Craxi in Senato diventa un santo. Il miracolo di Napolitano e Berlusconi
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Craxi in Senato diventa un santo
Il miracolo di Napolitano e Berlusconi
a cura di Iannozzi Giuseppe
«Craxi era un uomo che sapeva decidere e con il suo governo, eccezionale già per la sua durata, dal 1983 al 1987, seppe restituire centralità e autorevolezza a Palazzo Chigi. Ruppe le gabbie del consociativismo. Il famoso decreto di S. Valentino del 14 febbraio 1984 aprì la via a una vera politica dei redditi. Gli anni trascorsi ci consentono un giudizio storico più sereno e obiettivo. A ciascuno di noi il compito di riflettere su Craxi e su una stagione drammatica. Per lui non ci furono sconti, ha pagato più di ogni altro colpe che erano dell’intero sistema politico dell’epoca. Fu una vittima sacrificale». Così il presidente del Senato Renato Schifani. Ma ce n’è ancora, purtroppo per noi: «Craxi per la sua cultura non concepiva la politica al di fuori dei partiti e, pur avendo più di ogni altro compreso le fragilità e la necessità di una riforma del sistema, ad esso rimase fino all’ultimo fedele… quel famoso intervento pronunciato da Craxi il 2 luglio 1992 alla Camera fu un forte richiamo alla responsabilità collettiva di tutti gli attori del sistema politico di allora di fronte alla crisi morale, istituzionale ed economica che toccava in quei giorni il suo momento più alto. Una crisi legata anche a fenomeni diffusi di corruzione della vita pubblica e che, come si vide negli anni seguenti, chiuse l’esperienza della “Repubblica dei partiti”, segnandone la fine. Una crisi che vide offerta, da un ceto politico intimorito ed esausto, come “vittima sacrificale”, la figura dello statista che qui oggi ricordiamo. E da qui l’aggressione (non solo morale), il processo, la condanna, la forte determinazione a trascorrere gli ultimi anni di vita all’estero e la morte che lo colse in terra straniera. Ritengo che gli anni trascorsi ci consentano di esprimere oggi quel giudizio storico più sereno e obiettivo che quei momenti drammatici ormai lontani non consentirono di dare.
Bettino Craxi era un uomo che sapeva decidere. Seppe restituire autorevolezza e centralità all’azione di Palazzo Chigi nel segno di una vera democrazia governante, che i suoi avversari bollarono come “decisionismo”. Lo fece rompendo vincoli e gabbie del consociativismo che legava la vita pubblica italiana, innanzitutto nel campo dei rapporti sindacali».
Tra i presenti il premier Silvio Berlusconi, i figli di Bettino Craxi, Stefania e Bobo, i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti e Gianni Letta, i ministri degli Esteri Franco Frattini, della Cultura Sandro Bondi, della Funzione pubblica Renato Brunetta. Presenti anche gli ex socialisti, come il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto e l’ex ministro Gianni De Michelis.
Per il Pd il capo della segreteria politica, Filippo Penati e la capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro che ha lasciato il convegno subito dopo le prime parole di Schifani.
Stefania Craxi ha sottolineato l’importanza del messaggio del presidente della Repubblica: “Restituisce a Craxi i suoi meriti e apre la via ad una pacificazione nazionale, che è un auspicio sia di Napolitano che nostro. I provocatori sono rimasti una minoranza. Mio padre fa parte della storia positiva della nostra Repubblica”.
Il capogruppo dell’Italia dei valori al Senato, Felice Belisario, ha commentato in una severissima nota la cerimonia: “E’ davvero una vergogna la beatificazione di un pregiudicato in una sede istituzionale”.
Giorgio Napolitano oggi abbraccia la memoria (e le idee) di Bettino Craxi.
Berlusconi lo santifica.
Schifani lo fa sedere alla destra di Dio, prendendo a calci nel sedere Gesù Cristo.
E Dio tace contento come una pasqua.
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