L’invidia in rete. Linnio Accorroni fa il punto sull’ultimo Strega.
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
L’invidia in rete
di Linnio Accorroni – Fonte: La Poesia e lo Spirito
Premessa necessaria: conosco, anche se non troppo bene, Tiziano Scarpa: una conoscenza nata dal fatto di averlo invitato ad alcune rassegne da me organizzate negli anni precedenti e dal fatto che, grazie a lui, ho ‘esordito’ sulla Rete, in Nazione Indiana, alcuni anni fa. Ricordo le sue mail in cui con dolcezza ostinata mi invitava a ‘sfrondare’ il più possibile dalla mia scrittura tutto quello che appariva ridondante o cerebralistico. E aveva perfettamente ragione. L’ho recensito ( la rece di ‘Stabat mater’ sta anche in questo blog) ed intervistato ( una lunga intervista che mi ha concesso in occasione dell’uscita di ‘Batticuore fuorilegge’ sta nel mio ’69 posizioni’ in uscita per Cattedrale ( così mi sono fatto anche un po’ di autopromozione).
Su Scarpa si sta abbattendo una specie di ciclone che assomiglia molto, per dimensioni e forma, a quello che ha investito Saviano: il popolo della rete, il popolo dei blogger, quello che ha sempre denunciato l’autoreferenzialità dell’apparato culturale, la consunta logica mafioso-clientelare dei dispositivi che dominano l’industria culturale, non sopporta che a Scarpa capiti ciò che è accaduto a Saviano, ovverosia la possibilità di diventare ricco e famoso attraverso la scrittura. Qualcuno addirittura( l’ho visto su uno dei blog che più stimo, quello di Georgiamada) ha criticato la comparsata di Scarpa da Marzullo. L’ho vista e mi è sembrato che Scarpa non assumesse nessun atteggiamento servile od untuoso nei confronti di Mr. Mediocrità. Anzi, mi pareva rilassato e sincero ( per quanto lo si possa essere in TV) come nelle rare occasioni in cui l’ho incontrato. Che cosa si voleva ? Che Scarpa ammazzasse in diretta Marzullo, realizzando così il vaticinio augurale che Scurati, sempre allo Strega di qualche anno fa, aveva rivolto a Vespa?
C’è ancora qualcuno che venendo a casa mia, si stupisce del fatto che, professandomi comunista libertario, continuo ad abitare in un bellissimo posto in aperta campagna con piante e giardino. Mi dicono più o meno apertis verbis: “ cazzo,sei comunista e c’hai tutto sto ben di dio?”. Mutuando contesto, l’accusa che si fa a Scarpa è la stessa: “ cazzo, sei scrittore e vuoi diventare ricco e celebre? Andare in tv e tutto il resto ?” Ecco la terribile logica: se sei comunista, devi vivere in una topaia, se sei uno scrittore non devi vivere dignitosamente del tuo lavoro, ma piuttosto come un barbone, come uno scapigliato d’antan.
La carriera letteraria di Scarpa stupisce perchè ogni sua opera è sempre una specie di opera prima: non esiste cioè mai un suo libro uguale all’altro o che evochi atmosfere e situazioni già sfruttate in precedenza. Anche se esistono due topos ricorrenti ( il corpo e Venezia) questi due nuclei ispiratori conoscono una serie strabiliante di variazioni e mutamenti . Quando esce un suo libro, la domanda che mi faccio è: “ E che cosa si sarà inventato adesso?” che mi pare l’unica domanda davvero legittima che dovremmo porci di fronte all’opera letteraria, quella che ci fa alzare le chiappe dalla sedia per andare a comperare il libro.
Mentre sto scrivendo questo post di getto ( sono le 7.50 del 4 luglio) su NI non è ancora apparso uno straccio di post sulla vittoria di Scarpa. Mi pare un silenzio eloquente che non riesce a nascondere però quella che mi pare una inconcepibile mancanza di stile e di educazione. Scarpa proviene da lì e forse gli Indiani avrebbero dovuto imbracciare, in un’occasione importante come questa, il calumet della pace, abbandonando invidie, rimorsi, gelosie.
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