Tiziano Scarpa: tutto lo schifo della cultura italiana nel premio Strega
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Tiziano Scarpa: vergogna dell’editoria italiana
di Iannozzi Giuseppe
Ritengo Tiziano Scarpa uno dei peggiori e dei più volgari scrittorucoli degli ultimi cinquanta anni pubblicati da un grosso editore. Antonio Scurati lo definisce “sintomo della degenerazione”, io dico che Scarpa è la degenerazione incarnata del sistema editoriale italiano. Scarpa è soltanto non pubblicabile: mi è difficile, molto, definirlo anche solo in via teorica uno scrittore, né mi riesce di dirlo imbrattacarte perché sarebbe in ogni caso tributargli troppo onore.
E’ Tiziano Scarpa quanto di peggio l’establishment dell’editoria sia riuscito a produrre negli ultimi decenni. Scarpa, improbabilissimo vincitore del premio Strega 2009 con Stabat Mater, è in assoluto il più pessimo dal 1947: la 63ma edizione dello Strega ha consegnato nelle mani di un incapace a tutto tondo un premio che non meritava in alcun modo. Questo Strega verrà ricordato per un unico motivo: Tiziano Scarpa il più pessimo dei tanti sédicenti scrittorucoli italiani.
Chi ha avuto la malaugurata idea di spendere i 17 Euro del prezzo di copertina per tentare di leggere Stabat Mater, ha dovuto confrontarsi con una storia pallidissima che non esiste tanto è improbabile, e sgangherata soprattutto. Inverosimile la trama, il libro – spacciato per romanzo – manca di stile, tranne nel caso si voglia considerare l’assoluta incapacità paraletteraria di Scarpa qualche cosa più di uno sputo catarroso. D’altro canto Tiziano Scarpa non è nuovo a presentare all’editoria italiana libracci oltremodo offensivi e fini a sé stessi: basti ricordare Kamikaze d’Occidente e Amami (disegni di Massimo Giacon) – quest’ultimo una accozzaglia di pornografia oscena fine a sé stessa, che pare esser stata partorita dalla testa sovraeccitata di un adolescente pustoloso onanista e perverso -, per cui non sorprende, non più di tanto, che Stabat Mater sia vuoto di essenza. Di qualità.
Antonio Scurati evidenzia in una intervista apparsa su La Repubblica: “Tiziano Scarpa: ovvero, il simbolo della categoria del marginale fotti e chiagni, di chi ha parlato per anni in nome degli esclusi e ha poi sfruttato l’emarginazione per trarne un beneficio personale, dimostrandosi così un oppositore funzionale al potere.”. Ed ancora: “… a differenza di Scarpa, che per anni ha sbeffeggiato il potere come i giullari delle corti medievali, in maniera irrilevante e innocua, salvo poi accorrere al tavolo di quello stesso potere. Un vero e proprio buffone di corte 2.0″.
Sarebbe ora che avanzi paraletterari come Tiziano Scarpa e gli ex Luther Blissett, oggi Wu Ming, non venissero presi in minima considerazione da editori e premi, a prescindere: sono loro due esempi di tutto il male possibile che sta infangando la cultura italiana, oramai ridotta a meno di uno spaventapasseri.
L’intervista che segue è stata pubblicata su La Repubblica ed è stata ripresa dal blog Lipperatura di Loredana Lipperini.
Non c’è tregua per il premio Strega 2009: a un mese dalla vittoria con Stabat Mater, Tiziano Scarpa ha sferrato, su Vanity Fair, un duro attacco ad Antonio Scurati, arrivato secondo per un voto con Il bambino che sognava la fine del mondo (alla quinta edizione, con cinquantamila copie vendute). Scurati risponde definendo Scarpa “il sintomo della degenerazione della società intellettuale italiana”.
Ovvero?
“Prima vorrei precisare che dopo il 2 luglio non ho detto una sola parola, nonostante fossi stato sollecitato da vari giornali: ho accettato gli esiti da leale combattente. Purtroppo sono stato trascinato nel fango di una polemica postuma, e a questo punto non posso che ribadire i fatti. Scarpa ha vinto con il sostegno del più potente gruppo editoriale e mediatico italiano. E mi stupisce che nonostante la medaglietta appuntata al petto da Papi Mondadori, continui a sprizzare veleno sugli altri concorrenti”.
Intende riaprire la vecchia polemica contro gli autori che pubblicano con Mondadori o Einaudi?
“No, mi riferisco solo al caso specifico. Tiziano Scarpa: ovvero, il simbolo della categoria del marginale fotti e chiagni, di chi ha parlato per anni in nome degli esclusi e ha poi sfruttato l’emarginazione per trarne un forte beneficio personale, dimostrandosi così un oppositore funzionale al potere. Per un decennio, Scarpa ha usato Internet per spalare fango su quel che rimaneva delle istituzioni letterarie italiane. Salvo poi ricevere volentieri il beneficio di una vittoria decretata grazie al peso del più forte sistema editoriale e mediatico italiano”.
Non è singolare che due scrittori che sembravano intenzionati a scardinare la vecchia società letteraria siano finiti invece a scontrarsi per ottenere uno dei simboli di quella società?
“La mia posizione è diversa da quella di Scarpa. Ho sempre criticato, anche nei miei libri, un certo sistema editoriale, mediatico e culturale: ma non ho mai finto di non farne parte. Nell’intervista a Vanity Fair, Scarpa elenca i miei successi nel campo giornalistico, accademico, editoriale e dell’organizzazione culturale, insinuando l’infame sospetto che li abbia conseguiti grazie a favori da parte dei potenti. Questa è una tipica mentalità da spirito del risentimento, una delle sintomatologie più chiare della degenerazione sociale. Io sono arrivato ovunque da outsider: ma una volta entrato nel sistema non ho finto di essere ancora un outsider. Semmai, ho cercato e cerco di destabilizzare dall’interno: anche se so che la macchina mi schiaccerà, cerco di mandarla fuori giri, come ho fatto scontrandomi con Bruno Vespa durante la premiazione del Campiello. L’unica possibilità per chi prova un disagio è stare dentro la macchina, consapevolmente, e fare attrito con la propria persona: a differenza di Scarpa, che per anni ha sbeffeggiato il potere come i giullari delle corti medievali, in maniera irrilevante e innocua, salvo poi accorrere al tavolo di quello stesso potere. Un vero e proprio buffone di corte 2.0”.
Scarpa ha sottolineato la sua doppia veste di candidato e giurato. Come risponde?
“Che faccio parte degli Amici della Domenica da quest’anno e al pari di altre centinaia di scrittori italiani. Muovere questa critica nei confronti di un giurato fra quattrocento equivale a dire che un cittadino italiano non può candidarsi alle elezioni politiche solo perché vota. Moltissimi giurati hanno partecipato alle passate edizioni, proprio perché il voto individuale è irrilevante”.
Per chi ha votato?
“La domanda è oziosa”.
Mettiamola così: un voto dato a un esordiente avrebbe contribuito a scardinare la macchina?
“Sì e no: c’erano libri di esordienti, come Giorgio Vasta e Filippo Bologna, che avevo apprezzato. Ma lo scorso anno ha vinto proprio un esordiente, Paolo Giordano, e non mi sembra che abbia danneggiato la macchina in alcun modo. Proprio perché la sua vittoria è avvenuta sotto l’egida di Mondadori”.
Parteciperà di nuovo allo Strega?
“Non credo. Lo strascico di questa edizione, con le polemiche basse e volgari di Scarpa dopo e di Elido Fazi prima, è per me una sorta di automortificazione rituale e costituisce un congedo definitivo, anche luttuoso, dal cadavere della società letteraria. Il mio grande rammarico è che questa poteva essere l’occasione di un confronto tra due libri diversi e due diverse idee di intendere la letteratura. Non è stato possibile e non lo sarà a causa della volgarità di Scarpa”.
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