era destinato al cuore dello Stato, inscrivendosi l’episodio in un clima inquietante e torbido di intrecci tra malavita e forze eversive, che puntavano alle istituzioni con un disegno destabilizzante non dissimile, nei suoi esiti, da quello perseguito dal terrorismo, dalla lotta armata».

Carlo Azeglio Ciampi »

Questa è la storia di Giorgio Ambrosoli, per cinque anni commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, ucciso a Milano da un killer la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979.

La racconta a trent’anni di distanza il figlio Umberto, che ai tempi era bambino, sulla base di ricordi personali, familiari, di amici e collaboratori e attraverso le agende del padre, le carte processuali e alcuni filmati dell’archivio RAI. Sullo sfondo, la storia d’Italia in quel drammatico periodo.

Nell’indagare gli snodi di un sistema politico-finanziario corrotto e letale, Ambrosoli agiva in una situazione di isolamento, difficoltà e rischio di cui era ben consapevole. Aveva scritto alla moglie: «Pagherò a caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese [...] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo».

Il racconto illumina il carattere esemplare delle scelte di Giorgio Ambrosoli, la sua coerenza agli ideali di libertà e responsabilità e, insieme, sottolinea il valore positivo di una storia ancora straordinariamente attuale.

Qualunque cosa succeda – Umberto Ambrosoli
Codice ISBN: 978-88-518-0120-5
Pagine: 320
Prezzo di copertina: € 18,00
Prezzo scontato 10%: € 16,20

Umberto Ambrosoli, classe 1971, è avvocato penalista a Milano. È il più giovane dei tre figli di Giorgio Ambrosoli. Da anni è impegnato a valorizzare e attualizzare la storia del padre, partecipando a incontri nelle scuole di tutta Italia, a convegni e a iniziative pubbliche ed editoriali.

Cesare Battisti minaccia il suicidio se consegnato all’Italia

Cesare Battisti minaccia il suicidio se consegnato all’Italia

a cura di Iannozzi Giuseppe

“Non andrò in Italia, non arriverò vivo in Italia. Ho paura di andare in Italia, ci sono cose che possiamo ancora scegliere, come il momento della propria morte”. Così il terrorista di estrema sinistra, Cesare Battisti, per il momento detenuto nella prigione brasiliana di Papuda, nei pressi di Brasilia. Ed ancora, in un’intervista alla televisione franco-tedesca Arte: “Non penso che lascerò scegliere la mia morte agli altri, all’ingiustizia del governo italiano”.
Continua..

«Chiudiamo una stagione di odio e rancore»

«Chiudiamo una stagione di odio e rancore»

i figli di Walter Tobagi – Fonte: Corriere della Sera.it

E’ importante che la vedova Pinelli sia stata invitata alla ceri­monia di oggi al Quiri­nale, che lei abbia accet­tato di essere lì con noi. È importante che il Paese superi un senti­mento di divisione ideo­logica che dura da trop­po tempo.

Bisogna invece lasciare spazio a una volontà condivisa di costru­ire un futuro diverso. È importante che, soprattutto fra coloro che hanno pagato un prezzo altissimo a una stagione di odio inutile, si manifesti la vo­lontà di fare un passo per inclu­dere tutti in questo sforzo di su­peramento delle barriere, perché certi eventi drammatici non si ri­petano. Che questo avvenga proprio nel quarantesimo anniversario della strage di piazza Fontana e della morte di Pino Pinelli, even­ti che forse più di ogni altro han­no lacerato la coscienza colletti­va, «non rientra — per citare le parole di papà — nel novero dei fatti previsti o scontati»: è il se­gno che si sta aprendo una pagi­na nuova. Questo non significa sciogliere le tensioni in un acritico abbrac­cio collettivo, ma promuovere il dialogo, il confronto e la condivi­sione, anche delle memorie trau­matiche: virtù civili che nostro padre ha coltivato per tutta la vi­ta. Le responsabilità rimangono per sempre, le conseguenze dei gesti violenti non si cancellano con poche parole di pentimento.
Continua..

Cesare Battisti condannato da Napolitano. Rispetto a Giuseppe Pinelli

Napolitano condanna la strage di Piazza Fontana
e il falso rifugiato politico Cesare Battisti

Rispetto e omaggio a Giuseppe Pinelli

di Giuseppe Iannozzi

Il capo dello Stato ha oggi sottolineato che “ricordare la strage di Piazza Fontana e con essa l’avvio di una oscura strategia della tensione significa ricordare una lunga e tormentatissima vicenda da cui non si è riusciti a far scaturire un’esauriente verità giudiziaria. Ma va detto basta anche ai sospetti sui giudici”. Ha inoltre aggiunto con fermezza che a Giuseppe Pinelli si devono “rispetto e omaggio… un innocente che fu vittima due volte, prima di pesantissimi infondati sospetti e poi di un’improvvisa, assurda fine. Qui non si riapre o si rimette in questione un processo, ma si compie un gesto politico e istituzionale. Si rompe il silenzio su una ferita non separabile da quella dei 17 che persero la vita a piazza Fontana”.

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha condannato l’”indulgenza incomprensibile” delle autorità brasiliane sulla richiesta di estradizione del terrorista, sempre fuggitivo e mai pentito veramente, Cesare Battisti:
Continua..

Carmelo Pecora: Il 9 maggio ’78 Il giorno che assassinarono Aldo Moro e Peppino Impastato

Carmelo Pecora

Il 9 maggio ’78

Il giorno che assassinarono

Aldo Moro e Peppino Impastato

[ Ricevo dall'amico Emiliano Grisostolo, autore di Il castello incantato nonché di parecchi altri ottimi romanzi (è qui possibile leggere la mia recensione e l'intervista ad Emiliano Grisostolo), questa sua recenzione al romanzo 9 Maggio 78 di Carmelo Pecora, nonché l'intervista all'autore che è ispettore capo della Polizia di Stato.

g.i. ]

Il 9 maggio ’78 assassinarono Aldo Moro, ma quel giorno anche un giovane giornalista radiofonico morì all’insaputa di tutti. Una morte che s’intreccia con due vite, quella di Moro, ucciso dalle Brigate Rosse, e quella di Carmelo Pecora, autore di questo romanzo, del personaggio principale di questa storia. Peppino Impastato, così si chiamava, viene ucciso dalla malavita di un paesino, poco lontano da quello natio di Carmelo Pecora, perché conduce una trasmissione radiofonica in cui denuncia la mafia locale, quella di Cinisi, un paesino a pochi chilometri dalla costa del Tirreno. Peppino è un giovane candidato alle elezioni amministrative che da lì a poco potrebbero portare lui, e alcuni suoi amici, a combattere con le armi del potere amministrativo, quella mafia che combatte nella notte, tra Blowing in the Wind e un saluto agli amici che ancora non sono andati a dormire. A farsi i fatti loro. Quelli che Peppino non sa farsi, perché l’unico modo per cambiare le cose è cambiare le cose, cambiare la mentalità delle persone, guardarsi attorno e puntare il dito, non voltarsi mai dall’altra parte. Ma Peppino intreccia la sua vita con quella di Moro, un destino strano, sinistro, che scalfisce appena la quiete di un paesino delle campagne siciliane. Due rapimenti, uno conosciuto, l’altro anonimo. Ma entrambi importanti, entrambe le vittime personaggi importanti alla lotta contro la mafia, contro le Brigate Rosse, tutti assassini senza scrupoli che non pensano, che agiscono per portare a termine i propri fini. Il 9 maggio del ’78 morirono due persone, Moro che intreccia così la propria triste storia con quella del personaggio di questo romanzo, lo stesso autore Pecora, ora ispettore capo della Polizia di Stato e dirigente delle Scientifica di Forlì, ma all’epoca dei fatti un giovane agente in servizio con altri due compagni sulla volante che per prima giunse in via Caetani, dove trovarono quella Renault rossa., e un giovane sconosciuto che rispondeva al nome di Peppino Impastato, e al quale Pecora vuole ridare quell’onore che i media non gli hanno concesso. Un intreccio che sembra uscire dalla mano di uno scrittore noir consumato, una storia tristemente vera, in cui le vicende personali di Pecora s’insinuano all’interno di vicende note di un passato che non potremmo, e non dovremmo, mai scordare.
Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Battisti non è più una causa giusta. Saviano ritira la firma, e non è il solo

Battisti non è più una causa giusta.
Saviano ritira la firma, e non è il solo

Dietrofront sull’adesione all’appello lanciato da Carmilla nel 2004. «Questa storia non mi appartiene». Idem per la Janezeck. Qualcosa sta cambiando a sinistra?

Fonte: Il Riformista

Roberto Saviano non c’entra nulla con la vicenda di Battisti.
Battisti non è Gomorra. O meglio, non sta dalla parte giusta di Gomorra. La sua storia non gli appartiene, la causa di Battisti non lo interessa. Da tempo circolava la voce che Saviano non volesse avere nulla a che fare con un personaggio per il quale era giunto in soccorso – rosso – firmando una petizione contro l’estradizione richiesta alla Francia anni fa.
Era il 2004, Saviano un alacre lettore e scrittore, ma ancora anni luce lontano dal magistero culturale e morale attribuitogli oggi. Anche noi del Riformista ne eravamo convinti, lo abbiamo riscritto settimana scorsa. Giovanni Fasanella aveva rilanciato, su Panorama, la posizione della Mondadori: Saviano non riconosce la sua firma in calce a quell’appello, promosso e rivendicato da Carmilla, un sito di letteratura e cultura antagonista curato, tra gli altri, da Valerio Evangelisti.

Continua..

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.