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Sciopero dell’autore tra accuse calunnie minacce: Krauspenhaar minaccia Iannozzi online alla maniera dei filo-nazistoidi

Sciopero dell’autore
tra accuse calunnie minacce
Krauspenhaar minaccia Iannozzi online
alla maniera dei filo-nazistoidi

Iannozzi andrebbe appeso per le palle…
scarica ad alto voltaggio ai coglioni

a cura di Giuseppe Iannozzi

Scrive Franz Krauspenhaar: “Nel frattempo, io con il mio blog personale [ url rimosso ] e altri scrittori, abbiamo tambureggiato. Tra i propugnatori dello sciopero dell’autore, come Vincenzo Ostuni, si è deciso di creare un sito internet [ url rimosso ] nel quale vengono immessi i vari contributi alla discussione. (…) Un autore è un professionista della scrittura, che è capace anche di dare un valore aggiunto.”

Risponde Iannozzi Giuseppe: Quando leggo simili scempiaggini avrei solo voglia di prendere tutti quei libri che mi hanno deluso in quanto lettore e rimetterli al mittente, cioè all’autore e chiedere il rimborso del prezzo di copertina più i danni. E non scherzo.
E visto che ci siete, perché non vi spogliate? perché non fate un calendario di autori tutti nudi per promuovere ‘sta bestemmia?
Di scrittura non si campa. Cacciatevelo nella capoccia. Nessuno, e dico nessuno, è disposto a pagare più di quanto già non vi paghi acquistando libri che poi si rivelano autentiche schifezze per non dir peggio.
Ma di scrittura si campa anche, volendo: come? Basta vendere un tot, qualche migliaio di copie, anzi almeno un milione o due di copie. Non tutti ce la fanno a vendere così tanto, si arrestano intorno a poche migliaia di copie quando gli dice bene. Perché?
Ve lo siete mai chiesti il perché?

Forse perché non siete quei grandi che vi siete pensati.
Vi vedete solo dal vostro punto di vista, onanista: “Io sono il più grande di tutti, perché non vendo? Perché non ci campo con la scrittura? Eppure sono di sicuro il più grande…”
Imparate a scrivere una storia originale, veramente originale, che dia un contributo reale e tangibile alla cultura e quindi alla società ed allora forse, e dico forse, venderete nell’ordine di poter mangiare con la scrittura.
Cominciate a scendere dai vostri piccoli miserabili piedistalli in polistirolo e forse vi si prenderà anche un po’ più sul serio. Per il momento, la più parte degli scrittori italiani, anzi dei sedicenti tali, sono patetici, nemmeno comici.
E se non campate con le poche copie che vendete, arrangiatevi: andate a zappare la terra. Se c’è talento in un modo o nell’altro fiorirà.

Scrive Franz Krauspenhaar: “Iannozzi andrebbe appeso per le palle, una volta per tutte. Sulla pubblica piazza.

Quando mi riferisco ai ‘blogger fanfaroni’ mi riferisco non solo a lui, però. Lui è la punta dell’iceberg. Ma sotto di lui (come entità del danno) ce ne sono molti altri, meno stupidi, o meno matti.

Iannozzi, ti farei dare una scarica ad alto voltaggio ai coglioni, se fossi un delinquente. Siccome non lo sono, finisce tutto così, allegramente, come sempre. Mancavi giusto tu per mandare tutto in vacca. E’ quello che fai con successo da anni. Mandare tutto a puttane. Bravo.”

Risponde Iannozzi Giuseppe: Dopo questo tuo commento, Franz – che si aggiunge alle già tante calunnie e porcherie che hai detto sul mio conto in pubblico -, per l’ennesima volta ti sei messo in mostra per quel che sei in realtà. Ma ciò non è importante, non per me: lo è invece per te, perché simili parole, degne di uno scaricatore di porto, mettono ottimamente IN NUCE le tue qualità non solo di sédicente scrittore ma di uomo anche, sprofondato nella propria bile. Buon pro ti faccia.

Tu sei quello che vorrebbe mettere i bavagli ai blogger, il grande censore dei blogger, della libertà di informazione, di una informazione chiara e pulita. Sai cosa penso? Penso che a te dia fastidio che qualcuno parli di libri e lo faccia senza alcun interesse, se non quello di tutelare i lettori consigliandoli di non perdere soldi e tempo dietro a robetta che non vale il prezzo di copertina.

Quello che da sempre ha dato fastidio agli scrittori, o sédicenti tali, sin dalla notte dei tempi è stata la critica: sono davvero pochissimi coloro che sanno accettare critiche positive e negative senza scomporsi, e sono ancor meno quelli che le sanno accettare imparando dalle critiche a loro rivolte. Gli italiani sono dei gran tromboni perlopiù: non accettano critiche da nessun pulpito, bramano desiderano e vogliono solamente sperticate lodi. Credono che tutto gli sia dovuto solo perché hanno pubblicato, cioè perché hanno stampato un libro con un editore. Peccato!, non funziona così. Chi come te pensa che i blogger dovrebbero essere censurati; chi come te pensa che i critici non accomodanti debbano essere ghettizzati; chi come te pensa che censurare sia la cura all’incapacità conclamata – che giorno dopo giorno aggiunge nuove metastasi alla macchina editoriale italiana – di tanti e tanti imbrattacarte, ha già scritto e pronto l’epitaffio sulla sua sédicente carriera di scrittore. Ci si augura che i tanti tromboni, che oggi osano dirsi scrittori, siano in grado di scrivere almeno due parole in loro propria memoria e che non siano i critici a dover fare questo lavoro per loro. Perché, nonostante tutto, forse meritate qualche cosa di più di un dozzinale epitaffio.

Ci sono ottimi scrittori, poco tromboni o nulla affatto: si prenda l’ottimo Umberto Eco, ad esempio. O si prenda Giorgio Faletti, che vende milioni di copie: e ci si interroghi sul perché. Forse perché un Faletti ti restituisce un thriller che ha un sapore commestibile, a differenza di tanti thrilleristi italiani che al di là della solita trita storia splatterosa non sono capaci di andare. Si consideri l’alta scrittura di Aldo Busi. E si consideri l’enciclopedica statura culturale di Roberto Calasso. O si prenda anche Andrea Camilleri, per quanto a me non piaccia. Tutti questi sono autori che arrivano alla gente e ai critici. E che vanno al di là delle Alpi e degli Appennini, e al di là del Mediterraneo.

Bisognerebbe imparare a scrivere opere che siano Opere, con la “O” maiuscola. Ed allora il libro venderebbe, entrerebbe di diritto in tanti altri canali, oltre a quello puramente editoriale.

Si prenda ad esempio “Come Dio comanda” di Niccolò Ammaniti. Ha vinto lo Strega. Gabriele Salvatores ne ha tratto un fllm: ma fanno entrambi schifo, il libro e il film. Questo per dire che anche i premi letterari sono oramai svalutati, riconducibili a un morboso festival di Sanremo, che già prima che abbiano inizio si sa chi è stato designato a vincerlo. Ora non metto in dubbio che Ammaniti abbia venduto e che un bel po’ di danè se li sia portati a casa: ma ciò non fa di lui un buon scrittore. Non per me. Né per tanti altri suppongo!

Visto che ci siamo, perché non dare uno stipendio fisso a ’sti poveri blogger troppo critici che si fanno il mazzo gratis per star dietro agli uzzoli di chi si pensa e si scrive scrittore a caratteri cubitali?
Ecchediavolo! Mo’ si fa un bello sciopero dei blogger, dei critici e dei semplici lettori opinionisti e non si pubblicizza più un emerito BIP né in bene né in male.

PURE NOI VOGLIAMO IL SALARIO GARANTITO.
UGUAGLIANZA PER TUTTI O PER NESSUNO.

Krauspenhaar oramai è diventato non solo discutibile, ma non per le sue opinioni buone e cattive al pari di altre centinaia pronunciate – da chi vicino al suo modo di vedere -, bensì per il comportamento che tiene in pubblico: arriva ad esternare pubblici insulti in maniera che si può soltanto definire filo-nazistoide. Ci sono molti modi di censurare e Franz Krauspenhaar ne è ottimo esempio, e oggi lo ha dimostrato per l’ennesima volta;: alla prima critica che gli si è stata mossa contro ha subito sparato: “Iannozzi andrebbe appeso per le palle, una volta per tutte. Sulla pubblica piazza… ecc. ecc.”

Ma Nazione Indiana tace e acconsente. Si rende complice dunque delle parole di Krauspenhaar.

Ci dovrebbe essere un limite a tutto: Franz Krauspenhaar questo limite l’ha superato. Per simili insulti intimidatori, volgari e inaccettabili, filo-nazistoidi, non ci sono scuse che tengano. E’ a dir poco vergognoso. Quelle di Krauspenhaar sono minacce alla persona, bell’e buone. Non vedo come possano essere altrimenti giudicate. Roba da denuncia senza neanche pensarci su. Non un cane prenderebbe anche solo in considerazione la remota ipotesi di assolverlo dalle dichiarazioni intimidatorie che ha esternato.

Io ho rivolto semplicemente una critica al pezzo di Franz Krauspenhaar, essendo che porta specifiche accuse nei confronti di blogger e critici e giornalisti, esigendo la manna gratuita dalla società (letteraria ed editoriale). Come: “In un mondo letterario e giornalistico assurdo. In un mondo letterario e giornalistico italiano assurdo, che pretende di far vivere la cultura con il volontariato dell’autore.” E ancora, pescando a caso tra le tante esternazioni prive di senso di Krauspenhaar: “E dunque ingrassano i maneggioni che stanno attorno al mercato, i mercanti in fiera: editori che spingono solo ciò che hanno deciso di pubblicizzare in anticipo, giornali sempre in ritardo su ciò che davvero succede, bookjockeys senza alcuna morale, critici che non riescono a fare il loro lavoro, essendo anch’essi dei Fangio a rischio d’incidente in curva, altri critici che pensano soltanto a coltivare il loro orto, i loro autori, la loro piccola scuola di polizia privata.”

Di assurdo ci sono solo le pretese di Krauspenhaar e di chi lo sostiene, anche per le sue minacce filo-nazistoidi nei miei confronti, nei confronti della persona che sono, del giornalista che sono e non da ultimo del blogger.

Si ritenga dunque il signor Franz Krauspenhaar un fortunato, nel vero senso della parola, perché con simili accuse non dovrebbe passarla liscia. Proprio no. Non si può pretendere che la società civile taccia di fronte ad accuse tanto violente e non comprovate. Si assuma le sue responsabilità, prima come uomo, poi come scrittore se lo crede. Ma tenga le minacce e le intimidazioni al di fuori di un contesto che dovrebbe essere all’insegna della civiltà; e se non è capace, che taccia allora, per il suo proprio bene e soprattutto per non compromettere quegli scrittori che pur con le difficoltà del mestiere – che loro hanno scelto in piena libertà – vivono e scrivono, a testa alta con dignità e nobile umiltà manzoniana e non come degli azzeccagarbugli.

Non c’è limite all’idiozia

Franz Krauspenhaar: Iannozzi sa bene che ho tentato più volte di riabilitarlo: pubblicandolo qui quando facevo ancora parte della redazione ( e beccandomi infinite critiche), cercando di dialogare.

Iannozzi Giuseppe: D’accordo, passiamo alla lingua che preferisci tu, quella degli scaricatori di porto, che mi pare sia l’unica che ti entra in quella testaccia dura. Tu non devi proprio riabilitare un cazzo di nessuno men che meno il sottoscritto, che delle tue stronze gentilezze non ne ha proprio bisogno. Che poi da quando ti conosco mi hai solo dato un pacco e mezzo di rogne da far fuori. Quindi tieniti pure la tua fottuta fallace idea di riabilitazione nei miei confronti e vedi di ficcartela su per bene in quel posto. E non barare: niente vaselina.

Se qui in NI ti hanno criticato perché hai pubblicato una mia recensione, che vada al diavolo tutta NI. Strano che la storia delle critiche che ti sarebbero piovute addosso da NI per una miserrima recensione vengano fuori oggi e soltanto oggi. Che hai fatto? hai commesso forse un delitto pubblicando una mia recensione a un libro? Porca puttana, Franz, che coraggio della madonna ti ci è voluto: hai pubblicato una recensione di Iannozzi su Nazione Indiana. Ma chi ti crede d’essere? e cosa pensi che sia NI? E’ un blog, un blog pari a tanti altri, né più né meno. In molti casi un blog sgradevole per il comportamento adottato, non sempre corretto, ma corretto solo per alcuni mentre verso tanti altri invece no, per una mera questione di antipatia, così si può supporre.

Franz Krauspenhaar: Ma la cosa si è rivelata impossibile. Io non sono stato da meno, me ne prendo la responsabilità. Invece di ignorarlo, come mi hanno consigliato tutti, l’ho combattuto; ma almeno, penso, l’ho reso visibile, vivo, forse.

Iannozzi Giuseppe: Vedo che non sei riuscito ancora a scendere dal tuo piedistallo in polistirolo. Sta’ comunque attento: il polistirolo non regge a lungo, e presto ti si sbriciolerà sotto i piedi facendoti rovinare a terra come meriti.

Sturati quei cazzo di orecchi: non hai reso visibile proprio nessuno. Io sono sempre stato visibile, molto più di tante mezzeseghe. Se c’è una cosa di cui proprio non ho bisogno è che uno come te mi accordi un cincinnino di visibilità in più. Ho i miei cazzi di blog, da me gestiti, raccolgo giornalmente tra la mia pagina personale e Jujol.com qualcosa come 4.000 accessi unici. E sono sempre in crescita. E ho molte altre risorse, di cui né tu né altri nemmeno sospettate. Non vedo proprio come una povero stronzo come te potrebbe essermi d’aiuto in qualche modo.

Non sei buono manco a farmi da zerbino, Franz. Cacciatelo in quella cazzo di testa, sperando che dentro ci sia rimasto un residuo seppur minimo di materia grigia.

Franz Krauspenhaar: La cosa peggiore per un essere umano è essere o torturato o ignorato.

Iannozzi Giuseppe: Franz, tu meriteresti una sonora lezione. Ma per dartela bisognerebbe strisciare. Io non essendo un verme non striscio per mettermi al tuo livello. Molto più semplicemente mi limito a schiacciarti senza pietà alcuna con il tacco degli stivali.

Franz Krauspenhaar: L’appendere Iannozzi per le palle è una “gentilezza” che gli porgo. Perchè sia un vero soldato di questa baraonda, non un povero Schweijk come tanti.

Iannozzi Giuseppe: Tu continua pure a sparare simili dichiarazioni di stampo nazista e un bel giorno ti ritroverai a fare i conti davanti a un tribunale.

Ti do un consiglio: piantala di rompermi le palle. Siamo in periodo natalizio e non ho troppa voglia di sporcarmi le mani con un tipaccio come te. Ma non mi stuzzicare ulteriormente. Te l’ho già detto: il limite l’hai superato. E’ la seconda volta che te lo faccio presente.
Non ce ne sarà una terza, puoi starne pur certo.

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