Giulio Mozzi è l’ultimo a scendere perché è un quasi cinquantenne anoressico
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Giulio Mozzi è l’ultimo a scendere
perché è un quasi cinquantenne anoressico
di Iannozzi Giuseppe
Non un libro. Non un diario. Raccontini che non si possono collocare né nella narrativa più spicciola o informale che dir si voglia, né in un’altra ghettizzante categoria, in una qualsiasi. Minimalismo spietato (oserei dire “anoressico”) e retorico, scrittura finalizzata all’abbrutimento della lingua italiana. Pagine di dialoghi su dialoghi, tutti sempliciotti quando non insignificanti, perlopiù ambientati in stazioni ferroviarie e cabine di treni. Raramente qualche accenno al mondo editoriale, ma in maniera trasversale e riduttiva, quasi l’autore volesse lasciare a intendere che “son tutte rose e fiori in ogni caso”.
Una raccolta di racconti già apparsi in rete, nel corso di quattro o cinque anni o giù di lì: “Sono l’ultimo a scendere” di Giulio Mozzi, Mondadori, collana Scrittori italiani e Stranieri, 263 pagine all’imbarazzante non modico prezzo di 18 Euro e 50 centesimi esatti, si contraddistingue per la sua perfetta inutilità, anche se imprigionati nella toilette di un treno senza un solo accenno di carta igienica. Preferibile di gran lunga tirarsi su mutande e pantaloni, rinunciare a utilizzare le pagine inchiostrate del libro per pulirsi in mezzo alle terga, e tornare in cabina seduti al proprio posto facendo finta di niente.
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