Staccare la spina: un atto di misericordia umana per Eluana Englaro
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

La lettera del Capo dello Stato Giorgio Napolitano
inviata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
“Signor Presidente,
lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale. Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti. I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all’attenzione dell’opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche. Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell’incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell’ordinamento giuridico vigente. Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge, piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica, appare soluzione inappropriata.
Devo inoltre rilevare che, rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare, non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione se non l’impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili dall’ordinamento giuridico vigente.
Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell’articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo.
Desta inoltre gravi perplessità l’adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo.
Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori. Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare”.
Staccare la spina
Un atto di misericordia umana per Eluana Englaro
di Iannozzi Giuseppe
Non sono intervenuto mai in merito a questa dolorosa vicenda, quella di Eluana Englaro, del suo coma, dello stato vegetativo in cui versa oramai da ben 17 anni.
La giovane donna è morta.
A livello cerebrale è morta.
La realtà è che Eluana è sol più un corpo che vegeta, il cui elettroencefalogramma è piatto.
Coma irreversibile: il cervello ha subito danni talmente gravi che è impossibile per l’odierna medicina tentare di ripararli. Né si può più sperare in un miracolo, non dopo 17 anni, non con un cervello così tanto danneggiato e che ai fini della vita attiva è come se non ci fosse all’interno della scatola cranica.
Io solamente Vi invito a non firmare alcuna petizione o appello
che abbiano come scopo quello di prolungare l’agonia
del corpo di Eluana Englaro.
Eluana Englaro ha il sacrosanto diritto di morire, così come il padre ha deciso per lei essendo egli la persona più vicina alla giovane donna. E solo il signor Englaro ha facoltà di decidere che cosa è meglio e cosa no per la figlia.
Non date credito alla sofferenza.
Non date credito a chi vorrebbe protrarre in eterno la sofferenza del corpo di Eluana.
Diffidate da chiunque vi dica che Eluana è viva, perché non lo è scientificamente parlando.
Diffidate da chi come il premier Berlusconi asserisce che “Eluana potrebbe anche generare un figlio”.
Il corpo umano non è una macchina per far figli.
Non ascoltate il Vaticano che sulla sofferenza di Eluana ci sta marciando nella maniera più crudele e vergognosa: questo organo, falsamente religioso e caritatevole, sta soltanto portando avanti una sua sporca battaglia politica. Non accordategli un solo granello di fede.
L’unica morale possibile e accettabile è quella di concedere al corpo di Eluana Englaro il riposo che merita e che da troppo tempo aspetta per colpa delle lungaggini burocratiche e delle lotte politiche.
Siate misericordiosi in una misura umana.
Lasciatela riposare.
I commenti a questo post rimarrano chiusi in rispetto del dolore del signor Englaro e della decisione che egli ha preso per sua figlia Eluana.
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