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Giulio Mozzi: un po’ di cose che dovreste sapere per difendervi dalle sue strampalate idee

Giulio Mozzi: un po’ di cose che dovreste sapere
per difendervi dalle sue strampalate idee

a cura di Iannozzi Giuseppe

Giulio Mozzi, consulente Einaudi per la collana Stile Libero dal marzo 2008, è uno se non il principale responsabile del New Italian Epic del collettivo Wu Ming oggi purtroppo in libreria. Il NIE, scartafaccio che invito a boicottare secondo queste modalità, è ovviamente, come più volte ribadito, nella collana Stile Libero.

Giulio Mozzi è altresì un sostenitore incallito del minimalismo carveriano.

Giulio Mozzi ha sostenuto la candidatura di Alessandro Baricco alla presidenza della Rai. In un comunicato stampa, Giulio Mozzi scrive i nomi di alcuni che avrebbero appoggiato la sua idea di candidare Baricco:

Tra loro ci sono Guido Michelone, saggista e docente di Storia del jazz; le scrittrici Sandra Petrignani, Maria Pia Quintavalla, Elisabetta Liguori, Carla Menaldo, Silvia Torrealta, Evelina Santangelo; gli scrittori Giuseppe Genna, Christian Frascella, Matteo Galiazzo, Giorgio Nisini, Marco Bettini, Massimo Cassani, Michele Governatori, Roberto Tossani, Federico Platania; la poetessa Giovanna Frene; l’editore Luca Sossella; l’editrice Chiara Fattori; l’editor Paolo Repetti; il gruppo letterario Sparajurij; l’anima del Premio Chiara Bambi Lazzati; il fotografo Luigi Tirittico; l’editor Alessia Polli; il copywriter Giacomo Brunoro; il gallerista Massimo Arioli; la linguista Francesca Serafini; l’italianista Alberto Bertoni; il blogger Bloggo Intestinale; Maria Luisa Venuta responsabile dell’area di ricerca Contabilità ambientale e flussi di materiali del Crasl dell’Università Cattolica; l’architetto Fausto Carmelo Nigrelli; il sacerdote Fabrizio Centofanti, fondatore del blog La poesia e lo spirito; e poi semplici lettori, teleutenti, librerie, associazioni culturali, compagnie teatrali, e chi più ne ha più ne metta.

E non contento, aggiunge:

Tanti professionisti della cultura, e tanti «consumatori» di cultura, hanno aderito all’appello donchisciottesco lanciato via FaceBook dallo scrittore (e consulente editoriale, e curatore in rete del bollettino cult vibrisse) Giulio Mozzi per chiedere la nomina di Alessandro Baricco alla presidenza della Rai. «Alessandro Baricco è un intellettuale di fama nazionale e internazionale», dice il brevissimo testo dell’appello; «i suoi libri sono molto amati, ha lavorato con successo nel e per il teatro e il cinema, ha notevoli competenze musicali, ha curato uno dei programmi televisivi culturali più belli e seguiti. Perché non chiamarlo alla presidenza della Rai?».

Giulio Mozzi, scaldandosi non poco, raccolse in tutto 495 sostenitori che come lui credevano in Baricco, in questo personaggio improbabile salvatore della cultura e della televisione in Italia.

Giulio Mozzi ha scritto un manifesto letterario di intenti:

Vogliamo fare una collana di libri che raccontino l’Italia com’è. Perché l’Italia è la nostra patria e i suoi destini ci stanno a cuore.
Vogliamo fare una collana di libri che siano letteratura, senza essere necessariamente fiction. Perché ci pare che a forza di identificare la letteratura con la fiction, finiremo col confonderla con l’entertainment. Soprattutto non vogliamo fare infotainment, ecco.
Vogliamo fare una collana di libri che contengano un’istanza realistica. Non vogliamo fare, peraltro, una collana di romanzi ottocenteschi. A chi dubita che si possa credere ancora, dopo il Novecento, a una letteratura che racconta realisticamente il mondo, diciamo: “Facciamo tentativi e approssimazioni”.
Vogliamo fare una collana di libri che raccontino le immaginazioni dell’Italia. Perché ciò che siamo è in buona parte ciò che ci immaginiamo di essere. Anche questa è un’istanza realistica.

Ci interessano le immaginazioni di donne e di uomini, non le immagini dei mezzi di comunicazione di massa. Loro, un’istanza realistica non ce l’hanno.
Ci interessano le storie del presente e del passato prossimo: soprattutto quel presente e quel passato prossimo che appaiano, siano, ancora incertamente conosciuti e non risolti.
Ci interessano storie di passioni, non ci interessano le storie di sentimenti.
Vogliamo fare una collana di libri che facciano esperimenti di forma e di lingua. Non vogliamo fare libri iperletterari. Non vogliamo nemmeno fare libri ingenui. Non vogliamo fare libri incomprensibili. Non vogliamo nemmeno fare libri melensamente facili.
Vogliamo fare dei libri che servano a qualcosa. Che siano utili. Che non si buttino via dopo l’uso.
Vogliamo fare dei libri che siano belli.
Vogliamo fare dei libri impuri, nei quali la bellezza sia messa a rischio e repentaglio.
Si legge per tre ragioni: per passare il tempo, per imparare qualcosa, per elevarsi spiritualmente grazie alla contemplazione della bellezza.
La prima cosa va da sé, la seconda ci interessa molto, quanto alla terza incrociamo le dita: è una scommessa.
Abbiamo scelto di vestire i nostri libri con le fotografie di Guido Guidi perché le fotografie di Guido Guidi raccontano l’Italia com’è, contengono un’istanza realistica, sono molto belle. Guardandole si passa il tempo, si impara qualcosa, ci si eleva spiritualmente grazie alla loro bellezza.
La collana si chiama “indicativo presente” perché vogliamo che i nostri libri indichino ai lettori l’Italia presente. Come quando siamo in una città che non è la nostra, e l’amico che ci ospita ci conduce nella passeggiata, indicandoci questo e quello, luoghi e cose, mescolando la storia della città e la sua storia personale: “Qui Garibaldi smontò da cavallo”, ci dice, “e qui invece diedi il primo bacio a Giovanna; questa è la chiesa del trecento, con notevoli affreschi, e dove ora c’è questa gioielleria fino all’altr’anno riparavano ombrelli”.
Vogliamo fare una collana di libri profetici. E chiamiamo profeti, naturalmente, non coloro che pretendono di vedere il futuro – quelli li chiamiamo impostori – ma coloro che vedono il presente.
Io, giulio mozzi, sono molto lieto di questa impresa. Sono contento che sia stata avviata alla svelta: un anno di lavoro in tutto; ma la fretta, oggidì, è ragionevole. C’è urgenza, accidenti, c’è urgenza. Prima che il nostro presente, e con lui tutto il resto, ci venga spogliato di dosso. La letteratura servirà pure a qualcosa.

Ahinoi, questo manifesto scritto dal pugno di Giulio Mozzi è stato più è più volte tradito da Giulio Mozzi stesso.

La cultura secondo Giulio Mozzi in Italia sarebbe possibile attraverso il carverismo (il minimalismo più spietato), il bariccare la tv di Stato e il wumingare i cataloghi editoriali.

Leggi anche il suo blog http://biogiannozzi.splinder.com

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