Il clochard è deceduto nella sala d’attesa gremita di gente. Era un volto noto della stazione
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Il «signor Franco» è morto in Centrale
Il clochard è deceduto nella sala d’attesa gremita di gente. Era un volto noto della stazione
Milano – Uno dei tanti personaggi che popolano la Stazione Centrale di Milano, conosciuto come «il signor Franco», 70 anni, è morto la mattina della Befana nella sala d’attesa gremita di gente, senza però che nessuno se ne accorgesse: l’uomo sembrava stesse dormendo. L’anziano era un volto noto della stazione: un senzatetto, che spesso dormiva lì, vestito in modo decente e anche abbastanza curato, e che per sbarcare il lunario portava le valigie dei passeggeri dalle varie banchine ai taxi o agli autobus o al Malpensa Express in cambio di piccole mance. Quando il personale medico dell’infermeria, attorno alle 10, è arrivato nella sala d’attesa non ha fatto altro che constatarne la morte. Morte avvenuta circa un’ora prima e della quale non si conoscono ancora le cause. Per questo il pm di turno ha disposto l’autopsia.
LA STORIA – Il «signor Franco», forse divorziato, faceva parte dell’esercito dei senzatetto che vivono tra i binari, i treni e la «Galleria delle carrozze» che corre dietro la facciata dell’edificio costruito in stile che è un mix di liberty e art deco. Qualche volta, per gli acciacchi legati all’età, si presentava nell’infermeria della stazione per chiedere quel minimo di assistenza che una struttura del genere è in grado di dare. Lui era una di quelle persone che, pur nell’indigenza, aveva sempre cercato di guadagnare qualche spicciolo. E così come altri si era inventato un lavoretto: si piazzava sulle banchine, sotto le navate, e portava fuori dalla stazione, giù per le imponenti scalinate, i bagagli dei passeggeri appena scesi dai treni. Li accompagnava fino alla fermata dei taxi, dei bus o del Malpensa Express. Era una sorta di servizio di facchinaggio quello che offriva e, per giunta, «senza domandare un euro», è stato riferito. «Non chiedeva mai soldi, ma si aspettava una mancia, che il più delle volte arrivava». Ma la mattina dell’Epifania è morto senza che nessuno se ne accorgesse. Era su una sedia nella sala d’attesa, quella vicina al binario numero 6, gremita di passeggeri. Viaggiatori che cercavano di ripararsi dal freddo e che lì per lì non hanno prestato attenzione all’uomo. Non si sono resi conto di quel che era accaduto. Il «signor Franco» sembrava essersi assopito, come tante altre volte. Aveva la testa semi-nascosta e reclinata su una spalla. Pareva dormisse. E invece non si è più risvegliato.
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5 Commenti »
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Pubblicato il 07 01 2009 alle 6:10 am
Blogring per classici+della+letteratura…
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Pubblicato il 07 01 2009 alle 9:35 am
Le cause del decesso possono essere tantissime:
dall’arresto cardiaco,alla fame ,al freddo alla mancanza di amore.
Pubblicato il 07 01 2009 alle 10:42 am
Non è la causa della morte che mi interessa. E’ morto, è questo il punto. E’ morto senza che nessuno si sia accorto che il Signor Franco stava male. In una società che si dice civile, che fa le parti del buonismo, che accadano simili tragedie non è ammissibile: si dimenticano le persone in stazione come se fossero oggetti, anzi, gli viene attribuito minore che a un oggetto. E’ questo che mi scandalizza. Ci vuole poco a capire che il signor Franco è morto a seguito dell’indigenza, della stanchezza, della fame, del freddo: di una brutta vita.
Pubblicato il 07 01 2009 alle 11:01 am
Sai che ti dico,che forse Lui ha desiderato morire ed ha fatto in modo di andarsene senza disturbare nessuno.
Sai quante persone ci sono sole e non vengono considerate , aiutate ed amate?
Certo è inammissibile e triste che accadano queste cose, ma purtroppo accadranno ancora.
Pubblicato il 07 01 2009 alle 2:41 pm
E aggiungo con il senno di poi che la gente ha paura, ma proprio paura,sei gentile con una persona ecco che ti violenta,offri il tuo appoggio ecco che vieni derubata e malmenata.
Quanti tristi episodi di questo tipo sono accaduti nello scorso anno?
Tanti.
Si la società è menefreghista ma il motivo c’è nulla viene mai da solo.