Il bambino che sognava la fine del mondo di Antonio Scurati – recensione e videointervista – Bompiani
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il bambino che sognava la fine del mondo
di Antonio Scurati
fonte wuz.it
“Era uno stato d’animo difficile da spiegare: una sorta di tensione nostalgica verso sfuggenti ricordi della mia infanzia. Uno struggimento per momenti dimenticati della mia vita di bambino, esperienze probabilmente terribili e per questo rimosse, ma comunque ammantate da un’indicibile tenerezza.
Inizio a parlare di questo bel libro di Scurati con la citazione di una recente recensione di Walter Siti (ottimo scrittore lui stesso) apparsa su La Stampa il 18 marzo scorso:
Con abilità di pasticheur, Scurati combina varie storie realmente accadute, dal tragico teatro di Rignano Flaminio agli shoccanti episodi che hanno sconvolto il Belgio; Bergamo diventa l’emblema del Male che sovrasta la tranquilla provincia italiana. Scurati usa materiali extra-letterari: statistiche, articoli di giornale (in parte veri in parte ritoccati), cita pezze d’appoggio con nomi e cognomi, da Massimo Gramellini a Enrico Mentana. Eppure il lettore un po’ avvertito lo sa, che nulla è successo a Bergamo: sia perché non ricorda nessuna grancassa mediatica, sia proprio perché legge in filigrana altri episodi, delitti accaduti altrove. Sono quasi sicuro che Antonio Scurati, con questo romanzo ci ha dato il suo libro migliore.
Concordo con Siti: anche per me questo è forse il libro migliore di Scurati anche se Il sopravvissuto è uno di quei romanzi che difficilmente si possono dimenticare.
Recentemente è uscito un cofanetto che recensiamo in questa breve rassegna torinese e si intitola, Governare con la paura. Non è un caso l’accostamento in questa sede perché il primo tema che da questo romanzo emerge è quello civile perché oggi la pura è instillata nei cittadini attraverso i media. Giornali e televisioni fanno a gara nel raccontare nel modo più truce episodi orrendi, che giorno dopo giorno creano negli italiani insicurezza e panico, un senso di debolezza che produce il bisogno di affidarsi a chi si dichiara capace di porre un argine al Male.
Il Male: che cosa si può immaginare di più disgustoso e esecrabile della violenza sui bambini? Che cosa c’è di più orribile della trasformazione in orchi di chi dovrebbe educare e proteggere i piccoli indifesi? Ed è proprio la pedofilia al centro del caso di cronaca su cui il protagonista narratore, un docente universitario saltuariamente collaboratore di un quotidiano nazionale, La Stampa, si trova a dover scrivere. Riluttante all’inizio si scopre invece sempre più malignamente attratto dal caso che lo fa ripiegare su di sé, fa riemergere lontani ricordi d’infanzia, paure, fantasie, angosce. E una voce segreta entra nel romanzo come immagine costante di un’infanzia turbata nel crescendo del virus della calunnia e del pettegolezzo che la scomposta cronaca giornalistica e gli “esperti” in materia fomentano.
La morbosità collettiva lentamente si trasforma in spossatezza, sfinimento del protagonista che si rifiuta al gioco infame del pettegolezzo ma, come si diceva, inesorabilmente ne è attratto. Come milioni di italiani, come ogni uomo medio, come ogni buon consumatore che acquista indifferentemente un maglione in saldo o l’orrore televisivo.
Questo è il tema centrale del romanzo, ma altre pagine accennano, perfettamente congruenti con la narrazione, ad altre fotografie dell’Italia di oggi: il degrado dell’Università, la precarieta dei giovani, il sensazionalismo da talk-show…
Tutto ciò rientra nella grande menzogna in cui viviamo, menzogna che sparge tutt’intorno il suo virus e che rende impossibile distinguere il Male dal Bene: l’incertezza nascosta sotto l’asserzione di verità assolute rende ancora più precario il nostro equilibrio, forse senza speranza. Eppure il libro si chiude su di una speranza di vita, un battito che può ritmare il futuro.
Antonio Scurati – Il bambino che sognava la fine del mondo – 295 pag., € 18,00 – Edizioni Bompiani (Narratori italiani) – ISBN 978-88-452-6241-8
Intervista a Antonio Scurati
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