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Le gattare vogliono cucinare il cuoco Bigazzi

Le gattare vogliono cucinare il cuoco Bigazzi

di Iannozzi Giuseppe

C’è la crisi, la gente soffre: la fame soprattutto, un miagolio ininterrotto che lo stomaco non può tacere. Ed allora Bigazzi ci informa – non che non lo si sapesse già – che la carne di gatto è buona da mangiare. Anzi di più, un piatto prelibato. Ma il povero Beppe Bigazzi non ha fatto i conti con le gattare, che si sono subito messe sul piede di guerra. Con la fame che oggi c’è non è infatti da escludere che scoppi la caccia al gatto: selvaggina prelibata, o sì! E non devi neanche fare la fila dal macellaio. I gatti randagi sono tanti, sparsi nelle città di tutta Italia: se uno proprio non ce la fa più, basta cacciarsi in un vicoletto e il gioco e bell’e fatto, il gatto nel sacco. Il problema non è tanto acchiappare il gatto per farne manicaretto in umido, piuttosto è la spellatura a richiedere una pazienza del diavolo. In ogni modo, Bigazzi ha affermato che “i gatti sono molto più buoni di tanti altri animali” e alla Prova del Cuoco, oggi condotta da Elisa Isoiardi, in onda su RaiUno ha fornito la ricetta per preparare “il gatto in umido”. A Radio Capital Bigazzi si difende con le unghie, proprio come un gatto messo alle corde: “Mi accusano di aver sottolineato la bontà della carne del gatto. Io ho detto altre cose, ho ricordato che negli anni Trenta e Quaranta ho mangiato la carne del gatto come tante altre persone. E’ una cosa che è accaduta tanti anni fa e non me ne vergogno. Sono cose che oggi non si possono capire. Negli anni ‘30 e ‘40 come tutti gli abitanti della Val d’Arno a febbraio si mangiava il gatto al posto del coniglio, così come c’era chi mangiava il pollo e chi non avendo niente andava a caccia di funghi e tartufi non ancora cibi di lusso. Del resto liguri e vicentini facevano altrettanto e i proverbi ce lo ricordano. Questo non vuol dire mangiare oggi la carne di gatto, ho solo rievocato usanze. Nella puntata di giovedì grasso ho parlato di un proverbio delle mie parti. A berlingaccio (il carnevale in dialetto) chi non ha ciccia ammazza il gatto. Evidentemente qualcuno ha voluto capire che ho invitato a mangiare carne di gatto, ma è follia.” E conclude: “Io non mi pento mai di niente”.

Carla Rocchi, presidente dell’Enpa, ha addirittura avanzato contro il cuoco e la trasmissione l’accusa di istigazione al maltrattamento di animali: ma Beppe Bigazzi non ha ordinato di mangiare gatti. Si è invece limitato a spiegare che era usanza negli anni ’30 e ’40 di mangiare anche la carne dei gatti, in quanto la povertà era tanta e la fame non la si poteva mettere a tacere con un brodino di niente. La leghista Francesca Martini rasenta l’assurdo difendendo i gatti ma non gli uomini, gli immigrati, i clandestini: “Quanto accaduto durante una trasmissione in onda su un canale televisivo del servizio pubblico è di una gravità assoluta. Mi riservo di intraprendere ogni azione del caso e scriverò all’Autorità Garante e al Direttore generale dell’Azienda affinché vengano presi provvedimenti severi di fronte a dichiarazioni non solo illecite ma anche lesive di una sensibilità, fortunatamente sempre crescente, dei cittadini nei confronti degli animali. I gatti sono animali d’affezione tutelati dalla legge 281 del 1991 che nell’ art.1 comma 1 recita: ‘Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente’. Inoltre la Convenzione europea di Strasburgo per la protezione degli animali da compagnia reca norme particolarmente severe per la loro protezione. Ai responsabili di quanto accaduto potrebbe venire imputato il delitto di istigazione a delinquere previsto dall’art. 414 del Codice Penale, in quanto l’art. 544-bis dello stesso Codice Penale sancisce che ‘chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi’. La magnificazione della bontà della carne felina e l’incoraggiamento al suo consumo, tanto più in una trasmissione di grande ascolto, rappresentano l’esaltazione di un fatto di reato poiché tale condotta è di per sé idonea all’imitazione”.
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Biddicchia

Biddicchia e Lazzarella
Biddicchia e Lazzarella

Nenia biddicchia

di Tamango

È mutu ora u mari,
mutu puru stu chiaru i luna
e u ventu non si lassa ‘nnari
non ghiga pinni di li nidi stanchi.
Mutu stu fossu unni campu
mentri pi tia sta nenia bampu:
eri na picciridda,
ianca comu na stidda,
vaddavi cu l’occhi beddi
i me manu senza aneddi,
liggera comu n’aceddu
mi rubbasti u coriceddu,
chianciu sira e matina
a to vita di spini china.
Nenti, mancu un lamentu,
chiddu c’avivi era un turmentu,
straziavi l’anima ca to pacenza
ta meritasti a me benivulenza,
ora non sugnu bona mancu pi mmia
piciridditta dill’alma mia,
non poi tunnari, u sacciu bonu,
u signuri mi ti metti supa un tronu,
e a mia, scunsulata e stanca,
a paci pi sta figghia ianca!
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un panda rosso così bello simpatico e biricchino non lo avete mai visto… ve lo presento…

un panda rosso così bello simpatico e birichino
non lo avete mai visto… ve lo presento…

panda-rosso

Coccolatelo. E’ un coccolone. :-D

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Spero che il mio cricetino si innamori di una talpa

E’ morto il mio piccolo criceto, dopo due anni e mezzo di corse sulla ruota rosa, di sacche piene di cibo, di cagatine e di corse su e giù per i tubi colorati della gabbia. Al mattino, appena sentiva i miei passi, si affacciava col suo bel musetto bicolore e mi mandava i bacini. No, veramente ero io a mandarglieli ma lui –ne sono certa!- li aspettava. L’ho trovato letteralmente stecchito, ma erano giorni che era stanco, che non correva più e la veterinaria aveva sentenziato che era vecchio e che, purtroppo, nemmeno per i criceti esiste la pillola dell’eternità.

Oggi pomeriggio c’è stata l’operazione del seppellimento, al fianco di un bel pino, avvolto nella sua tenera ed amata ovatta. Niente scatola per il mio cricetino: l’ho lasciato libero di andarsene da sottoterra. Nella mia mente penso che, magari,  resuscita, si innamora di una talpa e se ne va via, insieme a lei. Una scatola lo avrebbe ammazzato per sempre.

Ho pianto, perché se non piangi per il tuo caro cricetino allora –vaffanculo!- non sai piangere nemmeno per le cose più grandi e, credimi, non è il contrario.

Ora c’è il suo spazio vuoto sul mobile del soggiorno e non so proprio come riempirlo. Credo che lo lascerò vuoto per sempre, perché le sostituzioni, a me, non sono mai piaciute.

cuccioli abbandonati in cerca di un padrone affidabile

cuccioli-abbandonati.jpeg

Questi adorabili cuccioli sono stati abbandonati in una scatola, esposti alle intemperie, senza cibo né acqua. Sono stati abbandonati all’uscita di un autogrill, come delle cose inutili da buttare. Ma questi cuccioli sono vivi, sono vivi, e piangono e hanno fame.

Che male hanno mai fatto al mondo perché venissero abbandonati così, per quella che sarebbe stata una morte certa se qualcuno che ha ancora il cuore al posto giusto, leggermente spostato a sinistra, non li avesse trovati e salvati da un infausto destino?
Sarebbero morti e nessuno se sarebbe accorto, neanche gli operatori ecologici (spazzini).
Sarebbero morti, ma non prima di indicibili sofferenze, spezzati dai morsi della fame, della sete, del freddo.

Questi cuccioli hanno bisogno di un padrone affidabile, non di un pezzo di merda che una volta stanco del cucciolo, per farsi le vacanze o perché stufo di avere un amico a quattro zampe, lo abbandona nuovamente, o peggio.

Dicevo dunque che questi cuccioli hanno bisogno di un padrone.

Prima di assumerVi la responsabilità di prendere uno di questi cuccioli, pensate che sono delle creature viventi e come tali soffrono. Se siete interessati, veramente, ad accoglierne uno o più di uno in casa vostra, potete mettervi in contatto con Franca, la bun’anima che li ha trovati e raccolti.

Se come me non potete dare una casa sicura ai cuccioli, potete comunque aiutarli: fate circolare questa notizia sui vostri blog.

Aiutateci a trovare una casa a questi cuccioli.

Grazie.

Giuseppe Iannozzi

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Conan, il cane zen che prega con il suo padrone

Questo simpatico chihuahua che risponde al nome di Conan è un cane zen che sa pregare.

Nella foto lo vediamo insieme al suo padrone, entrambi raccolti in preghiera, nel tempio di Naha, in Giappone.

cane.jpg

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La nostra politica. Ridiamoci sopra…

Mi è arrivata per email e volevo condividerla, dopo la risata iniziale a me ha fatto pensare…

LE 2 MUCCHE
SOCIALISMO:
Hai 2 mucche.
Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui.
COMUNISMO:
Hai 2 mucche.
Il governo te le prende e ti fornisce il latte secondo i tuoi bisogni.
FASCISMO:
Hai 2 mucche.
Il governo te le prende e ti vende il latte.
NAZISMO:
Hai 2 mucche.
Il governo prende la vacca bianca e uccide quella nera.
DITTATURA:
Hai 2 mucche.
La polizia te le confisca e ti fucila.
FEUDALESIMO:
Hai 2 mucche.
Il feudatario prende metà del latte e si tromba tua moglie.
DEMOCRAZIA:
Hai 2 mucche.
Si vota per decidere a chi spetta il latte.
DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA:
Hai 2 mucche.
Si vota per chi eleggerà la persona che deciderà a chi spetta il latte.
ANARCHIA:
Hai 2 mucche.
Lasci che si organizzino in autogestione.
CAPITALISMO:
Hai 2 mucche.
Ne vendi una per comprare un toro ed avere dei vitelli con cui iniziare un
allevamento.
CAPITALISMO SELVAGGIO:
Hai 2 mucche.
Fai macellare la prima ed obblighi la seconda a produrre tanto latte come 4
mucche. Alla fine licenzi l’operaio che se ne occupava accusandolo di aver
lasciato morire la vacca di sfinimento.
BERLUSCONISMO:
Hai 2 mucche.
Ne vendi 3 alla tua Società quotata in borsa, utilizzando lettere di credito
aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio delle lettere di
credito, con una partecipazione in una Società soggetta ad offerta pubblica
e nell’operazione guadagni 4 mucche beneficiando anche di un abbattimento
fiscale per il possesso di 5 mucche. I diritti sulla produzione del latte di
6 mucche vengono trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una
Società con sede alle Isole Cayman, posseduta clandestinamente da un
azionista che rivende alla tua Società i diritti sulla produzione del latte
di 7 mucche. Nei libri contabili di questa Società figurano 8 ruminanti con
l’opzione d’acquisto per un ulteriore animale. Nel frattempo hai abbattuto
le 2 mucche perché sporcano e puzzano. Quando stanno per beccarti, diventi
Presidente del Consiglio.
PRODISMO:
Hai 2 mucche.
Tu le mantieni, il governo si prende il latte e ti mette una tassa su: la
stalla, la mangiatoia, la produzione. A te rimane lo sterco. Intanto è in
approvazione un disegno di Legge sulla tassazione dei rifiuti organici
animali.

Come contestare?

Orsi a dieta

Due terzi degli orsi polari del mondo non sopravvivranno al 2050, a causa dell’assottigliamento dei ghiacci e dal riscaldamento globale (global warming) nell’Artide. Lo afferma una indagine geologica svolta da U.S. Geological Survey/U.S. Geological Survey.

Dimagrendo i ghiacciai, che d’estate si riduce nel Mar glaciale Artico, dimagriscono gli orsi che su quei ghiacciai cacciano il loro principale cibo: le foche. Negli ultimi cinque anni, gli orsi hanno subito una preoccupante perdita di peso, circa il 15% in meno, è quella riserva di grasso che gli orsi necessitano per sopravvivere.
Il destino degli orsi polari è legato all’abilità con cui cacciano le foche e, i loro piccoli, una caccia che mettono in atto con intelligenza; sentono il rumore della preda sotto il ghiacciaio, si distendono presso una spaccatura, e non appena la preda esce per respirare, la uccidono con una violenta zampata. Ma il ghiaccio non c’è perché si fonde e la banchisa è diventata una distesa d’acqua e gli orsi non mangiano a sufficienza.
“La sopravvivenza di cuccioli, subadulti e animali molto vecchi è direttamente correlata alla data in cui il ghiacciaio si rompe” dice Ian Stirling, biologo del canadian Wildlife Service di Edimonton, Alberta. Nella Baia di Hudson, dove vi sono alcuni dei circa 16 mila orsi polari, il mare è ghiacciato per otto mesi l’anno, da novembre a luglio, ma negli ultimi anni il ghiaccio fonde con tre settimane di anticipo rispetto a 30 anni fa, provocando conseguenze dannose per l’intera popolazione: in due decenni queste popolazioni sono diminuite del 20%. Continua..

Knut, buon compleanno: l’orsetto compie un anno e Thomas Dorflein gli sta preparando la festa

buon-compleanno-orsetto-knut.jpgKnut, buon compleanno
L’orsetto compie un anno
e Thomas Dorflein
gli sta preparando la festa

Chi non ricorda Knut, l’orsetto che è stato in un’incubatrice per 44 giorni, che ha rischiato di morire?
Il mondo ha dispensato molto del suo affetto per Knut, il cucciolo d’orso, divenuto poi il più famoso dello zoo berlinese e non solo.
Oggi Knut ha un anno.
E’ cresciuto, ma a vederlo in foto è il solito casinista.

Pranzo speciale per Knut: patate bollite, pesce, uva e la sua musica preferita, quella di Elvis Presley. Knut viene trattato come un principe: il cucciolo di orso polare adottato dalla zoo di Berlino è diventato la mascotte indiscussa della capitale.

Il cucciolo Knut compirà un anno esatto il 5 dicembre 2007. Continua..

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