Rumeni di Anna Lamberti Bocconi. Stampa Alternativa, collana Eretica
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Su Rumeni di Anna Lamberti Bocconi
di Viola Amarelli – Fonte: La Poesia e lo Spirito
E’ un viaggio turbinoso e picaresco quello che ci offre “Rumeni” di Anna Lamberti Bocconi (Stampa Alternativa, 2009) ; un reportage di ladruncoli e becchini, baristi e cameriere che, in una Milano sghemba e amatissima, rispecchiano le ragioni e le passioni dell’io narrante, vero protagonista del romanzo. Se infatti formalmente la struttura ad episodi del libro rinvia alla categoria dei racconti, la voce autoriale, continua e pulsante, delinea un pellegrinaggio laico nel cuore di una realtà *altra* ricchissima e complessa che lungo il tragitto irrompe e modifica l’occhio del reporter.
Fuori di ogni schematismo – come giustamente sottolinea il risvolto di copertina – l’approccio al mondo dei migranti avviene in presa diretta, col solo ricorso a topoi letterari (la mendicante, il mangiatore di fuoco, il “branco” di ragazzi), usati peraltro come grimaldello per scardinare pre-concetti sia razzisti sia buonisti.
La carrellata di figure si sussegue serrata con una scrittura che nell’estrema padronanza sintattica e lessicale, nel ritmo incalzante ha uno dei suoi punti di forza, donando il piacere della lettura. L’alternanza di registri utilizzata da Lamberti-Bocconi è infatti notevole: dal surreal-lirico del circo di periferia (in “Stefan”) al grottesco violento e assassino (“Violeta”), dalla secca registrazione di vite attestate al grado zero (“Lilia”) fino alle vere e proprie epifanie di “Valentina” e di “Cristina”, quest’ultima, sequenza finale del libro, non a caso ambientata a’ rebours in uno scenario di desolata miseria rumena.
Nella fluvialità della scrittura si affaccia a volte un andamento da sceneggiatura filmica (cfr in “Mario, Gheorghe, Cesar” il gruppo di ventenni incontrati sul treno) ma si aprono anche pagine di ampio respiro narrativo, come in “Tiberiu” dove la riesumazione, letterale, del corpo del nonno a Musocco ci restituisce una Milano in controluce storica e familiare di impatto innegabile. Spicca infatti in “Rumeni” – costituendone il profondo, sotteso, fil rouge – l’autenticità dello sguardo dell’autrice e il suo mettersi apertamente in gioco nella ricerca di una umanità che è soprattutto la propria e che intreccia dolore e affetto, crudeltà e ironia. In questa capacità probabilmente si riversa l’esperienza poetica di Lamberti-Bocconi che le consente di andare diritta al cuore delle cose con una mira infallibile. Così persino il “ciao” che conclude, spesso bruscamente, quasi tutti gli episodi, vela forse solo il pudore dell’incontro e del reciproco allontanarsi, ma soprattutto segna il “migrare” insito in ognuno dei giorni umani.
* In Nazione Indiana Qui sono apparsi alcuni dei racconti.
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