Battisti non è più una causa giusta. Saviano ritira la firma, e non è il solo
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Battisti non è più una causa giusta.
Saviano ritira la firma, e non è il solo
Dietrofront sull’adesione all’appello lanciato da Carmilla nel 2004. «Questa storia non mi appartiene». Idem per la Janezeck. Qualcosa sta cambiando a sinistra?
Fonte: Il Riformista
Roberto Saviano non c’entra nulla con la vicenda di Battisti. Battisti non è Gomorra. O meglio, non sta dalla parte giusta di Gomorra. La sua storia non gli appartiene, la causa di Battisti non lo interessa. Da tempo circolava la voce che Saviano non volesse avere nulla a che fare con un personaggio per il quale era giunto in soccorso – rosso – firmando una petizione contro l’estradizione richiesta alla Francia anni fa.
Era il 2004, Saviano un alacre lettore e scrittore, ma ancora anni luce lontano dal magistero culturale e morale attribuitogli oggi. Anche noi del Riformista ne eravamo convinti, lo abbiamo riscritto settimana scorsa. Giovanni Fasanella aveva rilanciato, su Panorama, la posizione della Mondadori: Saviano non riconosce la sua firma in calce a quell’appello, promosso e rivendicato da Carmilla, un sito di letteratura e cultura antagonista curato, tra gli altri, da Valerio Evangelisti.
Carmilla sosteneva che Saviano era un amico loro, che non gli aveva detto nulla, che aveva firmato il modulo dell’appello e mai aveva rimesso in discussione la sua scelta. Venivano trattati da pennivendoli tutti quei giornalisti che sostenevano il contrario. E invece, sul sito, è apparso un comunicato in cui Saviano chiede di rimuovere la firma dall’appello.
«Mi segnalano la mia firma in un appello per Cesare Battisti. Vedo che è accaduto nel 2004, due anni prima di Gomorra. Finita lì per chissà quali strade del web e alla fine di chissà quali discussioni di quel periodo. Qualcuno mi mostra quel testo, lo leggo, vedo la mia firma e mi dico: non so abbastanza di questa vicenda, non mi appartiene questa causa. È una storia dolorosa, con strascichi infiniti. Chiedo quindi a Carmilla di togliere il mio nome, per rispetto a tutte le vittime». Carmilla, sostiene che pubblica «volentieri» il comunicato, forse giusto perché la premessa di Saviano è «leggo e stimo la rivista online Carmilla che da anni è un costante riferimento per la discussione letteraria e d’inchiesta di questo paese». Infatti il sito gestito da Valerio Evangelisti risponde che «la stima è reciproca, e ci conformiamo senza problemi alla volontà di Saviano. D’altra parte, chiunque intenda ritirare la propria iniziale adesione all’appello di quattro anni fa per Battisti – superato dal trascorrere degli eventi e, oggi, di non facile reperibilità – non ha che da chiederlo».
E qui non si capisce: non è di facile reperibilità l’appello? Il caso Battisti e l’appello in sua difesa è sopravanzato dagli eventi? Carmilla aveva attaccato Giovanni Fasanella perché sosteneva che l’appello era stata rimosso dal sito, che non si trovava più, quasi per auto-censura. E poi, proprio in questi giorni, l’Italia sta rivedendo i suoi rapporti diplomatici con il Brasile, perché Lula considera Battisti un semplice scrittore, non un criminale, quindi un rifugiato politico, come se in Italia ci fosse un regime del tipo cubano. Peccato che a dei profughi cubani il Brasile abbia rifiutato lo stesso trattamento riservato a quello che per la giustizia italiana è un assassino.
Qualcosa si sta muovendo anche all’interno dell’opinione intellettuale italiana di sinistra a volte a-critica. Müeller da subito ritirò la firma, poi più nessuno. Ora Saviano e, qualche giorno fa, abbiamo appreso da Helena Janezeck che non rifirmerebbe più. «Non credo più all’innocenza di Battisti», ci aveva risposto via mail la scrittrice. Che è stata anche editor di Gomorra. Misteri della solidarietà telematica o un giudizio che sta mutando? Forse è in atto una riflessione che supera la semplicistica difesa di “casta” culturale o “fede” politica e si concentra sulle contraddizioni.
Come quella di Saviano: com’era possibile per lui, figurare in un appello in difesa di Battisti? Condannato al carcere a vita dalla giustizia italiana per aver ammazzato quattro persone? Come può chi viene minacciato di morte da criminali avere simpatia per un criminale? Costretto dalle minacce di morte, esperto di materiale giudiziario, persona che sa informarsi sui fatti, in ottimi rapporti con le procure, sembra la persona adatta per difendere una giusta causa. Ma non se la sente. Anzi, non se la sente più di sostenere la causa di un criminale.
Luca Mastrantonio
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